giovedì 31 agosto 2017

Funziona o sembra funzionare? Perché certe ciarlatanerie sembrano ottenere successi.

In tutti questi anni, uno degli aspetti che più mi ha incuriosito era quello relativo alle testimonianze dei presunti "guariti" da terapie alternative.
Ho già parlato di effetti come quello placebo in caso di terapie "blande" (come l'omeopatia o l'agopuntura) e per malattie banali, ma se ci sono delle testimonianze che colpiscono in maniera particolare, sono quelle relative a guarigioni da gravi malattie (cancro, ad esempio). Anche di questo ho già parlato, lo ripeto brevemente: la stragrande maggioranza delle persone (almeno tra quelle che ho potuto analizzare) che dichiarano di essere guarite da gravi malattie grazie a cure non scientifiche è in realtà vittima di truffe quando non complice del truffatore.
L'ho detto altre volte: se all'inizio pensavo che le "guarigioni" miracolose fossero frutto del caso o dei rari episodi di guarigione spontanea, posso dire che vi è evidenza che quasi tutte siano frutto di manipolazioni, di falsità e veri e propri "trucchi" per raccontare una storia che non corrisponde alla realtà.
Negli anni ho fornito tanti esempi di questo modo di "vantare" i successi di una cura alternativa.
Il testimone diventa complice consapevole o meno del ciarlatano e così è sfruttato a scopi pubblicitari. Ma è possibile che una persona malata si offra per una cosa così indegna? Spesso i "testimoni" producono nuovi testimoni. Se ho visto un video di una guarigione per me "miracolosa", diventerò, consapevolmente o meno, diffusore di quel "miracolo" perché ne parlerò bene, in maniera entusiasta.
Sì ed in questo articolo proverò a spiegarne qualche motivo.
Molti dei testimoni sono in perfetta buonafede, sono davvero convinti di essere guariti grazie alla cura alternativa, sono assolutamente certi che questo sia avvenuto. Perché succede? Esistono varie ragioni, ne elenco alcune:

Effetto placebo

Consiste nell'ottenere beneficio con l'uso di una sostanza che non ha efficacia terapeutica.
Il solo "fare qualcosa", prendersi cura di una malattia, ottiene un effetto benefico che può andare dal lieve miglioramento alla guarigione. Noto da tempo, l'effetto placebo è affascinante ma non può essere usato come medicina perché difficilmente controllabile, soggettivo, diverso per durata ed intensità. Inoltre, molte volte, il beneficio è solo "psicologico" (il paziente si sente meglio ma la malattia procede normalmente) e quindi può anche essere rischioso affidarsi solo al beneficio placebo. Si conosce anche un effetto "nocebo". Il paziente, se è convinto che una sostanza faccia male, anche se questa è inerte, avvertirà un peggioramento o un malessere.

Questo vale per le malattie banali, "autolimitanti" (cioè che passano da sole) o non gravi, ma può valere, entro certi limiti, anche per le malattie gravi. Curarsi, in qualsiasi modo, meglio se con dei "rinforzi" fa stare meglio. Si può assumere acqua, zucchero, un cerimoniale o una pozione, non importa, l'effetto placebo non solo ci convince di stare realmente meglio ma attiva la produzione di sostanze nell'organismo che possono procurare euforia, benessere, serenità o agire direttamente sulla malattia. Questo naturalmente è ben diverso dal dire che l'effetto placebo può "guarire" una malattia fisica (nel caso dell'ansia o delle malattie psicosomatiche questo può avvenire, naturalmente) ma può permettere di percepire un reale miglioramento delle proprie condizioni, di migliorare la qualità di vita e di apparire in buone condizioni. Un esempio su tutti è quello dell'omeopatia. Assumere pastiglie di semplice zucchero non può avere nessun effetto fisico (i granuli omeopatici sono costituiti da 1 grammo di zucchero, quantità praticamente inoffensiva), né positivo né negativo. Ma usarle come cura, rinforzandole con un preciso cerimoniale (l'omeopatia prevede una successione di riti molto precisi), farlo con uno scopo (guarire una malattia) può davvero migliorare il nostro stato di salute. È chiaro che non sarà certo la caramella di zucchero a farlo, ma la nostra convinzione di prenderci cura di noi. L'effetto placebo è un "bias" (ovvero una convizione errata) che colpisce tutti. Si è visto ad esempio che già la mancanza di effetti negativi (quello che succede con l'omeopatia, ad esempio) viene percepito come "effetto positivo". L'aspettarsi un risultato procura già la sua percezione, a prescindere se ci sia o meno.

