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sabato 18 maggio 2013

Non_siamo_soli

Come sappiamo tutto è relativo. La percezione delle cose dipende dal punto di vista, noi che viviamo sul pianeta Terra ci sentiamo al "centro dell'universo" quando in realtà rappresentiamo un puntino "in mezzo" all'universo. Lo stesso succede per il nostro corpo: fisicamente e psicologicamente sembra che tutto ruoti attorno a noi, la "propriocezione" ci consente di "sentirci" vivi ma, essendo limitata nello spazio visibile, non tiene conto, normalmente, del fatto che esistono tantissime cose molto più grandi e molto più piccole di noi e queste sono sempre vicine, strettamente a contatto, addirittura vivono con noi e grazie a noi.
Guardiamoci le mani. Dopo averle lavate le sentiamo pulite, lisce e libere da impurità, così la pelle del nostro corpo, normalmente è "pulita", soprattutto dopo una bella doccia. Se cambiassimo punto di riferimento potremmo restare allibiti da quanta vita e da quanti esseri viventi abbiamo addosso. Se i nostri occhi vedessero ciò che è "piccolissimo" non ci sentiremmo così puliti come crediamo. Nulla di patologico, sono centinaia (milioni, se contiamo i batteri) gli esseri che strisciano sulla nostra pelle, in alcune zone normalmente non c'è alcun "animaletto" ma in certe occasioni anche in queste possono verificarsi vere e proprie infestazioni, in altre gli "animaletti" sono normali, ospiti abituali, molti fondamentali per l'equilibrio dell'organismo. Se la pelle non fosse infestata da batteri (normalmente inoffensivi), questi lascerebbero il posto ad altri esseri viventi che potrebbero essere pericolosi e trasmettere persino malattie letali. Altre volte questi "esserini" scelgono il nostro corpo semplicemente per comodità, prendono un "passaggio", siamo mammiferi a sangue caldo e questo basta per renderci deliziozi bocconcini, piuttosto saporiti. Gli esseri viventi che si nutrono di componenti del nostro corpo (spesso sangue) sono dei parassiti, vivono cioè grazie alla possibilità di "rubarci" delle sostanze. Non fanno nulla di male, se un insetto che succhia il nostro sangue per vivere fosse cattivo, immaginiamo come potrebbe essere definito l'uomo che per vivere deve addirittura uccidere un animale intero.

Questo è un post che provoca prurito (nella migliore delle ipotesi), quindi devo per forza inserire il bollino rosso. Chi soffre di fobia verso insetti ed animali farebbe bene ad evitare la lettura.

Inizialmente possiamo andare a controllare gli "animaletti" più grandi, quelli visibili ad occhio nudo. Non serve alcun microscopio e spesso nemmeno una lente di ingrandimento. Sono piccoli ma voraci e spietati, i parassiti "ematofagi", quelli cioè che mangiano sangue, li conosciamo per trovarli spesso addosso agli animali domestici ma non disdegnano nemmeno l'uomo. I più comuni sono le zecche e le pulci. Le prime sono piccoli animaletti (da pochi millimetri ad un centimetro) che presentano una sorta di "arpione" sull'apparato buccale e con questo si àncorano sulla pelle del prelibato prescelto. Iniettano una sostanza che facilità il loro compito e cominciano a bere il nostro sangue.

Zecca maschio con addome vuoto (pieno di sangue è molto più voluminosa)

Non si tratta in genere di parassita pericoloso ma possono sorgere delle complicazioni, sia perché il "morso" può essere irritante, sia perché può trasmettere alcune malattie, anche gravi. La zecca in genere si accomoda in zone abbastanza raggiungibili della cute ma in rari casi può infilarsi in "cunicoli" ed anfratti che rendono problematica la sua estrazione. Qui una fantastica foto di zecca che si infila nel canale auricolare di un uomo:

Zecca dentro il canale auricolare (orecchio)
Zecca sul timpano. Provoca una sensazione di "grattamento" (in inglese "crackling")
Le immagini possono provocare un senso di disgusto e raccapriccio ma sono quanto di più "normale" e naturale possa esistere, quello che non vediamo non significa non esista.

Un altro parassita ematofago è la pulce, comunissima anche in ambienti domestici. Molto piccola e capace di muoversi con salti e scatti, preferisce annidarsi in zone ricche di peli per sfuggire ai "grattamenti" che provocano i suoi morsi. La pulce ha anch'essa un potenziale pericolo perché può trasmettere malattie gravi. Difficile da riconoscere se si tratta di un esemplare unico, quando infesta zone cutanee estese è ben visibile.

Pulce al microscopio

Pulce al microscopio elettronico, un vero e proprio "mostro"
Se andiamo a cercare i parassiti di dimensioni ancora minori possiamo parlare dei pidocchi, parassiti comunissimi anche in ambienti puliti. La vita del pidocchio (parassita che può infestare cuoio capelluto, cute e zona pubica) è per certi versi affascinante: è talmente radicata la simbiosi tra uomo e pidocchio che si può affermare si tratta di due esseri che si sono evoluti parallelamente. I pidocchi sono diffusi in tutto il mondo, in qualsiasi ambiente dove esista l'uomo. Provoca prurito e dermatiti.


Pidocchio al microscopio elettronico, visibili gli "uncini" che gli permettono di ancorarsi ai peli dell'ospite
Se potessimo osservare al microscopio ciò che "cammina" sul nostro corpo resteremmo schifati della "bruttezza" di queste creature ma anche ammirati da ciò che ci circonda senza saperlo.
"Simile" al pidocchio ma più grande (fino a 0,5 millimetri) e meno diffuso è il Demodex, parassita che colpisce molti mammiferi, uomo compreso e che si annida, tipicamente, alla base di un follicolo pilifero agganciandosi con un rostro che ha sulla bocca. Provoca arrossamento, prurito ed a volte infezione.

Il Demodex, con piccole zampette ed un rostro sulla bocca.

Andiamo ancora più giù nella scala delle grandezze, ecco che ci appare l'acaro della scabbia (sarcoptes scabiei hominis), pruriginoso e contagioso ospite delle case rurali italiane che ancora oggi si rileva in molte zone del paese. La femmina del piccolo essere, dopo essere stata fecondata, scava dei cunicoli sotto la cute e "cammina" per pochi millimetri (per noi umani, per loro sono distanze enormi), determinando uno dei segni più tipici della malattia. L'animaletto è praticamente invisibile, ecco, stiamo raggiungendo dimensioni già interessanti.
Acaro della scabbia


Acaro della scabbia in microscopia elettronica

 L'acaro della scabbia non è il solo parassita che si diverte a camminarci sottopelle, anche la "larva migrans" fa la stessa cosa e dopo il contagio, avvenuto in genere in zone dove la malattia è endemica, il piccolo verme comincia a trascinarsi sotto la nostra cute passando da un punto all'altro della zona infestata. Si tratta della piccolissima larva di anchilostoma, parassita frequente nei paesi tropicali, un vero e proprio "mostro" dotato di una bocca con "denti" aguzzi che penetrano nella carne dell'involontario umano parassitato.

Particolare della testa di Anchilostoma, notare il "rostro" buccale

Anchilostoma

Ma c'è qualcosa che farà rabbrividire chi ha la fobia degli insetti (state rivalutando i ragni eh?) e chi ha già abbandonato la pagina per lo schifo. Se pidocchi, pulci e zecche possono colpire casualmente chiunque ma non per forza qualsiasi essere umano, esiste un tipo di parassita che tutti noi abbiamo attorno. Ci circonda, dorme con noi, percorre il nostro corpo di notte, lo respiriamo e ne siamo pieni, noi come i nostri vestiti, le lenzuola e le coperte. E' un mostro irresistibilmente amante dell'uomo, anzi delle sue "scorie". Questo:


Sono gli acari della polvere, inoffensivi in linea generale, possono generare dermatiti, allergie e riniti per via dell'enorme mole di detriti che lasciano al loro passaggio. Puliscono ciò che noi con il nostro corpo lasciamo in giro ma producono una tale quantità di residui che ne siamo letteralmente avvolti. Si possono trovare all'interno delle abitazioni come fuori, dovunque vi siano essere umani, infestano tappeti, mobili, stoviglie, pareti e suppellettili. Sono migliaia, dovunque, anche adesso.
Non siamo soli quindi, nemmeno quando siamo soli.

Propionobatteri che ricoprono la pelle

Batteri (stafilococchi) che circondano un pelo cutaneo

Perché se poi scendiamo a dimensioni ancora minori siamo letteralmente tappezzati di batteri, milioni, in qualsiasi angolo della nostra pelle e del nostro corpo. Inutile lavarsi, insaponarsi, disinfettarsi, dopo pochi secondi saremo di nuovo invasi da muffe, funghi, batteri e colonie in continua trasformazione. Abbiamo 10 volte più batteri nel nostro corpo di quante siano tutte le cellule che ci compongono. Non è fantastico?
Nelle zone più ricche di sebo della cute si annidano i propionobatteri, spesso inoffensivi, possono essere causa di problemi dermatologici come l'acne (che però ha raramente origine batterica, soprattutto nelle donne) o gli stafilococchi, causa frequente di dermatiti, tipici nelle zone umide i corinebatteri (che possono causare addirittura ulcerazioni cutanee), infine i proteo- ed i flavobatteri, tipici delle zone secche. Queste ultime hanno in genere minor presenza di "ospiti" rispetto alle zone umide.

Stafilococchi al microscopio
Stafilococco aureo, tipicamente presente a livello nasale
Proprio per la loro presenza e per il numero, il metodo migliore per eliminarli dalla cute (al contrario di quello che si pensa) non è "disinfettarla" (opera complicatissima, non esiste punto della cute che si possa rendere "sterile" per più di pochi secondi in condizioni "normali") ma cercare di eliminare meccanicamente (in parole povere "strofinando") i batteri dalla pelle. E' più importante strofinare bene le mani che riempirle di sapone.
Il problema è che questa pulizia dura poco. Il fatto stesso che viviamo, respiriamo, abbiamo contatti con tutto ciò che ci circonda ci riempie di altre forme di vita, ancora più evidenti se andiamo a guardare gli oggetti che tocchiamo.

