mercoledì 30 gennaio 2013

Fintoversia: la scienza è divisa sull'altezza degli elefanti rosa

Ispirato, illuminato ed ammaliato da un articolo del 2008 (in inglese) ripreso più recentemente da un altro blog, ecco che anche io creo un nuovo termine del vocabolario italiano. La lingua si evolve e muta parallelamente al progresso ed ai fatti successi, credo i tempi siano maturi, in Italia, per introdurre nella nostra lingua un nuovo lemma. Fintovèrsia.
Fintoversia ['finto'vɛrsja]s.f. 1 finta controversia motivata dal profitto o da ideologia estrema per creare intenzionalmente confusione nel pubblico su un tema che invece non è controverso
Si tratta del termine che risulta dalla contrazione delle due parole "finto" e "controversia", la fintovèrsia è la finta controversia, l'arte di creare una controversia dove in realtà non esiste. Se ci penso, mi sono occupato ripetutamente di questo argomento che si rinviene spesso in ambito scientifico, ma anche in politica, nelle aule di giustizia e nei dibattiti pubblici. In inglese il termine è "manufactoversy".

L'esempio più lampante e più noto di fintoversia scientifica è l'omeopatia.
Per gli omeopati l'efficacia di questa pratica antica è "controversa", la scienza ne discute ed i risultati sono ancora in via di accertamento. Non è vero, non esiste nessuna controversia, a prescindere dalle credenze personali, per la scienza l'omeopatia non può nemmeno esistere (basti pensare al numero di Avogadro che chiude sul nascere ogni controversia), l'efficacia quindi non è "controversa", non è neanche in discussione, semplicemente perchè dal punto di vista scientifico e logico l'omeopatia non ha ragione di esistere e, visto che non si può discutere dell'efficacia di una procedura se questa è praticamente impossibile, non possiamo definire controversa una cosa del genere. Per la chimica, la fisica e la medicina, l'omeopatia non esiste, è una superstizione. Naturalmente chi ha l'interesse economico o ideologico per vendere l'idea che l'omeopatia qualcosa riesca a curare, salta a piè pari il fatto che non è possibile discutere l'inesistente se non in filosofia, se si può infatti parlare di omeopatia come di una pratica esoterica, di una credenza personale o di uno stile di vita (esattamente come quello di credere negli oroscopi o nei fantasmi), non possiamo discuterne come di una pratica scientifica. Nessuna controversia scientifica quindi, è un'invenzione commerciale che sta su un altro piano.

Prima di discutere dell'altezza dell'elefante rosa infatti, dovremmo trovarne un esemplare e non è dicendo che la sua esistenza sia "controversa" che questo magicamente apparirà nelle savane e nemmeno citare uno scienziato dell'istituto di fisica dell'università del Wisconsin che dice di averlo visto cambierà la realtà.
Un altro esempio eclatante di fintoversia è il nesso vaccini-autismo. Persino serie testate giornalistiche (e ci scommetterei, persino medici preparati in altri campi), ritengono sia un'idea "controversa", non lo è, si tratta di una fintoversia. Non solo quest'ipotesi è nata da uno studio falsificato (quindi con dati finti, inesistenti, risultati inattendibili) ma i risultati falsi sono stati confermati come falsi e le indagini successive hanno riconfermato che ciò che era falso lo fosse. Non vi è quindi alcuna "controversia", si tratta di una discussione inesistente, impraticabile, falsata in partenza. Le controversie possono scatenarsi sulla base di dati reali, anche opposti ma oggettivi, letti in maniera personale, analizzati diversamente, guardati da punti di vista differenti, ma non è possibile mettere sullo stesso piano un dato inesistente con uno reale, non c'è discussione e questa è una delle basi del ragionamento scientifico, si discute di dati, non di illazioni.

La scienza è piena di fintroversie, la finta controversia sull'esistenza del virus dell'HIV (quello che causa l'AIDS), la falsa controversia delle cure segrete per il cancro, l'inesistente controversia sulla pericolosità degli OGM e tante altre.

Chi crea le fintroversie fa di tutto per renderle credibili. Una fintoversia deve paragonare due concetti (quello vero con quello inesistente) mettendoli sullo stesso piano (altrimenti non esisterebbe "controversia"), così sono necessari alcuni accorgimenti, il più tipico dei quali è la manipolazione della realtà. Un altro modo di creare la fintoversia, oltre all'uso di falsità è quello di estrapolare dei dati apparentemente scollegati al tema o all'oggetto di discussione e renderli attinenti, portarli come prove a sostegno dell'argomento, trasformare un avvenimento indipendente in qualcosa di assolutamente attinente al tema trattato.
L'omeopatia è un tema controverso "perché" è un metodo "approvato" dagli ordini dei medici.
In realtà l'ordine dei medici non "approva" nulla, né l'omeopatia né la medicina, si tratta di un organo amministrativo che ha compiti del tutto differenti dall'analisi e dal merito scientifico di un fatto e se un organo amministrativo ha il dovere di controllare la regolarità delle procedure in una professione, non ha alcun potere scientifico.

"L'autismo è causato dai vaccini, il tema è controverso, polemica tra scienziati e tribunali".
In realtà tra gli scienziati non vi è alcuna controversia su questo tema, è noto che si tratta di una leggenda nata per una frode scientifica poi smascherata, in ogni caso, un tribunale che decidesse di trovare un nesso tra autismo e vaccinazione, non avrebbe alcuna voce in capitolo in tema di scienza, non solo perché le possibilità giuridiche di "nesso" sono del tutto differenti da quelle scientifiche (ed hanno altri scopi) ma anche perché (per ovvi motivi), un tribunale non ha i mezzi per sperimentare e decidere in maniera scientifica, si fida di esperti con "interessi" ed obiettivi diversi e decide secondo le leggi: mezzi giuridici e non scientifici, le due cose quindi sono poste su due piani del tutto diversi e non esiste neanche controversia tra scienziati e giudici essendo le due figure profondamente diverse per formazione, compiti e doveri. Questa controversia quindi, sia quella tra scienziati e tribunali che quella scientifica in senso stretto, non esiste proprio ed i "dibattiti" esistono solo su internet e Facebook, perché la scienza non può ritenere controverso un tema che non è nemmeno degno di considerazione.
Chi lo ritiene controverso? Chi ha interessi a farlo: avvocati specializzati in cause di risarcimento, persone che i risarcimenti li chiedono, periti e controperiti che di risarcimenti ci vivono nel caso dell'autismo, omeopati e pseudoscienziati nel caso dell'omeopatia. Nessun altro.


La cura del cancro alternativa alle cure "standard" è un argomento controverso.
Non lo sapete? Eppure, nonostante si tratti di una ciarlataneria della peggiore specie, c'è chi lo afferma. In questo modo chi dovesse disperatamente cercare aiuto per una grave malattia ed incappasse nelle grinfie di un truffatore troverà dati, studi scientifici ed opinioni che pongono sullo stesso livello (ed anche ad un livello maggiore!) la cura del cancro con qualsiasi sostanza con quelle scientificamente valide. Se si ha anche l'appoggio di qualche "titolato" (anche i medici possono commettere questo errore, non per forza in malafede) il gioco è fatto. La realtà è ben diversa: nessun medico dotato di minima preparazione ed almeno un po' di buon senso vi proporrebbe cure non provate come cura per il cancro, è talmente banale come concetto che per ribaltarlo non resta che gridare al complotto: i medici saprebbero che esistono certe cure ma non le proporrebbero per salvare i loro interessi. Inutile sottolineare che l'interesse di qualsiasi medico (anche il più venale ed egoista) sarebbe quello di guarire, con qualsiasi mezzo, tutti i propri pazienti, quindi l'esatto opposto dello scopo presunto del complotto e quale azienda rinuncerebbe ad una sostanza che curasse nel 90% dei casi? Il colmo è quello che il medico che parlasse di cure "segrete", "proibite" o "alternative" è molto probabilmente un professionista scadente, mancante delle basi professionali, probabilmente fallito professionalmente. Non ha quindi altro modo di "vendersi" che aggrapparsi ad argomenti banali, che non richiedono nessuna preparazione per essere affrontati (volete mettere il "bicarbonato anticancro" con "gli anticorpi monoclonali"?).

