giovedì 13 agosto 2015

Sei felice?

Le mamme sono tutte uguali.
Arrivano in macchina, a piedi, col barcone.
Le mamme, tutte, quando arrivano, hanno paura. Non sanno chi avranno di fronte, non sanno cosa le aspetta, non conoscono le pareti, i rumori, le parole, gli sguardi.
Sono tutte uguali e per questo sai che per qualcuna può essere peggio.
Questa è una storia di qualche anno fa ed il nome della protagonista è inventato.
Joy ha solo 23 anni ed è di un paese della Nigeria nei pressi di Sokoto, la città più grande nelle vicinanze di casa sua, dove i commercianti comprano i beni di prima necessità che comunque in pochi si possono permettere. Vedere quella ragazza con gli occhi bassi, che non parlava, estranea a tutto, mi ha spontaneamente indotto a starle vicino, a farle vedere che non tutto era ostile e distante e così abbiamo parlato.
Il problema era la lingua, Joy non parlava italiano e conosceva poco l'inglese e così comunicavamo per mezze frasi, gesti e parole: "you're ok?" "yes, I'm ok" mi diceva.
Allora ho cercato di capire la sua storia, inizialmente per avere notizie di lei, per sapere della sua gravidanza e poi inevitabilmente perché non puoi restare indifferente all'inferno che passano queste persone.
Cerco di distrarla dai dolori del travaglio facendole domande, lei prima non risponde, poi lo fa a tratti, poi si chiude di nuovo in silenzio e non mi guarda, sfugge i miei occhi, a volte sembra infastidita. Mi faccio aiutare ogni tanto dalla volontaria che la assiste e che conosce tutta la sua storia, i suoi passaggi da un posto all'altro e quando parla di qualcosa che non conosco è lei ad aiutarmi a capire meglio.
Le offro un po' d'acqua e le chiedo com'è cominciato il suo viaggio. Joy ha la testa piegata a sinistra, continua ad essere diffidente, però inizia a raccontarmi qualcosa.
A Sokoto parte una delle carovane che portano i migranti dalla Nigeria alla Libia e lei è partita con una sua amica, nonostante avesse la nausea e qualche dolore provocato dalla gravidanza iniziale. Il capo carovana (che poi è il trafficante di uomini) non presta certo attenzione ai problemi personali, se ce la fai cammini, se non riesci resti indietro e ti lascia lì, senza problemi. Joy non ce la faceva ma ha resistito. Dopo essere arrivati ad Agadez, in Niger, c'è una piccola sosta, i trafficanti lasciano il gruppo a dei loro compagni dotati di macchine e più organizzati. Il caldo è asfissiante e Joy non ce la fa più, l'acqua è razionata, non si mangia, si devono sostenere marce di 18 ore sotto il Sole e forse qualcuno ha detto al capo dei trafficanti che lei è incinta.
Dev'essere successo proprio questo perché a quel punto lui la isola e la lascia nelle mani di una donna del luogo che la porta a casa sua.
Qui Joy sta per qualche giorno, le spiegano che in quelle condizioni nessun trafficante l'avrebbe accompagnata fino in Libia, che sarebbe stato un peso, un problema. La donna le suggerisce di abortire, in cambio di un mese di lavoro le sarebbe stato garantito un aborto illegale, improvvisato, non in ospedale, non ne esistono in zona ma in quella stessa casa.
Così succede.
Joy abortisce aiutata da due donne del paese nella casa di una di loro, qualcosa da bere, un fazzoletto in bocca e fiumi di sangue.
Non ha nemmeno il tempo di riprendersi, deve pagare quel "favore" e si mette subito al lavoro e passano altri due mesi. Era il momento di ripartire ma di soldi nemmeno l'ombra. Una delle donne della casa mette in contatto Joy con qualcuno che conosce i trafficanti, forse c'è una soluzione: lavorare a casa del trafficante per pagarsi il passaggio dal Niger alla Libia, prima si arriva ad Agadès con una settimana di marcia e da lì un altro gruppo di uomini l'avrebbero unita alla nuova carovana di migranti, quelli che entreranno in Libia per tentare di arrivare alla costa ed imbarcarsi, altri 30-40 giorni di cammino in parte su mezzi ma spesso a piedi sotto il Sole.
La ragazza capirà presto che il lavoro a casa del trafficante non sarebbe stato facile: tutto il giorno ad impastare farina e mattoni in cambio di una ciotola di riso ed un po' d'acqua. Una sola ora di pausa che passa con gli altri ospiti della casa con i quali fa amicizia. Soprattutto con uno Robert...o Rupert, non lo capisco, un ragazzo che come lei deve andare da qualche parte nel mondo ma che a differenza di Joy è pagato per lavorare. Tra i due nasce un'amicizia, qualcosa di più e passano quasi tutto il (poco) tempo libero che hanno assieme.

Ed è mentre trasporta un cesto di biancheria che le dicono del giorno della partenza, non c'era neanche tempo di prepararsi, l'indomani sarebbe passata la nuova carovana di disperati, lei porta solo una borsa con una bottiglia d'acqua ed una maglietta, non le permetterebbero di più. Non si rivedrà più neanche con Robert, di lui le è rimasto solo il numero di telefono che conserva in un foglietto.
Ma che vita è quella di Joy, che cosa avrà dalla sua esistenza, che ricordi, emozioni o sensazioni conserverà?
Mentre le parlavo pensavo che Joy probabilmente non aveva mai conosciuto la felicità, forse da bambina? Ma non so se lei da bambina avesse mai avuto occasione per essere felice ed è straziante pensare che esistano persone da qualche parte del mondo che non sono mai state felici.
Per Joy, cose "normali" per noi sono assolutamente impossibili, lei vive per sopravvivere, con l'amara ironia di un nome come il suo, Joy, gioia.
Poi si ferma e mi dice qualcosa in inglese che non capisco, sempre senza guardarmi, quasi sottovoce. Mi avvicino e le chiedo "cosa? I don't understand...non capisco" e lei ripete un po' più ad alta voce e quasi infastidita "I'm scared..." "ho paura"... le sorrido e le dico di non aver paura, anche perché il suo viso inizialmente teso, quasi arrabbiato, iniziava a distendersi, sembrava più sereno. La tranquillizzai, tutto andrà bene, glielo dissi in italiano, le dissi che le cose erano sotto controllo e che presto sarebbe diventata mamma, tutto scandito dal battito del cuore del figlio, monitorato dagli strumenti.

Il racconto della nuova partenza ricomincia, sempre a testa bassa, sempre senza guardarmi, con la volontaria che mi aiuta a ricostruire e capire meglio, sono giorni durissimi, soprattutto perché, dopo un paio di settimane, sono tornati nausea e mal di pancia. Joy è sempre debole, stanca ma chi non sarebbe stanco in quelle condizioni?
Sembra siano a metà strada e di nuovo una sosta durante la quale si uniscono a loro altre persone, famiglie intere, qualche bambino e persino un ragazzino solo, che chissà da dove arriva. Ora Joy racconta quelle cose con la voglia di farlo, sembra uno sfogo.
L'arrivo è visto come un sollievo, anche se si è consegnati ad altri trafficanti che non si fanno tanti problemi a trattarli come bestie, la fine del cammino è arrivata ma ne comincia presto un altro, questa volta attraverso il mare.
La barca è larga, profonda ma ha un aspetto che non promette nulla di buono, chissà quanti anni ha, chissà quante volte è stata usata ed Joy sale consapevole che il suo destino non può conoscerlo nessuno.
Chiede ad un ragazzo seduto vicino a lei quanto tempo ci vorrà per arrivare in Italia, lui fa un segno: "3" ma non spiega "tre cosa", giorni, ore, mesi...?
Ma i "3" erano giorni o forse più, forse meno, chi lo sa, il paesaggio era sempre uguale e le ore passavano senza nessun ritmo abituale. Poi all'improvviso una piccola nave all'orizzonte, si avvicina e poi lancia bottiglie d'acqua e salvagenti. Passato un po' di tempo erano tutti nella nave, due di loro sdraiati per un collasso, lei in preda a dolori di pancia e nausea, come sempre.
Arrivata sulla terra, le dicono che quella è l'Italia, in mezzo a volontari, medici, poliziotti, Joy sente di non farcela più e forse sviene.