Un fungo cresciuto su un telefono cellulare

Ma per concludere questo allucinante viaggio tra gli esseri viventi che infestano il nostro corpo, torniamo alle dimensioni (relativamente) più grandi. Non posso dire che si chiude in bellezza, perché quando si parla di "nematodi" (ovvero una famiglia di vermi alla quale appartiene il genere filaria), tutto può essere difficile da sopportare. Questi piccolissimi vermi possono infestare l'uomo in diversi distretti, sia interni che esterni. Muscoli, intestino, cute, organi interni e persino l'occhio. Il cosiddetto "eyeball worm" o "verme Loa Loa", è un tipo di filaria che infesta alcune zone paludose del mondo (trasmesso dalla puntura di una mosca). Il verme migra nei suoi vari stadi di sviluppo e può portarsi fino all'occhio. Prurito, fastidio, dolore e persino cecità, queste sono le conseguenze dell'infezione da filaria oculare. In letteratura sono descritti vari casi di rimozione chirurgica del "verme", atto che non può lasciare indifferenti. Per questo e visto che siamo alla fine del viaggio, ecco il "botto" finale, un piccolo animale che sta per essere estratto dall'occhio di un infettato (vi avevo avvertito, se siete impressionabili, andate via!):


Non è l'unico ospite "inusuale" della nostra pelle, esistono anche casi, molto rari ma possibili, di infestazione da larve, uova, anche di insetti che normalmente non colonizzano l'uomo ma che per "un caso" lo usano come "incubatrice". Un classico sono le larve di mosca, sono descritti infatti casi di deposizione di uova di mosca in cavità presenti nella nostra cute con conseguenti disturbi che possono essere lievi (prurito, rossore) o gravi (sinusite, dolori, infezioni). Basta, ho approfittato troppo del vostro coraggio, ma non sto parlando di fantascienza o fatti inventati, è tutto intorno a noi (cit.), limitiamoci ai parassiti che hanno la cute come principale porta d'ingresso, risparmio tutti dai vari vermi che possono infestare l'intestino, sarebbe troppo, lo capisco, ma ora abbiate il coraggio di dirmi che avete paura degli scarafaggi...
;)

Alla prossima.


NOTA di servizio: mi scuso con chi mi contatta via mail ma ricevo una quantità di messaggi difficilmente smaltibile. Leggo tutto ciò che mi arriva ma spesso non riesco a rispondere, nemmeno in maniera veloce. Sperando nella vostra comprensione, ringrazio in ogni caso per i messaggi che mi inviate.
martedì 7 maggio 2013

La tragica coerenza di un naturopata

Credo sia una domanda che si pongono in tanti: ma chi vende medicine alternative ci crede fino in fondo o è mosso solo da interesse personale?
Come sempre la verità sta nel mezzo. Il mondo dell'alternativo è molto variegato, se qualcuno è un semplice venditore di illusioni, altri sono pervasi da una sorta di "fuoco sacro" che li porta a credere ciecamente a quello che fanno fino a vedere, anche dove non ci sono, risultati, miglioramenti ed efficacia, in una sorta di "possessione" che non si risolve mai. Poi esiste (e non è poco rappresentata) la categoria dei mitomani. Sono quelli che in relativa buonafede (relativa perché utilizzano qualsiasi mezzo pur di darsi ragione) spacciano per efficace una loro "invenzione" che invece ha mostrato di non funzionare. Se l'"invasato" (colui cioè che ci crede veramente) è in genere un ingenuo che davvero è convinto di avere "poteri magici", di risolvere i problemi di salute degli altri e di aver scoperto mezzi che nessuno ha mai utilizzato, il mitomane è al contrario una persona con una forte personalità, un carattere deciso, determinato, sa benissimo che i suoi pazienti sono letteralmente plagiati dalla sua personalità e quindi sfrutta a suo vantaggio questa venerazione che resta immutata anche di fronte ad evidenti insuccessi ed incidenti. Il mitomane ha tratti spesso vicini (quando non chiaramente evidenti) alla psicosi, ricorre a temi "mondiali" (religiosi, politici, sociali) per dipingersi come un "leader" alla guida del suo popolo della malattia che combatte contro il nemico potente e subdolo (in questo caso rappresentato dalla medicina) e sono frequenti i casi di vera e propria patologia mentale, tra delirio di onnipotenza e megalomania. L'esigenza di creare un "nemico" è vitale per il guaritore che vuole crearsi un gruppo di fedeli: il leader della "crociata" non avrebbe ragione di esistere se non ci fosse nulla da combattere, creando un oppositore invece, il gruppo dell'alternativo si chiude, si rinforza e non fa un passo che non sia approvato dal leader, criticano la scienza come fosse un nemico da sconfiggere ma affermano che le loro teorie sono scientifiche, in pratica affermano di aver inventato una nuova scienza, personale (che però abbandonano quando è in gioco la loro salute).

Il venditore di illusioni invece è perfettamente cosciente di vendere sciocchezze ma conosce i punti deboli della massa, sa usare le parole giuste, ha un vero e proprio "ufficio marketing" ed utilizza qualsiasi mezzo lecito o meno per pubblicizzare la sua attività, è un commerciante, mentre ogni suo "paziente" diventa un manifesto pubblicitario ed ogni scusa è buona per acquisire nuovi clienti.
Non stupirà a questo punto ricordare come alcuni dei più noti "alternativi" pur consigliando ai loro pazienti di non sottoporsi a cure mediche per seguire i loro consigli, quando hanno avuto bisogno di cure per un loro problema di salute si sono rivolti ciecamente e senza esitazione alla medicina standard. Noto il caso di Hamer, ex medico distrutto psicologicamente dalla tragica morte del figlio, che dopo la tragedia ha iniziato a diffondere una sua "disciplina" medica inventata di sana pianta e con chiari tratti di settarismo e delirio. Hamer, affetto da tumore, si sottopose ad intervento chirurgico e chemioterapia guarendo. Un caso simile è quello di Hulda Clark, biologa americana secondo la quale i tumori erano frutto di infezioni di "parassiti" che erano curate con energia elettrica e diete molto dure. Quando fu il suo turno, dopo un maldestro tentativo di nascondere la realtà ai suoi seguaci, non esitò a ricoverarsi in ospedale ma troppo tardi, cosa che fece anche Hoxsey, guaritore americano protagonista di un'aggressiva campagna contro la medicina "del sistema" che però, quando fu colpito da tumore prostatico, non esitò ad utilizzare guarendo.
Questo succede anche tra i "piccoli imbonitori" di internet i quali si dipingono un'immagine di agguerriti nemici della medicina ma che corrono al pronto soccorso al primo disturbo.

Infine i più "estremi". Realmente convinti che sia solo la loro "intuizione" a rappresentare la cura per tutti i mali, arrivano a ridursi in condizioni di salute e di vita complicate, anche molto gravi pur di non rivolgersi alla medicina, come in una sorta di questione di principio ed anche questo rappresenta uno stato al limite della patologia mentale: queste persone vivono un loro mondo ideale e che non accetta la malattia, che non riconosce nessuna autorità e che ritiene che il "segreto" della vita sia un fatto personale e non un'ovvietà universale. La loro preparazione naturalmente è inesistente ed è basata sulla lettura di pagine internet, libri, dall'errata interpretazione di fonti mediche, da condizionamenti e da convinzioni personali. Se un medico lavorasse così compirebbe una strage, il "naturopata" non se ne rende nemmeno conto.
Un noto "naturopata" italiano, si vantava nei giorni scorsi del fatto che alla moglie, dopo una dieta "particolare", fossero tornate le mestruazioni a 70 anni. Descrive il fatto come un "successo". Per un medico questo sarebbe un grave segnale d'allarme ma il naturopata non lo ritiene tale e ne parla con entusiasmo. E' questo il segno di profonda ignoranza, il risultato di "studi" su Google, il succo di infinite letture su internet: non ci si può occupare di salute avendo letto l'indice dei motori di ricerca, non è semplicemente da irresponsabili è veramente pericoloso.
Quando si pensa ad un guaritore alternativo si descrive quasi sempre un freddo e determinato avvoltoio che pensa solo al male del prossimo ma non è sempre così, c'è chi è "coerente" con le proprie convinzioni tanto da applicare sulla propria persona e sui propri cari, le proprie idee. Il problema è che quando si parla di "energie" e "natura" per evadere dalla quotidianità o per trattare malattie banali o psicosomatiche, tutto è permesso, quando si pensa che le "energie" o la "natura" possano risolvere problemi seri, ecco che spesso accade il dramma.
Uno di questi casi è abbastanza noto, si tratta di una storia, triste e drammatica, ma che può far capire come esista gente che di fronte ad un'immagine colta, raffinata, intelligente, sia al contrario piena di lacune, ingenuità e disposta a gesti inconsulti pur di non tradire le proprie convinzioni, anche sulla propria pelle. Mi ripeto: ognuno è (fortunatamente) libero di pensare, credere e praticare ciò che gli piace di più (nei limiti della legge, naturalmente), ma quando questo condiziona le libertà degli altri o mette in pericolo la salute o il benessere del prossimo, no, non può.
Max Tomlinson, è un noto "naturopata" (titolo che in Italia non esiste mentre in alcuni stati è regolamentato), omeopata e nutrizionista, diventato famoso perché cura alcune pagine in quotidiani inglesi. Tomlinson è particolarmente legato a temi quali "l'olismo", le "energie positive" e la forza di volontà ed appare spesso come "nutrizionista" di personaggi famosi, è intervistato su temi legati alla salute, scrive per il Sunday Times ed è stato definito "il più importante naturopata inglese", promuove e prescrive l'omeopatia, prescrive diete e sostiene che la natura è sempre provvida e non sbaglia mai.
Quale momento è più naturale del parto?
Filipa, la moglie di Max è in gravidanza e suo marito fa di tutto per convincerla a partorire a casa. Ricordo che il parto a casa (ovvero partorire senza recarsi in ospedale, generalmente assistiti da un'ostetrica), presenta un lieve rischio di complicanze superiore al parto "canonico" (oggi) in ospedale. Il problema è essenzialmente statistico (e si può estendere anche ad altri ambiti della medicina): se tutto va bene si può partorire anche in mezzo alla strada. Il problema sorge quando va male qualcosa, sorge una complicanza, cosa sempre possibile anche in un parto, evento fisiologico e naturale. In quel caso trovarsi in ospedale fa la differenza tra poter provare a rimediare o non fare nulla e quando non si fa nulla in presenza di una complicanza la natura non perdona, è un problema serio.