Recentemente è salita alla ribalta l'ennesima cura "controversa", quella con cellule staminali utilizzate per curare svariate patologie, specie neurodegenerative. Un laureato in lettere e filosofia che "inventa" una cura a base di iniezioni di cellule staminali e che per dimostrare di avere successo mostra video di guarigioni miracolose e persone che da anni in sedia a rotelle tornano a ballare. La "cura" si pratica in uno scantinato abusivo a cura di una ONLUS, con conservazione delle sostanze e somministrazioni assolutamente illegali e precarie, senza alcuna pubblicazione scientifica né dimostrazione di efficacia, senza controllo né norme di sicurezza. Anche un tribunale ha intimato le ASL a somministrare la cura a due bambine che la stavano seguendo, eppure un'ispezione dell'AIFA e del NAS dei Carabinieri parla chiaro: si tratta di una situazione del tutto non scientifica e con preoccupanti risvolti sanitari e di pericolo pubblico. Dov'è la controversia? Su quali basi dovrebbero discutere gli scienziati? Sui video? In realtà la presunta cura "controversa" non ha nessuna base scientifica, non ha riscontri, non è studiata né è dibattuta sul campo scientifico, è un'"invenzione" personale non dimostrata e che ha alcuni potenziali pericoli, di tutto si tratta tranne che di una cura "controversa".
Anche in questo caso possiamo parlare di fintoversia, bella e buona.
La fintoversia è ormai entrata pienamente in tutti i dibattiti nei quali si discute di temi scientifici. E' un modo, molto furbo ma scorretto, di generare confusione, di creare un caso (e spesso paura), tipica di ambienti complottistici, ideologizzati ed è una "tattica" utilizzata da sempre, un sofismo utilizzato per ottenere una conclusione inventata per indirizzare il pubblico verso un finale voluto.

La "controversa" terapia con staminali.
Non solo.
La fintoversia è un modo (scorretto) per disorientare l'interlocutore che, se non preparato e non perfettamente a conoscenza dei particolari legati ad un'ipotesi, rischia di apparire poco sicuro, incerto e non adeguatamente convincente. Una vittoria facile ottenuta con i mezzi più volgari.
C'è anche la possibilità che a creare fintoversie siano i media, per ignoranza di chi scrive o per scarso approfondimento. Chi trae vantaggio da questo tipo di azione, crea un vero e proprio "schieramento" parallelo alla scienza reale, edificando con false prove, falsi risultati e falsi numeri un "gruppo" scientifico che si contrappone ad un altro (la presunta scienza "mainstream"), mettendoli allo stesso livello si regala "dignità" scientifica ad un argomento che scientifico non è. In questo modo si punta ad avere ragione, e la vittoria è spesso assicurata: anche se arrivassero smentite decise alle affermazioni dei furbi inventori di fintoversie è stata inserita una pulce, un dubbio nella mente del pubblico, di chi ascolta o legge e dalle regole più grezze della propaganda sappiamo che più volte si ripete una bugia più questa apparirà simile alla verità e sarà superiore a qualsiasi smentita, anche se autorevole (e recentemente si è visto come non bastino nemmeno le smentite per eradicare le convinzioni più diffuse).
La base di questa finta contrapposizione tra scienziati è la creazione di due gruppi "equivalenti". Se si sapesse che qualcuno sostenesse che la specie umana derivi da un progenitore alieno che si è accoppiato con un dinosauro, probabilmente la notizia non avrebbe nessuna eco né credibilità, ma se si crea una fintoversia che mira a far credere che un gruppo di scienziati inglesi sostenga questa cosa e che la scienza è divisa  tra i "credenti" e gli "scettici", ecco che un fatto inventato ed assolutamente non scientifico, diventa in un attimo "un'opinione scientifica", forse bizzarra ma assolutamente credibile. I media, che in genere su notizie "controverse" ci sguazzano, hanno due scelte: evitare di diffondere bufale informandosi seriamente, o diffonderle così come sono, confezionate da chi le ha create, pubblicarle senza controllo. Ecco come si divulgano le fintroversie, nascono dal nulla per interessi personali, si diffondono in maniera virale, diventano "notizie" e sono percepite come vere ipotesi discusse dalla scienza.
Chiaramente si tratta di un comportamento in malafede.
Torniamo all'esempio dell'omeopatia per mostrare la costruzione di una fintoversia: per la scienza il principio di base dell'omeopatia (che una sostanza talmente diluita da non esistere più possa avere un effetto) non esiste, questo è ìnsito nell'idea stessa di omeopatia: se una sostanza non esiste più, non c'è, non è reale, non esiste, appunto. Il discorso si chiuderebbe qui immediatamente (anche su un piano solo logico).
Se l'ipotesi di partenza è sbagliata non avrebbe senso continuare la discussione, ma gli omeopati la continuano inventando una tesi: la "memoria dell'acqua" (che spiegherebbe il funzionamento dell'omeopatia). Anche questa non è dimostrata né provata. Discussione quindi non praticabile.

Invece gli omeopati la proseguono (perché? Per interesse, semplicemente per giustificare il loro lavoro).
Non si curano dei passi precedenti (che sono scientifici ma anche di buon senso e di logica) e vanno avanti.

Ecco creata la fintoversia, saltando a piè pari tutto l'indimostrato e l'impossibile, si arriva alla fine, non importa come.

Così, se abbiamo interessi commerciali o di altro tipo, possiamo creare fintroversie di qualsiasi genere: i braccialetti energetici per il miglioramento della forza atletica non hanno un funzionamento spiegabile scientificamente ma gli scienziati stanno cercando di risolvere la controversia (ma quale...), la controversia sull'utilità dei vaccini (che invece scientificamente è assodata ed evidente), così come se vendessimo integratori vitaminici potremmo creare una controversia (finta) che si chiuderà con un risultato a vincita assicurata: il ruolo delle vitamine nel miglioramento delle condizioni di vita è controverso. Si tratta di propaganda, anche abbastanza banale.

Le controversie scientifiche reali hanno ben altro spessore. Uno studio ad esempio potrebbe mostrare un effetto benefico di una molecola nei confronti di una malattia, mentre uno studio successivo questi effetti non li mostrerebbe.
Gli scienziati allora continuano a cercare, si susseguono studi positivi ed altri negativi, c'è qualcosa da sistemare nel metodo o nell'analisi dei risultati e si prosegue con gli esperimenti e gli studi che possono confermare o smentire l'ipotesi di partenza. Ecco, questa è una controversia scientifica.

Un elemento che può far distinguere una vera controversia da una falsa è il piano della discussione: la controversia scientifica si discute scientificamente (quindi con esperimenti controllati, validi e seri, le pubblicazioni scientifiche), una fintoversia si discuterà su internet, su Facebook o sui giornali. Semplice.
Un altro elemento di chiara fintoversia è l'uso del complotto globale come spiegazione dei propri insuccessi. Se un esperimento funziona ed ha ottimi risultati prima o poi qualcuno lo ripeterà perché un risultato evidente è...evidente: se nessuno riesce ad ottenere quel risultato c'è poco da fare, nonostante si dica che il mondo ce l'abbia con lo scienziato incompreso, la sua ipotesi resta una bufala.

