sabato 15 maggio 2010

Il siero di Bonifacio

Liborio Bonifacio era un veterinario di Agrigento che esercitava ad Agropoli, in provincia di Salerno. All'inizio degli anni 50 fece un'osservazione: le capre non hanno mai il cancro.
Quest'idea lo portò a produrre una sorta di "estratto biologico" derivato dalle capre che era composto dalle feci dell'animale (Bonifacio in realtà parlava inizialmente di villi intestinali, non di feci, ma in un suo libro descrive la procedura parlando proprio di escrementi) mescolate ad urina ed acqua ed il risultato filtrato e sterilizzato. Il veterinario arrivò a concepire il prodotto finale per l'uso sull'uomo dopo alcuni esperimenti su cavie animali. Emersero anche esperimenti (non autorizzati) su cavie umane..

Il liquido finale venne chiamato il "siero di Bonifacio".

Il malato di cancro doveva iniettarsi la sostanza (distribuita dal "Comitato comunale per la lotta contro il cancro") ogni due giorni e lo stesso Bonifacio annunciò risultati eclatanti su svariati tipi di tumore: dovevano essere usate le feci di capre femmine (se il tumore era un sarcoma) o maschio (se un carcinoma). Tra le raccomandazioni contenute nel foglietto illustrativo preparato dallo stesso Bonifacio vi era quella che in caso di trasfusione doveva essere usato sangue di uomo in caso di carcinoma e sangue di donna in caso di sarcoma.
Il primo utilizzo del siero su essere umano fu su una donna con metastasi da tumore mammario il cui figlio si rivolse a Bonifacio per un aiuto. Bonifacio seppe dal medico della donna che si trattava di un caso terminale. Il siero fu iniettato e per sei giorni la donna ebbe un miglioramento fisico evidente. Mentre Bonifacio si apprestava a preparare la seconda dose la donna morì. Fu in seguito a questo "incidente" che il veterinario formulò l'ipotesi di differenziare il sesso delle capre dalle quali ricavare il siero secondo il tipo di tumore da curare.Su richiesta dello stesso Bonifacio, il prodotto fu sperimentato all'ospedale Pascale di Napoli su 10 cavie e tre uomini con tumori ormai inoperabili con risultati assolutamente negativi. Il veterinario si mostrò successivamente insoddisfatto del metodo di sperimentazione.


In quegli anni non esisteva internet e l'analfabetismo regnava in molte regioni d'Italia, la "scoperta" quindi ebbe difficoltà a diventare nota e l'unico mezzo di diffusione era il passaparola: nella campagna campana c'era un veterinario che curava i tumori.
La notorietà arrivò attorno agli anni settanta quando anche alcuni quotidiani parlarono di quella storia. Cominciavano i "viaggi della speranza", intere carovane in treno di malati che si accalcavano davanti l'abitazione del veterinario e che ricevevano il siero. Nessun pagamento ma una libera offerta. Le voci di "efficacia" si sparsero come sempre in maniera aneddotica: racconti, storie di amici, parenti e conoscenti. Si sparsero anche leggende, come quella che voleva la Regina Elena (moglie dell'ex re d'Italia) malata di cancro e poi guarita grazie al siero segretamente somministrato. Nessuna statistica scientifica nè evidenza, solo il passaparola, fino al momento dell'esposizione nazionale. Uscì un articolo sul mensile Epoca (notissimo in quegli anni) con la storia ed un'intervista al veterinario del siero. Fu il boom.
Erano descritti 11 casi di guarigione, tumori intestinali, della laringe, del pancreas, retto e stomaco. In un solo caso il paziente non era stato sottoposto a nessuna terapia antineoplastica (radioterapia, chirurgia) prima della somministrazione del siero.
Dicembre 1969, la rivista Nazime descrive tre casi trattati nel reparto malattie infettive dell'università di Roma con il siero: uno di loro muore, il secondo con tumore al fegato ha come risultato un miglioramento dell'ittero (tipica colorazione giallastra della pelle dei malati di malattie al fegato) e la scomparsa di una metastasi, mentre del terzo paziente, proclamato guarito, non si hanno notizie, nemmeno sul tipo di tumore. Nel gennaio del 1970, la rivista "Il progresso italo-americano" scriveva che Bonifacio fu costretto a fuggire e rifugiarsi in una località segreta per evitare le migliaia di richieste che lo assillavano. Ignoti ladri entrarono a casa sua rubando centinaia di dosi del siero.


