lunedì 20 marzo 2017

Censura o responsabilità?

In queste settimane gli ordini dei medici stanno (finalmente) mettendo una stretta sui medici che diffondono paure, terrorismo, false informazioni, false terapie.
È una cosa importante, doverosa, richiesta dai cittadini e dai medici onesti.
Non è normale e può essere pericoloso per i pazienti avere medici che secondo logica consigliano una terapia perché è stata provata come efficace ed altri che la sconsigliano perché "secondo loro" sarebbe velenosa e pericolosa. Non è possibile, per un medico onesto, essere sullo stesso piano di chi, per scelta o per ignoranza, ignora le basi della medicina proponendo cure o rimedi assolutamente senza base scientifica.

Alcuni di loro saranno convocati, altri subiranno un procedimento disciplinare e tutti rischiano sanzioni fino alla radiazione. Ovviamente questo ha provocato delle conseguenze. Alcuni di questi medici, vigliaccamente, davanti alla possibilità di sanzioni, hanno rinnegato ciò che avevano detto fino al giorno prima (questo dimostra come tengano di più alla loro pellaccia che a quella dei pazienti), altri hanno sfidato gli ordini dei medici, altri ancora hanno fatto finta di niente sperando che, passata la piena, tutto torni normale e gli affari possano proseguire. 

Tra le proteste di qualcuno, l'obiezione più sentita è quella che le sanzioni o i semplici richiami siano attentati alla libertà di opinione e di parola. In pratica, se io medico sostengo che i vaccini siano pericolosi, il fatto di sanzionarmi sarebbe un modo per mettermi a tacere e censurare il mio pensiero. Se un altro medico sostiene che la chemioterapia è più dannosa che benefica, richiamarlo per sentirne le ragioni sarebbe un'intimidazione inaccettabile.

È un falso problema.

La solita scusa per fregare le persone che si rivolgono a loro.
Fare le vittime, dipingersi come perseguitati e boicottati è un classico comportamento da ciarlatano. La medicina ha tanti limiti e difetti ma se c'è un punto di forza è che tutto ciò che dici e che pensi, qualsiasi eventuale scoperta o ipotesi, può essere resa pubblica, letteralmente: pubblicata.

A questo servono gli studi, le statistiche, i dati, le ricerche, i test. Puoi rendere pubbliche (pubblicare nelle riviste adatte) le tue ipotesi, i tuoi colleghi possono sottoscriverle, controllarle, smentirle o confermarle. FINE.


Al contrario, se fai un lavoro, non puoi andare contro le stesse fondamenta della tua formazione perché è su quella che si basa la tua credibilità. Le persone si affidano ad un medico perché è quello che ha studiato medicina, ad un ragioniere perché è quello che ha studiato ragioneria.

Un ingegnere non può "ipotizzare" che i piloni di un ponte si possano costruire di sabbia bagnata perché così ha pensato una notte e sarebbe considerato folle se, senza confermarlo, renderlo pubblico o controllarlo, iniziasse a costruire ponti con i piloni di sabbia: metterebbe in pericolo gli altri, chi si è affidato a lui per la costruzione e chi non si è affidato ma usa il ponte.
Un infermiere, in pieno possesso delle sue facoltà mentali, non può cambiare la terapia prescritta dal medico per un diabete ed iniettare, al posto dell'insulina, del glucosio perché "in base ai suoi dati è giusto così". Prima di farlo dovrebbe controllare la sua idea, confermarla, provarla, altrimenti sarebbe un folle, probabilmente assassino. Sia l'ingegnere dei ponti di sabbia che l'infermiere folle, potrebbero gridare alla censura, potrebbero sostenere che c'è chi li boicotta e li perseguita per le loro idee ma lo farebbero solo per difendere strenuamente le loro teorie mai dimostrate. Se hanno ragione possono dimostrarlo, se non lo fanno, evidentemente, non ne hanno capacità. Nessuno viaggerebbe in un'aereo guidato da un pilota alternativo che sostiene di poter mettere acqua nei motori per risparmiare carburante e se qualcuno lo sostenesse, prima di decollare, sarebbe sottoposto a controllo psichiatrico, ovvio, logico, nessuno avrebbe da ridire.

Ovviamente se parliamo di persone serie, perché queste conoscono termini come "responsabilità". Io sono pienamente responsabile di quello che dico, scrivo e dichiaro, me ne assumo le conseguenze e non capisco perché non dovrebbero assumersele i vari medici antivaccinisti o gli omeopati che curano l'autismo con le palline di zucchero.
Sono miei colleghi, identici a me: se io danneggio un paziente durante il mio lavoro ne pago le conseguenze, ne ho responsabilità e se indagassero su di me sarebbe censura o normale e giusto controllo delle responsabilità?
Se altri danneggiano qualcuno o diffondono teorie non dimostrate che allarmano i pazienti o impediscono il diritto all'informazione corretta e onesta, perché non dovrebbero assumersene la responsabilità?
Dove sarebbe la censura?
Un'ipotesi che va contro le conoscenze attuali di una disciplina o una scienza può essere divulgata in tanti modi ma di certo divulgarla mediante mezzi non adeguati la rende ridicola, la banalizza e nessuno può pretendere possa diventare verità. Al contrario, divulgare una propria ipotesi con mezzi adeguati (pubblicazioni, convegni, riviste mediche) la mette sul piano più corretto.
Certamente la "pubblicazione" di qualsiasi ipotesi, più o meno plausibile, espone chi la fa al controllo dei colleghi ma è proprio questo il meccanismo, il "filtro" che ci protegge da falsa medicina e ciarlataneria. Definirsi "ricercatore" perché si "pubblicano" le proprie ipotesi nelle pagine del proprio sito è come definirsi "economista" dopo una partita a Monopoli, significa millantare.
C'è un altro punto da non sottovalutare.

Chiunque vada in giro a fare affermazioni che vanno contro le attuali conoscenze mediche, si dipinge e si presenta come "ricercatore di verità", come paladino del popolo, quasi come un rivoluzionario senza paura che parla e va contro l'autorità.
Benissimo, se così fosse, questi rivoluzionari, si fermerebbero davanti a "minacce di censura"?
Se hai in mano una verità scottante, se sai qualcosa che gioverebbe a milioni di persone o, al contrario, sei a conoscenza di qualcosa che ne danneggerebbe altrettante, di cosa hai paura? Parla, spiega e dimostra.
Salverai anche una sola persona, non c'è censura che tenga, giusto? Invece no.
Per una serie di coincidenze sfortunate, questi "paladini dell'informazione", non solo non hanno dati talmente seri da poter pubblicare in una rivista scientifica, non solo non sanno andare oltre al video su You Tube o la pagina Facebook, non solo non sanno dimostrare la verità della loro tesi ma non hanno nemmeno il coraggio di farlo.

Che sfortuna, vero?

Se ti limiti allora a "rendere pubbliche" le tue ipotesi su video di You Tube o siti internet, non ti stai comportando da scienziato ma da ciarlatano, stai tentando di fregare la gente. Io non mi definisco "ricercatore" perché da dieci anni faccio ricerche sulla falsa medicina, non dico che le università mi boicottano perché non mi assumono nel loro corpo docente. Non dico di essere censurato perché le televisioni non parlano ogni giorno di me.
Il richiamo alla censura è quasi sempre una scusa, un alibi per i truffatori. Se hai qualcosa da dire, rendila pubblica o taci.
Non confondere (falsamente) la censura con la responsabilità.
In questi anni ho notato che questo atteggiamento del non assumersi la responsabilità di ciò che si dice è sempre più diffuso. Il "a mia insaputa" è un ritornello che ormai ha stancato.
Mi sembra sia diventato quasi un'abitudine da quando esistono i social network, internet, da quando scriviamo con il filtro del monitor che sembra quasi nasconderci può esserci l'illusione di non parlare con nessuno. Ma non è così, di tutto quello che diciamo dobbiamo prendercene la responsabilità.
Quello che scriviamo o diciamo lo diciamo NOI, è farina del nostro sacco. Inutile quindi scaricare le responsabilità. Se pensiamo che una cosa abbia la dignità di essere detta diciamola ed aspettiamo le conseguenze, positive o negative che siano. Stupirci se poi qualcuno ce ne chiederà conto è da stupidi (o da imbroglioni).
Ovviamente ci sono campi più delicati di altri e la salute è uno di questi.

Bene fanno, dunque, gli ordini dei medici ad indagare e, se trovassero responsabilità, sanzionare in maniera congrua i medici che si lanciano in affermazioni non supportate da adeguate referenze scientifiche. Lo vuole la legge, la deontologia, la ragione, il buon senso ma soprattutto i pazienti, se una persona si affida ad un medico è perché sa che questo ragiona e lavora in base alle migliori prove scientifiche disponibili. Altrimenti si affiderebbe ad uno stregone.
Male invece fanno quei colleghi che gridano, come sempre, al complotto ed alla censura.

Se dici sciocchezze a chi si affida ai tuoi titoli, assumitene la responsabilità e le conseguenze.

Alla prossima.

lunedì 6 marzo 2017

Chi disprezza l'omeopatia non è figlio di maria.

Se non mi piace qualcosa, posso disprezzarla?
Si disprezza anche un bellissimo fiore se, per i nostri gusti, fosse orribile. Diciamo, a volte, "i quadri di Picasso mi fanno schifo", oppure "la carne alla brace la odio!", "non sopporto la pasta alla carbonara". Dire una cosa del genere è grave? Irrispettoso perché in tanti amano Picasso o mangiare la carne?

Se qualcuno disprezzasse la medicina (e sappiamo che questo succede quotidianamente) si dovrebbero offendere i milioni di malati o i medici?
Io disprezzo il calcio, uno sport che una volta seguivo ma poi ho abbandonato per disgusto. Qualcuno si offende?