Si risveglia in una stanza enorme e piena di persone, coperta da un telo argentato, ha una cartella sulla pancia e le dicono in inglese "pregnant, you're pregnant", cioè che aspetta un bambino e Joy pensa subito a Robert, il ragazzo con il quale aveva legato durante il viaggio, è lui il papà.
Joy è trasferita in un altro centro, poi in un altro ed infine in una casa di accoglienza gestita da una ONLUS religiosa. Anche al centro Joy non ha fatto amicizia con molte persone, è spesso chiusa in stanza, l'unico con il quale parla raramente è un suo connazionale che nel suo paese faceva l'infermiere ed ora è arrivato anche lui qui in Italia in cerca di qualcosa, tramite lui riesce a risentire per telefono Robert. Anche lui è in Italia ma in un altro centro, non sembra esserci modo per ritrovarsi perché i due non hanno legami ufficiali e la burocrazia non permette ricongiungimenti "sentimentali", lei gli racconta di aspettare un bambino da lui ed è quasi sorpresa quando capisce che lui ne è felice, che vorrebbe starle accanto, che farà il possibile per vederla.
È lì, in quella casa, che dopo pochi mesi è assalita da dolori fortissimi, sono le doglie, è iniziato il travaglio. Lei si chiude nella stanza, non vuole vedere nessuno e non apre nemmeno ai pompieri chiamati dal personale della casa di accoglienza. Devono sfondare la porta e con l'ambulanza trasportarla in ospedale.
Ed eccoci assieme.
Le dico di stare calma, che lì è al sicuro, che ora diventerà mamma, poi le chiedo "you want this baby?" e lei risponde di sì, sempre senza guardarmi negli occhi, a testa bassa e sottovoce.
Subito dopo le sue parole sono strozzate dal dolore ed è il momento di portarla in sala parto.
Le dico di farsi forza e di spingere, lei mi chiede di aiutarla "help me doctor, help me..." e spinge. Io la guardo e penso a come ogni vita possa essere diversa, a quante ne abbia passate quella donna e di come, forse, oggi sia l'unico o uno dei pochi momenti felici della sua vita, allora la incoraggio: "spingi, forza, push! Push!" e lei spinge e piange, urla e spinge. Sta partorendo esattamente come tutte le mamme, quelle arrivate in macchina, a piedi o col barcone, ha gli stessi dolori, le stesse paure e deve fare le stesse cose, spinge e piange, spinge e grida.
Poi il silenzio. Nasce un maschio, in buone condizioni, io le sorrido e la guardo e per la prima volta lei alza lo sguardo e guarda me e quasi si sforza per accennare un sorriso. Ci facciamo una foto e nella foto Joy sorride e ne faccio una al figlio.
Le chiedo: "are you happy? Sei felice?" e lei mi risponde "".
Joy, quel giorno era felice.
Non so se quel giorno fosse il primo giorno felice nella sua vita, se per lei sarebbe iniziata una nuova vita, non credo la rivedrò mai più ed il turno era quasi finito. Il suo futuro e quello del suo bambino non li conoscerò mai ma lei era felice, forse per la prima volta, questo è importante.
E lo ero anche io.

Alla prossima.

PS: Grazie all'impegno della ONLUS che ospita Joy, Robert, il papà del bambino, ha potuto rivedere Joy e suo figlio, ora vivono assieme.

venerdì 17 luglio 2015

Medagliette e medicina: Gabriella Mereu non è più un medico.

Gabriella Mereu è un medico sardo del quale ho parlato anni fa, poi conosciuta al grande pubblico perché di lei si è occupata una trasmissione televisiva.
La dottoressa aveva un metodo di cura tutto personale. Medico, omeopata (oserei dire, naturalmente) e odontoiatra, faceva diagnosi con il pendolino, parlava da sola (questo mostravano i video della trasmissione televisiva), "curava" insultando il "paziente", cantando filastrocche e facendo strani collegamenti tra i sintomi e fattori totalmente estranei, aveva insomma una concezione del tutto personale delle malattie e curava con metodi che definire bizzarri è decisamente poco.

Una diagnosi della dott.ssa Mereu
Prescrizione di "fiori di Bach" (altra inutile medicina alternativa) per qualsiasi cosa.
La diagnosi? Semplice: chi ha a che fare con i calcoli (per esempio un ragioniere) si ammalerà di calcoli (le "pietre" che si formano in certi organi come il rene). L'epilessia? Tutta una finzione. Basta urlare a chi ne è colpito di smetterla e questo, per magia, smetterà. E poi sesso, sesso e sesso, tantissimi disturbi, a dire dalla dottoressa, sarebbero causati da problemi sessuali, dal partner maschile (la dottoressa ha un particolare astio nei confronti degli individui di sesso maschile) e, tra i "riti" magici da praticare per guarire, l'ormai mitico "rito della medaglietta": infilando dentro la vagina una medaglietta con l'immagine della Madonna bastava, dopo l'estrazione dell'oggetto, seppellirlo sottoterra per ottenere grandi risultati.
Le cure della dottoressa possono fare sorridere per la loro assurdità ma chi è abituato all'ambiente "alternativo" sa che non ci sono limiti alle follie di chi le propone ed all'ingenuità di chi le segue. Nonostante possa sembrare incredibile che ci siano persone che credano a queste cose, è evidente che ci sono e sono tante. Un esempio?
Una donna con un "polipo del canale cervicale" (un polipo dell'utero che in genere va asportato con un intervento abbastanza semplice) racconta così (e la Mereu lo riporta nel suo sito) il suo "percorso curativo" consigliato dalla dottoressa:

1. Eseguire il rito della Medaglietta della Madonnina;
2. di prendere i fiori Australiani Equilibrio donna 7 gocce al mattino e 7 alla sera prima di dormire;
3. di fare i bagni derivativi;
4. di dire all'uomo col quale avevo una relazione in quel periodo che era un uomo di merda!;
5. mi disse inoltre di dormire con un bambolotto;

Inutile dire che la donna, miracolosamente, guarì dal suo problema.
È chiaro che non è facile capire i motivi che spingono una persona a dormire con un bambolotto ed insultare il proprio fidanzato per guarire da una malattia ma questo può servire come elemento che mostra l'ambito in cui si muove la Mereu, l'ambiente in cui può attecchire la sua "magia", può fare capire come, nonostante ci descriviamo come popolo civile ed evoluto, c'è ancora tanta strada da fare prima di poterci dire "liberi" dalla creduloneria. Sia ben chiaro, una testimonianza come questa appena descritta, può sembrare falsa o inventata, tanto è poco credibile, invece è probabilmente vera. Basterebbe leggere la pagina Facebook della dottoressa o seguirne gli eventi, sono decine le persone (uomini e donne, di tutte le età) che raccontano cose del genere, anche per la cura di malattie gravi o sui bambini.

Assistere ad una "seduta" della dottoressa è, per certi versi, interessante. Nessuna scienza o pratica validata, nessun complicato percorso terapeutico, una vera e propria follia, cosa che si può notare anche in alcuni video in rete, per esempio in quello nel quale la dottoressa imita i fiori di Bach, una delle sue "cure" più utilizzate negli show che organizza.


La sua opera dura da anni ma è servita (ormai siamo ridotti a questo) la ribalta televisiva per fare prendere al suo ordine professionale una decisione ferma e decisa.
Alle sue sedute spiritiche si è ribellata anche l'associazione italiana contro l'epilessia, dopo una cosa del genere:

"L'epilettico di solito è un esibizionista. Curatelo con Heather in 30 ml 4 gocce per 6 volte al giorno per un anno. Durante la crisi ditegli in maniera perentoria solo questo e non altro: 'che brutto che sei quando fai così!' oppure: 'Smettila di fare il morto' nel caso che s'irrigidisca"

Incredibile? No, la dottoressa conferma, è proprio così, l'epilettico finge e bisogna "svegliarlo".