Il naturopata Max Tomlinson
Filipa, nonostante qualche suo dubbio, acconsente al parto in casa, per il marito il "parto omeopatico" (lui lo definisce così) è sicuro, naturale e senza pericoli.
Nelle ultime settimane però alcuni esami mostrano un peggioramento di alcune funzioni fisiologiche e a 35 settimane di gravidanza (vicino al termine quindi), i medici diagnosticano una "colestasi gravidica", ovvero un problema epatico che riflette il decadimento di altri parametri che in gravidanza, ma anche normalmente, sono fondamentali per la salute, tanto che in questi casi bisogna accelerare il travaglio di parto o ricorrere addirittura al taglio cesareo perché vi è un aumento del rischio di sofferenza fetale.
Ecco che entrano in gioco termini che l'ignoranza scientifica trasforma in terribili nemici da evitare: linee guida, statistiche, protocolli.
Secondo le statistiche, le donne in gravidanza con questa patologia hanno un rischio significativo di varie complicanze, tra le quali la morte fetale e la sofferenza fetale durante il travaglio. Sempre statisticamente è molto meno rischioso accelerare i tempi del parto che attendere. Per questo le linee guida internazionali consigliano alle donne con questo problema, un parto anticipato: indotto (ovvero somministrando delle sostanze che accelerano la comparsa del travaglio di parto) o addirittura un taglio cesareo quando la situazione è più grave.
Si è giunti a questa conclusione dopo anni di studi, comparazioni, considerazioni, le linee guida che ne seguono non sono un'"opinione" personale o un caso ma sono il risultato di tutto questo. Il "freddo" protocollo terapeutico serve proprio ad offrire l'opzione migliore tra le altre. Le procedure mediche tanto detestate dai "naturali ad ogni costo", non sono frutto di opinioni personali o invenzioni estemporanee ma il risultato filtrato, controllato e confermato di decenni di prove: la migliore garanzia di successo, ma se anche la garanzia statistica può fallire, quanto danno potrà fare un'opinione personale non suffragata da dati attendibili?

Così e proprio questa è la proposta dei medici che incontrano la coppia: indurre artificialmente il travaglio di parto un paio di settimane dopo, procedura frequente e che si decide quando il parto espone a meno rischi rispetto ad una condotta di attesa.
La coppia rifiuta ed opta per il parto "naturale" a casa, assistito da un'"ostetrica omeopata", così Max e Filipa tornano a casa e l'uomo somministra alla moglie delle erbe che stimolano il "travaglio naturale".
"Rischiavo di rompere il nostro sogno, volevamo che nostro figlio nascesse in un ambiente calmo, naturale ed in famiglia e non in mezzo ai macchinari ed alla confusione dell'ospedale".
Ecco l'errore mentale di Max e di molti fanatici della "naturopatia": un intervento umano che "rompe" l'ordine delle cose è visto come un'invasione, un trauma inopportuno ed inutile, anzi, dannoso. Non è così, "l'invasione" umana in un evento naturale come il parto o una malattia, è semplicemente il frutto del progresso che ci permette di sistemare quello che la natura crea spontaneamente e che non è per forza "benefico". Ma Max, coerentemente alle sue credenze (evidentemente frutto di ignoranza ed impreparazione, nonostante sia considerato un "grande e noto naturopata"), non ci crede.

Neanche a farlo apposta, passano solo 5 ore ed il travaglio inizia naturalmente, tutto sembra dare ragione al "naturopata" ma dopo qualche ora tutto si ferma, la dilatazione del collo uterino raggiunge i 5 centimetri (fisiologicamente siamo a "metà strada", la dilatazione completa per il parto è di 10 centimetri) e le contrazioni scompaiono, passano ben 10 ore di ulteriore attesa, la situazione è grave e, nonostante la dilatazione sia progredita, non va come dovrebbe andare, la condizione della madre inoltre, espone il nascituro a rischi non indifferenti.
Solo a quel punto la coppia e l'ostetrica omeopata decidono di recarsi in ospedale (anche se non dicono ai medici ciò che era successo e che erano passate già 15 ore di travaglio, ben al di sopra dei limiti fisiologici, senza dimenticare la patologia della donna). Ma più di 17 ore di travaglio sono state fatali e Jaspar, questo il nome del figlio della coppia, sta male, ha sofferto e nasce con una paralisi cerebrale che gli provoca un gravissimo stato generale, convulsioni e la necessità di ricoveri continui. Un dramma evitabile ma non impedito solo per una questione di principio e di false convinzioni. La descrizione che il naturopata fa del figlio alla nascita è terribile e la risparmio, pensate che parla di "buchi nel cranio" e che il bambino sembrava fosse stato picchiato...la sostanza è che Jaspar, oggi un bambino, non cammina ed ha importanti problemi neurologici.

"Eravamo pronti per l'omeopatia ma non per le emergenze", dice il naturopata dichiarandosi distrutto e con un terribile senso di colpa: "rivolgetevi sempre ad un'ostetrica qualificata o ad un medico", raccomanda ai genitori che leggono i suoi articoli. "Ho un senso di colpa fortissimo perché pensavo che il parto a casa fosse l'opzione migliore per noi, se non fosse stato per me mio figlio sarebbe nato sano". La disperazione del padre è comprensibile.
Oltre il danno la beffa. Anche se Max non ha abbandonato le "terapie naturali" (e tuttora pratica e consiglia anche rimedi non scientifici) ricorda come prima dell'incidente sconsigliasse fermamente a tutti i suoi pazienti di  assumere farmaci: "ero terrorizzato dai loro effetti collaterali ed a lungo termine", ora suo figlio Jaspar deve assumere decine di farmaci, soprattutto anticonvulsivanti e trattamenti che lo hanno costretto a chiedere un prestito finanziario ed organizzare una raccolta fondi, senza le medicine non sopravviverebbe e mantenere le esigenze del bambino ha ridotto Max quasi sul lastrico (costringendolo a scelte anche professionali molto discutibili che hanno ridotto notevolmente la sua credibilità). L'idea del "naturale ad ogni costo" è così crollata davanti ad una tragedia. Persino l'allattamento fu impossibile ed il bambino doveva essere alimentato tramite sondino.
"Spero che questo mi serva da lezione".

Jaspar è sopravvissuto ma ha pagato con un prezzo altissimo la superficialità di suo padre che con rimorso ora avverte tutti dei pericoli del "fai da te". Ha capito anche che la natura non è "comprensiva" o "buona" come certi "alternativi" pensano, è assolutamente indifferente ai nostri desideri e le malattie, i virus, la morte, sono tutti naturali, i veleni anche. L'uomo è riuscito con il progresso a controllare e sconfiggere il male e la sofferenza, anche questo è naturale, è progresso, evoluzione, siamo il miglior risultato che possa aver dato la natura ed è il rifiuto del progresso ad essere contro natura.
Max e Filipa hanno avuto un'altra bambina nel 2004, il parto è avvenuto in ospedale.

La storia è un triste episodio come tanti altri ma ciò che emerge è che qualcuno non riesce a capire che se esistono quei "macchinari", se esiste la scienza, il progresso o si realizzano esperimenti o studi, è proprio per controllare il corso della natura, quasi sempre benigno ma che può riservare sorprese inaspettate e tragiche.

Alla prossima.
lunedì 29 aprile 2013

Trapianti, la vita dalla morte: la storia (1)

Una delle frontiere della ricerca medica più prestigiose ed incredibili è stata la possibilità di poter effettuare un trapianto d'organo: trasferire un organo dal corpo di un individuo ad un altro fino a pochi decenni fa era semplice fantascienza.
Questa possibilità è stata raggiunta con incredibili difficoltà di varia natura e la storia che ha permesso di rendere reale il sogno di tanti scienziati è ricca di fascino ed anche di particolari curiosi e misteriosi. Trapiantare un organo in chi ne ha bisogno rappresenta spesso l'unica speranza di vita per certi tipi di malattia: un fegato, un rene o un cuore che non funzionano più, potrebbero portare alla morte del corpo che li ospita e questo può accadere in brevissimo tempo, sostituire quindi l'organo ormai non funzionante con uno sano, è più di una speranza, è vita, il bene più prezioso che abbiamo.
Se chi dona un organo è visto come un eroe e simbolo di altruismo e solidarietà, raramente è analizzata la figura di chi quell'organo lo riceve, il suo stato d'animo, le sue speranze, felicità, paure e spesso sensi di colpa.
Sì, in chi beneficia di un organo donato è frequente una sorta di "senso di colpa" per aver ottenuto la vita grazie ad una morte. La gioia di poter vivere ancora la propria vita si mescola spesso a sentimenti delicati, difficili da descrivere e duri da raccontare. Probabilmente è comprensibile, ma non possiamo mai capire profondamente ciò che prova chi vive questa esperienza e per questo, da ogni punto si guardi questo tipo di avvenimento, si tratta sempre di eventi che toccano profondamente l'essere umano e che condizionano l'individuo molto intimamente.
Per questo reputo assolutamente vergognose e distruttive certe campagne che ogni tanto fanno capolino nei giornali o in pagine web. In particolare, nel nostro paese, esiste un'associazione che già dal nome mostra insensibilità assoluta e che, come spesso accade, utilizza metodi e termini a sproposito mostrando come unico interesse quello di far prevalere le proprie ragioni ideologiche scavalcando quelle degli altri con argomenti populistici, emotivi e molte volte costruiti ad arte.
Quello che scrivo non sarà quindi una risposta a chi strumentalizza le tragedie delle persone ma l'ennesima spiegazione sui fatti, leggi e dati che ognuno di noi ha il dovere di conoscere, in modo da poter decidere con consapevolezza, coscienza e cultura, perché come ripeto sempre, solo la conoscenza è vera libertà.

