venerdì 26 gennaio 2018

Il parto diverso.

Sono tantissime le anomalie e le curiosità legate alla gravidanza e al parto.

Oggi vorrei parlarvi di una veramente rara che mi è capitata; ovviamente il caso resta anonimo e lo spiegherò in parole molto semplici.
Una donna, alla seconda gravidanza, decorso fisiologico, viene in reparto in preda alle doglie. L'ostetrica che la visita mi chiede di verificare la situazione perché qualcosa non la convinceva ed in effetti... 

Alla visita riscontro una presentazione anomala.
Conoscere le presentazioni anomale in ostetricia è una cosa molto affascinante (a volte anche difficile), ci fa capire come la natura non è quell'esempio di "perfezione" che molti sostengono, è spesso prevedibile ma non ha alcun obbligo né sentimento nei confronti degli esseri viventi e quindi, a volte, succedono cose per noi incomprensibili perché inaspettate, rare o ritenute strane quando sono, a tutti gli effetti, "naturali" e normali, nel senso che possono succedere. Prima di tutto dobbiamo capire cosa si intende per "presentazione" quando parliamo di parto.

La "presentazione", in ostetricia, è la posizione assunta dal feto al momento del parto ed in particolare, la parte che si presenta all'esterno prima di partorire.

Per essere ancora più comprensibili: se immaginassimo di guardare dentro il canale da parto com'è posizionato il nascituro, è la parte che si vedrebbe. Se per esempio il nascituro si presentasse con "il sedere" si parlerà di presentazione podalica, se fosse "di testa" si parlerà di presentazione cefalica. La presentazione più comune e fisiologica è la cefalica.

Presentazione podalica (varietà "piedi" perché il feto si presenta con i piedi) e situazione trasversa, il feto è messo "di traverso", sdraiato). Nel secondo caso il parto spontaneo è impossibile.

Normalmente i bambini nascono in presentazione di cefalica di vertice, che significa che nascono "di testa" e con la testa molto deflessa, per capirlo, immaginate di piegare la vostra testa toccando con il mento il torace, la "punta" della testa è il vertice che è esattamente "verso l'esterno", è la zona che, chi visita la donna in gravidanza, sente la maggioranza delle volte: questa è la posizione fisiologica in cui si nasce.
C'è un motivo fisiologico che spiega questa cosa, in natura tutto ha uno scopo: la presentazione cefalica di vertice è quella che ha il diametro (cioè la grandezza totale, da un punto all'altro della testa) più piccolo di tutti ed il diametro della parte presentata è la grandezza che deve passare dal canale da parto, si può capire come questa grandezza sia quindi fondamentale e quella fisiologica è la più facile da "partorire". In alcuni casi, a volte per motivi noti, altre per cause sconosciute, la testa non assume la posizione corretta.
In alcuni casi non è la testa che si presenta verso l'esterno ma il nascituro è letteralmente "capovolto", sarà quindi il sedere a presentarsi. Questa presentazione si chiama "podalica". Più rara di quella cefalica (nei feti a termine sono è il 4% ad avere questa presentazione), la presentazione podalica permette un parto spontaneo ma, essendo un parto che ha rischi maggiori di quello con la presentazione cefalica, oggi si consiglia quasi sempre un taglio cesareo. Per curiosità, in epoca romana i bambini che nascevano così, in presentazione podalica, erano chiamati "agrippi" perché nascevano in maniera non normale e portavano questo "marchio" per tutta la vita (tanto da assumere a volte il nome "agrippino" o "agrippina").
Presentazioni ancora più rare sono quella di spalla, quando è la spalla che si "insinua" nel canale da parto e quindi il bambino non potrà mai nascere se non tramite un intervento chirurgico (taglio cesareo).

Nel caso che ho esaminato io, la visita mi faceva sospettare per una presentazione di fronte. Si tratta di una presentazione cefalica (cioè "di testa") ma non fisiologica. Molto rara, è la più rara delle presentazioni cefaliche (un caso su 3000).

Le possibili presentazioni cefaliche (cioè con la testa). La prima, vertice, è quella fisiologica, normale, più frequente)
Si chiama "di fronte" perché la testa non è completamente deflessa (ricordate? Il mento che tocca il torace, la presentazione fisiologica, quella di vertice) ma molto meno e quindi alla visita si poteva apprezzare la radice del naso e, con un po' di insistenza, persino la bocca del nascituro. In alcuni casi la presentazione è "di faccia", la testa cioè non è per niente deflessa e, alla nascita, uscirà fuori proprio la faccia del nascituro, nascita non priva di rischi.

Presentazione di vertice, quella fisiologica e di fronte, quella che ho osservato. Notare come nella seconda, la testa sia pochissimo deflessa ed il nascituro mostri quasi totalmente la faccia verso l'esterno.
Un controllo ecografico di sicurezza mi ha comunque confermato il sospetto e quindi è stato disposto un taglio cesareo d'urgenza.
Perché un cesareo?
Perché se è vero che a volte la presentazione di fronte può tornare normale (con alcune manovre, rischiose o spontaneamente) durante il travaglio, se invece fosse rimasta così, il parto spontaneo sarebbe stato impossibile.
Questo succede perché il diametro della presentazione di faccia è il più grande possibile, circa 13,5 cm e con questo diametro il parto spontaneo non è possibile. Basti pensare che nella presentazione di vertice, quella fisiologica, il diametro è di 9,5 cm, ben 4 centimetri (e in ostetricia sono tantissimi) di differenza. Il diametro che permette al feto di nascere (quindi quello del "canale da parto" formato sopratutto da ossa e muscoli) è di circa 11-12 centimetri ma riesce a raggiungere i 13-13,5 con vari fenomeni che permettono a certe ossa (in particolare quelle del coccige e del bacino) di muoversi e spostarsi così da aumentare lo spazio. Per un diametro massimo di 13,5 centimetri del canale da parto, affrontare una parte presentata di più di 13 centimetri è quindi molto difficile e pericoloso. Per questo è consigliato un taglio cesareo. La maggioranza di questi bambini, in passato, quando non esisteva la chirurgia o la medicina moderna, non nasceva, esponendo però anche la madre a gravissime conseguenze.

