lunedì 17 settembre 2018

Io e il CicapFest

Credo sia la quinta volta che partecipo (come spettatore o relatore) al Cicap Fest.
È il festival del Cicap, associazione fondata tanti anni fa da Piero Angela (un po' il papà di tutti noi divulgatori e di tutti gli appassionati di scienza e scienziati).
La prima volta partecipai per curiosità, poi me ne innamorai.
Succedevano cose strane che non puoi vivere in nessun altro momento della vita, immaginate poi per uno come me che fa un lavoro stressante e che richiede concentrazione continua. Nel festival invece mentre parlavo con un collega delle difficoltà nel comunicare l'idea di immunità di gregge, mi chiamano perché sta per iniziare la conferenza sui cerchi nel grano e mentre faccio una foto con un amico devo sbrigarmi o rischio di perdere la presentazione sugli esorcismi. Ma si parla anche di come si comunica con le persone, come si parla di vaccini, si spiegano i meccanismi della mente che ci fanno sbagliare giudizio, gli errori più tipici nell'alimentazione, nella chimica, nella vita di tutti i giorni. Insomma una vera palestra per la mente.
Nei giorni del festival io sono felice.
Parlo di cose belle e interessanti, stimolanti, il mio cervello si disintossica, si rilassa. E poi la sera ci sono sempre spettacoli bellissimi. Una sera quello di magia. Pensate a quando eravamo bambini e ci stupivano i maghi con i loro trucchi, pensate a riviverlo e a farlo nella cornice di un teatro classico. Sembra di essere sospesi nel tempo.
Non devi chiederti "che trucco usa?" o "l'ho capito, nasconde una carta nella manica!", devi solo lasciarti andare, stupirti, applaudire e sorridere. La sera dopo una intervista doppia: a Piero Angela e a Samantha Cristoforetti, la prima donna italiana ad andare nello spazio. Passi da una cosa impegnativa ad una leggere, da un argomento ostico ad uno semplice, visiti una mostra di illusioni ottiche e ascolti una genetista. Cosa chiedere di più?

Samantha Cristoforetti e Piero Angela (di spalle il conduttore della serata) salutati dal pubblico alla fine dell'intervista.

Il problema è casomai la scelta, per vedere una presentazione devi rinunciare all'altra, per ascoltare un amico devi rinunciare all'altro ma come si fa, ci vorrebbero due mesi di festival.
Per questo, ogni volta che qualcuno mi chiede com'è il Cicapfest ne parlo in maniera entusiastica, è veramente entusiasmante.
Quest'anno poi la cornice era bellissima: Padova.
Città che evoca la scienza, con un'università di eccellenza, dove per la prima volta al mondo si laureò una donna. Città dove parlarono Galileo Galilei, Andrea Vesalio, Nicolò Copernico. Dove c'è un museo della storia della medicina bellissimo.
Basterebbe entrare nell'aula magna dell'università, a Palazzo Bo per capire la grandezza di questa istituzione italiana.

Aula magna dell'università di Padova, palazzo Bo.

La cattedra di legno che la tradizione vuole fosse quella dalla quale insegnava Galileo Galilei.

Cosa si cerca di più?
E poi le emozioni. Girarsi e trovarsi accanto a Piero Angela, sentire parlare il prof. Garattini o Roberto Vacca, vedere la presenza di tante istituzioni (il MIUR o l'istituto superiore di sanità tra le altre), di amici e persone interessanti. Bello, davvero bello.
Poi una cosa che mi ha sorpreso ed un po' fatto venire i brividi (concedetemelo, sto crescendo e ormai mi emoziono facilmente).

Ero relatore al Cicap fest e, per la mia frequentazione con il Cicap (sono socio emerito, con mio onore) e grazie a questo blog e ai miei libri, molte persone mi conoscevano o erano venute apposta per ascoltarmi.
Non mi stupisce la sala piena (non solo per me ovviamente, ero accompagnato da relatori di alto livello), al Cicap fest succede, mi ha stupito tutto il contorno. Oltre agli amici con i quali mi vedo anche solo in queste occasioni ma che è sempre un piacere incontrare e salutare, sono stati tantissimi i giovani che mi hanno fermato per un saluto, un complimento, una foto, un autografo, tantissimi.

Sala piena per la mattinata che mi ha visto tra i relatori

Studenti (anche di scuola superiore) che mi hanno detto di seguirmi da anni e che sono appassionati di scienza, che erano emozionatissimi all'idea di fare una foto con me, qualcuno quasi tremava. Io, che di certo non sono una rockstar, ero più emozionato di loro nel vedere quanta passione, quanto entusiasmo e quanta felicità potesse causare un incontro con me. Credo di rappresentare, per loro, una voce di razionalità, di ragionamento e studio. Forse rappresento anche uno scudo alla cattiva informazione. Se ci penso è troppo per me ma è anche bellissimo ed è una sfida. La stragrande maggioranza delle persone che mi ha fermato per un saluto era giovanissima. Alcuni persino troppo timidi per salutarmi (la prossima volta fatelo, non mangio nessuno).

Vedere un ragazzo di venti anni che mi ferma e mi dice "mi scusi, lei è Salvo Di Grazia? Io la seguo sempre, da anni, la ringrazio per tutto, grazie!" non è emozionante, è incredibile.
Perché questi ragazzi poi avranno altri riferimenti, come io avevo un mio zio medico che per me era un eroe e Piero Angela che mi aveva accompagnato nel piacere della scoperta ma il poster della mia stanza raffigurava il mio chitarrista preferito (con accanto Marylin Monroe). Se un giovane di oggi ascolta Young Signorino (mamma mia...) ma anche Samantha Cristoforetti che spiega la differenza tra "mancanza di gravità" e "assenza di peso", cosa c'è di male? Niente, è normalissimo, è esattamente identico a me o altri che ascoltavano Piero Angela che spiegava come si estinsero i dinosauri e i Righeira (mamma mia...) che cantavano "Vamos alla playa", è giusto così.

Non è Salvo Di Grazia che formerà questi ragazzi è la sua idea, il suo esempio, la strada che contribuisce, con altri, a costruire. È questo incredibile e bellissimo.

Come si fa quindi a non essere ottimisti?
Quando sentiamo parlare di gioventù bruciata, senza futuro, persa, non è forse la stessa cosa che sentivamo quando eravamo giovani noi?
Cosa ha fatto quindi la differenza tra un giovane che effettivamente si è poi bruciato e un altro che invece ha preso una strada considerata "positiva"?
Tantissime cose, anche imprevedibili ma probabilmente anche questo, l'esempio degli altri, i riferimenti, i simboli che incontri nella tua vita, volente o nolente, contribuiscono a formarti e formare la tua mentalità.

Quando si torna a casa, finito il Cicap fest, si è molto stanchi ma la sensazione è quella di quando si finisce un viaggio: non vedevi l'ora di tornare ma è stato bellissimo e lo rifaresti domani.

A chi ha organizzato vanno i complimenti, una cosa veramente fatta bene, maestosa, enorme e riuscita. Un ringraziamento particolare a tutti i ragazzi (volontari!) dello staff, perfetti, gentili, in gamba, senza di loro nulla sarebbe stato così bello.
Perché, lo dico, sinceramente, è veramente tutto bello.
Infatti al Cicap fest mi sento felice.

Si vede che ero felice? (credit: Andrea Salsi)

Per questo, e ve lo dico da ora proprio per darvi il tempo di prepararvi, vi posso dare un consiglio: partecipate al prossimo, se vi piacerà, partecipate agli altri. Lo farete per voi e vi farà pure bene alla mente.

Alla prossima.

lunedì 20 agosto 2018

Complotti in soldoni.

C'è poco da fare.
Internet è stata un'invenzione eccezionale. Mette a disposizione una mole di dati incredibile e raggiungibile con una facilità e velocità impensabili fino a pochi anni fa. Per chi come me ha vissuto a cavallo del suo avvento (ricordo le pagine che si caricavano in mezz'ora degli esordi del web) si è trattato di una rivoluzione.