 La folla continuava ad accalcarsi ad Agropoli, furono inviate petizioni al governo e persino al Papa. Il ministro della sanità di allora (Ripamonto) decise che "il prodotto doveva quindi essere distribuito esclusivamente negli ospedali della provincia di Salerno e sotto la supervisione del medico provinciale, Professor Gallo".

La pressione si fece dunque sempre più importante fino a quando le voci dell'efficacia del prodotto arrivarono a Roma. Il ministero della sanità (allora si chiamava così) fu praticamente costretto dalla "volontà popolare" (in realtà c'è chi sussurra che un alto funzionario del ministero avesse preso un'iniziativa personale poichè non erano noti tantissimi casi di guarigione) ad iniziare una sperimentazione.
Il comunicato stampa della Commissione Bonifacio che effettuò la sperimentazione del 24 giugno 1970 diceva sulle caratteristiche del siero:
"Dalle analisi effettuate dall'Istituto superiore della salute risulta che il prodotto in esame consiste in un estratto acquoso contenente tracce di proteine diluite in soluzione di glucosio e somministrato attraverso flebo contenenti vitamine, normalmente in commercio. Tuttavia, basandoci su quanto scritto, non è possibile definire il prodotto come "siero". La sostanza non è costante nella sua fabbricazione e nel confezionamento. Il ministero ha rilevato che le fiale sono state preparate e chiuse a mano, una tecnica che rende facile la contaminazione anche del singolo flacone".
Dalle pagine di Epoca con l'intervista a Bonifacio però emergono altri particolari. Il brano seguente è tratto dalla relazione dell'American Cancer Institute che riunì in un volume centinaia di cure inefficaci per il cancro e racconta anche la storia di Bonifacio. L'istituto riporta molti dei documenti dell'epoca ed in questo brano in particolare credo ci sia un errore di traduzione (dall'italiano) o almeno...lo spero...
Nel documento americano infatti appare la descrizione dell'esperimento che avrebbe permesso a Bonifacio di formulare la sua ipotesi. Nel documento si fa riferimento a cinquanta "neonati" (newborn kids)...ma mi risulta difficile accettare che questo esperimento si sia svolto sulla pelle di 50 neonati (umani) e preferisco dare per assodato sia stato condotto con piccole capre appena nate...sperando che sia sbagliato il documento americano [Aggiornamento: confermato, grazie a ubik15, che per kids in inglese si intende anche "capretto"]:
Strofinavo la pelle sulla schiena pennellandola con benzopirene (idrocarburo cancerogeno) e ripetendo l'applicazione ogni giorno per 20 giorni l'effetto del terribile prodotto cancerogeno non tardava. Volendo essere assolutamente sicuro continuai ad applicare benzopirene su cinquanta caprette [50 newborn kids] per quaranta giorni. Alla fine dell'esperimento, che avrebbe ucciso qualsiasi animale adulto, i cinquanta cuccioli erano in piena salute. Il tumore non li aveva attaccati Ho concluso quindi che la capra fosse resistente a qualsiasi tumore come altri animali sono resistenti ad altre malattie.
Come si vede lo sviluppo e la conclusione dell'ipotesi sono molto deboli e senza alcun valore scientifico, Bonifacio fa di un singolo episodio un caso generale (non è detto che quella sostanza causi il cancro nelle capre ad esempio o ancora non è detto che bastino 40 giorni per causare il cancro...) ed è quello che succede in svariati casi di terapie alternative, basti pensare a Simoncini che afferma che la causa del cancro sia la candida perchè i tumori sono bianchi (come la candida...).
Lo stesso articolo di Epoca parlava di altri sei medici che utilizzavano in varie zone d'Italia il siero di Bonifacio e ne faceva i nomi.
La sperimentazione nazionale fallì: non vi furono risultati nella cura dei tumori e la pratica fu considerata archiviata. Sul report della commissione incaricata di sperimentare il siero (sperimentazione avvenuta dal 18 marzo al 28 maggio 1970) era scritto:

Sul totale dei 16 pazienti trattati, 11 erano donne e 5 uomini. In accordo con le direttive del dottor Bonifacio, 11 di questi pazienti (7 donne e 4 uomini) sono stati trattati con siero M [maschio, ndr] perchè avevano un cancro epiteliale ed i restanti con siero F [femmina, ndr] per un cancro di origine connettivale.
Erano rappresentati diversi tipi di tumore, da quello uterino, ai melanomi ai tumori cerebrali.
Il trattamento durò dai 23 ai 75 giorni con somministrazione da 14 fino a 44 iniezioni di siero. Un paziente fu ricoverato per 25 giorni subendo 13 iniezioni ed "avendo riferito un peggioramento delle condizioni locali e generali, il trattamento fu sospeso". Quattro pazienti morirono durante il trattamento.
Dei restanti pazienti, sei mostrarono un chiaro e progressivo peggioramento del tumore e delle condizioni generali, mentre i restanti cinque non mostrarono un peggioramento ma nemmeno un miglioramento.
Il verdetto fu di condanna:
In conclusione risulta chiaro che il prodotto in sperimentazione non presenta nessuna azione curativa sul cancro, non cambia la sintomatologia e non esercita effetti benefici sulle condizioni del paziente. Questo verdetto automaticamente esclude la possibilità di sperimentare il prodotto su un gruppo più vasto di pazienti.
La commissione inoltre esaminò 2144 documenti di Bonifacio che descrivevano altrettanti casi di "guarigione". Non furono considerati adatti nemmeno per una sperimentazione preliminare perchè per la maggioranza "privi di diagnosi precisa e di ogni documentazione specifica".

Nonostante questo Bonifacio continuò a somministrare il suo siero.
In un momento nel quale la storia pareva ormai conclusa e dimenticata ci fu un altro colpo di scena. Nel 1980 una coppia di ricercatori siciliani annunciarono ad un congresso che erano riusciti a migliorare dei tumori in cavie predisposti proprio utilizzando il siero di Bonifacio.
Gli stessi ricercatori cominciarono a rilasciare interviste alla televisione, ad alcuni giornali e persino a riviste "leggère" tanto da far riesplodere il caso Bonifacio ma creare malcontento nell'ambiente medico che vedeva le discussioni sulla salute e sui tumori sbattuti sulle pagine di riviste estive e da "gossip". Furono infatti sdegnate le reazioni di chi esponente della medicina, doveva commentare quelle "pubblicità":
“Esistono alcune caratteristiche comuni agli scopritori e propagandisti di tutti questi metodi: persone che tendono ad essere isolate dalla comunità scientifica ufficiale, non usano i canali di comunicazione tradizionale dei ricercatori, sono affette in genere da complessi di persecuzione, per cui la scienza sarebbe contro di loro e li ostacolerebbe in tutti i modi. Il pericolo, direi, di metodi del tipo in questione, è che pazienti, i quali potrebbero giovarsi di terapie tradizionali di sicura efficacia, come la chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia antitumorale, vadano in mano a chi li sottopone a pratiche di nessuna efficacia. Con danno per il paziente, con perdita di tempo, di soldi, e di serie opportunità di guarire". Dott. Silvio Monfardini, Istituto dei tumori di Milano
 Ma la "bomba" era scoppiata nuovamente. Dalle pagine dei giornali la notizia rimbalzò di bocca in bocca, storie di guarigioni miracolose, interviste in TV di donne salvate in pochi giorni, emozione ed odore di santità. Questo portò la figura di Liborio Bonifacio di nuovo al centro dell'attenzione italiana.

Fu così richiesta una nuova sperimentazione e vi furono anche pressioni da parte di magistrati che "ordinarono" la distribuzione del prodotto (questa storia ricorda moltissimo quella di Di Bella...).
Era il 19 gennaio 1982 quando fu istituita una nuova "Commissione Bonifacio". Prima di iniziare la sperimentazione umana fu predisposta una prova su cavie da effettuare negli Stati Uniti, ma a maggio 1982, il colpo di scena: in una conferenza stampa Liborio Bonifacio annunciò a tutti il suo ritiro dalla scena e dalle sperimentazioni.