Se disprezzo l'omeopatia perché la ritengo una truffa al consumatore ed un esempio di falsa medicina, sto offendendo qualcuno?

Un po' come dire che i medici che prescrivono omeopatia offendono i milioni di colleghi che usano la scienza per fare il loro lavoro ed i milioni di pazienti che sanno cos'è l'omeopatia.
Beh, direi che stiamo perdendo tempo, si tratta di una suscettibilità infantile e stupida.

Raccontare le caratteristiche di un prodotto in vendita (ovviamente attenendosi ai fatti) non significa disprezzarlo ma spiegarlo a chi ne è vittima se questo prodotto è truffaldino e, anche se chi ne è vittima non accetta la spiegazione, il problema è suo non di chi spiega la realtà dei fatti, anche qui, ovviamente, dati in mano.
La disonestà sarebbe grave, se qualcuno, pur di disprezzare qualcosa, usasse argomenti fallaci, dati falsi o dicesse bugie, sarebbe scorretto ma, finché si usano argomenti veri, dati veri, spiegazioni scientifiche, c'è poco da lamentarsi. Quale legge fisica, quale esperimento scientifico, quale testo medico può smentire il fatto che un prodotto omeopatico (oltre la 12ma diluizione) sia semplicemente una caramella di zucchero? Questo "offende" chi lo usa?

Potremmo fare un paragone con l'astrologia: milioni di persone, ogni giorno, consultano gli oroscopi, ascoltano l'astrologo nelle TV nazionali nonostante si sappia che l'astrologia sia una pseudoscienza senza basi scientifiche né credibilità, una vera e propria superstizione.
Affermare che l'astrologia è una bufala e che bisognerebbe cancellarla dal servizio pubblico è un insulto? Significa mancare di rispetto a chi legge gli oroscopi la mattina? La seguono milioni di persone, in Italia esistono migliaia di operatori dell'occulto, che importa se si offendono? La scelta di seguire una pseudoscienza è loro e d'altronde il numero di seguaci non è il metro per decidere se e come valutare una disciplina.
In ogni caso, a prescindere dalla veridicità o meno di un'affermazione, non esiste la libertà di esprimere le proprie idee?
. Fortunatamente sì.

Se quindi io spiego che l'omeopatia è una falsa medicina derivante da riti magici ottocenteschi. Se spiego (e sono un medico, quindi anche in dovere di farlo) che dal punto di vista scientifico non ha alcuna base né plausibilità, se ricordo che anche gli studi, tanti, hanno dimostrato che non ha efficacia in nessuna malattia e che le pillole di zucchero omeopatiche funzionano esattamente come...pillole di zucchero, sto disprezzando, sto insultando o sto semplicemente dicendo le cose come stanno?
Attenersi ai fatti, difendere il consumatore, avvertire la popolazione, è un'offesa o è informazione?
Perché è proibito farlo? Perché si grida all'offesa da vendicare?

Probabilmente perché, davanti ad una pratica fideistica come l'omeopatia, la spiegazione razionale e scientifica delle sue caratteristiche si scontra con le credenze personali, con le superstizioni.
Se qualcuno dicesse che un farmaco non cura nessuna malattia io, medico, non mi offenderei, giudicherei l'opinione, ne controllerei la veridicità (e quindi potrei essere d'accordo o meno) ma non sarebbe un problema, se proprio volessi far valere le mie ragioni proverei a discutere della mia versione dei fatti ma se qualcuno si sente in grado di "disprezzare" la medicina buon per lui, io la uso se lo ritengo opportuno, la offro e basta così.

L'omeopata o l'omeoseguace invece, esattamente come qualsiasi seguace di pseudoscienze, si sente toccato nel profondo, interpreta lo "svelare" il segreto della pallina omeopatica come un attacco personale, come togliere i vestiti lasciando nudo un credo non tanto moderno.

È lo stesso fenomeno che avviene nella religione.
Chi tocca uno qualsiasi dei dogmi religiosi (o addirittura arriva a disprezzare uno dei vari dei) si macchia del peccato di blasfemia che per secoli (ed ancora oggi) prevede addirittura la pena della morte.
Le fedi non si discutono, non si criticano.
Se qualcosa ci colpisce negativamente, se ne notiamo l'assurdità o addirittura la pericolosità, perché non dovremmo criticarla o disprezzarla? In passato ho chiamato "infame" un esperimento scientifico realizzato da istituzioni pubbliche che causò decine di vittime. Ho chiamato crudele l'uso di una sostanza per le radiografie che ne causò altrettante e frode una truffa compiuta da una "seria" azienda farmaceutica.

Perché questo si può fare con la medicina ma non con l'omeopatia?
Provate a discutere (più pacatamente possibile) con un fedele dell'omeopatia o dei fiori di Bach o dell'agopuntura. Provateci.
Nonostante i vostri sforzi, noterete che prima o poi la discussione diventerà un "uno contro l'altro", si sposterà sul personale: "l'omeopatia non ha base scientifica ed è una falsa scienza" (e questo è un dato di fatto), avrà come risposta, prima o poi "significa che io ed altri due milioni di persone siamo dei cretini". La discussione diventerà uno scontro tra persone e non tra fatti e così si può usare la (falsa) carta dell'offesa personale o recitare il ruolo dell'offeso che abbandona la discussione. Che l'omeopatia sia usata da tanti (e non è vero) non è una scusa, sono tante le sciocchezze usate da tanti.

Il numero di utilizzatori o di seguaci non ha nulla a che fare con la veridicità di una pratica, altrimenti faremmo diagnosi con i tarocchi e terapia con il pendolino. Eppure se un farmaco in vendita è in realtà una frode dimostrata, nessun paziente o nessun medico si sente chiamato in causa se non come vittima.
Se poi usare granuli di zucchero per curare le malattie ti fa sentire un cretino il problema è tuo, non mio. Il mio dovere morale e professionale si ferma alla spiegazione, sei tu che decidi per te.

Sapete che c'è gente che veramente condiziona le sue giornate in base a ciò che dicono gli astri?
Sapete che qualcuno dice che l'astrologia ha, in fondo, delle basi scientifiche?
Ebbene, un po' tutti consideriamo l'oroscopo come una sciocchezza inoffensiva. Quasi un gioco: ci riconosciamo nei vari segni zodiacali, curiosiamo tra le varie "previsioni" e, se capita, leggiamo ciò che dicono i vari giornali sul nostro segno. Nessuno però si offende se dico che l'astrologia è una sciocchezza senza basi scientifiche perché tutti, prima o poi, facciamo la figura degli stupidi credendo a qualche sciocchezza. Di certo io non giudico il prossimo dal fatto che segua gli oroscopi (o meglio, posso farmi un'opinione ma lo tratto come qualsiasi essere umano, non si discrimina in nessun caso) ma ho il diritto di definire la sua credenza una superstizione.

Ovvio infatti che non devi giudicare le persone in base alle loro scelte. Se discrimini una persona in base alle sue superstizioni lo stai offendendo ("credi all'omeopatia quindi non ti curerò con la medicina") ma quante volte accade la discriminazione? Non è forse l'omeopatia liberamente in vendita? Non sono gli omeopati persino negli ospedali pubblici? Di quale offesa si sta parlando dunque?

Così, pochi giorni fa, un tweet (Twitter è un social network che permette di rilanciare brevissimi messaggi dal proprio profilo) ha causato l'offesa di milioni di persone. O forse di una.
Già, perché ho pensato bene di mettere su Twitter una foto trovata su Facebook.
Nulla di particolare, solo un foglio nel quale erano indicati alcuni servizi ambulatoriali di omeopatia. Cosa nota, che sapevo ma per me da ribadire, che il servizio sanitario nazionale (anzi, regionale perché parliamo della regione Toscana) offra delle prestazioni in una struttura pubblica che non hanno alcuna base scientifica (l'omeopatia, oltre ad essere una pseudoscienza, non ha mai dimostrato di avere efficacia in alcuna patologia). La foto l'ho commentata con la frase "Questo in Toscana. 2017, ospedale pubblico. Poi parlano di sprechi.".

La foto rilanciata su Twitter.

Uno scandalo? Una denuncia forte? Una frase offensiva? Per me questo è un esempio di spreco di denaro pubblico, sfruttamento della credulità delle persone e danno al malato. Si può pure non pensarla come me ma per me è così.

L'immagine è stata rilanciata dal prof. Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto superiore di sanità (ISS), che ha sempre preso posizione nei confronti delle pseudomedicine.
Ma qualcuno si è scandalizzato, tanto che il fatto è finito sui quotidiani ed è iniziato un botta e risposta in altri giornali.
Sempre con toni abbastanza composti.

Ma è apparso un altro "scandalizzato", fortemente turbato, che con la bava alla bocca grida vendetta e provvedimenti severi. Fregandosene della corretta informazione e della salute delle persone che potrebbero confondere la medicina con l'omeopatia.

Guglielmo Pepe, giornalista che ha un blog su La Repubblica e che non ha mai nascosto le sue simpatie per l'omeopatia, le cure alternative come il "metodo Di Bella" e "Stamina", con un pizzico di antivaccinismo, tanto per non farsi mancare nulla. In passato ho cercato di commentare i suoi post, spesso a favore dell'una o l'altra cura alternativa ma sono stato sempre censurato, tranne una volta, quando il giornalista ebbe uno sfortunato problema di salute ed io gli augurai di risolverlo mostrandogli vicinanza. In quel caso non ci fu alcuna censura.