Come in tutte le rivoluzioni, accanto ai tanti ed insostituibili lati positivi, ci sarà sempre qualcuno che ne approfitta.
Così nel marasma della rete web si è notato che internet consente a tutti di esprimersi, cosa bellissima ma insidiosa, chiunque, competente o meno, sano di mente o meno, buono o cattivo, può esprimersi, diffondere le sue idee e creare discussioni di qualsiasi tipo. Questo può creare confusione, disordine, incertezza, può diffondere cattive notizie, a volte vere e proprie falsità, seminare sfiducia, paure, disagi. Insomma, non tutto ciò che ci permette internet è positivo.
Ma bisogna essere ottimisti. Internet è un mezzo e lo prendiamo per quello che è.
Uno degli aspetti "neri" della rete è il complottismo.

Si tratta di una corrente di pensiero che esiste da sempre per la quale ogni evento umano non è casuale ma frutto di accordi, complotti e, soprattutto gli eventi storici, quelli importanti o noti, sono sempre un falso, qualcosa creata a tavolino, un falso evento costruito per ottenere qualcosa (a danno della popolazione).
Il complottismo, lo dico a scanso di equivoci, è uno stupidaggine ed è appannaggio degli stupidi. I complotti esistono (hanno fatto la storia dell'uomo) ma che ogni evento umano diventi un complotto è un'idea da patologia psichica (ne ho parlato anni fa). I complottisti seminano false notizie, allarmi, creano confusione, caos sociale e lo fanno per puro interesse personale. Non tutti però.
Esistono complottisti per mentalità ma esistono complottisti per interesse (a volte i primi si trasformano nei secondi): soldi, guadagno. Si creano una fedele clientela (di creduloni) e vendono notizie (false) ma anche oggetti, gadget, video, conferenze.
Non ci arricchisce (in Italia) con il complottismo ma si "arrotonda".
Ora, se il complottista per mentalità è spesso ingenuo e semplicemente non sa distinguere le notizie false da quelle vere, il complottista per mestiere le notizie false le crea, il dubbio lo insinua, lo costruisce, è il suo stipendio.

In Italia, uno dei guru del complottismo, è Massimo Mazzucco. Un tempo regista di film si è poi abbandonato ai video su You Tube e alla creazione di storie misteriose e false cure mediche.
Perché parlo di lui?
Perché se leggete tutto questo e se ho fatto della divulgazione un mio secondo lavoro lo devo tutto a lui.

Questo personaggio mi è tornato in mente in occasione dei tragici fatti di Genova, l'incredibile crollo del ponte che ha causato decine di vittime. Tra cordoglio, stupore e disperazione, è apparso anche lui, Mazzucco, che con un guizzo da serpente, si è chiesto come mai non ci fossero video chiari sul crollo del ponte. Non video in generale, proprio video che mostrino il punto esatto del crollo prima del crollo.

Non so perché non ci siano ancora video chiari (non so nemmeno se ne esistano, non mi interessa) ma per lui questo è segno che c'è qualcosa che non va, che le autorità ci mentono, che c'è sicuramente qualcosa da nascondere. Sono passati (il giorno dell'articolo di Mazzucco) solo quattro giorni dalla tragedia e già il complottista si fa domande. Non aspetta lo sviluppo delle indagini, il passare del tempo, non aspetta che qualcuno scopra telecamere che abbiano ripreso dettagliatamente la scena (che potrebbero pure non esserci, non è che si sa prima il punto esatto di un crollo), non si chiede se qualcosa (le condizioni del tempo, la pioggia, le posizioni delle cose) possa aver impedito di soddisfare la sua curiosità, non aspetta le indagini. C'è qualcosa che non va. Punto.

Ecco, questo è il complottismo.
Il fatto che non ci siano video chiari sul crollo del ponte (che non sappiamo se è vero, magari ce ne sono ma non sono stati mostrati al pubblico, la realtà non è fatta solo di telegiornali e Facebook) significa mille cose ma non per forza che si nasconda qualcosa, d'altronde ci sono pure testimoni oculari, tanti ma "non ci sono i video". Ecco come Mazzucco, complottista per eccellenza, ha trovato il mistero da vendere. E infatti i suoi lettori gongolano.
"Ora ti riconosco!", gli dice uno dei suoi.
Per Mazzucco il crollo del ponte di Genova è un "nuovo Pentagono" (riferimento ai fatti dell'11 settembre, ovviamente anch'essi un complotto). Non è una tragedia italiana, terribile, non è dolore e spavento, è un nuovo Pentagono (ma con il punto interrogativo, così può dire che lui si fa le domande ma lascia comodamente le conclusioni ai boccaloni).
Questo personaggio l'ho dimenticato da tempo ma rivederlo a parlare di "misteri" inseguendo il dolore e la morte mi ha fatto ricordare i fatti di tanti anni fa.

Mazzucco mi fece entrare nel mondo del complottismo quando iniziò a pubblicizzare le attività di un guaritore, un ex medico che diceva che tutti i tumori fossero causati dalla candida (un fungo comune) e che la cura fosse il bicarbonato di sodio (già, il bicarbonato di sodio). L'ex regista gestiva il sito "statunitense" del guaritore e ne curava i contatti. Questo ex medico, Tullio Simoncini, pregiudicato, pluricondannato, radiato dall'ordine dei medici, arriva a chiedere anche 30.000 euro per una "cura" con il bicarbonato miracoloso.

Per "provare" queste incredibili guarigioni Mazzucco realizzò dei video ed uno di questi (forse il primo ma non ricordo bene) lo pubblicò nel suo sito, dando un titolo altisonante: "guarisce dal tumore alla vescica via email con il bicarbonato di sodio".
In questo video una signora australiana, Lorna, diceva di avere avuto un tumore alla vescica, di aver chiesto a Simoncini dei consigli via email e che questo le avesse consigliato dei lavaggi con acqua e bicarbonato. Così facendo, in poco tempo, il tumore sarebbe sparito. Tutto certificato da referti che venivano mostrati nel video, con le sottolineature e gli "zoom" che certificavano "assenza di malattia", "guarigione".
Mazzucco, alle richieste incredule dei suoi lettori rispondeva sottolineando ed insistendo sul fatto che la signora, oltre al bicarbonato magico, non aveva fatto altre cure: "la signora non ha subito nessun trattamento", solo il bicarbonato.


Incredibile ma vero, eppure i suoi non ci credevano ma niente: "la signora ha rifiutato qualsiasi cura e ha fatto solo il bicarbonato". Più chiaro di così (anzi Mazzucco si chiedeva "cosa c'è di difficile da capire?").


Ora, potete comprendere che riuscire a curare via posta elettronica con il bicarbonato di sodio un tumore sarebbe qualcosa che nemmeno il più stupido dei boccaloni potrebbe credere, ci troveremmo davanti ad un miracolo, invece nel suo sito molti erano entusiasti. Compreso un mio collega, intelligente ma pigro, che mi segnalò il fatto.
Io andai a guardare questo video e, come farebbe qualsiasi medico di normale preparazione, cerca di leggere i referti che "certificavano" l'incredibile guarigione. Feci insomma la cosa più normale e semplice da fare: controllare.

Con pazienza guardai i video e, al momento dei referti, feci un fermo immagine per leggerli meglio, senza la distrazione di "zoom" ed inquadrature da Hollywood.

Nei referti c'era scritta la realtà, quella che va oltre i sogni, le invenzioni, le bugie, le bufale.

Lorna aveva subito degli interventi chirurgici (in gergo tecnico TURBT, l'intervento di routine in questi casi) che le hanno tolto ogni traccia del tumore.

il referto del medico che appariva nel video, c'è scritto: "ho rivisto Lorna oggi, dopo la sua TURBT della scorsa settimana..."

