lunedì 22 maggio 2017

Scusi ma lei che ne sa?

Oggi vi racconterò una cosa che mi ha fatto sorridere. Su Twitter scrivo una frase (anche abbastanza scontata):

"Il vaccino esavalente non è "sei vaccini" ma "un vaccino che protegge da sei malattie".

Un'ovvietà per chi conosce il tema ma che qualcuno potrebbe trovare interessante. Tutto qui. La sorpresa è arrivata quando un lettore mi ha risposto:

"Scusi ma lei che ne sa?".


Che è giusto.

Il lettore vede che un medico dice una cosa sui vaccini (quindi un tema strettamente medico) e si chiede "ma cosa ne sa?" (e chi dovrebbe saperle le "cose mediche"?), perché per lui, probabilmente, la notizia che ho dato è incomprensibile, forse perché ha letto da qualche parte una cosa diversa o perché, non conoscendo l'argomento, si era fatta un'idea tutta sua.
La mia frase quindi è per lui un mistero, una cosa strana, difficile da comprendere e, dal suo punto di vista, sto contraddicendo la sua realtà. E chi sono io per farlo?
Come faccio a sapere una cosa così importante, tanto importante da smentire una convinzione? "Scusi ma lei che ne sa" è una frase che dice tutto.
Che spiega internet, i social, l'ignoranza diffusa. Che mostra la difficoltà di comunicare, di spiegare, di fare capire e di capire gli altri.
La persona che chiede al medico "lei che ne sa di una cosa medica" è il ritratto di chi, oggi, legge, cerca di capire e viene bombardato da mille notizie e scoop e non sa di cosa sta parlando e soprattutto con chi sta parlando.
Su internet siamo tutti medici, tutti ricercatori e studiosi, tutti sanno tutto. Un medico "vero" è in fondo simile ad un medico "auto nominatosi" medico o ad un naturopata, un pranoterapeuta, un cristalloterapeuta o un iridologo. Siamo tutti "operatori della salute". L'ignorante di cento anni fa, era ignorante perché non aveva nessuna informazione, gli mancavano del tutto le notizie. Quello di oggi è ignorante perché ha troppe informazioni e gli mancano i mezzi per selezionarle.
Dal punto di vista dell'utente che mi ha chiesto "lei che ne sa", io, un medico o un pranoterapeuta, siamo sullo stesso piano, anzi, forse il pranoterapeuta è considerato anche più "libero" da condizionamenti, più aperto di mente.
Dall'altra parte del monitor non vediamo camici, cartellini, timbri o documenti che ci diano un riferimento, siamo tutti uguali e, se proprio non capisco una parola, la cerco su Wikipedia. Anche dall'altra parte io percepirò le persone per quello che non sono, non le conosco, non so se chi mi sta dando del "corrotto pagato dalle case farmaceutiche" sia una persona perbene, un povero diavolo o un disturbato, il monitor ci filtra e ci trasforma in "sagome" identiche e per questo parlerò con tutti allo stesso modo. Una persona colta o interessata a capire o curiosa potrebbe trovare la mia informazione iniziale (il vaccino esavalente non è "sei vaccini" ma "un vaccino che protegge da sei malattie) utile, potrebbe rifletterci e scoprire che è molto meno rischioso somministrare sei vaccini in un'unica soluzione che in sei sedute diverse. Potrebbe capire che fare sei vaccini separati espone ad un rischio sei volte maggiore del farli in un'unica volta. Quindi io, in pratica, ho dato un'informazione utile.
Chi invece ha convinzioni maturate in ambienti poco attendibili, chi ha idee sbagliate o non usa la logica o ha poco raziocinio, troverà la mia frase poco credibile, eccessiva, strana. Anche perché, probabilmente, ha letto l'esatto opposto nelle fonti che è solito consultare.