Effetto spot

Succede che è lo stesso guaritore a proporre al suo cliente di testimoniare a favore della pseudocura. Gli chiede di raccontarne i lati positivi, gli effetti ed il suo stato. Il malato, davanti a questa proposta, si sente al centro dell'attenzione, coinvolto, un esempio per gli altri e questo diventerà l'occasione per esaltarsi, sentirsi per forza di cose migliorato (chi gli chiederebbe di testimoniare se fosse peggiorato?). Sentirsi al centro dei riflettori significa per il paziente ricevere incoraggiamento e aiuto lo fa sentire più forte, sostenuto, spinto verso il successo, non a caso, anche in medicina, la malattia è spesso raccontata (esistono siti e blog di gruppi o di singoli che compilano un diario on line della loro malattia), in una sorta di esorcismo fisico e psicologico che ha lo scopo di sfogare le proprie difficoltà. A volte è lo stesso guaritore a suggerire al paziente le cose da dire, i dati da mostrare e l'atteggiamento da mantenere. In alcuni video (uno l'ho spiegato qui) il paziente racconta del successo della pseudocura senza rendersi conto che sta invece raccontando di essere migliorato perché sottoposto alle cure standard, in una sorta di estasi ipnotica che lo trasforma da paziente a testimonial pubblicitario per il ciarlatano. La maggioranza dei pazienti che racconta la sua storia è in assoluta buonafede, si tratta semplicemente di persone (spesso deboli) che hanno trovato nel ciarlatano una spalla e non vogliono abbandonarla, una truffa bella e buona, con l'aggravante di approfittare del truffato per truffare altri.


L'ombra proiettata sul muro

Dissociarsi dal proprio corpo per escludere il problema.
Il paziente, per vari motivi, "dissocia" il suo pensiero dal suo fisico. Per paura, depressione, stanchezza, abbandono, non considera più il suo corpo come parte integrante della persona ma lo vede come estraneo, come se parlasse con l'ombra di sé stesso proiettata su un muro. Questo comporta che il fisico, malato, chiede di fare qualcosa, di curarsi, di sforzarsi, la mente, parlando con l'ombra, è distaccata, non fa nulla, si abbandona al decorso naturale della malattia. In questo modo il paziente cerca delle giustificazioni per un comportamento ingiustificabile (per una malattia molto grave "non fare niente" non è certo la soluzione migliore), vive due vite: quella del malato e quella della persona che vede un malato. Le scelte sono diverse e dipendono dalla cultura personale, dall'ambiente, dal contesto sociale. Si assiste ad un forte ricorso alla fede religiosa, un abbandono ad una entità superiore che "deciderà per noi", in alcune persone si assisterà ad una completa inerzia che dura fino a quando le condizioni fisiche non saranno irrimediabilmente compromesse, in altri ambienti si ricorre a pratiche diverse (meditazione, yoga, cure alternative) ed ognuno di questi comportamenti è giustificato dal paziente con un'accettazione dello stato in cui si è.
Raramente il paziente ammetterà di stare male, sarà evasivo sulle sue condizioni, nasconderà accuratamente la sua malattia, sembrerà quasi indifferente al dolore provato. In parole povere non è lui a stare male ma "il suo corpo". Questa dissociazione è molto frequente, anche in persone con notevole razionalità, ma mentre in molti si "abbandonano" alle terapie standard, altri si affidano a false cure (anche consapevolmente!) in una sorta di "autodistruzione" programmata.
Un comportamento del genere giustifica i presunti "miglioramenti" da falsa cura. Il paziente "reale" si rende conto di fare qualcosa che non gli giova, ma questo lo terrorizzerebbe, per questo motivo si abbandona al paziente "ombra" che invece sta bene, che sta migliorando tantissimo e che ottiene risultati eccezionali dalla finta cura. Questo spiega anche perché coloro che si affidano a false cure non ammettono "intrusioni", anzi le respingono con rabbia perché questo potrebbe far riaffiorare in loro la "lucidità" del paziente malato che dovrebbe ammettere una sofferenza e, probabilmente, una sconfitta. Stanno meglio, a prescindere da qualsiasi cosa.