Nessun miracolo, nessun bicarbonato, Lorna si era curata come si sarebbe curata qualsiasi persona al mondo con questa malattia, in ospedale, con un'operazione.
Era una bufala ben confezionata, con un trucco nel filmato che potesse colpire gli ingenui spettatori. Semplice.
Così come erano bufale anche altri video su guarigioni miracolose del guaritore romano, un ritocco, un trucco, un falso referto ed ecco che si crea il "caso".
Molti dei "guariti" da Simoncini" dei video creati da Mazzucco, oggi sono morti. Restano guariti solo su internet.

Non vi racconto cosa successe dopo. Iniziai a controllare altre presunte guarigioni miracolose di Simoncini scoprendo che in tutte c'era qualche trucco, delle manipolazioni, referti falsi e Mazzucco, nel caos più totale (arrivò a chiudere il sito non sapendo che pesci prendere) mi mandò via, espellendomi con la scusa di aver "offeso", diffamato il guaritore del bicarbonato. Una realtà virtuale. Nel mondo normale una persona che svela una truffa verrebbe ringraziata, premiata, nel web del complottismo rompe un gioco, un ingranaggio e deve scomparire.

Svelare che un guaritore ha utilizzato trucchi per imbrogliare è "diffamare". La realtà parallela del complottismo.

In quel momento iniziò l'avventura di MedBunker. Non volendo perdere l'insegnamento di quell'esperienza iniziai a scrivere qui, il resto è storia.
Ho anche ringraziato Mazzucco per aver contribuito alla nascita della mia nuova passione ma non mi sembrò così entusiasta della mia gratitudine.

Pazienza.

Ecco, questo per dire come dietro al complottismo non c'è normale "voglia di capire" o sano sospetto.  Non vedrete mai un complottista indagare o scoprire segreti dietro i disastri ambientali o l'inquinamento. Li vedrete discutere di UFO, di cerchi nel grano o strane esperienze paranormali. Le cure "alternative" non sono interessanti o da sperimentare, sono il bicarbonato, la pranoterapia, il decotto di erbe. Sciocchezze, banalità. Mazzucco, alla sua veneranda età, è ancora lì che parla del "falso" sbarco sulla Luna, del "falso" attentato alle torri gemelle, degli extraterrestri che fanno i cerchi nel grano ed è sempre lì che crea video su corpi di alieni ritrovati in America. Argomenti risibili, che non hanno nessuna importanza per la vita che viviamo, banali.
Perché devono essere cose semplici, comprensibili, devono arrivare alla parte del cervello più stupida, quella che si accontenta. Per Mazzucco nel crollo del ponte (tre giorni dopo) il "mistero" è la mancanza di filmati. Lancia l'amo con un dubbio, semina incertezza e ansia e qualcuno abboccherà. Complottismo.

Perché lo fanno?
Spesso ci sono interessi economici, altre volte semplice mitomania o voglia di farsi notare. Mille motivi. Il problema è che questa gente semina dubbi e paure che possono essere pericolose. Simoncini, negli anni, dopo essere diventato ricco, ha seminato morte e dolore, le sue vittime ormai non si contano più e Mazzucco ne parlava (e ne parla) come se parlasse di un benefattore.

Rivedere Mazzucco, una persona adulta, matura, che blatera ancora di telecamere e complotti anche in occasione di questa tragedia, mi ha riportato in mente quei giorni di tanti anni fa, quando, ancora inesperto, cercavo di capire come avesse fatto il bicarbonato a curare un tumore, visto che all'università mi avevano insegnato cose diverse e visto che, conoscendo i tumori, non credevo possibile che del bicarbonato potesse curarli. Scoprire che esistono persone che si inventano sciocchezze anche in cose gravissime e delicate, mi sconvolse ma mi aprì anche un mondo, una realtà che non conoscevo.

Il ponte che è crollato è una tragedia ma è ancora più tragico che ci siano persone che usano le tragedie per creare una storia parallela che non serve a nessuno se non a loro stesse. Facendolo non mancano di rispetto solo a chi legge, a chi potrebbe crederci (se racconti bugie non stai rispettando chi ti ascolta) a chi potrebbe trovarsi in un momento di bisogno e cadere nelle mani di un ciarlatano, non rispetti nemmeno chi sta soffrendo, chi ha avuto morti in famiglia e nemmeno le vittime. Non stai rispettando nessuno, nemmeno te stesso che hai trasformato in un bufalaro.

Forse è questo che dovremmo insegnare ai nostri figli, il rispetto.
A prescindere.

Alla prossima.

"Le teorie di complotto sono popolari perché, non importa di cosa trattano, sono tutte realtà confortevoli, perché sono tutte modelli di semplicità totale". (William Gibson)

lunedì 4 giugno 2018

A qualunque costo.

Se crediamo a qualcosa, anche la più assurda e non provata ci crediamo nonostante tutto ci dica che non esiste.
Provate a parlare di omeopatia.
Provate a mantenervi sui fatti. Per esempio:
1) In un globulo omeopatico oltre la 12ma diluizione non c'è nessun principio attivo, solo zucchero.
2) Non c'è nessuna prova scientifica né plausibilità nel fatto che un globulo di zucchero possa curare una malattia.
3) Non c'è nessuna prova scientifica che l'omeopatia possa essere efficace.
4) Ci sono molte prove scientifiche ed è plausibile che un globulo di zucchero possa causare un effetto placebo (migliorare dei sintomi perché si crede di avere un'azione curativa).
Possiamo dire quindi, senza timore di smentita, che l'omeopatia, basata sulla somministrazione di caramelle di zucchero, non possa avere nessun effetto terapeutico, in ogni caso mai superiore al placebo, non cura le malattie dunque, più di una caramella o di un bicchiere d'acqua.

Non ho elencato opinioni o ipotesi ma fatti. Ci siamo?
A prescindere dalle reazioni scomposte, arrabbiate, aggressive di chi di omeopatia ci vive o chi ne ha fede completa a prescindere dai fatti, è interessante studiare la reazione di chi, in buona fede, la usa per esperienza personale.
In una discussione che riportasse questi fatti ci sarà sempre qualcuno che risponderà "ma su di me ha funzionato" oppure "io con l'omeopatia ci ho curato una bronchite".
Matematico.

Le persone antepongono (è istinto) le esperienze personali ai fatti oggettivi. L'esperienza personale è spesso considerata certa, non è ammesso l'errore o l'imprecisione perché la "vediamo", la tocchiamo con mano e, nonostante si sappia che vi siano molti fattori che possono condizionarla e persino veri e propri inganni che ci possono fare sbagliare giudizio, c'è chi preferisce affidarsi alle "impressioni" che "ai dati".
Per questo motivo pratiche alternative (proprio come l'omeopatia) hanno un discreto successo in certe fasce di pubblico.
Soddisfano i desideri del consumatore (curarsi velocemente, semplicemente, "dolcemente"), consentono di "curare" senza per questo preoccuparsi dei rischi (nessun effetto collaterale), hanno meccanismi di azione miracolosi e quindi potenzialmente magici (il simile cura il simile, la memoria dell'acqua): nonostante tutte queste siano false convinzioni.
Ma è difficile smentirle e, anche smentendole, chi è "caduto nella trappola" non lo ammetterà, quasi mai. Altrimenti non esisterebbe chi compra gli "anelli dell'immortalità" (calamite che si indossano come un anello e che donerebbero il dono dell'immortalità) o l'MMS (candeggina miracolosa venduta come panacea per tutti i mali).
La risposta "su di me ha funzionato", è giusta, corretta, non criticabile. Però è anche scientificamente sbagliata, errata dal punto di vista medico e, probabilmente, una bugia.