Le fintroversie sono quindi un vero e proprio imbroglio pubblico, una truffa al consumatore ed al cittadino. Dall'omeopatia ai vaccini, passando per le malattie inesistenti, c'è un vero e proprio mercato che si basa su finte controversie. Vale solo per la medicina? No, in quasi tutti i campi scientifici esistono le fintroversie, in geologia, biologia, meteorologia, la fintoversia rende credibile qualsiasi bufala ed ogni tipo di assurdità, basta provare ad insistere nel mettere sullo stesso piano due fatti: uno vero, uno falso, quello falso vince. Certo, la scienza discute, gli scienziati dibattono, ma discutere non significa per forza che un argomento sia controverso. Un altro esempio?
Secondo voi la presunta pericolosità degli OGM (organismi geneticamente modificati), è controverso o fintoverso? Fintoverso: indovinato.
C'è gente che quando sente la parola OGM comincia ad avvertire spasmi incontrollabili ed accusa questi organismi delle peggiori malefatte: guai ad introdurli! Non sia mai che degli organismi "alieni" e "sconosciuti" entrino nella nostra vita quotidiana, non conosciamo le conseguenze, non c'è abbastanza esperienza, chissà cosa potrebbe succedere, allarme!
Questo lo pensate anche voi? In realtà non esiste una controversia sulla "pericolosità" degli OGM, con le conoscenze attuali e fino a prova contraria, non vi è alcun pericolo nell'introdurre organismi geneticamente modificati nella nostra alimentazione o in vari campi della scienza (anche in medicina) e sono possibili anche dei benefici per l'ambiente (per esempio il minor uso di pesticidi) e la salute. Lo ripeto: non vi è alcuna prova scientifica che mostri pericolosità degli OGM. Secondo voi quindi, l'argomento è controverso o fintoverso?

Ah, forse è meglio ricordare che sono centinaia gli alimenti OGM che mangiamo (e che ci aiutano a stare meglio) da decenni e che gli organismi geneticamente modificati ci accompagnano ogni giorno, anche in caso di malattia: molti frutti, verdure, farmaci (l'insulina è prodotta da batteri OGM che hanno sostituito i maiali dalla quale si estraeva la sostanza molti anni fa), anche il "mandarancio" (la "clementina", per intenderci) è un OGM, non è cioè una specie a se stante ma un incrocio, la specie originale è stata modificata geneticamente per ottenerne una nuova, quello che è successo anche per il mais o per la banana che, in origine, con il frutto attuale non aveva nulla a che vedere, la soia, la papaya, il cotone e tanti altri organismi, sono OGM coltivati nel mondo. Modificazioni genetiche che possono essere spontanee o provocate, come quella che riguarda il grano. Pensateci: per anni abbiamo mangiato pasta, pizza e biscotti, ci siamo rimpinzati di OGM senza che nessuno ci avvertisse o meglio, senza che noi lo sapessimo, perché il grano creso, il tipo di grano dal quale si ricava quasi tutta la farina che utilizziamo oggi, è un OGM da decenni ed è stato ottenuto bombardando di radiazioni un altro tipo di grano, c'è controversia sulla vendita di lasagne e rigatoni?
Gli OGM inoltre devono subire una serie di controlli strettissimi e ripetuti che non hanno paragoni nel "mondo" non geneticamente modificato. Non saranno "più sicuri" ma certamente lo sono almeno quanto quelli "non geneticamente modificati".

Per chi fosse interessato all'argomento "bugie in cucina" consiglio un libro eccezionale ed avvincente (credo si possa vedere come il corrispondente a ciò che faccio io ma in ambito chimico-culinario) di Dario Bressanini, Pane e Bugie.
Secondo voi il tema del global warming (ovvero il riscaldamento globale, l'aumento della temperatura del nostro pianeta causato dalle attività umane che può provocare gravi conseguenze) è controverso o meno (per esempio perché esiste qualcuno che nega questo aumento delle temperature)?
La percezione è che sia un tema discusso scientificamente e molto dibattuto, ma il dato è che esistono (considerando solo la letteratura "attendibile") 13950 pubblicazioni scientifiche che mostrano che il global warming esista e 24 che lo negano, potremmo dire che esiste un piccolo numero di persone che nega l'evento, ma scientificamente, dov'è la controversia?

Rapporto tra studi che sostengono il "global warming" e quelli che lo smentiscono

Ma allora la fintoversia è davvero dovunque?
Come scovarla e combatterla? Con la cultura scientifica, la conoscenza, la capacità critica ed un po' di furbizia. Questo vale anche per i professionisti dell'informazione. Bisogna impegnarsi e vincere la pigrizia, accendere il cervello e cercare di capire, studiare i fenomeni, controllare le affermazioni. La vittima della fintoversia è semplicemente vittima di propaganda o di marketing nella migliore delle ipotesi. Non bisogna "credere" al guaritore che vende una cura "segreta" ma "capire" perché sta vendendo una truffa.
Non per tutti quindi ma per chi vuole difendersi dalle false notizie vivendo come essere libero, pensante e ragionevole. Chi invece ha interesse a diffonderle, di fintoversie ci vive.

Qualcuno diceva che non è importante a chi credere ma come capire. Ne vale la pena.

Alla prossima.

martedì 22 gennaio 2013

La medicina Ayurvedica, tra energie ed erbe.

Forse non tutti sanno che tra le varie medicine "complementari" (ovvero non scientificamente dimostrate) permesse dalla legislatura italiana, oltre all'omeopatia ed all'agopuntura ne possiamo trovare altre particolarmente curiose. Una di queste è una medicina tradizionale indiana esistente da secoli, si chiama Ayurveda (più o meno "conoscenza della vita" in sanscrito).
Si tratta di una medicina che, proprio per la sua antica origine, sfrutta idee e credenze secolari e che anche per questo motivo ha molte similitudini con altre medicine orientali ed antiche. L'Ayurveda ha come scopo quello di bilanciare le energie del nostro corpo ed in particolare mente e spirito, purificare l'organismo, integrare la salute e questo condurrebbe alla felicità, oltre che alla salute. I mezzi con i quali si otterrebbero questi benefici sono tutti "naturali", erbe, minerali, massaggi, diete, tutta una serie di rimedi tramandati dall'antichità (quando non esistevano le medicine) ed a volte "modificati" con il tempo. Molti praticanti l'Ayurveda mescolano le pratiche orientali con altre tecniche più o meno attinenti e spesso rendono la loro medicina ayurvedica del tutto differente da quella originale.
I "libri sacri" di queste pratica sono due testi risalenti a 2000 anni fa, che descrivono otto "branche" dell'Ayurveda (tra le quali la chirurgia, la psichiatria, l'ostetricia) e nonostante la sua "anzianità", ancora oggi in India ed in altri paesi orientali, molta gente unisce alla medicina standard anche pratiche ayurvediche. In questi paesi sono comuni delle scuole che insegnano i fondamenti della filosofia ayurvedica.
Si parte dall'idea, abbastanza comune, che il corpo sia connesso con la mente e l'universo attraverso una sorta di "forza vitale".
Ogni parte del corpo è unita all'universo, contiene sostanze che si ritrovano in natura e quando la "connessione" con la natura è sbilanciata, insorge la malattia.

La medicina Ayurvedica si basa su due concetti principali: la costituzione (prakriti) e la forza vitale (dosha). La prima è il rapporto tra mente e corpo che non cambia mai nella vita, la seconda è formata da tre forze vitali il cui squilibrio determina le malattie.