Già, perché la dottoressa si è trovata, ad un punto della sua vita, a confondere medicina con magia, cura con stregoneria, diagnosi con spiritismo e quindi doveva decidersi, continuare a fare il medico o proseguire la sua luminosa carriera di medium ma questa decisione non è mai arrivata e così la dottoressa ha continuato per anni a tenere degli show in varie parti d'Italia (a pagamento) nei quali prometteva guarigioni miracolose con l'aiuto di pendolini e riti magici (e medagliette, certo). Era talmente sicura di ciò che faceva che prendeva pure in giro il presidente dell'ordine dei medici di Cagliari (al quale è iscritta) facendone l'imitazione e definendolo "suo amico".

L'annuncio della novità non è arrivato ufficialmente ma dalla stessa Mereu, dalla quale apprendiamo infatti che:

Tradotto in italiano: la dottoressa Mereu è stata radiata dall'ordine dei medici, non potrà più esercitare la professione. Credo che dopo il provvedimento burocratico ora qualcuno dovrà prendersi cura di lei, evidentemente in difficoltà, necessaria di sostegno, bisogna evitare di danneggiare gli altri ma anche cercare di aiutarla. Un'altro particolare da sottolineare è che l'ormai ex medico agiva da anni indisturbato, pubblicamente ed il suo ordine aveva ricevuto diverse segnalazioni in proposito senza prendere nessun provvedimento, preso solo quando il caso è approdato in TV. Si tratta comunque di notizia ufficiosa, nessun comunicato dall'ordine di Cagliari ma solo l'ammissione della Mereu.
Al momento in cui scrivo questo post la dottoressa risulta ancora iscritta al suo albo provinciale ma i database on line sono aggiornati periodicamente e prossimamente si potrà avere eventuale conferma ufficiale di quanto detto.
La notizia è comunque confortante. Meno confortante sapere che, l'ormai ex medico, è davvero molto seguito. Non solo i suoi spettacoli sono pieni di spettatori ma le sue pagine internet vedono centinaia di seguaci pronti a difenderla a spada tratta e, mentre lei fornisce consigli per guarire dal cancro e dalle paralisi con una formula magica, un insulto o due gocce di fiori di Bach, spuntano da tutte le parti donne guarite dall'orzaiolo ed uomini che non soffrono più di emorroidi, entusiasti della presa in giro e fieri della loro ingenuità. Inutile criticarli o insultarli, sono lo specchio della nostra società, sono i nostri amici, parenti, conoscenti. Persone che credono veramente ai riti magici dell'ex medico sardo.
Gli spettatori quindi continueranno ad esserci e questo è desolante ma almeno da ora in poi assisteranno allo show di un'attrice e non a quello di un medico.

Alla prossima.

giovedì 25 giugno 2015

Il cancro, il bicarbonato, i medici, i soldi.

Chi mi segue dagli esordi sa che questo blog ha iniziato proprio da lui.
Dal guaritore del bicarbonato, Tullio Simoncini, ex medico ormai radiato dall'albo professionale che sostiene che il cancro sia un fungo (la candida albicans) e che si possa curare con il bicarbonato di sodio. L'ipotesi, oltre a non avere basi scientifiche, non è stata mai dimostrata dal suo "inventore" che ha detto espressamente di non aver mai fatto ricerche sull'argomento.

Simoncini, oltre alla radiazione ha una condanna per omicidio colposo, due per truffa, una per "terapia imprudente" (tribunale albanese), due per attività commerciale scorretta dell'AGCOM ed un processo in corso. Un curriculum "di tutto rispetto" che però non gli impedisce di girare il mondo per "curare" i disperati con una cialtronata tra le più ridicole: il bicarbonato di sodio (quello che usiamo in cucina) per curare i tumori, tutti. Ancora più stupefacente che ci siano persone che gli diano fiducia, ad uno con una fedina come la sua, in genere, non si affiderebbero nemmeno le chiavi dell'automobile.

Chi non segue il blog dall'inizio forse non sa come fu proprio la scoperta di un trucco usato da Simoncini per mostrare una presunta guarigione da tumore con il bicarbonato, a spingermi in questa avventura di "debunking medico" e come lo scoprire questo tipo di trucchi diventò per me uno stupefacente viaggio nel mondo oscuro delle medicine alternative che poi si è rivelato peggio, molto più buio di ciò che immaginavo.
Il ricorso a trucchi e falsificazioni per pubblicizzare le proprie finte terapie, è una caratteristica di tutti i ciarlatani, nessuno escluso e, lo dico con molto dispiacere, anche tra medici non "alternativi" ed ufficialmente inseriti nella sanità pubblica nazionale, esistono persone che davanti alla possibilità di guadagno non si fermano davanti a nulla, nemmeno a cospetto della disperazione di un malato grave e del dolore della sua famiglia.
Diciamo che mi sono scontrato con una realtà che credevo solo marginale.

Simoncini ha iniziato la sua attività di guaritore quando ancora era un medico ed internet era agli albori. All'avvento del web che permette di diffondere qualsiasi notizia in un attimo, è diventato tra i guaritori più noti e richiesti, con una folta schiera di sostenitori (alcuni semplicemente ignoranti, altri ben consapevoli dell'assurdità di queste teorie) prendendo un sacco di soldi per le sue visite e le sue terapie e seminando morte ed illusioni.
La spregiudicatezza di questo personaggio è nota ed il giro di affari che è capace di creare non è indifferente (forse è per questo che attira molti disonesti alla sua corte).
"Onorari" (in nero naturalmente) esorbitanti ed addirittura "consulenze" via Skype (per chi non lo sapesse, una sorta di "videoconferenza") al "modico" prezzo di 150 euro. Come fa una persona gravemente ammalata a credere ad una cosa del genere? Come fanno i suoi parenti a cadere nelle grinfie di un soggetto simile?
Basta la disperazione o davvero bisogna essere particolarmente ingenui?
Simoncini chiede 150 euro per una "consulenza via Skype"
Pochi anni fa l'ennesima morte, un ragazzo italiano.
Simoncini ora è stato condannato in Albania ed attende un processo in Italia ed assieme a lui c'è un altro medico, Roberto Gandini, radiologo, assolto in Albania, in attesa di giudizio in Italia.
Dopo otto anni dall'inizio di questo blog, considerando l'avviata carriera internazionale di Simoncini parlare ancora di lui suona un po' ripetitivo: se informando sull'inutilità di questa falsa cura spiegando anche i trucchi usati dal guaritore per farsi pubblicità c'è ancora chi ci crede, ogni parola in più è superflua. Non è chiaro nemmeno quale possa essere l'atteggiamento più giusto nei confronti di chi sta male e cade in queste truffe, perché credere ad una sciocchezza del genere è davvero troppo.

Per questo motivo non penso ci sia molto da dire (e da aggiungere) su Simoncini, finché ci sarà gente disposta a credere che si possa curare il cancro con delle flebo di bicarbonato e si berrà i giochi di prestigio dell'ex medico romano si può fare poco e nessuna parola o statistica, nessun trucco rivelato potrà distogliere, chi è stato plagiato, dalla scelta fatta. Dopo aver informato (lo ha fatto persino l'AIRC, associazione italiana ricerca sul cancro) ognuno è libero di scegliere la sua strada, consapevole (si spera) di dover scegliere tra una speranza (la medicina) ed una truffa (il bicarbonato).

Con la radiazione dall'albo dei medici Simoncini non è più sotto il controllo degli enti sanitari (che hanno già usato il provvedimento più grave che si possa usare nei confronti di un medico) ma della magistratura e delle forze dell'ordine, sono le uniche possibilità per fermarlo ma è chiaro che le sue "cure" devono trovare delle basi di appoggio, delle complicità, qualcuno che provveda al ricovero dei pazienti, inserisca i cateteri per effettuare le inutili e pericolose dosi di bicarbonato ed una rete di connivenze non da poco. Simoncini non lavora da solo.

