giovedì 11 febbraio 2016

L'insostenibile fallacia delle bufale mediche.

Nessun italiano metterebbe il gorgonzola sulla pizza.
Ma guarda che ieri ho mangiato proprio una pizza al gorgonzola, buonissima...
Nessun vero italiano metterebbe il gorgonzola sulla pizza!

Vi ho presentato la versione nostrana di una delle più note fallacie, l'originale si chiama "no true scotsman", cioè "nessun vero scozzese" ed è stata formulata da Anthony Flew un filosofo inglese.
Chi fa la prima affermazione è netto, deciso ma è smentito da chi ha di fronte che ha provato personalmente il contrario, non è vero quindi che nessun italiano metta il gorgonzola sulla pizza ed ecco che il primo soggetto, pur di avere ragione, cambia le carte in tavola e riformula la sua affermazione iniziale (quindi in realtà non la sta confermando, la cambia, si tratta di una nuova affermazione). Non è vero che nessun italiano farebbe una pizza al gorgonzola, non la farebbe nessun vero italiano. Ha trovato un modo per non ammettere di aver sbagliato ma è stato scorretto (ed anche la seconda affermazione è discutibile, il fatto di essere "vero italiano" non impedisce di mettere gorgonzola nella pizza).

Le fallacie sono errori di ragionamento che rendono falso un concetto e che, in una discussione, rendono scorretto il confronto. Si tratta di un argomento interessante e per certi versi utile a chi affronta discussioni (specie se in pubblico) e permette non solo di scoprire se il proprio interlocutore discute onestamente o meno  ma di saper controbattere adeguatamente.
L'idea di parlarne mi è venuta pochi giorni fa, quando un lettore ha commentato l'ennesima discussione sulla medicina. Di fronte agli evidenti passi avanti della chirurgia, della medicina e della scienza c'è sempre quello che con argomenti scorretti (e sfuggendo alle obiezioni che vengono fatte) pretende di essere creduto "sulla parola" e le fallacie si sprecano. Vedrete come si tratta dei tipici argomenti messi di fronte a fatti scientifici e forse questa piccola "guida" sarà utile per riconoscere chi si ha di fronte, almeno per misurarne l'onestà.
Può servire allora conoscere le più frequenti (sono tante!) cercando di adattarle all'argomento medico ed usando un po' di ironia quando possibile, scopriremo come sono davvero comuni e come, può succedere, anche noi siamo portati ad usarle (forse incosciamente ma non per forza). In questo caso mi manterrò in argomento medico (le fallacie sono un argomento vastissimo che coinvolge linguaggio, filosofia, arte oratoria ed altro).

Aggirare gli ostacoli.

In una discussione corretta non si cambiano gli elementi acquisiti.
Quando in una discussione ogni affermazione è smentita con i fatti, chi la smentisce ha ragione ma quando pur di smentire un'affermazione scomoda si cambia l'oggetto della discussione, chi lo fa è scorretto. Una sorta di corsa ad ostacoli, per arrivare alla fine con onestà devi saltarli tutti se invece li aggiri non hai gareggiato correttamente.
Un esempio per riportarvi alla mente (ne sono sicuro) qualche commento apparso in questo blog:

Commento: "Qualsiasi medico sa che le staminali usate da Vannoni oggi curano le malattie".
- MedBunker: "Le staminali di Vannoni non sono certo una cura per nessuna malattia!"
Commento: "E lei chi è per dire una cosa del genere?"
- MedBunker: "Sono un medico".
Commento: "Ma è un ginecologo e quindi non è esperto di staminali."
- MedBunker: "Ma Vannoni non è nemmeno medico, come può fidarsi...".
Commento: Non è necessario essere medici per fare una scoperta del genere.

Questa fallacia è semplicemente tesa alla ricerca di un argomento qualsiasi per "invalidare" la tesi dell'interlocutore e quindi si sposta sui piani che più convengono, anche se non attinenti. Nell'esempio, si usa una generalizzazione ("qualsiasi medico sa che...") per presentare come ovvia un'affermazione ma, per invalidare l'opinione di chi scrive, un medico che non sia ultraspecializzato nell'argomento in questione non sarebbe in grado di dare il suo parere. Il fatto che l'inventore della presunta cura del secolo non sia nemmeno medico (e quindi in base al primo assunto questo invaliderebbe completamente la sua competenza) è sminuita, non ha importanza e diventa un argomento a favore, cambia quindi scorrettamente l'oggetto del discorso.

La falsa dicotomia.

Nella realtà non esistono solo bianco e nero ma anche i grigi.
È una fallacia banale, tanto da essere usata anche da persone razionali e che si basano sul ragionamento scientifico. Si riducono le possibilità a due, così da annullare ogni altra variante, è chiamata anche del "falso dilemma". Si può riassumere con la frase "o con me o contro di me".

Esempi:
  • Se credi all'omeopatia sei un ignorante. (Non è vero, molte persone colte credono all'omeopatia).
  • Uso l'omeopatia per non imbottirmi di antibiotici (In realtà c'è sempre la possibilità di non usare nessun farmaco).

Generalizzazione.

Una rondine non fa primavera.
Usata moltissimo in campo pseudoscientifico ma anche nella comunicazione delle notizie scientifiche da parte dei media. Si usa un esempio singolo o un caso unico per farne una regola. Nella comunicazione è conosciuta la "sindrome del singolo studio scientifico", quando la conclusione di un singolo studio (quindi ancora poco salda, non confermata, isolata)  diventa pretesto per generalizzare un'affermazione.
Esempi:
  • Uno studio ha mostrato come un estratto zuccherino delle mele abbia bloccato cellule tumorali in provetta: la mela cura il cancro. (Non è vero, tra uno studio in provetta e l'applicazione sull'uomo c'è un abisso di conoscenze).
  • L'uomo più anziano del mondo è polacco, cosa c'è un Polonia che fa vivere tanto? (Non si può fare così un ragionamento sulla longevità della popolazione, un caso è un evento singolo, se gli abitanti della Polonia in media vivono come gli altri non c'è nessun motivo per pensare a qualcosa di singolare).
L'annullamento.

Si risponde all'affermazione, non al senso della vita.
Fallacia di ragionamento. Si usa per "annullare" qualsiasi fatto al quale non si sa rispondere, rendendo banale il ragionamento, portandolo sul vago, tutti gli sforzi fatti per argomentare sono annullati immediatamente.
- Affermazione: Un granulo omeopatico non contiene altro che zucchero, non può avere effetto terapeutico...".
- Commento: Bisogna essere umili, la scienza ha dei limiti, non possiamo conoscere tutto.
È ovvio che la scienza non conosca tutto, è altrettanto ovvio che serva umiltà ma che c'entra questo con l'efficacia dell'omeopatia? Cosa cambia negli effetti dello zucchero l'umiltà? "Non conoscere tutto" dimostra l'efficacia dell'omeopatia?

Il cugggino.

Ti giuro che conosco uno che...
In qualsiasi discussione che tratta degli effetti di cure alternative, ci sarà sempre un partecipante che racconterà di un parente, un amico, un conoscente che ha avuto risultati eclatanti e sorprendenti da una cura alternativa.
  • Guarda che non esiste un solo caso di tumore allo stomaco curato dall'aloe.
  • Dovresti conoscere il cognato del mio giornalaio e dirgli che l'aloe che lo ha guarito non esiste.
In questo esempio noteremo come l'argomento usato annulla ogni dibattito, è impossibile accertarsi delle condizioni del cognato del giornalaio che, anche se fosse guarito, nulla dimostrerebbe su un'efficacia generale di una presunta cura. Con queste risposte, ogni tentativo di ragionamento è azzerato, portato a livelli di discussione inutile.
La falsa causa.

Dopo di non significa a causa di.
Accostare due dati o due fatti che non per forza sono legati se non da un vincolo temporale. Una fallacia comunissima che i latini chiamavano "post hoc ergo propter hoc" ("dopo di questo quindi a causa di questo"). Se dopo aver pranzato suona il postino, non significa che pranzare attiri i postini. Se quando siamo raffreddati abbiamo sempre un fazzoletto in tasca, non significa che i fazzoletti causino il raffreddore.
  • Affermazione: In base ai dati scientifici è evidente che i vaccini non hanno nessun nesso con l'autismo
  • Commento: Mio nipote è diventato autistico due mesi dopo la vaccinazione, più evidente di così...
Nonostante possa sembrare strano, quella fallacia è molto comune e difficilmente estirpabile, per molte persone la conseguenza temporale è davvero un'evidenza di "causa-effetto", nonostante sia logico ed evidente il contrario, è una fallacia istintiva che tutti possono notare anche nei ragionamenti quotidiani più banali ("il lunedì mi va tutto male").

Il richiamo della foresta.