Non solo è difficile ammettere le proprie debolezze ed ignoranze ma, ammessa l'inutilità dell'omeopatico si ammetterebbe di aver "mentito" a se stessi ed ai propri famigliari.
Molte mamme che usano omeopatia per i malanni dei figli (meglio su quelli molto piccoli), per esempio, lo fanno molte volte per sentirsi "a posto", consce di aver fatto qualcosa, di essersi prese cura del bambino senza per questo andare dal medico o preoccuparsi degli effetti indesiderati delle medicine. Quando la malattia sarà guarita (fortunatamente la maggioranza delle malattie passano da sole) il merito sarà dato all'omeopatico, non solo perché è "logico" (il bambino stava male, ho dato "la pillola" ed è guarito) ma perché così si giustifica ogni cosa: la spesa, l'impegno, la fede: si potrebbe ammettere di aver riempito il bambino di caramelle pur di sentirsi con la coscienza a posto?

Non può quindi essere vero che l'omeopatia è zucchero, infatti la malattia è passata. Certo che i genitori fanno queste cose in buona fede, nessun genitore vuole il male del figlio ed i meccanismi che permettono un comportamento del genere sono molto complicati.
Ovviamente, di fronte all'insuccesso ci saranno tante giustificazioni: errori di dosaggio, non aver trovato il rimedio giusto, problemi di altro tipo. Mai ammettere di aver somministrato uno zuccherino, significherebbe ammettere la propria debolezza. Una sorta di "coerenza" portata all'estremo: se credi nella magia ci devi credere fino alla fine, anche a costo di tragiche conseguenze.
In altre parole questa si può chiamare "fede".

Questo succede a maggior ragione dalla parte dell'omeopata. Ha sempre una "via di fuga" (ad esempio iniziare un farmaco quando notasse il peggioramento della malattia) ma anche una giustificazione puntuale all'insuccesso del prodotto omeopatico, oppure nel giustificare i fallimenti trasformandoli in prove di successo. È nella stessa essenza dell'omeopatia giustificare l'inutilità del rimedio trasformandola in "utilità". Pensate (molti non lo sanno) che per gli omeopati la cura tipica prevede, dopo i primi sintomi in corso di cura, un iniziale peggioramento dei sintomi seguito, alla fine dalla guarigione. Cosa succede normalmente in una malattia (mettiamo una faringite)? Proprio questo: i primi sintomi, poi il peggioramento, poi progressivamente un miglioramento che finisce con la guarigione. Questo è quello che succede normalmente senza fare nulla. Con le medicine cerchiamo di evitare i sintomi (dolore, febbre, fastidi, insonnia...) accompagnando il paziente alla guarigione. L'omeopatia invece, non avendo nessuna azione, non dice "non funziono" ma "ruba" il decorso normale di una malattia trasformandolo in "effetto" della cura. Quando un guaritore sente il suo paziente lamentarsi di un mal di testa che non passa non gli dirà "forse ho fallito" ma "bene! Questo è il segnale che le mie energie funzionano".



Di questo fenomeno, abbastanza costante ne abbiamo un esempio (drammatico, dal mio punto di vista) pubblico.

Appare in un sito di omeopatia [la pagina è stata rimossa, ora appare questa: qui, qui un altro resoconto anche con foto] ed è raccontato da una dottoressa, un medico omeopata che narra le tragiche avventure del figlio che, un giorno, presenta febbre, delirio, dolori addominali e brividi. Ovviamente, riporto il racconto perché pubblico e perché, nella sua assurdità è davvero un caso da scuola.
Faccio solo un riassunto ma leggere la testimonianza completa è veramente preoccupante.

L'omeopata, per alleviare i preoccupanti disturbi del figlio, usa dei rimedi omeopatici e panni freschi, estratti di frutta e verdura e clisteri.
Il bambino chiede aiuto, lascia alla mamma un biglietto con scritto: "ma su tutto il mondo sarò il primo che sarà curato con le tue medicine?".
Dopo un apparente miglioramento la febbre diventa molto alta (40 °C), accompagnata da tosse.
L'omeopata cambia rimedi omeopatici.
La febbre però non migliora (e la madre si dice "contenta" di questo fatto), compaiono dolori addominali e difficoltà respiratorie, il bambino riesce a dormire solo seduto perché altrimenti non respira bene (!), una sofferenza inaudita.
L'omeopata sospetta (dai sintomi) una polmonite e sostiene di esserselo aspettato perché, sempre secondo lei (e secondo le dottrine omeopatiche) "è la forza vitale che deve tirare fuori il miasma (la radice)". Pensavo di non aver letto bene, un medico ritiene che la tosse ed il grave malessere del figlio, siano dovuti alla forza vitale che toglie il miasma. Qualcuno penserà che questa omeopata stia dicendo cose a caso, magia nera ed invece i concetti magici di "forza vitale" (teoria in voga nell'800 quando spiegare le malattie, in assenza di qualunque conoscenza approfondita di medicina e fisiologia era un'impresa) sono ancora oggi materia dell'omeopatia che d'altronde pesca a piene mani dalla magia e dalla superstizione. Quindi quelle frasi che sembrano deliri, sono a tutti gli effetti bagaglio di qualsiasi omeopata, anche moderno.

Intanto il bambino, sofferente e sempre più agitato e con tosse, continuava dopo cinque giorni ad avere febbre alta. La mamma omeopata (se guardate il resoconto fotografico lo dice tra sorrisini e smile) dice "capisco la profondità della radice che sta liberando", siamo nella magia pura.

Tosse definita "estenuante" finché non compaiono episodi di "desaturazione" (il bambino, non respirando bene, andava in carenza di ossigeno, molto pericolosa), con seguente "fame d'aria". A quel punto la mamma omeopata, finalmente, lo porta al pronto soccorso. La diagnosi è chiara: polmonite con versamento pleurico. Terapia: antibiotico per 15 giorni e antifebbrile.
La donna decide di evitare la terapia antibiotica per "combattere la radice" (!) e cambia di nuovo rimedio omeopatico.
Passa ancora un giorno.
Le condizioni del bambino non migliorano, continua la tosse, la febbre alta ed il decadimento delle condizioni generali (la saturazione è ormai ad un pericolosissimo 91%), siamo già a sei giorni di malattia con il bambino che chiede disperatamente alla madre di curarlo e lei, l'omeopata che crolla e piange. Chiama a consulto dei suoi colleghi omeopati ed osteopati. Notate come, nonostante l'evidente sofferenza del figlio che addirittura chiede aiuto ed il crollo psicologico dell'omeopata, questa non demorde e va contro ogni ragionevolezza.

Cambio ulteriore di rimedio omeopatico. L'omeopata ormai è in piena confusione, parla di parassiti, vermi, dice cose come "i bambini quando si intossicano e buttano cibo spazzatura dentro il loro corpo, danno da mangiare ai vermi, offrono il terreno giusto ai vermi e poi possono avere sintomi tipo la tosse.", probabilmente è nel caos totale ma non si arrende.

Il giorno dopo il bambino sta meglio. Si alza, inizia a mangiare. Pochi altri giorni e tutto sembra sistemato. Sono passati 10 giorni (10 giorni...).

Al controllo dopo poco meno di un mese non c'erano più segni della malattia.
La madre è contenta, felice perché il figlio ha "buttato fuori" tutte le tossine, ha "curato la radice" è persino dimagrito...

Ecco.
A me una testimonianza del genere fa venire i brividi perché mostra come una persona (una mamma, un medico) perda completamente la razionalità. Pur di non smentire le sue credenze, pur di non andare contro la sua fede (è quello che succede nelle sette, avete presente?) ha fatto soffrire il figlio per giorni, ha lasciato che un bambino con la polmonite, la febbre a quaranta e "fame d'aria" restasse in quelle condizioni per una sfida personale. A cosa è servito al ragazzino soffrire e stare male (e rischiare!) per giorni?
Semplicemente a dare soddisfazione alle convinzioni della madre. Non è un caso che la donna si sia sentita quasi orgogliosa di mettere in pubblico un'esperienza chi chiunque troverebbe paurosa. Leggere di una mamma che assiste "felice" alla sofferenza del figlio è una sensazione indefinibile. Come è indefinibile l'ostinazione a non dare al bambino un sollievo, rifiutando qualsiasi terapia medica.
Se notate la mamma trasforma in "successi" tutti i problemi, in "normale" ogni disturbo, è un modo per cancellare l'ansia e l'omeopatia è una corda alla quale aggrapparsi. Non sta "facendo nulla", sta "curando omeopaticamente".
Irrazionale, credo sia il termine giusto. Sarebbe stato giusto usare antibiotici? Sì, direi di sì.