Il seguente cesareo invece è andato bene ed è nato un bambino in perfetto stato di salute.
C'è però da sottolineare che, appena estratto, il bambino presentava un giro di funicolo (il cordone ombelicale) attorno al collo, due giri attorno alla vita ed uno "a bandoliera" (tra la spalla ed il fianco), praticamente tutto "attorcigliato" e quindi questa situazione, quasi trattenendolo ed impedendone una corretta discesa verso l'esterno, potrebbe aver causato quella presentazione anomala.
La diagnosi di presentazione anomala si fa principalmente con la visita ostetrica, per ogni presentazione esistono dei punti di "riferimento" che corrispondono ad ognuna di esse. Per esempio per la presentazione di fronte, quella che ho diagnosticato, il punto di riferimento (si chiama "repere") è la radice del naso, cosa che in effetti ho sentito benissimo alla visita. Essendo condizioni rare la prima reazione degli operatori sanitari è spesso di dubbio ed allarme (alla visita si sente davvero qualcosa di "strano", non abituale) ma un attento esame clinico aiuta a dirimere i dubbi. Curiosità: nella presentazione di faccia (che è un'altra rispetto a quella che ho descritto) può succedere (a me è successo) di entrare con un dito nella bocca del nascituro che, per riflesso, inizierà a "succhiare" (perché è quello che farà appena nato nell'allattamento). Il sanitario in genere resta sorpreso ma da quello capisce subito di trovarsi davanti alla presentazione anomala. Per un piccolo approfondimento delle presentazioni in ostetricia si può consultare l'interessante sito del museo Galileo (ricchissimo di immagini).
L'ecografia ed altre manovre possono aiutare nella diagnosi.

Un caso interessante che ho voluto condividere.
Naturalmente le curiosità o le particolarità legate al parto non finiscono qui, è un fenomeno interessantissimo e ricco di incredibili particolari sconosciuti ai più ma si tratta di cose molto complicate (i fenomeni del parto sono uno degli argomenti più difficili della medicina) che, se fosse il caso, potrei trattare in futuro.

Alla prossima.

mercoledì 10 gennaio 2018

Vaccinofobia

Quando si parla di vaccini, ormai sembra inevitabile, spesso tutto si riduce in una rissa.
Chi urla che vaccinare è pericoloso, chi insulta chi lo sostiene. Chi dice che chi non vaccina è uno stupido, chi si dice disposto a tutto pur di non vaccinare.
Il vero problema è che un argomento medico serio, difficile ed importante come quello delle vaccinazioni non dovrebbe essere trattato così ma è difficile.

Non ho le competenze per sapere quale sarebbe il modo migliore per trattare l'argomento ma ho l'esperienza che mi consente di tracciare il ritratto della persona che si scaglia contro i vaccini. Non chi ha dubbi o chi è seriamente intenzionato ad informarsi ma chi è contro "a prescindere", per partito preso, per tifoseria.
Si tratta di un fenomeno che bisogna conoscere per affrontarlo. Che chiunque si avventuri nelle discussioni sul tema deve conoscere perché può disorientare. Chi non ne è al corrente, spesso, ne resta stupito.

Parlo della vaccinofobia.

Si tratta di un fenomeno esistente da tempo, da quando sono stati inventati i vaccini. La vaccinofobia è la paura incontrollata, estrema, irrazionale, delle vaccinazioni. All'argomento sono stati dedicati, studi, libri, ricerche, probabilmente perché è un argomento interessante e che si estende ad altri ambiti della salute. È proprio ad uno di questi testi che mi sono ispirato per scrivere questo post, l'ho trovato interessante e quindi ne riporterò le osservazioni, che trovo anche affascinanti.
La vaccinofobia nasce nel momento esatto in cui nacquero le vaccinazioni. È un disturbo simile ad altre fobie la cui incidenza può cambiare nel tempo e nelle epoche. Ad esempio, la vaccinofobia è molto frequente nei genitori con figli e tende a scomparire quando la possibilità di vaccinarsi è rivolta alla stessa persona.
Sono state chiamate in causa diverse ragioni che alimentano e promuovono il terrore dei vaccini ed in questo periodo che vede i vaccini come argomento sociale, alcune di queste sono evidenti. Si potrà notare, ad esempio, che la vaccinofobia è più spiccata in alcuni periodi, meno in altri e questo probabilmente dipende proprio dalle cause che la alimentano.
Analizziamone qualcuna.

Sensazionalismo

Dicono gli americani: "if it bleeds it leads" cioè "se sanguina comanda", come per dire "se è qualcosa di evidente tutti lo vedranno", riferito alle notizie sparse dai media. Fa molto più scalpore un omicidio in pieno centro rispetto ad una vita salvata al pronto soccorso. È molto più seguito un notiziario che parla di una morte efferata rispetto ad uno che racconta il salvataggio di una persona che stava annegando. Sembra che le persone siano affascinate dalla violenza, dal dramma, dal dolore, una considerazione che era fatta quasi esclusivamente per il pubblico americano ma che oggi si è diffusa per quello di tutto il mondo. Il sensazionalismo vince. L'esempio principe, a proposito di vaccini, è quello di Andrew Wakefield, quando pubblicò un piccolo studio che notava come in un gruppo di bambini autistici ritrovò anticorpi antimorbillo nel loro intestino. La storia mostrò come Wakefield realizzò un falso studio, con dati manipolati ed inventati (e per questo fu radiato dall'ordine dei medici) ma in pochi giorni la notizia diventò per i media inglesi, la "prova" che i vaccini fossero causa di autismo (anche se lo studio non arrivava a questa conclusione), tutti i giornali uscirono con titoli drammatici e che esageravano sia i dati che le conclusioni dello studio stesso. Gli accenni ai dati che smentivano queste conclusioni erano appena sussurrati e le persone, dimenticando i particolari, ricordavano solo i titoli sensazionalistici che concludevano, appunto, che i vaccini fossero causa di autismo. Questo succede anche oggi. Un titolo come "muore dopo la vaccinazione", nonostante non significhi nulla (e descriva solo un collegamento temporale, nessuno userebbe un titolo come "muore dopo aver letto il giornale", è stupido, esattamente come nel caso del vaccino), fa concludere al grande pubblico che il vaccino sia, in qualche modo, collegato a quella morte. Molto raramente i media correggono il tiro, la notizia che "scagiona" il vaccino non sarà mai riportata o le sarà riservato un trafiletto in un angolo del giornale. Non fa notizia.



Esagerazione

Dare spazio ai "dissidenti" è sempre stato considerato un atto dovuto. Una voce "contro" fa molto più rumore di cento voci "a favore", questo succede in qualsiasi contesto. Così, anche in campo vaccinale, un genitore "contro i vaccini", un gruppo "contro i vaccini", saranno molto più al centro dell'attenzione di tutti gli altri "a favore dei vaccini" (anche se "contro" e "a favore" non sarebbero i termini corretti ma sono spesso quelli più utilizzati), nonostante questi siano l'assoluta minoranza della popolazione.
I media fanno sentire le voci "contro" perché creano la storia, sceneggiano una notizia di cronaca. Il genitore "contro" è quello che darà la possibilità agli altri di intervenire, di esporre le proprie tesi, di creare la puntata del talk show o il servizio televisivo. Immaginate un talk show nel quale intervengano solo tre scienziati che raccontano la storia dei vaccini, i loro benefici ed i tempi per le vaccinazioni, probabilmente li ascolteranno in pochi, qualcuno si annoierà e tanti cambieranno canale. Avere invece un genitore che urla, uno che piange, uno che mette in mostra un figlio invalido (anche se l'invalidità non c'entrasse nulla con i vaccini) configura una telenovela che tutti seguiranno con interesse, spesso prendendo a cuore una o l'altra posizione, parteggiando per una delle due parti, quindi diventando parte della telenovela. Questo porta direttamente ad un'altra causa della vaccinofobia:

Falso equilibrio

Il primo dovere dei media e dell'informazione dovrebbe essere quello di riportare notizie e considerazioni in maniera equilibrata. Purtroppo non va quasi mai così. Nelle tramissioni televisive, per le ragioni che ho spiegato prima, si tende a mettere sullo stesso piano persone che i vaccini li conoscono e li studiano per mestiere con altre che li conoscono male, che ne sentono parlare in ambiti già condizionati o che prendono informazioni su fonti senza controllo. In inglese si chiama "false balance". Noto il caso in cui, in una trasmissione televisiva, invitarono a parlare di vaccini un virologo ed un DJ o l'altro in cui, in un giornale, apparve un'intera pagina dedicata all'intervista ad un'esponente di un movimento antivaccini ed un trafiletto al direttore di un importante ente sanitario. In pratica si considerano identiche due posizioni che identiche non sono. Nessuno affiderebbe la riparazione della propria automobile ad un gelataio, nessuno salirebbe su un aereo guidato da un medico mentre i media affidano l'informazione medica a chiunque, ritenendola attendibile esattamente come quella di chi è competente.
Questo fenomeno ne crea un altro, la "fintoversia". Mettendo sullo stesso piano due affermazioni delle quali solo una ha attendibilità scientifica, si lascia intendere allo spettatore che, sull'argomento, la scienza sia divisa, incerta, quando la realtà è ben altra. Una controversia inventata, una finta controversia.
Per questo motivo si mettono sullo stesso piano medici che aderiscono pienamente al metodo scientifico con altri che diffondono ciarlatanerie, pseudoscienza, truffe: sempre medici sono, anche se ragionano ed agiscono in maniera opposta.


Aneddoti personali

Per costruire il dramma e per i motivi detti prima, l'aneddoto personale, la storia intima, drammatica, coinvolgente, ha sempre un successo enorme e questo i media lo sanno.
Portare alla ribalta un "danneggiato da vaccino" coinvolgerà il pubblico, immedesimerà le mamme, la sofferenza dei suoi genitori sarà la sofferenza di tutti.
Poco importa se quel "danneggiato" è in realtà ammalato di una malattia genetica che nulla ha a che fare con le vaccinazioni, poco importa se si strumentalizza un bambino e poco importa se è scorretto un comportamento del genere (che di certo non aiuta a giudicare in maniera equilibrata). Se si portassero alla ribalta tutti i "danneggiati" da malattia (quelli morti non possono partecipare, purtroppo) non basterebbero due studi televisivi ma subire conseguenze da una malattia è "normale", "succede", non fa notizia. Pensate al recente successo sportivo di Bebe Vio, una ragazza che, colpita dalla meningite, ha iniziato a fare scherma e con questo vincere molte competizioni. Essendo un esempio di caparbietà e coraggio, Bebe è presto diventata un personaggio pubblico ma questo non ha impedito a molte persone di attaccarla, insultarla ed accusarla di volere sfruttare la sua disabilità, come fosse una colpa. Eppure, mentre Bebe la "sfrutta" in senso positivo, incoraggiando e diventando un esempio, c'è chi la sfrutta per ottenere denaro, passare per vittime ed aggredire gli altri. Per questo l'aneddoto personale, a prescindere dalle motivazioni, non dovrebbe essere mai un argomento di discussione.

Starlette opinion

Se si vuole dare una diffusione rapida e decisa ad una opinione bisogna trovare un testimonial. È per questo che, in alcuni casi, anche in Italia è stato chiesto un parere sui vaccini a cantanti, ballerini, DJ ed artisti. Nonostante sia ovvio che un artista abbia poco a che vedere con i vaccini, le parole di un personaggio noto alla massa possono servire a diffondere un pensiero. Non a caso una spinta importante ai movimenti antivaccino statunitensi è stata data da un attore (Jim Carrey) ed una ex modella (Jenny McCarthy).

Lobby antivaccino

Per lobby antivaccino si intendono quei gruppi, organizzati o meno, che svolgono attività regolare, organizzata ed attiva contro ogni forma di vaccinazione. Il principale scopo di queste lobby è il guadagno, realizzato in diversi modi (da indennizzi da presunti danni dei vaccini a "cure" o strumenti di diagnosi sempre di presunti danni). La lobby usa argomenti falsi, pretestuosi o strumentalizzati per creare un clima di diffidenza e paura nei confronti della vaccinazione, diffonde l'idea che le istituzioni di tutto il mondo siano unite in un complotto contro la popolazione, spargono vere e proprie bugie che causano paure ed ansie nei genitori che pensano di vaccinare i figli e questo per "avvicinare" queste famiglie. Esistono associazioni, comitati, gruppi a decine che ufficialmente lottano per un obiettivo comune ma che in realtà sgomitano per un posto al sole (che significa più associati, più soldi, più voce in capitolo), non per niente tra questi gruppi sorgono spesso discussioni, scontri e persino aggressioni. Sono pochissimi gli addetti ai lavori che fanno parte di queste lobby (in Italia una decina) che sono formate per la quasi totalità da persone interessate ai guadagni in denaro (avvocati, genitori in cerca di indennizzi, ciarlatani che dicono di avere scoperto cure particolari ed altri).
La vaccinofobia è uno degli scopi di queste associazioni.

Volpi e volponi.

Esistono diversi personaggi che gravitano attorno al mondo della vaccinofobia e che hanno uno scopo abbastanza chiaro: guadagnare soldi con le paure dei genitori. Esistono laboratori privati che annunciano di aver scoperto gravi contaminazioni dei vaccini (ma che non riescono a dimostrarlo) e che chiedono soldi per poter proseguire queste inutili ricerche, altri che eseguono degli esami "prevaccinali" (inutili, non esistono esami "prevaccinali" che abbiano un significato serio) ed altri che diagnosticano, con test inattendibili come quello del capello, presunte "intossicazioni da vaccini" (che non esistono), gli stessi vendono ovviamente la cura per "disintossicarsi".
Questi personaggi, molto furbi e subdoli, circuiscono i genitori, coltivano le loro ansie e paure, creano un clima di dubbio e diffidenza per stringere questi genitori a loro. Si tratta di semplici venditori che hanno visto, nei genitori affetti da vaccinofobia, dei polli da spennare.

Il titolare di un laboratorio privato minaccia i genitori di tremende conseguenze se non gli arriveranno donazioni, soldi, insomma.
Disinformazione

C'è poca cultura in genere e soprattutto informatica. Le persone hanno grandi difficoltà a distinguere e selezionare le informazioni serie (e soprattutto vere) da quelle scadenti (o false) e le mettono spesso sullo stesso piano. Esistono centinaia di siti che diffondono false notizie, vere e proprie bufale o fanno attivismo contro le vaccinazioni e questi siti sono difficilmente distinguibili da quelli che provano a fare buona informazione. Gli antivaccinisti (professionisti) conoscono benissimo il problema e "agitare le acque" fa parte della strategia. Informazioni tra il vero ed il falso, dati allarmanti (falsi), notizie esagerate, manipolate, dati falsi, fanno parte del più classico sistema di propaganda.
Guardate questo grafico:

In questo grafico, in alto a destra, è scritto "Lazio 1155 casi 97,94%...".