Chi non è d'accordo con te non è più cattivo di te.
Una fallacia che tende a mettere in soggezione l'interlocutore facendolo apparire insensibile o impietoso, è una variante dell'attacco ad hominem.
  • Affermazione: oggi fortunatamente la cura dei tumori ha raggiunto buoni risultati.
  • Commento: bugia, vallo a dire alla famiglia di mio zio che ancora lo sta piangendo, se ne hai il coraggio.
Con questo falso argomento si vuole "chiudere" la discussione, l'interlocutore vuole mettere chi ha i fronte in una posizione di "soggezione" ed inferiorità: se continuasse a sostenere la sua tesi ("la cura dei tumori ha buoni risultati"), apparirebbe (secondo la fallacia) insensibile ed erroneo, visto che da qualche parte c'è una famiglia che questi "buoni risultati" non li ha visti. Si tratta di una fallacia molto scorretta che usa chi non ha argomenti validi.



Argomento ad hominem.

Non si deve attaccare la persona per smentire il suo argomento.
Molto usata, questa fallacia prevede che per demolire l'argomento dell'interlocutore non si smentiscano le sue affermazioni ma si tenti di indebolire la persona. Esiste anche una variante detta "avvelenamento del pozzo", che tende a "preparare" negativamente chi potrebbe danneggiare i nostri interessi.
  • Affermazione: è chiaro che un frullato non può curare il cancro, è semplice buon senso...
  • Commento: e chi lo dice, tu che hai postato poco fa un libro che parla di oroscopi?
Il fatto che l'interlocutore abbia postato un libro sugli oroscopi non invalida la sua affermazione ma chi gli risponde cerca di ridicolizzare chi ha di fronte così da rendere meno credibili le sue affermazioni.

Variante "avvelenamento del pozzo": 
  • Tanto si sa che chi parla a favore dei vaccini è pagato dalle aziende ed in questo momento è in vacanza alle Maldive.
Chiunque parlerà a favore dei vaccini, a questo, punto, sarà "pagato dalle aziende" ed "in viaggio alle Maldive" (un malvagio corrotto insomma) eppure, anche se questo fosse vero (e non è quasi mai vero) questo non avrebbe smentito le sue affermazioni, si "stronca" sul nascere qualsiasi affermazione provenga da una fonte particolare.

"Demolire" l'interlocutore pone l'altro in una situazione di vantaggio, sia perché l'interlocutore sarà impegnato a difendersi, sia perché chi ascolta potrebbe perdere l'idea che si era fatto su di lui. È una delle fallacie più scorrette perché non smentisce un fatto ma è un colpo molto basso.

Lo spaventapasseri.

Non si deve esagerare o interpretare negativamente l'argomento di una persona pur di attaccarlo facilmente.
Chi contesta scorrettamente un'affermazione, usa delle obiezioni di forte impatto emotivo, estremizzando ed esagerando l'argomento dell'interlocutore per demolirne l'immagine senza però smentire l'argomento.
  • Affermazione: la sperimentazione animale, oggi, non è sostituibile da nessun'altra tecnica, è insostituibile.
  • Commento: come puoi sopportare la vista di quei poveri cuccioli, decapitati per la sete di denaro delle aziende farmaceutiche?
L'affermazione fornisce un'informazione precisa, l'interlocutore scorretto, invece di smentirla, punta sull'emotività di chiunque concentrando l'attenzione sulla tenerezza suscitata dal sacrificio di un animale, estremizzandone anche le modalità e gli scopi. Una sua variante è la "reductio ad hitlerum" (esagerazione che riporta alla figura di Hitler, personaggio che identifica il male):
  • Affermazione: essere vegetariani è un bene per la salute dell'uomo e del pianeta.
  • Commento: anche Hitler era vegetariano.

Se Hitler era vegetariano "evidentemente" essere vegetariani è delle persone malefiche, "quindi" è un comportamento negativo.

Argomento ad populum.

Mangia letame, milioni di mosche non possono sbagliarsi.
Si invoca la popolarità di un tema per renderlo credibile. Fallacia tradizionale, usatissima ma profondamente illogica.
  • Affermazione: parliamoci chiaro, vendere ancora omeopatici nel 2015 è proprio vergognoso.
  • Commento: beh, i 10.000.000 di italiani che la usano non la pensano proprio così, invidia?
Il piano inclinato.

Distrarre dall'argomento principale usandone un altro non attinente è scorretto.
Fallacia molto comune ed istintiva. Presuppone una serie di fatti che hanno andamento isolato e non dipendente per forza dagli altri ma che l'interlocutore lega per raggiungere un finale negativo che però non è inevitabile come si vuole fare apparire.
  • Fosse per me ognuno dovrebbe pagare di tasca sua l'omeopatia.
  • Obbligare le persone a pagare per curarsi sarebbe negare il diritto alla cura.
Come si vede in questo caso, sono stati legati alcuni fatti che non sono per niente (necessariamente) collegati ma che l'interlocutore ha reso "scontati", si risponde con un concetto ovvio che rende (falsamente) errato il primo.
Rendere l'omeopatia "a pagamento" non significa negarla (ma al massimo, visto che non è una medicina scientifica, rendere ognuno responsabile delle proprie scelte), il "diritto alla cura" non è il diritto di ricevere gratis qualsiasi cosa si ritenga curativa (se io ritenessi curativo un bagno in una vasca di monete d'oro al giorno potrei richiedere di farlo a spese dello stato?) ma di ricevere quelle che sono evidentemente e scientificamente delle cure. Con questa fallacia si arriva ad una conclusione sbagliata, aiutandosi con un argomento non attinente. Si fa "scivolare" il lettore verso una conclusione errata.

Argomento "ad ignorantiam".

Il fatto che tu non conosca un argomento, non significa che non esista.
È un classico argomentare di chi non ha cultura scientifica. Si vuole dimostrare qualcosa ed il fatto stesso che non ci siano argomenti per smentirla è considerato prova della sua esistenza.
  • Affermazione: guarda che non è vero che tre mele al giorno sono una terapia per il diabete
  • Commento: hanno fatto esperimenti che smentiscono quello che dici? Fammeli vedere!
L'onere della prova compete a chi afferma, non a chi nega. Questo è un caposaldo del metodo scientifico. Se ognuno di noi (ed ogni scienziato) dovesse passare il tempo a smentire le affermazioni che appaiono giornalmente nel mondo, vivremmo solo per questo. Tre mele al giorno non sono la terapia per il diabete perché non vi è alcun elemento che possa farlo pensare e nessuno lo ha mai dimostrato. Se qualcuno pensa possa essere vero non ha che da lavorare per mostrarne gli effetti alla società, lo provi.

Fallacia di distrazione.

Se parli di mele, non pensare alle pere.
Simile alla fallacia dell'uomo di paglia, distrae dall'argomento principale usando come "scudo" un argomento completamente diverso e che non cambia nulla nei confronti del primo.
  • Affermazione: guarda che il bicarbonato non cura il cancro...
  • Commento: perché, la chemioterapia lo fa?
Come si vede, all'affermazione sul bicarbonato (una popolare falsa cura per il cancro) fa eco il dato sulla chemioterapia. Oltre al fatto che le due cose non sono né legate né paragonabili, ammesso e  non concesso che la chemioterapia fosse del tutto inutile e non curativa, questo non cambierebbe nulla nei confronti del bicarbonato. Fallacia comunissima e che io ho tradotto nel "postulato di WeWee: "quando si deve discutere dell'efficacia di una cura alternativa per il cancro, il discorso si sposta subito sull'efficacia della chemioterapia".
Questa fallacia è molto usata da ciarlatani ed inventori di "cure miracolose": non avendo dati per supportare le loro teorie, passano la maggioranza del loro tempo a "demolire" le terapie che sono usate comunemente, così da evocare paura ed indifferenza ed attirare clienti.
Ma come difendersi da questa (e da altre) fallacia? Restando fermi sull'oggetto della discussione.
Chi propone la finta cura per il cancro tenta ripetutamente di portare l'interlocutore su altri piani che non siano le dimostrazioni di efficacia della "pseudocura" di cui parla (perché di argomenti seri, scientifici, su quella cura non ne esistono), il soggetto è, per esempio, il "metodo Gerson" e la sua presunta efficacia nei tumori ma ad ogni obiezione si risponde con l'inefficacia della chemio o gli interessi delle multinazionali (che con il "metodo Gerson" non c'entrano nulla), l'interlocutore che riconosce la fallacia non demorde e resta fermo sull'argomento principale. Se si cadesse nella trappola, il discorso finirebbe necessariamente lontano dal soggetto iniziale e chi ha fatto l'affermazione non ha dovuto dimostrarne la veridicità.
  • "Il metodo Gerson cura il tumore alla tiroide, ormai è dimostrato"
  • Non è vero, non c'è nessuna evidenza scientifica che questa presunta cura abbia effetti positivi sui tumori
  • "Mostrami gli effetti positivi della chemio allora, è un fallimento!"
  • Il metodo Gerson è una cura non scientifica che non ha effetti dimostrati ed è considerato una truffa.
  • "Anche la chemioterapia è una truffa, un veleno, colpa delle multinazionali!"
  • Se hai prove di efficacia del metodo Gerson mostra uno studio pubblicato in una rivista seria, se non esiste evidentemente si tratta di ciarlataneria.
  • "Le riviste scientifiche sono in mano alle multinazionali, è ovvio che non ne parleranno mai"
  • Quindi fino ad oggi non c'è nessuna prova che questo metodo curi i tumori, grazie.
Naturalmente queste sono solo alcune delle tantissime fallacie che si possono utilizzare in una discussione e chissà quante ne avrete riconosciute durante i vostri discorsi con amici e conoscenti, sono espressioni molto utilizzate che possono dimostrare o la malafede dell'interlocutore (mancanza di argomenti e quindi uso di falsi argomenti) o la sua ingenuità, perché molte fallacie non sono "costruite a tavolino" ma assolutamente umane e spontanee, frutto di un ragionamento semplice ed immediato.
Se vi capita di averne a che fare sapete che chi avete di fronte non sta argomentando bene, sta a voi capire se lo fa in buonafede o perché vuole semplicemente demolire a tutti i costi i vostri argomenti, provate anche a notare quante volte lo fate voi (e succede, spesso). Il rimedio più utile è riconoscerle ed evitarle. Chi usa le fallacie ha lo scopo di portare la discussione su quel piano distraendo (spesso tentandoci ripetutamente) dal soggetto principale, chi le riconosce le può evitare restando fermo su ciò che si stava discutendo.
Si tratta comunque di un campo interessante ed affascinante e, per chi fosse interessato, da approfondire.

