martedì 4 ottobre 2016

Perché l'omeopatia funziona solo con me? Una risposta c'è: non è vero.

C'è un vecchio detto che trovo perfetto per descrivere gli "effetti" delle varie cure alternative (quelle più diffuse): "un'influenza curata con l'omeopatia passa in soli sette giorni senza aspettare una settimana per farla passare da sola".

Qui non discuterò dell'implausibilità dell'omeopatia (semplici caramelle di zucchero vendute come curative) ma del meccanismo che può dare origine alla sensazione, che in molti riferiscono, che alcune finte terapie possano in realtà avere effetti sulla salute, le classiche testimonianze personali che raccontano dell'efficacia di questa pratica. Il fenomeno accade con qualsiasi presunta terapia, addirittura con finte cure per il cancro o per malattie neuromuscolari. Nella stragrande maggioranza dei casi, chi riferisce "miglioramenti" non sta mentendo, almeno non consapevolmente.
Se discutete con qualcuno di omeopatia con argomenti solidi o scientificamente ineccepibili, la discussione terminerà quasi sicuramente con il racconto dell'esperienza personale: "eppure con me ha funzionato".
Inutile sottolineare che "l'esperienza personale" non ha alcun valore medico né è scientificamente utile, che si tratta di un racconto di cui non si conoscono i particolari (un classico per esempio è la persona che confonde un trattamento fitoterapico con uno omeopatico) e spesso gli stessi fatti non corrispondono alla realtà (succede per malattie molto gravi, figuriamoci per piccoli disturbi). Però colpisce chi ascolta.
Chi non ha mentalità scientifica, chi non è curioso, chi soffre di pigrizia mentale e si accontenta non va oltre: mio figlio stava male, ha preso il granulo omeopatico, è guarito, quindi l'omeopatia funziona.

Magari andasse così. La vita è molto più complessa di quello che sembra.
La scienza prova proprio a dare delle risposte: quando nota un fenomeno lo studia e trae delle conclusioni oggettive (che non sono necessariamente vere ma che hanno dalla loro parte i numeri, oggettivi, chiari, controllabili).
Per questo, se è ovvio che dei granuli di zucchero non possano guarire nessuna malattia al mondo, la scienza ha provato a controllare le affermazioni degli omeopati ed ha raggiunto una conclusione: in effetti i granuli di zucchero non curano nessuna malattia al mondo.


Ma allora perché ci sarà sempre qualcuno che, nonostante questo, giurerebbe sull'efficacia dell'omeopatia?
Perché a volte anche dare un granulo di zucchero, un bicchiere d'acqua o anche solo una carezza può farci stare meglio, si chiama "effetto placebo" ed è un fenomeno molto conosciuto, qualsiasi gesto compiamo per prenderci cura della nostra salute può avere un effetto positivo anche se il gesto non ne dovrebbe avere. L'effetto placebo non è utilizzabile come pratica medica per vari motivi. Non è costante (a volte funziona, altre no, su una persona funziona su un'altra no), non è controllabile (non sappiamo fino a che punto funzionerà), ha dei limiti (la sua efficacia è molto bassa) ed è eticamente scorretto (per rinforzarne gli effetti bisogna mentire al paziente).
Altre volte la malattia fa il suo corso, il normale decorso. Un disturbo banale passa in genere in due giorni e se per due giorni somministriamo un granulo di zucchero la malattia sparirà (non per i granuli di zucchero ma perché sarebbe sparita in ogni caso).
Ma quando ciò avviene per malattie più gravi? Croniche? 

"Sono guarito da un'allergia che durava da anni!", oppure "avevo la psoriasi e dopo 10 anni di cure inutili con un mese di omeopatia tutto si è risolto".
Cosa succede?
Probabilmente nulla di strano o eccezionale ed è per questo che esiste la statistica medica e le ricerche.
Su 100 persone con un'allergia 80 prima o poi guariranno (è successo anche a me), in tempi variabili, perché così succede normalmente. Per alcuni tipi di allergia ad esempio, basta un cambio di stile di vita, per altre cambiare residenza (penso alle allergie ai pollini) per altri ancora saranno state le difese immunitarie a migliorare la loro risposta. Succede e lo sappiamo. Alcune di queste persone, deluse dai risultati delle cure "standard", si saranno rivolte ad altre soluzioni (medicine alternative, fitoterapia, omeopatia), qualcuno addirittura, sconfortato, avrà abbandonato ogni cura.
Tra gli ottanta guariti perché "dovevano guarire" (normale decorso della malattia), la metà (faccio delle proporzioni a caso) noterà che il semplice passare del tempo ha migliorato le cose, gli altri, avendo fatto uso di certe presunte cure, daranno il merito a queste. Normale. Tendiamo a legare un evento ad un altro, è una caratteristica umana, la stessa che ci fa sembrare il lunedì come il giorno più noioso della settimana o il gatto nero come porta sfortuna e attenzione, questo succede anche con i farmaci, persino con gli antibiotici.
A questo punto interviene la statistica medica, gli studi: è vero che l'omeopatia fa migliorare le allergie? Invece di chiedere ad una persona e sentire il suo racconto ne controlla 1000 ed annota le condizioni di ogni paziente. A 500 darà un granulo omeopatico, a 500 un granulo di zucchero (che sono la stessa cosa ma quello omeopatico ha la "fama" di curare).

Alla fine ricontrollerà le persone ed analizzerà le loro condizioni. Risulterà che nel gruppo che prendeva omeopatia 201 sono davvero migliorate mentre 299 no. Si potrebbe concludere che, seppur non sempre, l'omeopatia qualcosa fa, ha una certa efficacia ma, per impedire che questo risultato possa essere un errore di valutazione, si dovranno controllare anche quelli che hanno preso il semplice zucchero, quello che non dovrebbe curare. Una sorpresa, anche in questo gruppo, su 500 persone 203 sono migliorate, allo stesso modo delle 201 dell'altro gruppo.
Allora la conclusione può essere più precisa. Non è stato il granulo omeopatico a guarire le persone. Lo studio non serve a dirci cosa le abbia guarite ma a dirci che molto probabilmente quelle persone sarebbero guarite anche senza granulo omeopatico. Conclusione: l'omeopatia non cura le allergie più del semplice zucchero (il placebo).
In qualsiasi controllo di un fenomeno avremmo una larga fetta di individui che avranno risultati di un certo tipo e poi gli estremi. Per esempio: se l'altezza media della popolazione è di un metro e settanta avremo la maggioranza della popolazione alta circa un metro e settanta. Questo non significa che non esisteranno persone alte due metri o un metro e cinquanta ma saranno molte di meno.
Quando 100 persone assumeranno un farmaco per il mal di testa che funziona davvero, avremo 80 persone che effettivamente staranno meglio, 10 che staranno peggio e 10 che non avranno nessun effetto. Gli estremi, in una popolazione, ci saranno sempre.

È statistica. Ed è per questo che negli studi statistici si usa il concetto di "significatività": il risultato che abbiamo ottenuto con lo studio, le conclusioni finali, ha senso o è un risultato che non dimostra nulla?
Per dire che una pillola cura il mal di testa, quante persone su 100 dovranno stare meglio dopo un mese di terapia? Decideremo noi quale sarà il numero "utile": mettiamo 90.
Se su 100 persone ne staranno meglio 60 vuol dire che quella pillola non ha risultati significativi perché si è visto, in altri esperimenti o con l'esperienza, che anche senza prendere nulla 60 persone stanno meglio in ogni caso dopo un mese.
Per questo motivo, ad esempio, un esperimento di una certa portata, paragonerà sempre la nuova terapia, quella in prova, con il placebo (lo zucchero), se la nuova cura funziona meglio (molto meglio) del placebo sarà una cura, se funziona meno (o come) il placebo, evidentemente non ha alcun effetto utile. L'omeopatia, in base agli studi più seri, funziona al massimo come un placebo.
E visto che un placebo è fatto di zucchero e l'omeopatia è fatta sempre di zucchero, il risultato è anche abbastanza prevedibile.

Ed ecco che abbiamo risolto il dilemma: nonostante alcune testimonianze personali, alcune esperienze singole, si può dire che non c'è nessuna evidenza di  funzionamento dell'omeopatia in queste malattie, le esperienze singole saranno perciò dovute a fattori esterni alla cura che non conosciamo.

Guardate questo interessantissimo studio veterinario.
I ricercatori hanno paragonato gli effetti di varie terapie nel trattamento delle mastiti delle mucche da latte (infiammazione della ghiandola mammaria). Hanno somministrato agli animali affetti dalla malattia un antibiotico, un rimedio omeopatico ed un placebo (zucchero).
Risultato "incredibile": l'omeopatia ha avuto lo stesso effetto dell'antibiotico (anche se l'antibiotico ha avuto alcuni effetti positivi), le mucche sono guarite in una settimana.
Come si vede l'omeopatia in questo caso ha avuto effetto ed avendone uno simile a quello dell'antibiotico si potrebbero risparmiare anche soldi ed inutili terapie con effetti collaterali. Ma fortunatamente i ricercatori avevano inserito anche un placebo tra le "terapie" provate e...sorpresa, le mucche sono guarite in sette giorni anche con il placebo, con lo zucchero.
Allora la conclusione dello studio non è più "l'omeopatia funziona come l'antibiotico" ma "l'omeopatia e gli antibiotici per la cura delle mucche con la mastite non curano più del placebo".
Non è interessante?
Infine è utile ricordare un altro meccanismo che ci fa apparire come plausibile una "guarigione" che in realtà non è come l'abbiamo percepita.
Il fenomeno dell'aspettativa.
Anche questo è molto interessante.
Quando stiamo male o, peggio, quando sta male una persona a noi cara (se si parla di figli si sfiora il dramma umano) pagheremmo qualsiasi cifra per non vederla soffrire. La ricerca del rimedio può essere difficile.
Prendiamo l'esempio del bambino che ha un forte raffreddore. Non esiste cura per le malattie virali, questo significa che per malattie come l'influenza l'unica possibilità è cercare di limitare i fastidi (febbre, mal di testa, brividi...) ed attendere il normale evolversi della malattia.
C'è l'influenza normale, che passa in 4-7 giorni, ci sono le forme parainfluenzali che passano in genere in pochissimo tempo (anche un giorno).
Ma riuscirà una mamma a sopportare i pianti strazianti del piccolo? Il suo naso chiuso che sembra soffocarlo, la febbre alta, insomma, le ansie sono tante, quasi sempre immotivate ma che spingono a fare qualcosa. Ed ecco che arriva in aiuto il placebo: l'omeopatia. Lo zuccherino che cura qualsiasi cosa.
Con l'omeopatia noi agiamo, facciamo qualcosa, ci attiviamo.
La mamma si tranquillizza perché sta dando "la medicina", il bambino anche perché la mamma si prende cura di lui e, quando la mamma si mette in moto, sono sempre belle cose.
Non ha importanza dare due o dieci granuli omeopatici ma, si osserverà, come l'omeopatia ha un cerimoniale preciso, per esempio: 5 granuli sei volte al giorno per tre giorni, poi dose di mantenimento 2 granuli due volte al giorno per 1 mese. In realtà dare delle caramelle di zucchero una volta o cento volte non cambierebbe nulla, anzi lo cambia, perché la "cerimonia", il "rito", assume più significato, più forza, gli psicologi lo chiamano "rinforzo positivo".

Il risultato sarà sicuramente ottimo. Ogni sorriso del piccolo sarà un "evidente miglioramento", ogni ora di sonno un "sta già meglio". Ci aspettiamo che "la medicina" faccia effetto e non facciamo caso che nel frattempo il tempo passa e fa il suo corso.
Quando l'influenza sarà passata, dopo sette giorni, non avremmo atteso una lunga settimana senza fare niente, in mezzo a tosse, lieve nervosismo e mal di gola ma saranno passati solo sette giorni durante i quali la medicina ha fatto effetto, influenza passata, ha avuto solo un po' di nervosismo, tosse e mal di gola ma sta benissimo.

Per questo nessuno convincerà mai una mamma che il figlio non ha bisogno di palline di zucchero per guarire, perché quelle palline sono la speranza (non per il figlio per la mamma) a cui aggrapparsi.

Qualche giorno fa è apparso questo post (su Facebook):

Una dottoressa omeopata fa vedere la gola di una sua paziente. Tonsillite, "placche bianche" (di origine virale!). Trattamento di un giorno con prodotti omeopatici e tutto è passato, addirittura la paziente ha superato un esame brillantemente (l'omeopatia aumenta anche l'intelligenza?)! In 24 ore.


Io tutta questa differenza non la vedo.
Comunque, preso dal furore di dimostrare anche i miei poteri magici, mentre scrivevo questo post mi sono ricordato che mio figlio ieri sera lamentava mal di gola, voce rauca ed era molto raffreddato. Per fargli vedere la gola infiammata (è curioso come una faina) ho scattato una foto. Aveva la faringe e laringe infiammatissime, iperemiche (arrossate), con aree biancastre su corde vocali e tonsille le quali apparivano ingrandite e gonfie. Ecco la foto (ho dovuto modificarne i colori perché erano lievemente sfuocate):


Frecce bianche tonsille, freccia rossa: placche.

Ho messo a letto mio figlio, gli ho detto di pazientare, qualche carezza, un bacio, l'ho coperto bene e gli ho detto che l'indomani sarebbe stato meglio. Oggi, scrivendo questo post e parlando di mal di gola, ho fatto caso che mio figlio parla bene, non ha più mal di gola, non è più raffreddato, è andato normalmente a scuola e sta bene. Allora gli ho chiesto di fare di nuovo la foto "alla gola". Eccola:



Dal "vivo" si vede meglio, ovviamente, però la situazione è ottima.
Mucose perfette, arrossamento quasi scomparso, aree bianche sparite con i sintomi, in 24 ore. Non ho fatto nulla, non ho dato medicine, non ho speso soldi.

Perché la dottoressa omeopatica ha fatto apparire un fenomeno normalissimo come un grande risultato? Qual è la differenza tra la ragazza "curata" con l'omeopatia e mio figlio?
Poca, forse due su tutte: io ho risparmiato ed ho evitato di prendere in giro mio figlio e me stesso.
Ovviamente, se e quando servisse un farmaco si correrà a prenderlo ma, nella maggioranza dei casi, le malattie (banali) passano da sole, basta aspettare, avere buon senso e riposare.

Ora, come si vede, io ho ottenuto lo stesso risultato dell'omeopata senza dare il merito della "guarigione" a magie o strani riti, il problema è passato perché quasi sempre succede così.
Per questo motivo, quando parliamo di disturbi banali o passeggeri, bisogna sempre ricordare che nella stragrande maggioranza dei casi non è necessario nessun intervento, nessuna spesa, solo sorveglianza, riposo, pazienza.
Raccontare "con me l'omeopatia ha funzionato", è un po' come dire "una volta qui era tutta campagna", sono racconti senza valore, interessanti, curiosi ma non fanno testo. I motivi che causano questi "miglioramenti" sono tanti e non per forza misteriosi.
Quando qualcuno mi racconta la sua esperienza cerco di rispettarla ma rispondo: "non chiederti come mai sei guarito ma come mai dici di essere guarito usando delle semplici caramelle di zucchero". Il punto infatti è questo: un granulo omeopatico (con diluizione superiore a 12CH) contiene solo zucchero. Soltanto zucchero, niente altro.

Per il resto, se acquistare delle caramelle magiche ci fa sentire più tranquilli facciamolo ma per onestà (sopratutto se a parlare sono medici), prima informiamoci su cosa stiamo acquistando e soprattutto evitiamo di spargere false notizie o risultati magici e miracolosi. La medicina di miracoli non ne fa.
Ed il mal di gola, oggi, è venuto pure a me, per quale strano e magico motivo?