Pepe scrive tutto agitato che un esponente delle istituzioni (Ricciardi) non può "fare da spalla" ad un "sito privato".
In pratica la rabbia di Pepe non è tanto per il tweet o le parole di Ricciardi ma per il fatto che il presidente dell'ISS (che in ogni caso ha diffuso il tweet dal suo profilo privato) abbia dato spago ad un "privato" (chissà quale sarebbe lo scandalo) e ripete questa cosa ossessivamente. La cosa sembra dargli un'amarezza infinita.

Il "sito privato" sarebbe il mio: MedBunker. Pepe ce l'ha con me.

Il mio tweet non è quello di un "sito privato" ma è personale, mio ed io sono pure un medico (quindi, credo, titolato per dare pareri medici) ma Pepe è assolutamente arrabbiato, tanto da invocare provvedimenti da parte degli ordini dei medici e dei pazienti nei miei confronti. Fulmini e saette ma senza nemmeno avere il coraggio di nominarmi.

Una tale chiamata alla guerra santa non l'avevo mai vista nemmeno nei siti dei più odiosi e cattivi ciarlatani. Pepe si è arrabbiato probabilmente perché indispettito dal fatto che una mia opinione, con la quale lui non è d'accordo, sia stata rilanciata da altri, è questo che non gli da pace.
Il problema è ridicolo.
Secondo Pepe chi si permette di criticare o deridere l'omeopatia offenderebbe i "milioni di utilizzatori". Dicendo "l'omeopatia è una bufala" starei indirettamente disprezzando chi la usa, cosa assolutamente falsa e pretenziosa, solo che, sentirsi toccati nelle proprie convinzioni più profonde, è un motivo di frustrazione.
Esattamente come se dicessi "l'oroscopo è una truffa" starei disprezzando i milioni di utilizzatori, le riviste di astrologia, i maghi, i cartomanti e le trasmissioni TV (oltre che Paolo Fox, l'astrologo della RAI). Ma questo è un problema di chi si sente disprezzato, perché è normalissimo, permesso e comprensibile si possano manifestare le proprie perplessità su credenze e superstizioni.
L'omeopatia, esattamente come l'astrologia, non è una scienza e quindi quale sarebbe il problema?
Ma se anche criticassi o accusassi un farmaco vero e proprio contro l'ipertensione o contro l'ipercolesterolemia cosa succederebbe? Gli utilizzatori si sentirebbero "disprezzati"? O sarebbe un'occasione di discussione (ovviamente con i dati, attendibili, che lo permettono)?

Qui siamo praticamente al livello di lesa divinità, di reato di blasfemia e questo è punito con la pena di morte solo nei paesi fondamentalisti ed è (giustamente) considerato un segno di arretratezza.
I fondamentalisti si offendono (e reagiscono!) perché mentre le idee, le opinioni, le sentenze, persino le leggi, si discutono (e sono criticabilissime), le credenze, le superstizioni, le religioni no, sono dogmi inamovibili e per questo Pepe chiede il pubblico ludibrio e la fucilazione del sottoscritto, perché mi sarei permesso di offendere la sua superstizione personale del mese. Attaccami se dico falsità, accusami se scrivo dati manipolati ma non puoi attaccarmi nascondendoti dietro alle offese se offendo la tua religione.

Sentendomi chiamato in causa, mai nominato ho provato a rispondere e, come sempre faccio, ho provato ad unire ad ogni mia affermazione anche le basi sulle quali le faccio.
Ho sottolineato (perché ovviamente non lo scopro io) che l'omeopatia, non essendo una pratica scientifica è considerata pseudomedicina dovunque.
Anche istituzioni molto prestigiose come l'NHS confermano l'inconsistenza dell'omeopatia e quindi cosa ci sia di scandaloso nelle dichiarazioni (personali) di un medico non si capisce. La scienza non si cambia da un giorno all'altro e l'omeopatia non è riuscita a cambiarla in due secoli.

Ma Pepe a casa sua decide ed ha deciso di non pubblicare il mio commento, non concedendo nemmeno quel diritto di replica che andrebbe accordato per legge, per educazione e per onestà. Il diritto di replica io l'ho sempre concesso. Ho dato possibilità di replica a tutti, agli omeopati come agli agopuntori ma ognuno a casa sua agisce come vuole. Il problema è che Pepe ha insistentemente sostenuto che il mio commento fosse pieno di insultiHa detto (mi ha scritto anche in privato) che il commento sarebbe offensivo, giudicate voi, in un suo commento lo definisce "carico di ingiurie".


Pepe dice anche che questo blog sarebbe seguito da persone che "vorrebbero mettere al rogo tutti quelli che non si schierano e sputano veleno contro chi pensa diversamente".

Allora lo metto qui, non tanto per il contenuto (niente di nuovo) ma per mostrare cosa è stato rifiutato e considerato "insultante", quali sarebbero queste continue ingiurie. Può servire come metro per capire la mentalità di chi ha una credenza, di chi non si mette in discussione. Ma anche per mostrare la realtà, viste le scuse con le quali il giornalista ha censurato il mio commento.

Il mio commento (parte), in attesa di moderazione, poi non accettato

Eccolo qua:
Egregio sig. Pepe, abbia almeno il coraggio di dare un nome alle persone di cui parla. Il "sito privato" sarebbe il mio, almeno per rispondere a chi mi chiede "cosa gli hai fatto a Pepe?", il mio "blog privato" si chiama MedBunker ed io sono il dott. Salvo Di Grazia, un medico che cerca di spiegare la medicina al pubblico. Non capisco il suo rabbioso sfogo. Lei ce l'ha con me ma ha scelto l'argomento sbagliato per attaccarmi e l'uso di questi argomenti ("insulta milioni di persone") è umiliante, mi creda. Se fortunatamente esiste la libertà di opinione ed espressione, dovrà farsene una ragione quando qualcuno (se è un medico è addirittura un addetto ai lavori) ricorda al pubblico che l'omeopatia è una pseudoscienza senza alcuna base scientifica, queste non sono opinioni e lei lo sa benissimo. E non cerchi pacche sulle spalle dicendo che insulto i pazienti ed i medici, altrimenti io potrei dire che lei insulta nello stesso modo pazienti e medici (sicuramente molti di più) che non si rivolgono a questa pratica ottocentesca.
Sia maturo, per favore.
Mi pare che di fronte alla mia libertà di fare questa affermazione che ha suscitato le sue richieste di rogo pubblico e ricorso al linciaggio, c'è anche quella che consente, a chi lo vuole, di acquistare ed usare prodotti omeopatici, che consente agli omeopati di prescriverli ed alle farmacie e parafarmacie di venderli. Non si preoccupi dunque, nessuno proibisce l'uso di omeopatia, si critica la vendita di pseudomedicine ed il loro uso nel SSN. Io non dico lei sia un idiota, io dico e confermo che l'omeopatia è un'idiozia. La sua rabbia quindi è fine a se stessa. La libertà di parola è sacrosanta e lei non può impedire che si dica pubblicamente ciò che è la realtà e la libertà è di tutti, cittadini, istituzioni, consumatori, pazienti, medici. Esattamente la stessa libertà che hanno in tutte le nazioni civili, dove personaggi ed enti pubblici dicono semplicemente come stanno le cose. Come in UK dove l'omeopatia è rimborsata (ancora per poco) dal SSN: 
- La Royal Pharmaceutic Society (società inglese dei farmacisti): "Non c'è evidenza per supportare l'efficacia dei prodotti omeopatici, non vi è base scientifica per farlo".
- La British medical association (società inglese dei medici): "L'omeopatia è stregoneria, non dovrebbe essere usata come terapia".
- L'NHS (servizio sanitario nazionale inglese): "Non esiste nessuna condizione clinica per la quale l'uso dell'omeopatia abbia basi scientifiche di buona qualità".
Stupirsi davanti al fatto che un granulo di zucchero non sia una medicina è poco credibile, cerchi di capirlo. E come vede le "istituzioni" sanitarie straniere lo sanno, dicono le cose come stanno e non ci sarà nessuno, tranne gli omeopati ovviamente, a scandalizzarsi. Non diffonda poi dati pubblicitari, le vendite dell'omeopatia sono in costante calo e rappresentano un'inezia nel mercato dei farmaci (meno dell'1% del venduto, calo costante di vendite, dati Federfarma (pag.2).  I sondaggi li lasci fare alle agenzie di marketing delle multinazionali omeopatiche, l'omeopatia sta (fortunatamente) scomparendo. Per quanto mi riguarda posso solo consigliarle di lasciare che il prossimo abbia la libertà di dire ciò che pensa, anche se questo si scontra con le sue credenze, le farebbe onore. Mi dispiace lei usi questi argomenti scorretti e volgari per affermare le sue idee e sferrare attacchi personali nei confronti di chi lei non sopporta ma non fa altro che informare correttamente i consumatori, non otterrà nulla e semina odio ed antipatie.
Un saluto.
Dott. Salvo Di Grazia (proprietario del "sito privato")
PS: Visto che in passato mi ha censurato alcuni interventi, ho già pubblicato questa mia risposta su una mia pagina social, giusto per amore di verità.
Ditemi voi. Se avete letto ingiurie, se avete visto insulti. Non ho molte spiegazioni per questo attacco e cerco di giustificarlo pensando ad un periodo di poca lucidità del giornalista sfociato nell'attacco personale (anche nelle mail private ha tenuto un tono isterico con frasi del tipo "chi si crede di essere!"), in tanti trovano negli altri un obiettivo per sfogare le proprie frustrazioni e quindi spero che almeno tutto questo lo abbia reso più sereno.
Visto che Pepe fa finta di non saperlo aggiungo, all'elenco delle istituzioni che hanno preso posizione, quella recente dell'Accademia russa delle scienze, che auspica la cancellazione dell'omeopatia dal servizio sanitario pubblico perché è una "magia pericolosa". La tendenza è proprio questa, le autorità sanitarie dei paesi più moderni stanno prendendo coscienza del problema e lentamente, molto lentamente, si sta assistendo alla scomparsa (finalmente) di questa pratica ormai desueta, antica, falsa e pericolosa e si fa proprio per proteggere i consumatori ed i malati dalle speculazioni delle aziende farmaceutiche produttrici di zucchero miracoloso.