La truffa

Un imbroglio, anche per chi è convinto di avercela fatta.
Non è per niente raro il caso di pazienti che seguono cure alternative e che si credono guariti perché così ha fatto credere il guaritore. La realtà è ben diversa, nessuna guarigione o miglioramento, il guaritore fa riferimento a qualcosa di positivo per parlare di successo quando al contrario la situazione clinica è peggiorata. Un esempio è quello dei "markers". In alcune malattie tumorali esistono degli esami del sangue (si chiamano "markers", più o meno "segnalatori") che possono indicare un peggioramento o un miglioramento della malattia, degli esempi sono il PSA (markers che riguarda la prostata) o il CA125 (che riguarda altri organi, come le ovaie, l'intestino, la mammella). Il grande limite di questi valori è che non sono per niente "diagnostici", un loro eventuale aumento infatti non significa per forza che ci sia una malattia o un peggioramento della stessa, così, viceversa, una loro diminuzione non significa che si assista ad un miglioramento. Il guaritore, davanti ad un insuccesso della sua cura, se trova un valore di un marker diminuito parlerà di "chiaro miglioramento", se lo troverà stabile dirà che "abbiamo fermato la malattia", induce cioè il suo cliente a credere alle sue parole basandosi su dati oggettivi ma che non hanno significato, è per questo che il ciarlatano sfugge ai controlli, chi, competente, leggesse le carte, capirebbe subito il valore di quei "miglioramenti". Il cliente naturalmente, non essendo un addetto ai lavori, si convince e cade nella truffa.
Una cosa del genere l'abbiamo vista nel caso della "cura Stamina". Quando a Davide Vannoni (inventore della pseudocura) è stato chiesto di inserire nella sperimentazione (che poi non è avvenuta) la SMA (una delle malattie che diceva di poter curare), ha rifiutato perché "nessuno strumento sarebbe adatto a mostrare i miglioramenti" (cosa ribadita dal suo socio Andolina), qualcuno potrebbe pensare: "ma se neanche uno strumento rileva un miglioramento minimo, come farebbe a rilevarlo un uomo che è sicuramente meno oggettivo della fredda macchina?". È semplicemente un modo per sfuggire al controllo.
Altri casi di truffa si basano sull'inganno diretto. Il guaritore non ammette l'inefficacia della sua cura e contro ogni evidenza parla di "successo", consiglia al paziente degli esami che non hanno alcuna attendibilità o che non mostrerebbero nessun dato interessante e così via, tutto calcolato per vendere bene la sua merce. In questo modo il paziente è spesso convinto di avercela fatta, di migliorare, di ricevere incredibili benefici dalla pseudocura quando in realtà le sue condizioni peggiorano. Non è raro incontrare persone che parlano di grandi benefici mentre sono in ospedale in condizioni pietose (alcuni casi li ho raccontati qui) ed è evidente che dentro ogni guaritore c'è l'anima del bravo venditore di aspirapolveri: convincere ad acquistare malgrado l'inutilità dell'articolo proposto.

Il fantasma su internet

Sono tante le testimonianze diffuse su internet, di persone che si dichiarano guarite grazie ad una "cura alternativa" ma che invece non ce l'hanno fatta. Il truffatore fa testimoniare una persona comunicandole la guarigione (che invece non c'è), la malattia fa il suo corso ed il "testimone" muore ma il suo video resta lì, continua a girare, testimoniando qualcosa che è in realtà una triste finzione.
Di questi video, seguendo il tema da anni, ne conosco almeno una decina. Alcuni di essi sono usati ancora oggi come "prova" di efficacia di una cura, quando il protagonista è purtroppo invece deceduto da anni.