Il lettore quindi non ha detto una cosa assurda (dal punto di vista sociale), oggi chiunque dice la sua sul web ed il titolo di "laureato" all'università di Google ha una sua dignità. Ho provato (vera) tenerezza per quel commento (forse un po' ingenuo e scritto di getto) perché credo che se quella persona si fosse trovata di fronte a me in vesti professionali (con tanto di camice chirurgico), probabilmente mai si sarebbe azzardato a dire una cosa del genere, perché è normale così, sarebbe stato assurdo. Invece su internet si può, succede.

Che poi in sala operatoria nessuno (almeno, a me non è mai capitato) chieda di sostituire il chirurgo con una mamma informata o con un "ricercatore indipendente" questo è diverso, perché in sala operatoria sei in una situazione reale, la "pancia" te la aprono davvero e c'è bisogno di qualcuno che sa cosa fare e come farlo. Su Google spiegano anche come si fa un intervento chirurgico, come si toglie una cistifellea o un'ovaia, si trova tutto spiegato, passo per passo ma mai nessuno deciderebbe (se in possesso delle sue facoltà mentali) di farsi operare da panciolina76 o dal gestore della pagina "curiamoci a modo nostro" perché avrebbe paura, sa benissimo che panciolina76 ha appreso le nozioni in maniera superficiale, incompleta, che non ha nessuna esperienza, che il suo intervento sarebbe, nella migliore delle ipotesi, un disastro. Esattamente come se io, che ho studiato come si incide un addome per tirare fuori un neonato, cominciassi a disegnare, progettare, dare direttive di costruzione di ponti sui fiumi di mezza Italia. Più o meno riesco a disegnare un ponte ma non posso assicurarne la tenuta e la solidità. Ovvio, no?

Il problema è quando questa "cultura" viene esportata nei mezzi di comunicazione, in televisione, quando il laureato all'università di Google viene "promosso" ad interlocutore credibile, a controparte normale di chi invece ha competenza in un campo. Anche questo, probabilmente, è il risultato dell'ignoranza sociale che ci fa vedere tutto realizzabile e raggiungibile. Tutto questo rende la comunicazione, che con internet è diventata velocissima, semplice e rapidamente fruibile, molto complicata, lenta, poco utile.
L'esperto (quello vero) perderà più tempo a spiegare gli errori dell'altro esperto (quello falso) che a diffondere vera conoscenza. Spiegare ad un incompetente un argomento specialistico porta via moltissimo tempo perché presuppone conoscenze enormi, che si acquisiscono con il tempo e lo studio.
Così si realizza un danno imprevisto.
Internet si trasforma da strumento di conoscenza rapida a strumento di disinformazione di forte efficacia. Crea confusione, non fa distinguere vero dal falso, rende complicato informarsi su qualsiasi argomento, si tende ad estremizzare l'informazione.
Chi è più "credulone" leggerà tutto credendoci ed assimilando false informazioni, chi è più diffidente e critico non crederà a nulla e scarterà tante informazioni che invece potrebbero essere utili.
Come si rimedia?
Non lo so.
E non lo so perché non sono un sociologo, non ho mai studiato le dinamiche delle comunità virtuali, ho un'esperienza "sul campo", fatta di sensazioni, impressioni che potrebbero essere giuste ma anche totalmente sbagliate, non ho il bagaglio culturale adatto a capire perfettamente il fenomeno. Se un sociologo mi dicesse "probabilmente bisogna aumentare la consapevolezza dei limiti di internet nella popolazione" io ci rifletterei, non direi mai "e lei che ne sa?". Ma io sono io.
Allora vi lascio così, semplicemente raccontandovi un fatto che mi ha colpito e che lascerà in tutti una riflessione in più.
Così la prossima volta, prima di dire "e tu che ne sai?" ci penseremo due volte.

Alla prossima.

lunedì 1 maggio 2017

Fantamedicine, finte medicine.

Sono tanti i farmaci che per "tradizione" consideriamo utili ed efficaci che in realtà non fanno niente. 
Sono vere e proprie fantamedicine.