Gli antibiotici o gli antipiretici non sono pallottole magiche, non fanno scomparire le malattie per un processo misterioso, sono un aiuto che la medicina ci può dare per stare meglio, per non soffrire, per non peggiorare una condizione rischiosa. Un problema come quello del ragazzo probabilmente lascerà strascichi per sempre, anche seri.

Come dicevo all'inizio non si tratta di un atteggiamento che stupisce. Chi aderisce ad un'ideologia raramente riesce a negarla, anche nei momenti più drammatici, di esempi ne abbiamo tanti.
Lo stesso atteggiamento lo ha avuto un naturopata del quale parlai anni fa che, pur di non fare curare la moglie partoriente in ospedale, causò una grave sofferenza al figlio nascituro. Sono atteggiamenti al limite con la patologia. Queste persone non solo credono veramente che lo zucchero possa curare le malattie ma, anche di fronte all'evidenza, non ammettono il fallimento, non possono accettarlo. Storia simile ad altre quindi, come la mamma di una bambina che ha contratto il tetano (il tetano!) e che non era vaccinata per scelta. All'uscita dell'ospedale, intervistata, la donna alla domanda "vaccinerà ora sua figlia?" rispose "vedremo, valuterò cosa fare". Nemmeno davanti alla malattia, nemmeno davanti alla possibilità di rischi altissimi, se si è convinti ideologicamente di qualcosa, cambiare strada, negare le proprie convinzioni è praticamente impossibile.
Per questo sono sempre più convinto che la strada migliore sia l'informazione, onesta, corretta, giusta, l'unica che ha senso fare e diretta a chi vuole capire e conoscere, gli altri non ne avranno nessuna utilità.
Tanto, d'altronde, nessuno di noi deve salvare il mondo, a nessuno è stato dato l'incarico di salvare l'umanità, siamo qui, come tanti altri a fare il nostro lavoro. L'obiettivo di chi fa informazione non è convincere ma trasmettere delle conoscenze. Una persona come questa madre, pervasa da una fede religiosa, non cambierà idea davanti a niente (e lo ha raccontato lei stessa) e quindi non è in cerca di informazioni, anzi, quelle che la contraddicono le eviterà. L'obiettivo della divulgazione scientifica deve essere quello di informare chi le informazioni le cerca, chi ha bisogno di dati seri e controllati.

Io non critico quella madre, non mi interessa, è una persona adulta (e sulla carta competente) ed ha fatto per conto di suo figlio delle scelte libere, sono fatti suoi. A me colpisce il suo racconto perché va oltre la "normalità", la MIA normalità.
Io resto allibito di come noi esseri umani siamo deboli, ingenui, condizionabili e di come, pur sentirci dalla parte della ragione, non guardiamo in faccia nessuno.
Neanche nostro figlio.
Ed è per questo e per questi figli che conviene continuare ad informare.

Per sdrammatizzare e chiudere con più leggerezza, in questi giorni ho ricevuto dei commenti sull'argomento che mi hanno fatto tornare in mente una mia vecchia idea, la fede cieca nell'omeopatia ed in altre pseudocure, per me emerge pesantemente quando, discutendone, c'è chi mi dice "io curo da 30 anni la mia dermatite con l'omeopatia e mi è passata!" senza riflettere che, se curi una cosa da 30 anni, evidentemente non sei guarita, che tu ci creda o no, hai assunto per 30 anni caramelle a prezzi esorbitanti senza nessun motivo.
Ne vale la pena?

Alla prossima.

giovedì 10 maggio 2018

Panzane, omeopati e falsità.

Qualche giorno fa è stata pubblicata nel sito della FNOMCEO (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri) che cerca di spiegare le fasità mediche al pubblico, la scheda relativa all'omeopatia.
Una bella soddisfazione ed una cosa impensabile fino a pochi anni fa. Un'istituzione medica che, finalmente, prende posizione netta contro le medicine alternative e contro le pratiche non scientifiche. Non è la prima, non è la sola (la stessa cosa ha fatto l'istituto superiore di sanità) e non è solo in Italia che le cose stanno cambiando.
Basterebbe guardare il sito del NHS (il servizio sanitario nazionale inglese), dove è spiegato chiaramente: l'omeopatia non funziona in nessuna malattia. Che non è una conclusione storica, sappiamo che un prodotto omeopatico oltre la 12ma diluizione contiene solo zucchero ma è un grande passo avanti nella lotta al mercato della salute. Vendere al paziente prodotti inerti come fossero curativi è un insulto al malato.

La scheda l'ho preparata io, collaborato egregiamente con Roberta Villa e Luca De Fiore, i quali mi hanno onorato revisionando le mie parole con supervisione della Fnomceo.
Se la leggete non c'è scritto nulla di nuovo o rivoluzionario e neanche chissà quale anatema verso gli omeopati. Solo fatti. Incontestabili.
L'omeopatia è semplice zucchero, questo è un dato di fatto che ormai anche gli omeopati più incalliti non possono negare. Gli studi (oltre alla logica ed alle conoscenze scientifiche) ci dicono quindi che non ha valore terapeutico, non cura le malattie, attenzione quindi ad usarla. Basta così.

Le reazioni degli omeopati alla mia scheda sono state scarse, diluite, sempre le solite cose. La usano milioni di italiani...ci sono gli studi...ci sono le prove, solite parole, nessuna novità, niente di sostanziale. Non è certo l'uso estensivo di una pratica ad essere un merito altrimenti parleremmo bene del bere alcol, del fumare o del leggere gli oroscopi. L'omeopatia è la seconda forma di medicina più popolare al mondo nello stesso modo in cui la piattezza è la seconda forma della Terra più popolare al mondo.
Per questo gli omeopati non sottolineano mai il punto principale: stiamo parlando di zucchero.


Lasciamo da parte grandi discorsi e termini altisonanti, manteniamoci sui fatti, la scienza ha fatto abbastanza per capire se lo zucchero curi le malattie: non ci riesce. Fine.
Per questo le reazioni alla scheda sull'omeopatia sono fondamentalmente scatti di rabbia, insulti, maledizioni, una crisi epilettica che ha messo in agitazione i simpatizzanti dello zucchero magico, non hanno molto altro da mettere sul piatto, in effetti, allora giocano la carta dell'indignazione, del vittimismo, qualcuno li ascolterà.

Ma una reazione dimostra l'isteria che ha colpito gli omeopati. Quella di Paolo Bellavite, ex docente ora in pensione, che per anni è stato finanziato dalla Boiron (industria omeopatica) per alcuni suoi studi sull'omeopatia (e indovinate i risultati?) e quindi non si può dire senza conflitti di interesse, cosa che io posso dire tranquillamente.
Il professore omeopata ha pubblicato un lungo, complicato, amaro sfogo nella sua pagina Facebook.

Bellavite dimostra però di non avere grande interesse per i contenuti della scheda ma di averne molto per me. Io non so bene cosa faccia ora, in pensione, so che gira il mondo per parlare dell'omeopatia ma non so altro di lui, lo avevo già incontrato anni fa quando spiegai il trucco da lui usato per dimostrare l'efficacia di un rimedio omeopatico, esempio che ho riportato anche nel mio primo libro per mostrare come è facile "spremere" i dati per dimostrare in uno studio quello che vogliamo, da parte sua invece molta attenzione, quasi morbosa, nei miei confronti.
Infatti Bellavite, invece di passeggiare al parco come tutti i pensionati, punta a demolire me, il messaggero, sperando così scompaia anche il messaggio.
La stessa cosa hanno fatto altri che hanno criticato la scheda, il problema non è lo zucchero che cura ma Di Grazia che lo critica, è questo che fa arrabbiare gli omeofanatici.