Mi è stato segnalato su Twitter, riassumerebbe i dati della copertura vaccinale in Italia con i relativi casi di morbillo. Chi mi ha segnalato il grafico (persona con chiara tendenza antivaccini, visti i suoi commenti) sosteneva che in Lazio, nonostante una copertura vaccinale di quasi il 100% (97,94%) fossero avvenuti moltissimi casi di morbillo.


Il dato mi ha lasciato perplesso.
Ho cercato alla fonte i dati reali e si è scoperta una cosa semplicissima, quel grafico era stato manipolato. In Lazio non c'è il 97,94% di copertura vaccinale ma il 10% in meno (che è tantissimo), esattamente l'87,94%, che è oltretutto un valore sotto la soglia di sicurezza.


Il dato reale sul sito dell'ISS.

Quando ho fatto notare alla persona che mi ha mostrato il grafico questa "stranezza", ha iniziato ad inviarmi pesantissimi (e molto volgari) insulti, finale prevedibile.
Ecco, la disinformazione è utile all'ideologia, conferma (e cerca di convincere gli altri) che quello che si dice (anche se fosse sbagliato) è vero, tranne poi scoprire che non è così.

Per concludere.

Nessun obbligo, nessuna sanzione e nessun discorso riuscirà mai a convincere una persona affetta da vaccinofobia.
Non si tratta di una paura razionale (altrimenti gli stessi individui sarebbero terrorizzati dalle malattie, ben più reali e pericolose), è incontrollabile ed incrollabile. Le persone affette da vaccinofobia hanno una vera e propria avversione per i vaccini. Sono realmente convinti, ormai permeati da quei fenomeni di cui ho parlato, che i vaccini siano sostanze velenose, pericolose, dannosissime. Non hanno nessuna concezione dei pericoli reali delle malattie mentre respingono totalmente la possibilità di vaccinare. È una fobia come altre.

Questi genitori dovrebbero essere affiancati in un percorso di formazione ed informazione, coinvolgendoli nelle scelte scientifiche e mettendoli a contatto con la realtà per contrastare il loro distacco dai fatti reali che fa percepire come "rarissimi" i rischi da malattia e come "frequentissimi" i rischi dei vaccini. Dovrebbero essere messi al corrente delle truffe che compiono i loro "guru" spiegandone furbizie, trucchi e desiderio di fama e denaro.
Le loro scelte, fatte per un errato senso di "protezione" nei confronti dei figli, dovrebbero essere frutto di informazioni oneste, corrette, equilibrate, cose che non succedono nel mondo degli antivaxx.

Per quanto riguarda chi alimenta queste paure e guadagna da esse servirebbe semplicemente un serio intervento della giustizia e delle istituzioni, le leggi esistono, ciarlataneria e diffusione di notizie allarmanti restano reati che bisognerebbe perseguire ma forse è chiedere troppo ad un paese più impegnato ad imporre che a spiegare.

Alla prossima.

martedì 19 dicembre 2017

La scienza del critico in poltrona.

La medicina e la scienza sono argomenti difficili, difficilissimi, non per niente, per capirli, affrontarli, usarli, si studia tanto, anni sui libri e poi pratica.
Spiegarli su internet, quindi ad un pubblico generale, è veramente un'impresa.
Infatti per anni internet è stato usato per argomenti futili, semplici, gli scienziati lo usavano per fare qualche ricerca bibliografica approfittando delle connessioni delle università, i medici sapevano usarlo a stento basandosi sulle capacità informatiche personali, finché, vista la sua influenza sulla vita reale, qualcuno ha iniziato a parlare anche di cose serie e difficili.
Lentamente.
Per anni gli scienziati ed i professionisti hanno evitato il web, vuoi per mancanza di tempo, per incapacità, per snobismo e quindi il campo era tutto per i furbi.

Sapete i ciarlatani, quelli che curano il cancro con l'aglio e le paralisi con le punture di vitamine? Ecco, mentre in ospedale c'era sempre qualcuno che spiegava perché quelle cure non andavano fatte e perché fossero truffe, su internet no.
Lentamente ci ha provato qualcuno.
Sul web sono apparsi medici, studiosi, scienziati, sono riusciti a raccogliere un loro pubblico, hanno avuto addirittura anche un successo mediatico, che non è poco. Situazione odierna quindi migliore di tanto rispetto a qualche anno fa.

Bene. Una strada da seguire, magari migliorare ma, rispetto a pochi anni prima, è già qualcosa.
No. Perché da qualche tempo c'è un altro problema.
Finalmente qualche scienziato di buona volontà (perché in genere lo scienziato che parla di scienza su internet lo fa gratis, usando il suo tempo libero) ha provato a scendere a livello del web (sì, ho scritto scendere, perché il web sa essere una fogna, un ring, ben altro ambiente rispetto a quello ovattato e rigidamente ordinato dell'università). Nessuno, se non un folle, si permetterebbe di aggredire un accademico mentre fa lezione, nessuno, se non una persona disturbata, si permetterebbe di aggredire un medico mentre prescrive una terapia. Questo nel mondo reale, su internet succede questo e peggio ancora. Un fatto che tiene lontani gli accademici, gli scienziati, i medici, che incute timore e che allontana anche chi ha più volontà. Però spiegare e divulgare scienza fa parte dei doveri di chi la scienza la fa e la spiega. Internet è ormai vita reale, con tutte le sue contraddizioni.
La "discesa" degli scienziati su internet, come dicevo, è qualcosa di nuovo (in Italia) ma nello stesso tempo sono discesi altri a criticare questi scienziati. Non negli argomenti (che ci starebbe pure) ma nei modi, nelle parole, nei metodi.

Tanti di quelli che per anni hanno taciuto, sono stati in silenzio e senza muovere un dito ora si alzano in piedi e quel dito lo puntano: "non si parla così!", "la colpa è di tizio, è più bravo caio", insomma, prima non facevano niente per la scienza, ora giudicano quello che fanno gli altri, quindi continuando a fare niente si permettono pure di giudicare.

