venerdì 6 gennaio 2012

Party naturali

Il parto non è una malattia.
Questa frase, se una donna è in gravidanza, la sentirà ripetere all'infinito, un mantra continuo: non è una malattia.
Io da ginecologo mi chiedo: qualcuno pensa il contrario?
Non essendo una malattia, il parto deve svolgersi nel modo più naturale, sicuro e comodo possibile. E' un evento fisiologico regolato da vari fattori che oggi fortunatamente è sufficientemente sicuro. La morte materna o neonatale è un evento rarissimo che resta una piaga soltanto nei paesi in via di sviluppo, tanto che il 99% delle morti materne avvengono nei paesi meno modernizzati, il 22% delle morti femminili da parto che succedono nel mondo avviene in India. Da noi e nelle nazioni moderne gli eventi avversi gravi legati al parto sono eventi molto rari (e che sono drasticamente diminuiti negli ultimi decenni): non si pensi comunque che l'evento parto sia scevro da rischi, complicazioni e problemi anche molto gravi. Nei moderni Stati Uniti, il tasso di morti materne è di un caso ogni 4.800 parti mentre nella nostra "bistrattata" Italia muore una donna ogni 15.400 parti. Uno studio su Lancet metteva l'Italia al primo posto tra le nazioni con meno mortalità materna ma questo dato ultimamente è stato discusso e ridimensionato, ci troviamo comunque in un'ottima posizione.

In un'epoca nella quale un dramma legato al parto diventa notizia da prima pagina dei giornali e spesso si accusano gli operatori sanitari, potrebbe stupire che una donna su sette in Niger muoia di parto "nonostante" in quella nazione non vi sia personale sanitario nè ospedali ben attrezzati: le donne partoriscono a casa, assistite quasi sempre da una donna della famiglia o da una "levatrice", in genere non formata ma improvvisata. In Niger non si denuncia nessuno per malasanità perchè quella che c'è, quando c'è, è più che abbondante in un paese che soffre la fame e la povertà. Si partorisce così, come vuole la fisiologia, come si faceva da noi un secolo fa e questo dato potrebbe servire da riflessione per chi "accusa" la nostra nazione di essere indietro in tema di sanità ritenendo responsabili i medici più di chi la sanità la gestisce.
Ma se un evento naturale e fisiologico non avesse bisogno di assistenza come mai dove l'assistenza c'è si muore pochissimo e dove non c'è, al contrario, il parto miete tante vittime? Perchè in certi paesi muoiono mamme e neonati come da noi quando nacquero le nostre bisnonne (o le nonne, se vogliamo)?
Perchè nei paesi industrializzati proprio l'assistenza al parto ha ridotto la mortalità materna (e neonatale) a livelli praticamente minimi? Un controsenso?
Non sono descritti come uno scandalo i troppi cesarei? Non viene detto che sono pericolosi più del parto spontaneo? Perchè l'Italia, uno dei paesi con il tasso più alto di tagli cesarei è tra quelli con minore mortalità materna ed infantile?
Non c'è chi dice che il parto "naturale" non ha bisogno di farmaci nè di "aiuti"?
E quindi perchè da noi si nasce bene e si partorisce con sufficiente tranquillità "nonostante" la medicalizzazione ed i cesarei? 

C'è bisogno di assistenza per partorire?
Ma se le nostre nonne partorivano sul tavolo sporco della cucina ed "andava tutto bene" che bisogno c'è di qualcuno che segua il parto?
Non è proprio così, le nostre nonne partorivano certamente sul tavolo della cucina ma quando morivano 2-3 figli su 8 non era il dramma che percepiamo oggi, anzi, qualcuna probabilmente rifletteva pure sul fatto che si trattava di una bocca in meno da sfamare. Ma anche se moriva la partoriente, tutto sommato faceva parte dei rischi (anche oggi resta il rischio, ma meno accettabile e comprensibile, ma questo è un altro argomento che potremo affrontare in futuro).
Una donna anziana mentre compilavo la sua cartella per un ricovero, al momento di raccontarmi delle sue gravidanze mi disse: "Sapesse quanti secchi ho riempito di sangue!" riferendosi agli aborti che si era procurata da sola infilandosi un ferro da calza dentro l'utero (mentre sua figlia, alle sue spalle, sorrideva).
E che "c'era di male" se quella era l'unica possibilità?
Si moriva in Italia esattamente come oggi si muore in Niger.
Di parto si muore ancora ai giorni nostri, molto di meno ma si muore e si morirà sempre. Frasi come "non è possibile morire di parto nel 2012" che spesso si leggono in articoli di giornale pronunciate demagogicamente è quanto di più ignorante e stupido si possa dire.
Questo perchè se vogliamo rendere minimi i rischi del parto abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti, che sorvegli e che in caso di bisogno ci dia una mano.
L'uomo è l'unico animale che per partorire ha bisogno di assistenza. Qualsiasi animale, dal più primitivo al più evoluto, partorisce da solo. Molti animali hanno meccanismi di parto profondamente differenti da quelli umani ma altri no, sono molto simili a noi. Gli elefanti ad esempio sfruttano la forza di gravità, il peso dei loro nascituri e partoriscono in piedi, il delfino al contrario sfrutta la "gravità al contrario" che fornisce la spinta verso l'alto dell'acqua nel quale è immersa la mamma, il delfino neonato sarà portato a raggiungere la superficie dell'acqua per effettuare il primo respiro e per lui la forza di gravità è quindi assolutamente ininfluente, per noi uomini il parto in piedi può servire ma non è certo decisivo.

Il punto fermo è che non esistono ostetriche tra i cavalli, nè si sono mai visti cani ginecologi (forse ginecologi cani, qualcuno sì) e persino le scimmie, animali vicinissimi (i più vicini) all'uomo sia geneticamente che anatomicamente, partoriscono da sole, senza alcun aiuto da parte dei propri simili (anche se sono descritti comportamenti di assistenza al parto tra scimmie).
Certi meccanismi del parto sono molto complicati da comprendere per chi non li conosce in maniera approfondita. In ostetricia si studia tutto il percorso del feto nel canale da parto, i suoi movimenti, le rotazioni del corpo, della testa, come si presenta, come progredisce, le varianti più comuni e quelle più rare ed un evento fisiologico sotto questo aspetto somiglia molto più ad un processo meccanico studiato da premi Nobel per l'ingegneria che ad un processo "naturale", il percorso del feto per nascere è complicatissimo. Un po' come conoscere come funziona il cuore: sappiamo tutti che batte e pompa sangue, ma studiarne i processi e gli eventi che causano quel battito e stabiliscono le regole di "pompa del sangue" sono talmente complicati che solo uno studio approfondito che comprenda chimica, anatomia, fisiologia ed idraulica (già, idraulica) riesce a comprenderne le regole.
Dicevamo del parto umano.
Quando uno degli innumerevoli fenomeni del parto (che dal punto di vista medico non si conclude con la nascita del bambino ma continua con l'espulsione della placenta e con il "post partum") non è fisiologico serve necessariamente assistenza. La presenza di qualcuno che si occupi della donna, non è, come si potrebbe credere, un capriccio o un eccesso di medicalizzazione. Se esiste un problema prima della nascita, l'assistenza può risolverlo facendo nascere il piccolo uomo con un taglio cesareo. Un tempo il taglio cesareo, in mancanza di antibiotici, anestesia e strumentazione, si effettuava come manovra disperata per tentare di salvare un feto di una donna già morta. Oggi possiamo affermare che il cesareo è un intervento sufficientemente sicuro ed affidabile anche se sicuramente più rischioso del parto spontaneo.
Se il problema insorge durante il parto ed il nascituro ha (per esempio) difficoltà a venire alla luce, esistono delle manovre ben precise, degli strumenti e delle precauzioni che possono risolvere tutto quasi sempre senza alcuna conseguenza. Un tempo un problema serio durante il parto condannava a morte certa il nascituro e molto probabilmente anche la donna che lo doveva partorire e forse non tutti sanno che a proposito di parto esistono eventi assolutamente imprevedibili e che nessuna manovra riesce a risolvere con sicurezza. Sia chiaro che a conti fatti il parto resta un evento sufficientemente sicuro e che non provoca alcun problema, la stragrande maggioranza delle nascite decorre senza complicazioni e dona la vita ad un nuovo essere umano e questo resta pur sempre un evento straordinario ed emozionante, ma, nonostante non sia facile comprenderlo (in quanto è percepito come evento "festoso", "felice"), le complicanze esistono da sempre.

Se, ancora, il problema insorge dopo il parto (come la temibilissima emorragia post partum che, se seria, può essere letale in pochissimi minuti) esistono diversi farmaci ed in ultima analisi la chirurgia che possono salvare una vita. Un tempo l'emorragia post partum non lasciava scampo, si moriva e morivano centinaia di donne in tutte le famiglie italiane.
Qualcuno potrebbe pensare che la causa di alta mortalità in certi paesi sia dovuta alla mancanza di igiene o di antibiotici ma questo non emerge dall'analisi delle cause di morte. Sono le complicanze post partum (emorragie, malattie materne, malattie fetali, incidenti ostetrici) la prima causa di morte materna in corso di parto o nel post partum che sono esattamente le stesse che causano le morti qui da noi, solo che in quei paesi non c'è nessuno che può risolverle.

Nei paesi moderni invece, la presenza di personale sanitario (principalmente medici ed ostetriche) che assiste tutta la gravidanza, segue il travaglio ed assiste il parto) consente non solo di identificare e spesso risolvere parecchi fattori di rischio ma di evitare qualsiasi problema possa sorgere proprio durante il momento del parto o subito dopo. Sembra scontato ma è bene ricordarlo: le donne dei paesi industrializzati muoiono raramente di parto proprio perchè partoriscono all'interno di un ospedale. Partorire a casa (pratica che in Italia è incoraggiata da alcune associazioni) è assolutamente fisiologico e possibile ma solo quando va tutto bene. Se compare una grave complicanza, le possibilità di salvarsi sono molto vicine allo zero. Un "caso" statistico vuole che nazioni come l'Olanda nelle quali il parto a casa sia molto diffuso, la mortalità materna e neonatale sia a livelli superiori della media europea.
Partorire a casa o evitare l'ospedale è un bel risparmio per le casse pubbliche e la ricerca del "naturale" a tutti i costi aiuta a contenere le spese. Un parto ed un ricovero in ospedale costano tanto ma sono garanzia di sicurezza per la donna, la sua famiglia ed il nascituro.

Qualcuno però preferisce il parto in casa o l'assistenza da parte di una "Doula". Cos'è la "Doula"?
Una donna, un'amica, una persona che decide di seguire le gravidanze ed i parti. Non un'ostetrica, un medico, non qualcuno con un titolo di studio specifico o l'esperienza di migliaia di parti sulle spalle, è semplicemente una persona che ha deciso che può aiutare una donna a partorire.
Vediamo cosa fa una Doula secondo il sito di una di loro:
- spiega le procedure mediche relative al parto (ma, attenzione, non è abilitata a svolgere compiti di tipo medico!);
- offre un sostegno di tipo emotivo;
- pratica il massaggio e altre forme di sollievo non farmacologico dal dolore;
- suggerisce le posizioni più adatte;
- incoraggia e sostiene anche il partner, quando presente, in modo che possa a sua volta sostenere la partoriente;
- se richiesto, fa da tramite con il personale ospedaliero per richieste particolari o risoluzione di problemi;
- può scrivere il resoconto del parto, se lo si desidera;
- aiuta ad attaccare immediatamente il bimbo al seno.

Nulla di illegale chiaramente (in genere) ma si spera che chi prende la decisione di partorire senza alcun ausilio sanitario sia consapevole di ciò che sta facendo.
La "scuola delle Doule" ha come obiettivo:
Creare una nuova cultura di genere, una scuola per doule che parta da un percorso esistenziale e spirituale
...e questo vorrebbe dire che le donne che partoriscono potrebbero essere assistite da una persona con una bella formazione spirituale (?) che però non sa nemmeno com'è fatto il bacino femminile.

Il parto viene trasformato da evento fisiologico e naturale in rito magico e sciamanico, sempre la scuola delle Doule dice che:
assistere ad un parto ha un valore rituale di grande importanza [...] Che il mistero del parto oggi venga consumato in ambienti privi di ogni sacralità, asettici e impersonali, toglie alle donne non solo il potere sul proprio parto [...]
Il parto diventa un "mistero", un atto sacro, rituale, un sabba.
E questo sarebbe un ritorno al naturale.


Capitolo a parte merita il dolore ed il suo controllo.

Il parto è doloroso, si sa, ma oggi disponiamo di un modo per ridurre il dolore a zero. Partorire senza dolore, si chiama partoanalgesia e c'è persino una legge che impone a tutti i reparti di prestare particolare attenzione al problema del controllo del dolore. Con una puntura che arriva tra le membrane che ricoprono il midollo spinale le donne, oggi, possono evitare l'esperienza fortissima e spesso pesante del dolore da parto.

Ecco a cosa serve l'assistenza, cosa vuol dire avere un reparto di ostetricia attrezzato, moderno, pronto ad intervenire. Una conquista del progresso dunque. Siamo proprio fortunati che i nostri figli vengano alla luce in quest'epoca e nella nostra nazione e non in altre dove la mortalità materna ed infantile è ancora a livelli elevatissimi "nonostante" il parto sia un evento "naturale".
A questo punto si potrebbe pensare che gli unici provvedimenti che debbano riguardare la situazione italiana dovrebbero mirare al potenziamento dei reparti meno grandi, all'addestramento del personale o a garantire la partoanalgesia in tutti quegli ospedali nei quali non esiste o esiste solo sulla carta. Se il livello medico ed assistenziale della nostra ostetricia è ottimo, sono pochissimi in Italia gli ospedali che offrono la partoanalgesia come servizio costante. Le percentuali fanno paura e c'è pure chi "rema contro".
Già perchè esistono sanitari (medici ed ostetriche) che con improbabili giri di parole evitano di fatto l'accesso alle tecniche di riduzione del dolore nel parto. Assicurare il "parto indolore" ha un costo importante e quindi è "comprensibile" che tra i politici qualcuno non si vergogni di dimostrare la propria ignoranza pur di non spendere soldi pubblici ma che tra i professionisti della salute si assista ad un vero e proprio "festival" di impreparazione mascherato da "naturalità" è patetico.

Ci si chiederà: ma se qualcuno fa di tutto per non effettuare la partoanalgesia un motivo ci sarà!
No...o forse sì. L'unico motivo che non fa diffondere la partoanalgesia che mi viene in mente è quello economico: un anestesista costa. Una "preghiera tibetana" no.

In realtà la partoanalgesia è una tecnica sicura, efficace, provata e con rare e precise controindicazioni. Alcune malattie che coinvolgono la coagulazione sanguigna, allergia a farmaci specifici, gravi malformazioni della colonna vertebrale, sono queste le principali controindicazioni all'epidurale (si chiama così la tecnica che annulla il dolore da parto).
La cosa stupefacente è che questa possibilità viene negata anche a donne che ne fanno esplicita richiesta e con le scuse più incredibili: "è troppo presto" ma anche "è troppo tardi" o con atteggiamenti riguardanti il dolore da parto tra il mistico e l'olistico. Il dolore, chissà perchè, forse perchè punizione divina, deve essere vissuto, combattuto, serve da motivazione, libera l'energia e così via, in un elenco che starebbe benissimo nel manuale del perfetto imbonitore. In molti corsi di preparazione al parto, si colma l'assenza del servizio di partoanalgesia con un elenco di motivazioni e spiegazioni del dolore che farebbe impallidire il più cinico dei guaritori alternativi: il dolore da parto diventa "potere", "consapevolezza", "fondamentale". Certo, è un fenomeno naturale e fisiologico esattamente come il dolore che provocherebbe un'automobile a passare sopra il piede della stessa ostetrica o del medico che sconsigliano l'epidurale. Anche provare dolore durante un intervento chirurgico è "fisiologico" ma abbiamo inventato l'anestesia per un motivo semplice: è un dolore fortissimo.