Per me, comunque, la discussione resta chiusa qui e non replicherò ulteriormente, una discussione si fa solo se gli interlocutori hanno l'onestà di accettare anche le idee diverse dalle proprie, inoltre è un discorso poco importante e non voglio regalare ulteriore pubblicità a chi la cerca, mi ritengo anzi fortunato perché ho la possibilità di diffondere le mie opinioni anche se me lo impediscono da altre parti, cosa che non tutti possono fare e quindi la uso per difendermi quando accusato di avere usato un linguaggio "ingiurioso" e con insulti, che non è nelle mie abitudini.
Ovviamente spero che Pepe abbia il buon gusto e la signorilità di evitare commenti (qui, a casa sua faccia ciò che vuole) dopo quello che ha fatto.
Di una cosa sono però certo. Questa è l'ulteriore conferma dell'atteggiamento fideistico ed ideologizzato dei seguaci dell'omeopatia. Una religione, né più né meno. Guai a criticarla, fulmini e saette ai miscredenti.

Per questo l'omeopatia è passato e non ha futuro e per questo sta scomparendo dal mondo. Basandosi solo su credenze, fede, atteggiamento di chiusura mentale, non sopravviverà in un modo che vede compiere i suoi progressi in maniera rapidissima e senza sosta. L'omeopatia ha inoltre una (brutta) caratteristica in più: prende in giro i pazienti e questo non può essere accettato da nessuno. Il desiderio di guadagno delle multinazionali omeopatiche deve avere un limite ed informare correttamente può essere un buon modo per proteggere pazienti e consumatori.

Il giornalista dunque se ne faccia una ragione, se vuole difendere l'industria e le multinazionali faccia pubblicità, non punti ad attaccare chi ne denuncia le furbizie. Perché a fermare la verità con la censura si ottiene proprio l'effetto opposto.
Ti piace l'omeopatia? Usala!
Sai cos'è e la usi lo stesso? Pazienza, fatti tuoi.

A prescindere dalle credenze personali quindi, che ognuno coltiva come preferisce, finché qualcuno continuerà ad andare contro gli interessi di consumatori, cittadini e pazienti pur di diffondere superstizioni e vecchie usanze, esisterà qualcun altro che lo farà presente.

Questo è anche un esempio di cosa un giornalista non dovrebbe fare, c'è sempre la consolazione che la correttezza non sarà cosa di tutti ma almeno è cosa dei migliori.

Alla prossima.

giovedì 23 febbraio 2017

Medicine e Bugie (il libro)

Nel 2008, per caso (chi mi segue dall'inizio sa come fu una combinazione a farmi arrivare fino a qui), iniziai a scrivere in questo blog. A spingermi a farlo fu un caso di "falsa medicina", un ciarlatano che compiva guarigioni miracolose, guariva i tumori con il bicarbonato di sodio, tutto pubblicizzato in un sito internet (che a sua volta pubblicizza teorie di complotto e false notizie) e tutto, ovviamente, in cambio di soldi, tanti soldi.
Il fatto che io, medico che nel tempo libero amava suonare, ascoltare musica e navigare per rilassarsi, mi buttassi a capofitto nel ring di internet (che solo dopo ho imparato a conoscere) è stato proprio questo: un caso.

Mi occupai quindi di altri esempi di truffe mediche, poi di medicina alternativa in generale, di scienza, di ciò che si chiama "divulgazione scientifica".
Questo presuppone un attento lavoro di studio, ricerca, devi cercare, per ogni tema che tratti, gli studi che ne parlano, leggerli, capirli, insomma un lavoro importante ed impegnativo ma ripagato dall'interesse di tante persone, dall'incoraggiamento a continuare a spiegare la medicina e da qualche piccolo contributo che sono riuscito a portare nel panorama (a volte triste) della cultura scientifica in Italia. E poi ho imparato molto, ho ricevuto tanto dal punto di vista umano, sono cresciuto personalmente e professionalmente (all'università nessuno ti spiegherà mai cos'è l'omeopatia).

All'inizio sembrava tempo perso ma mi piaceva e, quando fai una cosa per passione, non ti interessano né il risultato né i riscontri.
Tante soddisfazioni ma pure tante amarezze. Per esempio notare come per alcuni il mio lavoro fosse "contro" le libertà (di cura) e le alternative in medicina quando io lo avevo interpretato da sempre come "a favore" della corretta informazione e della salute. E poi l'immobilismo, la totale indifferenza delle istituzioni, nei primi anni era frustrante, oggi qualcosa (molto poco) si muove.
Ma anche questo fa parte della passione, non fai una cosa per avere per forza qualcuno che ti apprezzi ma nel mio caso questo qualcuno c'è. Erano e sono le migliaia di persone che mi incoraggiano e ringraziano, che mi chiedono un consiglio, che mi raccontano di avercela fatta. Sono i tantissimi giovani che dicono di essersi iscritti a medicina grazie ad un mio post o ai miei racconti. Sono le mamme che hanno abbandonato un ciarlatano o quelli che si sono salvati da un truffatore, i genitori che hanno vaccinato, le famiglie che hanno capito un po' di medicina.
In questi anni ho conosciuto (virtualmente, quasi sempre) centinaia di persone che avevano bisogno di maggiore informazione medica. L'argomento è delicato, a volte drammatico ma c'è stata occasione anche di qualche risata, quando ho inviato il mio studio ad un finto congresso cinese o quando ho preso il "diploma" di omeopata.

Perdere anni di lavoro sarebbe stato un peccato e così ho racchiuso tutto in un libro, il lavoro di tanti anni sul web, diventato carta, anche questo un successo, per certi versi inaspettato (visto l'argomento) ma piacevole.
Se nel libro ed in questo blog ho scritto di ciarlatani e truffe mediche, il passo successivo sarebbe stato quello di fare un "salto" di livello. Non esistono solo i ciarlatani da web o i guaritori da congresso cinese, non si può che notare come tante "false cure" e tante "guarigioni miracolose" le notiamo anche nei nostri ospedali, le compriamo in farmacia, appaiono nelle riviste scientifiche. È sempre più difficile dividere nettamente il guaritore dal finto scienziato, troppe informazioni, social network e notizie false che confondono e disorientano. Non dimentichiamo che Stamina, la falsa cura con presunte cellule staminali, era proposta in un ospedale - pubblico -  italiano.

È ciarlatano chiunque (letteralmente) usi trucchi o imbrogli per convincere il prossimo di qualcosa di falso e, in tema di salute, la ciarlataneria si traduce spesso in dolore, sofferenza, truffa, perdita di denaro e dignità.
Ho dedicato un'intera serie di post al tema "Bad Medicine" (cattiva medicina) e poi nel primo libro dove ho raccontato alcune note "truffe" mediche della medicina scientifica.

Se spiegare che il bicarbonato non può essere la cura dei tumori non è difficile, è invece più complicato spiegare perché una nota, seria e rispettata (e potente...) azienda farmaceutica produca e venda (e sia autorizzata a farlo) un farmaco che non ha efficacia o è molto pericoloso, c'è da rompere un muro di certezze, sicurezze, anche psicologiche. È difficile far capire perché un prodotto che occupa da decenni gli scaffali delle farmacie sia in realtà poco più di una pillola di zucchero.
Così come è difficile, per noi tutti, andare contro le abitudini, le convenzioni, le consuetudini. Tutti sappiamo che gli spinaci contengono tanto ferro e servono a darci forza, tutti sappiamo che quando siamo deboli, serve prendere degli integratori ed invece non sempre è così.

Ho scritto allora un nuovo libro nel quale ho raccontato del business della salute, del mercato delle medicine, di tanti esempi (anche attuali, drammatici) di finta medicina venduta in farmacia e di come, tante (troppe) aziende farmaceutiche, abbiano giocato sporco. Spiego come noi tutti, medici, pazienti, consumatori, siamo alla fine complici di un mercato che ci spinge a consumare e non ad usare medicine solo quando servono. Ho cercato di trasmettere un messaggio che spero arriverà ma per ora non lo traduco, sarà il lettore a dirmi se lo ha trovato.

Mi rendo conto che ci sarà qualcuno che, senza capire il significato del libro, lo userà per denigrare e disprezzare la medicina ma va bene, evidentemente non avrà capito ciò che volevo dire.

Ecco, Medicine e Bugie (è questo il titolo del libro) è proprio questo. Significa conoscere i trucchi dei ciarlatani e di scoprirli. Significa capire come negli anni molte aziende farmaceutiche ci hanno imbrogliato e danneggiato e spesso non hanno avuto nessuno scrupolo a causare, consapevolmente, tante vittime e chi non sa come si realizza uno studio scientifico forse imparerà qualcosa in più.
Il titolo dimostra come questo mio secondo libro sia le normale, inevitabile prosecuzione del primo. Salute e Bugie era incentrato sulle false cure, quelle truffaldine dei ciarlatani che si approfittano delle nostre debolezze nei momenti più fragili (quelli della malattia), questo guarda al mercato delle medicine in generale, al business, al malato che diventa "cliente".