Alla prossima.

venerdì 15 gennaio 2016

Osteopatia e chiropratica: scienza o ciarlataneria?

Esistono una serie di pratiche che si basano sulla manipolazione di ossa, tessuti ed articolazioni per la cura di molte malattie.
Manipolare le ossa (non come un massaggio superficiale ma in maniera più profonda ed attiva) è un rimedio che esiste dalla notte dei tempi. In tutti i paesi esisteva l'"aggiustaossa", il praticone che, grazie ad una serie di manovre (spesso dolorose) su ossa o articolazioni, prometteva guarigioni o miglioramenti ma, di fronte a qualche miglioramento (spesso casuale e non dovuto alle manipolazioni), c'erano anche tanti danni, a volte gravi. Nonostante il progresso abbia sostituito i "praticoni" con i medici (ortopedici e fisiatri, ad esempio) ed i fisioterapeuti, uniche figure che hanno compiuto un corso di studi di tipo scientifico, c'è (sempre per il nostro desiderio innato di "magia" che risolve tutto) chi richiede ancora le prestazioni di "terapeuti" improvvisati come gli "aggiustaossa" di una volta.
Con il tempo queste figure sono quasi scomparse e si sono diffuse altre figure, con pretesa di scientificità, che tramite l'uso di particolari tecniche, promettono la cura delle malattie.
Stiamo parlando dell'osteopatia e della chiropratica, due pratiche diverse e distinte ma che hanno in comune alcune caratteristiche.
Proviamo ad analizzarle.
Intanto bisogna dire che nessuna delle due pratiche ha base scientifica, sono considerate medicine alternative e non esiste un corso di studi ufficiale (una laurea o una specializzazione) per poterle praticare, non è obbligatorio essere medici per praticare queste discipline. Tutto è affidato a corsi privati di durata variabile, a tempo pieno o parziale, senza controllo, che rilasciano dei titoli che non hanno valore accademico o legale, l'accesso ai corsi è praticamente libero, può diventare osteopata qualsiasi persona senza particolari basi mediche nel suo curriculum, basta il diploma di scuola media superiore (o altri tipi, come una laurea in scienze motorie, ex ISEF). Questo vale per la nostra nazione (per l'osteopatia) mentre non è così negli Stati Uniti, dove l'osteopata è un medico (DO: doctor in osteopathy) che percorre tutto il corso di studi in medicina e poi si specializza in osteopatia che così diventa bagaglio integrante del suo lavoro di medico. In Italia è invece riconosciuta l'attività di chiropratico ma anche in questo caso non esistono corsi di laurea o specializzazione pubblici e riconosciuti, non esiste neanche un albo professionale. Di fronte a questa differenza se ne osserva un'altra interessante: mentre negli Stati Uniti l'osteopatia è una disciplina medica che però ha visto un calo costante di medici che la praticano e di richieste da parte dei pazienti, in Italia non vi è riconoscimento medico ma il numero degli osteopati è in aumento (le richieste abbastanza stabili). I numeri parlano di circa 40.000 osteopati negli USA e circa 5000 in Italia. Molto interessante anche sapere che una delle associazioni di categoria più note di osteopatia, sostiene che questa può essere definita come:

"un sistema di cura che attraverso la valutazione, la diagnosi e il trattamento, può essere applicato ad una vasta varietà di condizioni cliniche"

Come farebbe un diplomato alla scuola superiore che frequenta un corso privato a fare diagnosi, valutazione e terapia (sono atti medici), oltretutto manipolando ossa ed articolazioni delle persone è tutto da spiegare. Molti scambiano queste tecniche per normali pratiche di massaggio, cosa non vera. Non si tratta di massaggi "estetici" o "sportivi" ma di trattamenti più profondi, che coinvolgono muscoli, articolazioni e varie strutture sottocutanee e che, mediante queste manovre, pretendono di migliorare malattie o stati patologici che con le strutture citate non hanno collegamenti.
Osteopatia e chiropratica sono due discipline distinte, ho deciso comunque di unire in un unico post le due pratiche perché si tratta di varianti di tecniche di manipolazione osteo-articolare, muscolare e dei tessuti, partono da presupposti simili (le malattie provengono da anomalie dello scheletro o delle ossa e tessuti, teorie ottocentesche che non hanno mai avuto riscontro scientifico) ed hanno varianti numerosissime.

Molte ricerche, inoltre, studiano gli effetti di queste pratiche riunendoli in un unico gruppo, quello delle "tecniche di manipolazione" ed è quindi difficile analizzarle singolarmente. Anche la terapia cranio-sacrale (usata spesso in neonati e bambini) o i vari tipi di "riallineamento" della colonna vertebrale, pescano a piene mani da queste teorie.
Detto questo, vediamo di cosa stiamo parlando.

OSTEOPATIA

Nata alla fine del 1800, inventata da un medico (Andrew Taylor Still, secondo il quale l'osso sarebbe l'origine di tutte le patologie), l'osteopatia si basa su concetti abbastanza vaghi come quello di considerare "il corpo un'entità unica" (perché, qualcuno pensa il contrario?) o che ha capacità di autoguarigione (ebbene sì, il sistema immunitario è stato scoperto da tempo) ed utilizza manipolazioni da parte dell'osteopata su ossa, muscoli, tessuti, articolazioni, la cui "anomalia" provocherebbe dei disturbi. Secondo l'osteopatia i disturbi causati dalle anomalie osteo-articolari non si limiterebbero ai dolori o alle contratture muscolari ma sarebbero estesi praticamente a tutto, dai disturbi intestinali, urinari, nervosi, fino a malattie croniche, questo perché (come sosteneva Andrew Still), le ossa "malposizionate" interrompevano il flusso sanguigno creando "turbolenze" ed anomalie agli altri organi. Sistemare la normale situazione ossea avrebbe ripristinato il flusso sanguigno corretto e quindi migliorato il disturbo.
Dice l'associazione britannica di osteopatia che questa disciplina:

"si basa sul principio che il benessere di un individuo dipende dal fatto che scheletro, muscoli, legamenti e tessuto connettivo lavorino uniformemente insieme"

Definizione riportata anche sul sito del servizio sanitario nazionale inglese. Altre definizioni (usate anche in Italia) parlano di procedure che favoriscono "l'autoregolazione" e "l'autoguarigione" del corpo.
Sempre secondo l'associazione inglese "l'osteopata lavora per ottenere l'equilibrio dell'organismo senza farmaci".
Ecco invece come definisce l'osteopatia il presidente di un'associazione di osteopati italiana:
Il trattamento manipolativo osteopatico è l'applicazione terapeutica di tecniche manuali con l’obiettivo di migliorare le funzioni fisiologiche e/o di supportare l'omeostasi, che sono state alterate da una disfunzione somatica, definita come una funzione compromessa o alterata delle componenti relative del sistema somatico (struttura corporea): le strutture scheletriche, artrodiali e miofasciali con i relativi elementi vascolari, linfatici e neurali.
Si tratta dei concetti che ho spiegato ma spiegati con termini complicati (le "strutture miofasciali" sarebbero i muscoli con ciò che li circonda).
Come si vede le idee degli osteopati non sono strettamente "pseudoscientifiche" ma della pseudoscienza usano i termini che hanno anche una genericità evidente, parole come "equilibrio" o "autoguarigione", senza una giusta definizione, sono spesso usati da guaritori e ciarlatani e gli osteopati ne fanno largo uso senza distinguersi da curatori da strada.