Mi sono lamentato spesso della mancanza di addetti ai lavori su internet (in Italia, perché nei paesi anglofoni la figura dello scienziato che su internet spiega la scienza è ben consolidata da anni), all'inizio (ma anche ora) incontravo colleghi che non capivano ciò che facevo ("perché lo fai?" "ma ti pagano?") poi mi scontravo con l'assoluta mancanza di volontà nel fare divulgazione fuori dalle aule, dagli ospedali e dai laboratori.
Ricordo ancora oggi che, ai tempi di Stamina (la falsa cura per le malattie neuromuscolari che imperversò qualche anno fa) andai ad un convegno ed uno dei relatori (docente universitario) mise come condizione per il suo intervento l'obbligo di evitare assolutamente l'argomento "Stamina", nessun accenno né domanda su quel tema.
Gli chiesi il perché e mi rispose "ho famiglia, non voglio problemi" e non perché si trattasse di un argomento scomodo ma perché aveva paura delle minacce, delle ritorsioni degli esaltati che sul web ti promettono violenza e ripercussioni personali.
Mi arrabbiai e poi cercai pure di capire, pensai che forse quel mondo universitario non si sarebbe mai messo in gioco su una piazza "sporca" ed incontrollata come internet.
Poi avvenne. Alcuni docenti universitari, qualche medico, dei ricercatori, finalmente qualcuno che si mette in gioco (per passione, perché di soldi in questo campo non ce ne sono, lo garantisco) per diffondere un po' di cultura scientifica.
Scherzando ho anche detto che finalmente potevo dividere gli insulti con qualcun altro ma nella realtà per me si è trattato di dividere finalmente gli sforzi che, onestamente, lascerei completamente nelle mani di altri, visto il peso e la difficoltà di questa "missione".
Vedere quindi altri che criticano, giudicano le parole, i modi, le espressioni, non mi fa piacere.
Non lo apprezzo perché è ovvio avere pareri differenti o preferire uno stile ad un altro, ci mancherebbe ma addirittura arrivare ad odiare, insultare, aggredire, fa sorgere il dubbio (solo il dubbio eh?) che ci sia dietro qualcos'altro.
Vista l'incapacità di diffondere cultura, si cerca di aggrapparsi a chi lo fa per avere un po' di luce riflessa.
Ribadisco, solo un dubbio, terribile.

Su questa cosa non mi sono mai espresso però comincia a darmi fastidio perché mi ricorda i "critici in poltrona" che incontro ogni tanto, una cosa che succede sempre più spesso.
Sono quelli che commentano un mio post, che molte volte è frutto di impegno, documentazione e che, in ogni caso, è dimostrazione di studio, lavoro.
Davanti a dati e complicati meccanismi resi comprensibili, ci sarà sempre quello pronto a notare la virgola fuori posto o il nome proprio scritto in minuscolo. E con quale enfasi si scandalizza!
Il critico in poltrona sta comodo, seduto, tranquillo e legge i tuoi post. Poi, appare all'improvviso e commenta, criticandola amaramente, la forma grammaticale o ortografica di ciò che hai scritto, oppure ci tiene a dare il suo parere ma usandolo come se fosse il parere dell'intera comunità scientifica.
Il critico in poltrona, dato il suo importante contributo, si ferma ma, appena provi a fargli notare che davanti alla virgola sbagliata c'era da notare un messaggio, una morale, un significato, si arrabbia, si offende: il critico non accetta critiche.

Una volta scrissi un post per pubblicizzare l'uscita del mio libro ed usai l'ironia dicendo che leggere fa bene, migliora la salute e ridurrebbe il rischio di alcune malattie. Volevo usare lo stile che uso di solito (dare informazione medica in parole semplici sempre però con i dovuti riferimenti scientifici) per fare un po' di promozione.

Per rendere il post più credibile aggiunsi alcune voci di bibliografia, come per confermare ciò che dicevo: erano due studi che notavano come un elevato livello di istruzione (è un dato conosciuto) riducesse il rischio di malattia cardiovascolare. Nessuna pretesa di vincere il premio Nobel, una semplice pubblicità fatta cercando di essere simpatico.


Arrivò subito il commento di un ricercatore, un docente universitario che, arrabbiato, scrisse che quei due studi non dicevano quello che sostenevo io e che parlavano di un'altra cosa.
Spiegai che in realtà non avevo neanche letto bene quegli studi, a me serviva il loro titolo perché sembravano confermare le mie parole: leggere fa bene alla salute, quindi comprate il mio libro, nessuna voglia di dare dati scientifici, tentavo di alleggerire una evidente autopromozione.
Così sconvolgente? Eppure il professore si lanciò in una disquisizione sulla divulgazione, che bisogna essere precisi se si scrive su internet, che la serietà della persona si vede anche da queste cose e che se si cita uno studio prima bisogna averlo letto, era delusissimo dalla mia persona che non meritava il successo apparentemente avuto, gli risposi semplicemente di cercare di capire il tono del post che era, alla fine, una semplice promozione del mio libro.

Qualcuno glielo fece pure notare ("prendere le cose alla leggera, ci puoi riuscire" commentò una ragazza) beccandosi ulteriori polemiche e toni acidissimi.
Per ironia della sorte io non conoscevo questa persona, colpa mia ma non sapevo chi fosse (a quanto pare un serio e noto docente universitario) e quindi la presi con molta tranquillità, risposi infatti qualcosa come "ma farsi una risata? Prendi il post per quello che è".
Niente, il prof si arrabbia, risponde che lui le risate se le fa perché le mie parole sono ridicole, dimostrazione di poca serietà e prova di poca accuratezza. Detto da uno che non ha mai mosso un dito per fare divulgazione né si è mai sentito in dovere di difendere scienza o medicina è tutto dire. Ecco, per questo non sopporto i critici in poltrona, quelli che comodi comodi, seduti e con il plaid sulle ginocchia alzano il sopracciglio, muovono il dito indice e trovano l'errore.
L'errore secondo loro, ovviamente. Da qualche settimana è proprio così. Sono nati i critici della divulgazione, stanno per diventare un gruppo così numeroso che prima o poi diventerà un lavoro. Faranno i divulgatori di critica alla divulgazione.
Così si troverà quello che sostiene che per parlare di scienza bisogna essere educati, l'altro che è convinto serva "blastare" (espressione che più o meno indica il mandar a quel paese chi commenta in maniera banale o stupida). Un altro che pensa che per parlare di influenza serva essere premio Nobel per la medicina e quello che dice che se non hai almeno cinque lavori su Lancet non sei nessuno.
Meglio essere pacati, no, meglio essere severi e duri.
Insomma, ognuno dice la sua.
Così anche io dico la mia.

Parlate di scienza, di medicina, di astronomia, chimica, fisica, parlatene, spiegatela. Come volete ma spiegatela.
Ognuno avrà il suo stile, il suo pubblico, qualcuno avrà successo altri no ma che vi importa?
Molto difficilmente la divulgazione diventerà il vostro lavoro, tranquilli, non c'è molta gente disposta a pagare o ad investire in un campo sempre mal gestito in Italia, quello della cultura, quindi fatelo se vi piace e perché vi piace, non per altro.
E poi la regola principale: non fatelo per voi ma per gli altri.