Alla prossima.

122 commenti:

  1. questa storia si ripete all'infinito quando si parla con genitori di bambini più o meno piccoli. dai dentini che fanno male e miracolosamente tutto passa, a quel bambino che il primo anno di asilo si ammalava sempre, il secondo anno però gli ho fatto prendere quella medicina omeopatica che rinforza le difese immunitarie e si è ammalato pochissimo! anche mio figlio il primo anno stava sempre male, alternando bronchiti a infezioni intestinali, il secondo non si è ammalato quasi mai, eppure non gli ho dato proprio niente. sarà che è cresciuto e si è fatto gli anticorpi nell'anno precedente? poi ci sono quelli miracolosamente guariti dalle allergie... sempre mio figlio è risultato allergico agli acari della polvere. è bastato adottare qualche accorgimento, togliere tende e tappeti, stare un po' più attenti all'igiene della sua camera, e non ha più avuto fastidi. dicono che queste cose nella maggiorparte dei casi si risolvono con l'età. se gli avessi dato qualcosa avrei gridato al miracolo.
    comunque spesso ci si mettono anche le suocere, che all'influenza stagionale che - purtroppo - può debilitare il bambino ed essere molto fastidiosa, ma per la quale bisogna solo avere pazienza e passerà, al massimo un po' di tachipirina per febbre e dolori, ti fanno una testa tanta con i vecchi rimedi di una volta (quando i farmaci e le conoscenze scientifiche non erano certo quelle di oggi e che io trovo un po' ridicoli) e ti fanno sentire un genitore degenere che sta lì a guardare senza fare niente.

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  2. ottimo come al solito. Solo che 201 + 300 = 501 ;-)

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  3. Grazie per i suoi post, la seguo sempre con attenzione tanto che mi sono iscritto al feed rss del blog.

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  4. Gentile Dottore
    ho una proposta da farle. So che e' molto impegnato e mi scuso quindi per questo, spero solo non mi mandi a quel paese.
    Casualmente su internet ho visto che esistono prodotti omeopatici per la cura delle piante, e credo che sia una cosa fantastica! Potrebbero essere utili per spiegare il metodo scientifico in maniera semplice ed economica.

    Non si potrebbe pensare ad una serie di esperimenti a basso costo e praticabili da chiunque, sia a casa sia magari in un laboratorio di scienze in una scuola primaria/secondaria?

    Per esempio, si potrebbero acquistare delle piantine e dividerle in due gruppi.
    Si potrebbe provocare in esse una determinata malattia per la quale il prodotto omeopatico e' indicato, e provare a "curare" un gruppo con il prodotto omeopatico e l'altro con il placebo (magari in cieco).
    Alla fine dell'esperimento si potrebbero contare quante piantine sono guarite e quante no nei due gruppi.

    Secondo Lei e' fattibile? E' possibile stabilire uno o piu' protocolli per simili esperimenti?

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    1. ho una proposta da farle.

      Stai proponendo un esperimento scientifico. Possibile e realizzabile. Il problema sono i fondi ed il tempo.
      Bisogna stilare un protocollo per "disegnare" l'esperimento, il metodo, comprare piantine (non poche, almeno 180, perché aggiungerei un gruppo di controllo, cioè studi piantine alle quali dai l'omeopatico, altre alle quali dai acqua, altre alle quali non dai nulla), la statistica ed altro.
      Si potrebbe pure pubblicare.
      Ecco, diciamo che stai proponendo uno studio scientifico. Cerca un finanziatore e ci impegniamo a farlo.
      :)

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    2. Interessante.
      Potresti stimare o far stimare il costo poi lanciare un finanziamento tipo crowdfunding.
      Magari con il supporto logistico dell'editore presso il quale pubblichi.

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    3. In realta' avrei voluto proporre qualcosa di meno significativo ed impegnare i miei bambini a farlo, cosi' da far loro capire come funziona il metodo scientifico e come NON funziona l'omeopatia.
      Ha perfettamente ragione nel proporre la lista delle operazioni da fare, ma non e' possibile produrre qualcosa da "laboratorio delle medie"? Secondo me sarebbe comunque utile. E potrei finanziarmelo da solo, anche senza pubblicazioni ;)
      (per questo parlavo di piantine, visto che sono acquistabili a decine con spesa bassa e non danno problemi etici)

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    4. Beh sì, si potrebbe fare qualcosa di più "artigianale" a scopo dimostrativo. Ad esempio:

      - Compri 15 piantine, cercano di sceglierle simili di aspetto, condizioni, crescita.
      - Misuri l'altezza di tutte
      - Posizionale in condizioni più simili possibili (luce, aria, spazio...).
      - A 5 darai per un mese un rimedio omeopatico che favorisce la crescita delle piante.
      - A 5 il placebo che dovrebbe essere più simile possibile all'omeopatico ma senza principio attivo presunto (quindi dovresti vedere com'è fatto il rimedio omeopatico, se con acqua, alcol o se in globuli di zucchero). Se vuoi mi dici di quale si tratta e vediamo cosa si potrebbe usare come placebo.
      - A 5 acqua di rubinetto.

      Per somministrare la sostanza in "cieco", ognuna deve essere contenuta in un contenitore anonimo, chi somministra non deve sapere cosa sta somministrando.

      Dopo il periodo stabilito si misurano di nuovo le piantine e si vede quali sono cresciute meglio (questo può essere un metodo di giudizio di efficacia ma se ne possono scegliere altri). Un metodo ancora meno complicato può essere quello di usare dei semi: ognuno dei gruppi riceve la "sostanza" ed alla fine si conteranno quanti saranno germogliati per vedere se ci sono differenze.

      Quindi con un unico esperimento puoi spiegare la ricerca, la statistica, i concetti di "cieco" e di "placebo" e...l'omeopatia.

      Però ricorda: scrivi tutto prima, prepara l'esperimento, altrimenti un piccolo errore lo invaliderebbe tutto.
      :)

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    5. Grazie! Sto guardando un po' di omeopatici per piante, ne ho trovato uno interessante con diluizioni D6..D100 (sul flacone c'e' scritto cosi', non mi e' ben chiaro, probabilmente ci sono piu' "principi attivi" a diluizioni variabili). Mi servira' un po' di tempo per capire e per anonimizzare il prodotto (non vorrei fare pubblicita' ad una certa marca).
      Riportano tutti la scritta che non sono dannosi per l'uomo e nemmeno per gli insetti. La cosa divertente e' che la stessa scritta e' riportata sull'insetticida omeopatico, con l'aggiunta di "UTILI": "non e' dannoso per l'uomo e per gli insetti UTILI". Se l'aggettivo utili si riferisse anche per l'uomo, potrei provarlo su mia suocera ;)

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    6. D6 significa diluita 1:10 per 6 volte. Quindi contiene qualcosa (una parte per milione) del prdotto originale. D100 è diluita così per cento volte, quindi non contiene assolutamente nulla.
      Cpsa è il D6? O è la stessa cosa diluita a due diluizioni differenti (non ha senso ma lo fanno spesso)? Diverse cose fanno qualcosa a 1 parte per milione. DI solito la cosa diluita è il nome del "rimedio". (es "Nux vomica" è stricnina)

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    7. Si, questo mi era noto. Quello che non capisco e' come mai sono indicate diluizioni diverse sullo stesso prodotto. La notazione era proprio
      D6..D100, come se avessero voluto indicare un intervallo
      Ho presupposto che vi fossero diversi principi "attivi", ma non ne sono sicuro

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    8. bisognerebbe tenere conto però dei principi omeopatatici. quindi dopo una valutazione di ogni singola pianta dare un rimedio adatto ad ogni singola pianta e non uno uguale a tutti. E secondo l'omeopatatica unicista un unico e solo rimedio. Se no si invalida il test automaticamente.

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  5. Per esempio: se l'altezza media della popolazione è di un metro e settanta avremo la maggioranza della popolazione alta circa un metro e settanta.

    Ma neanche per idea.
    Se l'altezza media è di 1,7 m non significa che la maggioranza della popolazione è alta circa 1,7 m. Significa solo che la somma di tutte le altezze divisa per il numero delle persone dà 1,7 m.
    Infatti possiamo avere metà popolazione alta 1,2 m e metà popolazione alta 2,2 m e l'altezza media è 1,7 m benché nessuno sia alto circa 1,7 m.

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    1. In maniera del tutto inconsapevole stai replicando uno degli aspetti messo in chiaro nell'articolo: la statistica e l'uso che ne facciamo. Due persone non sono un campione significativo. E basandoci su misure effettuate su tanti soggetti, la media (anche aritmetica) si avvicina molto al valore più comunemente riscontrato. I due valori limite da te indicati sono solo "disturbo", i lati della "gaussiana".

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    2. Due persone non sono un campione significativo

      Chi ha parlato di "due persone".
      Nessuno ha parlato di quante persone nel campione considerato.
      Non hai capito il messaggio che ho scritto.

      I due valori limite da te indicati sono solo "disturbo", i lati della "gaussiana".

      E chi ha parlato di distribuzione gaussiana?
      Il concetto che ho scritto (e non hai capito) è che la media non implica una distribuzione statistica. La media ti dice il valore medio e basta, non ti dice qual è la la distribuzione statistica che ti dà quella media.
      1,7 m di media può essere ottenuto con infinite diverse distribuzioni.

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  6. Se fossero solo due persone potrebbe pure essere giusto quello che dici, ma secondo la legge dei grandi numeri, con una distribuzione gaussania come è quella dell'altezza di una popolazione), se l'altezza media della popolazione è di un metro e settanta avremo la maggioranza della popolazione alta circa un metro e settanta (cit.)

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    1. con una distribuzione gaussania

      che l'altezza dia distribuita come una gaussiana te lo dice quel link che hai aggiunto tu (e tra parentesi, non è una gaussiana nemmeno lontanamente).
      Quello che ho contestato è l'affermazione per cui se la media è 1,7 m allora la maggioranza della popolazione avrà un'altezza di circa 1,7 m. Un'affermazione che non ha alcun senso matematico se non ci aggiungi l'informazione sulla distribuzione.

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    2. Quel link che ho inserito è solo una specie di calcolatrice molto avanzata, che ti fa notare che tra 141 e 184 cm la curva approssima una gaussiana usando un campione di 35479 persone.
      Inoltre, dal mio precedente post hai ignorato il riferimento alla legge dei grandi numeri, che ti dice che quella è una distribuzione normale se usi un campione sufficientemente grande.

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    3. Le affermazioni di mattia avrebbero un senso solo se già non sapessimo che la distribuzione dell'altezza in una popolazione umana è distribuita in modo unimodale. Siccome tutti -tranne mattia- lo sappiamo, allora non non serve specificarlo.
      Si chiama ragionamento bayesiano. Ma forse mattia è un frequentista.

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    4. si chiama matematica, ma evidentemente non è conosciuta a molti.

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    5. Io invece avrei giurato che la distribuzione fosse bimodale, ragionando sul fatto che in genere le donne sono più basse degli uomini. Che poi le due gaussiane (quella dell'altezza delle donne e quella dell'altezza degli uomini) tendano a fondersi può darsi, ma non dà luogo ad una gaussiana.
      Se la razza umana fosse composta solo da Pigmei e da Watussi, per esempio, avremmo certamente una bella distribuzione a gobba di cammello, non certo una gaussiana!

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    6. La curva Gaussiana (Normale) va da -∞ a +∞, perciò la distribuzione delle altezze di una popolazione (non di un campione!) non può essere una gaussiana. Anche se questa curva possiede interessanti proprietà che la rendono utile per scopi statistici.
      Ma si stava parlando del fatto che la distribuzione delle misure delle altezze è unimodale, non di quale sia il migliore grafico della distribuzione intorno ad una media.

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  7. io di solito quando mi dicono che $NOME_A_CASO e' altamente personalizzato e funziona con la persona rispondo che gli esseri umani hanno il 99% del DNA uguale per tutti, per cui se qualcosa funziona davvero deve funzionare piu' o meno per tutti allo stesso modo. Se non e' cosi' vuol dire che e' placebo...

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  8. Ha ragione Mattia: quello di cui parla il dottore è la moda, non la media.

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    1. In una popolazione con distribuzione unimodale e simmetrica la moda è uguale alla media (e alla mediana).
      L'altezza della popolazione con cui i ginecologi hanno a che fare è distribuita in modo unimodale e (approssimativamente) simmetrico:
      http://www.usablestats.com/lessons/normal
      Ha ragione Salvo.

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  9. Io vorrei raccontarle il mio caso. Qualche anno fa mi venne una chiazza sul mento dove non cresceva più la barba, pelle liscia come il sedere di un bambino, su un'area di 2 cm2.
    Responso del medico: Alopecia areata. Cause conosciute: Stress. Cure possibili: nessuna.
    Per tentare qualcosa il medico mi propose una pomata da mettere ogni mattina ed un trattamento con il ghiaccio secco da fare una volta a settimana. Il trattamento era un po' doloroso e causava a sua volta molto stress.
    Ho durato un mese, poi mi son detto "Ma chi me lo fa fare? Il massimo che mi può succedere è di perdere tutti i peli del viso ... non dovrò più farmi la barba? Che bello!"
    Ho quindi smesso il trattamento e la pomata e nel giro di una settimana i peli sono tornati e non se ne sono più andati.
    Credo che il mio cervello abbia risolto lo stress da solo ... mi sono placebizzato da me.

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    1. … e magari il trattamento e la pomata prevedevano un mese di applicazioni e risultati visibili a sette giorni dalla fine …

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    2. @Sauro
      e' stato un complotto di Big_Razor a farti guarire :)

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  10. In effetti, volendo essere pignoli, la frase
    "...se l'altezza media della popolazione è di un metro e settanta avremo la maggioranza della popolazione alta circa un metro e settanta."
    Non ha alcun senso.

    Secondo me la modifica minima che la rende sensata (assumendo che sia ben descritta da una distribuzione normale in un ampio intervallo, cosa che in effetti non so) potrebbe essere

    "...se l'altezza media della popolazione è di un metro e settanta e la deviazione standard è di 7 cm, la maggioranza della popolazione ha un'altezza compresa tra 165 e 175 cm."

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    1. ...se l'altezza media della popolazione è di un metro e settanta e la deviazione standard è di 7 cm, la maggioranza della popolazione ha un'altezza compresa tra 165 e 175 cm

      Considerando che l'articolo (e la frase) è ovviamente rivolto al grande pubblico e che la statistica non è un argomento conosciuto da tutti, credo che semplificare la frase che suggerisci con quella che ho scritto mi sembra un buon compromesso.
      D'altronde 165 cm e 175 cm sono "circa" un metro e settanta, non per la statistica ma per spiegare un concetto statistico, perché la mia frase voleva spiegare proprio il fatto che se l'altezza media della popolazione è di 170 cm, non significa che tutti misurano 170 cm.

      L'alternativa sarebbe spiegare anche la deviazione standard e complicare le cose e magari discutere di quale popolazione, quanti individui, intervallo e distribuzione, causando discussioni e commenti su una frase ed ignorando lo scopo e l'argomento del post (come d'altronde è successo già per una semplice frase).
      Saluti!

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  11. Posto che l'omeopatia risulta avere una efficacia paragonabile al placebo, le argomentazioni esposte da Di Grazia, e la sua conclusione "non è vero", sono errate.
    In realtà "non è vero" è solo una risposta possibile, ma non dimostrabile.
    Oltre al salto logico noto anche una serie di termini la cui definizione non è esplicitata, e quella implicita è del tutto arbitraria e discutibile (es. che cosa si intende per "stare meglio" o "funziona"? la cosa non è affatto pacifica e scontata come sembra).
    (...continua...)