Proteste, manifestazioni, lettere e denunce, subissarono ministeri, ospedali e giornali. C'era anche chi si sentiva tradito dallo stesso Bonifacio che giustificò quella "rinuncia" con i presunti ostacoli, pregiudizi e sbarramenti alla sua sperimentazione.
Non rientrò più nella polemica, fino alla sua morte avvenuta poco dopo il 17 marzo 1983. Quella data significò anche la fine definitiva della sperimentazione mai iniziata.
Il figlio continuò a distribuire il siero.

Concludendo questa mi sembra la tipica "storia all'italiana". Un'intuizione sbagliata conduce ad una conclusione altrettanto errata. Racconti e testimonianze di "guarigione dal cancro" che diventano prove e documenti e da questo soldi e risorse (e tempo? E vite umane?) utilizzati solo per accontentare il "popolo", un popolo che preferisce aggrapparsi ad una speranza inesistente e basata sul nulla piuttosto che ai secoli di studi, prove, evidenze. Dall'altra parte la politica che approfitta del "popolo" per mettersi in mostra e cavalcare le emozioni per scopi personali. Forse il "complotto" c'è davvero ma non nel senso oggi comunemente accettato: sfruttare il dolore della gente è vigliacco, da un lato come dall'altro.

Resto sempre convinto che nessuno scoprirà mai LA cura per il cancro. Forse è per questo che ogni tanto ne salta fuori uno che sostiene l'insostenibile, per soddisfare la nostra sete di speranza.

Chiudo con una puntualizzazione che probabilmente chiarirà meglio le cose: le capre contraggono il cancro (anche abbastanza frequentemente).
Il tumore più frequente delle capre è quello squamocellulare, lesione della pelle, con una base liscia e margini frastagliati. Un segnale può essere un'ulcera che non guarisce o una ferita che sanguina per lungo tempo. Sembra che in questo tipo di tumore siano coinvolti anche fattori ambientali (appare cioè un'incidenza maggiore di questi tumori in capre che vivono in ambienti polverosi, ventosi e caldi, per esempio nei deserti). Le capre muoiono anche di cancro in altri organi e tessuti.
Se volete chiedere conferma ad un veterinario...o se qualche veterinario volesse confermare o smentire qui...

Con questo chiudo una storia dell'Italia degli anni '70. Non fu una lezione, anzi, praticamente lo stesso episodio (con momenti ancora più squallidi) si ripeterà più avanti, con la storia del Prof. Di Bella che sto ricostruendo con molta difficoltà, per la complessità ed i risvolti che l'hanno caratterizzata, per un prossimo articolo.

Alla prossima.

 Fonti e bibliografia:

-American Cancer Society
«La mia cura contro il cancro», L. Bonifacio, 1970, Savelli Editori

27 commenti:

  1. Sempre molto interessante!
    Ti confermo che il termine kid significa (anche) capretto.

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  2. Molto interessante, al solito, la ricostruzione di come si generino queste vere e proprie credenze popolari con una periodicità davvero affascinante.

    Attendo con ansia la ricostruzione della vicenda Di Bella.

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  3. Letto tutto d'un fiato, non avevo mai sentito parlare di questo siero di Bonifacio. Ennesima dimostrazione dei danni che può provocare (gravissimi, vite umane, soldi, tempo perso per sperimentazioni inutili) il prendere una strada cieca.

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  4. E' sempre piacevole ed istruttivo leggerti. Sono anch'io curioso in merito a Di Bella perché ho avuto modo di incontrare diverse persone convinte dell'efficacia del suo metodo.

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  5. Bellissimo articolo di una storia sepolta nei meandri della memoria.
    Attendo quella sul metodo Di Bella.

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  6. però anche gli americani, non c'era un'altro vocabolo che fosse meno fraintendibile? :D

    il benzo(a)pyrene comunque potrebbe non essere carcinogeno nelle capre, in quanto deve essere metabolizzato e attivato a benzo[a]pyrene-7,8-dihydrodiol-9,10-epoxide.
    Passabile anche che se lo sia inventato, ma passsabile pure che abbia avuto la sfortuna di usare un carcinogeno che in quella specie è metabolizzato ad altri prodotti non attivi -errore suo comunque, esistono tantissimi carcinogeni per l'uomo che non lo sono per altre specie, e viceversa.