A me dispiace essere severi con le persone anziane, secondo me meritano rispetto a prescindere ma se mi provoca non può pretendere stia zitto. Almeno per aggiornarlo sulle ultime novità deontologiche e normative.
Non riesce, il professore fumantino, a trattenere livore e astio nei confronti del "ginecologo-blogger" (così mi identifica, quasi con schifo nel nominarmi, la vedo la sua faccia tirata che è costretta a questo sacrificio) ma poi si lancia in una filippica infinita e poco comprensibile nella quale, inevitabilmente, combina un disastro.

Prima di tutto ho notato che praticamente tutti gli omeoseguaci non hanno gradito che sia stato io a preparare la scheda. Perché "ginecologo" (?) e perché non esperto di omeopatia. In pratica se vuoi giudicare l'astrologia dovresti chiamare un astrologo, secondo loro.
Ci sarebbe anche da chiedersi chi dovrebbe essere più competente di un medico su una pratica che è un atto medico, che è prescritta da medici e che pretende di curare le malattie (anzi, mi risulta che Bellavite non sia nemmeno un medico, non è iscritto all'albo, è solo laureato in medicina e quindi che parla a fare?) ma Bellavite ha deciso di svelare le mie bugie e le mie "falsità". Vuole sbufalare lo sbufalatore. Peccato che per smentire le affermazioni degli altri bisogna avere le spalle larghe. Invece il professore, oltre termini altisonanti, "falsità" ripetuto continuamente e un'enorme confusione, non sa fare.


Ma l'aspettativa delude. Non commento le solite (ebbasta...) balle sugli studi scientifici che dimostrerebbero l'omeopatia, sulla sua scientificità, sulle prove e sulla clinica. Bellavite tratta come fossi stupido (lui lo pensa davvero presumo ma io devo smentirlo). Parliamo di zucchero.
Zucchero. Sugar, sucre.

Non c'è bisogno di "prove", di studi, di perdite di tempo. Non esistono studi che provano che lo zucchero possa essere utile in qualche malattia, che voi ci crediate o no.
Zucchero puro. Che però diventa curativo se viene agitato cento volte e battuto su un libro foderato di crine di cavallo. Capito di cosa stiamo (ancora) parlando?


Ovviamente gli studi smentiscono che l'omeopatia funzioni (un elenco di studi della Cochrane, tanto per curiosità e per non iniziare una "battaglia" di studi infinita).
Il professore può ripetere mille volte che ci sarebbero le prove di una sciocchezza del genere. Lo ripeta, se per lui fosse importante ma non pretenda che gli altri ci credano.

Sono cose inutili, siamo nel 2018, cose già sentite, vecchie superstizioni buone per i nostri nonni, al pari dei talismani o dei decotti di prezzemolo, basta per favore, non si può ripetere una bugia all'infinito per l'interesse (economico) di pochi.

Ma in mezzo a tante parole già sentite (gli studi...gli italiani...) una mi ha colpito. Bellavite ignora che la legge italiana, per approvare un prodotto omeopatico, richiede che questo "non può contenere più di una parte per diecimila di tintura madre, ne' più di 1/100 della più piccola dose eventualmente utilizzata nell'allopatia per le sostanze attive".

Avete capito bene. Un prodotto omeopatico, per essere venduto come tale (per l'approvazione alla vendita), non può contenere un ingrediente in quantità "farmacologicamente attive" ma, al massimo la sua centesima parte (quindi se il ferro cura l'anemia nella dose di 100 grammi, per venderlo omeopatico non può essere più di UN grammo, ovvero non ha nessuna azione farmacologica, semplice, ovvio e chiaro, vero?).

È una legge, il DL. 219/2006, art. 20/C, cosa che ho scritto nella scheda. Se non ci credete andate direttamente alla fonte (cercate 1/100 e lo troverete subito).
Ci siamo?

Questa è una cosa ovvia perché è una norma esistente da anni, Bellavite non solo la ignora ma addirittura si infervora, la chiama "falsità". 
Fosse questo l'unico errore del professore col ditino alzato.



Bellavite se la prende anche con la parte di deontologia medica, supervisionata direttamente dalla Fnomceo, dove ho scritto che l'omeopata deve informare il paziente correttamente delle basi scientifiche (mancanti) dell'omeopatia e raccoglierne il consenso (come d'altronde si fa in qualsiasi terapia non convenzionale). Bellavite questa cosa proprio non la conosceva e la definisce, sempre con il suo fare nobile e principesco "panzana". Per lui non c'è traccia in nessun documento della federazione che si debba informare correttamente il paziente raccogliendone il consenso. Una panzana.


La sua. Perché se Bellavite fosse competente, saprebbe che la "panzana" è l'articolo 15 del codice di deontologia medica ed ecco il documento dove c'è...la "traccia" che lui non trova.
Chi propone medicine non convenzionali, sotto la sua responsabilità deve informare correttamente ed acquisire il consenso del paziente.
La cosa può sembrare un errore pacchiano ma pazienza. Se non fosse che Bellavite regala il termine "falsità" e "panzana" a piene mani senza rendersi conto che prima dovrebbe controllare di non essere lui a dire panzane e falsità, inoltre alcuni seguaci dell'omeopatia hanno iniziato (ovviamente, se lo dice il professore) a darmi dello scemo perché avrei detto queste "falsità", riportando le parole del professore, tutti convinti di essere nel giusto e, quando mostro le cose come stanno, restano un po' ammutoliti e reagiscono nel solito modo. C'è chi scappa, chi inizia ad insultare, chi fa finta di niente, fischietta e se ne va. Poi gli omeopati: date un'occhiata alle loro reazioni alla scheda.
Nessuna critica nel merito, non una parola smentita, solo una fila di "incompetente", "ignorante", "corrotto", "pagato"...

Triste e noioso, perché poi le persone si accorgono di come ai dati si risponde con gli insulti.
Toccare la fede è mettere la mano in un nido di vespe, ti pungono e scappano via impazzite. Solo che qui parliamo di salute.
Triste, dicevo.

Il professore in pensione che regala insulti e cerca di demolire il "ginecologo-blogger" (ma che le hanno fatto di male i blogger, professore...e i ginecologi?) per la fretta di sparlare di me è caduto nella trappola e ha mostrato dove sta l'incompetenza e, in mancanza di argomenti, oltre agli errori, desidererebbe pure la censura: eliminiamo l'infedele! Scrive nella sua pagina Facebook di intercedere con il presidente della federazione degli ordini dei medici per "cancellare quell'orrendo scritto" (il mio). Lui è Paolo Bellavite.
Visto perché è tutto così triste?

Ovvio che non valga la pena fare discussioni scientifiche su caramelle di zucchero che dicono di curare le malattie, oggi parliamo di medicina robotica, personalizzata, di strumenti all'avanguardia, terapia genica e ci sono persone che vorrebbero tenerci fermi all'ottocento ma che un omeopata debba ridursi così pur di demolire chi non sopporta fa male. A lui sicuramente ma a tutto il mondo della medicina, che vede ancora queste lotte da caccia alle streghe di basso livello.

Vendete i vostri prodotti, fate business, convincete le persone della bontà delle vostre caramelle, oppure cercate un punto di incontro con la medicina, collaborate per trovare uno spiraglio di azione ma smettetela di trattare le persone da stupide.
Giocare sporco poi è deprimente. Sembrano gli ultimi tentativi di sopravvivenza di una pratica ormai al tramonto, gli omeopati annaspano, si agitano cercando di sparare alla cieca, odiano i critici ed escono allo scoperto rabbiosamente con tutte le loro contraddizioni mostrando il loro vero volto. L'attacco personale è l'ultima arma di chi sta perdendo.

Mi attacchi pure quindi dimostrando tutto il suo livore contro la mia persona (non si preoccupi che non sono un tipo che si fa intimidire facilmente), dimostra la mancanza di argomenti ma, almeno, si documenti e sappia chi ha di fronte, che le bugie hanno le gambe corte e, seppur diluite in un mare di parole, sono segno di disonestà.