Così il critico in poltrona dovrà alzarsi e scomodarsi e qualsiasi critica non colpirà mai la vostra voglia sincera di diffondere cultura. Al critico in poltrona chiedo di fare proprio questo: invece di impiegare il proprio tempo e la propria competenza per smontare ciò che non piace degli altri, la usi per diffondere conoscenza e sapere, cultura e sapienza. Farà del bene agli altri ed un po' anche a se stesso.

Alla prossima e...auguri di buone feste a tutti!

mercoledì 6 dicembre 2017

Che male vuoi che faccia? Complotti e salute.

Ormai è un argomento attuale, le chiamano "fake news", "post verità" o più semplicemente "bufale".
Sono le false notizie, diffuse spesso dai social network ma non solo (ultimamente anche carta stampata e televisioni non hanno evitato brutte figure) e che possono riguardare anche il tema della salute.

Per anni (decenni) questo problema è stato sottovalutato. Quando scrivevo dei guaritori che convincevano i malati ad abbandonare la medicina per affidarsi a false cure, in tanti mi dicevano "ma lascia stare, tanto non li convinci" oppure "che male vuoi che faccia, se uno è destinato a morire, almeno muore convinto di aver provato". Questa opinione, ad alto contenuto di cinismo, non era così rara e tra quelli che la pensavano così c'erano pure miei colleghi medici: "chi te lo fa fare, lasciali stare".
Poi i vaccini: causa di tutti i mali, dall'autismo al diabete, per anni le bufale hanno attraversato la società indisturbate, senza che nessuna istituzione si prendesse la briga di fare qualcosa. Quando scrivevo di bufale sui vaccini, anche qui, in tanti mi dicevano "è inutile, tanto sono pochi quelli che non si vaccinano, ci saranno sempre".
Poi sono iniziati i morti, persone con malattie gravi morte dopo essersi curate con sciocchezze, ciarlatanerie, sono morti anche dei bambini e delle persone fragili per malattie infettive prevenibili con la vaccinazione e qualcosa si è  mosso.
Qualche istituzione (vedi alcuni ordini dei medici) ha iniziato (finalmente...) a prendere provvedimenti contro quei medici ciarlatani che diffondevano false notizie per fare qualche soldo e persino alcune testate giornalistiche si sono affrettate ad occuparsi del problema.
Troppo tardi? Chi lo sa.

Ora però si pone un altro problema. Anni di cultura del sospetto, anni nei quali ci sono state persone cresciute con una mentalità debole, complottista, paurosa, acritica, sospettosa del prossimo e delle istituzioni, hanno creato gruppi di persone assolutamente incapaci di distinguere la realtà dalla menzogna, la vera notizia dalla falsa, la scienza dalla ciarlataneria e queste persone, ormai non più ragazzini, iniziano ad occupare i banchi del governo, gli uffici, iniziano ad essere professionisti: avvocati, magistrati, medici, ingegneri. Le false notizie sono divulgate da giornali, televisioni, siti istituzionali. Ci sono comuni italiani che danno il patrocinio a convegni di ciarlatani dicendo di voler fare "corretta informazione", ci sono associazioni di consumatori che diffondono il film di Andrew Wakefield in nome di una inopportuna "informazione", come se per informare sulla pedofilia facessimo vedere l'archivio foto di un pedofilo, perché è giusto capire il suo punto di vista.

Abbiamo cresciuto una generazione di paranoici dentro una popolazione ignorante.

Sì, il complottismo ha fatto male.

Negli anni passati un governo (quello sudafricano) ha creduto alle parole di un pazzo complottista che sosteneva la non esistenza del virus dell'HIV (quello che causa l'AIDS). Questi pazzi ci sono anche da noi e ricevono persino l'aiuto di istituzioni e strutture pubbliche, tanto per non farci mancare nulla ma in certi paesi l'AIDS è più di una piaga e non ha certo bisogno di guaritori o malati di mente. Se nessuno li ferma però, anzi, se pure le istituzioni li aiutano, i danni che possono fare sono immensi. In Sudafrica, ad esempio, nel 2000, ci fu un presidente della repubblica (Thabo Mbeki) che negava (chissà in base a quali letture disinformanti) il nesso tra virus dell'HIV e AIDS (per lui il virus non esisteva e quindi la malattia era semplicemente il risultato di una vita dissoluta). Tra le sue simpatie alcuni medici "dissidenti" (altri complottisti, anch'essi negavano senza averne prova, il nesso tra AIDS e HIV) che decise di riunire in una sorta di commissione di studi.

Per questi medici, fortemente sostenuti da quel governo, diffondere l'idea tra la popolazione che non bisognasse più assumere i farmaci che servivano per mantenere stabile la malattia fu un gioco da ragazzi.

Non contento, il presidente nominò quale ministro della salute un suo amico anch'egli fortemente ignorante e complottista che in breve cominciò ad eliminare dagli ospedali i farmaci antiretrovirali (quelli che servivano per la malattia) sostituendoli con integratori, erbe, succo di limone e aglio.
In quegli anni praticamente tutta la popolazione, fu convinta (con le buone o le cattive, visto che i medici che invece mettevano in guardia da quanto stava succedendo erano accusati, licenziati ed anche processati con varie scuse) che fosse realtà il fatto che l'AIDS si curasse con le erbe e che il virus dell'HIV fosse un'invenzione dei poteri forti.

Ovviamente i malati iniziarono a morire. Se prima sopravvivevano per molti anni e le loro condizioni di salute fossero eccellenti, le "cure" naturali del presidente Mbeki iniziarono ad avere i loro pessimi risultati. Più di 300.000 persone morirono in pochi anni, quando precedentemente si riusciva a contenere i decessi. Furono anni di sofferenza. La comunità mondiale cercò inutilmente di convincere il presidente sudafricano a cambiare idea ma lui fu fermissimo, testardamente determinato.
Fu il suo successore che, il primo giorno di presidenza, annunciò di voler abbandonare le idee di Mbeki ed iniziare un nuovo corso, affidando ad un gruppo di scienziati le decisioni sulla salute e puntando sull'aggiornamento dei medici, riuscì in pochi anni a riportare i numeri nella normalità.

Ecco il male che fanno le bufale. Non sono solo scocciature, non sono notizie per arrabbiarsi, quelle sulla salute sono morti, dolore, sofferenze. La cosa che sorprende è che in Italia abbiamo le leggi per fermare ciarlatani, guaritori e diffusori di terrore medico, solo che ancora non abbiamo capito che si dovrebbero applicare perché questa è gente pericolosa, non solo per il singolo ma anche per la collettività.
Se anche noi in Italia avessimo un giorno un governo complottista, dei governanti che si lasciano guidare dall'ignoranza, rischiamo di trovarci i cartomanti in ospedale, l'omeopatia dalla guardia medica. Rischiamo la vita. Non a caso le più diffuse false cure in Italia (per esempio il siero Bonifacio, il cocktail Di Bella, il metodo Stamina) hanno trovato terreno fertile quando i media o singole persone hanno sparso sfiducia o sospetto sulle istituzioni, altrimenti sarebbe bastata una parola di una istituzione medica per porre fine alle illusioni di chi voleva lucrare sulla salute delle persone.