L'argomento è molto complesso e delicato e sono costretto a dividerlo in due parti. In questa prima parte racconterò come si è arrivati alla realtà dei trapianti, nella prossima parlerò delle leggi che regolano questi procedimenti e dei miti più comuni che li accompagnano. Cercherò come al solito di spiegarmi in maniera semplice ed eviterò per quanto possibile di utilizzare termini, immagini o fatti che possono impressionare chi legge.

Il trapianto d'organo, la storia.

La storia dei trapianti d'organo è molto complessa. Si trattò del sogno di centinaia di scienziati, l'idea "proibita" di medici, fisiologi ed anatomisti: trapiantare un organo da un individuo all'altro sembrava una possibilità semplice e concreta (in fondo bastava "inserire" un organo al posto giusto) che però si scontrava con innumerevoli ostacoli che negli anni della medicina pionieristica erano insormontabili. La rincorsa al trapianto di organo negli essere umani ebbe inizio agli esordi della medicina moderna, attorno al 1900.
Cercando di andare schematicamente, forse l'ostacolo più grande era rappresentato dal cosiddetto "rigetto".
Il fenomeno del rigetto, è in parole povere la risposta normale dell'organismo che riceve il trapianto all'arrivo del "nuovo" organo. Si tratta di cellule estranee, di un tessuto "alieno" che non è riconosciuto dall'organismo del ricevente che quindi attua una serie di meccanismi che lo proteggono da quella "invasione". Questi meccanismi sono molto potenti e possono causare tutta una serie di fenomeni (fino alla "morte" dell'organo trapiantato) sia immediatamente dopo l'intervento (anche pochi secondi dopo) che successivamente, anche a mesi di distanza. Questo fenomeno si può prevenire o ridurre in diversi modi. Il primo è quello di trovare due individui (il donatore ed il ricevente) "compatibili". Avendo in comune alcune caratteristiche (legate soprattutto al sistema immunitario), il rischio di rigetto è molto più ridotto rispetto al trapianto tra individui non compatibili. Un altro modo per ridurre il rischio di rigetto è quello di ricorrere a farmaci di tipo "immunosoppressore", ovvero che diminuiscono l'azione degli anticorpi nei confronti del "nuovo organo".
Superato il rischio di rigetto vi è quello tecnico, ovvero la corretta esecuzione del trapianto, a volte molto complicata. Basti pensare che bisogna necessariamente assicurare all'organo trapiantato sia l'afflusso di sangue che di impulsi del sistema nervoso e per ottenere questo è importante "collegare" il nuovo organo a tutti i vasi sanguigni che gli assicurano l'ossigenazione, pena la sua distruzione. Il tipo di intervento quindi è delicatissimo, molto difficoltoso e richiede una precisione maniacale. Fondamentali a questo punto sono le condizioni dell'organo trapiantato, più ha subìto danni nel suo "percorso" tra donatore e ricevente, meno saranno le possibilità di "attecchimento" e di funzionamento.
Come si può capire quindi si tratta di uno dei procedimenti chirurgici più delicati e difficili esistenti in medicina.

Come si arrivò a trapiantare un organo

La storia dei trapianti d'organo è quasi un romanzo.
Se già ad inizio 1900 (ma sicuramente il "sogno" esisteva da tempo) i medici progettavano di poter sostituire gli organi ammalati, l'idea diventò fonte di studi solo dopo qualche anno. La possibilità di trapiantare organi restò una chimera per secoli e la maggioranza dei tentativi effettuati prima del 1900 fallivano già nella fase chirurgica (tecnicamente nell'atto materiale di impiantare un organo di un donatore), era così "prodigiosa" questa possibilità da essere considerata un "miracolo", si pensi alla leggenda dei santi Cosma e Damiano che compirono il "miracolo" di trapiantare una gamba su un uomo. L'aspetto tecnico diventò presto secondario (nel 1902 i primi trapianti sugli animali riuscivano tecnicamente ma fallivano successivamente per rigetto). Trapianti documentati prima del 1900 ne esistono pochissimi e tutti dubbi perché mischiano storia e leggenda, si parla ad esempio di alcuni trapianti ossei e dentali o di innesti cutanei eseguiti sull'uomo a partire da tessuti animali (da Giuseppe Baronio nel 1801), nel 1850 si effettuarono trapianti cutanei ben documentati in alcuni ospedali inglesi mentre tantissimi erano gli insuccessi e le complicazioni infettive e letali. Nonostante i primi successi comunque il trapianto di organo era ancora in una fase pioneristica e del tutto incontrollata. Fu Alexis Carrel (che per questo vinse il premio Nobel per la medicina nel 1912) che inventò una tecnica per collegare tra loro i vasi sanguigni tra organo trapiantato e corpo umano e questo, assieme all'avvento della moderna anestesia e della riduzione delle infezioni postoperatorie trasformò la possibilità di trapianto da improbabile fantasia a realtà efficace. Nel 1933, dall'ucraino Voronoy, fu eseguito il primo trapianto di rene su essere umano: tecnicamente riuscito, la paziente sopravvisse però solo 4 giorni soccombendo sempre per il fenomeno del rigetto che continuava a restare sconosciuto alla medicina dell'epoca anche se cominciava a farsi strada il sospetto che tutto risiedesse nei meccanismi immunologici. Gli esperimenti continuavano ad alternare successi ad insuccessi, fu solo nel 1946 che Demikhov riuscì nel primo trapianto cardiopolmonare in un cane, riuscito e che gettava le basi per i tentativi nell'uomo, la tecnica del chirurgo russo, migliorata in seguito, fu quella che permise il primo trapianto cardiaco sull'uomo, molti anni più tardi.
Nel 1954 fu effettuato un trapianto (a Boston) tra due gemelli: perfettamente riuscito, l'"identità" genetica dei due individui diede ancora più impulso alla teoria immunologica quale causa del rigetto e nel 1962 fu ottenuto il successo in un trapianto tra due individui differenti geneticamente applicando diversi metodi di "soppressione immunitaria" (come le radiazioni ed alcuni farmaci).

Così si arrivò al miglioramento delle conoscenze dei meccanismi di immunologia ed ematologia e negli anni si assistette ad un graduale aumento degli esperimenti sugli animali, ma solo dopo il 1960 si annunciarono i primi successi reali: fu un passo spettacolare, ricordato come fantastico progresso dell'ingegno e della medicina, i medici che trapiantavano diventarono presto dei veri e propri "miti" che causarono addirittura l'aumento delle iscrizioni nelle facoltà mediche, solo la fantascienza aveva osato quello che invece stava avvenendo realmente in alcune sale operatorie. Ma se la possibilità tecnica di eseguire un trapianto sembrava ormai risolvibile, erano ancora lontani i rimedi per evitare sensibilmente il rigetto e le complicazioni, così i primi individui trapiantati sopravvivevano pochi mesi quando non pochi giorni, anche questi comunque erano considerati un successo, vista la difficoltà dell'impresa. Nel 1963 dopo numerosi tentativi infruttuosi, un chirurgo statunitense ottenne una sopravvivenza di 22 giorni in un paziente sottoposto a trapianto di fegato, mentre per il trapianto cardiaco la strada era ancora ricca di ostacoli: se riuscirono tecnicamente alcuni trapianti, non si riusciva a rendere "funzionante" un cuore trapiantato, fino ad allora servivano dei macchinari esterni e voluminosi che permettevano al cuore di fare il suo lavoro e nonostante tutto i pazienti morivano lo stesso dopo pochi giorni.
Nel 1965 esistevano 672 trapiantati di rene in tutto il mondo, era una corsa contro il tempo che anche i media seguivano con interesse, erano gli anni delle grandi scoperte scientifiche, dei primi collegamenti tra comunità distanti tra loro e dei mezzi di comunicazione che diffondevano le scoperte scientifiche più entusiasmanti e fu in questo contesto che nel 1967 Christian Barnard eseguì (non senza polemiche, chi fosse interessato legga la storia del primo trapianto di Barnard, è avvincente ed a tratti misteriosa) il primo trapianto cardiaco al mondo con successo. Il 3 dicembre 1967 è realizzato il primo trapianto di cuore da uomo a uomo, ne beneficia Louis Washkansky, diabetico e cardiopatico, che riceve il cuore della 22enne Denise Darvall, deceduta in un incidente stradale. Il paziente trapiantato vive 18 giorni ma per la prima volta si parla di un uomo sopravvissuto ad un trapianto cardiaco da uomo ad uomo e con cuore del tutto "integrato" nel suo organismo (e non stimolato da macchinari esterni). Questo episodio è considerato una delle colonne della medicina moderna.