Bias di conferma

Esaltare ciò che conferma il nostro desiderio, minimizzare ciò che lo smentisce. Se una persona sta male e per curarsi usa una stregoneria, basterà elencare i benefici (reali o inventati), spesso minimi, avvertiti eliminando ogni aspetto negativo della vicenda. Questo avrà due effetti: sulla stessa persona, sostenendola nelle sue scelte e sugli altri che resteranno stupiti dei risultati e quindi potrebbero diventare essi stessi sostenitori della scelta "sbagliata". Sarà poi il tempo ed il normale decorso della malattia a fare la differenza. Lo stesso può percepire un osservatore. Se esistesse un caso (ammettiamo vero) di guarigione da una grave malattia con una cura "nuova" bisognerebbe prima di tutto controllare quante persone hanno seguito la stessa cura senza successo (così si fa negli studi scientifici). Se a questa cura abbiamo sottoposto 1000 persone e di fronte ad una guarigione (non per forza dovuta alla cura) ci sono 999 insuccessi potremmo parlare di cura inefficace. Vi sfido a trovare una sola statistica seria (per esempio: "la mia cura è stata somministrata a 100 persone, di queste 90 sono sopravvissute, 10 no"), non lo faranno mai.
Per questo è importante anche il contesto, per questo servono i dati, i numeri, la precisione, la serietà, altrimenti si gioca semplicemente una partita nella quale non vince nessuno, anzi, vince solo il truffatore.

Tutte queste motivazioni hanno ovviamente lo scopo di "vendere un prodotto", sono l'ufficio marketing del ciarlatano che deve diffondere il suo mezzo di sostentamento.
Non a caso, quando sottoposte a controllo, tutte le false pratiche mediche, cadono miseramente, non riescono a dimostrare nulla. Oggettivamente non esiste alcuna pratica non scientifica che abbia mai mostrato di funzionare e si può dire che le pseudocure, tutte, funzionano solo su internet. Ricordate inoltre che i ciarlatani non hanno alcun limite né pietà.

Ho elencato solo alcuni dei meccanismi che spiegano i "trucchi" dei ciarlatani, l'argomento è complesso e non è possibile approfondirlo completamente (l'ho fatto nel corso degli anni) ma è anche molto affascinante e delicato.
È bene ribadire che in nessun caso (parliamo di malattie gravi) uno di questi "rimedi" possa guarire o migliorare una malattia (i fatti, i dati e gli studi parlano chiaro), si tratta di "strategie" psicologiche per affrontarla, hanno azione sulla psiche dell'individuo ma non ne hanno (o ne hanno pochissima) sull'evoluzione della malattia. Per questo motivo, se avete un problema serio da affrontare, rivolgetevi al vostro medico, chiedete spiegazioni, confrontate le varie possibilità ma non fuggite, non serve a nulla se non a nascondere una realtà.

Alla prossima.

18 commenti:

  1. Aggiungerei anche il "survivorship bias": quelli che non ce l'hanno fatta non possono ahimè testimoniare che la cura non è servita.

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  2. Come al solito i suoi approfondimenti sono sempre ottimi spunti di riflessione. Le sue considerazioni mi hanno spinto in passato ad osservare con spirito diverso uno dei temi che più mi appassionano nella mia pratica quotidiana, ovvero il ruolo della flora intestinale.
    Da qualche anno studio in modo approfondito il ruolo del microbiota intestinale e noto che cresce notevolmente il numero di pubblicazioni sul tema (in parte spinto dalle aziende di probiotici, ma anche da un chiaro interesse scientifico). L'interconnessione tra cervello e intestino è sempre più evidente e dimostra quanto la nostra mente sia in grado di comunicare con i batteri con cui conviviamo. Mi chiedo spesso se molto dell'effetto "placebo" non sia a questo punto attribuibile al dialogo tra cervello e sistema immunitario attraverso la modulazione della flora intestinale.
    Diversi studi indicano come il microbiota influenzi i livelli di ansia o di depressione. Pensando ad un percorso inverso, ovvero la capacità di una pillola di generare un'aspettativa di guarigione n(e quindi di rassicurare il paziente) non possa in qualche modo attivare una risposta dell'asse cervello/intestino in grado di promuovere un miglioramento di sintomi spesso "psicosomatici".
    Banalmente renderebbe tutto il mondo delle medicine olistiche molto più "materiale" di come si voglia far credere.
    Ha mai approfondito questo argomento? Conosce studi che avvalorano un ruolo dei batteri intestinali nel modulare l'effetto placebo?