Provate a darvi una martellata su un pollice ed inspirate profondamente (ok, non ci provate ma immaginatelo): probabilmente l'energia l'avrete liberata, il dolore "vissuto" ma la voglia di urlare a squarciagola sarà incredibile e soprattutto quel dolore non vi avrà fatto piacere.
Succede proprio questo in molti reparti di ostetricia in Italia e stupisce anche il fatto che l'atteggiamento ostruzionista provenga anche dalle donne, dalle ostetriche che in quanto mamme o future mamme, quel dolore l'avranno provato o lo proveranno.
Perchè quindi c'è chi incoraggia l'introduzione di pratiche discutibilissime (veri e propri riti magici), scoraggiando al contrario interventi importanti e costruttivi?
Tutte quelle pratiche pseudo naturalistiche, magiche, alternative e olistiche che tanto fanno figo e che attirano tante donne, a cosa servono?
Partorire nell'acqua o attaccati al ramo di un albero è davvero una panacea?
Il dolore del parto è "sopportabile"?
Ma certo che è "sopportabile", le donne lo hanno sopportato per secoli, il problema è che è davvero forte, fortissimo ed anche molto soggettivo. C'è chi "sopporta" con successo e chi no ed esistono inoltre diverse storie legate ad una gravidanza e non tutte consentono di sopportare il dolore. Finchè non esistevano alternative c'era poco da fare, oggi che le alternative ci sono non vengono praticamente adottate. Forse perchè esistono altri modi di "sopportare" questi dolori?
Fare meditazione, recitare un mantra o fissare un disegno mandala evocando i sacri fumi di giada porta un miglioramento dell'esito o della sopportazione di un travaglio di parto?
La risposta potrebbe sembrare "maternamente scorretta" ma è netta: NO.
Tanto per chiarire ai maschi cosa significhi dire dolore da parto visualizziamolo in una scala:


Il dolore da parto è considerato tra i più forti, inferiore solo a gravissimi traumi come l'amputazione di un dito.
Questo fatto non deve "demoralizzare" o impressionare le donne, anzi, deve indurle a chiedere metodi di riduzione del dolore, pretenderli, perchè esistono e sono previsti dalla legge e se proprio dovessi dire qualcosa a favore delle donne direi: evitate gli ospedali che non vi garantiscono (per chi la desidera) la partoanalgesia.

Dispiace da un lato distruggere il miraggio del parto senza dolore recitando preghiere tibetane ma è così, l'alternativa è partorire a casa o dove non ci assiste nessuno.
Esiste una sola possibilità quindi di partorire spontaneamente senza dolore: l'analgesia locoregionale, la cosiddetta "epidurale".

Tutte le pratiche alternative legate al parto sono una perdita di tempo bella e buona. La donna che per sua scelta voglia evitare flebo, monitoraggi, camici che girano visitandola ogni ora ha sempre quell'alternativa: partorire a casa.
Se si entra in ospedale non si può pretendere che il personale che sta esercitando una pratica medica si trasformi per il piacere del singolo individuo in uno stregone vudù.
E' chiaro che passare un'ora in una vasca piena d'acqua tiepida può rilassare psicologicamente una donna in preda alle contrazioni, recitare i salmi dei faraoni thailandesi potrebbe distrarre temporaneamente una partoriente dal ritmico scandire dell'attività contrattile ma non fa partorire nè prima nè meglio, nemmeno se praticassimo il passo vibrazionale dell'emù norvegese.
C'è poco da fare e bisogna rassegnarsi. Chi vuole può benissimo rinunciare alla medicalizzazione del parto e organizzare a casa propria (sola o in compagnia, questo è relativamente importante) una vera e propria sala dei rituali, chi invece va in ospedale lo fa evidentemente per questioni di sicurezza e come pretende professionalità e cure mediche (non riti magici) ha il dovere di rilassarsi affidandosi al personale competente.
Certo, attorno a queste pratiche magiche c'è tutto un giro commerciale, centri di "naturopatia", scuole di yoga, "circoli olistici" che promettono parti in rilassamento e gestione del dolore, travagli di parto tranquillissimi e neonati che saltellano dall'utero della madre al pavimento senza nemmeno farsi sentire, promesse bellissime e chimere irresistibili per chi ha un vero e proprio terrore dei dolori del parto. Tutto facile, naturale e spontaneo. Tranne in caso di problema quando bisogna andare subito in ospedale assicurandosi che sia raggiungibile in 30 minuti al massimo. E' proprio questo il punto: quando c'è quel problema.
Perchè se un parto va bene, andrà bene sia a casa che in ospedale e persino se avvenisse in mezzo alla strada. Se invece succede qualcosa di importante, in ospedale hai almeno la possibilità di salvare madre, bimbo e marito che sviene. A casa puoi caricare al massimo la gestante morente in macchina sperando non ci sia troppo traffico.
Dall'altro lato, quello della scienza, non ci sono nè maghi nè cartomanti, si tratterebbe di fare un'analgesia epidurale, che consiste in una puntura circa a metà della schiena che attutisce tantissimo fino ad annullare i dolori del travaglio e del parto.
L'epidurale ha pochissime controindicazioni ed in ogni caso l'anestesista valuterà se esistono le condizioni per effettuarla. Sembra esserci (ma ultimamente questa ipotesi viene contraddetta) un lieve aumento della possibilità di parto operativo (cioè con l'uso di strumenti ostetrici come la ventosa) e di taglio cesareo e l'ultima fase del parto sembra risulti prolungata di un paio di decine di minuti.
Niente altro. Nessun competizione con lo yoga o la riflessologia, non c'è proprio gara, il dolore è una percezione soggettiva ma l'unico modo di renderlo praticamente impercettibile (e qui dipende da tanti fattori) è l'analgesia epidurale.

Basta scegliere quindi: gli stregoni, la puntura o stare a casa.

Il problema sembra facile ma non lo è.
L'analgesia epidurale non è assicurata (per vari motivi) in tutti gli ospedali (e pure sarebbe un diritto sancito dalla legge) e quindi per molte future mamme l'unico rifugio alla paura del dolore è rivolgersi alle chimere del parto semplice e naturale. Un evento fisiologico quindi, invece di svolgersi in maniera naturale ma controllata e monitorata, diventa un rito sciamanico, i parti diventano party.
Sono tantissime le offerte di corsi di preparazione al parto basati su pratiche inutili e pseudoscientifiche, illusioni, miraggi. Yoga, riflessologia plantare, acquaterapia, Reiki, massaggi di tutti i tipi, pincoterapia e palloterapia.
Quanti di voi sono coscienti che il "parto in acqua" sia una pratica priva di qualsiasi fondamento scientifico?
Quanti sanno che agopuntura, riflessologia, cromoterapia e Reiki sono pratiche spacciate per efficaci e che invece non hanno mai dimostrato di migliorare gli esiti di un parto?
Ci si spinge fino all'estremo, a pratiche che non solo non hanno alcuna validità scientifica ma che possono rappresentare pure un pericolo per chi partorisce.
L'elenco delle pratiche "olistiche" per partorire è inesauribile così come è in crescita la nascita di "centri" per il "parto naturale". Libertà di scelta al solito, ma attirare le donne verso il parto "naturale" come se quello in ospedale non lo fosse è una furba mossa commerciale che ha un solo scopo: vendere.
Questi riti magici legati al parto non sono esclusiva di cliniche alternative o gruppi "new age" ma stanno facendo il loro ingresso (l'hanno già fatto in verità) nei nostri ospedali. In un'epoca nella quale si dovrebbe discutere di potenziamento di strutture inadatte, di organizzazione, di terapia del dolore c'è chi discute di massaggi cinesi, agopuntura, parto orgasmico e riflessoterapia. Come in Emilia, dove le ostetriche hanno preparato un depliant che spiega il corso di preparazione al parto e tra le varie metodiche di preparazione hanno inserito il chakra della radice o il massaggio con le bacchette cinesi.

Già, il chakra della radice, un punto "importante" che "apre l'energia". Peccato che il chakra è un'invenzione e l'energia non entra da nessuna parte. Nello stesso opuscolo anche il "cappuccio energetico" che fa "entrare in contatto con i processi vitali di regolazione" come il cuore ed il cervelletto (cioè metti le mani a cappuccio sulla testa ed entri in contatto con il cervelletto...).


Questa è sanità pubblica eh?
La paghiamo tutti noi ed invece di spendere questi soldi nell'aggiornamento del personale o nel miglioramento delle strutture (e ne esistono alcune davvero cadenti e pericolose), li spendiamo in incensi e giochi di prestigio.
In quell'opuscolo ci sono altre perle chi fosse interessato lo consulti pure.
Non sto qui ad elencare le pratiche più colorite, c'è di tutto e di più, ma una di queste sta cominciando a diffondersi a macchia d'olio.

Si chiama "Lotus birth" ed è in parole povere una pratica molto banale ma che promette chissà quali benefici. Il feto appena nato è ancora legato tramite il cordone ombelicale alla placenta (che è l'organo che permette l'ossigenazione e l'accrescimento del feto che non ha una propria indipendenza e quindi "preleva" dalla madre tutto ciò che gli serve per prepararsi alla vita).
Al momento della nascita l'ostetrica taglia il cordone ombelicale. Il bambino è nato e si aspetta un ultimo avvenimento: la fuoriuscita della placenta. Questo momento si chiama "secondamento", è come un "piccolo secondo parto": la placenta si stacca dalle pareti dell'utero e viene espulsa. In quel momento il parto vero e proprio è finito.
La placenta ormai non ha più scopo di esistere e va buttata.

Per chi pubblicizza il Lotus birth però non è così. Il cordone ombelicale non va tagliato e si aspetta la fuoriuscita fisiologica della placenta (che può avvenire immediatamente o dopo alcuni minuti) che resterà attaccata al feto per giorni, fino al momento in cui per fenomeni di necrosi si stacca da sola.
Assisteremo così ad un neonato che a differenza degli altri vivrà i primi giorni della sua vita con la placenta ancora attaccata al suo corpo. La placenta a quel punto è un "organo morto" e quindi per evitare fenomeni di putrefazione bisogna lavarla ogni giorno, proteggerla con un involucro (una busta di plastica andrebbe bene) ed aspettare che si stacchi.
L'odore non è certo piacevolissimo ed anche il fattore "comodità" della madre (che si presume allatti il neonato) non è per nulla favorito.
Ma a cosa servirebbe questa pratica che definire "singolare" è poco?
Ufficialmente a non far perdere al neonato una quota di sangue che viene trattenuta dalla placenta (che è piena di vasi sanguigni e quindi tratterrà un discreto quantitativo di sangue materno anche dopo che la sua funzione sia esaurita) evitando così problemi di anemia e carenza di ferro al neonato. Questo è l'unica spiegazione logica (ed in pratica senza alcun valore scientifico rilevante) di questo rito.
In realtà le associazioni che pubblicizzano questa pratica non si fermano a questo. Vanno oltre. Tanto oltre.

Secondo il sito italiano che pubblicizza questa pratica la placenta si stacca spontaneamente dal neonato quando "entrambi, bambino e placenta, hanno realmente concluso il loro rapporto e decidono sia giunto il momento della separazione" e lascia un po' stupefatti che siano neonato e placenta a "decidere" quando separarsi. In realtà la placenta ha un'unica funzione: ossigenare e far giungere al feto i nutrienti necessari al suo sviluppo intrauterino. Il "rapporto" tra placenta e bambino cessa nel momento stesso in cui il neonato comincia a respirare spontaneamente (subito dopo la nascita) ed a nutrirsi con il latte materno. L'unica reale motivazione che giustificherebbe (in teoria, non in pratica) il distacco ritardato della placenta dal neonato sarebbe quella di lasciare che tutto il sangue trattenuto dalla placenta possa passare da questa al bambino. In realtà già con un normale parto nel quale la placenta viene separata dal bambino dopo circa 15-20 secondi (è il tempo medio, in genere il cordone si "clampa" cioè si chiude, entro 30 secondi), si è visto che la quota di sangue trattenuta dalla placenta non compromette assolutamente il benessere del neonato (ricordo anche che chi sta leggendo è nato con tutta probabilità in questo modo), i casi di anemia neonatale sono casi più unici che rari e questi sono fatti.
Ritardare il "clampaggio" (si chiama così la chiusura che precede il taglio del cordone ombelicale), non modifica la maggioranza dei valori ematici del neonato, nè quelli legati alla presenza di gas (come l'ossigeno o l'anidride carbonica) nè il pH (quindi l'acidità o la basicità del sangue neonatale). Vi è invece un aumento relativo del ferro presente nel sangue (circa 2 g/dl in più nei neonati con cordone clampato in ritardo) neonatale, aumento che persiste per circa 6 mesi.
I livelli di ferro dei neonati ai quali il cordone è stato clampato nei tempi comunemente utilizzati (entro 30 secondi) sono in ogni caso non patologici e non espongono a particolari conseguenze.

Lasciare quindi la placenta attaccata al neonato non produce alcun beneficio particolare ed al contrario si è notato un aumento di infezioni (ricordo che la placenta, tramite il cordone ombelicale, è "collegata" al neonato) che in alcuni casi (rari, per fortuna) si sono dimostrate molto gravi. Altra complicanza del clampaggio ritardato del cordone può essere un aumento di casi di ittero neonatale che necessita di terapia con raggi ultravioletti e quindi prolungata ospedalizzazione del neonato.

Di fronte ad un possibile rischio quindi abbiamo un beneficio pari a zero.
Per questo motivo il Lotus Birth è considerato un vero e proprio "rito alternativo", una procedura che vaga tra il mistico e l'orientaleggiante e che per darsi un'aria pseudomedica (come sempre) si ammanta di prove scientifiche che nella realtà sono molto deboli.
Non si tratta solo di un "sospetto", l'occasione per parlare di pseudomedicina e rito magico, la forniscono gli stessi fautori del Lotus Birth quando dicono che il periodo nel quale la placenta resta attaccata al neonato: 
E' un periodo di transizione in cui il bambino può separarsi dal corpo della madre dolcemente e gradualmente e completare il suo corpo eterico (il corpo eterico è quella parte invisibile all'occhio fisico, è la parte più importante di noi che fa percepire le sensazioni).
Umh...qui parlano di "corpo eterico". Sarò materialista ma al momento del parto io di corpi eterici non ne vedo e se durante una visita ostetrica utilizzassi il pendolino al posto dell'ecografo per valutare il corpo eterico molto probabilmente qualche collega mi consiglierebbe un buon periodo di riposo.
Ma è la visione della placenta che completa il quadro paranormale del Lotus birth: [...] la fase in cui nasce la placenta, e ad onorare quest'ultima quale prima fonte di nutrimento del neo-nato.
[...] bambino e placenta sono formati dalle stesse cellule, hanno lo stesso DNA e, pertanto, condividono un'unica risonanza.

Onorare la placenta? La stessa "risonanza"?
Da quando esiste l'uomo la placenta dopo il parto finisce dritta in pattumiera, vuoi vedere che commettiamo sacrilegio da secoli?
Ed infine ecco le motivazioni di una scelta che appare sempre più chiaramente come un rito wodoo:

Significa fare una scelta consapevole, ecologica e spirituale in sintonia con il proprio stile di vita e con i propri pensieri.

Perchè lasciare attaccata la placenta sarebbe una scelta ecologica?
Perchè spirituale?
Sono i misteri dei parti sempre più mistici che alcune associazioni e qualche mamma cominciano ad appoggiare.
La scuola del parto visto come rito tribale, come fenomeno paranormale e quasi da baraccone è abbastanza diffusa e non a caso nelle tribù umane bisognava vivere il parto come una cerimonia e, visto che non vi era alternativa, trasformare il dolore in "risorsa divina". Anche noi della "civile" Italia siamo stati una tribù e la donna nella nostra tribù ha sempre "donato" a Dio. Il sesso si fa per fare figli (sia mai che possa essere anche un gesto di affetto o peggio di piacere!), il parto anche e con gli occhi umidi al cielo le nostre donne, dal 1700 ad oggi, devono continuare a donare il proprio dolore, devono offrirsi agli Dei, un tempo cristiani, oggi globalizzati.
Tutto parte dalla scuola francese. La Francia è considerata la "patria" della moderna ostetricia, una nazione moderna, civile e ricca che offre alle future mamme dei servizi che in Italia spesso ci sognamo ma è propriò lì che prendono piede alcune teorie di "parto dolce" che da futili consigli per affrontare meglio, soprattutto psicologicamente, il momento del parto, hanno avuto tanto successo da diventare vere e proprie scuole di vita...e di nascita.
Due nomi su tutti Michel Odent e Frederick Leboyer.
Li conosceremo al più presto perchè c'è tanto da dire...