Dagli omeopatici a molti integratori ma anche sciroppi (come quelli per la tosse) e creme per il dolore, l'efficacia di tanti prodotti da farmacia è solo sulla carta, in pratica servono a poco o a nulla. Come definire d'altronde un prodotto omeopatico che contiene il 100% di zucchero? Non ha un principio attivo ma dice di curare le malattie (o di prevenirle), è una magia? No, è semplicemente una falsa medicina, anzi una fantamedicina.
Molto diffusa, le farmacie (e le parafarmacie) ne sono piene, i supermercati ormai anche, la fantamedicina non è un prodotto moderno ma esiste da sempre. In epoca antica, mancando le basi del metodo scientifico, i rimedi per la salute erano frutto letterale di fantasia che poi si andava perfezionando con il tempo e con l'esperienza, solo che quest'ultima era spesso pericolosa: per capire se un rimedio funzionasse o meno non restava che provarlo (con tutti i rischi che ne conseguivano). Erano proprio le esperienze, che poi si tramandavano, a selezionare i rimedi più validi. Il problema è che, di fronte a rimedi e farmaci veramente efficaci, il cui uso si tramandava da una persona all'altra, ne esistevano tanti che lo sembravano ma non lo erano, questo perché i nostri avi non conoscevano la statistica o gli studi in doppio cieco e spesso si andava per tentativi, persino da parte dei medici.
Così, se i nonni italiani per calmare i dolori usavano la "papagna" (un infuso di papavero, sostanza che oggi è la base di potenti antidolorifici), altri usavano le sanguisughe o i vapori di mercurio. Questo perché sembrava funzionassero. I vapori di mercurio, ad esempio, stordivano ed il fatto che una persona in preda al dolore si stordisse e smettesse quindi di lamentarsi, era considerato già un successo (ma a quale prezzo?).
Nonostante gli anni (i secoli) che ci separano da quei tempi, anche noi oggi, moderni e "scientificamente" dotati, siamo preda di vere e proprie credenze, di fantamedicina in abbondanza.

Pensiamo ad esempio alle creme per i dolori (in caso di traumi, dolori muscolari, artrite, eccetera, sono molto usate), avete presente? Bene, sembra proprio che non funzionino.
Non solo il principio attivo è in quantità bassissima ma è difficoltoso anche il suo assorbimento attraverso la pelle. Così molte creme alla fine hanno qualche piccolo effetto ma non per il principio attivo, l'effetto è dovuto agli eccipienti ed è per questo che si parla di un'efficacia molto blanda e poco costante.
Un esempio classico sono le creme omeopatiche (note quelle all'arnica) che contengono pochissima quantità o a volte nessuna traccia del principio attivo (l'arnica, appunto, un'erba con presunte proprietà anti infiammatorie ed antidolorifiche). È già difficile che l'arnica possa avere un effetto vero e proprio ma in quella quantità è praticamente impossibile. Eppure molte persone dicono che la crema un effetto lo avrebbe avuto, che avrebbe funzionato (sollievo del dolore, minore gonfiore ed altro). Com'è possibile?

La maggioranza di queste creme contengono tra gli eccipienti (sostanze aggiunte per "completare" il prodotto, come coloranti, profumi, emulsionanti) delle sostanze che evaporano ("volatili"), tipico è l'alcol ma anche altre. Queste sostanze causano una sensazione di freddo che, unito al massaggio ed alla possibile vasodilatazione (rilasciamento dei vasi sanguigni), possono procurare un sollievo (spesso momentaneo e solo "apparente") per qualche tempo. Nessun effetto terapeutico quindi, solo la "sensazione" che ci sia.
Si tratta quindi di semplici prodotti civetta, li compriamo perché convinti (dalla pubblicità) che funzionano o perché consigliati (dall'amico o dal farmacista) quando in realtà non funzionano più di una borsa di ghiaccio sulla zona.

Uno studio della Cochrane (una revisione di altri studi, 39 per l'esattezza), nota come il 60% di chi ha usato (nello studio) creme anti infiammatorie per il dolore dell'artrite abbia notato una diminuzione del dolore (dopo 6-12 settimane), parliamo di prodotti come il Ketoprofene o il diclofenac, molto diffusi, in Inghilterra sono quasi 6 milioni le confezioni prescritte nel 2014.
Non male, diremmo. Se non fosse che il 50% di coloro che hanno usato SOLO l'eccipiente di ogni prodotto ha ottenuto una buona riduzione del dolore.