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  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  8. WeWee, una curiosita', ti risulta che esistano animali che non siano soggetti a cancro ?

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  9. forse c. elegans, un verme di circa 1 mm.
    è composto da 959 cellule (numero fisso) che non replicano avrebbe i presupposti per rendere molto poco probabile una crescita neoplastica.

    Avere un patrimonio di cellule proliferanti significa esporsi al rischio che queste cellule non riescano più a controllare in modo adeguato la loro replicazione, dando il via alla crescita neoplastica (che non è solo questo, sia ben chiaro...)
    Perchè le "regole" che la buona cellula deve seguire sono scritte in un codice che può essere modificato, perdendo quelle stesse regole, ed è molto più facile perderlo quando lo ricopi che quando lo tieni fermo.
    Infatti, molto grossolanamente l'ordine di incidenza dei tumori segue quello della proliferazione degli stessi tessuti (quanti tumori di origine prettamente neuronale esistono? quanti dalla muscolatura? e quanti dagli epiteli a rapido rinnovamento? :))

    e nonostante ciò, credo che anche il nostro amico verme (o altri organismi affini), per quanto sia un evento rarissimissimo, possa essere vittima di una crescita neoplastica.

    Gli esseri monocellulari invece no, nel loro caso non ne deriverebbe un "tumore", ma... una evoluzione. Un organismo che replica e sopravvive di più del precedente è una vittoria della Natura.
    Cambia il punto di vista eh? :)

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  10. WeWee, una curiosita', ti risulta che esistano animali che non siano soggetti a cancro ?

    Ti avrei risposto "gli organismi unicellulari" come ha fatto Thhh, per il resto che io sappia qualsiasi animale è potenzialmente soggetto al cancro e non conosco esseri viventi nei quali non sia MAI stato riscontrato (anche tra i vegetali, naturalmente). Il verme che cita Thhh è anche per me una novità.

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  11. Sono veterinario, confermo che le capre possono assolutamente contrarre tumori, diciamo che i veterinari italiani sono un po' migliorati dagli anni '50, ma non ne sarei così sicuro...

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  12. Articolo eccellente.
    Attendo con interesse il racconto, finalmente obiettivo, sulla cura Di Bella (di cui lessi le conclusioni delle sperimentazioni).
    A proposito di tumori e sperimentazioni bizzarre, non so se ne hai già trattato WeWee, ma un argomento interessante potrebbe essere la nota questione dei campi magnetici cancerogeni (con l'unico esperimento italiano che sembrava dimostrarlo) e l'eventuale corollario dello studio internazionale sul danno indotto da cellulari, molto dispendioso e condotto in modo (a quanto mi pare di aver letto) non proprio scientificamente impeccabile.

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  13. All'epoca del fatto "Di Bella", mi era rimasto particolarmente impresso questo articolo (grazie, G.A. Stella! per fortuna esiste l'archivio del Corriere...):

    http://archiviostorico.corriere.it/1999/giugno/04/Madaro_toga_somatostatina_per_voto_co_0_9906042501.shtml

    All'epoca solo in alcuni giornali spiegarono che il pretore di Maglie stava semplicemente applicando una legge che permette l'impiego "off label" di farmaci comunque riconosciuti nella UE, in determinate condizioni. Situazione che veniva, e viene attuata anche oggi, senza eccessiva pubblicità da altri magistrati. [WeeWee e altri più informati di me possono ovviamente correggere quanto ho scritto!]

    Sulle motivazioni del pretore, basta a chiunque cercare l'attuale occupazione del dott. Madaro
    :-(

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  14. Si ma perche' non parli della sperimentazione del 1980 dei ricercatori di Messina? A quanto sembra loro han sperimentato su topi in laboratorio il siero bonifacio e hanno ottenuto una percentuale di remissioni dei tumori nell'ordine dell'80%. Per completezza dovresti citare quel lavoro, che a quanto ne so e' stato anche pubblicato. E poi le migliaia di referti di medici -con nome e cognome, quindi rintracciabili- che chiedevano a Bonifacio il suo siero perche' nei loro pazienti si riscontravano miglioramenti giorno dopo giorno? Luca

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  15. Si ma perche' non parli della sperimentazione del 1980 dei ricercatori di Messina?