Buona passeggiata.

Alla prossima.

“Una superstizione dura più di una religione.”
Théophile Gautier

Aggiornamento 10/05/18:
Il professore l'ha presa bene, benissimo:

Aggiornamento 10/05/18:

Per Bellavite norme e leggi che lo smentiscono le avrei falsificate. Non scherzo, lo ha scritto su Facebook:



[aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

venerdì 4 maggio 2018

L'irrilevanza dei fatti nell'era della post verità.

Il fenomeno lo conosco, occupandomi da anni di smentire falsità o analizzare fatti medici poco chiari, quando si va contro l'opinione di un gruppo o del singolo è sempre difficile riuscire a riportare le cose sul piano corretto.
Se smentisco la falsa cura di un ciarlatano (con i fatti intendo, mostrando i trucchi e le manipolazioni compiute da quel guaritore) la reazione non sarà ovviamente un chiarimento o almeno una discussione, men che meno un'ammissione di colpa. Quando una reazione c'è si tratterà di aggressione.
Smentire una cosa, che sia un nostro comportamento ma anche una convinzione, un'idea, un'opinione, è visto sempre come un gesto violento. Se io fossi convinto che l'omeopatia fosse una medicina, inutile leggere le spiegazioni scientifiche, sapere che si tratta di zucchero, apprendere che non c'è nessun principio attivo, non mi interessa, in fondo sono migliorato da un disturbo e per me quella è una cura, a prescindere da quello che dicono gli altri.

Interessante il fatto che non sarà chi mi smentisce a darmi dell'ignorante (o in malafede) ma sarò io a percepire quell'accusa. Se la mia idea fissa si mostra sbagliata dovrei ammetterlo, sembra la soluzione più ovvia, avrò sbagliato per fretta, ignoranza, per presunzione, in ogni caso dovrei ammettere una mia debolezza, una leggerezza o, peggio, la mia disonestà. È facile farlo? Direi di no.

È difficile ammettere di aver avuto opinioni errate, di aver scritto una sciocchezza o cose assolutamente campate in aria.
Per questo è difficile fare divulgazione scientifica o far ragionare chi è convinto che i vaccini siano veleni o che il cancro si cura con i frullati. Mettersi in discussione, ammettere la propria ignoranza, è un gesto di altissima maturità, che richiede, appunto, maturità ma anche autocontrollo, onestà, equilibrio, serenità, doti che non tutti hanno o che non hanno tutte assieme.

Per questo, davanti a un mio post che smentisce le convinzioni di tanti, questi tanti non reagiscono ringraziando o ammettendo di essere caduti in un tranello ma attaccano.
Attenzione. Il comportamento non è sempre volontario, è spesso istintivo (non a caso molti aggrediscono a prescindere, anche violentemente ad una semplice e pacata osservazione), è un'autodifesa, un tentativo di non mostrarsi deboli. Davanti a qualcuno che dice "ti sei sbagliato completamente", la risposta non è "hai ragione, ho letto bene ed ammetto di essermi sbagliato" ma è una chiusura a riccio, letterale, con aculei compresi.
Chi è più aggressivo insulterà, anche pesantemente, è un modo per "sbattere la porta", per dire "non mi interessa!".
Chi è un po' più controllato farà finta di niente, cercherà scuse, divagherà.

Pochi giorni fa ho scritto un post che spiegava la storia del "rapporto Signum". Questo rapporto ha indagato l'eventuale presenza di danni ai militari conseguenti a vaccinazioni o contatto con uranio impoverito (io ho parlato solo delle vaccinazioni).
Nei social, su pagine internet, negli ambienti anti vaccino, questo rapporto è stato presentato come prova, dimostrazione evidente dei danni dei vaccini. Secondo molte persone (e persino secondo una commissione parlamentare) nel rapporto era scritto che i vaccini avessero causato gravi danni e persino decessi ai militari vaccinati (ed altre cose, chi fosse interessato legga il post originale).
Falso.
Si trattava di "post verità".

Numeri alla mano e riportando le esatte parole del rapporto, ho dimostrato come si crea una "fake news". Nel rapporto infatti non vi è traccia di danni ai militari (men che meno di morte a causa dei vaccini), da nessuna parte. È anzi scritto e ripetuto che i vaccini causano solo lievissime alterazioni, spiegabili con la loro azione e non collegabili a particolari problemi o malattie. In parole ancora più povere, il rapporto Signum dice che i vaccini sono sicuri. Tutto scritto, nero su bianco.

Conclusioni del rapporto Signum: i dati non mostrano esposizione a fattori di rischio nei militari né variazione dei parametri analizzati (pag. 203 del documento)
Semplice.

Potrebbe essere una buona notizia, no? Un bene per tutti.
Oltretutto smentisce proprio gli allarmi diffusi da media ed antivaccinisti.
Così dopo il mio post sul rapporto Signum sono iniziate le reazioni. Escludo quelle positive e i ringraziamenti, ci sono sempre, sono tanti e ne sono felice (se quello che faccio piace sono contento, ovviamente) perché quelle davvero interessanti sono le reazioni negative.

Oltre a chi non ha nemmeno letto il mio post (un utente di Twitter ha scritto che non si fa certo "abbindolare da un sondaggio" dimostrando di non aver dato nemmeno una lettura al volo) le reazioni sono state talmente "nette" da farmi riflettere ed ho pensato di parlarne qui.
Un utente ha risposto al mio post con un video su You Tube, non mi ha smentito o corretto uno o più punti, del mio post non ha parlato, ha risposto con un video su You Tube che parla di danni ai militari con testimonianze personali. Una cosa che non c'entra niente.
Persino alla mia richiesta diretta "dove ho scritto cose sbagliate?" non c'è stata risposta.
Che anche questo è un classico.
E poi chi si arrabbia a prescindere, nessuna considerazione sui dati, nessuna discussione, è allarmante, secondo qualcuno, che si faccia "promozione" (indicando una pagina che mi segnala tra le risorse su internet di promozione alle vaccinazioni, cosa di una normalità assoluta) ai vaccini. Ovvero, sarebbe preoccupante ("inopportuno"!) che qualcuno si prenda la briga di smentire le bufale:



E cosa c'entra il fatto che io sia una "risorsa social" con dei fatti che ho elencato?
Anche in questo caso non c'è stata una smentita a dati o la correzione di una mia affermazione ma un netto rifiuto della realtà. Ciò che non va d'accordo con quello che penso non deve esistere. La persona che ha fatto questa considerazione sarà una mamma? In ogni caso una donna che ovviamente è interessata alla realtà dei fatti? Perché ne ha fastidio?

L'attenzione, se fate caso, è spostata dai fatti, dall'argomento e si concentra su altro, come se in un attimo la discussione non avesse più importanza. Se parliamo di Signum e di danni da vaccino, che c'entrano i "promotori" delle vaccinazioni? E questi "promotori" dicono bugie o la verità? Non è curioso l'atteggiamento di chi parla di pere discutendo di mele?
E poi c'è chi vuole tappare la bocca. Talmente è scioccante, inaccettabile, cambiare la propria idea su un argomento, che non c'è altro rimedio: far chiudere.
Via il messaggero scomparirà anche il messaggio.
:)



Curioso vero?
A questo stesso utente che chiedeva la ghigliottina ho chiesto di indicarmi dove avrei scritto cose sbagliate, nessuna risposta, è scappato (poi per recuperare mi ha indicato un altro documento, non quello di cui parlo). Le parole di questo utente sono state poi rilanciate da altri utenti e persino da un  politico, un consigliere regionale laziale, noto per le sue posizioni antivaccini.
Non è un caso. Ognuno rilancia le parole di chi conferma le proprie posizioni, anche se sono false, anche se non c'entrano nulla, ognuno difende il proprio fortino, pure a scapito della verità.

