martedì 10 gennaio 2017

Datemi credito.

Probabilmente saprete (succede per molte professioni) che il medico, nel corso della sua carriera, ha l'obbligo di aggiornarsi.
Ci sono corsi di aggiornamento molto importanti, di alto livello ed altri scadenti fatti solo per raccogliere dei "punti". Questi "punti" sono i crediti, si chiamano "ECM" (Educazione Continua in Medicina). Ogni medico deve raccogliere un certo numero di crediti per "certificare" il suo aggiornamento.
Per i medici (con regole che sono cambiate nel tempo) sono previsti 150 crediti in tre anni. Inizialmente erano previste sanzioni per i medici che non raggiungevano il numero sufficiente di crediti, poi le cose non sono andate come previsto. Difficoltà di controllo, difficoltà nel trovare le sanzioni più giuste (e soprattutto più legali), difficoltà pratiche nel gestire l'enorme carrozzone dei corsi di aggiornamento. I problemi sono tanti: i corsi impegnano, costano, richiedono spostamenti e fatica e questo, chi lavora, non può farlo sempre comodamente. La cosa si fa più complicata perché i corsi sono anche un business, prevedono un'iscrizione (spesso non a buon mercato), danno lavoro a tante persone, spostano interi gruppi di medici (che devono rincorrere i corsi per raccogliere crediti) e così il business dei corsi e dei crediti ECM è oggi un problema reale.

C'è poi un problema di fondo: se lo stato mi obbliga a raccogliere i crediti deve darmi anche la possibilità di farlo, quindi giorni liberi, corsi gratuiti (o rimborsati), possibilità di frequentarli, tutto questo non succede ed il mondo dei corsi che danno crediti è, non solo nel caos ma anche un bell'affare perché si punta quasi tutto sull'offerta di corsi ECM e pochissimo sulla loro qualità. Se lo stato raccomanda alle varie USL di destinare almeno l'1% delle risorse all'educazione dei propri dipendenti, questo accade raramente.



Di corsi che offrono crediti ECM ce ne sono tantissimi, prezzi vari e, spesso, quelli che garantiscono un maggior numero di crediti (50, anche 75) hanno un prezzo più alto, potendo arrivare anche a 2000-3000 euro che, sommate alle spese di viaggio, vitto, alloggio, rappresentano spesso una spesa davvero notevole. Per questo, molti medici, scelgono con cautela i corsi ai quali partecipare. Bisogna raccogliere crediti ma non si può spendere un patrimonio, bisogna apprendere ma non si possono perdere intere settimane di lavoro per poi trovarsi con pochissimi crediti ed essere poco aggiornati. Così, invece di puntare alla qualità e creare occasioni di vera crescita professionale succede che si organizzano centinaia di corsi inutili, di basso livello, senza importanza, fatti solo per vendere crediti: basta pagare, frequentare due giorni di corso inutile ed i crediti obbligatori sono pronti. I crediti da assegnare a ciascun corso sono decisi da una commissione apposita del ministero della salute.

Che senso ha?

Stiamo parlando oltretutto di medicina, i medici devono veramente essere aggiornati ed addestrati, i corsi dovrebbero servire a questo, non a fare "punti". Voi preferireste un medico scadente ma pieno di "punti" o uno aggiornato ed addestrato con pochi "punti"? A prescindere dai crediti che ha raccolto, l'unico interesse del medico dovrebbe essere quello di saper fare bene il suo lavoro. Altro problema, non da poco è che molti corsi, proprio perché "richiesti" dai medici (sapere di dover raccogliere obbligatoriamente dei punti annuali è una rottura di scatole per chiunque), hanno costi di organizzazione spesso elevati, questi corsi sono quindi molte volte appannaggio delle case farmaceutiche, le sole che possono permettersi investimenti così importanti e così lo "sponsor" crea un chiaro conflitto di interessi perché è ovvio che, mentre aggiorno i medici, mai potrò andare contro i miei scopi, se investo denaro mai (ovviamente) parlerò male di un mio prodotto: aggiornamento pilotato, soprattutto quando si nota che molti dei corsi relativi ad un argomento sono tenuti sempre dagli stessi relatori, i cosiddetti "opinion leaders", nomi altisonanti nel loro campo che parlano in maniera positiva di un preciso prodotto farmaceutico, un modo per orientare il mercato del farmaco. Quale migliore forma di pubblicità?