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    1. Il signor V.G. Scanzani dal salumiere:

      VGS: Buongiorno, un paio di etti di prosciutto crudo tagliato sottile.
      Salumiere: Cosa intende per tagliare? E per sottile? Espliciti, per cortesia, perché potrei esaudire la sua richiesta in dieci modi diversi, come minimo.

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    2. VGS, belle circonlocuzioni piene di vuoto.
      Può per favore portare degli studi effettuati in doppio cieco e pubblicati su riviste SERIE che confermino le sua affermazioni=

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  12. La fitoterapia non è una medicina alternativa ma anzi è concomitante con la pratica allopatica. Principi attivi delle piante sono utilizzati da millenni e negli ultimi secoli in concomitanza con la chimica di sintesi, tanto da doverli elencare nelle interazioni dei medicinali. Scusi ma classificare come "alternativa" la fitoterapia lo trovo fuorviante e semanticamente errato

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  13. Sopra ho detto che la conclusione "non è vero" è errata, e che l'uso di certi termini è vago. Ora vorrei chiarire, ma non è semplice, le cose da dire sono tante ma cerco di sintetizzare al massimo, e questo causerà qualche imprecisione. Mi scuso per la lunghezza.
    (Non rivolto al grande pubblico. Non sono un sostenitore dell’omeopatia e di nessuna CAM. Non rispondo a battute e altre sciocchezze)

    1 – (statistica reificata) Uno dei problemi classici dell'epistemologia è la delimitazione del campo di indagine scientifico. A tal proposito Wittgenstein scriveva "se per miracolo intendiamo un evento che accade una volta sola, allora esso cade totalmente fuori dall'ambito di indagine scientifica". Su ciò la scienza non può pronunciarsi ne in un senso ne in un altro.
    Di Grazia lei scrive che "Raccontare "con me l'omeopatia ha funzionato", è un po' come dire "una volta qui era tutta campagna", [...] I motivi che causano questi "miglioramenti" sono tanti e non per forza misteriosi."
    Queste affermazioni sono un po' approssimative. Innanzitutto notiamo che se "i motivi che causano questi "miglioramenti" sono tanti e non per forza misteriosi", il che è vero, ma allora è una forzatura - anzi è infondato e un po contraddittorio - titolare "…a me ha funzionato: non è vero!".
    Il post non dimostra che l'esperienza personale sia falsa, dimostra solo che "le cose potrebbero non essere cosi". Tutto qui. Col che non abbiamo dimostrato niente: perché potrebbero anche essere cosi.
    L’errore insidioso sta nell’abuso della statistica. Abuso più volte denunciato proprio in ambito scientifico (prima che pseudoscientifico), anche dallo stesso Garattini.
    E' molto facile l'affermazione (che occupa buona parte del post) che "un caso non fa statistica". Il che è vero, perché per sapere se una sostanza è affidabile nell’uso medico l'unico modo è statistico (bottom-up). Il problema è che questo fatto può portare all'errore di negare la validità dell'esperienza singola, capovolgendo il rapporto di causa. Infatti non è vero il contrario: la statistica non determina il singolo caso (top-down), perché non da un risultato binario 1-0, ma appunto probabilistico.
    IN altre parole la statistica è descrittiva, non normativa. Sono sempre i singoli casi (nel loro insieme) che fanno la statistica. Ma la statistica non può dire nulla di certo sul singolo caso. Questo si chiama errore di reificazione.

    (...contnua....)

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  14. (...segue..)
    2 – (Statistica e Clinica) E qui veniamo a un altro errore - a mio avviso anch'esso abbastanza grave - "sono racconti senza valore, interessanti, curiosi ma non fanno testo". In medicina l'alfa e l'omega della professione è e rimane il paziente o i pazienti, e non il paziente "in generale" (o in astratto), ma proprio "questo" paziente, il singolo con nome e cognome. Questo fatto, quando si fanno gli studi epidemiologici e si vede valutare l'uso e il funzionamento di un trattamento, viene espresso dalla formula secondo cui "la significatività statistica non necessariamente è significatività terapeutica". In altre parole la statistica è una cosa (uno strumento), ma la clinica è un altra (ed è questa che fa veramente testo).
    Dire che l'esperienza personale non ha valore e non fa testo, è sbagliato. E’ una conseguenza dell'errore di reificazione di cui sopra. Per un medico invece ha valore e per la medicina fa testo. Faccio un esempio banale: Il medico da a un paziente un farmaco che ha una efficacia statistica del 90%, provata e confermata. Se il paziente dice di non trarne alcun beneficio, e se vi è un modo oggettivo per confermarlo, il medico che continuasse a dargli quel farmaco sarebbe un pazzo, solo perché c'è scritto nei TESTI (lo dice la statistica!!!).
    "Da questi due concetti di significatività statistica e rilevanza clinica deriva che l’assenza di evidenza non è evidenza di assenza" (Altman DA, Bland MJ: Absence of evidence is not evidence of absence. BMJ 1995;311:485, cit. da Catherine Klersy in "Effetto statisticamente rilevante ed effetto clinicamente rilevante", 2001, ecc.)
    Il concetto vale anche se si capovolge l’esempio (il paziente dice di trarne beneficio).
    3- (Effetto placebo) Poi c’è un altro errore connesso: l’uso errato del concetto di placebo. Di Grazia lei dice ""Sono guarito da un'allergia che durava da anni!", ... con un mese di omeopatia tutto si è risolto”. Cosa succede? Probabilmente nulla di strano"".
    Stabilito che "Probabilmente" non significa "non è vero", ma significa "forse ti sbagli", o "forse hai ragione", tutto il ragionamento di Di Grazia (la significatività statistica) con cui Lei pensa “abbiamo risolto il dilemma” in realtà non può in alcun modo smentire a priori (e in alcuni casi neanche a posteriori) l'esperienza singola.
    Infatti la statistica cosa ha descritto? che l'omeopatia NON E' storia naturale, ma HA una efficacia più o meno paragonabile a quella del Placebo. Effetto placebo e storia naturale sono infatti diverse. E questo è dimostrato. Il Placebo funziona, ma non molto e non è affidabile, e quindi non è utilizzabile di routine, ma viene utilizzato da sempre più medici e da psichiatri (in casi non ordinari).
    Date queste premesse è impossibile smentire in alcun modo il singolo, "a me ha funzionato", "non è vero". Non si può dire in quanto non si può dimostrare che era “storia naturale”, perché non hai un controfattuale, perché la statistica non determina il caso singolo, e perché potrebbe essere quell'effetto residuale che la statistica numericamente assimila all'effetto placebo, e che NON è appunto storia naturale.

    Cordialmente

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    1. Il post non dimostra che l'esperienza personale sia falsa, dimostra solo che "le cose potrebbero non essere cosi". Tutto qui.

      Infatti. Ed il titolo ne è l'esempio. Non è vero che l'omeopatia ha funzionato, è vero che hai avuto un miglioramento, non dovuto a quello che pensi ma ad altre cose.

      la statistica è descrittiva, non normativa. Sono sempre i singoli casi (nel loro insieme) che fanno la statistica. Ma la statistica non può dire nulla di certo sul singolo caso. Questo si chiama errore di reificazione.

      Basta leggere la statistica nel contesto di cui parlo, la medicina. In medicina UN caso non fa statistica ma fa UN caso, tanto che quanto ci si imbatte in un caso particolare, strano, non abituale, si descrive questo caso singolo, questa "anomalia", questa "eccezione", abitualmente in scritti che si chiamano "case report".

      L'errore che secondo me fai tu (ma anche altri, ognuno dal suo punto di vista) è quello di leggere questo post come fosse un trattato di statistica quando invece è una semplificazione di ciò che significa in medicina il caso personale. La rondine che non fa primavera.
      Così le precisazioni sull'altezza media o sull'uso del placebo (che per legge e deontologia NON può essere utilizzato da nessuno) sono complicazioni inutili per i fini del post.
      Interessanti ma inutili per il semplice motivo che non sono lo scopo del post.
      Infine:

      è impossibile smentire in alcun modo il singolo, "a me ha funzionato", "non è vero"

      Ancora si ragiona in termini filosofici. Non sono d'accordo. Se guarisci in una settimana da un'influenza dicendo che il merito è tutto del granulo omeopatico in medicina posso dire "non è vero", sia perché la consuetudine e l'esperienza ci dicono che una settimana di durata dell'influenza non sia una guarigione ma un decorso normale ma anche perché, scientificamente, l'omeopatia non ha la capacità di guarire l'influenza, hai quindi smentito ampiamente la testimonianza personale.

      Come vedi le cose esistono da diversi punti di vista ma questo è un blog medico, non filosofico e divulgativo, non per tecnici. Esattamente come il salumiere di prima: se alla tua richiesta di prosciutto sottile ti chiedesse lo spessore in millimetri e la quantità in mg. di grasso richiesto, probabilmente non penseresti "che bravo salumiere..." ma "che palle...".
      :)

      Saluti.

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    2. "Non è vero che l'omeopatia ha funzionato, è vero che hai avuto un miglioramento"

      Se hai avuto un miglioramento allora ha funzionato.
      Che poi lo abbia fatto per certi meccanismi invece che altri è irrilevante ai fini pratici. E poco interessante ai fini teorici, visto che anche questo non è dimostrabile (scientificamente).

      "è una semplificazione di ciò che significa in medicina il caso personale"

      Infatti è sbagliato. Dire che ""l'esperienza personale" non ha alcun valore medico né è scientificamente utile" è FALSO. Anche come semplificazione. Non funziona cosi in medicina o in statistica, o almeno non sempre.
      Se fosse vero una bella fetta di studi epidemiologici sarebbero impossibili o privi di valore (es.tutti quelli dove occorre interrogare il paziente, per es. per testare un analgesico). Se l'esperienza individuale non ha valore lo studio statistico non ha valore.

      "hai quindi smentito ampiamente la testimonianza personale.".
      Per i motivi spiegati, che lei non ha commentato, a rigore non smentisce nulla. E' solo la sua opinione.

      Che palle? certo, capisco che non è piacevole ricevere critiche un pochino piu precise, specialmente quando c'è di mezzo l'editoria... Pero' le critiche sono il sale della scienza e del pensiero critico, e non sarebbe corretto pretendere dalla controparte prove e precisione scientifica assoluta, mentre dalla propria pretendere esenzioni.

      Io sono vegetariano, per cui non parlo con salumieri di solito.

      cordialmente

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    3. "Io sono vegetariano"
      Eh, si intuiva che sotto c'era la magagna.

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    4. Se hai avuto un miglioramento allora ha funzionato.
      Che poi lo abbia fatto per certi meccanismi invece che altri è irrilevante ai fini pratici. E poco interessante ai fini teorici, visto che anche questo non è dimostrabile (scientificamente).


      No, sbagliato.
      Se hai avuto un miglioramento, non significa che sia dovuto all'omeopatia. Per capirlo si fanno gli studi su un campione significativo di individui e si dimostra che l'omeopatia non migliora nulla.
      La scienza conclude: il tuo miglioramento è dovuto a qualcosa (di noto o meno) ma certamente non all'omeopatia.
      Ma questo non si applica solo nei casi di miglioramento ma anche in quelli di funzionamento in generale.
      Se il raffreddore passa senza fare uso di nulla in 5 giorni mentre usando l'omeopatia passa sempre in 5 giorni, possiamo sostenere, con sufficiente certezza, che il ruolo dell'omeopatia in questo caso è nullo.

      Ripeto: questa è medicina, non filosofia.

      es.tutti quelli dove occorre interrogare il paziente, per es. per testare un analgesico

      Sbagliato.
      Non interroghi "il paziente" ma "i pazienti", l'esperienza personale in medicina si chiama "aneddotica", al massimo diventa un aneddoto pubblicato con nome inglese di "case report" ("resoconto di un caso") che diventa un "caso" proprio perché non è la regola ma un caso singolo, aneddotico, non generale.

      Io sono vegetariano

      Di questo non possiamo avere certezza.
      Durante la notte (ma anche per chi fa uso di mezzi di locomozione scoperti) ingeriamo molti insetti ed esponenti del mondo animale.
      Lo stesso cibandoci di frutta e verdura (vermi, larve, parassiti, insetti, artropodi ed altro).
      Il termine vegetariano è quindi generico, non corrisponde a realtà e non scientificamente corretto.
      Poi, esperienza personale, sono tutti vegetariani a parole ma sotto sotto la braciola la sbranano volentieri.
      ;)

      Saluti.

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    5. "Se hai avuto un miglioramento, non significa che sia dovuto all'omeopatia. Per capirlo si fanno gli studi su un campione significativo di individui e si dimostra che l'omeopatia non migliora nulla."

      Completamente Falso.
      Gli studi non dimostrano che l'omeopatia non abbia effetto, dicono solo che ha un efficacia numericamente paragonabile al placebo. L'effetto degli omeopatici è verificato, ma non è superiore al placebo.
      Quindi è falso dire che l'omeopatia non migliora nulla.

      Infatti questo studio, per esempio, conclude "This finding is compatible with the notion that the clinical effects of homoeopathy are placebo effects."
      http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(05)67177-2/fulltext
      Quindi se l'omeopatia ha effetti di tipo placebo allora funziona, e puo' provocare miglioramenti (come lei stesso ha ammesso). Effetti che sono causati dall'omeopatico in quanto placebo.
      E il placebo è usato in medicina anche da medici e psichiatri. Perchè funziona.

      "La scienza conclude: il tuo miglioramento è dovuto a qualcosa (di noto o meno) ma certamente non all'omeopatia."

      Assolutamente falso. Nessuno studio fornisce "certezze", meno che mai che il miglioramento non dipenda dall'omeopatico. Dipende proprio da esso secondo un (probabile) meccanismo placebo.

      "Non interroghi "il paziente" ma "i pazienti""

      Tutti insieme? :-)
      Ogni paziente dello studio viene interrogato singolarmente (a voce o con questionario), e la sua testimonianza diventa la sostanza della statistica, insieme agli altri 999. E' in tal caso FONDAMENTALE l'esperienza del singolo, la cui validità lei invece nega di netto.

      Quindi dire che ""l'esperienza personale" non ha alcun valore medico né è scientificamente utile", è totalmente falso, anzi questa mi consenta ma è veramente grossa.

      Di fronte a simili affermazioni tranchant non diventa difficile immaginare come mai alcuni poi si rivolgano ad altre medicine fasulle.

      "Poi, esperienza personale,"

      ma come? non ha detto che "l'esperienza personale non ha alcun valore" ? :-)

      Cordialmente.

      Elimina
    6. Evidentemente, il sig. Valerio è molto sensibile alla precisione della comunicazione.
      Forse, se gli si dice che non ha rilevanza l'esperienza personale isolata, si rasserena un po'.

      Inoltre, sulla questione placebo, del quale egli conoscerà certamente la natura, gli sarà d'aiuto sapere che l'omeopatia non è spacciata come tale.
      Provi adesso a mettere insieme i pezzi, come in un puzzle, cercando di ignorare quei fastidiosi solchi tra un componente e l'altro, così da comprendere il quadro generale e quindi il significato della sentenza per cui la suddetta "medicina alternativa" non funziona.

      Saluti

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    7. "se gli si dice che non ha rilevanza l'esperienza personale isolata"

      Non c'è bisogno . L'ho già specificato io sopra: "Sono sempre i singoli casi (nel loro insieme) che fanno la statistica." Ma lei era troppo occupato col salumiere.
      Ma dire che non ha rilevanza rimane sbagliato.
      Se l'esperienza individuale ha valore insieme a quella degli altri, ha valore anche isolatamente. Non solo negli studi statistici ma anche per un medico. Non è che la testimonianza individuale è valida prima dello studio, e se poi lo studio da esito negativo, diventa non valida.