Alla prossima.

Un interessante blog che si occupa di epidurale negata e di parti "paranormali" lo trovate qui.

137 commenti:

  1. La placenta ed il bambino che decidono quando separarsi ancora non l'avevo ancora sentita...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma...io ho,sempre tagliato il cordone quando non pulsava più . Ora, secondo i naturopatì, dove sarà l'energia transazionale iper ataploppica del povero bambino? P. S. Non sono ostetrica, ma lavorai in un ospedale fuori mano e così , volente o nolente, ho assistito tre , dicesi tre in tutto, partorienti. Infatti lo specialista reperibile , accidenti a lui, arrivò DOPO. Il secondamento.

      Elimina
    2. Il blog è veramente ben fatto. Ammiro il rigore scientifico congiunto a non comuni capacità letterarie. Sono certa che aiuti molta gente a non fidarsi di ciarlatani, quindi grazie, caro collega. Vorrei essere come te! Riguardo al parto...a quattro zampe , mi permetto di aggiungere la mia esperienza, visto che ho passato parte della mia infanzia in una fattoria.
      Esistono, anche se fa ridere , le ostetriche dei cavalli e pure i ginecologi !
      Le bestie di razza, soprattutto giumente e vacche, costano un capitale. Per tal motivo è conveniente assisterle con grande cura. Io conosco il mondo delle vacche e posso dirti che le povere bestie quando entrano in travaglio muggiscono in modo particolare, che fa accorrere l'allevatore. Mia madre assisteva spesso le vacche partorienti, ma solo se il parto era fisiologico. Le complicanze potevano essere varie: sproporzione feto-pelvica, presentazione anomala, emorragie...ti ricorda qualcosa? In tali casi interveniva il veterinario . Talora risolveva il problema, per es. in caso di presentazione anomala, tentava , spesso con successo, il rivolgimento , non facile perché il vitello ha quattro zampe che impicciano non poco. altre volta procedeva a cesarizzare, in anestesia epidurale o generale. Anche la fecondazione non è più naturale da decenni. Di solito l'allevatore sceglie e acquista lo sperma di un toro di razza, poi il veterinario procede alla fecondazione artificiale. Ora ha preso piede anche la FIVET. Si utilizza lo sperma di un toro di razza e gli ovuli prelevati con manovra escogitata, previa stimolazione ormonale, da una bovina pregiata. In vitro si esegue la fecondazione, poi i numerosi embrioni vitali sono trasferiti nell'utero do altrettante vacche sane e robuste, ma di razza qualunque. In tal modo da una sola bovina pregiata nascono ogni anno numerosi vitelli di razza e non uno o due come avverrebbe con i metodi soliti.

      Elimina
  2. Proprio un bell'articolo,complimenti!
    tra l'altro,anche se non sono medico,tutte le motivazioni che hai portato in favore del controllo del dolore e della fondamentale assistenza medica mi sembrano di semplice buonsenso...non ci vuole una laurea appunto per capirlo ma tant'è....
    Ne approfitto per sottolineare che purtroppo anche in Toscana sono ancora molto diffusi i reparti che non offrono l'epidurale.La motivazione che sento dire è "il primario è fissato con il parto naturale"...che motivazione è???deve partorire lui per caso?!!Quindi,se voglio usufruire del servizio,devo spostarmi a 50km di distanza.Non mi pare giusto.
    Ah,riguardo lo schema della scala del dolore si sono dimenticati di metterci le coliche renali! è vero che come intensità sono paragonabili al dolore del parto?nel caso sarei a posto allora :-)
    un'ultima domanda:ad un corso pre-parto è stato detto ad una mia amica che il dolore in natura serve a incrementare l'attaccamento e le cure parentali della madre verso il figlio.E' vero o rientra nelle "motivazioni" che danno nelle strutture dovenon si pratica l'epidurale?

    RispondiElimina
  3. Non mi pare giusto.

    Non solo non è giusto ma è pure "illegale". La partoanalgesia fa parte dei LEA (Livelli essenziali di assistenza) ovvero dei servizi che un ospedale deve avere come MINIMO. E' tutto dire...

    le coliche renali! è vero che come intensità sono paragonabili al dolore del parto?

    Molte donne fanno questo paragone, però è anche vero che la percezione del dolore è soggettiva e nella mia esperienza posso dire che esistono donne che trascorrono il travaglio senza un minimo lamento ed altre che si contorcono (ad onor del vero queste ultime sono la minoranza). Il dolore c'è ma è singolare un particolare: durante il travaglio in tante dicono che "non ce la fanno più", dopo sono davvero poche quelle che parlano di "insopportabilità" e molte si lanciano in un "pensavo peggio", quasi tutte sono molto più sollevate. A questo punto mi chiedo: ma se esiste la possibilità di eliminare la sofferenza almeno per quelle che credono di non farcela, perchè non offrire un servizio esistente? Alle USL la risposta...

    RispondiElimina
  4. Un altro aneddoto che mi è venuto in mente: ho lavorato in Francia qualche anno fa. Quando in reparto arrivavano donne arabe o latine (italiane, spagnole...) in travaglio, queste si caratterizzavano per una maggiore "intolleranza" ai dolori (qualcuna urlava, altre sembravano assenti) mentre le francesi, tipicamente, mantenevano un atteggiamento più "freddo" (meno lamenti, minore sofferenza...). I miei colleghi transalpini, mostrando forse un atteggiamento un po' razzista, definivano l'atteggiamento latino: "sindrome mediterranea" (che non esiste in ostetricia), cioè l'eccessiva agitazione del travaglio tipica secondo loro delle donne "del sud".
    Questa la racconto ancora oggi, per quanto sia curiosa...

    RispondiElimina
  5. Ok per la fuffa "alternativa" che descrivi, ma leggo che menzioni anche la pratica del parto in acqua; riguardo a questa, mi sembra che la possibilita' di una sua utilita' riguardi soprattutto il bambino e il trauma dell'uscita, e personalmente mi persuade abbastanza (anche se finora non ho mai approfondito la cosa). So infatti che molti ospedali, anche pubblici, hanno cominciato a offrire questa possibilita' (tra cui ad esempio la Macedonio Melloni a Milano, che e' una clinica di assoluta eccellenza per l'ostetricia).

    RispondiElimina
  6. Chi vuole affidarsi agli stregoni faccia pure. La lunga mano di Darwin farà il resto...

    RispondiElimina
  7. Ho giusto letto qualche tempo fa un articolo in tema, il punto di vista di un padre che si è trovato a fare (purtroppo) la scelta sbagliata...
    Non è un blog medico e la persona che scrive era un convinto del parto "naturale" ma spiega molto bene da solo:
    http://blog.dreamhost.com/2011/03/09/wren-jones/

    Anche se in inglese a parer mio è molto interessante perchè dipinge la situazione attuale in america! (E l'america non era lo stato della modernità per eccellenza?)

    RispondiElimina
  8. Ufficialmente a non far perdere al neonato una quota di sangue che viene trattenuta dalla placenta (che è piena di vasi sanguigni e quindi tratterrà un discreto quantitativo di sangue materno anche dopo che la sua funzione sia esaurita)
    errata corrige, sangue fetale (o meglio, c'è pure quello della madre, ma quello non refluisce nel bimbo).

    Sul lotus birth sono intrippati anche qua da me.. con la spiegazione più divertente: è una pratica naturale e fisiologica.
    Essere cresciuti a pane e Quark, oltre a sviluppare un sano senso scientifico, aiuta anche a ricordarsi tutte quelle simpatiche bestiole neomamme che divorano la placenta alla nascita, mai viste portarla in giro.

    Ecco, attendo con ansia che passino alla pratica della tartare di placenta...

    RispondiElimina
  9. Ottimo articolo, ma vorrei correggere un dettaglio:
    il delfino al contrario sfrutta la "gravità al contrario" che fornisce la spinta verso l'alto dell'acqua nel quale è immersa la mamma
    Si può chiamare "spinta d'Archimede"? Il termine "gravità al contrario", anche se fra virgolette, è errato perché non si tratta di una forza repulsiva, altrimenti il delfino continuerebbe ad allontanarsi dal pianeta e da ogni altro corpo massivo.
    (Chiedo scusa per la deformazione professionale, non ce l'ho fatta a trattenermi.)

    @Passalento: non so darti alcun dettaglio sul parto in acqua, ma posso darti qualche consiglio sulla metodologia adottata nella scienza: la scienza non si basa né sulla democrazia, né sull'autorità. Il fatto che uno fra i migliori ospedali italiani o molti ospedali italiani eseguano una determinata pratica sbagliata non rende questa pratica in alcun modo più vera. Lo ripeto, non ho strumenti per dire che il parto in acqua è sbagliato, ti sto dicendo che stai giudicando il problema con una metodologia errata. Altrimenti sarebbe come dire che fino al 1492 la Terra era piatta perché lo dice la Bibbia e lo credeva la maggior parte delle persone. (Lo so, è un esempio che viene usato fin troppe volte, ma lo trovo comunque efficace.)

    RispondiElimina
  10. MFH
    Non mi sono spiegato, io non so se il parto in acqua e’ di sicuro migliore, e non lo penso solo per il fatto che ottimi ospedali lo praticano e ne danno la possibilita’.
    Ho detto invece che, l’ipotesi che la nascita nell’acqua allevi lo shock per il nuovo arrivato, e’ un’ipotesi a mio parere che puo’ essere almeno presa in considerazione, per provare a verificarla nel tempo con l’eventuale evidenza.
    Ovviamente come precondizione bisogna trovarsi d’accodo sul fatto che la nascita e’ un evento in qualche modo traumatico per l’essere umano (alcuni psicologi dico addirittura che e’ Il Trauma –maiuscolo- da cui dipende tutto il resto, ma non c'e' bisogno di sposare queste teorie "estreme", basta essere persuasi dell'importanza dell'evento "nascita"), e che quindi attutire in qualsiasi modo questo evento puo’ portare conseguenze positive nello sviluppo del nuovo nato.

    Tra l’altro di solito il parto in acqua lo si associa ai vantaggi per la madre (mediamente minor dolore e stress fisico, che sembra siano assodati), mentre per me sarebbe centrale verificare l’eventuale effetto sul nuovo essere umano. Comunque ci sono ospedali che hanno percentuali molto alte di parti in acqua, sarebbe bello poter fare una ricerca su questi nati, negli anni, per verificare se vi sia una differenza rispetto ai nati con metodo tradizionale, non trovi?

    RispondiElimina
  11. Scusa allora, ho capito male. E sono d'accordo che bisognerebbe prima di tutto dimostrare che la nascita sia un trauma. Se uno o più psicologi, o chi è più adeguato allo scopo, riescono a dire con buona precisione come una persona è nata, direi che siamo sulla buona strada.

    RispondiElimina
  12. Un simpatico aneddoto che ci ha raccontato una nostra docente all'università è che molte donne arrivate in sala si trovano di fronte ad un problema: non sanno come spingere perchè nessuno le ha detto come fare. Poi capiscono che il tipo di spinta è uguale a quella per...fare la cacca (ed è questo il motivo per cui nessuno dice come bisogna spingere)...
    E' vera questa cosa?

    RispondiElimina
  13. Ho partorito due volte naturalmente e senza anestesia. E sono molto contenta. Prima di tutto di essere sopravvissuta al primo parto, visto che ho avuto una grave emorragia, anzi due, una naturale e l'altra causata da una errata sutura dell'episiotomia. Gli errori medici esistono ... In secondo luogo sono contenta di essere stata molto "francese" e aver sopportato i dolori, aiutata da mio marito e dalla respirazione. Senza dolori che parto è? E' un'esperienza unica che solo noi donne possiamo fare e per me l'esperienza va vissuta per intero, così com'è. Ovviamente rispetto la libertà delle donne di scegliere l'anestesia. Io ho comunque un'elevata soglia del dolore ma non è giusto soffrire se non ci si sente in grado di farlo. Concludo dicendo che, da donna del Sud Italia, un pochino concordo con i medici francesi ... ci sono donne che esagerano, è nella nostra cultura, alle nascite e alle morti bisogna esprimere in tutti i modi il dolore e renderne partecipi gli altri. Non è razzismo, è riconoscimento della cultura e della tradizione che abbiamo. Ottimo articolo come sempre!

    RispondiElimina
  14. Thhh
    “attendo con ansia che passino alla pratica della tartare di placenta...”

    Ecco qui, non sia mai che ci facciamo mancare qualcosa:
    http://urly.it/17z2

    ps: ovviamente nulla sapevo della cosa, ma ormai parto dal presupposto che, per qualsiasi pratica alternativa assurda buttata li' per scherzo, c’e’ qualcuno che la pratica sul serio, e allora dopo aver letto il tuo messaggio ho cercato in rete e… :-)

    RispondiElimina
  15. Passalento:

    mi sembra che la possibilita' di una sua utilita' riguardi soprattutto il bambino e il trauma dell'uscita

    No, fino ad oggi l'unica utilità della vasca in sala parto sembra essere legata ad una minore richiesta di "anestesia" (per esempio l'epidurale della quale parlo nell'articolo) durante la prima fase del travaglio (per capirci, l'inizio del travaglio). Non vi è alcuna evidenza scientifica di benefici materni o fetali derivanti dal trascorrere in acqua la seconda parte del travaglio (quella che conduce al parto) o il parto stesso.
    Non vi sono evidenze scientifiche che i neonati nati in acqua stiano meglio di quelli nati fuori. E' anche vero che...non stanno peggio (il parto in acqua cioè non provoca particolari danni al neonato o alla neomamma).
    Che il parto sia un trauma è la prima volta che lo sento in vita mia.

    E' abbastanza evidente anche che l'uso di una vasca piena d'acqua al posto di un lettino può procurare difficoltà di manovra e movimento nell'eventualità di un intervento d'urgenza (come dice questo articolo, alcune complicanze sorte nei parti in acqua non sono mai state riscontrate in quelli "normali"), il rischio di problemi legati a questo tipo di parto insomma è basso ma esiste.

    Allo stato dei fatti dunque partorire in acqua non ha alcun senso medico ma può servire alla partoriente che sopporta poco il dolore delle prime contrazioni.
    Puoi leggere se vuoi anche una review Cochrane (una di quelle cose che aiutano noi medici a prendere le decisioni migliori possibili).

    So infatti che molti ospedali, anche pubblici, hanno cominciato a offrire questa possibilita'

    Tantissimi. Anche quello dove lavoro io.

    MFH:

    Si può chiamare "spinta d'Archimede"? Il termine "gravità al contrario", anche se fra virgolette, è errato perché non si tratta di una forza repulsiva

    Hai perfettamente ragione ma ho utilizzato quell'espressione "sbagliata" come paragone alla gravità che "aiuta" i primati...e forse perchè per mia deformazione professionale il parto è per definizione (umana) aiutato dalla gravità.

    Aleritty:

    Ho giusto letto qualche tempo fa un articolo in tema

    Molto interessante e scioccante una delle frasi finali: "in America partorire a casa è 93 volte più pericoloso che guidare ubriachi...".

    Eppure in Italia qualche assessore ed alcune USL vogliono rilanciare questa pratica.

    Poi capiscono che il tipo di spinta è uguale a quella per...fare la cacca (ed è questo il motivo per cui nessuno dice come bisogna spingere)...
    E' vera questa cosa?