Si raccolgono dei relatori con qualche opinion leader a fare da ospite speciale, si organizzano due giorni di convegno o di corso, si contatta un'agenzia di provider (così si chiamano le agenzie che organizzano questi corsi) ed il gioco è fatto, un pacchetto completo. L'azienda farmaceutica ha due giorni nei quali infilare la pubblicità dei suoi prodotti e fare bella figura pagando l'iscrizione a vari medici. Agenzie, hotel e provider guadagnano qualcosa, i medici raccolgono qualche credito e si aggiornano: nel 60% dei casi i corsi ECM sono sponsorizzati dall'industria farmaceutica.
Lasciare le cose così, quindi, conviene a tutti ma non si ottiene quello per cui è nato tutto questo, oltre a creare un pericoloso conflitto di interessi. Il problema è noto, se ne parla ma nessuno, forse perché i corsi ed i crediti sono lo stipendio per molte persone, fa niente per risolvere.

Il problema è che si tratta di un campo assolutamente confusionario, caotico, disorganizzato.

Se l'obiettivo dei crediti ECM era quello di assicurare l'aggiornamento dei medici, possiamo dire che è miseramente fallito. Il buon auspicio si è trasformato in un business.

Ovviamente al medico converrà andare ad un corso (o un convegno) con la minore durata possibile ed il maggior numero di crediti possibili, ottenere cioè il massimo rendimento con il minimo sforzo ed il numero di crediti che ogni corso può offrire si basa su una serie di regole (durata, parte pratica, ore di lezione, ecc.).
Sorvolo sulla prova finale: ogni corso o convegno prevede la compilazione di un questionario (delle domande, spesso a risposta multipla) per controllare le competenze acquisite dal partecipante, serve a vedere se, chi ha assistito, ha capito quanto spiegato.
Inutile dire che si trasforma in un'operazione di comune aiuto, questionari fatti assieme, copiando e collaborando, quale medico parteciperebbe ad un corso pagando cifre elevate con il rischio di non ottenere alla fine né il "diploma" né i crediti? Quale provider organizzerebbe corsi a pagamento i cui "corsisti" dopo aver pagato non otterrebbero i crediti?

Succede così di avere un corso avanzato di chirurgia oncologica ginecologica (operare donne con un tumore maligno) che prevede 13,1 crediti ed uno di "Floriterapia" (curare con i fiori di Bach) che ne prevede 50.
Si potrà dire che quello che ha imparato a curare con i fiori ha più "credito" di quello che sa operare i tumori. Cosa potrebbe comportare una situazione del genere? E dove sarà tentato di andare il medico pigro e furbetto? Dove gli converrà spendere i propri soldi? Per togliermi l'obbligo dei crediti, un impegno burocratico ed un impegno di tempo, mi converrà studiare i fiori o imparare ad operare?
Di assurdità del genere si potrebbero fare tanti esempi. Come i 15 crediti per il corso "L'omeopatia in farmacia" o i 20 crediti del corso "La tecnica del massaggio reflessogeno plantare" confrontati ai 5 crediti per un corso di chirurgia robotica con interventi chirurgici in diretta.

Il "massaggio reflessogeno" più "formativo" e valido di un corso di chirurgia oncologica, l'omeopatia più attraente della chirugia robotica.

Oppure un medico potrebbe frequentare un corso sulla "nuova medicina germanica", una ciarlataneria molto pericolosa e prendere 50 crediti (spendendo 2000 euro...). [NOTA: non c'è alcun riscontro (neanche nella banca dati Agenas) che questi crediti siano esistenti o richiesti.]




Incredibile, vero?

Allora forse c'è qualcosa che non va (e più di "qualcosa") e visto che di questo si discute da tempo senza trovare una soluzione, si potrebbe trovare quella più ovvia: eliminare il sistema dei crediti e lasciare ogni professionista alla sua volontà e professionalità: i corsi che avrà frequentato faranno curriculum, pubblicamente consultabile, così il paziente che controllasse i titoli del medico che lo sta curando capirà se si tratta del professionista più adatto.

Possiamo sapere così se chi ci opererà è un esperto di fiori o di chirurgia oncologica. Potremmo capire se il nostro medico è "super aggiornato" su floriterapia e massaggi o ha studiato oncologia e chirurgia.

Direi che è qualcosa fatta nell'interesse di tutti, giusto?

Alla prossima.

[aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

27 commenti:

  1. La solita gestione all'italiana. Trovo inoltre scandaloso che una commissione ministeriale decida di assegnare così tanti crediti a dei corsi di fuffologia. Verrebbe da pensare "cui bono?".

    Per fortuna, ancora per qualche anno non dovrò andare a caccia di crediti.

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  2. Quello che capisco leggendo l'articolo è che per risolvere il problema sarebbe sufficiente liberare la commissione che assegna i crediti da ogni conflitto di interesse.