Naturalmente bisogna vedere le idee di Still come quelle di un uomo di due secoli fa, quando si conosceva a stento l'anatomia umana ed infatti non c'è nessuna prova che un presunto "malposizionamento" di un osso o di un'articolazione (ammesso esista, anche questa è un'idea un po' vaga) possa condizionare tutto l'organismo. Un osso "posizionato male" è ovviamente una patologia importante ma che ha sintomi ben precisi (una frattura, una lussazione, sono molto dolorose) e non sarà certo una manipolazione a sistemare un'alterazione ossea o articolare che provoca disturbi a tutto il corpo o almeno nessuno lo ha mai dimostrato. Le teorie di base dell'osteopatia non sono mai state confermate scientificamente né sono plausibili.

CHIROPRATICA

È un'altra medicina alternativa che si basa sulle manipolazioni osseo articolari ma è ancora più estrema e mescola concetti medici a vere e proprie superstizioni e credenze, oltre allo scopo terapeutico, il chiropratico sostiene di poter fare anche diagnosi di malattia. Aggiunge filosofia e misticismo nella cura delle malattie. Il centro dei concetti chiropratici è relativo alla cosiddetta "sublussazione", ovvero ad una lieve "anomalia" di articolazione di un osso che, in questo modo, ostacolerebbe le normali funzioni del corpo e la sua capacità di "autoguarigione", ostacolerebbe "l'intelligenza innata" dell'organismo ed il suo spirito (come si vede, tutti concetti non scientifici), il concetto di "sublussazione" della chiropratica è diverso da quello della medicina e dal punto di vista strettamente medico si tratta di un'entità inesistente ed inventata. Nonostante questo anche l'OMS ha provato a definire la sublussazione chiropratica in maniera ufficiale. Manipolando ossa e colonna vertebrale si sistemerebbero queste anomalie e si otterrebbe il ripristino delle normali funzioni dell'organismo. Sono previsti non solo massaggi e manipolazioni ma anche l'uso di pietre, oli, aromi e polveri per la cura di praticamente tutte le malattie (per il suo inventore la chiropratica curava qualsiasi malattia), uso di impacchi caldi per "sbloccare" improbabili "blocchi energetici" ed abbondante uso di termini e concetti tipici della pseudoscienza. L'uso maggiormente accettato è comunque quello relativo ai dolori lombari e vertebrali nei quali sembra esserci un lieve miglioramento. Anche la chiropratica è molto più diffusa in altre nazioni che in Italia ma nelle prime sono previsti corsi universitari e studi accademici precisi che rendono questa pratica una medicina complementare accettata ed ufficiale. Le teorie di base della chiropratica non hanno mai avuto conferma scientifica.

Nota a margine può essere dedicata a questo tipo di manipolazioni dedicate ai bambini più piccoli (neonati o lattanti) che, a detta di operatori del settore, subirebbero conseguenze (patologiche) dal tipo di parto che li ha riguardati. L'uso di ventosa ostetrica, il cesareo, manovre degli operatori, sarebbero tutte cose che provocherebbero anomalie ed alterazioni della colonna vertebrale, della testa o di articolazioni. Tutto questo porterebbe a disturbi più o meno gravi che possono essere corretti con una serie di manovre su testa e schiena del neonato, una di queste procedure si chiama "terapia cranio-sacrale".
Anche in questo caso non ci sono basi scientifiche né prove. Non è dimostrato che (in generale) manovre ostetriche corrette o l'uso normale di ventosa o il cesareo possano provocare anomalie particolari, non è dimostrato (ma non lo spiegano bene nemmeno gli operatori che usano queste pratiche) quali sarebbero queste correzioni apportate dalle manovre sul bambino e non c'è nessuno studio che ne dimostri l'efficacia. In questo caso i pericoli sono molto più elevati, sono segnalati casi di morte o gravissimi danni neurologici per manovre errate (ricordiamo la "fragilità" del corpo di un neonato) conseguenti a "sedute" terapeutiche di questo tipo.

Efficacia

Non vi sono prove scientifiche di efficacia dell'osteopatia e della chiropratica.
Gli studi più accurati dimostrano come le manipolazioni osteopatiche e chiropratiche non abbiano più effetto del placebo ed anche se qualche studio mostra dei benefici su certi tipi di dolore lombare (o della colonna vertebrale), si tratta di dati poco accurati e non controllati.
Per questo motivo si può dire che non vi siano prove sufficienti per sostenere l'efficacia delle manipolazioni ossee e vertebrali nella cura di malattie diverse da quelle osteo-articolari e che la loro efficacia nei casi di dolore è limitata e da verificare. Se a questo aggiungiamo che le idee su cui si poggiano queste pratiche sono poco accurate e non scientificamente corrette, possiamo affermare che osteopatia e chiropratica, sono pratiche senza base scientifica e non efficaci. Gli studi hanno controllato l'efficacia delle manipolazioni nei problemi pediatrici (inefficace), nei dolori mestruali (inefficace), nella cefalea (inefficace) e si sono concentrati sul dolore muscoloscheletrico (quello che, per logica, dovrebbe ricevere maggiore beneficio dalle manipolazioni) ma anche su questo l'efficacia non è per nulla evidente, passando da un effetto nullo ad uno lieve su quello di tipo lombare (e vertebrale: il "mal di schiena"). Anche le infezioni (in questo caso polmonari), spesso riferite come curabili dagli osteopati, non sembrano ottenere nessun beneficio dalle manipolazioni. Qualche studio, al contrario, riporta lievi benefici sul dolore lombare ("mal di schiena, basso"), altri (anche se con qualche limite di metodo) definiscono i risultati buoni, simili a quelli delle cure standard (ed usando meno farmaci) ma anche qui è difficile distinguere il reale apporto della pratica dal semplice effetto placebo e soprattutto si tratta spesso di studi discutibili che contrastano con le conclusioni negative di altri studi più ampi.


Gli studi che mostrano qualche beneficio, infatti, sono spesso mal condotti, non controllati ed appaiono su riviste di scarso impatto e di parte (riviste di osteopatia), mancano infatti studi di efficacia di buon livello. Per completezza è giusto dire che negli ultimi anni molti istituti osteopatici (quasi esclusivamente anglofoni, dove l'osteopata è un medico abituato alla ricerca di tipo scientifico) hanno iniziato ad occuparsi della materia cercando di realizzare studi più precisi, meno condizionati e con un metodo almeno accettabile, hanno cercato di concentrare l'attenzione sulla produzione di sostanze (ormoni, ad esempio) durante le manipolazioni che possono dare sollievo dal dolore, iniziano a superare i concetti "magici" dai quali l'osteopatia pesca a piene mani, un po' il percorso che cercano di compiere alcuni agopuntori.
Da notare che molti studi includono nel termine "tecniche di manipolazione" o "manipolazione spinale" o "tecniche di manipolazione vertebrale", tutte quelle tecniche che prevedono l'intervento attivo su ossa, articolazioni o colonna vertebrale (quindi quelle di cui stiamo parlando, osteopatia e chiropratica ma anche altre), anche in questo caso la scuola americana inizia a "staccarsi" dall'unificazione con le altre tecniche di manipolazione cercando una posizione più precisa.

Interessante uno studio che ne analizza altri concludendo sulla scarsità di prove scientifiche di efficacia ma nota come, gli studi che ne mostrano qualche efficacia, sono basati sui giudizi dei genitori di bambini sottoposti ad osteopatia (per coliche). I genitori riferivano un minor numero di crisi di pianto ma non c'è modo per misurarne gli effetti reali. Il servizio sanitario nazionale inglese (NHS), accetta e prevede le cure osteopatiche, consigliandole per alcuni disturbi (mal di schiena, edemi, dolori cervicali) ma bisogna considerare che, come detto, da loro (come in altri paesi europei) l'osteopata frequenta un corso di laurea ufficiale ed è obbligato alla formazione continua, cosa non prevista in Italia. Nonostante questo gli osteopati italiani chiedono di essere inseriti tra i professionisti della salute
Gli osteopati ed i chiropratici rispondono alla scarsità di prove scientifiche con il fatto che, per la natura delle loro pratiche, non sarebbe possibile realizzare studi di alto livello ed accurati (ad esempio in doppio cieco o con placebo) ma insistono sulla veridicità dei risultati effettivi e reali. Da notare come molti osteopati e chiropratici (soprattutto questi ultimi) associno alle loro manipolazioni, anche una serie di consigli sullo stile di vita e soprattutto sull'alimentazione, sostenendo come diete prive di varie sostanze (glutine, caseina, zuccheri) migliorino lo stato di salute, alcuni abbracciano discipline non scientifiche e pericolose (omeopatia, cure alternative per i tumori, frodi mediche) e l'antivaccinismo è abbastanza frequente. Nella mia esperienza personale ho incontrato due persone con un grave stato di denutrizione ed anoressia a seguito di una dieta molto sbilanciata, prescritta da un noto osteopata per la cura di una sintomatologia dolorosa (che non ha avuto nessun miglioramento).