Potremmo quindi concludere che usare la crema "vera" con quella senza principio attivo è solo un po' più utile. 
Questo ovviamente non solo non giustificherebbe i prezzi di vendita di questi prodotti ma nemmeno il loro uso perché si tratta di farmaci con potenziali effetti collaterali. Se le persone fossero avvertite che con mezzi molto più economici e semplici potremmo risolvere un problema, probabilmente si informerebbero meglio e qualcuno opterebbe per questi mezzi più a portata di mano (e meno pericolosi).

Curiosa e affascinante la storia dei prodotti "disintossicanti". Noi uomini abbiamo già dei "filtri" che ci "disintossicano", rimuovono dal corpo tutti i residui e gli scarti di ciò che mangiamo, respiriamo o metabolizziamo ogni giorno. Lo facciamo con molti organi, quelli più importanti sono i polmoni, i reni, il fegato.
Se questi organi non funzionassero o delle sostanze tossiche fossero in eccesso, saremmo avvelenati e quindi non avremmo possibilità di vivere in salute e probabilmente moriremmo in breve tempo. Se davvero avessimo bisogno di disintossicarci ed i nostri organi che hanno questo scopo non lo facessero più saremmo candidati ad un trapianto, a cosa possono servirci degli integratori di "carciofo" o una tisana al finocchio? Devo dirlo? Ok: a niente.

Tranne in caso di avvelenamento, non ci serve nessun prodotto disintossicante, non esiste, non ha utilità e spesso non ha nemmeno una funzione disintossicante. Se fossimo avvelenati non solo ne avvertiremmo i sintomi ma i "veleni" sarebbero rilevabili con degli esami abbastanza semplici.
I prodotti "disintossicanti" sono un business.

Non a caso, un dossier di qualche anno fa, notava che la maggioranza dei prodotti venduti come "disintossicanti" non indicava esattamente da cosa dovesse disintossicare e la spiegazione più semplice a questo fatto è che non disintossica da nulla, non ci sarebbe motivo per farlo.

Ma il termine "detox" o "disintossicante" o "depurante", ci attira, ci piace. E vende.
Si tratta di una moda, che non ha alcuna base scientifica e costa, fantamedicina.

La stessa cosa si può dire per molti prodotti sintomatici. Parliamo ad esempio della tosse.



È innegabile che non esiste una terapia (commerciale, di libera vendita, come gli sciroppi o i prodotti da banco) efficace contro la tosse.
Tutte le promesse pubblicitarie sono inevitabilmente smentite dagli studi.
Anche in questo caso però qualcuno nota come, dopo l'uso di uno sciroppo qualsiasi, l'entità del disturbo sia migliorata. Sappiamo che questo significa poco, è un'esperienza personale, le ragioni del miglioramento possono essere tante e quindi è bene basarsi su quello che ci dicono gli studi su numeri ampi, cosa ci dicono? Che non esiste sciroppo o prodotto da banco per la tosse che si possa chiamare efficace.
Ebbene, anche in questo caso, come detto, qualcuno noterà qualche miglioramento e questo non stupisce perché anche molti sciroppi per la tosse contengono eccipienti che possono avere un ruolo di sollievo (temporaneo e limitato). Alcuni contengono miele, altri propoli, altri sono diluiti in glucosio, olii balsamici o zuccheri vari. Tutti questi prodotti tendono ad idratare o "lubrificare" le alte vie aeree e quindi possono procurare la sensazione che il disturbo sia diminuito o migliorato ma, anche in questo caso, il ruolo del principio attivo è minimo o nullo, non a caso, quando non c'erano rimedi considerati "scientificamente dimostrati", la cura per la tosse era rappresentata proprio da oli essenziali, vapori caldi, sciroppi dolci e così via.