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  3. Bellissimo lapsus freudiano... "resteranno stupidi dei risultati". In effetti sì, ci vuole una certa stupidità per credere a certe panzane ;-)

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  4. Piccolo OT, ma mi preme un dubbio.
    È appena arrivata la notizia della bimba di 4 anni morta di malaria a Trento e ci sono un paio di cose che non mi sono chiare e tu, Salvo, sei l'unico medico che ho, per così dire, sottomano, spero potrai scusare l'OT.
    Negli articoli dicevano che in Italia non ci sono vettori per la malaria (le zanzare del genere Anopheles), ma non mi torna: la malaria mi risulta sia stata presente in Italia per almeno 2000 anni, soprattutto in zone come la Maremma prebonifica o il Polesine, così come nel Sud e in Sardegna, tanto che quando studiavo per l'esame di antropologia analizzavamo la correlazione fra gli endemismi e la diversa frequenza del gruppo O e dell'anemia falciforme.
    In più, mi sembra di ricordare che casi di malaria "endemici", cioè non contratti in paesi stranieri, ci sono sempre (pochi, credo nell'ordine della decina L'anno), riconducibili perlopiù a zanzare che hanno viaggiato con merci o bagagli (ricordo il caso di una persona che lavorava alla Goodyear e aveva contratto la malaria perché maneggiava pneumatici arrivati dall'Africa che avevano veicolato la zanzare).
    Ti chiedo ancora scusa per l'OT, ma mi farebbe piacere se potessi rispondere

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    1. La malaria è stata eradicata (da noi) nel 1950, prima c'erano diversi casi, come tu dici erano concentrati in alcune zone del paese poi bonificate (infatti questo è considerato come un grande passo di progresso verso la salute della nostra nazione).
      Da quel momento sono avvenuti solo casi "importati", quindi da persone che erano state all'estero o provenienti dall'estero. Ovviamente non è facile dire se la zanzara portatrice sia presente o meno, se non ne trovi (perché probabilmente ci sarà, solo che non si trova e non è facile quando sono pochissimi esemplari) e quindi dobbiamo "accontentarci" dei casi sporadici di malattia che conosciamo che sono nella totalità dei casi "da bagaglio", cioè da zanzare importante con le merci.
      Non ho molti dati a disposizione ma dal 2000 al 2008 si sono verificati 3 casi accertati di malaria da bagaglio, sono pochi, in diminuzione ma esistenti. Quelli invece importati (turisti, viaggiatori, rifugiati...) sono nell'ordine di migliaia.

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  5. Esaustivo e razionale come sempre. Ma, ohimè, sono arrivata alla sconfortante conclusione che questa (infinitamente meritoria) attività esplicativa e divulgativa sia inutile per combattere il fenomeno dell'ignoranza e presunzione che ormai pervade la società. Come hai scritto in passato, Salvo, queste credenze hanno le caratteristiche della fede, non della ragione, e se vai a dire ad un fervente cristiano che Gesù non è risorto perchè non è possibile, mica ci crede. Poco fa sono capitata, su Facebook, su un post di MSF che invitava a contribuire con pochi euro per acquistare il vaccino antimorbilloso per i bambini africani. Sono rimasta allibita e atterrita dai commenti: insulti, nella migliore delle ipotesi. E molti che dicevano "con tutti i problemi che hanno andate a pensare al morbillo, siete dei venduti alle multinazionali". Ora, che io sappia il morbillo falcidia migliaia di persone nei paesi in via di sviluppo, e pensare che uno che fa il ragioniere, il panettiere o il camionista si permetta di dare un giudizio in merito ad un fatto che non conosce mi inorridisce. Tra l'altro se volesse informarsi i dati sono disponibili in rete sui vari siti delle Organizzazioni Sanitarie. Pochi mesi fa un mio contatto, anzi un mio amico, si è messo a discutere con me, sempre su FB, sulle cause del decesso del bambino di Monza con la ALL. Ho tentato di spiegargli che i leucemici di quello muoiono, di infezioni intercorrenti, ma non c'è stato niente da fare: continuava a sostenere che era tutta una bufala, che era morto di leucemia, in realtà. Oltretutto in questo modo dava a me dell'imbecille e dell'incompetente (sono medico, e di leucemie me ne sono occupata per diversi anni, anzi ora che ci penso in rete si dovrebbe trovare un articolo proprio sulla ALL dove sono tra gli autori). Questa persona ha fatto il fotografo e ora gestisce un agriturismo. Essendo un amico non volevo litigare, mi sono limitata a togliere l'amicizia perchè lo avrei fatto sicuramente se avessi visto ancora simili stupidaggini, aggiungo criminali.
    Cosa volete fare? forse queste meritorie persone, come te, Salvo, come Burioni, come molti altri che spendono il loro tempo per cercare di fare cultura, serviranno a convincere i pochi "indecisi". Però penso che siano davvero pochi, ormai sembra che tutti siano schierati da una parte o dall'altra, tra l'altro con un orrido intreccio di ignoranza scientifica, razzismo, politica. Insomma, se anch'io, nel mio piccolissimo ho cercato di dialogare e spiegare, ora non mi ci metto più, mi sembra di vuotare il mare col cucchiaio...