Sicurezza

Non ci sono molti dati relativi alla sicurezza delle tecniche di manipolazione, tra gli effetti collaterali di queste pratiche sono segnalati quasi sempre disturbi passeggeri e lievi (senso di tensione, alcuni dolori, stanchezza, debolezza). Incidenti gravi (nel caso dell'osteopatia) non sono frequenti, un po' più frequenti nel caso di trattamenti chiropratici. Tra gli incidenti più gravi (rarissimi) che si possono verificare in caso di manipolazioni ossee e vertebrali, vi è la rottura letale di un'arteria (tipicamente nelle manipolazioni della testa), più frequente nei bambini (per questo le manipolazioni sono da sconsigliare vivamente negli individui più piccoli) che può causare disabilità permanente o morte. Segnalati anche casi di paralisi permanente in seguito a sedute di chiropratica.

Conclusioni.

L'efficacia di osteopatia e chiropratica è molto dubbia e, quando esistente, limitata al dolore di tipo lombare e forse per alcuni tipi di cefalea, per altre condizioni si sono rivelate pratiche inefficaci o efficaci come un placebo o altri trattamenti fisici. Non ci sono conferme scientifiche per le teorie su cui si basano osteopati e chiropratici.

In generale non sembrano esserci frequenti pericoli nel sottoporsi a manipolazioni vertebrali o corporee tramite l'uso di tecniche osteopatiche o chiropratiche anche se è bene sapere che non si tratta di metodiche senza rischio, anzi, non solo è difficile controllare l'affidabilità degli operatori (visto che non esistono percorsi e registri ufficiali) ma quando esistono complicazioni queste possono essere davvero drammatiche, in linea generale è inoltre fortemente sconsigliato l'uso di queste tecniche su persone in tenera età e per problemi che non siano di natura osteo-articolare. I risultati positivi riportati dagli operatori non hanno trovato grossi riscontri in letteratura scientifica (e quelli riportati da pazienti sono "aneddotici", esperienze personali smentite dallo studio dei grandi numeri) dalla quale appare evidente un effetto scarso o nullo ed in ogni caso limitato, come detto, ai sintomi dolorosi della colonna vertebrale.

Qualcuno a questo punto si chiederà: ma in caso di problemi osteo-articolari (accertati), a chi bisogna rivolgersi se si vuole un trattamento basato su concetti scientifici? Le figure di riferimento esistono già (le ho nominate): ortopedici e fisioterapisti su tutti (ma anche neurologi quando il problema osteo-articolare riguarda la funzione nervosa), cercare altre vie si fa a proprio rischio e pericolo.
Per questo motivo, prima di affidarsi ad un osteopata o ad un chiropratico rifletteteci tanto e con attenzione.

Alla prossima.

venerdì 27 novembre 2015

Siamo liberi.

Libertà di cura.
Libertà di credere ad un cialtrone qualsiasi, libertà di pensare che un ciarlatano, lì fuori, è pronto a curarti con la forza del pensiero, libertà di credere che medici, scienziati e ricercatori sono tutto il giorno al bar mentre in città è arrivato un signore con il cilindro e la pozione magica che ha scoperto la cura definitiva. Libertà.
Libero arbitrio.

Libertà per l'omeopata, autorizzato dallo stato.
Libertà per chi dirà che quello lì sarà un "omeopata poco serio", come se l'omeopatia fosse una cosa seria. Libero anche chi dice che se ti viene un cancro, la colpa è perché da piccolo hai avuto paura del buio e sei pure mancino.
Libertà per il guaritore, in giro a fare promesse ed è libero chi dice che, visto che la medicina non sempre cura il cancro, tanto vale provare anche il bicarbonato, l'aloe o la pranoterapia, liberi di dirlo, liberi di crederci.
Libertà per chi è di passaggio su Facebook e fa prognosi e decide la terapia per un tumore al seno metastatizzato.
Libero anche il medico che deve decidere la dose di morfina per la paziente che si è curata per un anno il suo cancro all'utero con gli impacchi di cavolo che dicevano essere infallibili. Liberi, siamo sempre liberi.
Libero il naturopata che nelle conferenze dice fieramente di essere riuscito a far tornare il ciclo alla moglie di 65 anni, grazie alle sue cure ed all'urinoterapia, senza sapere che per i medici, quello, è il primo segno di un cancro ginecologico, liberi di pensarlo anche loro, naturalmente.

Libertà per chi vende aloe arborescens per curare il cancro o per chi dice che con un mix di vitamine il cancro lo curi nel 99,9% dei casi, che solo lui lo ha scoperto.
Libertà per gli ordini dei medici che riscuotono la tassa d'iscrizione anche da quell'omeopata e da quello delle vitamine, libertà per tutti. Siamo tutti liberi.
Libertà di vivere e di morire, come si vuole, non c'è un modo migliore per morire.
O forse sì.
O forse si è liberi quando facciamo di tutto per non morire perché questo è istinto umano, si è liberi quando non si regala la propria persona, dignità e salute ad uno sconosciuto su internet, siamo liberi di morire ma non di farci prendere in giro.
Non è vero che non siamo liberi di curarci come vogliamo, siamo liberi di fare tutto quello che vogliamo.
 
Siamo liberi, perché chiunque farebbe di tutto per non morire, anche credere ai truffatori, si è liberi di farlo ma quando qualcuno ci convince a cambiare strada distogliendoci dall'unica possibilità che abbiamo, non ci ha liberato, ci ha indicato la strada per l'inferno.
Che è libera ma non ha ritorno, né sollievo.

Mi dispiace per la signora ma è stata libera di scegliere, qualcuno lo ha impedito?
 
 

Grazie alla pagina Facebook "No alle pseudoscienze"
 

venerdì 30 ottobre 2015

Correlation is not causation: "prima di" non significa "a causa di".

Correlazione non è causalità.
È uno dei fondamenti della statistica a anche del diritto e della logica: "post hoc, propter hoc" ("dopo di questo, quindi a causa di questo"), due avvenimenti che hanno qualcosa in comune (per esempio uno che segue l'altro o il primo che è legato al secondo), non significa che il primo sia causa del secondo o che il secondo avvenga sempre quando ci sia il primo.
Difficile?
No, vi assicuro che è semplicissimo, tanto che si tratta di un fenomeno conosciuto da secoli, una "fallacia logica" comunissima. Se mangio una mela e scivolo, non significa che le mele facciano scivolare, se guardo in alto e mi fa male la testa, non significa che guardare in altro causi il mal di testa, anzi, per essere più precisi: non significa che necessariamente il guardare in alto possa causare il mal di testa.
Stiamo filosofeggiando?
Sì, tanto che anche un finissimo filosofo si occupò di uno degli errori più comuni della mente umana. David Hume

Noi uomini siamo ancora legati a superstizioni ed antiche credenze anche a causa di questo meccanismo, colleghiamo gli avvenimenti in maniera istintiva, il nostro cervello non si è evoluto negli ultimi due secoli, si sono evolute le conoscenze ma il cervello, fisiologicamente, le usa solo se le vuole e le sa usare.

Se un gatto nero ci attraversa la strada ed abbiamo un incidente in auto, i gatti neri portano sfortuna, è indubbio, se passiamo sotto ad una scala e poi cadiamo, le scale sono entità negative. Fortunatamente il progresso ci ha insegnato a distinguere le credenze dai fatti oggettivi e così riusciamo a fare differenza tra ciò che sembra e ciò che è.
L'argomento è stato trattato da tanti divulgatori, qualche interessante esempio lo troviamo qui e qui, ma non ne avevo mai parlato e quindi stavolta tocca a me.
Lo tratterò prendendo spunto da una delle più frequenti "correlazioni" mediche anche perché oggetto di discussioni infinite ed estenuanti, perché se la correlazione come causa è un comportamento umano, è invece un errore gravissimo nel campo degli studi medici che può avere conseguenze enormi (e negative).
Parliamo di vaccini.
Negli ultimi anni i vaccini causano (causerebbero) tutto: l'autismo, l'epilessia, i tumori, persino la sindrome di Down.
Ma è vero?

In realtà sappiamo dai (tanti) dati a nostra disposizione, che i vaccini causano pochi effetti collaterali, per la maggioranza banali e passeggeri. Per farci un'idea con i numeri possiamo controllare la banca dati della regione Veneto che, in 21 anni, ha raccolto le segnalazioni di eventi avversi legati alla vaccinazione. L'evento avverso più comune è stato la febbre (nel 68% dei casi) seguito dall'irritabilità (28,5%). In 21 anni (1993, 2014) sono state somministrate 30.514.170 dosi di vaccino (di vario tipo) e si è registrato un caso di evento avverso grave ogni 62.500 dosi per anno, la maggioranza degli eventi avversi gravi si è risolto e non ha lasciato alcuna sequela. In 21 anni sono segnalati 16 casi di sequele permanenti (cioè ancora presenti all'ultimo controllo), ovvero 1 ogni 2.000.000 di dosi (paralisi di un nervo cranico, accentuazione di strabismo preesistente, neuriti ed altri), nessun decesso.
I numeri parlano chiaro: i vaccini sono molto sicuri e causano molto raramente conseguenze gravi o permanenti. Non c'è nessuna evidenza, né scientifica né osservata, che possa collegare la vaccinazione all'insorgenza di malattie tumorali o autismo o epilessia.
Bene.
Perché allora si leggono spesso appelli allarmati su queste presunte correlazioni?
Perché ci sono medici che dicono "possono causare queste malattie"?
Perché ci sono genitori disposti a giurare che il problema del figlio (una delle malattie dette prima) sia con sicurezza conseguenza di una vaccinazione?