    Ne ho parlato, avviene tutto attorno agli anni 80, è scritto nell'articolo.

    A quanto sembra loro han sperimentato su topi in laboratorio il siero bonifacio e hanno ottenuto una percentuale di remissioni dei tumori nell'ordine dell'80%. Per completezza dovresti citare quel lavoro, che a quanto ne so e' stato anche pubblicato.

    A quanto ne so io non è mai stato pubblicato ed i "risultati" sono stati comunicati a voce, mai tramite lavoro scientifico. Se per caso ne trovi traccia fammi sapere.

    E poi le migliaia di referti di medici -con nome e cognome, quindi rintracciabili- che chiedevano a Bonifacio il suo siero perche' nei loro pazienti si riscontravano miglioramenti giorno dopo giorno?

    Mai letti.
    Non mi fido comunque di "migliaia di casi di guarigione" nati così dal nulla per giudicare la bontà di un'idea (che nel caso di Bonifacio comunque si è rivelata errata già dall'inizio), sono presenti in ogni storia di ogni guaritore. Poi l'analisi dei documenti rivela ben altra situazione.
    Ma anche qui, se ne trovi traccia, fammi sapere.

    Aggiungo poi che in tutta la storia Bonifacio non c'è un solo documento che faccia pensare anche minimamente ad un'ipotetica efficacia, lui per primo ma anche chi lo sosteneva ha sempre e solo riportato aneddoti mai documentati.

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  16. giusto per sentire un altra campana cito: http://www.aerrepici.org/K0.htm, KANCROPOLI-La mafia del cancro,di Alberto R. Mondini.

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  17. Alberto R. Mondini

    Hai scelto la "campana" peggiore, credimi.

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  18. Più che campana Mondini è uno suonato come una campana... :))))

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  19. La zia di una mia amica aveva un cancro giudicato incurabile e con diverse metastasi. Era arrivata a un punto della malattia in cui stava sempre a letto, anche il solo camminare gli creava fatica e dolore. Sentì della cura di Bonifacio e si fece iniettare il siero. Poco tempo dopo era migliorata strabiliantemente, aveva ripreso anche ad andare in giro in bicicletta.... Tante erano le persone che miglioravano notevolmente (lei aveva contatti con diverse persone che si facevano curare da Bonifacio). Poco dopo però fu costretta a interrompere la cura perchè impedirono a Bonifacio di continuare a rilasciare il siero. Poco dopo riniziò a peggiorare e morì. Io non sono un medico e non posso giudicare però potete capire come si deve essere sentita questa persona e le persone a lei care che le stavano vicino, vedendosi strappare dalle mani l'unica speranza che avevano e dopo aver toccato, con quelle stesse mani, dei risultati concreti.

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  20. La zia di una mia amica aveva un cancro giudicato incurabile e con diverse metastasi.

    Umh...

    però potete capire come si deve essere sentita questa persona e le persone a lei care che le stavano vicino, vedendosi strappare dalle mani l'unica speranza che avevano e dopo aver toccato, con quelle stesse mani, dei risultati concreti.

    Certamente. Pensavo la stessa cosa dei famigliari di quell'amico di mio cuggino che è caduto con la moto e poi quando si è tolto il casco la testa gli si è aperta in due.
    Sono cose che lasciano l'amaro in bocca (come disse Monica Lewinsky).