Negli anni in cui mi sono occupato di ciarlatani, quando uno di questi mi attaccava (ovviamente insultandomi) per dire che avevo scritto sciocchezze, non c'era nessuna smentita dei fatti riportati o delle mie parole ma solo un attacco frontale, cioè il mio "dire sciocchezze" non era dimostrato, lo si attaccava e basta. Tipico. Puntuale.
Nessun ciarlatano mi ha mai mostrato un dato che io avrei riportato male ma tutti cercano di demolire altro, così da demolire la smentita.
È una tipica fallacia umana.

Se io dico "hai venduto una macchina rotta" e tu mi rispondi "sei un cretino, oggi le macchine costano tanto" la risposta non ha senso, mi stai attaccando su altre cose non stai smentendo la mia affermazione e così, indirettamente, dimostri che, probabilmente, ho ragione, che la tua reazione è solo di rabbia non per riportare i fatti ad un'altra realtà.

Interessante anche la reazione di uno degli autori del rapporto della commissione parlamentare (Ivan Catalano) che si è basato proprio su Signum. Qui c'è anche la "sorpresa" finale.
L'ex onorevole Ivan Catalano è uno degli autori della relazione parlamentare (è vicepresidente della commissione) sui danni ai militari da vaccini e uranio impoverito.
Qualcuno gli ha segnalato il mio post. In cinque minuti l'ex politico risponde che si tratterebbe di: "normale attività antibufala del tutto irrilevante".
Capito?
Uno degli autori del lavoro parlamentare finale, lavoro che incredibilmente capovolge e stravolge le reali conclusioni del rapporto Signum, non entra nel merito, non smentisce le mie parole, non trova dati finti o manipolati, liquida tutto così, minimizza, tipicamente elude il problema: "del tutto irrilevante".

Cioè l'aver rilevato una totale assenza di danno dei vaccini sui militari, dato opposto a quello diffuso dai media e dalla commissione parlamentare, viene definita, anzi, liquidata come "normale attività antibufala, irrilevante".
Sarebbe gravissimo, non irrilevante.
Non so se mi spiego.

Ovviamente ho chiesto a Ivan Catalano di riportarmi le pagine del rapporto nel quale si mostrerebbero questi danni e decessi di militari (potrei essermi sbagliato, ci mancherebbe) ma la risposta è abbastanza eloquente:

La risposta è una "non risposta" con annesso, ovvio, attacco personale.
Ho provato ad incalzare ma niente, Catalano divaga e non indica dove sarebbero questi danni ai militari causati dai vaccini e la sua è un'altra non risposta, chiara:

Poi, messo alle strette da altri lettori e barcamenandosi facendo indovinelli e ironia fa capire che bisognerebbe leggere gli atti della sua commissione. Il problema è che la commissione ha dato una lettura opposta a ciò che ha concluso Signum ed è proprio questo di cui discuto: una commissione di parlamentari ha concluso e dato in pasto all'opinione pubblica un documento che arriva a conclusioni opposte a quelle sulle quali dicono di basarsi. Ma lui continua ad essere evasivo e chiude con una grassa risata.


Le stesse risposte, lo stesso atteggiamento che avevano Le Iene quando chiesi spiegazioni sul caso Stamina o certi guaritori quando chiedo conto delle loro manipolazioni. Perché questa superficialità? Perché nessuna risposta sui fatti? Perché il rifiuto di affrontare il problema? Poi ho scoperto che Ivan Catalano, vicepresidente della commissione che ha evidentemente interpretato male e personalmente il rapporto Signum, è il testimonial di un gruppo antivaccinista che vuole una legge "per la libertà di scelta", gruppo che vede schierate tutte le associazioni antivacciniste italiane. Il cerchio probabilmente si chiude.


O forse si chiude notando come lo stesso Ivan Catalano che minimizza le mie conclusioni, parli ad un convegno organizzato da "Corvelva" (associazione antivaccino) con Massimo Montinari, medico sospeso dall'ordine che cura l'autismo con gli integratori. Ora si capisce meglio il quadro della situazione e cosa significhi "post verita"? O si capisce notando come lo stesso Catalano, che tanto difende questi "danni da vaccino" sui militari basati sul nulla, sia in rapporti con il marito di una signora candidata per "Siamo" il partito fondato da Dario Miedico, medico radiato dall'ordine per le sue affermazioni antivacciniste? La stessa signora che recentemente è salita alle cronache per aver invitato altri genitori ad un "varicella party" (una "festa" per permettere un contagio tra bambini)? Insomma, il rapporto sembra nato da un ambiente per nulla "neutro" ma molto, molto polarizzato.

Forse questo "giustificherebbe" la post verità del lavoro della commissione parlamentare ma non giustifica il fatto che una commissione parlamentare dovrebbe essere super partes, diffondere alla cittadinanza dati attendibili, lavorare per l'interesse del cittadino non di un'ideologia o di una parte. Questa è la "post verità", la manipolazione dei fatti per interesse personale.

Chi ha la fissazione (patologica) o l'interesse personale nel dire che i vaccini siano il male non sente ragioni e appare chiaro che, nonostante i dati smentiscano la pericolosità dei vaccini, per lui il mio post di spiegazioni è inutile, perché c'è chi, come Catalano e la commissione parlamentare, ha appoggiato le sue credenze. Così non la accetta e nega, a se stesso e agli altri, la verità. Lo stesso fanno normali utenti che ormai sono immersi nel fango dell'antivaccinismo.
Negare, negare, negare, a tutti i costi. Il problema è che l'ideologia condiziona, come ho mostrato, l'opinione pubblica, i media, le persone, gli interessati. Non è una bella cosa, sono quelle che oggi, con un termine inglese poco elegante, sono chiamate "fake news" che da noi si traduce più o meno come "post verità".

Lascio a voi le considerazioni.

Un esempio di post verità (leggetene la definizione, calza a pennello) che nemmeno le vittime (gli utenti, i genitori) vogliono ammettere e nemmeno gli autori (uno almeno) vogliono analizzare o rivedere.
Non ho scritto che queste reazioni siano tipiche degli antivaxx o degli utenti più ideologizzati ma, al contrario, sono molto comuni, tutti ci chiudiamo e rifiutiamo una verità che smentisce la nostra, tutti reagiamo con nervosismo quando qualcuno sottolinea o fa notare una nostra mancanza, un difetto, un problema. Non è un bel lato dell'istinto umano perché ci rende vittime di bugie, ci fa diventare manipolabili (seguiamo chi dice ciò che ci piace, non ciò che è giusto), ci rende schiavi di un sistema e ci mantiene immaturi e scollegati dalla realtà.

Il trucco forse è trovare un giusto equilibrio. Capire che se abbiamo commesso un errore è molto più utile e conveniente (proprio per noi!) accorgercene e rimediare. Se chiudersi a riccio ed aggredire è umano, è molto più conveniente riaprirsi e correggere l'errore. Sta ad ognuno di noi approfittare di queste opportunità. Con i commenti successivi al mio articolo ho potuto distinguere la persona veramente interessata da quella ideologizzata, quella corretta da quella disonesta. Ho avuto la conferma sulla disonestà intellettuale di alcuni, che già sospettavo e, al contrario, mi sono stupito piacevolmente per l'onestà di altri, che pensavo estremisti e che invece hanno ammesso di aver preso un abbaglio.
Da questa storia ho imparato tante cose, come mi era già capitato altre volte e allora forse raccontarla può servire anche a voi. Capire che la realtà dipinta da media ed opinione pubblica non è sempre quella vera e che se volessimo farci un'idea reale e più aderente possibile ai fatti, è sempre meglio cercare la fonte delle notizie e, se il caso, cambiare idea, non restare fermi nelle proprie posizioni anche se sbagliate.

Io parlo di medicina ma probabilmente questo si può estendere in tutti i campi.

Sarà una sciocchezza ma la trovo interessante, da approfondire e, per certi versi, affascinante, per questo l'ho raccontata.

Alla prossima.