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    1. sono arrivata alla sconfortante conclusione che questa (infinitamente meritoria) attività esplicativa e divulgativa sia inutile per combattere il fenomeno dell'ignoranza e presunzione che ormai pervade la società

      È una fase, colpisce chi si trova per la prima volta in prima persona a fare il proprio mestiere su internet. Abituato ad essere ascoltato e rispettato (anche falsamente, succede, però per educazione nessuno si permette di smentire un medico nella vita reale), resta allibito dalla violenza ed inciviltà presente in rete.
      La fase l'ho passata anche io.
      Inizialmente c'è l'esaltazione, la passionalità, sei convinto di arrivare sul web e salvare il mondo.
      Poi ti rendi conto che ogni due ringraziamenti ricevi 500 insulti e minacce. Resti allibito, deluso, nauseato.
      Poi passa perché rifletti sul fatto che non si sta su internet per la salvezza dell'umanità né per convincere le persone, si sta per regalare qualche conoscenza, spiegare a chi è interessato, diffondere e trasmettere cultura.
      Allora c'è una nuova fase, molto bella, di completo equilibrio.

      Spieghi, racconti, semplifichi e lo fai per gli altri ma un po' anche per te, perché ti piace.
      Insomma, come l'impiegato del catasto va a giocare a calcetto, pur se prende qualche calcio negli stinchi e torna a casa infangato, continuerà a farlo con entusiasmo, non perché si senta Maradona ma perché si diverte da morire.

      :)

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    2. Beh, comunque tenete presente che, per quanto riguarda il feedback sull'opera di divulgazione, secondo me vale la regola primaria del marketing: i commenti negativi si diffondono sette volte più dei commenti positivi.
      Gli hater ci tengono a farsi notare, d'altra parte è il loro scopo primario, e soprattutto in mancanza di argomenti tenderanno a metterla in caciara o a sottomettere emotivamente l'interlocutore insultandolo.
      Chi apprezza tenderà invece a farlo in silenzio e sicuramente non per ingratitudine; oh, io a scrivere sotto ogni post "grazie mille, sono perfettamente d'accordo" senza aggiungere null'altro alla discussione mi sento anche un po' scemo. :)
      Di contro, nel momento in cui Salvo ha mostrato di patire la mancanza di feedback positivi mi par di ricordare che la risposta sia stata pronta e numerosa. O sbaglio? :)

      P.s. grazie di tutto.

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. la ciarlataneria diventa un corso "Universitario"...a detta dei "maestri ciarlatani"
    https://oggiscienza.it/2017/09/06/diploma-medicina-umanistica-bufale/