      Ne ho già parlato e ho fatto anche esempi e indicato testi (di medici). Che lei ha ignorato o non letto o non capito. E’ l'errore di reificazione, che capovolge i rapporti di causa effetto, e trasforma la statistica da descrittiva in normativa. Rispiego brevemente:
      prendo 1000 persone e faccio lo studio statistico (CRT) della sostanza X vs placebo e trovo che su 700 persone non c'è stato alcun risultato, su le altre 300 si. In base hai parametri stabiliti trovo che p>>0,05 e quindi il test non è significativo. Concludo che X non ha superato il test. e bla bla bla. BENE.

      PERO, non ho dimostrato che ogni singola esperienza positiva di quei 300 pazienti è FALSA. Rimane vera, anche isolatamente, e anche nei futuri pazienti il 30% presenterà dei miglioramenti, e non si può dire "non ha valore perché lo dice lo studio". perché lo studio non lo dice.

      L'errore di reificazione o inversione causa-effetto, sta nel prendere il risultato del test e concludere "siccome il test non è significativo ALLORA ogni altra esperienza testimoniata del singolo è falsa". Non è vero. Questa è una balla. Ma questo l'ho già spiegato e le ho fornito anche della letteratura (vedi sopra, punto 2- statistica e clinica).

      Lo stesso concetto si può formulare in un altro modo: la medicina non è riducibile alla epidemiologia analitica (statistica), la quale è un (importante) ausilio.

      Secondo punto "gli sarà d'aiuto sapere che l'omeopatia non è spacciata come tale."

      I meccanismi d'azione sono un altro problema che - contrariamente da quanto asserito da Di Grazia - gli studi epidemiologici non indagano, perché non sono progettati per farlo. Stabiliscono solo l'efficacia statistica fissando una soglia e un’ipotesi zero. Punto. Anche qui ho già scritto, e di nuovo lei non ha letto "Che poi lo abbia fatto per …. Ecc. ecc.”

      Ma a me personalmente non interessa questo tema. AI FINI PRATICI se c'è un miglioramento la terapia ha funzionato. Mi Interessa correggere una interpretazione distorta della medicina, cosa che non invento io ma chi se ne occupa direttamente. Es.:

      Tom Jefferson, epidemiologo ISS, scrive: “ …Da un po’ di tempo, chi lavora alla sintesi delle prove scientifiche si è reso conto, fatti alla mano, che la stragrande maggioranza di ciò che si legge e si dice nella scienza biomedica è di dubbia qualità”. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1676330/

      Garattini “Nella nostra medicina, quella che consideriamo ufficiale, …molto spesso, il farmaco che dovrebbe essere uno strumento di salute, diventa prodotto di consumo… il CRT oggi è lo strumento per testare i farmaci, ma è diventato un mito.”. Convegno cicap 2015.

      Concludendo credo sia proprio l'inconsistenza di questa interpretazione “mitologica” ad aver decretato “persa” questa battaglia. Infatti non solo l'omeopatia, ma anche le altre medicine tradizionali e complementari , hanno in tutti questi decenni aumentato la loro diffusione. La stessa OMS incentiva e promuove queste pratiche, e fornisce i numeri di questa avanzata.
      Legga bene prima di ripetere cose già dette e spiegate. E' più utile che fare ironia.

      La filosofia non c'entra niente, e le opinioni di Di Grazia non rappresentano la medicina.

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    8. Quindi se l'omeopatia ha effetti di tipo placebo allora funziona

      No. Continua a parlare di medicina come se fosse filosofia e continua a sbagliare. :)

      Se un farmaco funziona come un placebo (o meno), non è terapeutico, non è efficace, non funziona, non si userà, per definizione. In medicina è così, per questo si paragonano i farmaci da testare al placebo, perché il placebo è una sostanza inerte, non ha nessun effetto. Quindi l'omeopatia non ha nessun effetto, come il placebo. Avere il 5% di effetti su una malattia (come per il placebo, ammettiamo, con la cefalea) significa, in medicina, che non c'è nessun effetto.
      Anche senza fare nulla migliorerai un mal di testa (in molti casi), questo non significa che "fare nulla sia efficace". Beh, forse in filosofia sì.

      E il placebo è usato in medicina anche da medici e psichiatri. Perchè funziona.

      Ma non è vero.
      È proibito usare placebo all'infuori di sperimentazioni autorizzate e con il consenso del paziente.

      insieme agli altri 999. E' in tal caso FONDAMENTALE l'esperienza del singolo

      Amico mio, gliel'ho detto (mi sento un po' Razzi), continui ad occuparsi di filosofia. :)
      La medicina non è il suo forte (e nemmeno la statistica).

      Quindi dire che ""l'esperienza personale" non ha alcun valore medico né è scientificamente utile", è totalmente falso, anzi questa mi consenta ma è veramente grossa.

      Nel suo mondo forse sì, in medicina no.
      Un'esperienza singola resta un'esperienza singola, aneddotica, non ha valore scientifico finché non confermata con ulteriori esperienze. Tranne se non hai esperienze migliori. Se analizzi una malattia rara, che nessuno conosce, anche un'esperienza singola può essere interessante, nei grandi numeri, delle patologie comuni, "a me è successo che" non vale NULLA.
      Provi a fare accettare una qualsiasi sua teoria o idea scientifica che derivi dalla sua "esperienza singola", ci provi. :)
      Se domani in ospedale un chirurgo volesse operarla a cuore aperto avendo fatto prima solo un intervento lei scapperebbe a gambe levate ed avrebbe pure ragione.
      In quel momento la sua filosofia scomparirebbe in un attimo.

      ma come? non ha detto che "l'esperienza personale non ha alcun valore" ?

      E confermo, come confermo che lei continua a fare filosofia e non coglie. Proprio non coglie. I filosofi ragionano sulla vita ma non hanno mai visto un cuore pulsare dal vivo. Io non avrò mai ragionato sulla vita ma so che senza cuore che pulsa questa si ferma.

      Comunque mi sembra una discussione poco interessante, inerpicarsi tra le parole e le definizioni pur di darsi ragione è noioso, quindi dica quello che vuole, non credo dibatterò oltre.
      Saluti!

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    9. ”Se l'esperienza individuale ha valore insieme a quella degli altri, ha valore anche isolatamente.”

      Per la Fisica, una statua di marmo può teoricamente muovere un braccio, se tutti gli atomi della materia si spostano insieme, nello stesso istante, nella stessa direzione; eppure credo che nessuno - ovviamente a meno che gli avvistamenti non si moltiplicassero - si sentirebbe di dare valore di verità alla testimonianza di qualcuno che dicesse di aver visto una cariatide alzare un arto.

      Ma ammettiamo pure il caso che, per una serie di straordinarie coincidenze, un prodotto omeopatico contribuisca (con l’unica molecola sopravvissuta alla diluizione) a ottenere un determinato risultato. Mi dice che giudizio di affidabilità ed efficacia reale darebbe a un prodotto così, escludendo l’effetto placebo, che qui nessuno disconosce e che comunque non è dovuto intrinsecamente al composto preso in esame?

      -

      Dei suggerimenti alla lettura che mi ha dato (grazie) non sono completamente a digiuno, anche se ovviamente la mia è una conoscenza molto superficiale. Diciamo che ero già consapevole dell’esistenza di certe riflessioni, che considero una critica comprensibile e addirittura doverosa, ma utili solo alla inazione (o alla fuffa, se nelle mani sbagliate) nel momento delle decisioni. Non vedo per il momento motivi di pensarla diversamente, finché tali riflessioni non si concretizzano in paradigmi di giudizio chiaramente migliori di quelli attualmente usati per verificare le azioni dei farmaci e quindi decidere le cure da adottare alla bisogna.

      P.S.: devo ringraziarla doppiamente: leggere lei che scrive “AI FINI PRATICI” mi ha allietato la giornata.

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    10. Anch'io concludo qui lo scambio con lei

      ----------------
      "il placebo è una sostanza inerte, non ha nessun effetto. Quindi l'omeopatia non ha nessun effetto, come il placebo." Di Grazia

      Probabilmente deve aver cambiato idea, perchè due anni fa scriveva

      "Placebo: il niente che cura"
      "L’effetto [placebo] è molto potente"
      "L’effetto placebo funziona praticamente sempre e può essere rinforzato"
      "una puntura placebo è più potente di una pillola "
      "è anche la fisiologia a rispondere all’effetto, "
      "la mente è stata più efficace di una sostanza chimica." Di Grazia

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/10/effetto-placebo-il-niente-che-cura/837518/

      E' noto che un eccessivo dogmatismo finisce per smentire se stesso. :-)

      -----------------
      "È proibito usare placebo all'infuori di sperimentazioni" Di Grazia

      E' lei che fa filosofia. Helsinki è una cosa, la realtà è un'altra. Il Placebo si usa (sia pure in casi limitati), fuori dalle sperimentazioni):

      "Diversi sondaggi sui medici di famiglia europei, hanno fatto emergere che la stragrande maggioranza ha usato almeno una volta nella pratica clinica un placebo. (Andrea Posocco, Medico; Rosario Falanga, Medico )

      "Most practitioners questioned in this study continue to use placebos. Used wisely, placebos might have a legitimate place in therapeutics. Wider recognition of the practice and debate about its implications are imperative."
      http://www.bmj.com/content/329/7472/944?goto=reply&variant=full-text

      "there can be little doubt that the prevalence of placebo use outside of clinical trials is not negligible"
      http://bmcmedicine.biomedcentral.com/articles/10.1186/1741-7015-8-15

      (... la lista è lunga...)

      Elimina
    11. Marcoz:
      "Mi dice che giudizio di affidabilità ed efficacia reale darebbe a un prodotto così, escludendo l’effetto placebo, che qui nessuno disconosce e che comunque non è dovuto intrinsecamente al composto preso in esame?"

      Non capisco la domanda. E' probabile (io lo penso) che i risultati dell'omeopatico siano dovuti solo al bias dell'effetto placebo. Gli studi portano in questa direzione.
      Questo comporta SOLO che l'omeopatico non supera la soglia prevista per i farmaci con principio attivo. Pertanto non possono essere considerati tali. Punto. Le speculazioni su quante molecole rimangono a questo punto oziose, inutili e vanno bene come narrativa per alimentare i webeti.
      Chissà perchè i debunker parlano solo di questo e non per esempio delle fisioterapie (egualmente prive di fondamenti scientifici, a carico SSN).

      Per il resto l'omeopatico non è vietato e anzi puo essere scaricato dalle tasse, e alcuni medici lo prescrivono. La mia personale opinione è che l'omeopatia come altre pratiche consimili, è placebo. E che i medici la prescrivano al posto dei placebo, come surrogato, perchè non incorrono nei divieti deotologici (per motivi sociologici e psicologici che qui non possiamo trattare).
      Poichè l'informazione ormai è ampia e pervasiva, ma non è sufficiente a scardinare l'uso di questi prodotti, ritengo che vi sia alla base la volontà subliminale di autoinganno: alcune persone vogliono credere in qualcosa di alternativo. E per me va rispettata non aggredita.

      "riflessioni..., utili solo alla inazione (o alla fuffa, se nelle mani sbagliate) nel momento delle decisioni."

      Quali azioni? Credo nella libertà di cura. Ovviamente la prima obiezione è "si, ma te la paghi da solo, non te la pago io contribuente" .
      Anche su questo sono contrario. E' retorica. Anche chi fa uso di omeopatici è contribuente, e ha diritto di decidere come si spendono i soldi, tanto quanto lei.
      La battaglia contro le CAM è già persa: si usano sempre di piu e sono già a carico dello stato. OMS le incoraggia, UE e stato le regolamentano.
      I fatti sono questi. Piacciano o meno. Le guerre ideologiche sono sempre buone per vendere libri.

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    12. ”E' probabile (io lo penso) che i risultati dell'omeopatico siano dovuti solo al bias dell'effetto placebo.”
      Beh, siamo d’accordo che, fino a prova contraria, gli eventuali successi del rimedio omeopatico non sono dovuti al composto contenuto nelle confezioni.

      " l'omeopatico non supera la soglia prevista per i farmaci con principio attivo"
      La frase così strutturata potrebbe dare ad intendere l'esistenza di farmaci senza principio attivo. È solo una mia impressione?

      "Le speculazioni su quante molecole rimangono a questo punto oziose"
      Ho menzionato la presenza della molecola di principio attivo solo per concedere, nel discorso, una possibilità teorica di "successo" al prodotto omeopatico, così come nelle premesse era concesso al movimento del braccio della statua.
      Così facendo speculavo, si può dire, ma non di certo nella evidente accezione negativa attribuitami.

      Chissà perchè i debunker parlano solo di questo e non per esempio delle fisioterapie (egualmente prive di fondamenti scientifici, a carico SSN
      Frequento pochi debunker (li si potrebbe contare sulla mano di un vecchio addetto alla sega circolare), quindi non posso giudicare. Ma se per caso l’appunto è rivolto anche a questo blog, mi sento di dire che il bersaglio è fuori fuoco, visto che qui non sono poche le pratiche mediche messe sotto i riflettori, oltre all’omeopatia.

      ”Per il resto l'omeopatico non è vietato e anzi puo essere scaricato dalle tasse, e alcuni medici lo prescrivono.”
      Mi pare scientificamente poco rilevante.

      ”E per me va rispettata non aggredita.”
      L’assertività viene scambiata per aggressività dalle persone permalose o, nella migliore delle ipotesi, insicure (psicologicamente parlando).
      Si può convenire che il comunicatore debba tenere in considerazione queste evenienze, e ridurre al minimo la possibilità di essere frainteso, a beneficio della comunicazione.
      Ma anche questo aspetto riguarda ben poco l'approccio scientifico per determinare l'efficacia di un preparato.

      ”Credo nella libertà di cura. Ovviamente la prima obiezione è "si, ma te la paghi da solo, non te la pago io contribuente” .Anche su questo sono contrario. E' retorica.”
      Non lo escludo. Però, se fossi in lei, farei questa affermazione a chi mette sul piatto la questione, passando dalla Scienza al Sociale.

      Buona serata

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  15. "Non rispondo a battute e altre sciocchezze"
    E ci mancherebbe, si vede che lei è di un'altra categoria.

    Ciononostante, lei sembra non cogliere l'essenza dell'articolo (testo che non è scevro da semplificazioni espresse in maniera discutibile, è vero) che si poggia su una serie di presupposti più ampiamente trattati, e con maggior precisione, in questo blog.
    In questo, il suo salumiere ha una marcia in più di lei, anche se non sa di epistemologia, quando le dà il suo bel paio di etti di prosciutto. Almeno, spero che accada così per la sua alimentazione, che deve far fronte a un siffatto consumo di energie cerebrali.