Se su internet sono diversi i personaggi che lo pubblicizzano e lo appoggiano, nel mondo ci sono cliniche, medici e collaboratori che lo aiutano (non certo gratuitamente) nella sua attività. In Albania era una clinica privata, in Italia anche.
Non è quindi Simoncini il diretto protagonista di questo post ma tutto ciò che lo circonda.

La televisione della Svizzera italiana ha recentemente effettuato un interessante dossier nel quale Simoncini (che non sa di essere ripreso), descrive accuratamente ciò che una paziente che chiede le sue cure deve fare.
Dopo alcune istruzioni generiche sui costi e sulla sede dell'"intervento" (devono essere inseriti dei cateteri attraverso i quali Simoncini farà le infusioni di bicarbonato di sodio), l'ex medico fa i nomi dei medici che lo aiuterebbero (in particolare nell'inserimento dei cateteri per fare le infusioni di bicarbonato) e li fa chiaramente.
Dice di appoggiarsi alla clinica Santa Maria di Leuca di Roma dove opererebbero due medici, il dott. Roberto Gandini (il radiologo che con lui è sotto processo per la morte di Luca Olivotto) ed il dott. Enrico Pampana, un altro radiologo. Sono loro che, secondo Simoncini, prepareranno i cateteri per permettere le infusioni di bicarbonato e così lui riferisce succederà anche alla giornalista che si finge malata per realizzare il servizio.
La clinica ed uno dei due medici smentiscono le parole di Simoncini sostenendo di non avere nulla a che fare con il guaritore del bicarbonato.
Il nome di Gandini non è però nuovo, appare nel sito di Simoncini scritto in una testimonianza che una signora francese rilascia qui, Gandini sarebbe il radiologo che ha inserito il catetere alla signora.


I responsabili della clinica, anche loro, smentiscono e persino il direttore sanitario della stessa dice di non sapere di avvenimenti simili all'interno della sua struttura.
Ma questi sono elementi che dovranno essere valutati dalla magistratura.
Quello che colpisce di più è la presenza dei medici che si presume sappiano chi sia Simoncini, che "terapie" faccia ed a cosa dovessero servire quei cateteri (o qualcuno vuole credere che si prepari una via per catetere così, tanto per passare il tempo?), non sono stati certo i pazienti ad inserirsi i cateteri da soli.

C'è da sottolineare anche che l'ex medico romano non ha "qualche" paziente sporadico ma la sua attività è regolare e continua e soprattutto si dovrebbe spiegare come nelle varie cliniche in cui si appoggia l'ex medico, quelle persone farebbero operare un medico ormai radiato dall'ordine professionale e che applica una pericolosa "cura alternativa" senza basi scientifiche. Lo fanno perché appoggiano queste deliranti teorie o per motivi molto più "venali"?

La falsificazioni di Simoncini sono innumerevoli, per farsi pubblicità, aiutato da siti spazzatura italiani e stranieri, pagine sui social network, non esita a manipolare referti, storie cliniche, non si fa alcun problema nel realizzare fotomontaggi (o sono i suoi collaboratori a farlo) e fornire dati falsi e, come sempre accade, le testimonianze che mostrerebbero incredibili effetti del bicarbonato si rivelano sempre delle esche per ingenui.
Una delle ultime "prove" manipolate è mostrata proprio nel servizio svizzero.
La maggioranza dei video del guaritore romano sono realizzati da Massimo Mazzucco, ex regista che ora si occupa di complotti di tutti i tipi e che da sempre appoggia e pubblicizza Simoncini.

In uno dei video racconta la storia di Corinna, "guarita" da diversi tumori (polmone, seno, ossa...) per merito del bicarbonato che avrebbe "collaborato" con la terapia che aveva già fatto la donna in ospedale, la terapia truffaldina era stata somministrata da un medico svizzero che compare come testimone nel video di Mazzucco ed anche in quello del servizio svizzero. Quando Mazzucco nel suo sito raccontò la storia, qualcuno gli chiese, giustamente, i referti di questa "stupefacente" guarigione. La risposta di Mazzucco fu chiara e patetica (ed accettata supinamente dai suoi lettori): "la paziente ha perso i referti durante un trasloco".


La donna ha appena fatto un trasloco, appena pronti invierà i referti.

Ma guarda un po'.
Si potrebbe pensare che non sia giusto divulgare "testimonianze" così delicate senza documentazioni o prove eccezionali ma questo evidentemente vale solo per chi ha buon senso.
Soprattutto quando si viene a sapere che in realtà Corinna non è "guarita" ma è morta (lo afferma proprio il medico alternativo intervistato nel video) ma il video è sempre lì (dal 2009) e la donna...continua dopo la morte ad essere "testimone" di Simoncini.
Mazzucco chiude il suo articolo con le parole: "Sono solo i muri dell’ignoranza, della presunzione e dell’avidità, e non quelli prettamente scientifici, i veri ostacoli sulla via della soluzione del problema cancro", che ora che conosciamo il vero finale della storia, hanno un suono molto triste.

È lo stesso destino di molti "testimoni" di prodigiose guarigioni, mentre per altri il destino è stato quello di fare le cure in ospedale, essere stati normalmente curati e solo dopo sottoporsi alla cialtroneria del bicarbonato (che naturalmente diventa "protagonista" della guarigione), tanti di quei pazienti che testimoniano la loro guarigione in video, oggi non ci sono più.

Che si lasci impunita una persona come Simoncini a questo punto non è un problema della medicina o degli ordini professionali lui è ormai fuori da ogni regola ma con lui collaborerebbero medici che esercitano regolarmente e cliniche regolarmente autorizzate, questo è quello che si dovrebbe impedire.
Anche in questo caso, come in molti altri, l'ordine dei medici sa.

Se continuerà a fare finta di non guardare non si lamenti di quanti parlano di professione medica svilita ed umiliata, di chi chiede inutilmente più garanzie a favore dei pazienti e di tutti (tanti) quei medici che lavorano onestamente, con capacità ed umanità. Non bastano i vari casi Di Bella, Stamina, dei tanti personaggi che confondono la laurea in medicina con una macchina per fare soldi?
Io credo che siamo già abbondantemente fuori da ogni limite di pazienza e sopportazione, ora tocca a voi, ordini ed istituzioni, in molti cominciano sinceramente a non poterne più.

Il servizio della televisione svizzera è qui.
La puntata intera del programma è qui.

Ci sono anche due miei interventi.

Alla prossima.

giovedì 11 giugno 2015

Il falso fattore dell'equilibrio nella scienza.

Pochi giorni fa, un importante festival itinerante, mi ha invitato ad un dibattito, un invito gentile e gradito, mi piacciono i "festival popolari", quelli organizzati amatorialmente e che coinvolgono la popolazione locale. Ma ho rifiutato l'invito.
Il motivo è semplice, il dibattito si doveva svolgere tra me ed un personaggio (non un medico) che pubblicizza e promuove una delle ciarlatanerie più note e pericolose che esistano al mondo. Non dirò chi sia il personaggio né di cosa si occupi, farei solo pubblicità gratuita ma si sarebbe dovuto parlare di salute e malattie con una persona che di salute ne capisce quanto io sia esperto di fisica nucleare, affidare a lui la propria vita praticamente equivarrebbe affidare al sottoscritto la sicurezza di una centrale nucleare, non ve lo consiglio.

Gli organizzatori hanno pensato a me perché "serve qualcuno che sappia bilanciare le sue affermazioni".
Il problema è che per "bilanciare" le affermazioni di quella persona non servirebbe chiamare un esperto o un addetto ai lavori, è un confronto già sbagliato in partenza. Se si parla di medicina si chiama un medico, se si parla di fisica un fisico e così via. Non è normale un dibattito medico tra un profano e chi si occupa di salute.
Ma questo succede e spesso sono proprio i profani (o quelli in malafede) che cercano questi confronti, per loro è una "promozione" da tutti i punti di vista, professionale perché pur non essendo esperti di salute sono paragonati ad essi e commerciale perché si fanno pubblicità.