Ogni dosha è composto da due dei cinque elementi naturali (etere, ovvero l'aria "cosmica", acqua, fuoco, aria e terra) ed ogni individuo ha una sua combinazione variabile dei dosha (quindi una combinazione diversa dei due elementi che compongono il dosha), ma solo uno di loro prevale. Il nome dei dosha è quello originale sanscrito: vata (etere ed aria: controlla la mente, il cuore, la divisione cellulare, è il più importante), pitta (fuoco ed acqua: che controlla sistema ormonale e digestivo) e kapha (acqua e terra: forza, immunità e crescita fisica).
Esistono tanti altri particolari che spiegano le teorie della medicina Ayurvedica ma il discorso diventerebbe molto più difficile da seguire. Come si vede, questa pratica si basa su idee piuttosto comuni a tutte le medicine orientali, le energie invisibili, l'interconnessione con la natura, lo squilibrio delle forze vitali. Bisogna ridurre tutto all'epoca nella quale nacque questo tipo di medicina, quando non esisteva alcuna idea sullo sviluppo delle malattie, sulla loro cura, non si conoscevano i batteri e tutti i mali derivavano da forze sovrannaturali (che comunque erano connesse alla natura umana) che decidevano per noi. Per curare le malattie, la medicina ayurvedica utilizza gli elementi che secondo lei compongono il corpo, si usano quindi erbe o minerali, massaggi per "riequilibrare" le energie, ed altro, come esercizi di respirazione e simili allo yoga.
Alcune delle sostanze usate dagli ayurvedici hanno poteri medicinali, altre sono tossiche ed altre ancora hanno solo un potere "rituale".
Ma come fa un medico ayurvedico a stabilire se l'equilibrio di un individuo sia corretto? Come scopre le sue patologie?
Anche qui dobbiamo pensare ad un'epoca che non disponeva di strumenti diagnostici e quindi tutto si basava sull'esame del paziente, sulla sua dieta, lo stile di vita, lo stato della pelle, dei denti, della lingua, il battito cardiaco e la voce. In seguito all'esame sono prescritti i rimedi più adeguati che hanno diversi scopi:
  • Eliminare le impurità: con il "panchakarma" si purifica il corpo eliminando l'ama, ovvero il cibo non digerito che "ostruisce ed incolla" i tessuti determinandone il loro cattivo funzionamento.
  • Ridurre i sintomi: con l'esercizio fisico, la meditazione, la respirazione o i massaggi, il paziente vedrà migliorare il suo stato.
  • Aumentare la resistenza alle malattie: con le erbe, minerali, vitamine, tutto basato sulle descrizioni dei testi originali.
  • Ridurre la tristezza ed aumentare l'armonia: evitando le emozioni negative e pensando positivamente.


Naturalmente è certo salutare una filosofia (perché di questo si tratta, più che di una medicina) che invoglia al pensiero positivo ed al contatto con la natura. Migliorare la propria alimentazione, lo stile di vita, dedicarsi del tempo per curare la propria vita, sono tutti princìpi che non possono essere dannosi. Ma anche in questo caso, dietro ad una pratica apparentemente innocua, si possono nascondere alcune insidie. Molti "ayurvedici" non limitano la loro opera solo per la cura di piccoli malanni, malattie psicosomatiche, stati di stress, ma vanno molto oltre dicendosi capaci di curare malattie gravi (cancro compreso). Vi è un altro pericolo che si nasconde nella tendenza ad acquistare le sostanze "terapeutiche" direttamente dai produttori dei paesi orientali (pure tramite web). Molte erbe e minerali infatti, sono sottoposti a scarsi controlli e la loro qualità è molto scarsa quando non sono direttamente dannosi.
Sono in aumento infatti i casi di avvelenamento (anche letale) da prodotti ayurvedici. In particolare sono stati segnalati diversi casi di avvelenamento da piombo.
Nella medicina ayurvedica è previsto l'uso di olii, spezie ed erbe medicali e mentre l'uso esterno è raramente fonte di rischi (tranne alcune forme di dermatite), quello interno può essere molto pericoloso. Per questo motivo la pratica di questo tipo di medicina è riservata ai medici abilitati alla professione e vale sempre il consiglio di utilizzare prodotti controllati e di fonte conosciuta, in Italia la vendita di prodotti erboristici ayurvedici è consentita come quella di "integratori".
Tra gli ingredienti dei rimedi ayurvedici ci sono molti minerali come l'oro ed il piombo ma spesso non è nota nemmeno l'esatta composizione dei rimedi, è questo il pericolo reale.
In un'indagine statunitense, su 70 prodotti ayurvedici, bel 14 contenevano livelli di piombo, arsenico e mercurio pericolosi e, come detto, sono decine di casi di intossicazione da uso di erbe importate, fenomeno descritto anche in Europa (come qui, in Francia).
Gli studi scientifici sugli effetti di questa pratica non sono tanti, ne esistono diversi che si presentano come poco accurati e precisi e servirebbero per questo lavori più corretti per stabilire definitivamente il valore curativo di questa medicina tradizionale. E' chiaro che è la stessa base teorica dell'Ayurveda a non trovare conferme in campo scientifico, le fantomatiche "energie", la "forza vitale", l'equilibrio con l'universo sono tutti concetti filosofici che hanno pochissimo in comune con la medicina e la clinica, bisogna quindi analizzare gli eventuali effetti derivanti da quello che si usa in ambito ayurvedico. In generale non si ha un effetto terapeutico su malattie fisiche particolarmente significativo ma sembra che la correzione dell'alimentazione, accompagnata da una maggiore attenzione allo stato del proprio fisico, possa apportare benefici alla salute generale del paziente. Non sono conosciute malattie guarite con l'Ayurveda ma sono descritti stati di malessere psicologico notevolmente migliorati. Alcune erbe sono conosciute per il loro potere disinfettante e risolvente e per questo sono state utilizzate anche in piccoli interventi chirurgici. Il risultato è stato buono ma il dolore post operatorio superiore a quello dell'intervento classico.
In generale, visto che la pratica dell'Ayurveda in Italia è affidata a medici, si preferisce considerare questo tipo di approccio come utile complemento ad altre cure. Regolare le proprie abitudini di vita non può che tenerci in un binario di educazione sanitaria utile in qualsiasi caso, bisogna invece diffidare pesantemente da quei medici ayurvedici che mescolano la pratica indiana con altre pratiche del tutto non scientifiche e pericolose. Sono noti casi di medici che uniscono all'Ayurveda anche le teorie di Hamer (il medico psicopatico che sostiene che le malattie siano causate da traumi non risolti), che trattano con l'Ayurveda malattie gravi consigliando la sospensione della terapia medica o che compiono veri e propri riti magici per "rinforzare" gli effetti della respirazione o dello yoga, rasentando il plagio psicologico.

Per concludere quindi: diffidare da prodotti non sicuri e non certificati. Affidarsi solo a medici iscritti all'albo ed abilitati, parlare sempre con il proprio medico curante per capire se si può ricorrere a questo tipo di pratica o se non fosse consigliabile vista la propria patologia.
Basti sapere che la medicina Ayurvedica, da noi considerata quasi un "capriccio" un po' stravagante, in India è utilizzata dalla classe più povera (perché spesso praticata da guaritori improvvisati) ma che per le malattie vere, anche in quel paese, si rivolgono agli ospedali, quando esistono.

Alla prossima.

martedì 15 gennaio 2013

Storia della medicina: la chirurgia

Possiamo affermare che la chirurgia (cheirourgia, lavoro delle mani), una delle branche della medicina moderna, esista da due secoli. Prima del 1800 non vi era alcuna regola né procedimento scientifico che regolasse le "operazioni" dell'uomo sull'uomo. Esistevano gli "stregoni", i chirurghi autonominatisi e qualche intervento chirurgico sui generis era effettuato da improvvisati operatori che utilizzavano metodi personali.