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  21. Nessuno ha la presunzione di trovare la cura definitiva al cancro. Sarebbe come scoprire il segreto della vita. Ogni scienziato ha proposto negli anni una propria teoria, vedi Bonifacio oppure Di Bella. In ogni teoria c'è qualcosa di valido o comunque un'intuizione da non sottovalutare, vuoi che sia l'immunoterapia di Bonifacio, vuoi che sia l'antiproliferativa di Di Bella. Resta il fatto che tumori solidi guariti dalla chemioterapia sono veramente pochi (cancro della mammella con recettori per estrogeni e pochi altri). Ci sono pur sempre tumori incurabili se non trattati chirurgicamente, come il cancro del rene dell'adulto, cancro del polmone ecc.. In questi casi tentare un'approccio diverso non sarebbe così da pazzi. Giustificarlo a spese dello Stato sarebbe però non fattibile. Quindi concludo dicendo che ci sono terapie che varrebbe la pena provare quando la medicina "ufficiale" ti accompagnerebbe alla morte meno dolorosa possibile. Poi se vogliamo considerare Di Bella un ciarlatano e metterlo alla pari di qualche santona allora il discorso mi sembra chiuso. Cordiali saluti.

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  22. "Quindi concludo dicendo che ci sono terapie che varrebbe la pena provare quando la medicina "ufficiale" ti accompagnerebbe alla morte meno dolorosa possibile."

    E quale sarebbe, a suo avviso, il criterio con cui distinguere le terapie "che varrebbe la pena provare" da quelle che no?

    Buona giornata
    Marcoz

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  23. Parlaci pure della cura Gerson, no?...oppure della correlazione tra alimenti di origine animale e crescita del cancro e degli studi del professor Campbell. E poi tira un po di merda pure su Arnold Ehret. E poi vorrei sentire di nuovo quel veterinario su un'altra questione: malattie cardiovascolari e tumori di qualsiasi genere negli animali allo stato selvatico non alimentati dall'uomo.

    "Resto sempre convinto che nessuno scoprirà la cura x il cancro"..il punto è proprio questo...se uno è convinto come lo sei tu gli puoi far vedere quello che vuoi..vedrà sempre cio che vuole vedere...troverà sempre un punto di vista contrario..prove a sostegno della sua tesi...tralasciando quelle che lo potrebbero convincere del contrario...e soprattutto "un pubblico" entusiasta di cio che sta dicendo..io pure sono convinto..che se ti cresce un cancro a te ti fai ammazzare pur di restare convinto ;)

    Se tu sai contare fino a 7 non significa che 8 non esiste!

    Buona giornata

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  24. Parlaci pure della cura Gerson, no?

    Fatto: http://medbunker.blogspot.it/2009/07/nacci-gerson-e-le-supervitamine.html

    oppure della correlazione tra alimenti di origine animale e crescita del cancro

    Fatto: http://medbunker.blogspot.it/2011/11/dieta-vegetariana-salute-o-ossessione.html

    degli studi del professor Campbell

    Discusso decine di volte nei commenti, troppo difficile trovarli. Comunque se ti riferisci a China Study è un libercolo di scarso valore medico-scientifico, una buona operazione commerciale.

    E poi tira un po di merda pure su Arnold Ehret.

    Devo averne parlato da qualche parte ma niente di particolare o nuovo, un ciarlatano come un altro, anche abbastanza banale.

    Se tu sai contare fino a 7 non significa che 8 non esiste!

    Vero.
    Figurati quanti problemi quando non si arriva nemmeno a 3.

    :)

    Saluti!

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  25. Ho conosciuto una donna la quale all'età di sei anni e mezzo le fu diagnosticato un carcinoma alla parotidea dx. Entrò in metastasi . Non fece mai chemioterapia ma solo sette anni e mezzo di punture del siero di Liborio Bonifacio ( boicottato e arrestato) guarì completamente.

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    Risposte
    1. Grazie per la testimonianza. Interessante, se dovesse averne bisogno la ricordi, le punture di cacca e pipì di capra di Bonifacio (che non fu mai arrestato, poverino) sono un toccasana.
      Anche io ho conosciuto una donna, 22 anni, tumore avanzato con aspettativa di vita 2 mesi. Non ha fatto alcuna cura se non punture di arancia liofilizzata e danza della pioggia (solo la domenica, gli altri giorni bruciava foglie di edera la notte). Guarì completamente.
      Però io, essendo un medico, non lo farei, sono tutte truffe.
      Saluti.

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  26. Io ho conosciuto un medico che si espone personalmente per combattere le truffe e chi si vuole arricchire con le sofferenze altrui, e lo fa gratis, senza un ritorno personale.
    Sono contento di averlo conosciuto, nonstante non sia neanche laureato in fisica

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