Ora, in inglese questo lo chiamano "false balance", ovvero mettere sullo stesso piano due fatti, uno scientifico (ma anche di altro tipo, in ogni caso "attendibile") con uno pseudoscientifico (o falso), è un noto "bias" (un errore, una debolezza nel ragionamento).
Mettendo sullo stesso piano la scienza e la ciarlataneria si crea un senso di credibilità a chi non ne ha, una "dignità" che non può esistere. In questi contesti il ciarlatano ha tutto da guadagnare ed un dibattito si svolgerebbe su argomenti che bloccano il ragionamento scientifico per portarsi sulle illazioni e sulle ipotesi personali. Non sarebbe un dibattito scientifico quindi ma un palco dal quale proclamare idee indimostrate ed inconfutabili.
Un classico: fare affermazioni indimostrabili e vaghe (che chiaramente lo "scienziato" non può smentire, non perché non lo sa fare ma perché non puoi smentire una cosa che non esiste) per poi dire "non ha saputo ribattere" ma a parte questo si considera "accettabile" qualcosa che non lo è, si "promuove" a "ipotesi" qualsiasi sciocchezza, tanto queste non presuppongono l'onere della prova. Non avendovi detto di cosa si sarebbe parlato si capisce poco ma questo serva per un discorso più generale.
Ma come ho detto ho rifiutato e sono convinto di aver fatto la scelta migliore e più corretta.


Sarebbe un dibattito equilibrato invitare un astrologo (che usa la superstizione per parlare di stelle e pianeti) per parlare di costellazioni e mettergli di fronte un astronomo (il vero esperto di astronomia)?
Il geologo che spiega come si cercano le fonti di acqua, deve "dibattere" con un rabdomante (colui che dice di scoprire vene acquifere con i suoi poteri paranormali)?
Esistono sedi adatte per l'una e l'altra persona, un contesto scientifico per parlare di scienza ed uno informale o ai fini di intrattenimento per parlare di fenomeni paranormali.
La BBC, la rete televisiva nazionale inglese, proprio per questo ha scelto di non ospitare d'ora in poi, in tramissioni televisive, i cosiddetti "alternativi" della scienza. Chi ha posizioni non condivise dalla comunità scientifica ha un mezzo per far conoscere (ed eventualmente apprezzare) le sue idee: dimostrarle.
Le descrive, le prova e pubblica le prove in una rivista scientifica nella quale tutti gli scienziati del mondo possano leggerle, controllarle, verificarle e dopo confermarle o meno e così rientrare nelle fila della scienza abbandonando la pseudoscienza.
Basta volerlo.
Andare in televisione, in radio, a dibattiti pubblici, significa rivolgersi al pubblico ed in questo caso gli argomenti dei ciarlatani hanno facile presa, molto di più di quelli di chi sposa sinceramente ed onestamente il metodo scientifico.
Qualcuno pensa che non "affrontare" gli pseudoscienziati lascerebbe strada aperta alle loro farneticazioni, certo, in fondo così, dovunque vadano, non ci sarebbe nessuno pronto a ribattere, a smentirli o a spiegare perché non hanno ragione, è giusto, ma come ho scritto prima, una persona che si basa sul metodo scientifico, giocherebbe una partita completamente sbilanciata, è, appunto, un falso "bilanciamento" delle opinioni.
Il ciarlatano può dire quello che vuole, se dice "io con la mia pillola curo tutti i mali nel 100% dei casi", lo scienziato non può che rispondere "non è vero, non lo ha mai dimostrato" a questo il ciarlatano risponderà "sì che è dimostrato, ci sono centinaia di testimoni" (che per la scienza contano ma fino ad un certo punto, sempre che esistano), lo scienziato ribatterebbe "allora pubblichi queste testimonianze in una rivista scientifica" ed il ciarlatano "già fatto, nel Giornale di Vigevano". Il pubblico applaude, il ciarlatano ha ragione, lo scienziato si ritira in silenzio, non c'è nulla da dire per chi usa questi argomenti.
Che "dibatti" a fare?
Se il ciarlatano sostiene di curare il 100% dei suoi pazienti, il medico risponderà "io ne curo il 70%" (perché la correttezza, la cautela e le affermazioni dubbiose, sono patente di serietà), il medico, agli occhi del pubblico profano, ha perso.
Il pubblico naturalmente, resterà colpito da quel 100%: è superiore, è vincente, poco importa se è falso, se il 100% sia solo un messaggio pubblicitario senza riscontri ma se vuoi dire una bugia, dilla grossa, ci sarà sempre chi ci crederà.
Questo può farlo un truffatore, non una persona seria e per questo la strada del primo sarà sempre più facile di quella del secondo.
Qual è il dibattito quindi? A chi serve?

Il "falso esperto" si basa proprio su argomenti non scientifici o difficilmente smentibili per uscire "vittorioso" (dal suo punto di vista) dal dibattito, è la sua caratteristica, il suo punto di forza. Gli argomenti del "falso esperto" si basano tutti su:
1) Teorie del complotto.

2) Citazione di altri falsi esperti.

3) Selezione di studi non autorevoli, falsi o non attinenti.

4) Interpretazioni personali della realtà.

5) Manipolazioni, illazioni e fallacie.

Si tratta quasi sempre di argomenti senza basi, incommentabili, non smentibili (se dici che "Big Pharma" si arrichisce a spese della salute della popolazione, non stai portando una prova a favore di qualcosa ma un'illazione che non dimostra nulla).

Al contrario uno scienziato o un vero esperto deve limitarsi a dati reali (anche se fossero pochi ma che siano veri), deve usare cautele e condizionali, non deve fare affermazioni stupefacenti, caute, non può interpretare personalmente i risultati della ricerca scientifica e si basa solo su fatti oggettivi, se non lo facesse sarebbe un ciarlatano anche lui.

Il "confronto" non può esistere quindi perché il vero esperto o colui che basa le proprie informazioni su quelle fornite dalla scienza, ha dei limiti da non sorpassare, gli stessi che l'esperto "fai da te" sorpassa regolarmente ed anzi è proprio questo il suo scopo. Non a caso il "false balance" prevede che sia uno scienziato "serio" che debba smentire il "ciarlatano" quando dovrebbe essere l'esatto opposto: chi ha l'idea "eretica" dovrebbe dimostrarne la veridicità andando contro il parere della comunità scientifica, se ci riesce ha fatto una scoperta, se non lo fa resta un ciarlatano mentre non deve essere mai lo scienziato ad impegnarsi nella demolizione delle bufale scientifiche, è tempo perso.


Ma questo non succede perché non fa spettacolo.

Basti riflettere sul fatto che le ultime cure alternative che hanno creato discussioni pubbliche importanti nel nostro paese (Bonifacio, Di Bella, Stamina) nonostante il parere dei competenti (ed in alcuni casi anche l'esame da parte degli stessi) abbiano smentito le promesse iniziali, i rispettivi "inventori" non abbiano mai accettato la bocciatura, l'abbiano rifiutata con le scuse più classiche, le stesse che hanno usato per promuoversi: il boicotaggio, il complotto, la genialità incompresa. Non hanno aggiunto nulla ai loro argomenti ma hanno usato la smentita come trono sul quale sedersi.
I loro seguaci, naturalmente, hanno accettato ogni giustificazione.
Quando si vuole organizzare un dibattito reale tra due posizioni scientifiche (naturalmente se si ha intenzione di organizzare un dibattito scientifico e non una rissa) i due ospiti devono avere delle credenziali scientifiche, devono essere noti per avere esperienza reale su un determinato campo, devono essere ambedue di nota onestà e correttezza. Chi accetterebbe un match sportivo tra un atleta onesto ed uno noto per usare sostanze proibite? Chi si divertirebbe a guardare una partita con il risultato deciso già dall'inizio?
Negli Stati Uniti c'è un forte dibattito sul riscaldamento globale ("global warming"), molto più acceso che nel resto del mondo. È un dato abbastanza provato che la principale causa del riscaldamento globale (aumento delle temperature sulla Terra) sia causato dalle attività umane. C'è però una piccolissima (infinitesimale) porzione di studiosi che lo nega, chiama in causa altri motivi ma non ha mai dimostrato di aver ragione. In molti dibattiti (pubblici, televisivi) si è visto come mettere alla pari due pareri assolutamente sbilanciati, facesse diventare l'ipotesi meno probabile meritevole di attenzione, credibile, nonostante non avesse elementi per essere considerata attendibile, la "teoria più incredibile" non cambia in rapporto alla sua attendibilità ma cambia in rapporto al pubblico, in poche parole "la gente ci crede di più" e proprio perchè qualcuno di attendibile ha provato a smentirla.