    Cosa?
    Che si deve spingere come per "fare la cacca"?
    E' vero.
    E lo diciamo anche in sala parto. Ma la tua prof in sala parto non credo ci sia mai stata (o sì?) e quindi non poteva saperlo...
    ;)

    RispondiElimina
  16. evviva :)
    Bellissimo riassunto di una situazione veramente intollerabile.

    Sul parto in casa alcune piccole precisazioni. Purtroppo non sono solo alcune associazioni a promuoverlo, ma intere regioni. Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte (quest'ultima ha la partoanalgesia 24h 365gg l'anno solo al Sant'Anna di Torino!), Trentino ALto Adige.

    SUl dolore. La soglia di tolleranza è molto legata alla "motivazione" della futura madre. Conosco donne - vere piaghe lamentose - che durante il parto si sono sentite delle "leonesse".

    In generale però possiamo dirlo. Partorire fa un male cane. E i ginecologi e anestesisti americani 10 anni fa hanno rilasciato una dichiarazione congiunta che è di una banalità mostruosa....
    La donna in travaglio è l'unica paziente di un ospedale che può urlare di dolore per ore senza che le venga proposto nulla di più che il conforto delle parole.
    Al di là delle differenti esternazioni del dolore (una francese che urla meno di un'italiana non vuol dire che sta soffrendo meno), è allucinante che le donne (sono quasi sempre loro) non vedano la discriinazione e la sottrazione di un diritto (accesso libero a curea antalgiche efficaci e sicure).

    WeWee grazie per il bel post (e per il tuo blog, un'isola felice)... sul parto in acqua mi permetto - se posso - di lasciare un link ad un mio vecchio post:
    http://epidurale.blogspot.com/2009/04/igor-charkovsky-limbarazzante-papa-del.html

    RispondiElimina
  17. WeWee
    “Non vi sono evidenze scientifiche che i neonati nati in acqua stiano meglio di quelli nati fuori. E' anche vero che...non stanno peggio (il parto in acqua cioè non provoca particolari danni al neonato o alla neomamma).”

    Naturalmente io non parlavo di salute fisica. E per verificare un eventuale maggior benessere mentale dei pupi nati in acqua bisognerebbe fare qualche test e verifica seria su grandi numeri dopo qualche anno, ma credo che non sia impossibile.

    “Che il parto sia un trauma è la prima volta che lo sento in vita mia.”

    Si vede che non ti interessi molto di psicologia; e il fatto che tu non abbia mai sentito nulla (non dico che ne sia persuaso, ci mancherebbe… dico almeno a conoscenza)di una teoria psicologica che e’ comunque strettamente attinente al tuo campo di lavoro mi sorprende, ma capisco che non dipenda da te, ma dalla drammatica (ovviamente a mio parere) sottovalutazione dell’importanza della psicologia e del suo insegnamento nel nostro sistema educativo/scolastico.

    RispondiElimina
  18. gekina73
    Grazie dell’articolo; ho letto anche che, nei commenti ad esso, scrivi che il parto davvero in acqua e’ rarissimo, e la donna viene fatta uscire prima dalla vasca (se non ho capito male); mi confermi che e’ cosi’?..magari anche WeWee ne sa qualcosa.
    Perche’ in questo caso direi che va a cadere quasi completamente l’attenzione che io avevo verso gli eventuali benefici per il neonato, e restano in effetti solo quelli per la madre e l’effetto anestetico, rilassante, ecc. dell’acqua.

    RispondiElimina
  19. per verificare un eventuale maggior benessere mentale dei pupi nati in acqua bisognerebbe fare qualche test e verifica seria su grandi numeri dopo qualche anno, ma credo che non sia impossibile.

    Non credo neanche io, soprattutto oggi che i parti in acqua cominciano ad avvenire. Lo dicono anche gli studi che ho citato.

    il fatto che tu non abbia mai sentito nulla [...] di una teoria psicologica che e’ comunque strettamente attinente al tuo campo di lavoro mi sorprende

    Non sorprenderti, in medicina ed in ostetricia non vi sono praticamente tracce di alterazioni psicologiche a carico dei bambini nati "normalmente" rispetto a quelli nati in acqua anche perchè se così fosse, visto che il 99,99% di tutti gli abitanti della Terra sono nati "fuori dall'acqua" queste alterazioni prima o poi sarebbero venute fuori.

    Se però tu hai qualche fonte scientifica sarebbe molto interessante consultarla.

    PS: Per curiosità, che problemi (psicologici?) dovrebbe avere un neonato che nasce normalmente rispetto ad uno che per 30 secondi in più della sua vita fuori dall'utero resta in un ambiente liquido?

    sul parto in acqua mi permetto - se posso - di lasciare un link ad un mio vecchio post

    Bello, tanto bello che al tipino "padre del parto in acqua" volevo dedicare un articolo...

    ...magari anche WeWee ne sa qualcosa

    L'uso della vasca nella stragrande maggioranza dei casi è riservato a fasi del travaglio (ed anche questo è un evento molto raro). Il vero e proprio parto in acqua è un caso più unico che raro nella totalità dei parti (e non parlo solo dell'Italia). Anche la richiesta è assolutamente inesistente (nel mio reparto in quattro anni nemmeno una richiesta di partorire in acqua, una ventina di passare una fase del travaglio.

    RispondiElimina
  20. @passalento
    ecco, con l'esempio dei parti in acqua fai proprio notare il problema della psicologia: sarebbe disciplina perfettamente scientifica, ma ai fatti finisce che -almeno la maggioranza- delle teorie psicologiche viene proposta e poi rientra nel novero delle teorie senza alcun test scientifico.
    Il test sulla salute mentale dei nati da parto naturale vs parto in acqua dovrebbero farlo chi ha proposto la teoria.

    Disclaimer: quanto scritto qua sopra non vale necessariamente per tutto l'ambito della psicologia, l'ambito di valutazione neuropsicologica (per quanto ne so io) per esempio è sviluppato razionalmente.

    RispondiElimina
  21. @ passalento
    In molti ospedali è ammesso i solo travaglio in acqua. Wewee ha più titoli di me... ma l'espulsivo in vasca non si fa per motivi di sicuerezza (ost e gine non vedono la testa del bambino, il pupo potrebbe aspireare l'acqua della vasca dove spesso la partoriente può fare la cacca e non solo :) ecc...).

    L'idea che il bambino nasca meno traumatizzato in acqua h a un "fondamento" psicanalitico e "evoluzionista" (per Igor i nostri progenitori sarebbero i delfini e quindi l'acqua è il nostro elemento).
    La teoria psicanalitica la dobbiamo a Otto Rank che contrariamente a Freud pensava che alla base di psicosi ecc... ci fosse il trauma della nascita e non l'edipo.

    Quindi sostare qualche minutino in più in ambiente liquido "aiuterebbe" a mirtigare questo trauma...,
    Scusate l'italiano ma sto scrivenfdo a razzo

    RispondiElimina
  22. Scusate il commento off topic, ma da studente di psicologia (presto spero di neuroscienze) vorrei chiarire alcune cose sulla psicologia.

    @ Thhh
    Quello non è tanto il problema della psicologia quanto di un ambito ben preciso, quello della psicologia dinamica/psicoanalisi. Nato dal lavoro di Sigmund Freud è (purtroppo) l'ambito più famoso per motivi storici e culturali; "purtroppo" perché per mia esperienza è ciò che la maggior parte delle persone considera essere la psicologia e ciò comprensibilmente getta discredito su tutto il campo della psicologia.

    La psicologia scientifica esiste anche da prima della psicoanalisi, basta ricordare il lavoro di Wilhelm Wundt o i primi lavori neuropsicologici dei diagrammisti del 1800. Oggi chi conduce seriamente le proprie ricerche utilizza il metodo scientifico e tutto ciò che ne deriva (falsificabilità, esperimenti, uso corretto della statistica...) e gli ambiti che utilizzano il metodo scientifico grazie al cielo sono la maggior parte, come quello neuroscientifico, quello cognitivo, quello comportamentale, quello evoluzionistico...

    Idee (o deliri, a scelta) come quelli qui riportati della nascita come trauma fan tutte parte dell'ambito psicoanalitico, è la fuffa del campo psicologico in poche parole. A me francamente fa rabbia leggere "teorie psicologiche" o "psicologi" quando si parla di psicoanalisi proprio per la mancanza di qualsivoglia scientificità di tali costrutti.

    Per finire, sarebbe possibile fare una comparazione tra la salute mentale dei bambini nati in acqua rispetto quelli nati in condizioni normali: bisognerebbe adottare uno studio longitudinale a lungo termine, visto che i dati per la salute mentale dovrebbero essere raccolti soprattutto quando l'individuo è adulto, ammesso che sia possibile estrapolare un campione statisticamente significativo dal gruppo dei bambini nati in acqua. Tuttavia sarebbe uno studio correlazionale, anche nel caso si misurasse una minore incidenza di disturbi psicologici con un parto effettuato in acqua sarebbe azzardato dal mio punto di vista passare subito alla conclusione che un parto in acqua sia una esperienza meno traumatizzante.

    RispondiElimina
  23. è la fuffa del campo psicologico in poche parole

    Io sono d'accordo con te ed infatti mi chiedevo quale potesse essere, anche teoricamente, il danno psicologico di un neonato che invece di passare dall'ambiente liquido all'aria aperta alle ore 13.30.02 lo fa alle 13.30.32.
    Gli astrologi dicono che cambia l'ascendente (mi pare) gli psicologi che io sappia non sostengono nulla del genere (e ci mancherebbe!) per questo mi interessava sapere quale sarebbe la motivazione di questo "danno psicologico"...non essendo il mio campo magari una spiegazione (anche solo teorica sulla quale ragionare) esiste...

    Altrimenti parliamo davvero di fuffologia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mettendomi nei panni di un neonato, mi verrebbe da dire che dopo aver passato le ultime ore strizzato dalle contrazioni e poi spremuto attraverso uno stretto canale come il dentifricio da un tubetto , il momento che finalmente ne esci, da quel corpo materno, sia un gran sollievo, e non un trauma... Cioè poveri arrivano tutti gonfi e deformati e con certi bozzi, per me non se ne accorgono neanche della differenza tra acqua e aria. Posso pensare invece che faccia strano le prime volta che si respira coi polmoni, ma quello non c'è modo di evitarlo.

      Elimina
  24. Ottimo articolo, doc.
    A proposito di "sindrome mediterranea", il mio vecchio Prof., in altro ambito, la chiamava "sindrome del parallelo". :-)

    Sulla "tartare" di placenta:
    ricordo di essere finito qualche tempo fa, tramite un link di un tuo post, sul blog di una tizia che raccontava il parto naturale in casa, della placenta come di "una sorella", del rito di cibarsene, dell'orgoglio nel rifiutare l'aiuto di sanitari chiamati da qualcuno del vicinato preoccupato...

    RispondiElimina
  25. @WeWee: La nostra docente ci spiegava che parlare dell'espulsione delle feci è ancora una sorta di tabù. Parlare di come si fa la cacca può creare imbarazzo e ci raccontava che in sala parto spesso non si diceva come spingere proprio per questo...
    Io non sono molto convinto di questo imbarazzo (una volta che si è in ospedale si ha a che fare con le feci dei pazienti ogni giorno, è assurdo provare imbarazzo) per questo la cosa mi sembrava strana ed ho chiesto.
    Sulla modalità di spinta già lo sapevo. :D

    RispondiElimina
  26. scusate ma studi seri sui nati in acqua vs quelli terricoli li vedo praticamente impossibili.
    Come si fa a determinare quanto incida una modalità di nascita rispetto a un'altra sulla salute mentale (e bisognerebbe capire che cosa s'intende per salute mentale) di un adulto?

    Studi simili sono stati fatti sull'allattamento al seno. I bias erano tanti, talmente tanti da annullare il valore delle conclusioni (gli allattati al seno sarebbero + intelligenti di quelli venuti su a latte artificiale).

    Dal basso della mia ignoranza mi viene un po' da sorridere. L'età neonatale e fino a tre anni è quella che permette rapidissimi recuperi. Conosco bambini tetraplegici che secondo molti neurologi dovevano essere alientati con sondino... che non avrebbero mai parlato ecc... Ebbene secondo le disponibilità e conomiche e di tempo dei genitori, questi bimbi mangiano da soli e parlano. Una buona fisioterapia (che solitamente il servizio pubblico non passa) può fare miracoli.

    Perciò mi domando... ma l'equilibrio di una persona si fonda sulla modalità di parto o su un insieme di fattori (contorno, carattere, affetti ecc...)?

    Ciò detto il travaglio in acqua allevia sicuramente il dolore ad alcune donne, accorcia - avolte - i tempi di dilatazione della cervice (tant'è che la fisiologia del parto cambia... alal faccia di chi sostiene che travagliare in acqua è "naturale"), riduce le lacerazioni (sott'acqua il perineo è contro ogni tentazione), diminuisce la domanda di partoanalgesia farmacologica (in vasca non si può mettere su un catetere e discutiamo sulla propensione di una donna a seguire una "scuola di pensiero" piuttosto che un'altra)...

    RispondiElimina
  27. @Trioxin
    infatti avevo citato proprio la parte di valutazione neuropsicologica (spero di non cannare i termine :D) come serio e rispettabile, idem mi parevano razionali le terapie cognitivo-comportamentali [non ho idea del perché, ma m'era completamente passata di mente].
    temo purtroppo di aver avuto sfiga io con la psicologia che incontro/scontro, probabile sia anche perché mi rimane più impressa in quanto studente di medicina con interessi in neurologia e psichiatria (dove ti senti rinfacciare di ottusità e ortodossia perché non ti apri alle più folli idee sulla schizofrenia o le demenze)

    RispondiElimina
  28. @gekina
    beh, però se ritieni non possibile uno studio che ne dimostri l'effetto -un effetto dunque troppo minimo da essere riscontrabile anche su un campione enorme- allora scientificamente devi rimanere nell'ipotesi nulla, ovvero che il cambio in acqua non abbia alcun effetto.
    Per dire che un effetto c'è, devi dimostrarlo.
    Non spostiamo l'onere della prova :D

    riduce le lacerazioni (sott'acqua il perineo è contro ogni tentazione)
    mi spieghi questo passaggio? non l'ho proprio capito.

    RispondiElimina
  29. @ WeWee,
    mi interessava sapere quale sarebbe la motivazione di questo "danno psicologico"...non essendo il mio campo magari una spiegazione (anche solo teorica sulla quale ragionare) esiste...
    Secondo Leboyer e Co i danni psicologici sarebebro questi:
    un nato con cesareo sarebeb più introverso, collerico, meno solare di un suo coetaneo vaginale.
    Incapace di accettare le frustrazioni (nascendo con cesareo si illude di aver fatto tutto da solo senza fatica... non è uno scherzo, è scritto nero su bianco).

    In generale l'idea è che adulterare il fisiologico e naturale processo della nascita crei una generazione di persone "diverse".
    E' lo stesso principio che ha spinto alcuni medici, fislosofi e politici a pensare che un bambino nato in "provetta" non fosse una vera persona ma un PRODOTTO.

    Cioè... rendiamoci conto... tutta sta fanfara suona sul solito spartito trito e ritrito del primato della Natura sul "fare" dell'uomo.
    non c'è scienza, non ci sono fatt. Non c'è nulla. Solo i "sentimenti", le sensazioni, le filosofie e i dogmi di molta gente....

    RispondiElimina
  30. @ Thhh,
    se il perineo è sottacqua il medico o l'osterica non pososno tagliare.
    In molti ospedali l'episiotomia (taglio del perineo) viene fatta quasi di routine. Stando in vasca la partoriente è contro ogni tentazione.

    Studi sulla salute mentale di un adulto a fronte di una nascita X piuttosto che Y sono un po' assurdi... si fondano su un dogma difficile da smontare... quello del tacchino induttivista. Ossia che per ogni azione seguirà necessariamente un effetto e che ogni azione ha una causa a monte.

    Da quando è nata la medicina delle EBM c'è stato un cori corri generale di tutte le discipline verso questo tipo di studi.