La prima rivista medica che pubblicò argomenti chirurgici fu il New England Journal of medicine and surgery, nel 1812. Proprio in occasione del 200° anniversario della prima uscita della rivista chirurgica, il New England Journal of Medicine (attuale e prestigioso erede di quella prima pubblicazione), ricorda i passi da gigante fatti in due secoli di storia, talmente affascinanti e sorprendenti che vale la pena leggerli. Le procedure illustrate, rispetto a quelle attuali, erano del tutto primitive e cruente soprattutto se si considera un elemento fondamentale: non esisteva l'anestesia.
Per questo motivo sconsiglio alle persone facilmente impressionabili la lettura dell'articolo, parlare di chirurgia (soprattutto dei tempi andati) non è proprio una passeggiata.



In quei primi anni di chirurgia pionieristica leggiamo di interventi che avvengono ancora oggi, la differenza? La tecnica, la strumentazione, l'anestesia.
Le origini della chirurgia risalgono a millenni orsono. Una delle tecniche chirurgiche più primitive è la trapanazione del cranio. Veniva eseguita dai "medici" del villaggio e si basava probabilmente sulla credenza di un "male" da fare fuoriuscire dal corpo sofferente. Esistono tracce di questo tipo di intervento in varie parti del mondo e tra le più antiche ci sono quelle risalenti a circa 12.000 anni fa, nel Mesolitico, in base a resti rinvenuti in territorio sovietico. Sembra anche che la sopravvivenza da questo intervento arrivasse a quasi il 50% perché probabilmente l'inserimento delle rudimentali punte da trapano (di pietra e poi di metallo) era superficiale e non arrivava a ledere strutture cerebrali. Antiche civiltà come quella sumerica, prevedevano figure e regole ben precise per la pratica della chirurgia: gli schiavi avevano diritti minori dei nobili (pagavano di più e non potevano accedere a qualsiasi tipo di intervento) ed i bravi chirurghi diventavano presto ricchi, rispettati ed invidiati per una posizione che rasentava la divinità, erano gli unici capaci di "aprire" un corpo umano.

Bisturi chirurgici egiziani

I progressi della chirurgia furono lentissimi, nei primi anni del primo millennio strumenti e tecniche erano ancora primitivi ed il mestiere del chirurgo era letteralmente improvvisato.
Piccoli miglioramenti arrivarono solo alla fine del 1600, con l'uso del calore per "disinfettare" gli strumenti ma la mortalità (e le sofferenze) erano problemi irrisolvibili per i mezzi dei tempi.

I princìpi chirurgici sono fondamentalmente gli stessi da secoli (un organo è irrorato dagli stessi vasi sanguigni oggi come 2000 anni fa e per rimuoverlo bisogna agire sugli stessi tessuti, un fegato di oggi è identico al fegato del nostro bisnonno) ma l'affinamento delle tecniche, il progresso che ha permesso la costruzione di strumenti versatili, efficaci e precisi (e soprattutto la possibilità di intervenire su un individuo che non prova dolore) hanno cambiato la storia della chirurgia (un passo fondamentale del progresso chirurgico è rappresentato dalla "standardizzazione" delle tecniche).
Come reagiremmo se tornassimo indietro e subissimo il trattamento chirurgico raccontato a proposito di un intervento per cataratta (malattia dell'occhio)?
Tra dita che schiacciano le varie parti dell'occhio, pinze che, troppo grandi, non riescono ad afferrare bene e bisturi (chissà con quale affilatura) che affondano nella cornea, sembra di raccontare un film dell'orrore, soprattutto se si pensa al paziente: del tutto sveglio con il chirurgo che tiene aperto l'occhio con pollice ed indice della sua mano. Nonostante tutto l'intervento va bene ed il paziente riacquista una buona visione dall'occhio malato. Risultato incoraggiante, ma la chirurgia ha troppi limiti: la già ricordata impossibilità di ricorrere ad anestesia ed il rischio (altissimo) di infezione (non esistevano gli antibiotici), la rendevano una pratica che dal punto di vista medico era ai fatti quasi fantascienza. Tutti gli interventi chirurgici che tentavano di risolvere problemi addominali si chiudevano con un esito quasi totalmente univoco: la morte del paziente. Identica sorte per chi tentava interventi toracici o alle articolazioni, soprattutto le infezioni mietevano vittime nella quasi totalità dei casi.

Bisturi chirurgico del 1800 circa
A volte il caso ci metteva lo zampino.

Interventi che sembravano risolutivi (il giornale riporta il caso di un paziente che aveva avuto un ictus risolto dalla chiusura della carotide) quando si ripetevano e controllavano dimostravano tutti i loro limiti ed erano abbandonati, altri che assicuravano benessere per pochissimo tempo ma finivano lo stesso tragicamente. Era questa la chirurgia, poco più di un esperimento, il sogno proibito dei medici: toccare l'interno del corpo umano, manipolarlo, "sistemarlo", era una possibilità troppo lontana per il livello di progresso dell'epoca.
Il 18 novembre 1846 la svolta che avrebbe cambiato la medicina.

Henry Jacob Bigelow pubblicò un report sulla rivista, "Insensibility during Surgical Operations Produced by Inhalation" (insensibilità durante intervento chirurgico ottenuta con inalazione) e William Morton, un dentista di Boston, somministrò prima ad uno poi ad altri pazienti un gas "misterioso", il Letheon (del quale tenne segreta la formula per diverso tempo), per un intervento chirurgico effettuato da John Collins Warren su suoi pazienti senza che questi fossero coscienti. La redazione del giornale medico fu invasa da commenti e lettere, chi criticava (qualcuno disse "è un capriccio inutile!"), chi chiedeva spiegazioni su quella stregoneria, chi avanzava ipotesi sulla composizione del gas "misterioso", ma molti colleghi di Morton rivelarono dell'"odore di etere" che si diffondeva nelle sale operatorie durante le sedute del dentista e così gradualmente altri provarono a testare l'inalazione di questo gas per effettuare interventi chirurgici. Fu un cambiamento epocale.
L'articolo che descriveva gli effetti dell'etere sui pazienti dei chirurghi del Massachusetts Hospital
Si scoprì successivamente che altri medici avevano sperimentato la sostanza per l'uso anestetico ma non avevano pubblicato i loro risultati, per questo fu Morton ad entrare nella storia.
Uno degli interventi chirurgici più frequenti dell'epoca era l'amputazione degli arti: la guerra, l'assenza di antibiotici per contrastare le infezioni, gli effetti collaterali di malattie incurabili, rendevano spesso impossibile risparmiare l'arto di un ammalato. La sopportazione umana dei dolori terribili di un tale intervento è molto limitata, pochi secondi, le sale operatorie erano invase da urla strazianti ed erano chiuse per non condizionare gli altri pazienti delle sale accanto, l'intervento di amputazione di un arto inferiore durava anche 30-40 minuti, non è facile immaginare la tortura che doveva sopportare chi vi si sottoponeva. Gli stessi medici erano coscienti dell'orrore di quella procedura, ma era l'unico mezzo per salvare una vita. Uno dei più noti chirurghi dell'epoca provò per la prima volta ad eseguire l'intervento in anestesia: "questa cosa è meglio dell'ipnosi", esclamò. Tutti erano stupefatti per la calma ed il silenzio della sala operatoria ottenuta in quel modo, inusuale.
I vantaggi dell'anestesia furono da ambo le parti: i pazienti non soffrivano più ed i chirurghi potevano operare con calma, riflettendo e senza remore "emotive".
Si sperimentarono nuove sostanze, alcune diventarono validi analgesici e la chirurgia fece passi avanti enormi, anche se restava un altro grande ostacolo: le infezioni.
Il 50% della mortalità per interventi chirurgici maggiori era dovuto ad infezione e qualche tentativo di diffondere agenti "antimicrobici" come il fenolo, era visto con diffidenza e screditato (nessuno aveva ancora dimostrato l'esistenza dei "microbi" né l'infezione era considerata un evento causato da agenti "fisici" come i batteri, appunto), lo stesso Semmelweiss, medico che sostenne come la semplice pulizia delle mani potesse abbattere le morti delle puerpere con infezione fu considerato pazzo ed isolato anche per aver ipotizzato che fossero gli stessi medici e studenti a trasportare quei microbi visitando le donne dopo aver partecipato alle esercitazioni anatomiche sui cadaveri.
La pulizia delle mani e della cute del paziente da operare, per secoli furono considerate poco importanti.
Nonostante questo i successi della chirurgia ormai si susseguivano, malattie come l'appendicite, spesso mortale per le conseguenze sulle strutture addominali, erano diventate routine (la prima asportazione di appendice avvenne nel 1880), nel 1884 la prima asportazione di tumore cerebrale e negli anni seguenti furono sviluppate altre tecniche per rimuovere organi malati e parti ormai inservivibili a causa di malattie. Miglioravano le procedure, si formavano i primi grandi chirurghi, nascevano i primi "maestri", si svilupparono le tecniche per ricostruire organi, suturare i vasi sanguigni e limitare le emorragie. Nacquero concetti come la standardizzazione degli interventi (non si poteva operare "a caso" ma secondo procedure conosciute e controllate, metodo che sopravvive ancora oggi) e si produssero i primi guanti chirurgici.
Dopo i primi passi lentissimi ed estenuanti, la chirurgia cominciava a correre, i progressi tecnici erano sempre più veloci. Così si susseguivano tentativi inutili dopo successi incredibili, vere e proprie follie e colpi di genio.