Escludendo la malafede (in caso di medici è quasi scontata, un professionista deve attenersi ai dati scientifici non alle "opinioni personali indimostrate"), nel caso dei genitori la risposta è spesso la più banale: hanno correlato due eventi vicini nel tempo trasformando il primo in causa del secondo.
La maggioranza delle malattie che secondo alcuni (profani) sarebbero sorte "a causa del vaccino" iniziano a manifestarsi (o sono diagnosticate) proprio nell'età in cui ci si vaccina. Come sappiamo la vaccinazione si fa nella primissima infanzia, proprio per proteggere questa fascia della popolazione (tra le più deboli) dalle malattie infettive. La correlazione principe di cui si è parlato spesso in questi anni è quella tra vaccini ed autismo. Scientificamente smentita, una delle affermazioni che si ripetono continuamente è: "il bambino stava bene, dopo la vaccinazione è diventato autistico".
Ad un occhio esperto questa sequenza temporale sembrerà ovvia quanto quella che dice: "il bambino stava bene, dopo aver visto i cartoni animati ha perso i denti da latte". Non sappiamo il giorno esatto in cui si perdano i "denti da latte" ma sappiamo che presumibilmente cadranno proprio nel periodo in cui i bambini guardano i cartoni animati, ovvio ma non così tanto.

Problemi di linguaggio non potranno che emergere quando il bambino inizia a parlare, problemi di movimento quando iniziano i primi movimenti "finalizzati" (camminare, gattonare, afferrare...). Problemi cognitivi quando il bambino inizia ad interagire con la società e così via.

La vaccinazione avviene proprio poco prima di queste fasi della vita. Il bambino stava bene, si è vaccinato ed è stato subito male.

Eppure, se su milioni di bambini non si è trovata nessuna correlazione tra vaccinazione e malattia, perché proprio quel bambino dovrebbe averla?
Appunto, non ce l'ha. La correlazione è un falso collegamento patogenetico, non sono stati i vaccini la causa di quel problema ma il problema è comparso subito dopo i vaccini.
Se usassimo questo metro, si potrebbe sospettare che la comparsa sia avvenuta dopo l'esposizione alla televisione, dopo il primo contatto con la plastica, dopo aver mangiato una particolare verdura o dopo la seconda volta che si è usato il biberon, le correlazioni saranno le stesse e ne possiamo trovare centinaia (e se fossero i pannolini?).
Di questo tipo di correlazioni ne esistono tante, sono talmente numerosi gli eventi nella vita umana (già dall'infanzia) che se volessimo "legare" due avvenimenti non ci sarebbe nessuna difficoltà a farlo.
È tanto "semplice" correlare due fatti che c'è anche un algoritmo per farlo che permette correlazioni davvero incredibili.
Sono correlazioni chiamate "spurie", ovvero reali ma che in realtà sono frutto del caso e questo lo sappiamo proprio grazie alla statistica medica. Più persone studiamo, più "campioni" abbiamo a disposizione, più possiamo essere relativamente sicuri della nostra conclusione e se pure siamo vicini al genitore convintissimo che i vaccini siano correlati all'autismo, possiamo dire con cognizione di causa che si sta sbagliando. La maggioranza delle correlazioni hanno dei "fattori confondenti", sono condizionate da tanti fattori che, se non identificati, fanno giungere a conclusioni errate. Bisogna insomma mettere una correlazione nel contesto giusto ed interpretarla correttamente, altrimenti potrei convincervi facilmente che, visto che solo la minoranza degli incidenti stradali è causata da chi guida ubriaco, bere alcol prima di mettersi alla guida sarebbe protettivo nei confronti degli incidenti.
Lo stesso meccanismo potremmo applicarlo ai cartomanti: su centinaia di previsioni fatte da un cartomante, molto probabilmene qualcuna sarà indovinata ma non possiamo dire che i cartomanti siano capaci di prevedere il futuro. Basta studiare tutte le loro previsioni e si scoprirà che hanno indovinato lo stesso numero di previsioni che si indovinerebbero se si facessero a caso. Eppure chi subirà a previsione azzeccata non potrà che restare convinto di ciò che ha sentito.

Provate a prevedere un terremoto entro l'anno in un qualsiasi paese del mondo, poi cercate la lista dei terremoti dell'ultimo anno, probabilmente avrete indovinato, succede, è il caso.

Atteniamoci allora proprio all'autismo. Si potrebbe pensare che, se tanti genitori notano questa correlazione con i vaccini, una "base" di realtà potrebbe pure esserci, come mai gli studi non la notano? Forse perché non c'è o forse perché, anche se ci fosse, ci sono troppi fattori che la rendono poco credibile. D'altronde l'autismo, dal punto di vista scientifico, potremmo correlarlo a tantissime cose, non ci credete?

Leggiamole, molte sono anche recentissime.
L'autismo è causato dalla televisione (o dalla pioggia). No, dal peso materno in gravidanza!
Sembra sia causato dai problemi di tiroide della mamma. Oppure dall'eccesso di assunzione di grassi con l'alimentazione. Però altre ricerche hanno trovato una correlazione con la febbre in gravidanza (e non è detto non sia colpa degli antibiotici che chi ha la febbre rischia di prendere!). Per non parlare dell'evidente correlazione con diabete, obesità e pressione alta in gravidanza! Delle scarse interazioni in famiglia. Potrebbe essere colpa della vicinanza con l'autostrada.
...e se fosse colpa dell'età materna o di quella paterna o della stagione di nascita...o forse della carenza di ferro in gravidanza, l'alimentazione...le gravidanze troppo vicine o troppo lontane...
Può bastare?
L'autismo è correlato a decine di cose, statisticamente ma non scientificamente.

Tutto causa l'autismo?
O forse è "la vita" ad esserne correlata? Si tratta "semplicemente" di una delle possibilità che tutti possiamo subire quando nasciamo?

Come si fa ora ad uscirne fuori?
Intanto sapendo che sostenere che ci sia una correlazione tra un fatto A ed uno B non significa che A sia causa di B.
Quando si scopre una correlazione ci si ferma lì. Il dato di fatto è la correlazione "A è associato a B" ma non si possono trarre conclusioni definitive, prima di farlo bisogna esserne sufficientemente certi con altre ricerche, numeri più grandi, metodi più raffinati. Senza fare così rischieremmo di giungere a conclusioni sbagliate.

Il ritenere che un fatto che avvenga prima di un evento (o contemporaneamente ad esso) sia causa dell'evento, è la corsia preferenziale che sceglie il nostro cervello per spiegare ciò che non comprendiamo immediatamente.

Gli alimenti biologici causano l'autismo. O no?

Si tratta di un meccanismo innato, probabilmente istintivo e che serve a difenderci dai pericoli immediati: un ruggito è segno di pericolo perché il ruggito è segno di animale feroce che può divorarci, oggi se sentiamo un ruggito mentre lavoriamo difficilmente andremo a pensare ad una tigre nella stanza accanto ed il cervello cercherà altre spiegazioni: una radio o un televisore acceso, un rumore scambiato per ruggito, il nostro capo che sta rimproverando il collega.
Questo perché sappiamo (oggi) che la spiegazione più immediata (ruggito=animale feroce), nel nostro ambiente è quella meno probabile, abbiamo fatto esperienza e ci preoccupiamo molto meno dei nostri antenati. Così come un forte tuono durante un temporale. I nostri antenati lo collegavano all'ira divina e così qualsiasi evento negativo lo seguisse (per esempio la morte di un familiare) era evidente che l'ira degli Dei (così rumorosa da non essere messa in dubbio) avesse causato l'evento negativo. Il modo per evitarlo? Accattivarsi con doni o riti la simpatia delle divinità. È un comportamento del tutto (e letteralmente) istintivo. Quando in un gruppo di esseri umani si assisteva ad una notte con molte nuove nascite, si cercava un motivo al quale legare l'avvenimento inusuale, cosa può causare una cosa del genere? Qualche nostro avo avrà guardato fuori, di notte, non c'era nulla di strano...tranne (quando capitava) la presenza di una bella Luna piena. Ecco la causa! Quando c'è la Luna piena si partorisce di più. Provate a chiederlo anche a professionisti del settore...il dubbio lo avranno anche loro, per qualcuno è pure una certezza.
Ma non è vero. Si partorisce indifferentemente con qualsiasi fase lunare. Il fenomeno è nato probabilmente perché nelle notti più "movimentate" per le partorienti qualcuno avrà guardato la Luna. Su 365 controlli (i giorni dell'anno) la Luna piena appariva più o meno 12 volte (e per più di 350 volte la Luna era in un'altra fase) quelle dodici volte non si partoriva di più, solo che la Luna "normale" passava inosservata, non colpiva l'immaginazione di nessuno e non si faceva neanche notare, la Luna piena sì, restava nella memoria, era l'unica cosa "anomala" di quella notte e colpiva l'immaginario, così da diventare "causa" di un fenomeno comune come il parto.