    Così si può pubblicare uno studio sulla presunta intelligenza dei bambini di 5 anni allattati al seno senza nemmeno vergognarsi un pelino.
    Le EBM non erano nate per dimostrare scientificamente qualsiasi cazzata.

    Ultio esempio. Ora non mi viene in mente l'autore (se riesco ve lo posto)... comunque c'è questo matematico che lavora in un gruppo di ricerca. Con lui un collega neurologo sta cercando evidenze di non so quale tipo su dei ratti.
    La sua tesi non viene smentita né confermata dallo studio, ma il tipo si accorge che i ratti girano a sinistra o a destra con un apparente logica.
    Corre dal suo collega matematico e gli chiede un algoritmo cucito su una tesi che gli è balenata dopo aver notato il fenomeno.
    Sai che gli risponde lui? Non posso... quello che hai notato non ha nesusn senso... è come se caminando per strada notassi la targa XYZ e mi chiedessi una formula per determinare la frequenza di un simile incontro (di targa) in tal giorno e tal ora...

    Ecco perchè trovo certi studi semplicemente ridicoli :)

    Tra l'altro... se sostare di più in ambiente acquatico ha tanto peso... perchè non studiare adulti nati "prematuri" (tra la 36esima e 39esima settimana) e queli più "lenti" (oltre la quarantesima settimana di gestazione)?

    Chi nasce alla 42esima settimana deve essere un tipo sanissimo, estroverso, capace di sopportare tutte le frustrazioni di sto mondo :)

    RispondiElimina
  31. @ Gekina73

    "Studi sulla salute mentale di un adulto a fronte di una nascita X piuttosto che Y sono un po' assurdi... si fondano su un dogma difficile da smontare... quello del tacchino induttivista. Ossia che per ogni azione seguirà necessariamente un effetto e che ogni azione ha una causa a monte."


    L'analisi statistica è proprio quella che entra in gioco per evitare affrettate o errate conclusioni causa-effetto, ma il cercare differenze in 2 gruppi di individui non è collegato con l'induttivismo.

    Se si dispone di campioni rappresentativi della popolazione, idealmente l'unico fattore che cambia è il fattore X che si tiene in considerazione nello studio. Se poi si misura una differenza statisticamente significativa tra i 2 gruppi, allora si può pensare che il fattore X è implicato nel fenomeno studiato.

    "Così si può pubblicare uno studio sulla presunta intelligenza dei bambini di 5 anni allattati al seno senza nemmeno vergognarsi un pelino.
    Le EBM non erano nate per dimostrare scientificamente qualsiasi cazzata."

    Forse non capisco cosa intendi. Al di là della discussione sulla definizione e misura di intelligenza, non vedo perché questo studio, se eseguito correttamente (ad esempio evitando bias), sia una cazzata a priori. Se hai campioni rappresentativi, misuri una differenza significativa tra i gruppi e hai definito precisamente la tua ipotesi (ad esempio, voler vedere se c'è una differenza significativa nel punteggio raggiunto nel test di intelligenza WISC) la tua ricerca è valida. Se poi vengono sovra o mal interpretati male i risultati, oppure non si è d'accordo nel definire il punteggio del WISC una misura globale di intelligenza, è un problema di tipo differente.

    Comunque non sto affermando che sia possibile eseguire questo studio sul tema del parto in acqua.

    @ Thhh

    Purtroppo non basta lo spazio limtiato dei commenti per spiegare tutto quello che si dovrebbe sul tema della psicologia... Un'altra precisazione poi che vorrei fare è che la psicologia spesso la si confonde solo con la parte clinica, ma in realtà la psicologia è lo studio della mente (e ciò che ne è collegato); e spesso è proprio la parte clinica che soffre di più del problema della poca scientificità o poca applicabilità di quello che si è scoperto sul funzionamento della mente in campo terapeutico.

    RispondiElimina
  32. temo di non essermi spiegata bene.
    Secondo questa logica (primato della statistica) potrei fare uno studio perdimostrare che i mangiatori di Bounty al cocco sono più socievoli di quelli che si ingozzano di Mars.

    Qual'è "l'evidenza" che mi fa credere che nascere vaginalmente o con parto chirurgico sia causa di possibili differenze di equilibrio psichico da grande?
    Perchè se la motivazione che fa muovere lo studio è una personale visione della nascita allora è assai probabile che lo studio non avrà nessun valore.

    RispondiElimina
  33. uhm... considerato che mi son sempre interessato del funzionamento del nostro cervello e della nostra mente, ma ho sempre letto libri di neurologi o neuropsichiatri, ma il campo dovrebbe essere lo stesso, m'hai acceso la curiosità: hai qualche suggerimento di libri o saggi -più o meno accademici- di psicologi per te più affidabili? nessun problema se presenti anche solo in lingua straniera.
    (scusa per la domanda dalla risposta non facile, ma temo che le librerie nel settore psicologia siano piene di tanta di quella fuffa quanto nel settore medicina -immagino a wewee venga l'orticaria ad avvicinarcisi)

    RispondiElimina
  34. Per carità, il fatto che tu possa studiare una cosa non vuole dire che tu debba farlo e son d'accordo sul fatto che ricerche condotte senza nessun tipo di evidenza siano fin troppo rischiose (senza contare i bias che possono spingerti a fare pessima scienza come giustamente affermi).

    Io ho considerato il livello teorico piuttosto che quello pratico, nel senso che per me è possibile farlo. Poi posso essere d'accordo che sia poco giustificabile farlo.

    Sul tema considero semplicemente deliranti le affermazioni basate su idee e visioni personali degli psicoanalisti "per Igor i nostri progenitori sarebbero i delfini e quindi l'acqua è il nostro elemento" oggi simili affermazioni sono indifendibili!

    RispondiElimina
  35. @ Thhh

    Domanda un po' difficile perché molto di quello che ho imparato all'università, soprattutto per le questioni più generiche della psicologia, proveniva delle lezioni o dalle dispense preparate dai professori e i libri spesso tendono ad essere più incentrati su ambiti specifici, tuttavia un libro che mi sentirei di consigliarti è "Psicologia la scienza del comportamento" di Neil R. Carlson. A me è stato fatto studiare nel corso di Psicologia Generale. Nel capitolo 1 vengono brevemente spiegate varie correnti della psicologia moderna e le sue origini, cosa che forse può interessarti, per poi affrontare tantissimi argomenti della psicologia (metodi di ricerca, le funzioni psichiche, i disturbi, la biologia del comportamento...). Non è niente di specialistico, quindi alla portata di tutti.

    Se ti interessa il campo delle neuroscienze un buon manuale è "Neuroscienze cognitive" della Zanichelli, che affronta lo studio delle funzioni psichiche correlate ai substrati neurali, o "neuropsicologia" de Il Mulino, che descrive lo studio delle funzioni psichiche partendo dai dati degli studi lesionali o di neuroimaging.

    Forse nelle librerie convenzionate con le università si trova meno fuffa, per lo meno in una libreria a Cesena (città dove studio) nel settore psicologia non mi sembra di aver visto particolari boiate.

    RispondiElimina
  36. Complimenti al post, davvero molto bello!
    "la gravidanza non è una malattia"....già...peccato che di patologie strettamente legate alla gravidanza ce ne siano, e alcune pure pericolose per la mamma ( e feto). Come anche le riacutizzazioni di patologie materne a causa della gravidanza o del parto.
    A volte mi chiedo se chi (gine - ce ne sono! - e ost) sostiene questa grande cagata assolutamente demagogica conosca davvero l'argomento "gravidanza - parto".
    Mah!
    Una piccolissima precisazione: "analgesia " epidurale, non "anestesia". C'è una differenza fondamentale tra le due.

    RispondiElimina
  37. @ Thhh,
    premetto che nella vita faccio altro (sono una umilissima e poco stipendiata grafica) quindi prendi i miei suggerimenti bibliografici con le dovute pinze e contropinze.

    Nello specifico (neuroscienza) c'è un libro veramente illuminante:
    "Neuro-mania | Il cervello non spiega chi siamo" di Legrenzi e Carità
    http://www.ibs.it/code/9788815130716/legrenzi-paolo/neuro-mania-cervello.html
    C'è una parte che spiega benissimo i meccanismi di "studi scientifici" assolutamente poco attendibili e non solo...
    Legrenzi è professore di psicologia cognitiva.

    Poi c'è un articolo di Federspil (medico padovano che purtroppo ci ha lasciato da poco) che una volta girava per il web e adesso non lo becco più. Comunque ecco le coordinate bibliografiche:
    Federspil G, Vettor R. La "evidence-based medicine": una riflessione critica sul concetto di evidenza in medicina. Ital Heart J 2001;2(6 Suppl):614-23.

    C'è una carrellata veloce sulla "filosofia della medicina" e della scinza, della medicina basata sulle evidenze e di come le ebm possano dimostrare tutto e il contrario di tutto.

    Poi c'è la bibbia :)
    Popper, "Le fonti della conoscenza e dell'ignoranza"
    http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=14709

    Se poi sopravvivi a queste letture potresti darti il colpo di grazia con "Evidence-Based Medicine: una critica" a cura di A. Marradi e D. Nigris (Franco Angeli Editore).

    Per me questi sono antidoti alla fuffa :)

    RispondiElimina
  38. @ Trio9xin,
    chiedo pietà ma io di statistica non ci capisco assolutamente nulla :9
    Comunque lo studio sull'allatatmento al seno l'ho spulciato.
    Non ho titoli né conoscenze specifiche per poter demolire lo studio.... tuttavia:
    Nello studio si dice chiaramente che il campione non prende in considerazione tutta una serie di perosne. Come ad esempio le donne single (perchè, fare figli senza un padre ti squalifica da uno studio sull'allattamento al seno?), quelle con gemelli ecc...
    E' interessante notare come non vengano presi in esame i 730 di queste mamme... perchè vedi... allatatre il pupo al seno (esclusivamente al seno) pr diciamo, 8 mesi?, prevede una serie di cose. Come ad esempio un contratto di lavoro che conceda le ore di allattamento pagate. Oppure un valido sostegno a casa (mentre tu ti tiri il latte prima di andare a lavoro il papà prepara la colazione e la tata veste il pupo) ecc...

    La singolarità di questo studio è che non prende minimamente in considerazione una variabile che da tutti è riconosciuta come fondamentale per l'apprendimento di un bambino: il livello di scolarizzazione dei genitori, la disponibilità economica della famiglia ecc...

    Ma se chi ha partorito la geniale idea di condurre uno studio simile, pensa che il latte materno sia una sorta di elisir per tutti i mali del mondo (ce ne sono, te lo assicuro), chiaramente "dimenticherà" alcuni aspetti del contorno (perdona se non uso termini tecnici, ma proprio non li so) per concentrarsi su altri.

    Riprendendo l'esempio che ti facevo dei topi... se vedo che statisticamente c'è una differenza tra allattati al seno e allattati a biberon, non è detto che questa differenza nasca dal tipo di latte. E non è nememno detto che questa differenza sia reale. magari è casuale, magari il campione è troppo piccolo, magari tra dieci anni ne fanno uno con un campione più corposo e non noteranno nessuna differenza...

    RispondiElimina
  39. Leggo con piacere che il blog si occupi di questo tema e vi ritrovo con amarezza la stessa guerra tra scienza e pseudoscienza che secondo me peggiora la diffidenza che i cittadini hanno verso l'ospedale e più che mai su un tema come questo.
    Condivido dalla prima all'ultima parola la difesa del parto in ospedale e dell'intervento della medicina nel parto. Sottoscrivo ogni riga a favore della partoanalgesia. Concordo sulle ragioni politiche ed economiche che strumentalizzano le mode e le convinzioni culturali alternative per risparmiare soldi.

    Non condivido in nessun senso l'attacco frontale alle pratiche olistiche. Né quello alla doula. La doula non fa niente di medico-ostetrico, offre un sostegno morale e per ogni doula disonesta pronta ad accalappiare una gravida ingenua, vi saranno cento medici macellai pronti a fare qualche cazzata equivalente (la proporzione è a favore dei medici solo perché oggettivamente più numerosi). Non è questione di categorie. Quanto alle pratiche olistiche, per moltissimi sono efficaci, rappresentano non solamente un business (certamente anche, ma non peggio certo di quello delle case farmaceutiche, non per questo getterò via il Synflex ogni mese) ma anche un vasto movimento culturale e filosofico di cui solo una visione positivistica pedissequamente ferma a Comte può non riconoscere la complessità e l'importanza. Esiste una critica storica assai importante all'istituzione medica che ha anche contribuito e continua a contribuire a migliorarla, capisco che questo è MedBunker ma non mi pare che le principali minacce da cui la Sanità deve difendersi siano l'omeopatia, l'ipnosi o l'enneagramma. Certo, l'ingresso di pratiche pseudoscientifiche in ambito pubblico è giustamente controverso anche per la questione delle risorse e delle priorità. Ma è pur vero che le stesse prassi mediche e farmacologiche vengono introdotte con assai più disinvoltura di quanto non si immagini. Insomma, ok, parliamone, ma senza demonizzare.

    Voglio far notare infine che il dibattito anti-medicalizzazione del parto che genera una alzata di scudi così fiera nei medici, è stato promosso nei decenni proprio da ginecologi e medici critici verso una situazione oggettivamente drammatica. Che tale è ancora in molti ospedali. Evitiamo spaccature e pensiamo a una buona pratica medica, ad maiora.

    RispondiElimina
  40. Io non ce la faccio più. Chiedo perdono a Medbunker ma non riesco a tenere toni composti.
    Movimento filosofico, per molta gente funziona, la gente è diventata sospettosa riguardo medici e ospedali.

    La gente si è rincretinita.
    Anche per colpa certo di una medicina che non riesce a "cambiare" (anche se è cambiata eccome: progetto sopedale senza dolore, hospice, crollo drastico di tonsillectomie e adenoidi). Ma soprattutto per un dilagare di pseudoscienze che hanno mandato all'ammasso molti cervelli.
    In ostericia le pseudoscienze ormai la fanno da padrona. Insiee a una frangia di feiniste e filosofi della nascita (per non parlare dell'esercito della salvezza cattolico).

    A lutlia vorrei ricordare questo adagio che dovrebbe rientrare nel bagaglio culturale di un paese (e di una medicina) moderno e soprattutto LAICO:
    "Il medico si fa divieto di imporre ai pazienti le proprie opinioni personali, filosofiche, morali o politiche nell'esercizio della sua professione"
    Principi di etica medica europea del 6 gennaio 1987.


    Ci si dovrebbe interrogare se i cittadini possano imporre alla medicina le proprie opinioni personali, filosofiche, morali o politiche.
    Perchè se io credo che tutte (e sottolineo tutte) le gravide sono bambine bisognose di supporto psicologico e chakra e che in sala parto9 può entrare di tutto... allora perchè non garantire alle donne islamiche un'ostericia tutta al femminile (chi paga?), o un ambulatorio di infibulazioni 24h, 365gg.

    Non sto dicendo che l'ostericia italiana sia un paradiso (kristeller e ossitocina mai presenti in cartella, ricuciture perineali a crudoi, epidurali negate ecc...), ma nememno un inferno.
    E certamente l'inferno non si combatte con le favole.
    Scusate i toni esasperati...

    RispondiElimina
  41. Non condivido in nessun senso l'attacco frontale alle pratiche olistiche. Né quello alla doula.

    La tua posizione è legittima ma nell'esercizio della mia professione, pur lasciando la paziente libera nelle sue scelte, non posso che attenermi attentamente alle pratiche scientifiche provate allontanando con decisione tutto ciò che è superstizione.
    Tutti sono liberi di non andare in ospedale ma se si sfrutta il servizio pubblico bisogna sapere, prima di varcare la soglia del reparto, di entrare in un centro medico e non in un tempio.