Ecco un piccolo estratto:

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Complotti e farmaci pericolosi in commercio

"Esistono i «complotti» (e per complotto intendo proprio, alla lettera, «occultamento della verità per interesse personale e diffusione di una verità non corrispondente alla realtà») in campo medico? Certo! A differenza di molti altri ambiti, tuttavia, è più complicato farli emergere (al punto che la loro scoperta si trasforma puntualmente in scandali di grandi proporzioni) perché la medicina, come molte discipline scientifiche, è un settore altamente controllato in ogni parte del mondo. È possibile falsificare dei dati (è successo), è possibile nascondere i risultati di una ricerca (è successo!), ma è pressoché impossibile non essere scoperti, prima o poi, visto che quei risultati saranno controllati, ripetutamente e a vari livelli.
Se altri medici o scienziati non vagliassero i risultati degli studi o i dati forniti, i complotti potrebbero propagarsi indisturbati. Nessuno, infatti, nemmeno uno scienziato esperto e apprezzato può esimersi dal controllo dei colleghi; gli esiti di uno studio o di un test devono essere resi pubblici e chiunque potrà criticarli e confutarli (o confermarli, ovvio).
Perché un complotto (o un semplice errore, anche in buona fede) non venga alla luce dovrebbe essere «coperto» di comune accordo da tutti i ricercatori, i medici e gli operatori sanitari del mondo (o nel caso di un errore dovrebbe passare inosservato all’intero iter di controllo). Se quindi l’errore o la frode di un singolo ricercatore sono ammissibili, è inverosimile che questo sia avallato da tutta la comunità scientifica.
Se uno studio (appositamente falsificato o semplicemente sbagliato) sostiene che una data sostanza cura una malattia, migliaia di ricercatori all’interno della comunità scientifica mondiale lo leggeranno, ripeteranno i calcoli (quando non l’intero esperimento), rifletteranno sui risultati e le conclusioni. Passato il vaglio della scienza, poi, per essere introdotto sul mercato il nuovo farmaco dovrà passare quello delle autorità (nazionali e sovranazionali).
Lo studio in questione sarà ancora riesaminato e sottoposto a prove di sicurezza ed efficacia. Siamo già a due livelli (diversi) di controllo. Superati con successo entrambi questi step il farmaco sarà commercializzato, e quindi usato.
Prima uno, poi cento e mille medici scopriranno è davvero efficace o se invece c’è qualcosa che non va."


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Per me questo libro è una scommessa, è un momento importante di un percorso che dura ormai da 9 anni, per la prima volta parlo (con tanto di esempi) di come i ciarlatani si nascondano dovunque, anche nelle più serie industrie del farmaco, faccio un "salto" di livello. Poi parlo dei pazienti che spesso, inconsapevolmente, fanno il gioco dei ciarlatani, li favoriscono ed infine dei medici che anch'essi, quasi sempre inconsapevolmente, seguono le notizie mediche e le novità scientifiche senza capacità critica, a volte per pigrizia, altre per impreparazione e chiudo con la medicina, quella vera, che compie veri e propri miracoli. Troverete raccontate delle storie che a me, quando le ho scoperte, hanno lasciato perplesso ma non è un atto di accusa alla medicina, anzi, come ha detto una giornalista alla quale ho chiesto qualche parere, è più un atto di amore verso la scienza ed il progresso medico e quando vuoi bene qualcuno devi essere anche sufficientemente severo per migliorarne il carattere.
Ecco, l'obiettivo che ho è quello di mettere in guardia tutti, su un tema importante come la salute ma anche quello di mettere in chiaro che se ci teniamo alla salute, dovremmo smetterla di trattarla come un affare esclusivamente economico.

Penso che vada aggiustato il dosaggio. Non mi sento felice come le persone nella pubblicità”. (Credit)


Medicine e Bugie

Il business della salute

Un libro indicato a chi vuole conoscere la basi della ricerca medica, i trucchi delle aziende farmaceutiche, gli errori più tipici di medici e pazienti, le furbizie dei ciarlatani.
Senza olio di palma, senza zucchero né glutine, senza conservati e con estratti di bosco.
Contiene solo derivati della natura.

Informazioni cliniche e farmacologiche:

È scientificamente provato che leggere riduce lo stress (1), migliora l'intelligenza, riducendo l'invecchiamento (2) e previene diverse malattie, tra le quali Alzheimer ed ipertensione(3).

Posologia e modalità d'uso:

Aprire delicatamente le pagine iniziali e leggere aumentando gradualmente la quantità, dalla prima pagina all'ultima. Saltuariamente ripetere il ciclo. Una lettura al giorno toglie il medico di torno.

Effetti secondari:

Interesse, curiosità, capacità critica, in alternativa possono presentarsi (rari) sonnolenza, stanchezza, noia (questi ultimi effetti collaterali sono segnalazioni obbligatorie che non necessariamente sono legate al prodotto). Se si presentasse uno di questi sintomi, consigliare il libro ad un amico.

Forma farmaceutica:

Copertina flessibile
E-book.

Controindicazioni:

Voglia di credere e non di capire.

Modalità di acquisto:

Acquistabile senza ricetta medica.
Note: tenere fuori dalla portata dei truffatori.

..::::..

Ovviamente vi chiedo di avere pazienza se per un certo periodo mi vedrete parlare sempre del libro, devo promuoverlo e, visto che pubblicità nei miei canali non ne vedrete mai, farne un po' per me credo mi sia concesso.
:)
Il libro lo troverete da oggi in tutte le librerie e on line, anche in  versione e-book. Edito da Chiarelettere (Milano), ha un prezzo di copertina di 15 euro.
Ne approfitteremo anche per conoscerci, visto che girerò l'Italia (tempo permettendo) per presentarlo.

Alla prossima.

giovedì 9 febbraio 2017

I vaccini inquinati? Un'esperta dice di no.

Ragazzi, io non riesco più a scrivere un articolo a settimana ma quando mi ci metto vi impegno per due settimane di lettura, quindi non vi lamentate. :)

Oggi parliamo di una bella notizia. Un'esperta infatti ci fa tirare un sospiro di sollievo, vedremo come ma quando le cronache sono piene di allarmi inutili e terroristici, ogni tanto una bella notizia ci vuole. Gli antivaccinisti non perdono occasione per trovare un motivo per definire "tossici" o "pericolosi" i vaccini. Ci vuole coraggio ma ci provano.

In effetti serve uno sforzo notevole per smentire l'utilità e l'efficacia di una delle più importanti e geniali scoperte dell'uomo ma gli antivaccinisti, si sa, non temono nulla e vanno persino contro il buon senso e la logica. I vaccini sono farmaci somministrati da decenni a milioni di individui. Grazie a loro abbiamo evitato, soprattutto ai bambini ma non solo, malattie, dolore, sofferenze e morte.

Siamo riusciti a debellare il vaiolo, a controllare (quasi cancellandola) la poliomielite e a quasi annullare molte malattie infettive. La loro sicurezza non è provata solo da studi e ricerche ma anche dall'osservazione: siamo sempre più sani e viviamo sempre più a lungo, un risultato pessimo se i vaccini fossero un danno per l'umanità ma eccezionale, visto che a noi interessa il benessere della stessa. Quello che invece interessa la lobby antivaccino è ottenere consensi, attirare iscritti ai loro gruppi, donazioni, soldi ed un modo immediato per farlo è "demolire" in qualsiasi modo i vaccini. Iniziando con l'insinuazione di dubbi, finendo con vere e proprie menzogne, d'altronde la teoria che voleva i vaccini collegati all'autismo si sviluppò proprio perché un ex medico diffuse una falsa ricerca piena di dati inventati.

Nei vaccini si trova di tutto!

Nel tempo abbiamo assistito quindi ad esempi di falsi studi, terrorismo, manipolazione dei dati, sono tutte fasi che l'antivaccinista deve superare, in qualche modo deve trovare un pericolo nei vaccini, qualcosa che li renda pericolosi, terribili minacciosi per tutti. Ma non ci riesce mai, anzi, a volte, come vedremo, dimostra proprio il contrario. È proprio questo che rende l'antivaccinismo un movimento ideologico, falso già dalle fondamenta. I suoi rappresentanti non hanno mai saputo portare un solo argomento valido, una sola prova reale che possa far ridiscutere l'importanza di uno o più vaccini ed è per questo che, da sempre, questa lobby è considerata antiscientifica cosa che, viste le mire (economiche) degli antivaccinisti, non stupisce.
Ricordate i tempi del "mercurio nei vaccini"?
Il mercurio nei vaccini non c'è mai stato, esisteva un suo derivato, non pericoloso, poi rimosso per sicurezza. Passata la moda del mercurio (che sarebbe stata causa di qualsiasi malattia esistente), si volta pagina e passano ad altro, come se niente fosse.

Una delle ultime mode dell'attivista che ce l'ha con i vaccini è quella di inserire, tra gli ingredienti dei vaccini, le cose più assurde e raccapriccianti. Che possono essere raccapriccianti solo se siamo ignoranti sul tema. Da medico, vi assicuro, potrei rendere molto raccapricciante qualsiasi cosa, persino il parto, l'evento più fisiologico che possa vivere un essere umano. Ma non lo faccio perché quando si trasforma in raccapricciante qualcosa di "normale", è ovvio che vi è uno scopo diverso dall'informazione.
Dovete sapere che, per poter coltivare i virus (o i batteri) necessari alla preparazione di un vaccino, bisogna ovviamente (i virus si riproducono all'interno delle cellule viventi) disporre di cellule viventi ed in esse fare proliferare il virus che causa una malattia per la quale cerchiamo il vaccino. I laboratori che preparano questi vaccini acquistano le cellule viventi necessarie da industrie specializzate proprio nelle forniture ai laboratori (dagli strumenti ai reagenti) e per questo dispongono per esempio di cellule tumorali per fare studi su di esse (che derivano quasi sempre dalle cellule di Henrietta Lacks e per questo si chiamano "cellule He-La") e di cellule umane o animali per lo stesso motivo. Quando si tratta di vaccini possono essere utilizzate cellule umane o a volte cellule di primati (scimmie, soprattutto). Quando si usano cellule umane, tra le più utilizzate, ci sono quelle derivanti da una singola linea cellulare, quella appartenente ad un feto donato dai suoi genitori alla ricerca perché la gravidanza si è interrotta prima del dovuto. Le sue cellule sono state fatte riprodurre a milioni ed ora i laboratori possono usarle per ricerca o preparazione di farmaci.