La cosa più interessante è che questo tipo di avvenimento può essere usato per condizionare le masse.
Uno dei pericoli del falso equilibrio delle ipotesi è quello che chi ha interesse a sposare una causa per interesse personale (anche poco onesto), potrebbe usare anche un solo "opinionista" o scienziato per farsi ascoltare. Le industrie che inquinano ad esempio potrebbero fare pressioni dicendo che "non è provato che a causare il riscaldamento globale siano le nostre industrie".
Una trasmissione televisiva umoristica ha risolto il problema in maniera esilarante. Per rappresentare le due "ipotesi" in maniera statisticamente corretta, ha simulato un dibattito tra un "esperto" con l'opinione non scientificamente accettata e quello che diffonde l'opinione condivisa dalla scienza e poi ha invitato sul palco le due parti per un dibattito "equilibrato": 2 scienziati che sostengono l'opinione meno plausibile (scientificamente) e 96 scienziati che invece sostengono ciò che oggi sappiamo, l'effetto è assicurato.

Allora dividiamo le cose e mettiamole al loro posto: la scienza è ciò che è dimostrato, il resto sono ipotesi. Se poi queste ipotesi sono state smentite o in ogni caso non sono ancora dimostrate non è scienza ma falsa scienza o bugie.
Fine, non c'è bisogno di dibattiti, discussioni, convegni pubblici, non si paragona scienza e fantascienza.
Se poi un programma televisivo o una rassegna, volessero organizzare un incontro sulla salute decidano prima se dedicarlo alla corretta informazione o alla fantamedicina, considerando che nel secondo caso qualcuno potrebbe lasciarci le penne.
Che poi ci sia gente che preferisce abbandonarsi alle illusioni o alle bugie, lo faccia pure, cercando almeno di essere consapevole che sta ascoltando una persona che spaccia per realtà ciò che invece non è nemmeno lontanamente un concetto scientifico.

...per completezza di informazione, l'organizzatore del festival che mi ha invitato ha detto che in mancanza di un dibattito con qualcuno di competente, sarà annullato l'incontro con lo pseudomedico, mi sembra corretto ed apprezzabile.

Alla prossima.

sabato 23 maggio 2015

Autismo e vaccini: giustizia giusta, pigra o ingiusta?

[aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

Dell'argomento vaccini-autismo ho parlato diverse volte, non serve quindi ribadire come, scientificamente, non vi sia alcun nesso dimostrato tra vaccinazioni e comparsa di sintomi appartenenti allo spettro autistico, se già l'origine di questa ipotesi è truffaldina, chi la diffonde lo fa per leggerezza o precisi interessi personali. Gli studi sono sufficientemente chiari (e tanti, riporto solo la posizione dell'OMS come se fosse un riassunto) per poterlo affermare e chiunque si avvicini all'argomento in buonafede non potrà che esserne convinto. C'è un aspetto però che può disorientare, quello giuridico.
Sono diverse infatti le sentenze che ammettono un nesso tra disturbo autistico e vaccinazione ed una, recente, ha riacceso una controversia che, a livello scientifico, non esiste, è una vera e propria finta controversia (fintoversia), creata ad arte per ottenere denaro nelle cause giuridiche di richiesta risarcimento o indennizzo.
Queste sentenze sono emesse in seguito a denunce di famiglie che vivono questo problema e che per il presunto danno patito richiedono un indennizzo in denaro. L'argomento, avendo una base fondamentalmente giuridica, può sembrare estraneo a quelli abitualmente trattati in questo blog ma visto che un giudice per decidere su un tema medico si affida ai pareri di medici (quindi a pareri che devono essere equilibrati ed onesti ma soprattutto attendibili dal punto di vista scientifico), può essere interessante analizzare i motivi che creano tale differenza tra le conclusioni scientifiche e quelle giuridiche.
Il punto principale è rappresentato da due concetti, semplici ma spesso non considerati: le conclusioni scientifiche e le nostre conoscenze mediche, non sono decise in un tribunale o per sentenza. Inoltre le "strade" della scienza sono completamente diverse da quelle della giustizia, quest'ultima ha regole e norme che hanno poco o niente a che vedere con gli aspetti scientifici di un fatto.

Bisogna ricordare inoltre che la maggioranza delle leggi sono "interpretabili" e che un giudice, non essendo uomo di scienza, si basi su "perizie" (ovvero su relazioni di esperti o presunti tali, quindi elementi non per forza oggettivi o corretti), può fare capire perché la decisione "giuridica" possa essere così diversa da quella "scientifica" e perché una decisione è, a volte, completamente diversa da un'altra: sono tante infatti le sentenze che ammettono questo nesso, poi ribaltate in un successivo appello o altre che questo nesso lo smentiscono (l'ultima è recentissima) da subito. Naturalmente fanno più notizia le sentente favorevoli al risarcimento rispetto a quelle sfavorevoli e per questo le prime sono molto più conosciute.
Cercherò di spiegare perché tutto ciò può accadere, le contraddizioni (dal punto di vista medico) delle decisioni dei tribunali e le differenze tra una sentenza ed un'altra, con degli esempi che mostrino come si assista anche a conclusioni apparentemente discordanti.
Prima di iniziare però una premessa è doverosa: i vaccini sono dei farmaci, molto sicuri e testati, sottoposti a controlli e criteri di fabbricazione particolarmente severi ma come tutte le sostanze del mondo possono provocare reazioni allergiche ed effetti collaterali (letteralmente rarissimi). Per chi ha subìto un danno da vaccino esiste una legge che lo risarcisce ed è giusto sia così (la stessa legge risarcisce chi ha subìto un danno da trasfusione, per esempio una malattia infettiva). Questo non condiziona la discussione, il fatto che sia corretto risarcire chi subisce un danno da vaccino non cambia il fatto che i vaccini siano tra i farmaci più utili e sicuri al mondo, come non cambia il fatto che le trasfusioni salvano migliaia di vite umane. L'unico dato scientifico che possiamo dire sufficientemente accertato è che tra vaccinazioni ed autismo non vi è alcun nesso. Analizziamo quindi i casi in cui questo dato è stato smentito clamorosamente da un tribunale.

Iniziamo dalle decisioni del giudice con alcuni esempi pratici.
Una di queste sentenze più note (perché richiamata diverse volte dai media) è quella del tribunale di Rimini del 2012.
Per quanto scritto i fatti si sarebbero svolti così: il bambino si sarebbe vaccinato nel marzo 2004 manifestando disturbi molto vaghi ("nervosismo e diarrea", come si può vedere sintomi molto generici, comuni e non chiaramente imputabili alla vaccinazione, il "nervosismo" in un bambino piccolo sarebbe da definire meglio). Nel 2004-2005 è riferito "grave disagio psico-fisico" (non meglio specificato), nel 2007 si stabiliva la sua invalidità (quindi si presume a 3 anni circa), nel 2008 un medico (dott. Niglio) certificava che il problema del bambino fosse riconducibile alle vaccinazioni e questo era confermato l'anno successivo da un altro medico, il dott. Montinari. Un altro medico inoltre, certifica che il bambino avesse un alto livello di anticorpi antimorbillo, particolare che mostrerebbe come la vaccinazione antimorbillo potesse aver avuto un ruolo nell'autismo del piccolo. Quest'ultimo medico è il dott. Franco Verzella.

Il dott. Verzella certifica: il bambino ha un alto livello di anticorpi antimorbillo.