    Per coerenza chi desidera la pranoterapia in sala parto non dovrebbe battere ciglio se invece dell'ecografia utilizzo il pendolino. Hanno la stessa valenza scientifica. Molti invece vogliono la botte piena della sicurezza in ospedale e la moglie ubriaca dell'olismo tranquillizzante.
    Non si può, almeno nel servizio pubblico, a casa propria ognuno fa ciò che gli pare, naturalmente.

    Chiedo perdono a Medbunker ma non riesco a tenere toni composti.

    Dai, che se ti agiti poi non riesci ad essere lucida come dimostri nel tuo eccellente blog.

    Lo dico io che in genere mi "infervoro" ma proprio perchè parliamo di parti, sala parto, travagli e donne, sono di una calma "zen" (a proposito di olistico...) perchè a dispetto dei chakra, del plesso solare o della nascita dolce, le notti in sala parto, il sudore ed il sangue, me li becco tutti io e le donne che partoriscono, mentre gli olistici continuano a meditare nel loro mondo dorato.

    RispondiElimina
  42. Wee Wee, vorrei alcuni chiarimenti. Ho difficoltà a comprendere dove risiede la competizione e l'incompatibilità tra l'esercizio della professione medica e quello di pratiche non mediche. Nelle patologie mi pare che gli aspetti etici e relazionali del rapporto paziente medico rappresentino già di per se un elemento non scientifico a cui si dà tuttavia valore. Nel parto, accanto alla dimensione di rischio patologico esiste quella della fisiologia che per la verità penso sia statisticamente prevalente. Ammettiamo che un'ostetrica (già cosa diversa dal medico) sia preposta all'assistenza, ammettiamo che possa fare dei massaggi. Il massaggio non è lontanamente paragonabile come effetto alla peridurale, ma può alleviare la sofferenza o almeno la fatica: non si può fare perché è superfluo? Non si devono spendere soldi pubblici per intrattenere i bambini ricoverati con la clown terapia, perché non è certo una vera terapia? Io non parlo di trasformare l'ospedale in un tempio né di accogliervi qualsiasi pratica proposta dal primo che si sveglia. Dico solo di accettare di parlarne e ragionarci senza demonizzazione, dato che mi pare che l'assoluta scientificità né sia l'unico criterio applicato di fatto, né debba esserlo. Leggo da pochissimo il tuo blog e devo conoscerlo meglio. Leggo nel tuo profilo che studi appassionatamente le medicine alternative - io non credo nemmeno nella Scienza, come religione.

    RispondiElimina
  43. Ciao Wewee,

    grazie del post interessante - mi pare di capire che lo avessi in cantiere da tempo ;)

    Intervengo su un punto:

    "Ci si chiederà: ma se qualcuno fa di tutto per non effettuare la partoanalgesia un motivo ci sarà! No...o forse sì. L'unico motivo che non fa diffondere la partoanalgesia che mi viene in mente è quello economico: un anestesista costa. Una "preghiera tibetana" no."

    Nell'ospedale in cui ho partorito io avevano attivato un servizio di partoanalgesia dalle 8 alle 20, ma l'anestesista - parlando con me a quattr'occhi - mi ha detto che non avrei potuto contarci perché il reparto era compatto contro l'epidurale. Mi riferiva che le ostetriche sostenevano che con l'epidurale "le donne non spingono più".

    Il reparto offriva altre tecniche alternative di contenimento del dolore, come vasca d'acqua, aromaterapia e cromoterapia. Ho saputo poi da un'altra mamma con un travaglio molto lungo e spossante, che le avevano dato morfina, ma questa non viene menzionata da nessuna parte nelle loro brochures informative.

    Io trovo incredibile e deplorevole che possa esistere una schizofrenia tale sul trattamento del dolore del parto per cui da un lato si attiva un servizio sapendo di avere i colleghi contrari, dall'altro si fa ostracismo ma senza dirlo apertamente.

    E temo che questa sia una situazione non rara in Italia.

    RispondiElimina
  44. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  45. Condivido la battaglia d'informazione che MedBunker fa proprio sull'omeopatia, in quanto pratica che non ha ancora dimostrato la sua efficacia (a differenza dell'agopuntura, correggetemi se sbaglio), ma che ha fatto ormai il suo ingresso negli studi di medici chirurghi e nelle farmacie.

    L'omeopatia secondo me è il cavallo di troia con cui si sta mettendo in discussione la scienza medica in toto da parte di persone che non sanno nulla di nulla di medicina: ho la possibilità di vedere in azione persone che studiano in Facoltà di Medicina e sono 10 anni (dieci!) di studio pesante, fa un po' sorridere vedere persone che pensano di cavarsela con corsi di sei mesi.

    Tuttavia, mi pare di capire che Leboyer, Odent & co. siano gli unici finora ad aver puntato il dito contro lo smanettamento accelerante che si riscontra in molti ospedali - specie i più grandi: proprio nel blog di Gekina, Wewee si ricorderà che sono arrivate testimonianze di induzioni inappropriate, cesarei inutili, episiotomie generose - e inutili ecc., tutto fatto per fretta. Perché sono solo i "naturalisti estremi" a protestare contro pratiche mediche basate essenzialmente sulla fretta?

    RispondiElimina
  46. Maia,
    ci sono ospedalicomeilSAN Gerardo di Monza che sono fuori dalla grazia di Dio. E seguono i dettami anche di Leboyer e co.
    Se il risultato dev'essere un potere tirannico del ginecologo e dell'ostetrica su come e quanto econ chi trattare il dolore ostetrico... allora francamente non so cosa sia peggio... se l'ossitocina a secchi senza epidurale o un travaglio "naturale" di ore e ore di immane sofferenza e stanchezza della donna.
    Su tutto il resto concordiamo e lo sai :)

    Vorrei invece sottolineare un passo del nostro sempre sia lodato WeWee:
    Per coerenza chi desidera la pranoterapia in sala parto non dovrebbe battere ciglio se invece dell'ecografia utilizzo il pendolino. Hanno la stessa valenza scientifica. Molti invece vogliono la botte piena della sicurezza in ospedale e la moglie ubriaca dell'olismo tranquillizzante.
    Non si può, almeno nel servizio pubblico, a casa propria ognuno fa ciò che gli pare, naturalmente.


    In tempi bui e di default come questi forse la gente nonha ben chiaroil rischio di perdersi dietro a sogni e deliri new-age.
    La Sanità pubblicanonl'affossa solo il politico assetatodi tagli, ma pure il cittadino che non ha ben chiaro il mare torbido su cui nuota (o galleggia) la sanità pubblica italiota.

    Un anestesista mi ha raccontato di aver seguito corsi di agopuntura e ipnosi (!) e mi ha detto che in certi casi e con un lungo lavoro sul paziente possono funzionare.
    Ma vedete, a una sanità pubblica con risorse limitate (e presto pari allo zero) non si può chiedere di pagare corsi ECM e nuove figure professionali (l'anestesista omeopata?) per metodi che funzionano solo su certi pazienti e solo dopo lunghe sedute di preparazione.

    Gli anestesisti sono i primi a sapere che il dolore si inizia a curare rassicurando, calmando, tranquillizzando. Per quello non ci vogliono studi e al massimo una manciata di secondi.
    Ma la peridurale funziona con quasi tutti, in generale tratat ottimamente il dolore ostetrico e le donne ne escono soddisfatte.

    Poi credo che non sia chiarissimo a molti il rischio del doppio binario: prima che un farmaco nuovo entri in ospedale (o in commercio) passa una trafila fatta di studi e controstudi, commissioni ecc... Per le tecniche alternative invece c'è la scorciatoia.
    Qualcuno mi deve spiegare il perchè di questo trattamento di favore.

    Come cittadina vedere dirottate risorse su ipnosi., agopuntura, cromoterapia, parto in casa.... quando in molti ospedali manca una guardia neonatologica 24h, mi fa salire la pressione.

    I naturomaniaci vogliono la botte piena e la moglie ubriaca? Vediamo che cosa chiedono quando il pupo esce color puffo e non da segni di vita. I canti carnatici di Leboyer o un anestesista rianimatore che sappia intubare e rimetetre in moto il cuoricino del pulcino... preferirei che la regione spendesse di più per queste cose... perchè se parto e nascita non sono malattie... manco viaggiare in macchina o in moto. Ma la gente si infila il casco e si mette la cintura :)

    RispondiElimina
  47. Geka cara, lo sai, è tutta una questione di risparmio da una parte, vergognosi business di soldi (guadagnati) dall'altra
    con un principio fondamentale in mezzo:
    l'ignoranza della gente (leggi "non conoscenza" e " disinformazione ad hoc sapientemente voluta").

    Il cocktail è servito.
    Gli effetti collaterali o pericolosi sono taciuti.
    Gli effetti benefici (davvero ce ne sono?) invece vengono esaltati quasi al pari di un rito religioso.

    Ricetta perfetta.
    Poi ci scandalizziamo (grazie alla compiacente stampa) di cagate (malasanità raccontate con i fiocchetti dorati) e storie tristi che invece di rimanere nel silenzio rispettoso esplodono non appena si vengono a sapere per riempire i vuoti e desolanti spazi delle trasmissioni televisione e dei giornali (vedi neonato affetto da nanismo...).
    Delle vere problematiche importanti della nostra sanità, medicina e psudomedicina nessuno dice nulla.
    Questa , secondo me, è una volontà ben precisa. Fatta passare attraverso una falsa democrazia.

    RispondiElimina
  48. Ho difficoltà a comprendere dove risiede la competizione e l'incompatibilità tra l'esercizio della professione medica e quello di pratiche non mediche.

    Non è competizione, questo è quello che vorrebbero gli "alternativi", la medicina è una, l'altra è "speranza" (di soffrire meno, di guarire, di stare meglio, eccetera).
    E' prima di tutto un problema di onestà ed etica. Soprattutto in un'epoca (la nostra) nella quale il rapporto medico/paziente non è più "paternalistico" come quando vivevano i nostri nonni ma di tipo contrattuale: io medico ti curo nel migliore dei modi possibili in scienza e coscienza.
    Tutto il resto, ciò che non è scienza, non deve entrare nel servizio pubblico perchè non è scienza ma superstizione. Se vogliamo dirla meglio, non dovrebbe entrare fino a quando non dimostra di essere utile e non un modo per attirare voti o migliorare l'immagine di un reparto che offre il Reiki ma non ha un'ambulanza decente.

    Nelle patologie mi pare che gli aspetti etici e relazionali del rapporto paziente medico rappresentino già di per se un elemento non scientifico a cui si dà tuttavia valore.

    Veramente il valore dell'empatia, del sostegno psicologico, dell'effetto placebo della comunicazione medico-paziente, è scientificamente ampiamente riconosciuto. Se io sono gentile e disponibile con il paziente so di fare qualcosa di buono ma riuscirò anche a rinforzare la mia capacità di cura.
    Esattamente come il Reiki.
    Solo che la mia gentilezza non costa nulla (alla comunità, all'ospedale, a tutti noi ed anzi arricchisce l'animo), il Reiki sì: costa e non funziona più di una carezza data con amore.
    In realtà la cosa che manca a molti medici è proprio questo, la capacità di coccolare il paziente, ma il discorso andrebbe troppo lontano...

    Il massaggio non è lontanamente paragonabile come effetto alla peridurale, ma può alleviare la sofferenza o almeno la fatica: non si può fare perché è superfluo?

    E chi l'ha detto?
    Una delle "mie" ostetriche ogni tanto pratica un massaggio simile alla riflessoterapia durante il travaglio, mica la inseguo con la mannaia lungo il reparto...la lascio fare e se la paziente apprezza...apprezzo anche io.
    Diverso se l'ostetrica dicesse alla signora: "lasci stare l'epidurale che fa male, facciamo la riflessoterapia che funziona e non ha alcun effetto negativo". In questo caso la mannaia gliela lancerei direttamente.

    Dico solo di accettare di parlarne e ragionarci senza demonizzazione

    Stai attenta a non vedere le cose esattamente al contrario di come sono. Non è la medicina che "demonizza" certe pratiche (e mi riferisco a quelle più "accettabili", non certo alle cure alternative per il cancro quelle le demonizzo sicuramente) ma è l'esatto contrario.
    Nessun medico lancia anatemi contro il naturopata che prepara l'essenza di pino per fare girare un feto podalico (nonostante questa pratica non abbia alcun risultato e questo è quello che dico a chi mi chiede informazioni) e questo a prescindere dalla mancanza di onestà del naturopata, mentre ci sono naturopati che lanciano anatemi contro la medicina pur sapendo che, sicuramente, dispone di armi più efficaci di quelle "olistiche".

    Quando gli anatemi arrivano è bene mettere le cose nel modo giusto: la medicina è quella che funziona, il resto sono sciocchezze.

    io non credo nemmeno nella Scienza, come religione

    La scienza non bisogna "crederla" ma comprenderla. A quel punto vedrai il resto con un altro atteggiamento.
    Ciao!

    RispondiElimina
  49. "La scienza non bisogna "crederla" ma comprenderla."

    Io credo che questo sia un dogma e una semplificazione, la scienza è un tentativo di ragionare utilizzando certi criteri, non è a sua volta verità assoluta e comprende l'implicazione di credenze come tutti i processi cognitivi. Ma sono certa che ci intendiamo su questo, non voglio essere pedante, penso che però sia più giusto dire che la scienza è un tentativo di accordo sui linguaggi e sui metodi che responsabilizza chi vi aderisce. E mi rendo conto che gli pseudoscenziati e tutti i teorici che operano in contesto non accademico o istituzionale, si chiamano fuori da questa responsabilità, da questo rendersi conto reciproco che è secondo me il vero valore della scienza e dell'accademia in generale. Non che sia sempre rispettato, ma almeno esiste e in presenza di problemi si può almeno fare appello a un suo mancato rispetto. Il problema che segnalate Wee Wee, Gekina, Luna non è di poco conto e forse è vero, è sottovalutato. Però questo post è strutturato nella prima parte esaltando i pregi della medicina e nella seconda parte screditando le pratiche non mediche riguardanti il parto, quando per decenni il parto ospedaliero è stato condotto in modo assai criticabile e criticato. Queste critiche, taciute in questo post, sono venute dall'interno della comunità medica e hanno prodotto progressi, miglioramenti e cambiamenti. Leboyer e Odent non sono stati i primi a focalizzarsi sul parto fisiologico, la prima è stata un medico, Maria Montessori, che praticava quelle teorie con molto meno clamore e senza ideologia già vent'anni prima di loro. Leboyer e Odent sono stati una moda che ha raccolto e intercettato un movimento culturale, e lo sono tuttora. Ma non tutta la critica che emergeva da quella cultura era fanatismo, antiscientismo o da buttar via e infatti ne è venuto un lavoro di riorganizzazione dei reparti e delle procedure. Le pratiche olistiche devono essere validate scientificamente prima di essere accettate in ospedale, il doppio binario non è cosa giusta. Però quando diciamo che il parto in casa è una sconfitta, un ripiegarsi verso il privato, poi l'alternativa è data da un ospedale al quale non possiamo muovere critiche, che non possiamo immaginare diverso? Non so, non ho verità, mi limito a riflettere, anche perché le storie di malasanità legate al parto sono tuttora ancora troppe e mi pare che gli standard siano ancora ben lontani da come dovrebbero essere. Allora quando penso alla disponibilità della partoanalgesia, io penso a una pratica che migliora il parto ospedaliero assieme ad altre pratiche, anche quelle non mediche, che non devono essere proposte come parimenti efficaci, ma possono essere proposte onestamente, cioè dicendo la verità su quel che è dimostrato che fanno o non fanno, e ovviamente dando l'epidurale a chi la chiede. Spero di essermi spiegata.

    RispondiElimina
  50. @wee wee: posso linkare, o mettere sul nostro sito, con i tuoi diritti d'autore ovvio, questo post?

    @gekina: il Piemonte ha la guardia anestesiologica ostetrica anche a Novara. Mi sembrava di averlo detto....

    * come si spinge?: un vecchio ginecologo alle donne che chiedevano come era partorire diceva: ha presente cagare un armadio? beh.... e dipende da quanti cassetti sono aperti!
    Era condiderato un po' rozzo, ma quando non sapevo più come togliermi dalla faccenda di far uscire mio figlio pensai: sah! caghiamo 'sto stronzo e che sia finita! E luce fu.