Una cosa simile è successa più recentemente in Venezuela. Il paese in crisi ed un governo probabilmente incapace di fronteggiarla, hanno comportato tagli alle spese pubbliche severissimi. Tra le cose che sono saltate, tante sono di salute pubblica. Dal livello dei ricoveri ospedalieri al costo delle medicine e delle visite, per arrivare ai vaccini. Alcune vaccinazioni sono state modificate o addirittura sospese, tra queste quella per la difterite. Forte del fatto che da anni (da più di venti) non si verificavano casi di difterite, il ministero della salute venezuelano ha eliminato la vaccinazione gratuita, chi vuole farla la paga (ed in un momento di crisi la fanno in pochi, si compra il pane, poi si pensa alla salute). Qualche associazione benefica ha provato a coprire il vuoto sociale lasciato da questa decisione ma ovviamente non si è raggiunta la copertura vaccinale adeguata (bambini più piccoli di un anno vaccinati nel 68% della popolazione da gennaio a settembre 2017, una percentuale molto bassa). Altrettanto ovviamente sono iniziati a comparire i primi casi di difterite (dopo decenni, come detto) con decine di bambini morti. Un dramma assurdo.
Il governo, invece di riconoscere le colpe ed affrontare l'emergenza, si è chiuso a riccio, ha chiamato alcuni medici "dissidenti" (quelli che da noi chiameremmo "antivaccinisti") per tranquillizzare la popolazione e consigliare intrugli di piante e rimedi popolari ma la difterite ha continuato a fare vittime.


A quel punto il governo ha dovuto fronteggiare le proteste e le richieste di chiarimento e cosa ha fatto? La scelta più facile ma la peggiore.
Ha usato le teorie di complotto.

La difterite sarebbe una malattia diffusa dalla CIA (agenzia di spionaggio statunitense), non c'è nessun allarme e persino i morti sarebbero un dato falso diffuso dai medici in combutta con i governi nemici.
Anche chi vuole farsi vaccinare non ci riesce, mancano le dosi e nonostante le proteste il governo ha anche rifiutato aiuti esterni e di nazioni amiche. Una situazione da incubo.

Oggi siamo a 511 casi di malattia (avete capito bene, 511 casi di difterite!) e non si vede nessuna buona notizia all'orizzonte.
La difterite, malattia grave e che provoca molte sofferenze e morte, sta colpendo così molte regioni sudamericane. Direi che in un'epoca di spostamenti facili questa non è una bella notizia neanche per le nazioni più lontane. In linea di massima non c'è un alto rischio che questa malattia arrivi da noi ma particolare attenzione deve farla chi viaggia e chi intende recarsi in quelle nazioni.

Queste cose non devono far riflettere solo chi si preoccupa della salute pubblica ma anche le istituzioni. Non possiamo permettere che ciarlatani, imbroglioni e furbetti diffondano false notizie sulla salute, dovremmo riuscire a non vedere più comuni o istituzioni che incoraggiano o addirittura danno patrocini a convegni ed incontri di antivaccinisti o guaritori, spesso in nome di una assurda e ridicola "parità di opinioni" e chi sparge notizie allarmanti senza attendibilità dovrebbe rispondere delle proprie azioni. Dovremmo finirla di chiudere un occhio sui ciarlatani perché, se non subito, un giorno verrà presentato il conto ed uno di quei ciarlatani potrebbe sedere nei banchi di chi decide o qualcuno potrebbe fargli decidere del nostro futuro.
Le false notizie, gli imbrogli sulla salute, non sono "sciocchezze", non vanno trattate con sufficienza, sono pericolose.
Io lo dico da dieci anni, il mio dovere l'ho fatto.

Alla prossima.

giovedì 23 novembre 2017

Medicine come caramelle o caramelle come medicine, un sondaggio ci dice che è sempre un errore.

In questi giorni sta girando una notizia (soprattutto in pagine e siti di appassionati di omeopatia): uno studio francese avrebbe dimostrato che i prodotti omeopatici avrebbero lo stesso effetto dei medicinali.
In realtà questo è un esempio di come i dati di uno studio possano essere usati (manipolandoli) per ottenere il risultato che preferiamo, che ci piace e dimostra casomai come l'omeopatia sia un business molto furbo, in questo sì identica alla medicina che, quando vuole fare business ha i trucchi perfetti per farlo.
L'omeopatia, per chi non lo sapesse, è quella antica pratica esoterica secondo la quale dei granuli di puro zucchero (o di alcol nel caso dei prodotti liquidi) avrebbero la capacità di curare le malattie. In seguito ad una cerimonia magica (si diluisce l'ingrediente decine o centinaia di volte, poi si sbatte 10 volte così la sostanza produrrebbe l'effetto opposto a quello conosciuto, per esempio il caffè curerebbe l'insonnia invece di causarla) questi granuli si trasformerebbero in medicine anche se, ad una analisi, contengono solo ed esclusivamente zucchero (dalla 12ma diluizione in poi). È chiaro quindi che di effetti non possono essercene (così come dimostrano sia la logica che gli studi del settore), lo zucchero, non cura nulla e che chi dice di averli avuti probabilmente ha beneficiato dell'effetto placebo o ha confuso il  normale decorso della malattia con una guarigione miracolosa, non ci sono altre spiegazioni. Ovviamente chi produce e vende omeopatia evita di mostrare il lato paranormale e punta tutto su improbabili dimostrazioni di efficacia e su studi realizzati in maniera piuttosto furba, come questa.

La ricerca francese sull'omeopatia (realizzata con metodi piuttosto discutibili, in pratica i dati sono stati raccolti via telefono, come in un'intervista), finanziata da Boiron (multinazionale omeopatica) nota che i pazienti dei medici omeopati, rispetto a quelli dei medici normali, usano meno ansiolitici, meno antibiotici e meno anti infiammatori.
Inoltre, incredibile (?), non hanno più problemi di salute o complicazioni di chi si rivolge al medico ordinario. In pratica, usando meno medicine, si ammalano allo stesso modo di chi va dal medico.
Le notizie ed i comunicati relativi alla vicenda hanno toni trionfalistici (a me è arrivato addirittura un comunicato stampa): "L'omeopatia funziona come le medicine!" oppure "i pazienti omeopatici hanno salute identica a quelli normali, quindi l'omeopatia funziona". Ma quello che si legge in questo studio conclude davvero così? Dimostra che l'omeopatia funziona?
Niente di tutto questo, gli omeopati ci prendono in giro ancora una volta.

Andiamo per ordine, provo a spiegare a grandi linee lo studio che, alla fine, si rivela un semplice, banale, spot pubblicitario. Nello studio c'è poca scienza e molta propaganda.
Intanto è bene ricordare che parliamo di una ricerca effettuata qualche anno fa in Francia e che se ne parla in questi giorni solo perché l'accademia francese delle scienze ha ribadito l'inutilità e la mancanza di basi dell'omeopatia. Uno stuolo di omeopati si è quindi preoccupato di trovare sostegno per ribattere ed ha pensato di rispolverare questo studio non proprio recente. I dati dello studio sono stati pubblicati in molte riviste (quasi tutte alternative o di omeopatia) dividendo i dati per tipo di malattia o sfruttandoli per altre considerazioni. Il nome della ricerca è EPI3.