Nel 1929 un giovane medico tedesco, Werner Forssman, voleva sperimentare il "cateterismo cardiaco", riuscire cioè ad arrivare fino all'interno del cuore con un piccolo tubicino, possibilità che avrebbe aperto le porte ad un'infinità di interventi utili.
Il suo professore gli impedì di utilizzare delle cavie, così egli provò su se stesso, "autocateterizzandosi", pubblicando lo studio con tanto di immagini ed arrivando a vincere per questo il premio Nobel per la medicina.
Bisturi chirurgico dal 1900 ad oggi
Siamo attorno al 1930, una nuova sostanza rivoluziona il modo di curare le persone.
I vari tentativi di limitare le infezioni hanno migliorato la riuscita degli interventi, ma solo l'avvento degli antibiotici consentì di definire "sicura" la chirurgia. Morire d'infezione iniziava a diventare un evento raro.
Il progresso correva sempre più veloce, nuovi strumenti e materiali, tecniche sempre più raffinate, scambi di conoscenze tra esperti, la chirurgia iniziava ad essere strumento di salvezza reale e rimedio per moltissime malattie considerate mortali. La possibilità di salvare una persona con infezione di una parte del suo corpo, da un'emorragia, da un trauma, considerata un miraggio solo un secolo prima, ora si era trasformata in realtà e con gli interventi a cuore aperto ed i trapianti, il chirurgo diventò sinonimo di salvezza, andando oltre l'immaginabile.
Oggi la chirurgia ha nel proprio arsenale più di 2500 procedure conosciute, tutte tecniche ben definite e praticate in tutti gli angoli del mondo. Nei soli Stati Uniti, ogni anno sono effettuati 50 milioni di interventi chirurgici, gli strumenti sono sempre più avanzati, l'avvento dell'informatica e della robotica migliorano le performances. L'intervento chirurgico più effettuato al mondo è il taglio cesareo, l'estrazione cioè del feto mediante un'incisione addominale invece che per le vie naturali.

Negli anni '80 si inizia con la chirurgia endoscopica e mininvasiva: al posto delle mani si usano piccoli strumenti che entrano nel corpo tramite piccoli fori e sono azionati dall'esterno, oggi si pratica anche nei piccoli ospedali, la laparoscopia (così si chiama questa tecnica) permette migliore ripresa post chirurgica, minor trauma fisico, minore dolore, minore presenza di cicatrici, minore degenza. Fu un ginecologo francese il primo a testarla per la rimozione di una gravidanza extrauterina ed il suo tentativo (riuscito) destò perplessità che sparirono con il tempo. Oggi la laparoscopia è praticata di routine per tantissimi tipi di intervento chirurgico ed è diffusa praticamente ovunque.

Strumenti per laparoscopia

Ma un robot inizia a sostituirla. Ancora non diffuso dovunque per i suoi costi ma già "operativo" (anche in Italia), la laparoscopia robotica permette realmente ad un chirurgo seduto in una sala operatoria americana di operare un paziente in India, l'uomo comanda a distanza le braccia del robot che controllano direttamente gli strumenti chirurgici utilizzati con una sensibilità ed una precisione mai vista prima con un possibile ulteriore sviluppo, la tridimensionalità.
Non è fantascienza, è solo l'ultima delle frontiere raggiunte.

Robot chirurgico DaVinci
Il racconto della chirurgia del passato, come quello relativo ad altre pratiche mediche, sembra un romanzo antichissimo, un elenco di fatti staccati da secoli di storia e questo è dovuto al fatto che siamo talmente abituati al progresso che certe cose ci appaiono molto distanti nel tempo quando invece accadevano non troppi anni fa. I miei colleghi più anziani ricorderanno (io ne ascolto spesso affascinato i racconti) dell'inesistenza dei disinfettanti chirurgici, del fatto che il chirurgo dopo aver pulito la mani con il sapone le cospargesse di alcol ed iniziasse ad operare, qualcuno ricorderà l'esistenza di guanti di lattice che erano lavati dopo l'uso e riutilizzati dopo essere stati cosparsi di talco, non è preistoria, siamo noi molto avanti rispetto ai nostri nonni.
Il futuro?
Probabilmente le nanotecnologie, dispositivi microscopici comandati dall'esterno o inghiottiti che permetteranno di svolgere il lavoro fino ad oggi svolto dalle mani.
In ogni caso, il viaggio dell'uomo dentro al corpo, in soli due secoli ha fatto passi da gigante con l'obiettivo di muoversi come una farfalla all'interno del corpo umano.

Alla prossima.

Articolo tratto ed adattato da: Two Hundred Years of Surgery Atul Gawande, M.D., M.P.H.
N Engl J Med 2012; 366:1716-1723May 3, 2012

lunedì 7 gennaio 2013

Un miracolo senza miracolo.

Mi ero occupato di "miracoli", ovvero di eventi sovrannaturali per influenze divine (io l'ho fatto dal punto di vista medico, naturalmente) qualche tempo fa.
Ho ricevuto qualche tempo fa una segnalazione (grazie a Rosa Contino di Scetticamente.it) di un articolo su un presunto miracolo avvenuto a Lourdes ma non ancora riconosciuto dalla chiesa (anzi, a quanto mi risulta non vi è alcuna possibilità di riconoscimento ecclesiastico, la chiesta si è già ufficialmente pronunciata contro questo caso).