La nascita di "fantamedicine" non è esclusivamente un prodotto dell'industria farmaceutica, molte di esse derivano da tradizioni popolari, credenze, superstizioni, passaparola, nascono in epoche lontane quando di vera medicina non ce n'era ed allora ci si arrangiava come possibile, spesso addirittura con talismani e portafortuna dei quali oggi solo alcuni sono sopravvissuti.
Molti così si stupiranno del fatto che comportamenti o rimedi considerati universalmente (anche se poi si noterà che molte di queste tradizioni cambiano da una regione del mondo all'altra) efficaci o utili a curare, non hanno in realtà nessuna base scientifica e nessuna efficacia.
Ne cito solo uno per esempio.
Se vi chiedessi: i "suffumigi" (inalare vapore, aromatizzato o meno) hanno utilità nel miglioramento dei sintomi dell'influenza?
Io avrei risposto di sì, forse anche un po' per logica. Sembra invece che questi miglioramenti non siano evidenti.
Esistono in effetti pochi studi sull'argomento ma quelli che ci sono hanno notato un lieve effetto, soprattutto gli studi americani, che si riduce fino a diventare nullo negli studi europei.
Per questo si può dire che inalare vapori in caso di influenza non è un comportamento che ha un'efficacia dimostrata. Strano, vero?

La maggioranza di queste "credenze" è nata proprio a proposito dei bambini. Ovviamente in un bambino non è possibile usare qualsiasi farmaco (soprattutto in presenza di disturbi banali e passeggeri) e quindi è molto più utile, logico e scientificamente corretto attendere, seguire con attenzione ma senza imbottire il piccolo di prodotti che possono essere più dannosi che utili ma a questo punto bisogna fare i conti con i genitori e questi, davanti ai disturbi di un figlio piccolo, diventano incontrollabili e preda di ansia e stress memorabili.
Più che una terapia per il bambino, quindi, è necessaria una "finta" terapia per tranquillizzare i genitori (cari pediatri e colleghi medici di famiglia, che novità vi racconto, vero?) ed ecco che nascono pillole, vitamine, sciroppi, spray e pomate per tutto. Non mancano veri e propri talismani, come le collane di ambra per la dentizione dei lattanti ed i polsini anti nausea che premono un punto (?) nel polso.
Per lo stesso motivo nascono gli omeopatici.
Quando una mamma spende trenta euro per l'Oscillococcinum (semplici caramelle di zucchero e nessun principio attivo, puro zucchero) per l'influenza del figlio, sta comprando semplicemente un "ansiolitico" senza effetti collaterali ma non per il figlio per lei, per stare tranquilla.
Che le persone siano attirate e desiderose di "rimedi miracolosi" per ogni malanno è risaputo, altrimenti non spenderebbero tanti soldi in cose inutili e prodotti inefficaci.
Ce lo dice anche uno studio: gli italiani amano particolarmente i prodotti per la tosse (che considerano una malattia, preoccupante soprattutto nei bambini) e sono disposti a spendere anche delle cifre ragguardevoli pur di procurarsi il rimedio, inutile ma ricercato.

Se poi entrassimo nel campo delle vitamine e degli integratori, potremmo scrivere un'enciclopedia, così se entrassimo in quello dei mille dispositivi e macchinari inutili e quindi conserviamo l'argomento per qualche altra volta.

Le aziende produttrici, ovviamente, non fanno nulla per smentire queste leggende ed anzi caricano tutto con la pubblicità, spesso mescolano proclami completamente campati in aria con concetti che hanno un suono "scientifico", serio, confondono più o meno volontariamente scienza e fantascienza. A loro conviene, i genitori "fanno qualcosa", i farmacisti vendono, perché dovrebbe fermarsi il mercato delle fantamedicine?
Si tratta di un problema comune, tipico del business della salute e mediante la pubblicità ed il condizionamento sono gli stessi potenziali clienti che alimentano un mercato potenzialmente infinito.

Non per niente la stragrande maggioranza dei prodotti che acquistiamo in farmacia e che usiamo per la salute sono inutili o non hanno nessuna evidenza scientifica di funzionamento.
Non sarebbe meglio ricordarlo ed evitare spese inutili e fregature?

Alla prossima.