Louis Washkansky, primo trapiantato di cuore vivente, al mondo


Christian Barnard, sudafricano, autore del primo trapianto cardiaco riuscito


Denise Darvall, la donatrice del primo cuore trapiantato con successo

Il chirurgo, grazie anche ai mass media, divenne in breve il simbolo della medicina e delle sue capacità, nel mondo il suo nome era sinonimo di vittoria sulla malattia ed in ogni nazione nascevano decine di "piccoli Barnard", alcuni più interessati alla fama che al progresso medico (successe anche in Italia...), eroi spesso creati dalla TV o dai giornali. In seguito Barnard sfruttò il suo personaggio in maniera discutibile diventando in breve un argomento dei giornali da gossip (nel 1991 la sua visita in Italia in occasione di un congresso di cardiologia fu l'argomento del giorno in tutti i giornali), trattati da dei ed inseguiti per le vie delle capitali europee. Nel mondo il fermento era palpabile, tutti volevano sapere, conoscere e realizzare correttamente un trapianto cardiaco, se infatti le tecniche chirurgiche avevano permesso ormai altri tipi di trapianto, quello cardiaco rappresentava "il" trapianto per eccellenza, culturalmente, infatti, trapiantare il cuore aveva un significato anche simbolico e particolare. In realtà i primi successi erano ancora molto distanti da ciò che si può definire davvero una conquista medica ma i mass media e la voglia di "scoop" cavalcarono gli entusiasmi della gente. I pochi giorni di sopravvivenza da trapianto cardiaco furono superati alcuni anni dopo, non solo con l'affinamento delle tecniche ma anche con la scoperta di nuovi farmaci immunosoppressori.
Da quel momento in poi la possibilità di trapianto di organo quindi non era più fantasia ma possibilità reale ed i successi erano sempre più frequenti. Anche la sopravvivenza dei pazienti, inizialmente bassissima e ricca di complicanze, con il tempo diventò un fatto secondario perché ormai accettabile: si passò dai pochi giorni dell'epoca pionieristica agli anni ed infine ai decenni di oggi. Nonostante resti un tipo di chirurgia raffinata, complicata e faticosa, la trapiantologia è una realtà ormai diffusa nel mondo e del tutto affidabile, si pensi anche al fatto che negli anni '80 erano pochissimi i medici capaci di eseguire un trapianto ed i pazienti erano costretti a spostamenti lunghi, faticosi e costosi (a questo servivano le numerose "collette" che reclamizzavano i giornali del nostro paese), fino a quando qualche medico italiano non portò anche da noi questa possibilità che così si diffuse dovunque. Pensate un po': in Italia il primo trapianto di cuore avvenne il 14 novembre 1985 ad opera di Vincenzo Gallucci, cardiochirugo ferrarese, in un intervento di 7 ore su un uomo che sopravvisse per ulteriori 7 anni.
Questo portò alla necessità di regole e leggi che spesso toccano anche l'etica e la sensibilità personale e l'argomento è talmente delicato e complesso che merita una trattazione a parte. Di questo parlerò la prossima volta.
La storia dei trapianti comunque è un capitolo affascinante del progresso umano, per molte persone non vi è altra possibilità di vita se non quella di ricevere un organo in dono e nello stesso tempo l'atto del donare è una delle azioni più altruiste e delicate che possa compiere un individuo, per questo, comunque si legga questa storia, è sicuramente indice che noi uomini siamo capaci di grandi cattiverie ma anche di gesti enormemente amorevoli. Tutti dobbiamo un grazie a Denise (la prima donatrice), a Louis (il primo ricevente), a Christian (il primo chirurgo), noi italiani al prof. Gallucci, morto nel 1991 in un incidente ritornando dal lavoro ed a tutti quelli che li hanno preceduti nella lunga corsa alla ricerca di un sogno. Ancora oggi ci sono tante persone che sognano un dono ed anche per loro bisogna continuare a lavorare per riuscire a realizzarlo.

Alla prossima.
lunedì 22 aprile 2013

La "piccola malattia": il morbillo

I bambini di oggi praticamente non conoscono le malattie infettive tipiche dell'infanzia. Sino a pochi anni fa erano talmente diffuse che esserne colpiti era considerato "normale", anzi, visto che alcune di esse potevano essere più pericolose se comparse in età adulta, esistevano famiglie che favorivano il contagio mettendo a contatto i bambini infetti con quelli che ancora non erano stati colpiti dalla malattia. Quasi tutte le malattie dell'infanzia causano la comparsa di piccole macchie sulla pelle (si chiama esàntema, da qui il temine "malattie esantematiche) accompagnate da altri sintomi (febbre, tosse, congiuntivite, malessere...), alcune invece causano altri disturbi localizzati in altre sedi. La comparsa dei vaccini ha reso queste malattie talmente rare che oggi vederne un caso è veramente difficile. Nonostante si tratti di malattie a "decorso benigno" (cioè in genere la loro comparsa non causa problemi gravi e non lascia sequele) in alcuni casi possono esserci complicazioni più o meno gravi ed in casi ancora più rari le complicazioni possono essere gravissime quando non letali. Un altro aspetto di questo tipo di malattie è che il loro decorso (per alcune di esse, come la pertosse) è particolarmente violento e preoccupante: febbre altissima, tosse incontenibile, stato soporoso, tutti sintomi che allarmano i genitori ed inducono paura e stress. Chi ha avuto la pertosse, chieda ai genitori il terrore nel vedere il proprio figlio letteralmente soffocare ed emettere colpi di tosse strazianti.

Come detto però, oggi si tratta di eventi piuttosto rari, anche in Italia la percentuale di vaccinati è molto alta e questo consente di controllare i casi conclamati di malattia.
Pochi giorni fa però, la notizia che in Galles, è iniziata, prima in sordina ma poi, come avviene per tutte le malattie virali, sempre più diffusa, un'epidemia di morbillo. L'aspetto "sociale" di questa vicenda dovrebbe far riflettere tutte le famiglie che hanno paura della vaccinazione. In Galles infatti, sono stati presi d'assalto gli ambulatori, con code infinite per ricevere la protezione dalla malattia. Tutte le famiglie che per paura (non dimentichiamo che l'Inghilterra è stata la prima nazione colpita dalla famosa frode del nesso vaccini-autismo propagandata dall'ormai ex medico Andrew Wakefield, tanto che il basso livello di vaccinazione in certe regioni inglesi è chiamato "Wakefield effect") non avevano vaccinato i propri figli ora si precipitano negli ospedali per farli vaccinare. Non solo quindi hanno messo a repentaglio la salute dei figli, ma può capitare che la vaccinazione "tardiva" non protegga più i bambini (potrebbero ricevere la protezione quando ormai il contagio è avvenuto). Un altro aspetto poco conosciuto del problema (e che è emerso in Galles) è che alcuni individui (bambini immunodepressi, che sono sottoposti a chemioterapia, che hanno allergie a componenti del vaccino) non possono vaccinarsi e sono quindi ad alto rischio di contrarre la malattia. Chi non si vaccina quindi, non fa solo una scelta personale ma condiziona anche la vita del prossimo.
Attualmente i casi in Galles sfiorano i 900 con un decesso di un uomo affetto da morbillo confermato (anche se è da confermare la causa del decesso).

L'altro aspetto di questa vicenda è il ritorno di malattie considerate quasi "scomparse" (lo sapete che esistono pediatri che non hanno mai visto un caso di morbillo?). Questa quindi può essere l'occasione per raccontare cos'è il morbillo e cosa può causare. Per me un ripasso, per le famiglie una pagina di conoscenza utilissima.

Il morbillo (da "piccola malattia" per differenziarlo dalle "gravi malattie" come il vaiolo o la difterite), è una patologia causata da un virus della famiglia dei paramyxovirus, altamente contagioso e dalla sintomatologia importante. Prima della diffusione del vaccino a livello mondiale, si contavano (nel 2000) 548.000 decessi l'anno (soprattutto bambini sott i 5 anni), nel 2011 la mortalità si è ridotta a 158.000 casi in tutto il mondo. Il virus si contagia per via aerea (respirazione, contatto diretto) ed una persona non protetta dal vaccino a contatto di un contagiato ha il 90% di possibilità di contagiarsi a sua volta. Prima dello svilupparsi dei sintomi il virus resta in incubazione per circa 10 giorni per poi esplodere con i tipici sintomi della malattia che includono febbre (per circa 4 giorni, fino a 40°C), tosse, raffreddore, congiuntivite ("arrossamento degli occhi"), inappetenza e rash cutaneo (l'esàntema, ovvero la presenza di piccole macchie rosa-rosso su tutto il corpo), un segno particolare sono delle piccole macchie rossastre all'interno della bocca, sulla guancia, dette "macchie di Koplik". Proprio la comparsa di queste "macchie" spesso allarma i genitori che così capiscono che è il caso di consultare il pediatra che fa diagnosi della malattia che in ogni caso è abbastanza allarmante perché rende il bambino particolarmente debole e visibilmente sofferente. L'esàntema compare gradualmente prima nelle parti alte del corpo per poi ricoprire anche quelle inferiori, alla sua scomparsa seguirà il "percorso" opposto, scomparirà prima dalla testa e dal tronco ed infine dagli arti inferiori e può provocare prurito.
La malattia ha quasi sempre decorso benigno, anche se alcune forme possono essere particolarmente aggressive (soprattutto in soggetti con basse difese immunitarie) ma possono comparire delle complicazioni che sono più frequenti nei bambini molto piccoli e negli adulti. Le più frequenti sono le infezioni delle vie respiratorie (spesso dovute ad infezione batterica sovrapposta) e le encefaliti, temibili complicanze che si sviluppano in un caso su 1000 contagiati. Altre complicanze possono riguardare l'occhio o il canale uditivo con possibilità di aggravamento fino a seri problemi alla vista o all'udito.