Nulla di incredibile, nel "miracolo" intendo, è molto più incredibile quello che ho letto a proposito del fatto, descritto come sovrannaturale ma che a me sembra molto terreno, anche troppo.
Questo avvenimento è vicino alle tematiche di questo blog perchè presenta numerosi punti in comune con i casi che tratto. Sapete quando si discute di una cura alternativa che ha "risolto" casi disperati, di guarigioni miracolose ed insperate? Ricordate i "testimoni" che giurano di essere guariti con tanto di referti e documentazione? Avete presente quelli che dicono "ma se ci sono i testimoni qualcosa di vero ci sarà!"? Bene, anche nel caso di questo "miracolo" è tanto forte ed "evidente" la narrazione degli eventi, quanto banale e diversa la realtà.
Ultimamente mi piace presentare i casi nella stessa forma in cui li trovo. Si parte cioè dalla "cronaca" dell'avvenimento, dai documenti, dalle dichiarazioni e poi inizio con l'analisi. Questo perché si abbia l'esatta percezione di cosa succede se ci fermassimo solo alla prima parte (il fatto), senza spiegarlo con la seconda (il "trucco").
Partiamo con un caso miracoloso?
Ok, però devo scusarmi se l'articolo in certi punti può essere ingarbugliato, ho provato a semplificare e spiegare i termini medici.

Questa è la storia di Erminia Pane, anonima fino ad un certo giorno della sua vita, nota alle cronache quando ha dichiarato di essere stata guarita dalla sua presunta cecità totale grazie alla madonna di Lourdes. Come spesso succede, senza documenti o referti è impossibile controllare la veridicità di un'affermazione, ma in questo caso i documenti li abbiamo, grazie ad un libro che parla proprio di questa storia.
Abbiamo anche gli articoli dell'epoca e quelli di oggi. Vediamo cosa è successo.
Erminia Pane, come raccontano le cronache dell'epoca era nata cieca dall'occhio destro ed in seguito ad un problema di salute (un'ictus) che le causa problemi all'altro occhio diventa "praticamente cieca". In realtà l'occhio sinistro era sanissimo, la malattia però aveva causato una "ptosi palpebrale" (un "abbassamento" della palpebra) che, se chiusa, naturalmente non permetteva la vista, la malattia inoltre aveva causato una paralisi alla metà sinistra del corpo. Prima dell'ictus la signora ci vedeva (da un solo occhio) benissimo, come dimostrano i certificati medici e come dimostra il fatto che è dichiarato che il suo lavoro fosse quello di vigilante in un supermercato (e certo che un vigilante cieco non sarebbe il massimo della sicurezza).
Nel 1977 la situazione è quindi quella di una donna praticamente cieca dall'occhio destro e "non vedente" (quando la palpebra lo copriva, ma la vista era integra) da quello sinistro.
Per questa sua invalidità la donna percepiva una pensione dall'INPS.

La notizia: "nata senza retina ora ci vede"
A quanto raccontano le cronache la donna era in procinto di operarsi alla palpebra "abbassata" quando "vide" la figura della "madonna di Lourdes" che le disse di non operarsi e recarsi nella località di culto. Erminia Pane non raccontò niente a nessuno e si recò a Lourdes dove, durante un bagno nell'acqua della località (che è definita "sacra"), riacquista la vista, sia all'occhio destro (quello "non vedente" dalla nascita) che all'occhio sinistro (quello "coperto" dalla palpebra). E' tanto eclatante la guarigione che la donna consegue la patente di guida. La stessa ha fatto domanda all'INPS per la revoca della pensione di invalidità che però l'ente ha respinto.

Nel 1994 il "Bureau Medical di Lourdes" (l'ente che "certifica" le guarigioni miracolose avvenute nella località francese), avrebbe riconosciuto il valore miracoloso dell'avvenimento. Così racconta Alcide Landini, un commercialista di Follonica che scrive un libro proprio su Erminia Pane: "C'è scritto che lei non ha la retina e perciò è invalida".
Riassumendo e limitandoci alla cronaca, la donna cieca a destra (per la "mancanza della retina") e con un occhio disabile a sinistra (per "postumi di malattia") si reca a Lourdes e torna a vedere perfettamente, tanto da conseguire la patente.
Ci hanno raccontato un miracolo ed abbastanza evidente.

Torniamo ai giorni nostri.
Appare nel sito dell'UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionalisti) un articolo sullo stesso argomento, dal titolo: "Lourdes, nata senza retina ora ci vede: il miracolo di Erminia Pane", che racconta proprio questa storia.
Secondo l'autore dell'articolo è andato tutto come raccontato nei giornali e nel libro. Si dice che "Erminia è nata senza la retina dell’occhio destro e dunque cieca da quell’occhio" ed a proposito dell'altro occhio:
"Nel 1977 è stata colpita da una paresi alla parte sinistra del corpo, che le ha immobilizzandoto il braccio, la gamba e la palpebra, quella dell’unico occhio sano, rendendola così completamente cieca".
[...]
"Immediatamente, con l’occhio destro, quello al buio da sempre, ha visto il volto della donna apparsale in ospedale. Da quello sinistro invece, la paralisi alla palpebra è scomparsa, il braccio e la gamba hanno ricominciato a muoversi."
Si parla della certificazione di avvenuta guarigione:
"Nel 1994 la Commissione del “Bureau Médical” di Lourdes, dopo aver analizzato a lungo i documenti medici precedenti e successivi alla “guarigione”, ha riconosciuto il carattere miracoloso dell’evento."
Insomma, anche l'articolo più recente conferma la storia raccontata dai giornali. Il sito cattolico poi, è definito per "razionalisti" e quindi l'autore si sarà sicuramente documentato prima di dare conferme rispetto ad un evento così delicato (un cieco senza retina che riacquista la vista, non è notizia di tutti i giorni).

Alla fine l'autore dell'articolo si lancia in un attacco rabbioso nei confronti del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) che erge, chissà perchè, a controllore generale di poteri divini e miracolosi. Citano a questo proposito un articolo del 2010 su Avvenire che si stupiva di come lo stesso comitato non fosse intervenuto a controllare un caso così eclatante. Anche l'articolo su Avvenire riporta la storia con particolari precisi:
la signora Erminia Pane, 68 anni, nata con un occhio privo di retina, malconcia di salute e pronta per un'operazione rischiosissima, va in pellegrinaggio a Lourdes e ora non solo vede da quell'occhio, ma ha superato anche altri gravi guai di salute. L'occhio, indubitabilmente, è ancora senza retina, ma lei con quell'occhio vede. Indubitabilmente: esaminato, controllato, verificato da tanti oculisti e medici, poi riconosciuto dal "Bureau medical" di Lourdes come «inspiegabile»
Tutto molto chiaro, come vedete ed in effetti se una donna completamente cieca, mancante della retina, tornasse inspiegabilmente a vedere si tratterebbe di qualcosa di davvero sorprendente...come dice Avvenire "indubitabilmente" eccezionale.
Fin qui la cronaca, le reazioni, i commenti. Passiamo ora ai fatti.

Sono questi che ci interessano perchè se davvero una donna senza retina e cieca dalla nascita riacquistasse la vista potremmo essere al cospetto di qualcosa di davvero sorprendente. Certo, non si deve per forza gridare al miracolo (un evento che oggi è inspiegabile per la medicina potrebbe non esserlo domani come è già accaduto) ma di sicuro si tratterebbe di qualcosa di davvero eccezionale, anche dal punto di vista medico.
I fatti non possono che basarsi sui documenti e per fare questo abbiamo la possibilità di leggere quelli "ufficiali", pubblicati nel libro che racconta la storia. Non riporto tutti i documenti originali perché non autorizzato, quindi dovete fidarvi delle mie parole (le copie dei documenti sono pubblicate nel libro e le ho lette). Per chi volesse evitare la lunga descrizione della documentazione passi al paragrafo finale che riassume tutto.

I documenti

13/06/77, dimissione policlinico di Milano

I documenti inseriti nel libro di Alcide Landini, partono dal foglio di dimissione di Erminia Pane il 13/06/77. In quell'occasione la donna era stata ricoverata per emorragia cerebrale da aneurisma. In dimissione si fa diagnosi di "deficit del nervo oculomotore comune di sx", "amaurosi [cecità, ndr] occhio destro dall'infanzia". Un deficit del nervo oculomotore comune può in effetti causare "ptosi" della palpebra (cioè un abbassamento della stessa che, "coprendo l'occhio", non permette una visione spontanea e completa (sollevando la palpebra, ad esempio, la donna può vedere senza problemi).
Da questo documento si rileva quindi che la donna è cieca a destra e con un problema nervoso (con vista integra anche se ostacolata dal problema alla palpebra) a sinistra.