Così, per il fatto che la coltivazione di virus o batteri presuppone la presenza di cellule viventi, ecco che per gli antivaccinisti i vaccini contengono "feti abortiti" o "cellule di scimmia".
Ditemi sinceramente se dire che un vaccino contiene "feti abortiti" sia una cosa normale o un patetico tentativo di causare raccapriccio (e quindi rifiuto) in chi lo legge. Chi lo dice somiglia a chi dice che nel latte c'è pus o che una fetta di carne è un pezzo di cadavere. Se dicessi ad un paziente: "questa penicillina che le ha prescritto il mio collega contiene sostanze ammuffite, è pericolosa!" non starei mentendo ma sarei considerato un povero pazzo (o un furbetto).

Ma se non bastassero i feti abortiti e le scimmie, ecco che c'è qualcosa di più "sottile": i metalli pesanti. Qualcosa questi vaccini dovranno pur contenere ma il continuo tentativo dell'esercito degli antivaccino di rendere inaccettabile la vaccinazione ormai sta raggiungendo vette eccezionali. Allarme nella rete, richiesta di indagini, agitazione e tremori incontrollati. Tutti i siti di bufale, quelli complottisti e di medicina alternativa, omeopati e strani personaggi, si sono buttati a capofitto sulla notizia. Addirittura una giornalista, impegnata da tempo nella diffusione di false terapie e fantamedicina parla di "vaccini inquinati" dimostrando di non conoscere nemmeno le basi della biologia. Molto probabilmente in pochi hanno letto lo studio o avrebbero avuto la possibilità di capire come non si fa uno studio scientifico.
Ma la cultura si acquisisce e questo articolo è anche per loro.

Lo spunto per questa occasione di crescita culturale ce lo può dare uno studio uscito in queste settimane, l'autrice è Antonietta Gatti, un fisico che si definisce esperta di guerra del golfo e di malattie misteriose (?) che gestisce, nel tempo libero dal suo lavoro al CNR, un laboratorio di analisi.

La dott.ssa Gatti, autrice dello studio analizzato, esperta di malattie misteriose e Balcani (dal suo profilo Twitter), gestisce un laboratorio analisi con il marito, Stefano Montanari.

Negli anni la studiosa si è specializzata nella ricerca di "nanoparticelle" cioè di quelle particelle, piccolissime, invisibili ad occhio nudo, che si annidano attorno a noi, dovunque, esternamente ed internamente al nostro corpo. Esistono per il semplice motivo che esiste la vita, derivando non solo da noi esseri viventi e da ciò che ci circonda ma anche dalle nostre attività.
Le nanoparticelle sono chiaramente in qualsiasi posto del pianeta e la Gatti (ma è il suo lavoro, quello che la fa vivere) le cerca dovunque e, naturalmente, le trova. Così le ha trovate nel sangue, negli organi e persino nelle merendine, anche se, riflettendoci, non sembra una cosa così strana, se per fare una merendina usi un macchinario, una lama, un frullatore, è chiaro che in quella merendina, cercando, troveremo piccolissime particelle derivanti da quel macchinario, dalla lama, dal frullatore.
Accadrebbe la stessa cosa se analizzassimo una torta fatta in casa: analizzandola con un microscopio potentissimo troveremmo piccolissime (per questo si chiamano "nanoparticelle") particelle di acciaio che derivano dal coltello o altre di ferro che derivano da un altro utensile. Non è strano e non deve stupire. Oltretutto, per le quantità "normali" (quelle alle quali siamo esposti da sempre) non è mai stata dimostrata una pericolosità particolare perché è plausibile che certe sostanze possano diventare pericolose in quantità eccezionali e la logica ci dice che con queste particelle conviviamo dalla notte dei tempi.
Oggi, inoltre, rispetto ad anni passati, disponiamo di strumenti più progrediti e filtri che rendono più difficile la presenza di queste particelle con le quali dobbiamo però convivere, è impossibile eliminarle ed esistono persino in una camera sterile, in una sala operatoria o in un posto pulitissimo. Se analizzassimo il liquido prelevato da una fiala di vetro, di quelli che ci iniettiamo quando stiamo male (2-3 volte al giorno per settimane), per esempio un antibiotico, molto probabilmente troveremmo piccolissime particelle di vetro, derivanti dall'apertura della fiala e poi potremmo trovare microscopiche particelle di acciaio (derivanti dall'ago della siringa) o di silicone (derivanti dal tappo della fiala che contiene la polverina) e così via. È il fatto stesso di esistere che ci circonda di nanoparticelle.

Per capire meglio ciò che ho scritto basterebbe farsi una domanda: indicate un ambiente, una sostanza, un prodotto che non possa contenere nemmeno una nanoparticella, che possa esserne totalmente privo, è difficile, molto difficile. Persino nel vuoto più assoluto (lo spazio, per esempio), sembrano esserci "contaminazioni" (molecole di idrogeno).
In laboratorio, con particolari accorgimenti e condizioni particolari, una cosa del genere potrebbe essere ottenuta.

La scoperta dell'acqua calda.

La Gatti ha fatto quindi il passo successivo.
Dopo le merendine ha cercato le nanoparticelle nei vaccini (e perché non negli antibiotici o negli anestetici non si sa, ha scelto proprio i vaccini).
E, incredibile, le ha trovate!
Il suo microscopio ha trovato migliaia di nanoparticelle in flaconi di vaccino. Prima lo ha fatto sapere tramite internet e poi con un libro, edito da Macrolibrarsi, casa editrice specializzata in libri sui misteri, sugli UFO e sui poteri paranormali. Ma in effetti non era sufficiente e tutti le chiedevano a gran voce di pubblicare (come dovrebbe fare qualsiasi scienziato) in una rivista scientifica, non ci pensa due volte ed in effetti lo fa.
Peccato che la rivista scientifica che ha scelto è praticamente sconosciuta, non ha nemmeno un "impact factor" (fattore d'impatto, misura l'importanza di una rivista scientifica) ed il suo editore, Medcraveè noto per essere un "predatory journal", cioè un editore che accetta qualsiasi cosa, dallo studio vero a quello falso o stupido, dietro pagamento, protagonista persino di un editoriale del BMJ sulle mail indesiderate, lo spam, che arriva ai ricercatori con la richiesta di pubblicare qualcosa.
Lo studio è firmato, oltre che dalla dottoressa Gatti, da suo marito, che con lei porta avanti l'attività privata del laboratorio analisi, Stefano Montanari, simpatico e stravagante personaggio, laureato in farmacia, che si descrive come un grande scienziato di fama internazionale (da leggere la pagina nella quale elenca le esigenze per invitarlo ad un convegno).
La rivista nella quale pubblicano i coniugi è talmente sconosciuta che neanche il marito della studiosa sembra conoscerla, tanto da confonderla con un'altra dal nome simile.

Loro hanno pubblicato sull'"International Journal of Vaccine and Vaccination", rivista senza nessun impact factor, ma Montanari dice che la rivista ne ha uno di 2,32, che invece è quello del "Journal of Vaccines and Vaccination" (nota: le riviste mediche più importanti al mondo hanno impact factor di 20 ed oltre), il "suo" è tanto sconosciuto da non essere indicizzato nemmeno su PubMed (la banca dati degli studi scientifici).

Per Montanari, coautore con Gatti, la rivista ha impact factor 2,32

...che però è l'impact factor di una rivista dal nome simile

Quella che ha accettato il suo lavoro è invece sconosciuta.

Ma non facciamoci condizionare dalle pur strane apparenze, andiamo al sodo e leggiamo lo studio.

La delusione è subito cocente. I due autori elencano una serie di vaccini nei quali, con il loro microscopio, avrebbero trovato varie sostanze, spesso metalliche. Purtroppo non c'è nessuna traccia di controllo, nessuna discussione seria, in barba al metodo scientifico. Ma visto che già più di una persona ha (ben) analizzato lo studio, voglio riportarne le conclusioni riassumendole. Interessante perché questo potrebbe essere un esempio di come NON si realizza uno studio scientifico, tanto sono evidenti gli errori di metodo, di discussione e i dati costruiti per confermare le proprie ipotesi, insomma, un metodo non scientifico ma "sui generis".

Il metodo scientifico a modo mio.