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    1. L Italia é fondata sul conflitto d interesse

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  3. Corsi da 15 ECM rivolti a biologi in cui si diceva "i grassi possono essere trigliceridi, fosfolipidi, colesterolo..." con dovizia di particolari, neanche fosse un corso di biochimica di base (biologi, non cuochi), un altro corso da 10 crediti, sempre per biologi, incentrato su prodotti omeopatici (che non possiamo prescrivere).
    Ridicoli e inutili. Imparo di più leggendo libri tecnici.

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    1. Beh, se il corso diceva che il colesterolo è un grasso, allora vuol dire che qualcuno ha fatto una revisione sostanziale di tutta la biochimica nota!

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    2. no, è corretto. Gli steroli sono lipidi. Si parlava proprio di colesterolo, non di lipoproteine ematiche

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    3. I miei ricordi di biochimica di base risalgono ad alcuni decenni fa. Mi ricordo che allora il colesterolo veniva classificato tra gli alcoli, non tra i grassi.
      Allora, evidentemente, i corsi di aggiornamento servono! 😲

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  4. Se posso aggiungere qualche dato. Mia moglie è medico. Ho visto alcuni suoi colleghi partecipare a corsi anche interessanti senza cambiare poi di una virgola il loro basso livello professionale, molto dipende dalla volontà personale di far crescere la propria formazione e non a tutti interessa. É possibile fare i corsi da casa a costo zero, certo non di chirurgia robotica ma comunque che aumentano la cultura medica se fatti con interesse: mia moglie ha fatto più di 150 punti l'anno negli ultimi 3 anni tra corsi ministeriali e AOGOI. Certo, per imparare ad eseguire office ecographies ha dovuto frequentare corsi pratici veri e propri (non sponsorizzati e costosi) Inoltre non tutti i punti ECM ascrivibili al proprio malloppo possono provenire da corsi sponsorizzati, solo una percentuale mentre per il triennio 2013-2016 si puó ottenere il 100% dei crediti da FAD (formazione a distanza http://www.ecmcampus.it/HTML/INTERNA/PAGE_FAQ/16.htm

    Forse sarebbe opportuno lasciare i FAD, che costano comunque tempo è un po' di fatica (mia moglie li fa il sabato e anche qualche sera) e mantenere come validi per il raggiungimento del "quorum" solo corsi non sponsorizzati. Il problema degli opinion leaders "accompagnati" non saprei come risolverlo. Oltre alla massima trasparenza che facciamo? Delle multi abbiamo bisogno, la ricerca pubblica applicata non esiste o quasi, mi parrebbe. Cari saluti

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  5. Anche la formazione continua per gli ingegneri è un bel fallimento. Inizi con corsi base di sicurezza a 1000 euro e poi passi a 4000 euro (e le commesse dopo aver fatto il corso non ti piovono mica in braccio, spesso si fa il corso e si aspetta anche un anno per avere una commessa su quell'argomento).
    La professione l'hanno distrutta abolendo le tariffe minime, che così sono scese a valori assurdi per cui lavora solo chi fa lavori di massa, qualità scadente, e la formazione continua inserita all'apice di due crisi, quella del 2008 e quella del 2012.
    Uno non aveva commesse ed in più gli è arrivata la tramvata di costi obbligatori aggiuntivi e crollo dei profitti da fatture per la mancanza di minimi.

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    1. Sì, sono prepotentemente d'accordo con Lei!
      L'abolizione dei tariffari, congiuntamente alle continue complicazioni del lavoro in sé (ciao Ministro delle semplificazioni) e dal momento economico generale non felice ha ammazzato la professione.
      Ma si sa, le liberalizzazioni sono sempre invocate a gran voce quando riguardano il lavoro... degli altri!

      Saluti,

      Nicola

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    2. Io amo definirle "liberalizzazioni col culo degli altri".
      Un po' scurrile, ma si adatta bene alla realtà.

      L'altro problema, a mio parere, è il mancato obbligo di indicare in fattura o negli scontrini cosa si paga, dividendo per categorie fra tasse, costi dei materiali, vera retribuzione al professionista.
      Quando di accorgi che ogni spesa che sostieni paghi non solo il professionista, ma anche il socio occulto, impari a votare con un po' più di giudizio.

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  6. A costo di dire una ovvietà. non esiste nessuna ragione al mondo per la quale i corsi di 'fuffologia' come definiti da un precedente commentatore abbiano punteggio così alto e corsi di chirurgia ultraspecializzata basso. Se già si eliminassero storture così agghiaccianti il sistema farebbe meno schifo. Possibile che non vi sia un modo di far appello alla 'pubblica opinione' ? Perchè credo che anche il peggiore credulone convenga a pelle che fare un corso di chirurgia robotica costi al medico molto più impegno di una roba di bassa profumeria.