    Saluti

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  16. Molto spesso chi propaganda le cosiddette medicine alternative non racconta affatto falsità o bugie. Si limita a descrivere qualcosa in realtà normale come se fosse invece sorprendente, del tipo “avevo un tumore, lo ho rimosso con un intervento chirurgico, ho fatto radioterapia, chemioterapia ma sono guarito grazia alla terapia alternativa XX”. Questo è in realtà come si comportano gli illusionisti. Molte persone credono che chi indovina una carta presa nel mazzo da un’altra persona sia qualcuno abilissimo con le mani. Questo magari è anche vero, ma la vera bravura è la preparazione dietro al numero e soprattutto nell’essere convincente distogliendo l’attenzione su cosa sta succedendo per davvero. Mi diverte molto guardare i numeri degli illusionisti nei talent show in giro per il mondo. C’è un tizio che posta delle possibili spiegazioni su questo canale youtube.
    https://www.youtube.com/channel/UCPOIyxiKstF33k075yChhGQ
    In realtà sono stato un po’ deluso dopo averlo visto, perché certi trucchi sono davvero semplici, tipo quello di indovinare una carta presa a caso dal mazzo (il prestigiatore sa benissimo che anche se mostra le carte tutte diverse chi prende la carta ne potrà scegliere esclusivamente una ben specifica, che riapparrà “magicamente” da qualche altra parte).
    Per tornare alla medicina alternativa, molti credono che la sua “efficacia” sia nell’effetto placebo. In realtà, la vera “efficacia” è nell’illusione, per trattare (come spiegato nel post) una condizione che si risolverebbe comunque da sola o utilizzandola come “medicina complementare”. Il farmaco realmente efficace compie il suo lavoro e la caramellina di zucchero omeopatico “allevia i sintomi”. Non è un caso che il presidente del CICAP sia un prestigiatore, perché è proprio su banali trucchi da illusionista che le pseudoscienze (tutte, non solo le pseudocure) prosperano.

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  17. Un giorno da ragazzino mi svegliai cpn un terribile mal di pancia.
    I miei chiamarono il medico che però non poteva passare prima di mezzogiorno... tutta la mattina fui tormentato da dolori lancinanti, mentre mia madre mi ripeteva "Non preoccuparti, tra poco arriva il medico".
    Ebbene, quando il medico finalmente arrivò il mio dolore sparì quasi completamente - e non ero affatto guarito, infatti il medico mi spedì con una certa urgenza in ospedale dove fui operato di appendicectomia.
    Ovviamente ero così disperatamente in attesa del medico che il suo solo apparire bastò a farmi stare meglio. Ma se mia mamma quel mattino mi avesse dato un granello di zucchero omeopatico, forse oggi sarei qui a dire "eppure su di me ha funzionato" :-)

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    1. Guarito. O forse morto di peritonite.
      C'è anche questo aspetto nelle medicine alternative.

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  19. Salve seguo spesso il suo blog e mi trovo spesso in totale accordo con ciò che scrive, però questa volta, in questo articolo, ho letto una sua frase che mi lascia perplesso

    "Non esiste cura per le malattie virali, questo significa che per malattie come l'influenza l'unica possibilità è cercare di limitare i fastidi (febbre, mal di testa, brividi...) ed attendere il normale evolversi della malattia."

    Mi sta dicendo che un antibiotico non ne accelera la guarigione?

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  20. Alex l'antibiotico, come dice il termine stesso, agisce contro i batteri. I virus non sono "vivi" nel senso stretto del termine. Il dottor Di Grazia mi correggerà se non sono stato preciso.

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  21. Riassumiamo, se no diventa una discussione filosofica.
    Omeopatia = "vieni, la mamma ti da un bacino sulla bua, così ti passa"
    CON ME funzionava.

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    1. Esatto! Ma questo non viene afferrato da chi dice che l'effetto placebo sui bambini e sugli animali non ci può essere...

      BTW, la discussione è già diventata filosofica, dal momento che il nostro ultimo interlocutore si occupa proprio di questo (e anche di altri argomenti già sviscerati - o meglio eviscerati - da Salvo), come da rapidissima ricerca con Google.

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  22. Vorrei un suo parere sul mio caso. Ho usato un rimedio omeopatico, Ledum palustre, per allontanare le zanzare. La prima volta che l'ho preso (20 gocce una volta al giorno per tutto il periodo da giugno a settembre) ho notato con stupore che le zanzare si posavano su di me ma, contrariamente al solito, non mi pungevano. Ora dubito che le zanzare risentissero di un qualsiasi effetto placebo :) Tuttavia l'anno successivo ho utilizzato lo stesso prodotto e non ha avuto effetto. Non sono mai stato seguito da un omeopata, non credendo razionalmente nell'omeopatia, però trovo interessante la possibilità che possa avere una qualche efficacia al di là di possibili effetti suggestivi. Cosa ne pensa?

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    1. L'effetto placebo avrebbe potuto funzionare su di te, non sulle zanzare... :)
      In ogni caso (ed il post che commenti lo dice) non sappiamo con sicurezza cosa possa essere successo ma sappiamo che un prodotto omeopatico non causa questi effetti. Le spiegazioni possono essere tante, dalla tua errata valutazione a fattori esterni, dal fatto che la prima volta (da "miscredente", che voleva capire se quel prodotto funzionasse) facevi caso a tutte le zanzare che si posavano su di te, la seconda volta, ormai abituato non ci facevi più caso e quindi non puoi paragonare i due momenti, insomma, non sappiamo perché ma sappiamo che molto probabilmente l'omeopatia non c'entra nulla.
      :)

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  23. Caro Dottore, Mi fa tanto piacere leggere qualcosa di sensato (complimenti per tutto intanto). Ma mi sono veramente avvilita quando mi è arrivata questa mail dall'Ordine dei Medici di Ferrara (a cui appartengo):

    "Sperando di fare cosa gradita, si allega alla presente la brochure dell'evento "L’OMEOPATIA NELLA SINDROME INFLUENZALE E NELLE MALATTIE RESPIRATORIE" etc.etc.
    Non ci sono parole. Cari saluti Lina Stefani

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  24. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  25. Le contestazioni di VG Scanzani non sono molto chiare. Non so se dipende dal fatto che non conosce bene l’argomento o da una cattiva espressione della sua conoscenza.
    Premesso che sono d’accordo con lui sul fatto che i placebo siano medicine potenti, e che i “farmaci” omeopatici abbiano un effetto non superiore ai placebo, cerco di raddrizzare alcune affermazioni.

    “… IN altre parole la statistica è descrittiva, non normativa. Sono sempre i singoli casi (nel loro insieme) che fanno la statistica. Ma la statistica non può dire nulla di certo sul singolo caso”.

    La statistica è solo una delle scienze su cui sono basate le attività dei medici, allo stesso modo della chimica o della fisica. Perciò non può essere altro che descrittiva. La disciplina che prescrive ai medici come comportarsi è la Teoria delle Decisioni (o Teoria dell’Azione Ragionata), che è posta al confine tra scienza ed etica ed offre la possibilità di fare la scelta migliore per le persone che ci chiedono aiuto.*
    Naturalmente la statistica non può dirci nulla di certo su cosa accadrà al prossimo paziente. Ma può predire la probabilità che certi avvenimenti riguardanti il paziente si verifichino. Sta al paziente -adeguatamente informato- scegliere quali rischi correre.

    “… Il medico da a un paziente un farmaco che ha una efficacia statistica del 90%, provata e confermata. Se il paziente dice di non trarne alcun beneficio, e se vi è un modo oggettivo per confermarlo, il medico che continuasse a dargli quel farmaco sarebbe un pazzo, solo perché c'è scritto nei TESTI (lo dice la statistica!!!)”.

    Vedi spiegazione di sopra. Se la frase di VGS significa che il farmaco agisce sul 90% delle persone che lo prendono, significa anche che la statistica predice che su 10 persone non avrò effetto. Il medico saggio usa tutti i dati a sua disposizione per fare la scelta terapeutica (insieme col paziente!). Se il paziente ritiene di essere in quel 10%, il medico usa i dati statistici per fare la scelta ragionata migliore. La statistica non è normativa, come lei stesso afferma.

    “… è impossibile smentire in alcun modo il singolo, "a me ha funzionato", "non è vero". Non si può dire in quanto non si può dimostrare che era “storia naturale”, perché non hai un controfattuale, perché la statistica non determina il caso singolo, e perché potrebbe essere quell'effetto residuale che la statistica numericamente assimila all'effetto placebo, e che NON è appunto storia naturale”.

    La professione del medico non è quella del ricercatore. Questi ha il compito di trovare se una data teoria è vera o falsa (i “farmaci” omeopatici sono meglio del placebo?). Il medico ha il compito di aiutare la persona che chiede aiuto, anche spiegandogli che certi effetti delle pillole non sono mediati dall’effetto farmacologico, ma da meccanismi anche psicologici. Altrimenti gli stessi meccanismi renderanno la persona facilmente aggredibile da predatori senza scrupoli come quelli descritti da Salvo su queste pagine.
    (Il resto dell’affermazione è per me incomprensibile).

    * Wulff HR. How to make the best decision. Philosophical aspects of clinical decision theory. Medical Decision Making 1981; 1; 277-283.

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  26. Questo articolo casca a fagiolo, dopo una discussione col mio veterinario di fiducia sull'utilizzo dell'omeopatia in veterinaria.
    Conosco questo medico veterinario da molti anni e lo stimo, è persona molto intelligente e razionale ma... quando siamo capitati per caso sull'argomento omeopatia, mi ha spiazzata.
    Mi dice che la sua clinica veterinaria ha iniziato a praticarla a seguito dell'aumento delle richieste da parte dei proprietari di animali. Dunque una sua collega ha fatto un corso e talvolta prescrive questi rimedi. Ok (si fa per dire, non è molto ok), fin qui capisco anche se non condivido, sfruttiamo l'effetto placebo (che però secondo lui non esisterebbe nel gatto, affermazione che si può facilmente smentire).
    Poi però mi dice che lui utilizza due rimedi che sono efficaci per la formazione del callo osseo post-intervento chirurgico ortopedico sul cane: "La prima volta ho provato con questi rimedi perché non sapevo più che fare, dato che erano già passati più di tre mesi. Dopo 15 giorni di "cura", la frattura è guarita."
    A nulla è valso ipotizzare che forse quel cane ci ha messo semplicemente più tempo di altri a guarire, e che tutti i cani successivi sono guariti indipendentemente dai rimedi, dato che ha iniziato a prescriverli a tutti.
    Entrando nel merito dell'omeopatia, mi sono quindi accorta che non sapeva nulla dei principi su cui si basa e che ignorava persino che per legge i prodotti omeopatici non possono contenere sostanze farmacologicamente attive.
    Dunque mi risponde che non sa darmi una spiegazione sull'efficacia, ammette di trovarsi solo nel campo dell'aneddotica, ma lui ha visto che funziona.
    Quindi che dire, io non cambierò veterinario perché è comunque un valido professionista oltre a essere una brava persona, ma mi chiedo come mai anche persone che si sono sempre dimostrate molto razionali, riescano a un certo punto, spinti dalla pressione mediatica o da quella dei pazienti, a inciampare così e cascarci, anche se solo parzialmente.
    E' un fenomeno tanto interessante quanto triste, così come lo è il fatto che a differenza di quanto sta accadendo nella medicina umana, in quella veterinaria l'omeopatia sia in ascesa.

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    1. mi chiedo come mai anche persone che si sono sempre dimostrate molto razionali, riescano a un certo punto, spinti dalla pressione mediatica o da quella dei pazienti, a inciampare così e cascarci

      Nessuno è immune ed anche i più razionali sono...irrazionali.
      C'è una persona che si occupa sul web di smentire bufale e falsità (no, non è Attivissimo), quindi combatte l'irrazionale. Si è occupato anche di medicina, ovviamente smentendo quelle non scientifiche.
      Un giorno mi parla di un prodotto che stava usando per un suo problema e quando ho chiesto di cosa si trattasse mi ha parlato di un prodotto senza principio attivo (neanche omeopatico, proprio ufficialmente senza nessun principio attivo) che diceva di sfruttare presunte onde energetiche (di ignota provenienza) per curare il problema.
      Ebbene, lo "scettico" giurava che su di lui questo prodotto stava funzionando.
      Gli ho fatto presente che stava ragionando come un "paziente omeopatico", stavamo parlando di una cosa SENZA sostanze attive, senza motivo per funzionare, senza nessuna azione sul corpo (erano dei cerotti). Niente, per lui non era possibile, funzionava, non si sa come ma funzionava.
      Io insistevo: "come, proprio tu che spieghi perché l'omeopatia non può funzionare poi mi caschi su qualcosa "peggiore" dell'omeopatia?".

      Bene, si è offeso e mi ha tolto il saluto.
      :)

      Per dire...

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    2. Ah fantastico, andiamo bene. Allora ti faccio un'altra domanda: perché se nessuno è immune (ed è un'affermazione che condivido, soprattutto in casi estremi), a noi non succede? Preciso che io di problemi di salute ne ho avuti moltissimi negli ultimi sei anni. Perché io non ci casco neanche nei momenti più difficili e di maggiore sofferenza e anzi continuo a confidare nella medicina e ad accettarne i limiti?

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    3. Perché probabilmente manteniamo razionalità anche quando altri la perdono e c'è anche da dire che probabilmente non abbiamo mai dovuto mettere seriamente alla prova la nostra razionalità. Dipende da molte cose, ad esempio io ero molto irrazionale ai tempi dell'università, quando prima di un esame mi abbandonavo a gesti scaramantici inutili (ma non cose strane, piccole cerimonie, per esempio ordinare perfettamente una scrivania perché altrimenti l'esame sarebbe andato male).
      Poi c'è anche una componente di ignoranza: se non so cos'è l'omeopatia ho più possibilità di crederci, se sono convinto che Big Pharma complotta contro di me, sarò più portato a credere alle cure segrete e così via.

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    4. Quello che racconti è capitato davvero a tutti, da giovani è molto comune questo tipo di irrazionalità, poi però si cresce, si capisce, si sceglie. Si sceglie anche di restare ignoranti, e credo che dipenda molto dall'incapacità di gestire la paura, paura della malattia o per situazioni che presentato grandi difficoltà. Alla fine penso che risieda in questo il problema: non essendo in grado di gestire la paura e di far fronte alle situazioni, ci si aggrappa a qualcosa di irrazionale, perché non si riesce ad accettare sia i propri limiti sia quelli della scienza.
      Comunque grazie, i tuoi articoli offrono sempre moltissimi spunti di riflessione.

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    5. ...che presentano grandi difficoltà*

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  28. Vorrei inserirmi solo per discutere del singolo caso. Non credo che la scienza medica e la scienza in assoluto disconoscano i casi singoli. C'è stato a nostra conoscenza un solo big bang, c'è un solo pianeta a noi noto dove sia nata la vita, e potrei andare avanti, e sono fenomeni studiati moltissimo. La questione quindi non è tanto di tipo cognitivo, e qui la scienza potrebbe esserci di aiuto, ma di una procedura standard per procurarsi un farmaco. Per i farmaci serve necessariamente la ripetitività certa del fenomeno. E' serve ad esempio per i sistemi previsionali meteorologici, è il motivo per cui non si possono prevedere i terremoti col radon anche se una volta uno per caso ci ha quasi azzeccato.
    La farmacologia quotidiana non può solo riferirsi a una generica scienza cognitiva, di stampo quasi filosofico, ma deve basarsi su una tecnica riconosciuta e stabile, condivisa da tutti. Cui di solito deve aggiungersi un barlume di comprensione dei principi di funzionamento.

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  29. Aggiungo che i singoli fenomeni sono interessanti di sicuro ma non per la scelta di un farmaco. Una malattia senza precedenti interesserà per il timore che possa ripetersi. Una guarigione straordinaria potrebbe interessare per cercare un elemento ripetibile da sottoporre ad una sperimentazione formale.
    Il problema per cui ci deve essere una tecnica sperimentale formalizzata è tuttavia di stampo prettamente filosofico:la possibilità di false correlazioni.

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  30. "Non credo che la scienza medica e la scienza in assoluto disconoscano i casi singoli."

    Neanche io lo credo. Specialmente in medicina. Non lo sostengo io.

    "i singoli fenomeni sono interessanti di sicuro ma non per la scelta di un farmaco"

    Sono totalmente d'accordo con quanto scrive, ne io ho mai sostenuto il contrario.