    @ Sogno: senza dolori che parto è? ti rispondo quello che mi dicono le donne dopo che le ho fatto l'analgesia: È UNA FIGATA!
    Perchè partorire fa un male cane, e non so perchè noi donne non ce lo diciamo anzi, cerchiamo di non dirlo alle primipare incinte per "non spaventarle".
    Ma non preoccupatevi, con i chiari di luna che ci sono, l'anestesista e i soldi per l'analgesia saranno i primi ad essere risparmiati. Amaramente penso che finiranno in saccoccia di qualche dirigente deputato ad organizzare e far risparmiare l'ospedale.

    RispondiElimina
  51. @ Valeria perdono,
    perdono...
    sE WEwEE ME LO PERMETTE VORREI LINKARE IL SITO DEGLI ANESTESISTI DI nOVARA... scusate il maiuscolo:
    http://www.novaranestesia.net/

    Le informazioni sono tantissime. Da quelle mediche a quelle storiche e antropologiche.
    Potresti metterlo tra i link consigliati da medbunker?

    RispondiElimina
  52. A Firenze la sanità pubblica offre in linea di massima tre tipologie di assistenza al parto: una rigidamente ospedaliera (lettino ginecologico, sala operatoria illuminata a giorno, faretti puntati, sistematico impiego di anestesia), una "naturale" (in strutture apposite con ambienti più confortevoli e simili ad alloggi, vasche da bagno a disposizione per il travaglio e l'assistenza di sole ostetriche, salvo complicazioni, senza anestesia) ed infine una via intermedia che cerca di coniugare praticità medica (sala parto attrezzata, eventuale anestesia ove lo si ritenga opportuno) e confort della partoriente (ambiente con luci soffuse, libertà di posizione, assistenza attiva del compagno).

    Mia moglie ed io abbiamo scelto quest'ultima possibilità, grazie anche ai consigli di un'ostetrica privata che ci hanno permesso di avere una panoramica dell'esistente e di scegliere in maniera più consapevole. Cosa che non era successa ai corsi pre-parto dell'asl che davano per scontato l'approccio ultraospedaliero, pur se accompagnato da un'infarinatura di concetti più "naturali".

    Precisato che non stiamo parlando di reiki o stregoneria e che il sarcasmo non ci interessa mentre ci piacerebbe fare discorsi costruttivi, è necessario affermare con forza che sì, c'è bisogno di dire e di ripetere alle donne che "il parto non è una malattia" perché i medici, generalmente, non si rendono conto che essere messi nudi, sotto a dei riflettori, con una flebo al braccio e metà corpo resa insensibile non è, per noi comuni mortali, una situazione di normale e sana attività quotidiana. Andare"sotto i ferri" è una cosa che facciamo solo quando siamo malati, anzi MOLTO malati. Così malati da non poter essere curati con farmaci e terapie non invasive.

    Quindi è bene che ci sia chi afferma che il parto non è una malattia, perché di conseguenza è probabile che cerchi di non far sentire la partoriente come una candidata ad un intervento chirurgico.

    Il punto seguente è conseguenza del primo: l'epidurale toglie alla partoriente, oltre al dolore, anche il controllo del proprio fisico. So che effetto fa perché l'ho sperimentata. Come si può pensare che una persona possa compiere un'attività fisica così impegnativa con il proprio addome e fondoschiena quando semplicemente non li percepisce più? Non posso mettermi nei panni di una donna che affronta il dolore da parto, ma posso dire di conoscere donne che hanno preferito imparare prima a gestire e controllare il dolore per poter poi gestire e controllare il proprio parto. L'alternativa non è la stregoneria, ma il mettersi a peso morto nelle mani dei chirurghi.

    L'affermazione "Basta scegliere quindi: gli stregoni, la puntura o stare a casa" è indicativa del tenore della discussione: non ammette mezzi termini e bolla di stregoneria qualunque prassi diversa dall'epidurale. Peccato (anzi, meno male!!!) che nel mondo della ginecologia ed ostetricia ospedaliera non sia così.
    La sanità pubblica offre, eccome, un approccio meno chirurgico al parto, con anestesia limitata ai casi di effettiva necessità, con un deciso protagonismo della partoriente e tenendo a freno i ginecologi ansiosi di tagliare e sedare, a cui viene riservato soltanto lo spazio che si meritano e cioè quando ci sono complicazioni.

    Partorire naturalmente in una struttura ospedaliera con il chirurgo a portata di mano è una cosa molto MOLTO diversa dal partorire mettendosi in mano al chirurgo. E non è stregoneria, non invoca mantra tibetani o canali di energia. Chiede solo rispetto per qualcosa che, appunto, non è malattia!

    RispondiElimina
  53. scusa wewee una domanda: tempo fa ho fatto la lombare per un intervento al legamento crociato, dopo l'anestesia non sentivo nulla e non riuscivo a muovere un muscolo, addirittura dopo l'intervento non riuscivo a fare la pipi e ho richiesto un catetere... come fa una donna a partorire dopo questo tipo di anestesia? io avevo tutti i muscoli completamente addormentati; per caso l'epidurale e la lombare sono due cose diverse?

    RispondiElimina
  54. @ Lys e Simorote

    Vi arriveranno diverse risposte chiarificatrici da WeWee e anestesisti che stanno leggendo il post, ma se come mi pare di capire siete due uomini che hanno subito un'operazione, credo di poter dire che vi è stata fatta un'anestesia simile se non uguale a quella del taglio cesareo.

    L'analgesia epidurale si chiama Analgesia non Anestesia e diverse migliaia di donne in tutta Europa partoriscono spontaneamente in questo modo.

    Qui potete vedere un video francese di parto in peridurale http://www.youtube.com/watch?v=WI66hM8I1aA

    Il sito di Valeria è molto chiaro in proposito e chiarisce questo equivoco di fondo

    http://www.novaranestesia.net/p/epidurale.html

    RispondiElimina
  55. sono una anestesista. che si occupa di ostetricia. Sono pure una donna che ha partorito, prima senza e poi con epidurale
    E desidero chiarire un punto fondamentale ai due commenti qui sopra.
    L'anestesia spinale sperimentata giustamente dal papà e da chi ha fatto i legamenti crociati, sono solo parenti dell'ANALGESIA per il parto.
    Con l'analgesia le donne non sono "bloccate", sono assolutamente libere, di camminare, muoversi, andare in bagno.... sentono il loro corpo esattamente come se l'epidurale non ci fosse. Sono solo libere dal dolore esagerato, quello inimmaginabile, quello insopportabile dopo ore e ore di travaglio. In analgesia si partorisce come una più desidera: sul letto, accucciate, in piedi carponi ecc ecc....
    Si ha sensazione famosa di dover fare la cacca e la si asseconda per far nascere il proprio figlio, esattamente come senza epidurale. Non si toglie nulla alla mente e al fisico, guai se avvenisse!, si da un sollievo dal dolore, senza blocco muscolare, quello che avviene durante un intervento chirurgico ad esempio. Non ci sono flebo messe di default dall'anestesista, perchè semplicemente non ce n'è bisogno. Non c'è una monitorazzazione come in sala operatoria, c'è un controllo, dopo i boli antalgici e bon.
    Non dico storie, l'ho provato su me stessa 10 anni fa, prima di permettermi di infilare aghi a destra e a manca agli altri.
    La tecnica epidurale è la stessa, perchè si tratta comunque di una iniezione di farmaci in uno spazio epidurale. Ma i farmaci hanno dosaggi ben diversi che si possono modulare. Con la èparto analgesia non si può procedere ad un taglio cesareo, a meno di variare il dosaggio.
    Spero di essere stata chiara.

    RispondiElimina
  56. Grazie Valeria per il chiarimento!
    Da donna che ha partorito sia con che senza epidurale, quindi ti senti di consigliare tale pratica?

    Io, da donna, ancora senza figli, sono molto spaventata dal dolore prolungato, cioè un lungo travaglio molto doloroso, ho davvero paura che faccia arrivare all'espulsione talmente sfiancata che non ti possa godere il momento...

    Mi raccontava un'amica che ha partorito (2 ore in tutto...) di una povera donna aggrappata al termosifone che bestemmiava ogni santo...

    RispondiElimina
  57. grazie mille delle risposte valeria, sei stata chiarissima XOXO

    RispondiElimina
  58. Temo che un mio commento sia finito in spam. Wee wee puoi verificare? Grazie :)

    RispondiElimina
  59. Io, infatti, in un commento di un paio di gg fa avevo sottolineanto che al posto di "anestesia", andava scritto "analgesia". Proprio perchè c'è una bella differenza tra i due effetti, come ha scritto Valeria. Per un travaglio di parto di fa un'analgesia. Per un taglio cesareo (e altri interevnti chirurgici) , un'anestesia.
    Se può servire a qualcuno dei lettori, anch'io sono un'anestesista. Anch'io due figli. Anch'io ho partorito il primo senza epidurale(non perchè non la volevo, anzi..., ma perchè costretta a partorirlo in un altro H rispetto dove ero intenzionata per motivi di necessità..e lì all'epoca si può dire non la facevano...). E il secondo con epidurale. Il primo ho sentito così tanto male che penso che nella mia vita mai + potrò sentire un dolore simile. Per il secondo, pur in un contesto difficile (causa preeclampsia) e causa l'induzione ( che significa avere poi delle contrazioni assai + violente del "normale"), ho vissuto il parto come una passeggiata. Nelvero senso della parola. E posso dire che grazie all'epidurale mi sono goduta davvero la nascita del mio cucciolo, senza patimenti e sofferenze .
    La percezione del dolore è molto sogggetiva e dipende anche da un sacco di fattori ostetrici e anche psicologici. Ma in genere partorire fa un male boia. Per chi non vuole soffrire così tanto o ritiene il dolore assolutamente inutile o quel dolore diventa "patologico" nel senso che determina effetti negativi alla donna ed al feto....beh...l'epidurale è davvero un grande aiuto. Sembra quasi un miracolo per chi la prova.
    Chi invece ci tiene a partorire con dolore...è giusto segua il suo percorso della naturalità, sperando IN SICUREZZA però...
    Che ognuno scelga ciò che desidera.
    Peccato che troppo spesso in italia NON si possa scegliere un bel niente!

    RispondiElimina
  60. Volevo fare un'altra domanda.
    Si dice spesso "partorire senza dolore". Dai discorsi fatti mi sembra sbagliato senza dolore. Credo che il significato sia "diminuire il dolore ad un livello accettabile".
    Chi lo decide? Cioè come funziona? ti fanno una prima iniezione, poi in base alla risposta si può decidere se fare un'altra dose? Lo decide il medico anestesista?

    Grazie








    Grazie

    RispondiElimina
  61. @patafrulli: da donna e da medico: assolutamente sì.
    Se si partorisse sempre in due ore, non staremmo qui a parlarne, no? e quel termosifone contro cui anche io ho bestemmiato la prima volta...., ogni tanto me lo guardo, ci passo sempre accanto.... e gli faccio una bella pernacchia!

    RispondiElimina
  62. ai colloqui preparto non prometto mai l'annullamento del dolore, ma il sollievo. Alle volte durante il travaglio davvero viene annullato, becco le partorienti che riposano, chiacchierano al telefono, ridono... alle volte mi dicono: adesso sì che è accettabile...e a me sembra un gran cosa.
    Come funziona? una volta messo il catetere peridurale, si ha la strada pronta per ripetere la dose analgesica, modulandosi sui tempi e sulle sensazioni delle persone. Io anestesista mi adeguo a cosa mi dice la donna, non decido a priori. E' un lavoro che impegna molto dal punto di vista empatico, oltre che tecnico.

    RispondiElimina
  63. Un altro gran bel post WeWee, complimenti.
    Ho una domanda; spesso sulle varie fiction mediche si vedono le partorienti adottare, durante le contrazioni, una particolare tecnica di respirazione rapida.
    Di cosa si tratta? È efficace? TIA

    RispondiElimina
  64. posso linkare, o mettere sul nostro sito, con i tuoi diritti d'autore ovvio, questo post?

    Certo.
    Tra parentesi l'articolo che è nel "vostro sito" sull'antropologia del parto contiene tantissime notizie che avevo inserito in questo mio articolo e che poi alla fine ho tagliato perchè poco pertinenti e casomai meritevoli di un post a parte. Sono cose molto affascinanti.

    Mi pare che a tutte le domande sia stato rispoto gentilmente da altri.

    Lut Lia, il tuo commento era nello spam, lo ho rimesso al posto giusto.

    spesso sulle varie fiction mediche si vedono le partorienti adottare, durante le contrazioni, una particolare tecnica di respirazione rapida

    Se è quello che ho capito io è una scena da film e niente altro. In realtà il modo migliore di respirare è regolare e ritmato, pieno e più tranquillo possibile. Il rischio del respiro "affannato" è quello di iperossigenazione che non è augurabile soprattutto in un momento come il parto.

    RispondiElimina
  65. Ah! Ho corretto anche anestesia=analgesia, grazie!

    RispondiElimina
  66. Faccio un commento trolleggiante a tarda notte: non cercate di trovarvi chi sa quale senso recondito.

    Sulla presenza di pratiche "olistiche" in corsia e sul doppiopesismo: da quel che ho visto, non e' un fenomeno limitato agli ospedali, anche se per cio' che ha a che fare con la salute sembra sia piu' accettato che in altri campi.

    Anni fa mi trovavo a lavorare in una acciaieria. Stavamo mettendo in servizio un laminatoio e l'impianto era quasi pronto per la consegna e gia' funzionante.
    In una acciaieria non e' che possa circolare chiunque: per ovvie ragioni di sicurezza, il controllo e' abbastanza stretto. Doppiamente su di un cantiere ancora aperto.
    Un bel giorno, arriva un prete a benedire l'impianto (scortato dai dirigenti e tra i porconi a mezza bocca dell'ingegnere mangiapreti che dirigeva i lavori): l'operatore passa in manuale, rallenta il rotolo a meta' di un passo (15 tonnellate che si muovono a 800 metri al minuto) e poi lo ferma.
    Il prete fa quello che deve fare, saluta e se ne va.
    Tutti (o quasi) contenti, rotolo da rifare (la gobba a meta' non gliela leva piu' nessuno), procedure di sicurezza se non ignorate, certo un po' forzate (un qualsiasi incidente in quel frangente avrebbe coinvolto una mezza dozzina di persone che non avrebbero dovuto essere intorno al macchinario in funzione).

    Ma che diamine: vuoi mettere i benefici di una benedizione?

    Ora: io mi sono sempre chiesto cosa sarebbe successo se invece di un prete cattolico (*) si fosse presentato uno stregone voodoo. Secondo me, l'operatore avrebbe discretamente messo mano ad una chiave del 32 mentre il suo collega avvisava la sicurezza...

    (*) anche se dal commento non sembra, sono cattolico. Solo che certe cose mi sanno di superstizione anche se arrivano dalla Chiesa.

    RispondiElimina
  67. OT: The sound of science

    http://www.stumbleupon.com/stumbler/Natural/review/51036534/

    ;)

    RispondiElimina
  68. Mio figlio alla nascita ha rischiato di morire soffocato per un prolasso del funicolo, molta fortuna perché la cosa era visibile e la grande preparazione dei medici gli ha salvato la vita ed evitato danni cerebrali.
    Si tratta di un evento raro ed assolutamente imprevedibile, ma potenzialmente letale. Perché rischiare la salute di un altro per le proprie fisime?

    RispondiElimina
  69. @ Maurizio ora ti faccio rabbrividire.
    Per avviare un bar, un ristorante, ci sono controlli igienico-sanitari manco uno dovesse aprire una sala operatoria.
    Tempo fa - credo più o meno un anno e mezzo - Il giudice di Vittoria (provincia di Ragusa) chiudeva la casa maternità "Casa mia" (16 parti/anno... quando per direttive ministeriali si dovrebebro chiudere tutte le maternità con meno di 500, per motivi di sicurezza).