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. La pubblica opinione che ti chiede "ki ti paka" se dici che l'omeopatia è una vaccata?
      Ti direbbero che la chirurgia robotica ruba posti di lavoro, così come le casse automatiche nei supermercati (cosa che, esplicito, è una sciocchezza pazzesca).

      Personalmente ho una completa sfiducia nel pubblico generico, sarò anche stata sfortunata nelle frequentazioni, ma trovo che ultimamente "laggente" si stia bevendo molto più cervello di prima, o forse non ha più vergogna a mostrarlo.

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  7. Il problema dei crediti esiste in tutte le professioni, ovunque con le medesime storture. Complicato anche il contrario, io ho cercato di far accreditare una giornata che avevo organizzato e non è mica banale.
    Va anche detto che come tutti i sistemi può essere fallimentare, ma anche il contrario delle volte riporta dei paradossi. In discipline non mediche come la mia spesso persone che hanno fatto gli insegnanti per tutta la vita dopo l'abilitazione professionale, senza ovviamente esercitare, vanno in pensione e si buttano nella professione facendo danni indicibili.

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  8. Buonasera, vorrei partecipare alla discussione raccontando la mia situazione.

    Anche noi fisioterapisti siamo pieni di corsi, addirittura corsi in FAD che danno più di 20 crediti (e' sufficiente fare un test di 75 domande) per pochi euro.
    Però sono corsi che fanno in pochi, di solito dipendenti a cui la ASL non ha organizzato niente, ma che ovviamente pretende il rispetto delle regole ai propri dipendenti.

    Fortunatamente, però, noi abbiamo un pool di corsi ad elevato standard internazionale (faccio un esempio, se io faccio il corso Maitland in Italia e vado in America, non mi riconoscono la laurea perché sono solo 3 anni invece di 8, ma l'attestato Maitland sì), quindi tendenzialmente non mi preoccupo troppo dei crediti ma della qualità del corso (visto anche il costo non indifferente).

    Penso che alla fine, se un professionista vuole aggiornarsi, lo fa indipendentemente dai crediti, viceversa, se la preoccupazione sono i crediti, da bravi italiani la soluzione la troviamo facilmente (emblematico il caso dell'ordine dei medici di una provincia laziale che riusci a farsi accreditare come ECM un torneo di bridge).

    Alla fine l'unica conseguenza degli ECM é stato un aumento dei costi per i corsi degni di questo nome (bisogna pure pagare l'obolo all'agenas, affinché controlli e garantisca che durante la partita di bridge non si usino mazzi segnati), e quindi per i professionisti...

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  9. Salvo, come al solito i tuoi interventi sono estremamente razionali, e c'è ben poco da aggiungere per rendere chiara la situazione a chi non la conosce.
    Il problema reale è che anche la formazione post-universitaria segue la stessa illogicità dell'istruzione precedente. Vale a dire, fornisce nozioni da rigurgitare al momento dell'esame e poi da dimenticare. Quando invece bisognerebbe non tanto fornire conoscenza (a degli specialisti ospedalieri!?), ma insegnare a verificare da soli se si ha bisogno di cambiare qualcosa nel proprio comportamento e poi insegnare non nozioni, ma pratiche!
    Per fortuna da qualche tempo sono pensionato, e non sono più costretto a partecipare a queste pantomime.
    Ma mi piace rendere nota la mia risposta standard alle domande finali dei vari corsi ECM sul gradimento del corso. Una citazione tratta da un articolo pubblicato nel 1980 da un collega inglese che lavorava negli USA, e vedeva con stupore i medici locali "… forever taking continuing medical education courses that bear no relevance to his daily work… "
    Dunea G. Letter from Chicago. Exotic diseases: sheriffiosis. Br Med J 1980; 281: 666-667.
    Grazie e buon lavoro.


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  10. Grazie concordo pienamente, devo solo segnalarLe il fatto che la differenza tra un congresso di "omeopatia in farmacia" cui vengono assegnati 15 crediti e quello di "chirurgia robotica" che ne prende 5 dipende da un puro calcolo matematico che il portale Agenas assegna in autonomia in base alla durata delle ore formative e del numero dei partecipanti, questo assolutamente indipendentemente dalla disciplina e dal programma scientifico, secondo la logica che più alto sarà il numero dei discenti e meno crediti saranno assegnati all'evento. Si suppone che un corso con 4-5 discenti di 15 ore formative debba essere assolutamente più "formativo" rispetto a un grosso congresso di con 800 discenti di 8 ore formative. Insomma...dall'altra parte del pc non credo proprio ci sia nessuno a valutare i contenuti scientifici di un evento, questo per capirci!! Su tutto il resto concordo pienamente.