    "Una guarigione straordinaria potrebbe interessare per cercare un elemento ripetibile da sottoporre ad una sperimentazione formale"

    Infatti esistono i cosiddetti studi pilota, che sono spesso studi aperti (= non controllati).
    Ma il singolo non solo è importante nella ricerca, ma anche nella terapia. La medicina è sempre più personalizzata, in tutti i campi ma anche e soprattutto in campo oncologico dove il problema della "eterogeneicità" è la base per la costruzione di cure personalizzate (vedi conferenze di Garattini in proposito). Per esempio.

    Ho letto qui altre cose di una ingenuità imbarazzante. Si parla di metodo scientifico, come se esistesse UN solo e unico metodo. Che poi vorrei vedere il dott. esporre formalmente questo fantomatico metodo (una tale esposizione potrebbe valere un nobel!!).

    Esistono le scienze e ciascuna ha i suoi metodi, che sono piu o meno imparentati tra loro. Per esempio come diceva lei - se la ripetibilità fosse un connotato irrinunciabile del metodo scientifico - la cosmologia per es. sarebbe una pseudoscienza, e cosi tante altre, storia psicologia sociologia antropologia ecc.

    Ti cascano le bracci a quando leggi "Io sapevo che fosse scientifica una cosa che soddisfa le regole del metodo scientifico"... Mai sentito parlare nel neopositivismo?
    Puo' il dott. darci un testo che esponga formalmente "tutte e solo le regole del metodo scientifico"? Sarebbe la scoperta del millennio.

    Ci vorrebbe un minimo di cautela.

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    1. Anche la locuzione "metodo scientifico" non va bene? Se lo lasci dire, sig. Valerio: lei è proprio incontentabile.

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  31. Puro onanismo cerebrale...

    Esistono modi più divertenti per passare noiose serate che non quella di titillare il vocabolario italiano cercando di stravolgere il significato di parole che sono chiare a tutti, specialmente considerando il contesto in cui sono calate.

    Ma considerata la complessità delle tecniche di arrampicata sugli specchi potremmo forse considerare questa antica disciplina come una scienza?...
    :)

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  32. "È statistica. Ed è per questo che negli studi statistici si usa il concetto di "significatività": il risultato che abbiamo ottenuto con lo studio, le conclusioni finali, ha senso o è un risultato che non dimostra nulla?"

    Anche qui vediamo un abuso della statistica. La statistica viene reificata, diventa la realtà medica. NON E' COSI. Qui non si tratta solo si semplificazione (cattiva divulgazione) , ma proprio di un errore. Il parametro della significatività P, riguarda solo la statistica, non la clinica, non l'efficacia terapeutica.

    Uno studio significativo statisticamente potrebbe avere nessun senso dal punto di vista medico clinico (cioè terapeutico). E' un fatto arcinoto in medicina.
    "The non-equivalence of statistical significance and clinical importance has long been recognised,"

    Si dà qui un potere alla statica che essa non ha , infatti
    "While we can never prove the absence of a relation, when necessary we should seek evidence against the link between A and B-for example, from case-control studies. ."
    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2550545/pdf/bmj00606-0027.pdf

    La maggior parte degli ultimi studi per testare l'omeopatia per es. sono CRT, quindi sono studi sperimentali, non sono studi caso-controllo.
    Ma è chiaro che contrariamente a quanto viene asserito qui gli studi sperimentali non dimostrano l'"assenza di relazione". Il che significa che un CRT non puo' dimostrare da cosa dipenda l'effetto rilevato nel caso del Omeopatico.

    Inoltre manca qui totalmente una distinzione tra farmacologia, medicina, e "salute pubblica", che rende il discorso ancora piu complesso di come si dipinge.

    "While it is usually reasonable not to accept a new treatment unless there is positive evidence in its favour, when issues of public health are concerned we must question whether the absence of evidence is a valid enough justification for inaction."

    Mentre è ragionevole non accettare un nuovo trattamento se non vi sia una evidenza positiva, quando si tratta di "salute pubblica" noi dobbiamo chiederci se l'assenza di evidenza sia una giustificazione sufficiente per l'inazione.

    E' chiaro che il concetto di "Salute pubblica" è molto piu ampio del concetto farmacologico di "principio attivo". E questo al WHO lo sanno benissimo, per questo il WHO incentiva e promuove le medicine tradizionali e complementari.

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  33. Intanto io non credo affatto che esista un unico metodo scientifico, ovviamente una ricerca in fisica, una in paleontologia, una in storia avranno differenti metodi di approccio.
    Ma non dimentichiamo un elemento fondamentale. L'efficacia di un farmaco esclusivamente in base alla sperimentazione in doppio cieco è un passo necessario, ineludibile, ma non esclusivo. Dietro ci deve essere un modello logico di funzionamento (teoria), che porti anche a prevedere delle possibili soluzioni prima degli esperimenti. Ora, comparando un modello logico che mi parla di energie che escono dalle mani, piuttosto che dell'effetto di sostanze inesistenti che agirebbero grazie ad una non dimostrata memoria dell'acqua, e un modello che invece presuppone la presenza, non so, di un batterio e di un virus e di un agente che lo contrasta, ecco che la differenza non è solo nella sperimentazione in doppio cieco.
    Se uno pensa ad esempio alla paleontologia, la presenza di un modello attendibile è l'unico mezzo per poter fare delle previsioni, che poi risultano azzeccate anche per il fatto che oggi voi uscite e potete accendere la vostra auto a benzina o gasolio. Purtroppo con l'omeopatia noi ci potremmo fermare ben prima della sperimentazione e dei test, in quanto già il modello è privo di ogni senso.
    Comunque, in attesa delle novità in epistemologia, se sto male vado da un medico che usi terapie non alternative.

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    1. Purtroppo con l'omeopatia noi ci potremmo fermare ben prima della sperimentazione e dei test, in quanto già il modello è privo di ogni senso.

      I filosofi sono strani, mentre per l'uomo comune basta l'esperienza (che la scienza l'ha trasformata in ricerca scientifica, che è semplicemente l'esperienza resa metodo), per lui ogni momento della vita è discutibile dal SUO punto di vista anche se per definizione si parla di un argomento nel quale il punto di vista personale è l'esperienza meno importante.
      E guai a dargli torto, non te lo togli più di dosso.
      L'unica difesa è fingersi morto.

      "Per essere un buon filosofo, tutto ciò che è necessario è odiare il modo di ragionare degli altri.
      William James, Lettere, 1920"

      :)

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    2. @dani1967

      concordo con quanto dice. Solo non capisco come mai lei, come tanti altri sia fermino sempre nello stesso punto, e non vadano oltre: la realtà. Per capirlo provo a fare due domande, che in realtà sono la stessa cosa

      "con l'omeopatia noi ci potremmo fermare ben prima della sperimentazione e dei test, in quanto già il modello è privo di ogni senso"

      1) secondo lei per quale motivo ho chiuso con la distinzione tra medicina/farmacologia e salute pubblica (cosi come indicato nello studio di statistica medica che ho proposto)?

      2) "il modello è privo di senso", e allora come mai non ci si ferma prima?

      @DiGrazia
      Primo non sono un filosofo. Secondo, anche fosse, giudicare la persona in base a categorie discriminatorie (è filosofo, è vecchio, è donna, è omosessuale, è negro...), la trovo una operazione perfettamente in linea con la "genialità" di quello che scrive.

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    3. Se ognuno si occupasse solo di quello per cui ha studiato si eviterebbe di fare figure barbine.
      Il placebo sfrutta l'autosuggestione mentre gli omeopati attribuiscono al grsnulo un vero potere terapeutico. Vai a dire ad un omeopata che i suoi rimedi funzionano perché sono placebo...sicuro si incazzerebbero!

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    4. "gli omeopati attribuiscono al grsnulo un vero potere terapeutico"
      Sig. Andrea, lei deve sapere che «I meccanismi d'azione (…) sono un altro problema che gli studi epidemiologici non indagano, perché non sono progettati per farlo.»


      (Se non comprende la pertinenza dell'appunto, chieda lumi al sig. Valerio.
      Però sia chiaro: se decide di farlo, declino qualsiasi responsabilità in merito alle conseguenze.)

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    5. Se ognuno si occupasse solo di quello per cui ha studiato si eviterebbe di fare figure barbine.

      Io ho studiato l'omeopatia (ed ho anche il mitico certificato di esperto Boiron), sono inoltre un medico, ritengo quindi di avere voce in capitolo.

      Il placebo sfrutta l'autosuggestione mentre gli omeopati attribuiscono al grsnulo un vero potere terapeutico.

      Già. Non ho capito cosa intende con il suo commento.
      Ovvio che gli omeopati attribuiscono al granulo potere terapeutico (è il loro stipendio), il piccolo problema è che questo "potere" non c'è. Non può esserci ed è stato dimostrato non esserci.

      Vai a dire ad un omeopata che i suoi rimedi funzionano perché sono placebo...sicuro si incazzerebbero!

      Lo dico da 10 anni, quindi lo so. Questo però non cambia le cose, hanno scelto loro di abbracciare una stregoneria, io posso criticarli per la loro scelta ma peggio per loro.
      Tra parentesi ho molti amici omeopati ed alcuni di loro ammettono tranquillamente e simpaticamente l'effetto placebo delle loro "cure", con me che sono un collega ovviamente, non con i pazienti, la pagnotta bisogna portarla a casa.

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    6. Non ce l'avevo con lei ma con il sig Valerio. Io sono medico veterinario e non mi passa per l'anticamera del cervello di prescrivere ai miei pazienti dei rimedi omeopatici!

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    7. @Andrea
      “Il placebo sfrutta l'autosuggestione mentre gli omeopati attribuiscono al granulo un vero potere terapeutico. “

      Dipende, cosa si intende per “vero potere terapeutico”? Se per Terapeutico si intende genericamente “[qualsiasi trattamento] che riesce a risolvere un problema di salute” , allora anche il placebo è terapeutico. Le terapie possono essere chimiche, geniche, ma anche non farmacologiche, es una terapia fisica, chirurgica, ma anche musicoterapia, pet therapy, clown-terapia, psicologica, ecc.
      Come ho già mostrato il placebo è usato anche da medici e Psichiatri con fini terapeutici. Lo stesso Di Grazia scrive "ci sono placebo che funzionano più delle medicine".

      “La terapia (o cura) è quindi un concetto generale e applicabile a qualsiasi attività volta ad alleviare, ridurre o estinguere uno stato di disagio.”

      Quindi non si capisce cosa intenda con “vero” o "terapeutico", dove sia scritto e chi sia il titolare del monopolio di una sola e "vera" accezione?

      “Vai a dire ad un omeopata che i suoi rimedi funzionano perché sono placebo...sicuro si incazzerebbero!”

      Probabile. Problemi loro. Ho recentemente sentito un medico e omeopata sostenere che l’azione del omeopatico sarebbe certamente non chimica, ma di altro tipo (cita il tipo e degli studi recenti). Quale? lascio ciascuno il piacere di scoprirlo da sè.

      "Se ognuno si occupasse solo di quello per cui ha studiato si eviterebbe di fare figure barbine."
      Se fosse cosi allora se due hanno studiato la stessa cosa (medicina) e concludono due cose diverse, chi decide chi fa la figura barbina? La figura barbina è un opinione del tutto relativa e poco interessante.

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    8. A questo punto mi sorge il dubbio che i tecnicismi nascondano in realtà una difficoltà nella comprensione di un testo.
      Peccato per te che non siano le chiacchiere a guarire i pazienti.

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  34. Ma se per la salute pubblica si ritene, per volere popolare, accettabile la cura con i corni di rinoceronte, consentiamo di estinguerli?
    Forse la salute pubblica si tutela di più con maggiore informazione e consapevolezza e non solo in campo medico. E comunque la tutela della salute pubblica non può e non deve essere un escamotage per far rientrare dalla porta di servizio quello che era stato fatto uscire perché non soltanto fallace, ma anche potenzialmente dannoso.

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    1. "accettabile la cura con i corni di rinoceronte, consentiamo di estinguerli?""
      inaccettabile, proprio come curarsi con l'acqua, c'è rischio di rimanere a secco. :-)
      il mondo è complesso, non si può semplificare.


      Diluire la parola "inaccettabile" con una battutina sull'acqua, e aggiungere q.b. la faccenda della complessità del mondo, mi sembra il sintomo di chi non ha la capacità - o non ha la volontà - di giungere alle ovvie conclusioni (quelle che poi, obbligati dalla realtà, si devono tradurre in scelte).
      Dato il pregresso, e visto che potrei essere condizionato e prevenuto nei confronti del sig. Valerio, chiedo a Dani1967 se per caso ha la stessa mia percezione oppure no.

      Naturalmente, non intendo avvitarmi su quella che potrebbe sembrare una insulsa questione personale; piuttosto penso a un quadro più ampio e alle implicazioni che determinate speculazioni possono avere quando giungono alle orecchie di chi non ha gli strumenti per filtrarle (problema che vale ovviamente per tutta la divulgazione scientifica, laddove una semplificazione non accurata potrebbe suggerire errori concettuali difficili da rimuovere).

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    2. "…difficili da rimuovere successivamente)"

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  35. "Ma se per la salute pubblica si ritiene, per volere popolare, "
    Non solo per volere popolare, ma ci sono molti medici - e istituzioni che la sostengono, (che poi lo facciano tutti perché pagati dalla Boiron, è tutto da vedere e il comparaggio è un fenomeno trasversale)

    "Forse la salute pubblica si tutela di più con maggiore informazione e consapevolezza e non solo in campo medico"
    Certo, ma 1) chi detiene l'informazione corretta in casi controversi? (nel caso senta la tentazione di rispondere che non ci sono controversie allora ricominciamo tutto daccapo) 2) l'informazione statistica non è l'unica informazione utile in ambito di sanità.

    " la tutela della salute pubblica non può e non deve essere un escamotage per far rientrare dalla porta di servizio quello che era stato fatto uscire perché non soltanto fallace"
    Quello che non si può fare è reinventare - di sana pianta come sta facendo lei - Il concetto di salute pubblica (riducendolo alla medicina farmacologica (una sostanza attiva).Ma non è cosi. Se lei a cosi a cuore la "corretta informazione", si deve informare prima su cosa si intenda per "salute pubblica"

    La nozione di salute è definita nell’Atto Costitutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità firmato a New York il 22.07.1946; tale definizione è stata recepita nel nostro ordinamento giuridico con il DLCPS 1068/48.
    Nel Decreto vi è una significativa presa di posizione sul concetto di salute inteso come “stato di completo benessere fisico, mentale, e sociale che non deve arbitrariamente identificarsi con la completa assenza di malattie”.
    A sua volta questa concezione costituisce lo sviluppo di quanto contenuto nell’articolo 25 n. 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che è la premessa fondamentale di ogni ordinamento giuridico democratico.

    Per quanto - e proprio in quanto - questa formulazione è generica, non consente di ridurre la salute pubblica alla personale idea di "medicina" (di Di Grazia, sua o del CICAP). La medicina contribuisce (in modo consistente) alla salute pubblica, ma non vi si identifica.

    Per cui torno a ribadire: lei come tanti altri qui vi fermate sempre al solito punto (la evidenza scientifica, ferme restando le sue intrinseche debolezze), ma siete incapaci di andare avanti. "La statistica ha detto che...quindi fine.". Invece non finisce li. Cosa che cmq in medicina si sa bene:
    "Mentre è ragionevole non accettare un nuovo trattamento se non vi sia una evidenza positiva, quando si tratta di "salute pubblica" noi dobbiamo chiederci se l'assenza di evidenza sia una giustificazione sufficiente per l'inazione." (trad. mia)
    E la risposta è no, non sempre.