La descrizione dei metodi usati per l'analisi dei flaconi è a dir poco lacunosa, detto chiaramente: non esiste.
Nonostante il metodo di analisi dovrebbe essere descritto con accuratezza proprio per permettere a chiunque di controllare l'esperimento ed eventualmente riprodurlo. Non sono spiegati i particolari dell'analisi, tutti gli strumenti utilizzati, il tipo di filtri, i motivi che giustificherebbero i palesi errori di analisi.
Una lacuna non da poco.
Colpisce subito anche la scelta della bibliografia: dilettantistica. Ci sono addirittura riferimenti sbagliati. Per esempio all'inizio del loro lavoro gli autori dicono che il vaccino trivalente (MMR) sarebbe stato sospettato di collegamento con l'autismo e mettono come riferimento uno studio (il n°4 della bibliografia) che dice proprio il contrario, non c'è nessuna evidenza di legame tra vaccino trivalente ed autismo, cosa che è scritta già nel titolo ed un altro (il n°5) che dice la stessa cosa ("è improbabile che il vaccino trivalente sia collegato ad autismo"). Lo stesso accade per l'affermazione successiva: dicono gli autori che i vaccini sembrano collegati a malattie autoimmuni e citano a loro sostegno la nota bibliografica 6 che porta ad uno studio che dice: "no change in the risk for Guillain-Barré syndrome, multiple sclerosis, type 1 diabetes, or rheumatoid arthritis...", non credo serva tradurre.
Sembra che gli autori non abbiano nemmeno letto ciò che pubblicavano (nemmeno il titolo a quanto pare) e sembra che la rivista non abbia nemmeno controllato ciò che stavano pubblicando. Tra gli esempi di superficialità mettiamoci pure questo:

(sottolineato rosso da me) "Le frecce mostrano i punti nei quali sono stati ottenuti gli spettri EDS", già...ma non ci sono le frecce.
Una figura con la didascalia che spiega come i punti in cui sono state eseguite le analisi spettrografiche siano mostrati da frecce. Ma nella figura non ci sono neanche le frecce.

Strano? Beh, le stranezze sono solo iniziate.

Gli autori hanno analizzato un flacone di vari vaccini usando il loro microscopio (microscopio elettronico a scansione ad emissione di campo con rivelatore a raggi X e spettroscopio a dispersione di energia), 44 campioni di 30 vaccini diversi provenienti da Italia e Francia, alla ricerca di contaminanti e varie particelle.
Le trovano.
Trovano delle particelle all'interno dei vari flaconi di vaccino. Ma sorge un primo dubbio.

Per escludere che in quei flaconi analizzati non siano finiti contaminanti provenienti dal laboratorio stesso, dagli strumenti utilizzati, dall'atmosfera circostante, si usa in genere un metodo "semplice" e conosciuto: il gruppo di controllo. È metodo scientifico di base.

Gli autori dello studio avrebbero per esempio potuto analizzare dei flaconi, fiale, farmaci (anche semplice acqua distillata), che, preparati allo stesso modo dei vaccini nel laboratorio per l'analisi al microscopio, non contenessero sicuramente nessuna particella. Oppure misurare la quantità di particelle rinvenute in questi e poi confrontarla in quella rinvenuta nei vaccini analizzati, così da vedere se ci fossero differenze.

Questo sempre per escludere che nei vaccini sia finita qualcosa di proveniente dal laboratorio o dalla preparazione, così da poter sostenere che quelle contenute nei vaccini siano "anomale", per poter sostenere, come fanno gli autori: normalmente non ci sono contaminanti, in quei flaconi di vaccino sì.
Questo gli autori non lo fanno e già l'esperimento è falsato.

Se infatti le nanoparticelle le trovassimo sia in una fiala di "controllo" che in quei vaccini, potremmo concludere che si tratterebbe probabilmente di un reperto non anomalo, che le "impurità" per esempio potrebbero essere normali, inevitabili o provenienti dal metodo di preparazione o dall'ambiente e che la presenza di quelle particelle non sarebbe significativa, quindi avremmo dimostrato la sicurezza e la purezza dei vaccini analizzati.
Se le "nanoparticelle" fossero dovunque (come sappiamo) e le trovassimo anche nei vaccini e nella maggior parte delle cose che analizziamo, evidentemente i vaccini non sono diversi da tutto ciò che ci circonda.
Ma questo non è il solo errore di metodo, si noterà ad esempio che tra i vaccini analizzati ce ne sono alcuni vecchissimi, anche del 2004, questo è chiaramente scorretto, visto che alcuni vaccini, dopo tanti anni, possono aver subìto variazioni della composizione e gli stessi flaconi, esposti all'ambiente, potrebbero aver rilasciato sostanze estranee che normalmente non ci sono, sono stati addirittura inclusi anche vaccini già scaduti da oltre 10 anni (e nella peggiore delle ipotesi quei vaccini non erano scaduti al momento dell'analisi e quindi l'analisi è stata fatta in tempi diversi a distanza di anni, una procedura a dir poco fantasiosa). Non c'è differenza tra un'azienda e l'altra o tra un anno di produzione e l'altro.
In pratica sono stati analizzati prodotti a caso, senza avere nemmeno cura di uniformarli e di uniformarne l'analisi, almeno un minimo. Non c'è neanche traccia di un'analisi statistica.

Tra i vaccini analizzati, alcuni vecchissimi, alcuni anche scaduti.
Problemi di metodo (gravi) a parte, in questo studio possiamo notare anche alcuni gravissimi errori nelle conclusioni.
Ad esempio nella prima figura, questa:


È una goccia di Gardasil, il vaccino anti-HPV. la Gatti dice di aver trovato (il grafico a destra mostra la spettrografia del campione) varie sostanze, per esempio cloro e sodio (i più rappresentati) e sali di alluminio (alluminio fosfato, AlPO4)
E cosa contiene normalmente una fiala di vaccino?
Esattamente cloruro di sodio (la soluzione fisiologica, quella che diluisce il farmaco contiene proprio cloruro di sodio) e sali di alluminio (è l'adiuvante, quello che aumenta la risposta anticorpale, è tra gli ingredienti).
Che strano...
L'esperimento è avvenuto in "low vacuum", cioè con un basso vuoto atmosferico, la goccia di vaccino ha lasciato i residui: cloruro di sodio e alluminio, come è normale che sia.
Certo che come prima scoperta non è così eccezionale, in pratica il vaccino contiene quello che dice di contenere. Però poi il duo di autori si esibisce in una perla maestosa. Visualizza un'immagine al microscopio e, senza avere elementi per farlo ma solo in base all'osservazione, conclude che si tratterebbe di "globuli rossi", ecco dove:

Un'area della goccia di un vaccino: per gli autori quelli indicati dalle frecce rosse sarebbero globuli rossi perché ne avrebbero "la morfologia".

Che si giunga alla conclusione (in uno studio, non in una discussione al bar) che esista una contaminazione di globuli rossi così arbitrariamente, solo in base all'osservazione di un'immagine così poco chiara è curioso, diciamo "avventato" (tra parentesi è questo l'aspetto di globuli rossi al microscopio elettronico con osservazione in vuoto atmosferico). Io potrei sostenere, ad esempio, che l'immagine riprende un microscopico ittiosauro (un animale preistorico acquatico), del quale qui possiamo vedere le vertebre fossilizzate.


Senza considerare che, nella stessa immagine, c'è un "artefatto" (un'aggiunta, un errore nell'immagine) che non aiuta certo nella chiarezza.

Artefatto, evidenziato con un cerchio rosso un rettangolo aggiunto o comparso per la manipolazione dell'immagine.

Andiamo avanti, che è meglio.

I "pezzi di metallo" (cit.)

Se il metodo e le valutazioni sono fatte con i piedi, proviamo a limitarci almeno ai risultati di queste analisi.
Gli stessi controlli sono fatti in tutti gli altri vaccini considerati ed in tutti gli autori trovano "nanoparticelle" ed agglomerati di varie sostanze. Leggendole sembra una cosa assurda: alluminio, tungsteno, oro ed altro, tutto in "precipitati", che è ciò che si trova quando una soluzione evapora (e quindi scompare la sua parte liquida) ed i precipitati visti in ogni flacone variano da 1 a 1821. Tanti! Non per niente Montanari parla di "pezzi di metallo" (pezzi!).

Se non fosse che gli autori li hanno trovati in 20 μl (microlitri: 0,00002 litri) di vaccino, per una concentrazione di 0.15 femtomolari (fM).

Si tratta di una concentrazione infinitesimale, piccolissima. Per capirci, se partissimo da una mole, la scala di misura è:

mole
millimole
micromole
nanomole
picomole
femtomole
attomole

Ognuna 1000 volte più piccola della precedente. E questa è la concentrazione maggiore rilevata!

Riuscite ad immaginarla? No, vero? Ovvio, parliamo di un miliardesimo di milionesimo (10-15) di mole. Una cellula uovo umana è grande 1µg (un microgrammo), una molecola di penicillina misura circa 1 femtogrammo. Il DNA umano misura 2 nm (nanometri)!
Stiamo discutendo quindi del nulla, di dosi omeopatiche.

Nel campione di Cervarix (sempre vaccino anti-HPV) sono state trovate 1569 particelle di idrossido di alluminio che rappresentano 0.000000000001 ng (nanogrammi) di alluminio in una fiala intera di vaccino (!). Il nulla.
Sapete quanto alluminio assumiamo mangiando un piatto di pasta? 6 milligrammi. Per l'EFSA il limite di sicurezza per l'alluminio è di 1 mg/kG per settimana.
Sapete qual è il limite per l'alluminio stabilito dall'OMS? 60 milligrammi (al giorno!)  Sapete qual è il limite di sicurezza giornaliero per i metalli pesanti nei farmaci stabilito dall'EMA (agenzia europea dei farmaci)? 10 μg (microgrammi, si scrive anche mcg, un microgrammo è un millesimo di milligrammo.10 microgrammi equivalgono a 10000 nanogrammi). Per via parenterale (quindi iniettati, non negli alimenti). Stiamo parlando, ovviamente, di misure infinitesimali, percepibili solo dagli strumenti adatti allo scopo.
Ripeto, in uno dei campioni analizzati, in un'intera fiala, sono stati trovati 0,000000000001 nanogrammi di alluminio, il limite considerato sicuro dall'EMA per l'alluminio nei farmaci è di 1000 nanogrammi.
Siamo assolutamente, pienamente, abbondantemente nella soglia di sicurezza.