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    1. la differenza tra un congresso di "omeopatia in farmacia" cui vengono assegnati 15 crediti e quello di "chirurgia robotica" che ne prende 5 dipende da un puro calcolo matematico che il portale Agenas assegna in autonomia

      Ma questa non è una consolazione o una giustificazione, anzi. Il fatto che si assegnino i crediti sulla "fiducia", senza alcuna verifica, è grave. Significa che se organizzo un corso ECM di 4 giorni sulla valutazione delle birre di tutto il mondo riservato a 10 medici, potrei assegnare (per esempio) il triplo del punteggio rispetto ad un corso serissimo della durata di 1 giorno sulla genetica dei tumori. È un'aggravante, altro che...

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    2. Ma gli ordini professionali che fanno? E la commissione ministeriale? Ha oppure no responsabilità su quanto viene "offerto"?

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  11. Anche il famoso simposio al senato del settembre scorso sulle medicine alternative
    http://medbunker.blogspot.it/2016_09_01_archive.html

    assegnava crediti ECM: ben cinque
    http://simposiomnc.it/

    Per non parlare poi dell’evento tenuto presso la sede dell’ordine dei medici di Genova, con il patrocinio dell’ordine dei medici dall’eloquente titolo:
    “Stato della ricerca sperimentale in medicina omeopatica: contributi della sperimentazione clinica e di laboratorio e della ricerca in fisica quantistica”.

    http://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2016/12/16/os-digest-visto-letto-da-leggere/

    solo 4.8 crediti ECM in questo caso.

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    1. non male questa notizia:
      "Ecm. “Sconto” di 4 crediti mese per chi frequenta corsi di Agopuntura, Fitoterapia e Omeopatia previsti dall’accordo Stato-Regioni del 2013"

      http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=47068&fr=n

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  12. Ciao Salvo, intanto complimenti per il tuo lavoro. Ti segnalo questo sondaggio che ha coinvolto oltre 250 farmacisti italiani, riguardo alla loro posizione sull'omeopatia:
    http://www.farmacistiallavoro.it/2017/01/13/omeopatia-cosa-ne-pensano-i-farmacisti/

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  13. Vero. Espressione forse un po' scurrile, dice Lei, molto chiara, dico io.
    Ovviamente il problema è complesso e molto articolato, come accennavo prima. Credo che la congiuntura economica internazionale stessa non abbia di certo aiutato, così come le massicce complicazioni a livello normativo e burocratico.
    Particolarmente avversa, mi risulta, la tendenza della PA, e degli uffici tecnici in generale, di delegare al professionista ogni responsabilità, evadendo dal proprio ruolo di controllore tramite asseverazioni varie. Vedasi Decreto Legislativo 222/2016.
    Non si tratta di mera difesa della categoria, ma della semplice presa di coscienza che, spesso o sempre, il tecnico è fra incudine (PA e normative di settore) e martello (committente).
    Le liberalizzazioni sono sempre invocate a gran voce, ma, a me pare, gli unici effetti che sortiscono sono quelli di soffocare la concorrenza invece che stimolarla. I pesci grossi (quantitativamente) mangiano quelli piccoli (qualitativamente). Si applicano economie di scala anche a professioni intellettuali, cosa che ritengo essere particolarmente perniciosa.
    Forse si salva quella medica di professione perché, si sa, per la salute si spende tutto quello che c'è da spendere. Anche se sono rimedi omeopatici o dalle dubbie evidenze scientifiche.
    La Sua soluzione, temo, farebbe solo aumentare il rancore verso lo Stato e spingerebbe il clientea chiedere uno sconticino... senza maledizioni esoteriche.

    Saluti,

    Nicola

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    1. Ovviamente, questo commento avrebbe dovuto essere in risposta a quelli di GG e Bricco Baldo, ma devo aver cannato qualcosa.

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  14. In quanto avvocato anche io devo fare i famosi corsi per l'aggiornamento professionale. Devo però dire che il mio ordine locale si organizza abbastanza bene, i corsi vengono fatti spesso durante l'anno e sono gratuiti (i realtori sono colleghi del luogo o di altri Fori che portano la loro esperienza). A volte vengono fatti anche in collaborazione con l'Univeristà, non tutti sono eccezionali, però mediamente li trovo utili. Mi chiedo se non sia possibile per gli ordini dei medici locali organizzarsi in maniera simile.

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