Chi è Franco Verzella?
È un medico con chiare e note posizioni antivaccino che "cura" l'autismo con il "metodo DAN!" (una pseudocura senza alcuna base scientifica, costosa, pericolosa ed inutile, a base di diete e chelazione), "cura l'autismo" ma è un oculista che sostiene:

"Le principali concause comprendono: il drammatico aggravamento dell’inquinamento,  ambientale ed alimentare, che attualmente ha raggiunto valori assolutamente non controllabili,  ben al di là della nostra capacità di registrarne i livelli e di controllarne gli effetti, regimi  alimentari “antibiologici”, promossi dalla pubblicità, antibiotici distribuiti in serie appena  compare la febbre, un mal di gola o un’otite, e poi campagne vaccinali governative contrarie ad  elementari criteri di fisiologia, per la precocità e frequenza dell’intervento, la mancanza di  discrimine in relazione all’individualità biologica, allo stato immunitario quando si tratta di  praticare i richiami ed infine all’uso di additivi tossici, quali il mercurio e l’alluminio."

Qual è il problema? Che Verzella ha deciso arbitrariamente che il livello di anticorpi sia "eccessivo", visto che non esiste un "livello limite" (casomai esiste quello minimo ma non un livello massimo, essendo il valore molto variabile e soggettivo).
In ogni caso, questo medico, ha un evidente e noto conflitto di interessi, le sue posizioni non sono certo "neutrali" o "equidistanti" sull'argomento vaccini e non si può certo affermare di trovarsi davanti ad un esperto di autismo o di vaccini.
I genitori del bambino chiedevano all'azienda sanitaria locale un indennizzo per questo presunto danno, domanda respinta perché il vaccino trivalente (morbillo, parotite, rosolia, MPR) non era tra quelli obbligatori (la legge sui risarcimenti dei danni da vaccino si riferisce esplicitamente a trasfusioni, vaccini o farmaci emoderivati obbligatori). Questo rifiuto comportava ricorso (l'oggetto di questa sentenza) trasformato in sentenza di indennizzo dal tribunale di Rimini.

La sentenza riminese quindi, non ammette in senso stretto il nesso vaccini autismo (doveva piuttosto giudicare se il fatto che la MPR non fosse una vaccinazione obbligatoria esonerasse lo Stato a risarcire il bambino e questo la sentenza non lo smentisce perché, anche se non obbligatoria, si tratta di una vaccinazione "incentivata" dallo Stato) ma lo fa lo stesso. Sostiene infatti di considerare attendibili i giudizi del CTU (consulente tecnico d'ufficio, il "perito" in un processo) che si è basato sul suo esame personale e sulla "letteratura specialistica aggiornata". Sarebbe curioso sapere a quale "letteratura aggiornata" si sia rifatto lo specialista, visto che la letteratura scientifica sul tema è praticamente concorde nel respingere il nesso vaccino-autismo e nella stessa sentenza è scritto che nessun documento medico convalida questa conclusione se non quello del 2008 del dott. Niglio.

Stralcio della sentenza riminese

Ecco l'esempio pratico. Se il tribunale conclude con proprie considerazioni sul fatto che l'indennizzo sia dovuto nonostante la "non obbligatorietà" del vaccino trivalente, per quanto riguarda il nesso di causalità (ovvero se l'autismo è davvero collegato alla vaccinazione) si rifà (si deve rifare) alle considerazioni dei periti: ambedue hanno certificato che il problema di salute del bambino fosse riconducibile alla vaccinazione. Qualcuno potrebbe chiedersi chi fossero i due "esperti" consultati dal tribunale (alla fine, che una decisione giudiziaria che dipende dai loro pareri sia corretta, sarebbe interesse di tutti), vediamo il primo, il medico che ha certificato l'origine vaccinale della patologia presa in esame, si chiama Fabrizio Niglio: medico legale ed ematologo, partecipa a convegni organizzati da associazioni antivacciniste, con relatori noti (i medici Gava e Serravalle) per le loro posizioni antiscientifiche (omeopatia, antivaccinismo) ed avvocati specializzati in cause di questo tipo, nei quali si parla di "omeopatia per curare l'autismo". Non sembra quindi una persona priva di conflitti di interesse. Il secondo certificatore è il dott. Massimo Montinari: medico conosciuto per le sue posizioni antivacciniste, già noto per aver redatto la perizia del tribunale di Maglie che decretava "l'efficacia" della cura Di Bella, sostiene di curare l'autismo con le diete e l'omotossicologia (variante dell'omeopatia), anche qui mi sembra che il conflitto di interesse sia palese. Montinari è il perito di molti processi sul tema ed è già noto alle cronache per questo motivo.

Con premesse di questo calibro, secondo voi, quale tipo di consulenza avrebbe letto il giudice? Quando si parla di "lobby del farmaco" o "pressioni" che possano condizionare le decisioni più importanti, questo vale anche in questo caso con pressioni opposte?
Tra parentesi, dopo il "chiasso" mediatico suscitato da questa sentenza, silenzio assoluto sull'appello, chiesto dal ministero della salute, nel quale la stessa sentenza è stata ribaltata, nessun nesso tra vaccinazione ed autismo.

Ma passiamo ad un'altra sentenza. Presso il tribunale di Pesaro è successa praticamente la stessa cosa, un presunto "danno da vaccino" (di tipo autistico) ammesso all'indennizzo. Chi sono in questo caso i periti?
Nessun medico aveva collegato la vaccinazione del bambino con la comparsa di autismo, il primo fu un certo...dott. Niglio, sì, lo stesso della sentenza precedente.
Lo stesso medico (con la dott. Tomassini e la dott. Badolato) è perito del tribunale, anche qui la "letteratura scientifica" dimostrerebbe il nesso vaccini autismo, è addirittura citato come "prova" a favore di questo nesso, persino lo studio di Wakefield che, come credo sia noto, è ormai esempio di cattiva scienza, essendo stato provato come si sia trattato di una frode scientifica consapevole e fatta a scopo di lucro, un falso studio che Wakefield ha pagato con la radiazione dall'ordine dei medici del suo paese. Leggiamo una parte della perizia:
negli anni successivi altri studi hanno confermato le tesi di Wakefield. Il più noto accreditato è uno studio condotto in Danimarca nel 2004, che dimostrò inequivocabilmente come i bambini danesi siano passati da una media di 18,8 casi di autismo ogni 100,000 abitanti negli anni 80-85 (prima della vaccinazione MPR di massa, che iniziò nel 1987) a 146,4 casi nel 2002. Alcuni studi sul vaccino MPR affermano non solo che esso possa scatenare l’autismo ma anche selezionare mutazioni di pericolosi virus morbillosi.
Gli studi di Wakefield, in realtà, non sono mai stati confermati (ma anzi, sono stati decisamente smentiti) e non esistono studi (seri) che affermino che il vaccino trivalente possa scatenare l'autismo, come qualcuno (sempre gli stessi) dice.
Per quanto riguarda lo "studio condotto in Danimarca" (non è citato quale nella perizia), il più noto è uno studio del 2003 che conclude come vi sia effettivamente un aumento di casi di autismo ma sottolineando come non vi sia nessun collegamento con i vaccini. Ecco come trasformare un dato in ciò che si vuole e, se il perito si riferisce a questo studio, qui si parla di comprensione di base della lingua inglese. Come può uno studio falso, diventare prova di qualcosa? Da notare come lo stesso avvocato di parte dichiara con tranquillità di "essere a contatto con Wakefield", per dire su cosa si basano questo tipo di vicende.

Ma leggiamo un altro passo della perizia:
Di fatto, fino ad oggi, da questa diffusa “empasse” [sic] letteraria, emergono risultati contrastanti che diventano motivo di inevitabili sperequazioni, ma è vero che, in molti casi, quand’anche le ricerche non abbiano ancora dimostrato una sicura correlazione tra i vaccini e la sindrome autistica, emergono comunque elementi storico-clinici e dati statistici che non possono essere ignorati.
In realtà, in medicina, non vi è alcuna "impasse" letteraria, non vi sono "risultati contrastanti" e di "sperequazioni" ne trova solo il perito, visto che la comunità scientifica è compatta nel rigettare il nesso tra vaccini ed autismo, di controversie su questo tema, praticamente non ce ne sono e chi lo sostiene o è poco aggiornato o dice una falsità. Non ci credete? Fatevi mostrare un solo studio pubblicato su rivista scientifica importante (non su quelle "paga e pubblica") che mostri un collegamento tra vaccinazioni ed autismo, non esiste.