Nell'infanzia, in una situazione normale, quante sono le cose anomale o "invasive" che si fanno su un bambino? Pensateci. E se proprio in quella fase inizia un disturbo, a quante cose potremmo "dare la colpa" (tendiamo sempre a cercare un "colpevole" per ogni evento della vita)?

Oggi nessuno di noi si sognerebbe di collegare qualsiasi evento negativo ai tuoni sentiti durante un temporale (ok, non ci giurerei...) perché conosciamo molto bene i meccanismi alla base del loro lugubre suono e sappiamo anche che non ha alcuna influenza sugli eventi della vita (quasi mai, un po' di paura quel suono può farla).
Evitare certi collegamenti è quindi considerato "naturale", scontato quando ne conosciamo le cause, ma quando si tratta di fattori sconosciuti, misteri, malattie delle quali non conosciamo la causa o eventi per noi inspiegabili, il cervello rischia di collegare un fenomeno con eventi che non ne hanno nulla a che fare. L'argomento è talmente affascinante e dibattuto che persino un filosofo ne ha fatto oggetto di discussione, David Hume, nato nel 1700, che sosteneva che due eventi che si susseguono inalterati da secoli o da millenni, possano essere collegati con certezza solo dal punto di vista temporale (B viene dopo di A) ma non per forza dal punto di vista causale, non ci ci sarebbe modo, secondo Hume, di stabilire con certezza che il secondo evento sia causato necessariamente dal primo.
Abbiamo quindi un solo modo per capire il collegamento tra due eventi (la cura A migliora il sintomo B? La febbre è causata sempre dai batteri? La sostanza A provoca sempre la reazione B?), studiare quanti più casi possibile, analizzare tanti eventi A e contare quante volte avviene B. Sarà poi la statistica a dirci se A e B siano correlati (escludendo quanti più fattori confondenti possibili, il caso, per esempio) non solo perché vicini nel tempo ma anche perché uno causa l'altro.

Correlazione tra diffusione di Internet Explorer e numero di omicidi negli USA.

Mesi fa raccontavo del curioso collegamento che avvenne in Corea tra i ventilatori ad elica e la morte nel sonno. Per qualche strano fenomeno i ventilatori potrebbero uccidere inconsapevolmente chi li usa ed il pericolo è talmente reale che il governo coreano emise un comunicato: "non dormite con il ventilatore acceso" (e molti ventilatori, ancora oggi, hanno quell'avviso).
Il fatto successe solo perché in un paio di estati particolarmente calde, furono trovate molte persone anziane decedute con il ventilatore acceso. Coincidenza? Una mente razionale potrebbe pensare che trovare il ventilatore acceso d'estate sia un evento normale e frequentissimo e che trovare una persona senza vita con il ventilatore acceso non significhi che questo lo abbia ucciso ma che il poverino, morendo, non avrebbe certo potutto spegnerlo.
Un po' come la misteriosa correlazione tra consumo di gelati ed annegamento in mare. Perché quando aumenta il consumo di gelati aumentano anche le morti per annegamento a mare? Un meccanismo fisiologico legato alla digestione? La temperatura corporea gioca brutti scherzi? Un ingrediente pericoloso del gelato?

Correlazione tra casi di annegamento e numero di gelati venduti.

Non rispondo, ma probabilmente vi accorgerete che la "causa" della correlazione, per essere compresa necessita di qualche secondo di riflessione, di un ragionamento preciso, mentre l'inconscio e l'istinto potrebbero farci concludere che davvero i gelati siano causa di annegamento, le conoscenze e l'esperienza ci dicono che probabilmente il motivo di questa correlazione è un altro e non è legato né ai gelati né ai pericoli del mare.
In questo caso conosciamo i due eventi e quindi il "trucco" è semplice, ma quando non conosciamo bene uno dei due fenomeni?
Il rischio di errore è molto alto.
Di correlazioni, tra gli avvenimenti e le infinite combinazioni possibili tra essi che possiamo creare, ne esistono centinaia, sareste stupiti di sapere che il consumo pro capite di formaggio negli Stati Uniti è correlato con le morti per caduta dalle scale?

Alla prossima.

martedì 27 ottobre 2015

Credere all'omeopatia: solo colpa del paziente?

Quante volte abbiamo discusso di omeopatia? Quante volte si è detto "tanto chi ci crede continuerà ad usarla?".
In realtà non è proprio così.
Spiegare che in un prodotto omeopatico (oltre la 12ma diluizione) non c'è nessun principio attivo e che assumerlo equivale a prendere delle caramelle di zucchero è il primo passo per rendere consapevole il consumatore. La maggioranza delle (poche) persone che scelgono l'omeopatia è sinceramente convinta (chiedeteglielo pure) che si tratta di "erbe" o derivati naturali (facendo confusione con la fitoterapia medicina scientifica a tutti gli effetti), qualcun altro parlerà di "medicina dolce" senza rendersi conto che questo termine non significa nulla ("dolce" o "violenta" lo scopo di una medicina è curare, non fare simpatia al malato). Insomma, tanta confusione.
Poi c'è una piccola parte...della piccola parte di utilizzatori di omeopatia che sa benissimo cosa compra ma che non sente ragioni: mi è servita a stare meglio e quindi continuo ad usarla. Non è a loro che si rivolge chi cerca di spiegare come l'omeopatia sia una vecchia credenza ottocentesca che dovrebbe scomparire dai banconi delle nostre farmacie.
Per questo è essenziale l'informazione corretta ed onesta: chi vuole essere consapevole di ciò che acquista non può che esserne felice, se poi si "crede" a prescindere va bene lo stesso.
Qualche settimana fa però, abbiamo assistito ad un grave episodio di informazione per niente corretta. Quella andata in onda su "Medicina33" (cercare puntata del 18 settembre 2015), popolare programma di informazione medica generalista trasmesso dalla RAI (servizio pubblico).
Guardando quel video, bambini (!) ed adulti testimoniavano l'efficacia dell'omeopatia. Un medico parlava di meccanismo d'azione simile a quello dei vaccini (!) e nessuno spazio al contraddittorio. Un po' come parlare di astrologia in un programma di astrofisica vendendola come pratica vera e consolidata.
Un brutto episodio, molto brutto.
Pochi giorni dopo un programma della televisione della Svizzera italiana ("Patti Chiari") manda in onda un "dossier". Interviste a mamme entusiaste ma anche a quelle deluse. Interviste a medici omeopati ma anche a medici che l'omeopatia la criticano (c'era anche il sottoscritto).
Mi sono sottoposto anche ad un esperimento, ho ingurgitato 2 interi flaconi di "belladonna" 4CH (un rimedio omeopatico usato spesso per l'insonnia ma anche come "antiansia"), l'atropina, sostanza attiva contenuta nella pianta della belladonna, è un prodotto potentissimo, usato in medicina e che, in dosaggi eccessivi (in ogni caso bassissimi) provoca problemi molto gravi di tipo cardiaco e neurologico, fino al coma ed alla morte. Non ho "mangiato" un solo granulo ma ben 80, per mostrarne l'innocuità (ed infatti sono ancora qui che scrivo) e la diluzione del prodotto non era oltre la 12ma (diluizione che sancisce l'assenza di qualsiasi principio attivo) ma la quarta che in ogni caso, anche se fisicamente conterrà qualche molecola di atropina, non ne conterrà abbastanza per avere un qualsiasi effetto.

Non che avessi dubbi in proposito ma questi esperimenti chiariscono come l'idea che un prodotto omeopatico sia fatto di normale e puro zucchero, sia ancora un concetto difficile da spiegare ed è su questo che contano gli omeopati: l'informazione ingannevole al consumatore.

Io mentre mi suicido omeopaticamente. 80 granuli (2 flaconi interi) di Belladonna 4CH.

La maggioranza delle persone, infatti, ritengono questa cosa troppo "esagerata", non la ammettono, rispondono spesso che "non è possibile" che ci vendano solo zucchero.
In trasmissione è stata mostrata anche la confezione di un noto prodotto omeopatico "antiinfluenza" che riporta nella scatola "ogni granulo di 1 grammo contiene 1 grammo di zucchero", giusto per sottolineare che questo concetto è ovvio anche per le aziende produttrici e gli omeopati (non potrebbero mentire d'altronde, basta analizzare un granulo per scoprirlo). Insomma, nonostante sia chiaro, risaputo ed ammesso da tutti che in una scatola di omeopatici ci siano solo palline di zucchero, non si riesce a capire perché ci sia gente che ancora acquisti questi prodotti.
Come ho scritto non è così scontato che tutti lo sappiano. Proprio nella trasmissione svizzera una mamma "pro omeopatia" ha dichiarato tranquillamente di non avere idea di cosa somministrasse ai suoi figli, la prescrizione dell'omeopata non glielo aveva chiarito, eppure lei ha dato lo stesso ai figli il prodotto omeopatico.
Anche un'altra donna intervistata durante la tramissione ha raccontato di aver avuto una brutta avventura: un omeopata ha provato a curare il marito con il cancro con l'omeopatia, almeno ufficialmente, perché la donna non ha mai saputo cosa contenessero quei granuli ed il marito ha sviluppato una grave infezione alla pelle.