Scala delle unità di misura dei solidi

È talmente sconvolgente (per un profano, per una persona normale) scoprire che in un liquido vi siano delle sostanze in quantità così piccole?
E per una persona che si dice esperta di analisi, come si definisce la Gatti, questo dato avrebbe un significato particolare?
Non lo dovrebbe avere. E cosa dire di uno studioso che chiama "pezzi di metallo" dei precipitati di 0.000000000001 ng di alluminio?
Questo succede perché chi non si occupa di queste cose non ha i riferimenti giusti,  non conosce le scale di grandezza. Un po' come dire che si è caduti in acqua, senza riferimenti significa poco, la differenza tra cadere a riva dove l'acqua è profonda 10 centimetri ed in una baia con una profondità del mare di 20 metri è ovvia ed evidente.
A me ricorda molto chi dice che nei vaccini ci sono "feti abortiti", sai benissimo che i "feti abortiti" non possono esserci e quindi perché lo dici? Che effetto vuoi ottenere in chi legge e non capisce queste cose?

Secondo Montanari, quelli da lui trovati sarebbero "pezzi metallo".
Ma che effetti dovrebbero avere questi "contaminanti" in queste quantità?
Ovviamente non possiamo saperlo con certezza, solo negli ultimi anni si stanno studiando le reazioni tra particelle così piccole ed organismo ma l'evidenza (e l'esperienza, visto che da quando esistiamo siamo esposti a questi agenti) ci dice che non ci sono particolari rischi per la salute, anche perché gli eventuali danni dipendono non solo dalle quantità e dalle dimensioni delle particelle ma anche dal tempo di esposizione.

Si tratta di quantità (ammesso sia corretta l'analisi degli autori, cosa per niente scontata) trascurabili e che non fanno sospettare nessun effetto. E sono gli stessi autori dello studio a dircelo.

Uno studio che l'autore indica per sostenere la pericolosità dell'alluminio si fornisce un valore di sicurezza, ampiamente superiore a quanto trovato nei vaccini analizzati.

Nella nota bibliografica che loro usano per sostenere il nesso tra alluminio e danni neurologici (in pazienti dializzati, nota 12) è indicato uno studio del 1985 che, a pagina 146 dice: che il contenuto ideale di alluminio (nelle dialisi) dovrebbe essere inferiore a 50 μg/L, una quantità enormemente più grande di quella trovata nei vaccini analizzati.

Lo pensa anche l'agenzia nazionale francese di sicurezza sui farmaci: gli elementi trovati sono irrilevanti, in tracce e senza particolare significato, derivanti dai normali componenti dei vaccini e dai materiali usati per le analisi (tamponi, diluenti, filtri, ecc.). L'esame è stato realizzato da tre esperti:

Il dott. Robert Garnier, tossicologo, direttore del Centro Antiveleni e di Tossicovigilanza dell’Hôpital Fernand Widal, la  dott.ssa Sophie Lanone, esperta di nanoparticelle e nanopatologie respiratorie, ricercatrice dell’Istitut Mondor de Recherce Biomédicale di Crèteil, il dott. Thierry Rabilloud, esperto di nanoparticelle e interazioni con le cellule del sistema immunitario, ricercatore dell’Institut de Biosciences et Biotechnologies di Grenoble.

Ecco il riassunto delle conclusioni che possono essere lette per intero: QUI.
"I metalli sono stati trovati nella quantità di tracce in tutti i farmaci iniettabili analizzati, compresa la soluzione fisiologica. La presenza di questi metalli in tracce, che non può essere identificata se non con metodi molto sensibili, rispecchia la realtà ambientale e non deve essere considerata come un rischio sanitario."
Questi "inquinanti" la Gatti li ha cercati anche per antibiotici, cortisonici (iniettabili, ovviamente) o altri farmaci? Perché tra esposizione ai vaccini ed agli antibiotici diciamo che i secondi vincono a mani basse ma questo agli autori, evidentemente, non interessa.

Ecco come crolla tutto il castello antivaccinista. Ecco per che tipo di "studio" si è parlato di "vaccini inquinati", "pezzi di metallo", "vaccini sporchi". Io direi che prima di sparare sentenze sarebbe bene o conoscere un argomento o studiarlo bene.

Ma c'è un'altra conclusione che possiamo trarre da questo studio che voleva essere un allarme ed alla fine è solo un simpatico scherzo, anche un po' banalotto.

Conclusioni: un sospiro di sollievo.

Alla luce di quello che abbiamo visto, è giusto definire quei vaccini come "inquinati"? È corretto parlare di "pezzi di metallo"? È onesto dire che nei vaccini ci sarebbero contaminazioni pericolose?
Io non sono un esperto di vaccini, ma, oltre ad essere un medico, credo di avere un po' di sale in zucca, direi di no, decisamente, ma ognuno si faccia la sua opinione.

Non è comunque una bella notizia che persone che pubblicano cose del genere poi siano quelle alle quali genitori e mezzi di comunicazione diano credito ma prendiamo questi episodi come una lezione. Un ripasso di cos'è il metodo scientifico, di come si realizza correttamente uno studio, di come si evitano errori e distrazioni. Forse questo esempio è molto più esplicativo di tante lezioni sul doppio cieco, la randomizzazione, il gruppo di controllo o la significatività (tutti metodi per ridurre gli errori di uno studio, nessuno di essi utilizzato in questo caso). Un bellissimo esempio di cosa è la scienza, del perché il controllo incrociato è una garanzia per tutti. Questo ci spiega perché è difficile che uno scienziato scriva sciocchezze facendola franca, ci saranno 10, 100, 1000 suoi colleghi a controllare e criticare.

Una cosa interessante è che questi trucchi per arrivare alla conclusione voluta sono gli stessi che usano grandi, note e "serie" case farmaceutiche. Forse imparare a riconoscerli potrebbe renderci più colti.
Prendiamolo come esempio per essere più consapevoli di quello che ci danno in pasto certi giornalisti e certi media, cerchiamo di sfruttare questa esperienza per maturare. Anche perché, riflettendoci, questa storia ci riserva un'ulteriore sorpresa.

Come abbiamo visto questo studio non brilla per precisione ma è già qualcosa.
Questi risultati però ci dimostrano come, non solo i vaccini non presentino sostanze estranee in quantità rilevanti ma anche che nemmeno un microscopio elettronico sia riuscito a trovare campioni con contaminazioni importanti, significative, preoccupanti, nemmeno una.

Se giudicassimo quei campioni di vaccino persino con gli strettissimi standard di laboratorio ASTM (società indipendente che stabilisce gli standard, le caratteristiche di materiali, prodotti e servizi) con il massimo degli standard (ASTM tipo 1), sarebbero permessi per esempio 50 μg/L di carbonio organico (un indice di contaminazione molto usato) totale e 1 μg/L di sodio o 3 μg/L di silicio. Milioni di volte superiori a quanto trovato nei flaconi esaminati che quindi, oltre ai limiti di sicurezza, rispettano ampiamente anche i limiti di purezza.
La presenza di eventuali sostanze estranee è quindi risultata in tutti i casi rientrante nei limiti di sicurezza, di qualsiasi ente preposto al controllo.

Questo ci consentirebbe di definire quei vaccini come puri e sicuri.

Per concludere quindi, nonostante la poca accuratezza dell'esperimento (vi risparmio i commenti del post di Science Blogs stupefatti per ciò che hanno letto), nonostante la pubblicazione in una rivista senza alcun valore scientifico, nonostante le repliche, a dir poco isteriche, alle critiche ricevute (a tal proposito vi segnalo il post di riassunto della serissima OcaSapiens), possiamo concludere che i vaccini, almeno quelli analizzati, sono puri, puliti e sicuri.
Il fatto che questa conclusione derivi dall'esperienza di una esperta in malattie misteriose ci consente di considerare questo risultato particolarmente significativo.

Un sospiro di sollievo per tutti.

Alla prossima.

"È incredibile quanti problemi può causare un umile microscopio elettronico, quando è nelle mani di svitati" (Dott. David Gorski surgical oncologist. Professor of surgery at Wayne State University School of Medicine, USA).

[Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

Aggiornamento [10/02/17, 12.38]: il marito della dott.ssa Gatti, (Stefano Montanari), dichiara in alcune sue risposte (nelle quali indirizza insulti al sottoscritto ) che i lavori di cui parliamo sarebbero presi in seria considerazione dall'EMA (Agenzia Europea dei Farmaci): "L'European Medicines Agency è già in stretto contatto con noi e ha idee molto diverse da quelle del poverino. [il "poverino" sarei io, ndr.] "e "l'agenzia europea dei farmaci è già in contatto con noi e ha trasmesso i dati a chi di dovere.".
Chiesta conferma all'EMA che ha smentito categoricamente alcuna collaborazione con il dott. Montanari e smentisce l'interesse e la validità dello studio in questione.

Aggiornamento [11/02/2017, 22.25]: Se c'è una cosa bellissima ed interessante nel cammino della ricerca scientifica è il controllo pubblico di ciò che si afferma. Questa è una garanzia per tutti noi. Nessuno può barare fino in fondo, almeno fino a quando pubblicherà (metterà a disposizione del pubblico) le sue idee o ipotesi. La coppia di coniugi Gatti e Montanari, con questo studio, ha sicuramente suscitato molto interesse (probabilmente non proprio quello che loro volevano) e così qualcuno si è preso la briga di controllare anche i loro studi passati. Tante altre incongruenze ma ora gli studi approdano su PubPeer, una piattaforma pubblica nella quale addetti ai lavori fanno le pulci alle ricerche che compaiono in giro, cercandone errori, dimenticanze ed eventuali manipolazioni. Interessante, vero?