Prima del vaccino il bambino stava bene, dopo no, quindi il nesso è altamente probabile
Ma il giudice, si sa, non può certo iniziare una ricerca bibliografica o chiamare periti all'infinito, gli "esperti" hanno detto quelle cose e lui si adegua decidendo di conseguenza, può però essere utile notare una fallacia che farebbe inorridire qualsiasi scienziato o medico: il giudice nota come prima della vaccinazione il bambino godesse di buona salute mentre dopo no, sarebbero comparsi i sintomi dell'autismo, quindi è altamente probabile che l'autismo è stato causato dalla vaccinazione. Queste conclusioni, apparentemente (o evidentemente?) implausibili, hanno forse una giustificazione "giuridica" ma sono scientificamente assurde, ma non sono le uniche, basti pensare ad un caso di indennizzo assegnato per lo stesso motivo (mancano cause certe dell'autismo quindi, molto probabilmente, sarà stato il vaccino) ma dando la colpa alla vaccinazione antipolio (che nemmeno gli antivaccinisti hanno mai collegato all'autismo).

Sentenza Busto Arsizio: non ci sono cause conosciute, quindi...
Mi chiedo cosa accadrebbe se migliaia di genitori facessero causa ai produttori di biberon sostenendo che dopo il suo uso il bambino avrebbe manifestato problemi di salute.
Cause giudiziarie di questo tipo ne esistono tante, quella che ultimamente è risuonata nelle pagine dei giornali nostrani ha fatto scalpore perché il magistrato inquirente ha disposto un'indagine molto estesa sulla possibilità che i vaccini causino l'autismo. Qual è il perito di quest'ultima causa? Il dott. Montinari, ancora lui, con l'aggiunta che in questo caso anche il pubblico ministero che indaga, ha partecipato a convegni antivaccino (con lo stesso Montinari). L'ultima sentenza in ordine di tempo è sempre relativa al tribunale di Rimini (stavolta relativa ad un caso di epilessia, giudice Lucio Ardigò, il ministero della salute non si è presentato all'udienza) e chi è il perito di parte che ha stilato la perizia? Ok, neanche a dirlo, Montinari. Per come siano affezionati a lui certi avvocati e giudici, sembra non vi siano in Italia altri esperti di vaccinazione, considerando anche che lui, esperto sul tema, proprio non è.

Ecco, forse sono riuscito a spiegare i fatti così che ognuno possa farsi un'idea personale e finalmente capire (si spera) perché un giudice possa prendere decisioni apparentemente così incredibili ed antiscientifiche.
Ci sarebbe semplicemente da porsi una domanda: se i periti sono dichiaratamente antivaccinisti, se occupano posizioni che vanno contro le moderne conoscenze scientifiche, non sono neanche esperti di vaccinazione (epidemiologi? Immunologi?), se hanno chiari conflitti di interesse, se il giudice applica criteri non scientifici ("post hoc, propter hoc"), che sentenze possiamo aspettarci?
Un giudizio, non dovrebbe essere, pur ascoltando le varie posizioni, ripulito da eventuali condizionamenti?
Come si può fare giudicare se un vaccino ha causato l'autismo chi vende le (false) cure per "guarire l'autismo causato da vaccini"? Non è quantomeno "singolare" come scelta?
Che tutto si basi su "illazioni" può essere anche il motivo per il quale le sentenze possano essere diverse le une dalle altre. Può spiegare anche perché in certi casi si arrivi a vicende opposte.
Come successo in Inghilterra, dove un gruppo di genitori ha denunciato il proprio avvocato (specializzato, come quelli nostrani, in "risarcimento per danni da vaccino") per "ingiusto arricchimento" perché dopo anni e tante spese, la propria richiesta di indennizzo è stata respinta.

Conclusione ancora più "scioccante" sempre nel Regno Unito.
Una mamma, nota negli ambienti antivaccino e fervente seguace di Andrew Wakefield (l'ex medico citato prima, fonte dei periti italiani) è stata denunciata e condannata per aver finto che il problema autistico del proprio figlio fosse conseguenza della vaccinazione, la madre ha mentito pur di ottenere risarcimenti in denaro. Dice il giudice inglese:
"Non ci sono evidenze che il suo disturbo sia stato causato dalla vaccinazione MMR. I racconti dei suoi genitori circa la sua reazione avversa alla vaccinazione sono inventati”.
La donna è stata pesantemente criticata per aver sottoposto il figlio a cure per l'autismo assolutamente inutili, che hanno visto il ragazzo sottomesso ed "usato" per le illazioni materne. Tra le cure: diete e omeopatia, non vi ricorda niente?

La truffa è stata scoperta dal giornalista inglese Brian Deer, lo stesso che smascherò Wakefield, la donna ha passato anni a "lottare" come "mamma antivaccino", denunciando aziende farmaceutiche ed ospedali per ottenere un risarcimento, finché non si è scoperto che l'autismo del figlio non aveva nessun nesso con la vaccinazione, madre condannata. Incredibile come si possa arrivare a conclusioni così diverse in tribunale, vero?

Questo però è un argomento tabù. Nessuno avrebbe il coraggio di affermare che una mamma possa mentire o fingere sulla salute del figlio, per denaro poi, inconcepibile, eppure succede. Anche in Italia.
Non è facile capirlo, ma in questo caso probabilmente il giudice aveva qualche competenza o avrà consultato periti più "neutrali" o si è semplicemente fidato della scienza.
Non si sa. In ogni caso è tutto triste. Che decisioni così importanti debbano dipendere non da dati chiari ma da posizioni personali e non universali è un danno per tutti.
Ma forse tutto può essere spiegato non con più casi di "cattiva giustizia" ma spesso con "semplici" e venali interessi di una delle parti che ignorano consapevolmente la realtà. È il lavoro di avvocato che forse giustifica questo comportamento [edit: il codice deontologico vieta espressamente agli avvocati di produrre prove false, (cod. deontologico forense, art. 50 "dovere di verità")] ma quello del medico? Ignorare lo stato dell'arte è una grossa mancanza (volontaria?) da parte di un perito.

Un medico che oggi sostenga che un vaccino possa causare autismo o è ignorante o mente ed ognuna delle due ipotesi è gravemente dannosa per gli interessi di tutti, economici e medici e forse, a questo proposito, può essere importante ricordare che il perito di un processo, giura di attenersi ai fatti e di dire la verità.
Le decisioni dei giudici quindi (che hanno diretta conseguenza sulla società) dovrebbero essere basate solo su pareri seri, competenti, onesti e sinceri.
Il problema quindi non è scientifico (non strettamente almeno) quanto legato alla competenza ed alla buonafede di chi è chiamato a dare il proprio parere in campo giudiziario, soprattutto quando si parla di risarcimenti. Non sarebbe il caso di chiamare a dare il proprio parere solo chi non ha palesi conflitti di interesse?

Questi episodi non succedono solo nell'ambito della vicenda "vaccini-autismo" ma anche in molte altre cause che prevedono risarcimento o rimborsi per cure non scientifiche (vedi "metodo Di Bella").
In questo ambiente infatti, le somme di denaro in gioco rappresentano per forza un interesse per qualcuno e, se nell'eventualità che un vaccino provochi un danno (evento rarissimo) è giusto e sacrosanto risarcire chi l'ha subìto e questo ha una legge a sancirlo, quando è chiaro il tentativo di ottenere un indennizzo ingiusto (a danno di tutti i cittadini) siano perseguiti coloro che mentono sapendo di mentire, sono un danno per la collettività, le casse dello Stato e, indirettamente, per la salute collettiva e del singolo.

Ricordo che la frode vaccini-autismo, nacque da un avvocato implicato in una causa per risarcimento che cercava "studi" (mai esistiti) che la supportassero e che ha pagato un medico per "crearne" uno.

...e visto che il curriculum e l'attività di questi periti è noto e pubblico, che nessuno dica "non lo sapevo".

Alla prossima.