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  8. Buongiorno Dottor Di Grazia, premesso che sono totalmente d'accordo sulla condanna alle ciarlatanerie e alle cure con acqua fresca, preghiere o zuccherini, vorrei chiederle un parere sull'omeopatia veterinaria. Ho saputo da un collega, veterinario che ha esercitato per anni su animali da affezione, che esistono medicinali omeopatici per animali. E che, incredibilmente, funzionano! Proprio come quelli per gli esseri umani (ok, questa era una battuta). Funzionano, non a detta di un padroncino ansioso che ha visto star meglio il cucciolotto che sternutiva dal nasino, ma a detta del collega -persona molto pragmatica e rigorosa e poco incline ai voli di fantasia- che ha visto guarire con l'omeopatia un cane da caccia con un'artrosi piuttosto seria. L'effetto placebo funziona anche sugli animali? Voglio dire, se la bestiola vede che il padrone si occupa di lei, può stare meglio anche solo per quello?
    Pur sapendo che ci vorrebbe una casistica statisticamente rilevante e non un singolo caso, mi è rimasta la curiosità in merito. Grazie per la risposta e per il lavoro di informazione che fa.

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    1. L'effetto placebo funziona anche sugli animali?

      Assolutamente sì (ne ho qui parlato qui), non hai mai fatto caso che anche negli esperimenti che testano le nuove medicine sugli animali c'è sempre un "gruppo di controllo" al quale somministrano placebo? Ecco, serve proprio per escludere un effetto placebo sugli animali.

      Voglio dire, se la bestiola vede che il padrone si occupa di lei, può stare meglio anche solo per quello?

      Certo ma l'effetto placebo è molto di più.

      Che poi l'omeopatia è stata provata sugli animali e...sorpresa...non funziona nemmeno su di loro.
      :)
      Saluti!

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    2. Grazie, ho letto il suo precedente articolo che risponde alla mia domanda. Tenga conto che non sono un medico nè un veterinario, quindi non so nulla sugli "esperimenti che testano le nuove medicine sugli animali". Forse parlando di un "collega veterinario" avevo dato questa impressione, ma lavoriamo in un altro settore. Avrei dovuto scrivere "un collega che è ANCHE veterinario".

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  10. Posso offrire una testimonianza sui medicinali omeopatici veterinari: un'amica con cui per un po' di tempo ho condiviso la scuderia aveva un veterinario "omeopatico" che ha curato omeopaticamente in due momenti diversi 2 problemi ben noti e relativamente frequenti.
    - Il cavallo aveva una sensibilità alle polveri, problema che, soprattutto se non adeguatamente gestito, può condurre a bolsaggine: le aveva prescritto delle goccine da dargli con lo zucchero e, contestualmente suggerito di spostarlo nella fila dei box all'esterno (dove non c'era polvere), di bagnare bene il fieno, di non usare la paglia ma la fibra di cocco (zero polveri), di asciugarli bene dopo il lavoro... Il cavallo stava meglio, perché gestito nel modo giusto, semplicemente, ma indovinate di che cosa era il merito?! Esatto! Delle tre goccine di acqua sulla zolletta di zucchero! Quando ha cambiato scuderia, ma non veterinario, e la gestione non è più stata così precisa, il cavallo in un paio d'anni è peggiorato vistosamente. Naturalmente il vete aveva pronta una spiegazione: era inevitabile, ma le goccine avevano rallentato la patologia. Ho provato a dirle che la mia vecchia, nonostante un problema simile senza cura di goccine a 27 anni sta da Dio...
    Secondo episodio: il cavallo si lesiona un tendine. In genere si ricorre a vescicante, riposo, ripresa in piano su terreno duro, diciamo un paio di mesi, tre al massimo? Il solito guru omeonaturopata trova aberrante il ricorso al vescicante e le fa dare una pomatina omeopatica ed arnica in alternanza: ha cominciato ad andare dritto dopo 6 mesi 6, lo stesso tempo che avrebbe impiegato se non avesse fatto niente. Io continuavo a dirle che non erano tempi di recupero normali, ma lui le diceva che andava alla grande, migliorava a vista d'occhio!
    Certo, sono solo due episodi e con l'aneddotica non si fa scienza, però... Direi che in quanto a furbetteria non è male! Ah, poi lui non prescriveva antielmintici normali, solo a base di aglio come unico principio attivo, così il puledro di un'altra ragazza in scuderia si è ritrovato con una ostruzione da ascaridi e ha dovuto subire un intervento in clinica. Ma la mia amica non mollava... L'ha mollato dopo anni perché col cavallo in colica l'aveva chiamato e non si era visto, minimizzando la cosa

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