Fin qui ci siamo, tutto sembra corrispondere alla cronaca.

Documento successivo: certificato dell'unione italiana ciechi del 12/07/1979. In base a quanto scritto la donna ha:
- Occhio destro: Esiti da corioretinite al polo posteriore con interessamento maculare.
- Occhio sinistro: ptosi palpebrale. Deficit elevazione ed abbassamento.

C'è già un primo elemento molto importante. I giornali dell'epoca e gli articoli recenti parlavano di una donna "senza retina". Ciò è evidentemente falso. La donna aveva la retina. La perdita della vista dall'occhio destro era stato causato da una corioretinite (ovvero un'infezione della retina, possibile anche alla nascita). Naturalmente non si può avere una corioretinite se non si ha la retina. La malattia causa deficit della vista più o meno marcato, il dato comunque è che la retina esiste, non è vero che la donna sia nata "senza retina". Dal questionario del documento comunque si evince che la donna non vede dall'occhio destro e vede (poco) da quello sinistro.

Ma andiamo avanti.

19/01/1980, certificato del policlinico di Milano:
- La paresi alla palpebra sinistra è regredita.


Certificati del 19/01/80 e del 11/02/81
Certificato del policlinico di Milano (11/02/81):
-Occhio destro: esiti di corioretinite (quindi conferma della diagnosi precedente), vista=0 (zero)
-Occhio sinistro: deficit parziale del nervo, ptosi parziale, vista 9/10 (nove decimi, quasi perfetta), con occhiali.
Il quadro reale quindi sembra abbastanza chiaro: se la donna è praticamente non vedente a destra, ci vede bene a sinistra con il problema alla palpebra che ha ripetuti miglioramenti e peggioramenti che si alternano. Questo è un reperto assolutamente "normale" in una situazione come quella analizzata.

29/10/82: la donna parte per Lourdes, a testimoniarlo, copia del biglietto del treno.

07/04/83, referto clinica policlinico Milano: dopo aver riassunto la storia clinica della donna, si conclude che ad una visita del 09/11/82:
- Occhio destro: visus 1/50 (quindi gravemente ipovedente)
- Occhio sinistro: riduzione ptosi palpebrale.

Possiamo dire in base alla documentazione che la situazione, dopo il viaggio a Lourdes, è invariata rispetto alla precedente.

Ai controlli successivi:

- Occhio destro: visus 1/10 (quindi gravemente ipovedente)
- Occhio sinistro: Invariato rispetto ai controlli precedenti.

Anche qui, situazione invariata rispetto al periodo precedente al viaggio nella località religiosa.

E' bene ricordare che il grado di visione oculare è "soggettivo" (avete presente l'esame che si fa leggendo le lettere sempre più piccole di un cartello posto di fronte?). Non esiste cioè uno strumento che possa misurare esattamente la capacità visiva di una persona ma è la persona in esame che dice "quanto ci vede". Una vista di 1/50 (quindi praticamente non vedente) quanto è diversa da una 1/10 (cioè capace di leggere solo la prima riga di quel cartello che ricordavo prima)?
I documenti, alla fine, confermano quanto già esistente prima del viaggio a Lourdes: la donna quasi non vede a destra mentre ci vede bene (problema alla palpebra a parte) a sinistra.

Certificato del 03/11/91 (medico privato):

- Occhio destro: visus 1/10 (quindi gravemente ipovedente).
- Occhio sinistro:  Persistenza di ptosi palpebrale (quindi situazione identica di quella precedente Lourdes, con peggioramenti e miglioramenti che si susseguono)

Certificato del 03/11/91
Segue un certificato dei medici dell'AMIL (Associazione medica internazionale di Lourdes) che giudicano il fatto come "straordinario ed eccezionale per le conoscenze mediche", affermando che la donna ha avuto:

-La ripresa immediata del visus 1/20 dall'occhio destro, non vedente dalla nascita.
-Scomparsa immediata e semitotale della ptosi palpebrale sinistra (ed in contemporanea della paresi della parte sinistra del corpo).
- Scomparsa dell'infiammazione cronica alla palpebra sinistra.

Gli articoli di cronaca aggiungono che il Bureau medical di Lourdes nel 1994 avrebbe riconosciuto la natura miracolosa dell'evento. Questo non risulta da nessun documento: l'AMIL non è il Bureau medical di Lourdes (che è contraddistinto dalla sigla CMIL, Comitato medico internazionale di Lourdes) ma un'associazione volontaria di medici che può proporre casi a suo giudizio "meritevoli" di analisi.
A quanto pare quindi, controllando i fatti ed i documenti, la realtà è molto distante da quanto raccontato dalle cronache (e dall'AMIL). Dire che una donna senza retina (il titolo dell'articolo: "Nata senza retina, ora ci vede") e quindi cieca dalla nascita va a Lourdes e ricomincia a vedere non è equivalente a dire che una donna che vedeva pochissimo da un occhio, va a Lourdes e forse ha qualche lieve miglioramento soggettivo.

Riassunto

Riassumiamo ora le affermazioni della stampa e dei siti e paragoniamole con i fatti che emergono dai dati ufficiali:

1) Una donna è cieca dalla nascita perchè senza retina.
FALSO. La donna ha avuto un'infezione alla retina nell'infanzia. E' praticamente cieca in un occhio, l'altro è perfettamente funzionante fino a quando un ictus non causa un problema che rende difficoltosa la vista (pur mantenendola integra) per "abbassamento" della palpebra che vede progressivi miglioramenti e peggioramenti alternati.
2) La donna effettua un viaggio a Lourdes e guarisce, vedendoci tanto bene da poter guidare l'auto.
FALSO. La visione dai due occhi rimane sostanzialmente identica (praticamente non vedente da uno, vedente dall'altro), la ptosi palpebrale è invariata avendo avuto nel corso degli anni anche episodi di regressione e ritorno del sintomo. Il fatto che la donna avesse conseguito la patente non è influente, visto che da un occhio la visione è ottima (ed il problema alla palpebra ha avuto negli anni episodi di regressione spontanea e di ricaduta).
3) Il Bureau medical di Lourdes riconosce il miracolo.
FALSO: Mai accaduto, il riconoscimento avviene da parte di un'associazione di medici che operano a Lourdes e non ha valore "ufficiale".

Confrontiamo cronaca con realtà?

Cronaca: nata senza retina vede dopo un viaggio a Lourdes = Miracolo.
Realtà: non vedente da un occhio per un'infezione alla retina resta non vedente dallo stesso occhio nonostante un viaggio a Lourdes = Normale decorso di una patologia.

Allora: dov'è il miracolo? Perché la rabbia di alcuni siti cattolici? Perché ricorrere a trucchi per giustificare un evento che non ha nulla di miracoloso? Il giornale Avvenire definiva i fatti "indubitabilmente" credibili, io qualche dubbio l'ho avuto e l'ho raccontato...e naturalmente sono sempre pronto a tornare sui miei passi se ci fossero elementi da me non conosciuti o non analizzati.
Ecco, tutto questo serva a comprendere come dietro a molte guarigioni "miracolose" o "indubitabili" ci possa essere il falso (volontario o meno) e quindi prima di gridare all'evento sovrannaturale pensiamoci, riflettiamo ed evitiamo proclami. La salute, su base religiosa o meno, è un diritto che non merita falsificazioni.

Alla prossima.