Cosa succede dunque?
Niente di stupefacente. La possibile superficialità di molti consumatori si unisce alla disonestà ed alla sete di denaro di tante altre persone (medico o meno). Se un profano vede un "camice bianco" che parla dell'omeopatia come se si trattasse di medicine, il rischio di cadere in trappola è altissimo. Se il farmacista consiglia al cliente un prodotto omeopatico ("tanto male non fa"...ma un costo ce l'ha...), è chiaro che approfitta della fiducia che è riposta nella sua professionalità.
Se il servizio televisivo pubblico costruisce ad arte una trasmissione che presenta l'omeopatia come se fosse una pratica scientifica, è naturale che qualcuno possa crederci.
Ma tutto questo non è corretto e nemmeno etico. Esiste la libertà di cura ma non quella di mentire al prossimo.

Ma come la pensano a proposito di questo gli addetti ai lavori?

In Italia (abbiamo una insita abitudine a scaricare le responsabilità) si chiude un occhio e l'altro ci vede pure male. Gli ordini dei medici (enti burocratici) si tirano fuori, loro mantengono dei registri e gli omeopati ne fanno parte, non entrano certo nel merito della scientificità di una cura. Le associazioni mediche vivono adagiandosi sul detto "vivi e lascia vivere", quelle dei farmacisti fanno finta che il problema neanche esista, tanto gli introiti da prodotti omeopatici sempre soldi sono. Il ministro della salute va addirittura ad inaugurare un museo di omeopatia (ma dentro cosa c'è?) e peggio, come vedremo dopo.
Insomma, una pratica senza scientificità, dimostrata inefficace, gradita ad una piccolissima fetta della popolazione, è sopportata per amore del quieto vivere, un po' come gli oroscopi in TV, sarebbero scandalosi ma in fondo danno da mangiare a tanta povera gente.
All'estero non è così.
I farmacisti?
La Royal Pharmaceutic Society parla chiaro: "Non c'è evidenza per supportare l'efficacia dei prodotti omeopatici, non vi è base scientifica per farlo" e: "...i farmacisti che vendono prodotti omeopatici devono essere preparati per farlo ed abili nel discutere con i pazienti della scarsa evidenza di efficacia dei prodotti omeopatici..."

I medici?
La British medical association è anch'essa chiara e decisa: "L'omeopatia è stregoneria, non dovrebbe essere usata come terapia".

Le istituzioni?
NHS (servizio sanitario nazionale inglese): "Non esiste nessuna condizione clinica per la quale l'uso dell'omeopatia abbia sufficienti basi scientifiche".

Ma allora, cosa succede in Italia?
Solo un problema di lobby da parte delle multinazionali omeopatiche (l'Italia è sede di alcune aziende di omeopatici, anche di grande portata)? Non credo, anche l'Inghilterra ha delle aziende locali di omeopatia.
Forse culturale? Noi "latini" siamo più portati alla superstizione ed al credere nei miracoli. Forse un po' ma non credo sia solo questo.
Non si sa bene insomma.
Io credo sia un misto di tutto questo. Sfruttando la nostra propensione nel credere al "sovrannaturale" e con la complicità della nostra proverbiale "ma che mme frega ammé", chi ha interessi si è ben sistemato nei posti che contano e così si è riusciti a sdoganare una pratica paranormale vendendola come medicina. Tutto il resto è pubblicità, immagine, copertina.
Se ho mai subìto una censura in un intervento pubblico nei media, è stato quando ho parlato di omeopatia in una rete televisiva pubblica nazionale, il mio intervento (che in diretta era ovviamente andato in onda), nella replica è stato magicamente tagliato. Non dicevo nulla di sconvolgente, alla domanda su quali fossero i prodotti in farmacia che non hanno nessuna utilità ho parlato di integratori, prodotti dimagranti e contro la caduta dei capelli ed i leggendari "ricostituenti". Poi ho aggiunto l'omeopatia ma da tutta la risposta la parte relativa all'omeopatia è sparita.
In un altro caso mi è stato chiesto, a telecamere spente ma in maniera esplicita di non parlare di omeopatia.
Questo non è successo quando ho parlato di altro, di farmaci, di scandali, di bugie farmaceutiche...c'è forse qualche "piccolo" interesse da difendere? Ma come, non sono quelli di "Big Pharma" i potenti della medicina?
Ed in queste settimane un altro episodio che coinvolge direttamente il ministro della salute.

Per la sua fermezza a proposito del "metodo Stamina", per alcune sue iniziative e per aver detto tante volte di affidarsi solo alle conoscenze scientifiche, ho avuto una buona opinione dell'attuale ministro della salute Lorenzin (nonostante la mia diffidenza iniziale). Poi scopro che il ministro ha scritto la prefazione ad un libro di omeopatia dal titolo "Elogio all'omeopatia". Già assurdo. Come può un ministro dare credibilità ad un pratica stregonesca senza base scientifica? [aggiornamento: prefazione ritirata, non era stata autorizzata, il libro sarà ristampato].

Ma la cosa più sorprendente è che il libro è scritto dal presidente di Omeoimprese, l'associazione che unisce le aziende omeopatiche, "Big Homeo" insomma.
Se la Lorenzin avesse scritto la prefazione di un eventuale libro del presidente di Farmaindustria (Big Pharma) dal titolo "Elogio alle medicine" che reazione pensate avrebbe suscitato?
Siete ancora convinti che l'omeopatia sia una medicina alternativa e non un semplice business sulla pelle dei consumatori più creduloni?
Saranno le pressioni dell'industria a controllare l'informazione sull'omeopatia evitanto di far sapere cosa compra chi compra omeopatia?
Troppo complottistico, vero?

Ma non ci piangiamo sempre addosso. In altre nazioni l'omeopatia, seppur evitata dall'ambiente scientifico, è ammessa da quello giuridico in maniera molto più "permissiva" di quanto lo sia in Italia, basti vedere il servizio della TV svizzera nel quale un medico che gestisce un centro di omeopatia, dice tranquillamente di trattare persone con tumori maligni ed ha la faccia tosta di sostenerne la guarigione, salvo poi scoprire (ma lui non lo aveva detto) che queste persone avevano seguito tutte le cure tradizionali in ospedale e solo dopo avevano aggiunto l'omeopatia.
Allora credo ci sia poco da fare. Mai prendersela con il paziente o il consumatore. Quando le autorità mediche chiudono gli occhi, quelle politiche sono sempre in cerca di voti e si fa di tutto per evitare l'informazione corretta (persino nelle reti televisive pubbliche), se una colpa c'è, è del sistema, del ritorno economico, dei guadagni pubblicitari e politici, del fatto che, omeopatica, naturopatica o farmaceutica, l'industria ha un solo ed unico obiettivo: i soldi.
Che non si dica quindi che l'omeopatia sia una "medicina alternativa" a quella standard, è completamente inserita nel business, negli affari farmaceutici che tanto danno da mangiare.

Quando si cercano quindi spiegazioni per il comportamento di alcuni che sembrano indifferenti al progresso medico ed alla semplice logica, forse è inutile compiere complicati paragoni sociologici o raffinati studi antropologici, forse il problema è molto più elementare: follow the money.
Se una medicina non cura ma ne è permessa la vendita non è medicina"alternativa", è del tutto omologata. Al guadagno.
Per questo, se credo profondamente nella libertà di cura (che significa anche informazione corretta), ognuno faccia quello che crede sia meglio per la sua salute, penso anche che un servizio pubblico, finanziato da tutti i cittadini, non debba offrire pratiche senza validità scientifica, neppure con l'intento di risparmiare soldi. Un servizio sanitario nazionale deve offrire solo le pratiche migliori e più sicure, scientificamente validate e che vadano ad esclusivo vantaggio del paziente. Se iniziamo ad ammettere omeopatia e medicine alternative, se confondiamo il paziente con messaggi vaghi, caotici, se la TV nazionale mescola medicina con omeopatia, il passo per accogliere nei nostri ospedali cartomanti ed indovini non è lunghissimo. È fondamentale quindi che il nostro sia un "servizio sanitario razionale", che non si lasci tentare dalle magie o dalle superstizioni ma che poggi tutte le sue offerte sull'unica cosa oggettiva che esiste in campo medico, il risultato scientifico.

Alla prossima.

Aggiornamento (30/10/2015): La prefezione del ministro Lorenzin al libro del presidente di Omeoimprese è stata ritirata, non era autorizzata ed il libro sarà ristampato. La risposta dell'autore del libro? Criticare l'omeopatia significa attaccare i 20.000 medici che la praticano.
Giusto, non attaccherò mai la cartomanzia per evitare di attaccare i 60.000 operatori dell'occulto che la praticano.
Che figuraccia per gli omeopati...