Si tratta di uno studio di coorte (significa che si osservano nel tempo dei gruppi di individui con caratteristiche paragonabili) nel quale sono stati controllati tre gruppi di persone. Quelle che si rivolgevano al medico ordinario, quelli che andavano da un medico che usava sia omeopatia che medicine e chi si rivolgeva ad un omeopata.
Di questi pazienti sono state controllate le condizioni di salute e l'uso che hanno fatto di alcune classi di farmaci: ansiolitici, antibiotici, anti infiammatori.
Il risultato finale è che i pazienti dell'omeopata usano meno farmaci ed hanno condizioni di salute (quindi "esiti" della malattia) simili a quelli dei medico ordinario.
Omeopati, associazioni omeopatiche, industria omeopatica e simpatizzanti dell'omeopatia, hanno quindi concluso che i prodotti omeopatici hanno la stessa efficacia e gli stessi risultati (i pazienti non muoiono o non stanno peggio) di quelli normali. Voi la vedete così?

Che i pazienti degli omeopati prendano meno medicine non sorprende, gli omeopati già ne prescrivono di meno (o non si direbbero "omeopati", farebbero i medici ordinari) ed i loro pazienti sono, per ovvi motivi, "selezionati" (chi va dall'omeopata lo fa perché non vuole andare dal medico o in ogni caso non ha particolare tendenza ad assumere medicine). Inoltre i disturbi di chi consulta un omeopata sono quasi sempre banali, lievi, spesso passeggeri, altrimenti altro che omeopata, si corre in ospedale. Perché non osservare quello che succede in malattie gravi e che, senza terapia, non migliorano?
Nulla di sorprendente quindi in quel risultato, i pazienti degli omeopati prendono meno medicine per ovvi e comprensibili motivi e non hanno complicazioni o problemi di salute conseguenti per motivi altrettanto ovvi e legati ai primi (se non hai malanni gravi, passati questi stai bene, a prescindere dal farmaco che hai preso o se non lo hai preso). Il concetto è ovviamente riconosciuto dai ricercatori (che dicono che le similitudini tra i gruppi possono rispecchiare il trattamento che i pazienti ricevono dai vari tipi di medici così come il normale andamento della malattia, la "regressione verso la media" del linguaggio statistico).

Se avete una mentalità scientifica vi sarete perciò subito resi conto che questo risultato non dimostra nulla, né l'efficacia dell'omeopatia né altro (nemmeno l'inefficacia, è proprio uno studio molto banale, senza pretese, praticamente un sondaggio telefonico), anzi, dimostra solo una cosa: quando le medicine non servono non bisogna prenderle. E dimostra anche che le aziende omeopatiche sono, appunto, aziende, con lo scopo di vendere e di usare qualsiasi tecnica pubblicitaria che aiuti a farlo. Non a caso, oltre al fatto che lo studio è stato finanziato da Boiron, molti degli autori sono direttamente coinvolti con l'azienda, essendone dipendenti.
Questa vicenda è un esempio perfetto di come le multinazionali farmaceutiche (in questo caso omeopatiche) riescano a "spremere" gli studi ottenendone sempre un risultato a loro favore. I dati della ricerca in questione non ci dicono nulla dell'efficacia dell'omeopatia ma i comunicati stampa lo annunciano con fierezza lo stesso. Una cosa simile avvenne qualche anno fa ad una presentazione di un mio libro.
C'erano tra il pubblico degli agopuntori. Una di essi mi fece una domanda, più o meno: "sa che l'agopuntura ha dimostrato di funzionare quanto un noto farmaco anti infiammatorio? Perché quindi non usarla?" io risposi qualcosa che chi ha mentalità scientifica ritiene ovvio: "quello che dice non dimostra assolutamente che l'agopuntura funziona, potremmo avere dimostrato per esempio che l'anti infiammatorio non funzioni, dipende dai punti di vista". La dottoressa fu presa da una sorta di crisi isterica (non scherzo, iniziò a battere i piedi) dicendo che ero io a non volere ammettere l'efficacia dell'agopuntura e che ero chiuso di mente. Ecco, diciamo che studi di questo tipo servono semplicemente a confermare le ipotesi che vogliamo, non certo a fare progredire la medicina.

Come vedete non è difficile "imbrogliare" la nostra mente, persino chi fa un lavoro che richiederebbe "occhio critico" può cascare nelle giravolte delle aziende che, non importa come, hanno solo interesse a dire che il loro prodotto funziona e deve essere venduto.
Io invece da questa ricerca traggo un altro messaggio, che è pure risaputo: non si deve abusare dei farmaci, anche se difficile da fare accettare.

È un concetto che si ripete da anni, le medicine sono farmaci, droghe, molto potenti, si usano solo in caso di bisogno.
Nella stragrande maggioranza dei casi (influenze, malesseri passeggeri, fastidi banali, sintomi temporanei) prendere una medicina non cambierà né il sintomo né il decorso del problema (al contrario, quando si ha un vero problema o un sintomo serio è sempre bene parlare con il medico che giudicherà se fosse il caso di assumere farmaci). Il risultato dello studio quindi ci conferma una cosa che sappiamo già e ne sottolinea un'altra che, continuamente, ripeto quando si parla di omeopatia e qualcuno mi dice "ma se non fa male, perché non prenderla?".
Bene, intanto una medicina si prende "perché fa bene" e non "perché non fa male" e poi si dimentica la perdita di denaro, la presa in giro della prescrizione di caramelle come fossero farmaci, le bugie che, per chiari motivi, l'omeopata dovrà dire al paziente.
Insomma il problema etico in omeopatia è importante, altrimenti chiunque potrebbe prescrivere acqua fresca, mentine come fossero pillole e dolciumi per curare le malattie. Non si può e non si deve fare.

Basta quindi non prendere niente, né medicine, né omeopatia, né altro, perché i disturbi passeranno da soli e che prendere farmaci, omeopatia, pasticcini o liquirizia è, fondamentalmente, la stessa cosa. In tutto questo l'efficacia dell'omeopatia non c'entra nulla ma gli omeopati hanno ovviamente rigirato la frittata trasformando un'ovvietà in una dimostrazione di efficacia (della quale nello studio non c'è traccia).
Il messaggio corretto, quindi, non è "l'omeopatia funziona come le medicine" ma "omeopatia, medicine ed altro, molte volte non servono a niente, evitatele".

Perché è vero che i medici prescrivono medicine come fossero caramelle ed è sbagliato ma gli omeopati prescrivono caramelle come fossero medicine, che probabilmente è anche peggio.

Alla prossima.