    Ecco perché vi risulta incomprensibile poi (al punto di arrivare a negare la realtà perchè non torna con lo studio CRT e con la statistica!) come mai certe pratiche abbiano già invaso il livello istituzionale. Perchè è il livello istituzionale che lo richiede attraverso il concetto di salute pubblica. Ho fatto l'esempio dell ISS, che mentre tiene buoni i riduzionisti del CICAP, continua anno dopo anno ad allacciare relazioni simposi fondi con il mondo dell'agopuntura, e l'esempio del WHO che rilancia l'uso delle MT&C (alias CAM)).

    "accettabile la cura con i corni di rinoceronte, consentiamo di estinguerli?""
    inaccettabile, proprio come curarsi con l'acqua, c'è rischio di rimanere a secco. :-)
    il mondo è complesso, non si può semplificare.

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    1. Lo so cosa è la salute pubblica, e ripeto, non può essere un grimaldello per fare rientrare quello che è stato escluso dalla pratica medica, o in senso generale, scientifica. Mi spiego, contribuiscono alla salute pubblica ad esempio delle condizioni di ambientali sane, non possiamo avere tutti gli inquinanti sempre al limite di legge, anche se non si sono ancora notate variazioni epidemiologiche correlate all'inquinamento. La salute pubblica è volendo un concetto legale, politico, che determina la possibilità di fare azioni di tipo politico in direzione di una migliore qualità complessiva della vita. La salute pubblica la si migliora anche con aree verdi nelle città, parchi giochi e impianti sportivi per i bambini, ed anche con una sanità che funziona nel suo complesso. Ma come può migliorare la salute pubblica attuare pratiche non comprovate scientificamente, che oltretutto possono far tardare o omettere le cure reali con effetti potenzialmente letali ? Di Grazia oggi ha parlato di una banale influenza, ma ci sono casi ben più gravi, e lo sappiamo. Una sanità basata non solo su principi scientifici, ma anche su tecnologie comprovate, è un elemento fondante, non limitante della salute pubblica, anche se non esclusivo.

      Una nota su alcuni riferimenti personali: quando discuto in rete, io posso anche essere piuttosto caustico, ma sempre nei confronti dei concetti espressi e mai sulle persone che li esprimono. Non conoscendo le persone, non ho assolutamente nulla contro di loro e non ho alcun desiderio o voglia di recare loro offesa, le cose che dicono però le leggo e le critico anche con durezza, ma questo mi pare un piano completamente differente. Mi pare molto più opportuno quindi rispondere alle cose e lasciare stare riferimenti personali, visto che oltretutto non ci conosciamo.

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    2. "Mi pare molto più opportuno quindi rispondere alle cose e lasciare stare riferimenti personali"

      Posizione ineccepibile, e ne prendo atto.

      Tuttavia, a costo di apparire pedante, mi preme precisare che nella fattispecie il riferimento personale al sig. Vincenzo che mi sono permesso di tirare in ballo (sperando fosse nell'interesse della concretezza) riguardava il suo modus operandi, che, come quello di tutti, non è affatto sconosciuto, dopo che ci si è scambiati un po' di epistole, ma è sotto gli occhi di chiunque legga.

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    3. @dani1967

      "ripeto, non può essere un grimaldello per fare rientrare quello che è stato escluso dalla pratica medica, o in senso generale, scientifica"

      Non solo puo', ma è cosi. La pratica medica non ha escluso totalmente il ricorso ai trattamenti delle CAM.

      "Ma come può migliorare la salute pubblica attuare pratiche non comprovate scientificamente,"

      Se la pratica fa star meglio la gente, e la gente si sente meglio ad utilizzarla, anche solo per motivi psicologici e /o culturali allora anche l'omeopatico o il fiore di bach o il corno di rinoceronte possono migliorare la salute pubblica, conformemente alla sua definizione.

      Per cui il punto è: i suoi desiderata sono in contrasto con la realtà. Ma lei non ha ancora risposto alla domanda che avevo posto: se il modello omeop. non ha senso e la pratica è pericolosa perché non viene impedita bloccata e bandita?
      Il fumo provoca il cancro. Perchè non si vieta il fumo? Perchè molta gente fuma e il fumo non viene bandito? (pensi a quante tasse ci porta la vendita di sigarette).

      Evidentemente vi sono delle componenti di cui il suo modello teorico ("dovrebbe essere cosi") non tiene conto. E nella scienza, come lei sa meglio di me, quando un modello non riesce a rendere conto della empiria, non è questa ultima che si possa revocare in dubbio. Deve cambiare modello.

      "che oltretutto possono far tardare o omettere le cure reali con effetti potenzialmente letali ?"

      Qualsiasi cosa è "potenzialmente" dannosa, non confonderei le cose col loro uso. Nel paper che le ho postato (e che lei avrà letto) accade la stessa cosa: la mancanza di evidenza ha ritardato (=danni per molti pazienti) l'introduzione di terapie (ufficiali) poi rivelatesi ottime.

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  36. Gli studi svolti mostrano che l'effetto della omeopatia è identico all'acqua fresca.
    Perchè bisognerebbe spendere soldi pubblici per i medicinali omeopatici, se lo stesso effetto si ha con l'acqua, che costa molto meno?

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    1. Perchè bisognerebbe spendere soldi pubblici per i medicinali omeopatici, se lo stesso effetto si ha con l'acqua, che costa molto meno?

      Perché ci sono gli operai delle aziende, i proprietari delle multinazionali ed i medici omeopati che devono portare il pane a casa.

      Sembrerà scontata e banale ma la reputo la risposta più reale e corretta.

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    2. "Gli studi svolti mostrano che l'effetto della omeopatia è identico all'acqua fresca."

      Quello che dice è impreciso e fuorviante.
      L'acqua fresca ha o non ha effetto (rispetto a un malessere) a secondo come viene assunta:
      1) se viene assunta come acqua fresca (bevo un bicchiere d'acqua) non fa niente.
      2) se viene assunta come un placebo (il medico mi fa una iniezione di acqua fresca, magari colorata leggermente giallognola) potrebbe avere un effetto molto potente.

      Il placebo è un _niente che cura_, pensi che _ci sono placebo che funzionano piu delle medicine_, e non è una sensazione puramente psicologica, una illusione, è proprio _la fisiologia a rispondere all'effetto_.

      Quindi se l'omeopatico, come pare (a me pare cosi), non è altro che un placebo, un certo funzionamento ce l'ha, come l'acqua iniettata endovena.
      Chiaramente non puo' aspirare pero al rango di farmaco.

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    3. @crazy "Perchè bisognerebbe spendere soldi pubblici per i medicinali omeopatici, se lo stesso effetto si ha con l'acqua, che costa molto meno?"

      Per lo stesso motivo per cui benchè le sigarette siano fortemente cancerogene si vendono lo stesso, e ci fruttano un sacco di soldini in tasse. Per lo stesso motivo per cui molti governi hanno speso 3 miliardi di dollari per scorte di Tamiflu completamente inutile e senza prove di efficacia. Per lo stesso motivo per cui si vendono antidepressivi a prezzi esorbitanti approvati, ma con efficacia quasi pari al placebo.
      Per lo stesso motivo per cui si spendono milioni ogni anno per sciroppi contro la tosse e il catarro (soppressifi e fluidificanti) che vengono venduti a caro prezzo ma non hanno alcuna prova di efficacia ( es dextromethorphan, guaifenesin)....

      ecc. ecc.

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    4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    5. Il parallelo tra omeopatia e cangerogenità del fumo è incongruo, sia perchè l'omeopatia non ha effetti così negativi, sia perchè il fumo porta tasse, l'omeopatia comporta spesa pubblica.

      Abbiamo speso una grossa cifra per approntare le opportune difese, in caso di epidemia di aviaria e l'epidemia, per fortuna non c'è stata? Meno male.
      Se ci fosse stata e non eravamo pronti, poteva essere un problema.

      Li abbiamo spesi, troppi, perchè qualcuno ci ha mangiato? Che si indaghi e tutti in galera.

      Ci sono farmaci per cui spendiamo soldi senza evidenzia di efficacia superiore al placebo?
      Che non vengano più rimborsati e passino nella fascia dei farmaci a totale carico dell'utente. Come dovrebbe essere per l'omeopatia.

      Due torti non fanno una ragione.

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    6. caro Asimov68 lei scrive

      "Il parallelo tra omeopatia e cancerogenicità del fumo è incongruo"

      Tutti i paralleli che ho fatto sono incongrui, sono cose diverse. L'unica due cose che hanno in comune è che sono cose che "NON dovrebbero essere cosi" , ma sono cosi; e che probabilmente sono cosi per gli stessi motivi (soldi e/o interessi popolari).

      "perchè il fumo porta tasse, l'omeopatia comporta spesa pubblica."

      il che rende la cosa ancora più clamorosa e paradossale: lo stato fa i soldi con cose dannose, e li sperpera con cose poco utili.


      "Abbiamo speso una grossa cifra per approntare le opportune difese"

      Chiarisco, il problema non è che abbiamo speso "troppo", il problema è che abbiamo comprato un farmaco che non serve a niente, il principio attivo del TAMIFLU NON HA EFFICACIA PROVATA. Ok? Esattamente come l'omeopatico.

      "Due torti non fanno una ragione."

      Eh no! non è del tutto vero. Se vi sono due torti e ci si accanisce su uno solo e sempre lo stesso (quello più debole e minore, le ricordo che è proprio DI Grazia che ci dice che le CAM sono "bazzecole"), mentre l'altro (quello più grosso) la fa sempre franca, allora qualche ragione c'è. C'è puzza di capro espiatorio, di accanimento di copertura.

      E francamente io, utilizzatore, che della CAM non faccio uso, sono più interessato e inca..ato contro le truffe nella medicina che uso (quella scientifica) che non contro una "bazzecola" che non uso.

      Se io subisco due truffe, una da 10 euro e una da 1000 euro, e me la prendo - magari condizionato dai giornali o da certa pseudo-informazione in rete - solo con quella da 10 euro, non mi pare molto intelligente... no?

      Saluti

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    7. Se vi sono due torti e ci si accanisce su uno solo e sempre lo stesso (quello più debole e minore, le ricordo che è proprio DI Grazia che ci dice che le CAM sono "bazzecole"), mentre l'altro (quello più grosso) la fa sempre franca, allora qualche ragione c'è. C'è puzza di capro espiatorio, di accanimento di copertura.

      Egregio Guagnelli,

      lei è talmente disattento ed impreciso che pur di darsi ragione continua a macinare inesattezze. Questo è un blog che parla di medicine alternative, è nato per questo e continua a farlo, la sua stancante pretesa che io debba parlare di ciò che a lei piace, se non l'avesse capito, è ridicola ed ovviamente non ha valore. Anzi, mi chiedo che cosa ci faccia qui da 15 giorni se l'argomento non le interessa.
      Per sua informazione, inoltre, ho parlato anche e ripetutamente di truffe ed assurdità della medicina "standard" e proprio al caso Tamiflu ho dedicato, tra i pochissimi che lo hanno fatto, vari articoli e pure un capitolo del mio libro.
      Per esempio:
      - http://medbunker.blogspot.it/2012/12/il-caso-tamiflu-la-trasparenza-e-tutto.html
      - http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/17/caso-tamiflu-i-silenzi-della-roche/448192/

      Prima di trovare argomenti per giustificare la sua noiosa arrampicata si accerti, almeno per correttezza, di dire cose vere e non bugie.
      Anche perché la mia pazienza non è illimitata e, pur accettando l'ignoranza e l'incompetenza, non accetto la malafede.
      Grazie.

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    8. "C'è puzza di capro espiatorio, di accanimento di copertura."

      Alla fine, il dott. Di Grazia - foraggiato dalle grandi lobby farmaceutiche - è stato smascherato.

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    9. Alla fine, il dott. Di Grazia - foraggiato dalle grandi lobby farmaceutiche - è stato smascherato.

      Già, ho resistito anche troppo ma alla fine devo gettare la maschera.
      :)

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    10. Sì, però adesso avrebbe dovuto firmarsi con il suo vero nome, sig. Moulinsky.

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    11. Se il Tamiflu era una truffa, in galera i responsabili.
      Non che, siccome il Tamiflu... e il fumo... e il comparaggio... e l'evasione fiscale...., allora lasciamo correre anche tutto il resto.
      Su Medbunker sono stati trattati tantissimi argomenti. Anche il Tamiflu....
      Adesso tocca all'omeopatia.
      Atteniamoci all'argomento.

      Altrimenti, siccome nel mondo tantissime cose non vanno (e i maro?), dobbiamo occuparci di tutto e, in concreto, finiamo per non occuparci di nulla.

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    12. siccome nel mondo tantissime cose non vanno (e i maro?), dobbiamo occuparci di tutto e, in concreto, finiamo per non occuparci di nulla.

      Il bello è che la storia del "e allora Big Pharma?" viene da persone che nella vita fanno i critici in poltrona: criticano chi fa ma non fanno niente.

      Però appena hanno saputo di quanto sta accadendo qui, abbiamo fatto scomodare i poteri forti: http://www.repubblica.it/salute/medicina/2016/10/24/news/mattarella_sconsiderato_chi_critica_vaccini-150471038/?ref=HREA-1

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    13. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    14. "Chi non ha argomenti se li inventa."

      Se lei non sa il dare il giusto peso alle parole che usa, non è colpa degli altri.
      La mia opinione è che lei dovrebbe fare il tagliando alla sua tecnica di comunicazione.

      "Meglio concludere sommariamente."
      Ecco, bravo.

      Stia bene.

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    15. Chi non ha argomenti se li inventa. Non ho mai parlato di complotti o finanziamenti occulti, mentre io mi riferivo non a questo sito in particolare, ma a un trend generale di una parte di opinione pubblica, e non a complotti, ma a semplice ideologia, nella fattispecie una forma mitizzata della medicina, assolutamente non condivisa da tutti i medici. Sarebbe opportuno proporla come tale "secondo la mia opinione..." e non "questa è la medicina...").

      @Asimov68

      "Altrimenti, siccome nel mondo tantissime cose non vanno (e i maro?), dobbiamo occuparci di tutto e, in concreto, finiamo per non occuparci di nulla."

      Non è vero. Ancora argomenti rabberciati. Chi si occupa di medicina, di epidemiologia o di farmacologia, si deve occupare di tutto il campo. Se un approccio critico è solo verso una parte, allora non è affatto un approccio critico, ma appunto ideologico.

      Falso che non si faccia nulla: Garattini per esempio non ha mai smesso in 50 anni di attività di occuparsi di tutti i problemi della farmacologia, dando a ciascun problema il suo peso, e quindi molto di più alle truffe della medicina convenzionale (che sono moltissime), che non a quelle degli alternativi.
      Se la farmacopea convenzionale (o ufficiale) occupa il 95% del mercato (% spannometrica), l'attenzione critica verso di essa deve avere pari peso, rispetto al mercato delle medicine alternativo o complementari, del restante 5%. Se invece la percentuale di attenzione è capovolta, allora qualcosa non va (i complotti non c'entrano un fico secco, semplicemente ideologia o disinformazione o pregiudizi).

      Il Tamiflu era solo un esempio. C'è almeno il 50% (ma anche di piu, v. BMJ) di trattamenti convenzionali su mercato che non ha alcuna efficacia dimostrata, esattamente come gli omeopatici, a causa di un cattivo metodo scientifico (soglie di normalità, parametri surrogati, ecc.), infiltrato dai produttori e aiutato da politiche condiscendenti con normative blande. Di questo dovrebbe parlare (come denuncia Garattini da anni) chi si vuole porre come "faro di discernimento".