Tipico esàntema da morbillo in viso

L'encefalite da morbillo ha una mortalità molto alta, circa il 15% ed anche chi la supera ha un alto rischio di avere sequele molto gravi (nel 30% circa dei casi), di tipo neurologico.
Non esiste terapia per il morbillo (come per la maggioranza delle malattie causate da virus) ma esiste la possibilità di prevenzione che si attua con il vaccino, in Italia non obbligatorio ma consigliato: la vaccinazione completa protegge per tutta la vita ed è efficace nel 99% dei casi, nel bilancio rischi/benefici, questo è enormemente a favore dei secondi: "in un caso su 1000 il morbillo si complica, In rari casi (3 ogni 10.000) i bambini possono avere reazioni moderate come convulsioni correlate alla febbre alta. In casi estremamente rari (da 0,2 a 0,4 ogni 10 mila ) si può avere una riduzione delle piastrine nel sangue che può causare temporanee piccole emorragie. Reazioni allergiche di tipo anafilattico con ipersensibilità e gonfiore della bocca, difficoltà del respiro, pressione bassa e shock sono del tutto eccezionali ( meno di 1 caso ogni milione di vaccinati)".
Una gravissima complicanza del morbillo può insorgere molti anni dopo il contagio (soprattutto in chi ha avuto la malattia in età precocissima, in un caso su 100.000), è la panencefalite subacuta sclerosante (PESS), altamente invalidante e non curabile. Al contrario di altre malattie come la rosolia, il morbillo contratto in gravidanza non rappresenta un grosso pericolo per il feto. Aumenta la possibilità di aborto spontaneo in caso di infezione nelle prime settimane di gestazione mentre, se il contagio avviene alla fine della gravidanza, è possibile che il neonato presenti sintomi di morbillo subito dopo la nascita, alcune malformazioni alla nascita sono state definite come sospette da infezione da morbillo contratta in gravidanza iniziale.

Il virus del morbillo


Per ottenere immunità quasi totale dalla malattia sono necessarie due vaccinazioni in totale.
Come detto non esistono terapie per sconfiggere la malattia ed in caso di contagio valgono gli stessi rimedi utili in caso di sindrome influenzale, utili per migliorare i sintomi: idratazione, riposo, antifebbrili. L'uso di antibiotici è controindicato, sono da utilizzare solo in caso di complicazioni (quelle respiratorie su tutte) e sotto stretto controllo medico.
L'organizzazione mondiale della sanità, considerando che questa malattia ancora oggi miete migliaia di vittime in tutto il mondo, si è prefissa l'obiettivo di eradicarla dal pianeta ma i tentativi non hanno avuto successo per vari motivi (anche per la difficoltà di raggiungere popolazioni isolate o molto povere). Gli sforzi continuano.
In Italia la malattia ha ancora dei piccoli focolai e sono descritte complicanze ma la vaccinazione di massa ha contenuto epidemie importanti. Se nel 2002 (fino al 2003, è l'ultima epidemia di morbillo nel nostro paese con 8 decessi) abbiamo avuto un picco di 18020 casi, nel 2009 si sono verificati 759 casi in totale, si pensi ai quasi 90.000 casi del 1988. Nulla in confronto di ciò che accade nei paesi poveri, nei quali il morbillo, ancora oggi, uccide. Nel 2012 nel solo Pakistan ben 500 bambini sono morti per morbillo e migliaia i contagiati con complicanze.
Il vaccino antimorbillo non è tra quelli obbligatori e per fortuna le complicanze, specie quelle letali, sono piuttosto rare, ma se esiste un'arma per prevenire questo tipo di malattie è bene riflettere sulla possibilità di approfittarne, per noi e la nostra comunità.

Se interessa approfondire altri argomenti simili, conoscere malattie ormai rare e discutere di come le abbiamo limitate fatemelo sapere nei commenti.

Alla prossima.

Pagine dedicate al morbillo:

Wikipedia
Ministero della salute
OMS
martedì 16 aprile 2013

Staminali: i brevetti, i pericoli, il business.

Aggiornato dopo la pubblicazione iniziale

Torno sull'argomento staminali che ha suscitato una polemica incredibile per raccontare alcuni particolari che forse non sono noti che non credo siano stati diffusi correttamente da chi ha "pubblicizzato" la vicenda della ONLUS "Stamina".

Riassumo in breve l'argomento (chi fosse interessato può trovare un mio articolo più completo qui ed altri qui e qui).
Un docente di psicologia (sottolineo il particolare per dire che non si tratta di un medico) afferma di avere inventato una cura (in realtà la sua "cura" sarebbe basata su tecniche già note ma ancora quasi sempre sperimentali) che guarirebbe o almeno migliorerebbe significativamente alcune gravissime malattie neurodegenerative. Per motivi legali e burocratici (c'è un'inchiesta in corso su presunti pagamenti, su irregolarità e sulle norme legate alla somministrazione di queste "cure") le procedure, effettuate in un ospedale pubblico sotto forma di "cure compassionevoli", sono sospese. Alcuni pazienti in cura (e le loro famiglie) protestano per questo "intoppo", questo è il momento in cui una trasmissione televisiva, "Le Iene", interviene per chiedere un intervento del ministero e risolvere la situazione. Il problema non è però solo "burocratico" ma anche "scientifico", visto che Vannoni non solo non ha mai pubblicato nessun dato sui suoi presunti risultati ma non ha mai provato gli effetti di queste cure (che in altri centri anche quotati non hanno mai dato particolari effetti positivi, in quelle malattie) e soprattutto somministra le terapie in condizioni che secondo un'ispezione dei NAS e dell'AIFA sono preoccupanti, anche dal punto di vista igienico. Vista la complessità della vicenda, è bene approfondirla perché queste poche righe non rendono pienamente la realtà dei fatti.
Si tratta di una vicenda che chi si occupa di scienza o di medicina e chi è dotato di un minimo di buon senso, non può che considerare incredibile. Una persona, scientificamente un perfetto anonimo, diffonde la notizia di poter guarire (sì, guarire, ne riparleremo alla fine) malattie oggi inguaribili e grazie ad un servizio televisivo (di uno show di intrattenimento) ottiene pubblicità e "credibilità" mediatica ed è inaudito il tumulto popolare che ne è seguito. A quanto pare non è possibile far ragionare con criterio chi ha abbracciato la causa in maniera irrazionale, ma a questo punto completiamo la storia con un po' di particolari per averne un quadro completo, non servirà a far ragionare chi non ragiona ma almeno completerà la cronaca. Purtroppo devo dilungarmi perché gli elementi raccolti sono tanti e per spiegarli in parole semplici sono necessarie alcune spiegazioni. Chi lo ritenesse opportuno potrebbe leggere in varie parti l'articolo che ho diviso apposta in più parti per comodità.

I brevetti

Uno dei punti dibattuti quando si parla della vicenda è relativo ai brevetti della presunta "invenzione" (che invenzione non è, Vannoni non ha certo inventato le cellule staminali né il loro uso terapeutico). Davide Vannoni ha ripetuto in più occasioni che il suo metodo è "pubblicamente disponibile" e che la procedura (mai illustrata in canali scientifici) è facilmente rilevabile consultando i brevetti che lui avrebbe regolarmente depositato. Vannoni dice in una delle ultime interviste a "Le Iene" che "i brevetti sono pubblici" "basta digitare in un motore di ricerca "Vannoni e brevetti" e si trovano. Queste affermazioni sono state fatte con una sicurezza tale che per tutti (me compreso) non erano in discussione (anche nel mio ultimo articolo ho parlato di "metodi brevettati"), ma è bene controllare ciò che si sente dire e così ho fatto.

Grazie agli amici di Prometeus (un interessante sito di biotecnologia), sono riuscito a trovare i "brevetti" di Vannoni. Prima di tutto non è così semplice trovarli, oltre ad una certa dimestichezza con i motori di ricerca bisogna capire anche come consultarli ma (sempre grazie a Prometeus ed alla sua redazione) sono riuscito anche in questo dopo qualche difficoltà. Andando sul motore di ricerca che controlla i brevetti internazionali ci sono arrivato: a nome di Davide Vannoni vi sono 4 risultati relativi a cellule staminali.
In un'altra trasmissione, il professore universitario dice di avere brevettato le sue "procedure" negli Stati Uniti per evitare che altri lucrassero sulla sua "invenzione.

Sono una serie di affermazioni che a me non risultano.

Punto primo: non esiste alcun brevetto depositato negli Stati Uniti a nome di Vannoni sulle cellule staminali.
Esistono alcune domande di brevetto, ad oggi non accettate dall'autorità statunitense perché le procedure sono descritte in maniera insufficiente, superficiale, in alcuni punti errata e "ovvia" (cioè ricalcano le altre procedure che già si praticano nel mondo, non c'è nessuna novità dunque da brevettare). Successivamente al loro deposito, Vannoni ha cercato di ritrattare le domande, richiesta respinta perché arrivata in una fase troppo tardiva, quella della pubblicazione nel sito del servizio brevetti statunitense.

Sorgono quindi ulteriori dubbi ai quali Vannoni dovrebbe rispondere:

perché dice che "esistono i brevetti" quando questi non ci sono?
Perché dice "è tutto spiegato nei brevetti" quando nei brevetti non vi sono spiegazioni accurate sulla procedura (tanto che l'autorità americana non ha potuto accettarli) così che nessuno possa "ripeterne" la preparazione?
Perché il prof. Vannoni dice di ottenere risultati diversi da quelli che si ottengono in altri centri (anche importanti) ma descrive (malissimo) delle procedure già adottate?

Un altro dubbio: in una trasmissione televisiva, Vannoni ha affermato di aver brevettato la sua idea negli USA per "evitare che altri lucrassero" rubandogli la metodica, vuole che tutti la usino "non a scopo di lucro", dipingendosi un'immagine altruista e piena di bontà. Visto che Vannoni SA che negli Stati Uniti non esiste alcun brevetto, perché ha fatto quell'affermazione?
Ma scendiamo nei particolari:

Vari passi della procedura definiti "non chiari" (unclear) dall'esaminatore del brevetto


Diversi passi della procedura che Vannoni descrive per ottenere le cellule staminali che poi verranno trasfuse ai pazienti sono definiti "non chiari" anche dall'ufficio brevetti (in questo caso non per forza per motivi "scientifici"). Gli esaminatori dell'ufficio brevetti statunitense, infatti, sono particolarmente severi (com'è giusto che sia) e quindi correggono persino gli errori grammaticali (alcuni sono presenti nella richiesta di brevetto). Leggendo la descrizione della procedura, in effetti, si evidenziano molti punti "vaghi", per esempio si descrive un metodo di preparazione che non si differenzia da quelli già utilizzati in altri centri (tanto che si fa riferimento, nella bibliografia allegata alla richiesta, a metodi già conosciuti), ma nello stesso tempo si resta sul vago in parecchi punti di questo procedimento e le stesse procedure "standard" comuni a tutte le tecniche di preparazione di cellule staminali non sono descritte come si dovrebbe.
Per quanto riguarda l'incubazione delle cellule (che hanno bisogno di un certo tempo per "differenziarsi" e diventare cellule "terapeutiche") Vannoni ad esempio, usa termini come "preferibilmente", "meglio ancora", "circa", in pratica descrive il tempo di incubazione in modo del tutto improprio: quanto tempo devono restare in incubazione secondo lui queste cellule? "Preferibilmente" e "meglio ancora" o "circa" non sono terminologie precise (e questo l'ufficio lo fa notare, come fa notare che non si può descrivere un processo di lavorazione senza illustrarne i passaggi in maniera esatta, questo anche dal punto di vista giuridico, visto che la differenza tra un'"invenzione" ed un'altra può risiedere proprio in un punto ben preciso, ad esempio proprio nei tempi di incubazione delle cellule).
Per capire l'assoluta "leggerezza" nella descrizione del metodo, in un altro caso è descritto il prelievo di midollo osseo dal donatore. Nella domanda di brevetto è scritto che bisogna frammentare il campione con "una pinza chirurgica". Un martello ortopedico da 1 kg ed una Pean (un tipo di pinza chirurgica) da 50 grammi, sono ambedue "pinze chirurgiche", secondo voi, si otterrebbe lo stesso risultato utilizzando genericamente una "pinza chirurgica" o bisognerebbe specificare quale pinza utilizzare? Questo glielo fanno notare anche gli esperti dell'ufficio brevetti.

Ci sono tante altre "leggerezze". Si utilizza la "tripsina" per "staccare" le cellule dalle provette (sto usando termini molto semplici ai fini della comprensione) ma non è specificato a che diluizione (la tripsina pura distrugge le cellule) e per quanto tempo, non è specificata la diluizione del siero bovino (che si usa per "inattivare" la tripsina) e tanto altro. Attenzione, questi non sono "particolari secondari" ma passi fondamentali della procedura ed un solo errore nei tempi o nei modi potrebbe danneggiare irrimediabilmente le cellule in preparazione.
Per "differenziare" le cellule staminali (ovvero trasformarle in quelle che interessano al caso "in terapia") si usa l'acido retinoico. Anche questa non è una novità (negli anni scorsi e già nel 2000 si sperimentava l'acido retinoico per differenziare le cellule staminali), l'unica novità che emergerebbe da quelle domande di brevetto è il tempo di "incubazione" per ottenere le cellule utili alla terapia: normalmente di alcuni giorni, nei brevetti di sole due ore (chiaramente né le domande di brevetto né le obiezioni degli esperti statunitensi entrano nel merito dell'efficacia, né esistono studi che la dimostrino).
Assieme all'acido retinoico è usato l'etanolo, le cui concentrazioni sono molto alte. Anche in questo caso non ci sono particolari sugli effetti (positivi o negativi) di questa elevata concentrazione di alcol.

Ma è addirittura nelle immagini a corredo della domanda di brevetto che si riscontrano altri particolari "interessanti". Le foto allegate sono fatte male, alcuna addirittura incomprensibili. Non si distinguono cioè nemmeno le cellule. Credo che qualsiasi persona di normale preparazione, possa capire che una foto per illustrare una procedura medica così delicata debba essere almeno comprensibile, per non dire di altissima qualità.
Le foto sono poco chiare
Ecco cosa si intende per procedura descritta troppo sommariamente. Ricordo che parliamo di una tecnica molto delicata, con passaggi standardizzati e particolari finissimi da descrivere perché basterebbe sbagliarne uno per fallire.
Quando Vannoni sostiene che la sua metodica "è illustrata nei brevetti" quindi, dice due cose che non corrispondono al vero:

1) Non esistono brevetti ma solo domande non accettate.
2) Nelle domande le procedure non sono illustrate correttamente e in ogni caso non in maniera esaustiva.

La procedura descritta nella domanda di brevetto, come detto, fa riferimento ad altre procedure esistenti (è possibile: chiunque può "innovare" una procedura già esistente, l'importante è migliorarla in maniera consistente).

Vannoni si riferisce ad altre procedure ma non la sua non ne ha le caratteristiche

Vannoni usa un metodo già esistente (anche se ne cambia le procedure)
In particolare, come notano gli esaminatori della richiesta di brevetto:

Vannoni chiede di brevettare un metodo che otterrebbe neuroni da cellule staminali mesenchimali usando una soluzione di acido retinoico ed etanolo, Cho (uno studioso che ha brevettato in passato il metodo per differenziare le staminali mesenchimali) ottiene neuroni da cellule staminali mesenchimali usando una soluzione di acido retinoico, sostanzialmente le due idee sono identiche ma Cho è arrivato molto prima.

Cosa emerge dalle domande di brevetto quindi?
E' vero che leggendole si "scopre" il mistero della produzione di cellule staminali particolarmente efficaci? No, anzi, dal brevetto si capisce (e questo lo sottolineano anche i controllori del brevetto) che Vannoni prepara le cellule con un metodo ufficialmente già in uso (come egli stesso descrive nella domanda) solo che non rispetta nemmeno le caratteristiche dei metodi che cita. La sua descrizione della preparazione è talmente "ovvia" per l'ufficio brevetti che la domanda non è stata accettata, in parole povere: se la procedura ricalca altre già esistenti non vi è nessuna invenzione, se è "nuova" non è descritta in maniera esaustiva.
Gli esperti americani, infatti, fanno notare a Vannoni che la procedura che egli descrive è del tutto insufficiente ed inattendibile e che una persona "con capacità ordinarie" (ordinary skills) non avrebbe compreso la procedura perché non descritta correttamente (è una delle caratteristiche che deve avere un brevetto).

Vannoni descrive male ciò che una persona con "normale capacità" dovrebbe saper capire leggendo la domanda di brevetto
In questi casi basterebbe "correggere" gli errori e rispondere ai dubbi degli esperti dell'ufficio brevetti ripresentando la domanda, ma questo Vannoni non lo ha mai fatto, chiedendo anzi, come detto, di ritirare tutte quelle domande, cosa che in parte non è stato possibile fare perché ormai la procedura era troppo avanzata.
Curioso quindi: Vannoni, un laureato in lettere che afferma di aver scoperto una cura incredibile, non sa nemmeno descriverla correttamente, eppure si è fatto aiutare da una biologa (come emerge dai nomi che hanno depositato la domanda di brevetto), eppure una domanda di brevetto deve essere descrittiva in maniera quasi maniacale, eppure stiamo parlando di terapie su esseri umani.

Tutto questo per esaminare le dichiarazioni di Vannoni a proposito di brevetti e della "procedura" della presunta terapia, ma se le infusioni sono state sospese, oltre a motivi giudiziari legati a vari sospetti sull'attività di Vannoni, c'è un altro punto che tocca soprattutto la pericolosità di quelle procedure, le gravi condizioni dei locali e delle cellule somministrate.

La pericolosità

Non è un dato secondario, stiamo parlando di sostanze infuse direttamente all'interno dell'organismo di esseri umani. Anche dal punto di vista legale, quelle "terapie", somministrate in base ad una legge chiamata "per le terapie compassionevoli", credo ci siano molti punti da chiarire, a me non sembrano rispettati diversi punti della legge, che potete visionare qui.
Ciò che è stato trovato nei campioni di cellule sequestrati nel laboratorio ce lo chiarisce direttamente colui che li ha analizzati: Massimo Dominici, dell'università di Modena, che assieme ad un collega dell'Istituto Superiore di sanità ha stilato il rapporto poi consegnato al ministero della salute.
In quei campioni è stato ritrovato un insieme di contaminanti altamente pericolosi sia per la riuscita dell'infusione, sia per la vita dei riceventi.
Pochissime cellule: se gli standardi in questo tipo di terapie prevedono circa 70.000.000 di cellule (per un adulto, in ogni caso di un milione di cellule per kg. di peso), nei campioni vi erano circa 200.000 cellule. Una quantità minima quindi, che il ricercatore definisce "omeopatica". 
Queste cellule inoltre avevano un'attività biologica irrilevante e talmente scadente che dopo 24 ore era già scomparsa.
Se non bastassero questi dati per chiarire su cosa si basa l'isteria collettiva sull'argomento, forse potrebbe essere utile sapere cosa hanno trovato in quei campioni i ricercatori.
Contaminanti ambientali. Per chi non sapesse cosa significa, possiamo dirlo in parole povere: sporcizia.
Cellule ematiche: Per chi non sapesse cosa significa, possiamo dirlo in parole povere, sangue.

La presenza di inquinanti e sangue, non è solo segno di una preparazione inaccurata e superficiale ma anche di un potenziale pericolo per la vita di chi riceve quei trapianti. Il sangue può trasmettere diverse malattie infettive ma ha un altro pericolo potenziale: se non compatibile con quello del ricevente, può scatenare una reazione (simile a quella allergica) anche letale (quello che si rischia con una trasfusione con un sangue non compatibile). Non ribadisco il potenziale pericolo di cellule di cui non si conoscono bene le possibilità di trasformazione neoplastica, caratteristica comune a questo tipo di terapie, anche in quelle più testate ed è per questo che nella manipolazione di questo tipo di tessuti servono lunghi e ripetuti esperimenti, le cellule staminali non sono un gioco e non esaspero la pericolosità potenziale di un intervento invasivo in anestesia (come la donazione del midollo osseo).