      Vale la pena di commentare una frase che ho letto qui , per concludere
      "chi non ha la capacità - o non ha la volontà - di giungere alle ovvie conclusioni"

      la pretesa di sentirsi detentori della corretta visione delle cose, e della ovvietà delle stesse è abbastanza puerile e narcisistica. Quello che vedo è una "ovvietà" tirata per i capelli e opportunamente depurata a colpi d'accetta di belle fette di realtà.

      Il ragionamento e la conclusione per cui "Siccome la diluizione omeopatica non lascia molecole allora abbiamo risolto tutti i problemi. fine." è indice di presunzione di sapere (i.e. ignoranza).
      Non ci vuole nessuna capacità particolare per capire un ragionamento cosi elementare, lo capiscono appunto anche i bambini. E una conclusione simile può accontentare appunto l'intelletto per lo piu degli infanti.

      Niente è ovvio. Si dovrebbe non solo parlare di bias ideologico, di sanità pubblica, come ho fatto io, ma anche entrare nel merito degli (meta)studi che avrebbero dimostrato... (in particolare lancent 2005 e 2007), oppure parlare dell'attivazione dei coloranti solvatocromici, ecc.

      A certuni manca la volontà o la capacità. Meglio per loro concludere sommariamente che approfondire, meglio per loro l'onanismo della retorica fine a se stessa.

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    16. Negli articoli di Medbunker si affronta un argomento alla volta.
      Lo si analizza nel migliore dei modi possibili e si cerca di giungere ad una conclusione.

      Lei affastella argomenti su argomenti, i più disparati(Tamiflu, lancet 2005/2007, i solvatocromici) ed estremamente generici per non voler focalizzare l'attenzione sull'argomento omeopatia, su cui, evidentemente ha pochi argomenti.

      Certo che ci sono farmaci allopatici la cui efficacia è scarsa!
      E che non hanno un effetto clinico significativamente diverso dal placebo.
      E che se, per ognuno di questi, si facesse una corretta valutazione scientifica, dovrebbero essere declassificati.

      Il problema con l'omeopatia è che dei suoi preparati (non trovo corretto definirli farmaci) nessuno supera il test di efficacia.
      E che per questi, secondo gli omeopatici, un test di efficacia non è nemmeno configurabile.

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  37. Inagire anche senza evidenza? Io la chiamo tattica paradidietro, anche se citata da dotte pubblicazioni.
    Non sono un politico, non sono io che permetto l'uso di pratiche inutili o dannose. Però in un mondo libero esiste anche la libertà di mettere a rischio la propria vita. Se no lanciarsi con le tute alari sarebbe vietato.
    Quello che conta però è che vi sia corretta informazione. Trovo scandalosa l'omeopatia venduta in farmacia.

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  38. Mi sfogo qui, non so dove altrimenti: la scorsa settimana sono andato nella farmacia vicino casa, fa parte di una catena a Milano in cui cambiano spesso i farmacisti, e ho chiesto un vaccino antinfluenzale, la farmacista, almeno così dichiarava la spillina sul camice, mi ha detto testualmente: "Le va bene l'Oscillococcinum?", ho ribattuto che volevo un vaccino non caramelle, di fronte alla sua difesa del prodotto in questione, ho tagliato corto e sono uscito. Ho cambiato farmacia e durante la coda ho dovuto sorbirmi una carrettata di luoghi comuni sugli immigrati da parte di un'altra farmacista, che alla fine ha vantato la bontà della pistola che tiene sotto il bancone e per cui aveva il porto d'armi. Allora sono andato al parco e ho raccolto una castagna matta, d'ippocastano per intenderci, e me la sono messa in tasca, dovrei essere al riparo dal raffreddore per tutto l'anno, magari se ne prendo due evito anche l'influenza? 8-:) Complimenti per il blog e per l'eccezionale pazienza che dimostra con cavillatori et similia, io non ne sarei capace.

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  39. Non è vero che non hai fatto nulla: con tuo figlio, hai usato la terapia verbale!
    Vedi? Con te ha funzionato!

    XDDDDD

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  40. Pier Vittorio Gard
    Circa i tentativi di inserire nel Servizio Sanitario Nazionale le “medicine alternative”, occorre affrontare il problema non solo valutandolo dal punto di vista dei costi, ma anche considerando le ricadute negative sul piano culturale, che, a mio avviso, sono ancora più importanti dei costi. Vediamo un esempio preso dal sito della Regione Toscana(in corsivo). (http://www.regione.toscana.it/-/omeopatia )

    “L'omeopatia è un metodo clinico e terapeutico basato sulla legge di similitudine, secondo cui è possibile curare un malato con una sostanza che, somministrata a un uomo sano, produce i sintomi analoghi a quelli della malattia. Fondatore di questa disciplina è il medico tedesco Samuel F. Hahnemann (1755-1843)….”

    Questo delirio di un medico ignorante di fine settecento è stato promosso dai suoi seguaci nientemeno che al ruolo di legge, la cosiddetta “legge di similitudine”.La legge di similitudine come la legge della conservazione dell’energia, la legge di Ohm, la legge di Coulomb……
    Si equipara la pseudoscienza alla scienza e questo su un organo ufficiale dello Stato!
    Ma non è finita qui(sempre in corsivo la Regione Toscana):
    • “Secondo i dati della letteratura scientifica internazionale, le malattie trattate più spesso con l'omeopatia sono:
    • allergie respiratorie
    • malattie atopiche
    • disturbi dell'apparato gastrointestinale
    • malattie ostetrico-ginecologiche
    • malattie otorinolaringoiatriche
    • malattie dermatologiche
    • sindromi infiammatorie (inclusa reumatologia)
    • malattie respiratorie
    • disturbi di origine traumatica”
    Semplicemente kafkiano fornire una lista dettagliata, proprio come fosse una cosa seria, di patologie da trattare con l’omeopatia. Infatti, a questa lista si possono aggiungere o togliere le patologie che si vuole, tanto il risultato è sempre il medesimo, dato che la cura omeopatica non cura nessuna patologia!

    Ma l’affermazione più grave consiste nell’utilizzo del nome della scienza(la “letteratura scientifica internazionale”) per dare a bere terapie che la scienza condanna come quackery (ciarlataneria).
    Come la pubblicità di una televisione privata che vende numeri da giocare al lotto, oroscopi e (inutili) pomate per combattere la cellulite.

    Simili messaggi contribuiscono a spuntare lo spirito critico delle persone impreparate e a obnubilare il bisogno di cultura, proprio in un Paese che di cultura e senso critico ha un bisogno vitale.
    Come può una persona impreparata valutare con senso critico gli affari Stamina o Di Bella, dopo aver letto simili messaggi?

    Il risultato è che si finisce con alimentare certi sottofondi culturali che guardano alla scienza con sospetto, quando non addirittura con ostilità.

    Pier Vittorio Gard

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "terapie che la scienza condanna come quackery (ciarlataneria)."

      Mi pare una frase un tantinello astratta (per non dire qualunquistica).

      Chi è "la scienza"? una persona? una entità? una società? un'associazione?
      Se "condanna" allora deve essere o un tribunale, o per lo meno un giudice, può indicarlo?
      Chi è deputato a rappresentare la scienza? Esiste un portavoce unico?
      Esistono dei testi scientifici universalmente condivisi dove viene usata la parola "quackery"?

      La scienza è UN metodo? E' in grado di indicare un testo che spieghi qual è il metodo scientifico a cui tutte le scienze si devono attenere, altrimenti non sono scienze? Esiste un metodo rigoroso formale con cui distinguere in modo chiaro e intelligibile, cosa è scienza e cosa non è scienza?

      Puo' indicare se esiste una "autorità" deputata ad assegnare il corretto significato della parola scienza?

      Insomma "la scienza condanna" sa un po di tribunale di inquisizione. Non mi pare che "le scienze" nella realtà funzionino cosi.

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    2. LOL

      "La scienza" è un metodo, è il modo in cui si può conoscere nella maniera più veritiera possibile la verità di quello che succede nell'universo. Non è una persona, un tribunale o un giudice. Non c'è un rappresentante ufficiale della scienza perché, appunto, è un metodo, non un'organizzazione non governativa. Sarebbe come chiedere un rappresentante o un portavoce della dieta mediterranea: nemmeno Ancel Keys (che l'ha codificata) può dirsi tale, perché appunto è un metodo di alimentarsi. La scienza è un metodo di conoscenza.

      E sì, è UN metodo comune a tutte le branche scientifiche. Si tratta del metodo nato con Galileo e poi sviluppato per essere sempre più affidabile (https://it.wikipedia.org/wiki/Metodo_scientifico). Se un metodo di conoscenza non segue queste indicazioni non è scientifico.
      "La scienza condanna" perché se una cosa non è scientifica, semplicemente non è: l'efficacia dell'omeopatia non è scientifica, nonostante le innumerevoli prove non si è riuscito a distinguere l'effetto dell'omeopatico da quello del placebo, quindi l'efficacia dell'omeopatia *non è*.

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    3. Concordo pienamente con il commento di Giuliano Parpaglioni . Qualche considerazione su quanto scritto da V.G.Scanzani :
      “Se condanna, allora deve esserci un tribunale o perlomeno un giudice, può indicarlo?”
      1. Nullius in Verba. Kalusa e Klein negli anni venti del secolo scorso hanno teorizzato l’unificazione del campo gravitazionale(relatività generale) con quello elettromagnetico(Maxwell), attraverso l’introduzione di una quinta dimensione, teoria poi risultata errata. La comunità scientifica ha mai considerato quackery questa teoria, mentre considera tale l’omeopatia. Perché?La risposta è semplice: perché il progresso scientifico procede con progressiva eliminazione degli errori, sulla base dell’evidenza teorica e sperimentale (quando non lo fa, non è scienza). La pseudoscienza, invece, si rifiuta regolarmente di auto correggersi sulla base della sperimentazione. Ogni volta che una pseudoscienza è smentita dai fatti, i suoi sostenitori costruiscono ipotesi ad hoc, soltanto per stiracchiarle e renderle compatibili con le nuove scoperte. Il drago di Sagan è sempre nel garage, non lo caccia via nessuno. (https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=274653 ).
      2. L’omeopatia(come tutte le pseudoscienze)non è costruita su basi scientifiche, ma su basi dogmatiche. Il filosofo della scienza Karl Popper ha elaborato un criterio per definire la linea di demarcazione fra scienza e pseudoscienza, che qui semplifichiamo come segue: « una teoria non è scientifica se non è falsificabile », dove per « falsificabile » si intende la possibilità di dimostrare la erroneità, l’infondatezza di una teoria, anche soltanto immaginando un esperimento o formulando una osservazione. In altre parole, « falsificabile » è sinonimo di « vero fino a prova contraria ». Al contrario, se una teoria non risulta in alcun modo falsificabile, cioè non è neppure immaginabile alcun fatto nuovo sia sperimentale che teorico capace di contraddirla, questa non può appartenere alla scienza, ma deve essere trattata come una affermazione dogmatica. Ebbene, se analizziamo i presupposti su cui poggia l’omeopatia, questi si rivelano come dogmatici, perché:
      • intrinsecamente infalsificabili(malattia dovuta al deterioramento di un immaginario principio vitale della persona ammalata, fantomatica forza vitale contenuta nel farmaco, suo potenziamento con succussioni, forza vitale presente anche in assenza di una sola molecola del farmaco, ecc..).
      oppure
      • falsificabili, quindi apparentemente scientifiche, ma rese infalsificabili con la solita interpretazione del drago di Sagan( similia similibus curantur, memoria dell’acqua etc…).
      Conclusione: quando si pretende di presentare come verità delle idee costruite su base dogmatica e ideologica e che ignorano le verifiche sperimentali, si è fuori dal metodo scientifico. Quando queste idee vengono vendute per ottenere profitti, questa è quackery.
      Non occorrono tribunali o giudici.

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  41. Gentilissimo Dottore,
    È un po’ che seguo il suo blog e lo trovo molto interessante. Mi complimento per il modo in cui tratta gli argomenti, sempre chiaro e ben documentato.
    Vorrei chiederle una cosa: l’anno scorso siamo andati da un otorino con nostro figlio di 3 anni per problemi di adenoidi e otiti frequenti. Abbiamo scelto questo medico in particolare, perché consigliato da diverse persone a noi vicine. Dopo la visita vediamo prescrivere a nostro figlio una serie di farmaci omeopatici: anche se molto scettici decidiamo di “fidarci” ed acquistarli. La domanda che le pongo è la seguente: se trovo tra i vari componenti, la diluizione D3 e non CH, significa che il principio attivo è stato diluito 1:10 , per tre volte? In questo caso se ne trova ancora traccia?
    Concludo dicendo che nostro figlio è migliorato ma a mio avviso non grazie a tali farmaci (che ho deciso di non dargli più perché penso siano inutili) ma probabilmente per il mese di mare fatto durante l’estate e perché essendo un po’ più grande ed avendo fatto già un anno di scuola materna, si ammala un po’ meno. Mi chiedo però, perché lo stesso otorino, quando il bimbo ha avuto lo streptococco si è raccomandato di assumere scrupolosamente l’antibiotico per 10 giorni. In quel caso come mai l’omeopatia non serve???????? Mi sembra una vera e propria contraddizione…
    La ringrazio e mi scuso per la lunghezza dell’intervento.
    Valeria

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    1. se trovo tra i vari componenti, la diluizione D3 e non CH, significa che il principio attivo è stato diluito 1:10 , per tre volte? In questo caso se ne trova ancora traccia?

      Sì, 3DH significa che il principio attivo è stato diluito 1/10 per 3 volte, come ha detto lei. Non si può dire che non vi sia alcuna traccia di sostanza attiva ma di questa vi saranno, appunto, solo tracce, insignificanti dal punto di vista terapeutico.
      Pochi sanno infatti che, a prescindere dalle quantità di principio attivo, si può definire omeopatico e quindi così venduto solo un prodotto che contenga la centesima parte (o meno) di principio attivo considerato efficace in medicina, per legge.

      però, perché lo stesso otorino, quando il bimbo ha avuto lo streptococco si è raccomandato di assumere scrupolosamente l’antibiotico

      Certo che è una (tra le tante) contraddizione. La domanda più ovvia che si fa ad un omeopata è: perché l'omeopatia funzionerebbe solo nelle malattie "autolimitanti" (cioè quelle che passano da sole)?
      Perché gli omeopati non usano anestetici o contraccettivi omeopatici?
      :)
      Mah, chissà...

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    2. Un altro chiarimento: quindi, il prodotto in questione che contiene varie sostanze tutte a diluizioni denominate D3 o comunque non centesimali , non sarebbe omeopatico? nella confezione ho trovato la dicitura di prodotto omeopatico. Mi scusi, sto cercando di fare chiarezza!
      PS: concordo in pieno sul discorso dell'efficacia solo sulle malattie "autolimitanti".
      Grazie ancora

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    3. nella confezione ho trovato la dicitura di prodotto omeopatico.

      Quindi è omeopatico.
      Come ho scritto infatti: "si può definire omeopatico solo un prodotto che contenga la centesima parte (o meno) di principio attivo considerato efficace in medicina".

      Questo significa che lì dentro c'è un quantitativo di principio attivo infinitesimale e senza effetti farmacologici.

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  42. In America ci sono arrivati prima di noi e sui rimedi omeopatici venduti in farmacia scrivono finalmente che non funzionano. Per legge. Mi chiedo quando in europa seguiremo l'esempio...
    https://www.ftc.gov/news-events/press-releases/2016/11/ftc-issues-enforcement-policy-statement-regarding-marketing

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