Servono altre spiegazioni?
Ma se servissero le posso dare.

Però prima una domanda alle "Iene" (la trasmissione che ha dato il via a questo delirante vicenda): se un'ispezione dei Carabinieri avesse trovato una flebo di farmaco pediatrico salvavita già somministrato a piccoli pazienti e contenente sporcizia, sangue e pochissimo principio attivo, che servizio televisivo avreste fatto?

Cosa emerge quindi da questi particolari? A mio punto di vista due cose:

1) A chi chiede di illustrare la sua procedura che otterrebbe risultati positivi mai notati da nessun altro centro staminali del mondo, Vannoni risponde "semplice, basta cercare con Google i brevetti". Oltre a notare la difficoltà della ricerca, anche trovando qualcosa in rete, non esistono "brevetti" ma solo "domande di brevetto", poi respinte. In ogni caso, anche leggendo le domande di brevetto, non si ha alcuna idea precisa di quelle procedure e quanto descritto in quei documenti è particolarmente lacunoso e vago.

2) A prescindere dall'eventuale efficacia del metodo, sono emerse gravi irregolarità anche "igieniche" nelle terapie somministrate. Si tratta di ispezioni e verbali pubblici, ufficiali, per i quali la trasmissione televisiva non ha dato alcun risalto e che in ogni caso fanno sospettare un serio pericolo per chi quelle terapie le assume.

In ogni caso quindi, non sarebbe stato "saggio" e più prudente, proprio a protezione di quei bambini, aspettare che si concludesse l'inchiesta ed accertarsi della sicurezza di quelle cure? Se uno solo di quei bambini dovesse avere conseguenze gravi, chi ne risponderà?
Ma oltre ai pericoli "diretti", ci sono quelli indiretti, sociali, culturali, di fronte a promesse illusorie: quante persone si indebiteranno per inseguire queste speranze? Quanti soldi destinabili alla ricerca pubblica, andranno ai privati che hanno semplicemente trovato un enorme eco pubblicitario? Quante malattie vedranno la ricerca rallentata per colpa loro? Quandi ne approfitteranno?

Tante, troppe domande, quelle che si pone ogni scienziato serio quando "decide" di provare una terapia su persone sofferenti ma che evidentemente non si sono posti i "cronisti" televisivi e nemmeno, purtroppo, tutte le persone in buonafede ed i "vip" che hanno deciso di sposare la causa non immaginando il danno incredibile che stanno facendo alle generazioni presenti e future.

Il business

Nel frattempo il prof. Vannoni, cosa sta facendo?
Continua a lanciare appelli da "ricercatore indipendente" contrastato dalle multinazionali farmaceutiche e nel frattempo ha cambiato il suo contatto (come risulta dalla sua pagina Facebook), ora bisogna rivolgersi alla Medestea, una società privata multinazionale farmaceutica che ne unisce altre e che si occupa di terapie di tutti i tipi: anti-AIDS, staminali, terapie cellulari, vaccini, cure anticancro, tante terapie senza supporto scientifico, nata qualche anno fa quando lanciò dei marchi di cosmetici (Vannoni ed il proprietario dell'azienda, collaborano almeno dalla fine del 2012).

Convegno a novembre 2012, Vannoni ed il presidente della Medestea stem cells, azienda farmaceutica

Il nuovo contatto di Vannoni, presso Medestea Stem Cells.


Medestea, società privata che vende terapie di svariati tipi.

Un destino particolare: Vannoni si dichiara boicottato dalle industrie farmaceutiche parla di "interessi economici, di prestigio e di potere" che ostacolerebbero il suo lavoro ma nello stesso tempo si appoggia ad un'industria farmaceutica che dichiara di aver preparato con le terapie con staminali un "modello di business pronto per essere attuato nel 2013" ("Medestea Stem Cell has elaborated a Business Model which is ready to be put in place during 2013", nella versione italiana della pagina questa frase non esiste) in varie parti del mondo  e che definisce quello delle staminali: "This is by far the project with the highest business potential." (ovvero: "Questo è di gran lunga il progetto con il più alto potenziale d'affari"). Un modello di business con il più alto poteziale d'affari, dicono.
Medestea, un nuovo modello di business.


Infine, per chi continuasse a dire "nessuno ha detto che con questa cura si possa guarire", ricordo il primo video delle Iene, questo, intitolato: "Si può guarire con le staminali?". Al minuto 13:08 Giulio Golia pone la domanda: "ma con le staminali si guarisce?" Davide Vannoni risponde: "Sì, con le staminali di [sic] tante patologie si guarisce".
...e naturalmente ora le staminali di Vannoni (a questo punto le chiameremo "le staminali magiche") sono terapeutiche, mentre quelle di tutti gli altri addirittura sarebbero dannosissime, come afferma il dott. Andolina in una "scientificamente inoppugnabile" nota su Facebook:

Andolina: bambina morta "proprio perché il giudice aveva imposto le cellule autorizzate"

Non ci resta quindi che aspettare queste guarigioni e credo che a questo punto ognuno possa farsi un'idea più precisa di ciò che discutiamo.
Nel frattempo stanno nascendo come funghi nuovi "centri" per terapie con staminali, alcune cliniche private offrono trattamenti per qualsiasi malattia, prezzi modici (decine di migliaia di euro) e, se si trovano all'estero, tutto compreso: viaggio e trasporto inclusi. Naturalmente c'è sempre la possibilità che gli scienziati di tutto il mondo, la magistratura, l'ufficio brevetti americano, l'AIFA e l'ISS, la società internazionale per la ricerca sulle cellule staminali, i Carabinieri ed il buon senso, abbiano preso un abbaglio clamoroso, ma questo potrà dirlo solo il tempo, quello richiesto fino al momento della guarigione o dei "miglioramenti mai visti" di quei bambini "aiutati" dalle Iene. Nel frattempo però, migliaia di famiglie che vivono il problema della disabilità stanno contattando il centro di Vannoni, non si sa mai, così come piovono le accuse più infamanti su Telethon ed i ricercatori italiani che non hanno avuto la "bella" e commercialmente popolare idea di promettere guarigioni miracolose ai nostri bambini malati ed ora sono accusati di insensibilità, chiusura mentale e peggio ancora, quella che non avrebbero avuto dei privati (i dirigenti della Stamina foundation) che non hanno scoperto nulla (almeno, ancora non lo hanno dimostrato) e che sono oggetto di indagini non ancora concluse. Nel frattempo migliaia di famiglie che vivono lo stesso problema e che non hanno ceduto alle sirene della "cura di tutti i mali" stanno in silenzio, spettatori mai interpellati in nessuna occasione, perché il silenzio non fa audience.
Questo è il risultato dello scoop ""benefico" delle Iene.

Approfondendo le ricerche sulla vicenda, comunque, mi sono reso conto che più andavo a fondo e più le cose si complicavano e toccavano aspetti che di medico o scientifico hanno davvero molto poco e che non spetta a me segnalare o giudicare, quindi, per ora, mi fermo qui ma con una domanda: come mai l'ospedale di Brescia somministrava le terapie con staminali appoggiandosi alle leggi sulle cure compassionevoli se le stesse leggi dicono che per poter essere somministrate, queste terapie devono aver raggiunto un adeguato iter di sperimentazione (questo prima dell'entrata in vigore della nuova legge che autorizza questa somministrazione in via eccezionale)?

(DM 8/5/2003:: l'autorizzazione può essere rilasciata soltanto qualora ricorrano le seguenti condizioni:
  • a) il medicinale sia già oggetto, nella medesima specifica indicazione terapeutica, di studi clinici sperimentali, in corso o conclusi, di fase terza o, in casi di particolari condizioni di malattia che pongano il paziente in pericolo di vita, di studi clinici già conclusi di fase seconda;
  • b) i dati disponibili sulle sperimentazioni di cui alla lettera a) siano sufficienti per formulare un favorevole giudizio sull'efficacia e la tollerabilità del medicinale richiesto;

Alla prossima.

Per la ricerca del materiale si ringrazia I.P., Prometeus Magazine, per la consulenza tecnica i colleghi del gruppo Facebook "Medicina Alternativa: Informarsi e Difendersi" e tutti coloro che mi hanno offerto consulenza. Gratis, come si fa tra persone che vogliono conoscere la verità.

Aggiornamento 17/04/13

Ho trovato un video che riprende il dottor Andolina in un incontro del 2009. Invito tutti ad ascoltarlo per sentire le argomentazioni di questa persona. Oltre le contraddizioni che si sussegono nel discorso (il video riprende solo pochi minuti delle sue dichiarazioni) vorrei far notare le "idee" a dir poco "incredibili" di questa persona, non dal punto di vista medico però, ascoltate pure...

Aggiornamento 20/04/13

Ulteriore puntata della trasmissione Le Iene sulla vicenda.
Stavolta incentrata su due casi di Parkinson (un'altra malattia per la quale il "metodo Vannoni" sarebbe efficace). Sono mostrati una signora che ha fatto richiesta di sottoporsi alla cura e di un paziente che l'avrebbe fatta in passato. Come "testimonianza" di efficacia del secondo caso è mostrato un referto di "un neurologo" che avrebbe accertato miglioramenti nel paziente in seguito alla "terapia". Oltre a confermare (lo ha fatto la donna che accompagnava il paziente) di aver versato una somma "vicina" ai 15.000 euro alla fondazione di Vannoni (ma la "cura" non era gratis?), non è specificato che quel neurologo che avrebbe firmato il certificato è un collaboratore di Vannoni, che inviava i suoi pazienti al suo centro. Una certificazione, diciamo, lievemente di parte.
Per curiosità, ecco il sito del centro ucraino nel quale lavorava una dei due biologi che avrebbero aiutato Vannoni a mettere a punto il suo metodo, scientificamente inoppugnabile, non c'è che dire:  Laboratorio Virola.
 
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