    Bene, per aprire una casa maternità basta dare
    regolare comunicazione al Sindaco e al Direttore Sanitario della AUSL di competenza territoriale (in questo caso la 7 di Ragusa), perchè con un ristorante rischi di avvelenare la gente e ti ribaltano le cucine e la planimetria come un calzino... per la casa maternità - classificata abitazione civile - i controlli sono spannimetrici.

    Il precedente Direttore Generale Fulvio Manno, nel comunicarne all'Assessorato l'esistenza della casa maternità "Casa Mia", dichiarava candidamente che per questo tipo di struttura non servono autorizzazioni perchè non classificata come struttura sanitaria....

    Ora ditemi voi com'è possibile...

    RispondiElimina
  70. Com'è possibile... ah certo :) Il parto e la nascita non sono malattie.

    WeWee faccio la puffa quattrocchi, ma credo valga la pena spiegare che origini ha questo mantra che le donne ingravidate si sentono ripetere.

    La frase è del medico illuminista francese Jean François Sacombe. Copio/incollo parte del post che ho dedicato all'argomento. Giuro che non sono autoreferenziale, ma il solo modo per portare un po' di luce in questa notte di parti orgasmici casalinghi è dare una dimensione storica a certi dogmi ormai accettati da molti.

    Nella seconda metà del settecento prendono vita due correnti ben distinte: l'ostetricia attiva o operante, e l'ostetricia aspettante.
    Un esempio per tratteggiare le caratteristiche delle due correnti: il forcipe.

    Per l'ostetricia attiva gli strumenti sono l'incarnazione stessa del progresso umano e delle sue magnifiche sorti e progressive.

    Per l'ostetricia aspettante sono il feticcio di una società decadente e di un'epoca infausta (L. A. Colla "Principi generali sul parto naturale").

    La scuola inglese rivendica la natura fisiologica del parto dove ogni atto è dominato da una potenza vitale.
    La scuola francese lo definisce invece come un'operazione naturale meccanica suscettibile di dimostrazione geometrica (Levret).

    Incredibile non trovate? Le stesse analogie ricorrono identiche oggi. Cambiano i nomi dei protagonisti ma le scuole di pensiero - oserei dire - sono identiche.
    Ma accostiamoci a due protagonisti: Jean François Sacombe (medico aspettante) e Jean Louis Baudelocque (medico attivista).

    Sacombe. Medico, non chirurgo. Studia in Inghilterra e segue i corsi di Hunter e Osborne. Sacombe, papà della massima che tutte noi ex-gravide abbiamo ripetuto: il parto est une fonction naturelle et non une maladie.

    Sacombe dicevamo non è chirurgo e questo pesa. Pesa perchè nella seconda metà del 700 i parti li segue il chirurgo. il Nostro deve guadagnarsi credibilità e lo fa con più agressività rispetto ai suoi colleghi con licenza di taglio.

    Definisce il cesareo un opération féroce et immorale e sostiene che non c'è mai impossibilità fisica del parto del bambino a termine attraverso la via naturale, per quanto viziosa possa essere la conformazione del bacino.

    Sacombe attinge a piene mani dalla matrice organicista. Dio è immanente nella materia, la Natura è specchio di Dio, quindi infallibile. L'utero è come il ventre della terra, fecondo e inviolabile.

    E questo spiega perchè bisognerà aspettare il XIX per convincere i medici cesaristi a suturare non solo l'addome della donna, ma anche il suo organo più fertile. L'utero era qualcosa di magico, capace di autoemarginarsi da sè; ovviamente questo non accadeva quasi mai e le poverette lasciavano questo mondo senza tante cerimonie.


    Per chi volesse approfondire il tema consiglio "La nascita straordinaria" di Nadia Maria Filippini (il mio post ha saccheggiato a piene mani da questo splendido libro... WeWee te lo consiglio).

    RispondiElimina
  71. tanto rispetto per tutti voi, ma da cosiddetta multipara rabbrividisco nel leggere che spingere nella fase espulsiva sia come spingere per fare la cacca. tra l'altro, se la cacca e il bambino escono da due canali diversi, questo come potrebbe essere? e lasciatemi fare la spiritosa ma: come fa un uomo a sapere che i due modi di spingere si equivalgano? cari medici, quando all'ospedale mi gridarono di spingere (come per fare la cacca, appunto) non funziono'. il modo di spingere era tutto sbagliato. forse (ma forse) sarebbe stato il caso di aspettare le spinte espulsive spontanee, e dunque il momento giusto. e magari di lasciarmi alzare da quel lettino dannato. li' si' che funziono'. grazie per l'ospitalita'.

    RispondiElimina
  72. da cosiddetta multipara rabbrividisco nel leggere che spingere nella fase espulsiva sia come spingere per fare la cacca.

    Ognuno spinge come vuole ma posso confermarti che la spinta in fase espulsiva del parto ha esattamente quel meccanismo, non è una "scelta" ma fisiologia. Entrano in gioco gli stessi muscoli e le stesse forze e la spinta, in un caso e nell'altro è dovuta al cosiddetto "torchio addominale", un insieme di forze che rendono possibile l'espulsione del bambino che partono dal diaframma e finiscono nei muscoli perineali (che, guardacaso, controllano anche lo sfintere anale...).

    Capisco che il pensiero sia poco "romantico" ma i bambini nascono così.

    RispondiElimina
  73. @ estrelleria
    con me, invece, spingere in quel modo lì ha funzionato benissimo, pur essendo sdraiata sul lettino (unica posizione per me possibile, causa crampi alle gambe).

    @ lut lia
    non capisco come si possano ragionevolmente difendere le pseudoscienze. Pseudoscienza, lo dice la parola, è scienza bugiarda, qualcosa che pretende di essere scienza quando non lo è, che illude promettendo risultati impossibili. Se tali risultati ci fossero, non si tratterebbe più di pseudoscienza. Ciò che distingue la medicina autentica dalle pratiche alternative è la sua reale efficacia, dimostrata sulla base di studi rigorosi in doppio cieco, quando le varie discipline olistiche non hanno mai dimostrato un'efficacia superiore al placebo. E non mi pare proprio il caso di spendere denaro pubblico per un placebo, perché allora bisognerebbe passare anche i talismani del mago Otelma. Diverso il caso di pratiche, diciamo coì, palliative, che pur non costituendo una cura vera e propria possono comunque offrire un qualche sollievo (vedi i massaggi durante il travaglio o gli spettacoli per i pazienti dei reparti pediatrici); ben vengano, però ovviamente le priorità sono altre: spendere soldi per garantire alle partorienti un'esperta di massaggi quando mancano le risorse per un buon servizio di epidurale non mi sembra molto sensato, senza contare che in molti casi a queste mancanze si può ovviare con un po' di buona volontà e organizzazione, senza ulteriore aggravio per le casse pubbliche. Per fare un esempio, in molti reparti di pediatria si organizzano giochi e svaghi per i piccoli degenti ad opera del personale medico e paramedico del reparto stesso, magari con il contributo gratuito di volontari.
    Diversamente da ciò che pensano molti cultori dell'alternativo, anche tra i medici "ufficiali" ci sono tante persone dotate di umanità ed empatia, non è che siano tutti cerberi pieni di boria e incapaci di ascoltare i bisogni dei pazienti.

    RispondiElimina
  74. Mi unisco a chi ti ha già ringraziato per il post, è sempre un piacere leggerti e questi sono gli argomenti che toccano in particolare le donne, anche quelle come me del tutto al di fuori dall'ambiente medico.

    Per questo non resisto a raccontare la mia esperienza, il punto di vista della donna, di un parto tanto ospedalizzato quanto "vissuto pericolosamente". Chiedo scusa per la lunghezza del commento, purtroppo come al solito non riesco a sintetizzare.

    "Il parto non è una malattia."

    Neanche la gravidanza lo è, ma in gravidanza capita di ammalarsi, e i medici dovrebbero riconoscere e curare le varie malattie.
    Altrimenti la gravidanza diventa un incubo, e il parto un trauma.
    Sono passati 12 anni dalla mia prima e unica esperienza (e ci mancherebbe che avessi avuto il coraggio di fare il bis) e ancora mi domando come tanti medici che ho incontrato nel mio percorso abbiano potuto essere così superficiali e insensibili nel mio caso.
    Dopo i primi mesi di gravidanza "normali", ho cominciato a stare male, sono gonfiata e aumentata di peso velocemente, pur controllando in modo quasi maniacale l'alimentazione, per non superare i 9-12 kg a "fine lavori". Ho fatto il controllo delle proteine nell'urina col lo stick da farmacia, perché il ginecologo non riteneva il caso di ricercarle con un esame di laboratorio. Lo stick ha cambiato colore per vari giorni, ma "il metodo non era attendibile" e probabilmente ero io a "non interpretare correttamente i risultati". Anche la pressione era altina, ma "ancora nella norma" e i mal di testa "cose che possono succedere, soprattutto se una è molto ansiosa". Insomma, come diceva il mio ginecologo "tutti i sintomi erano presenti nella letteratura". Col passare del tempo i mal di testa aumentavano, spesso avevo capogiri o vedevo appannato e le proteine nell'urina venivano confermate anche dalle analisi ufficiali. Però la risposta era che andava tutto bene, il bambino/a stava bene e cresceva bene ed ero io ad avere solo delle balle nella testa e a leggere sciocchezze alla ricerca di inutile documentazione. Ad un certo punto, all'ennesima visita all'ospedale, dico al ginecologo che mi è capitato: "Ma io ho i sintomi della gestosi (che adesso chiamano preeclampsia, e purtroppo esiste ancora), ho la pressione a 180, appena misurata, e in vita mia l'ho sempre avuta bassissima, siamo sicuri di non doverci preoccupare?" "Vada a casa e stia tranquilla" e dopo mesi mi prescrive finalmente una pastiglietta per la pressione. Però non miglioro e mi ricoverano qualche giorno dopo per qualche ecografia, tracciato del battito, ecc. Un medico dell'ospedale A ha uno scrupolo e mi manda in ambulanza all'ospedale B a fare un'ecografia "grande" e ulteriori accertamenti. Al ritorno sarei potuta andare a casa e partire per qualche giorno al mare, in fondo è agosto e sono solo alla fine del 7° mese. Però il medico dell'ospedale B ha una faccia molto seria, mentre scrive il referto, si raccomanda di non stancarmi e mi fa gli auguri che tutto vada per il meglio. Al ritorno all'ospedale A, dopo qualche ora arriva un ginecologo e mi chiede se ho pranzato. Sì, perché? Perché non possiamo fare subito il parto cesareo, bisogna aspettare qualche ora. Eeeeeh? Ma non dovevo tornare a casa? No, questa bambina ha da nascere, subito. Ci provo: "Siccome dagli ultimi risultati sono già un po' dilatata e la testolina è giù in posizione, non potete indurmi il parto?" Ci tenevo ad un parto naturale, dopo tanto di corso, ginnastica in acqua, nuoto ed esercizi di respirazione. Risposta: "Se la tiriamo fuori, ha qualche possibilità di farcela ... E comunque non sarò certo io a prendermi la responsabilità. Abbiamo telefonato al suo ginecologo, che sta arrivando, e se la vedrà lui". Testuali parole. Ma com'è umano lei!!!

    continua ...

    RispondiElimina
  75. Ecco perché ho parlato di trauma, anche se sul momento non mi rendevo conto della situazione. Mio marito era a centinaia di Km per lavoro, i miei genitori irreperibili (niente cellulari per tutti, ai tempi). Ho avuto un parto con l'anestesia spinale, ho sentito tutto ma non ho visto nulla. La mia bambina è uscita "color puffo" e con apgar 4. Pesava neanche 1,7 Kg (ma la crescita non doveva essere normale?) e se l'è vista davvero brutta (altro che bambini che nascono col cesareo senza far fatica).

    Ma i medici questa volta hanno fatto bene il loro lavoro e lo scricciolino era una forza della natura, dopo alcuni minuti di rianimazione respirava e strillava come un'aquilotta. Purtroppo non l'ho neanche vista, è stata portata in via precauzionale in rianimazione all'ospedale C, ovviamente a 70 Km di distanza, mica dietro l'angolo. E portare me a partorire nell'altra città, viste le premesse, pareva brutto, eh? Ho potuto vedere mia figlia dal vivo dopo tre giorni, quando mi sono fatta dimettere in anticipo e ancora dolorante e sgarruppata mi son fatta portare all'ospedale C.

    Il resto è stato gran fatica e una buona dose di costante preoccupazione, ma le cose col tempo sono state in discesa. Ho vissuto un mese in ospedale per allattare la piccola che era "all'ingrasso" prima in incubatrice, poi in pediatria in camera con me. Da come è andato il parto, in seguito siamo stati fortunati, mia figlia è stata una neonata e una bambina sana, ho potuto allattare per 9 mesi e assentarmi dal lavoro per quasi un anno.

    Ma ancora dopo tanti anni nessuno ha saputo spiegarmi perché i vari medici non si sono accorti per tempo che qualcosa non andava, che i sintomi che riferivo non erano i capricci di una perfezionista maniaca del controllo (anche se un po' lo sono sul serio); se anche non si fosse potuto fare nulla e le cose fossero andate comunque così, avrei avuto la consapevolezza di ciò che stava succedendo, avrei cercato la serenità necessaria per affrontare al meglio la situazione, avrei scelto un ospedale attrezzato, tra l'altro molto più vicino a casa di quello in cui è stata mandata mia figlia, avrei almeno avuto accanto qualcuno della famiglia.

    Per questo è bellissimo leggere le testimonianze di Valeria e Luna, che dimostrano attenzione e sensibilità verso la donna che partorisce, pur restando delle professioniste in ambito medico. E' confortante avere la conferma che sono solo stata particolarmente sfigata io. E a proposito di epidurale, ai "miei tempi" era davvero considerato il capriccio di chi non vuole neanche provare a sopportare un po' di dolore, e allora "a che cosa li fate i figli se non siete disposte a qualche sacrificio"? Parola di ostetrica. Io invece spero che tra qualche anno l'epidurale sia disponibile in ogni ospedale, magari pagando un ticket specifico. E chissà se nell'ospedale in cui ho partorito io il parto "naturale" consiste ancora nell'entrare in una sala operatoria con una flebo di fisiologica, in modo che sia tutto già pronto per altri farmaci, e "l'armadio si caga" obbligatoriamente distesi su un lettino, perché "è la posizione in cui il dottore vede meglio" ...

    RispondiElimina
  76. Salve, sono una doula e vorrei fare un intervento a proposito di quello che il post dice a proposito della nostra figura: non è vero che le doule si propongono in alternativa al personale sanitario. La frase presa dal sito che l'autore cita non avrebbe del resto alcun senso, se così fosse: "se richiesto, la doula fa da tramite con il personale ospedaliero per richieste particolari o risoluzione di problemi".
    La doula offre un supporto che non è in alcun modo alternativo a ostetriche e/o medici.
    In effetti in genere le doule sanno com'è fatto un bacino femminile, quali rotazioni esegue un bambino per uscire, e anche quali sono le più comuni complicanze di un parto. Ma non è suo compito saperlo, e tantomeno considerare queste conoscenze generiche sufficienti ad assistere un parto senza ausilio sanitario.
    Il codice etico delle doule lo scrive a chiare lettere, in Italia e nel resto del mondo.
    Scusate se non intervengo anche sul resto, mi manca il tempo ma trovo il tema del post molto interessante....stabilire un confine tra superstizioni e bisogni emotivi e/o relazionali è una priorità.

    RispondiElimina
  77. Grazie della tua testimonianza, Babbalù... Un grande abbraccio a te ad alla tua bambina (ormai grande!), a te per la tua forza d'animo e a lei per la sua voglia di vivere!

    Weewe, come si spiegano non uno, ma più medici che sottostimano certi segni clinici?
    Grazie.

    Francesca

    RispondiElimina
  78. @ Lys

    E quali sarebbero i casi di "effettiva necessità" per l'epidurale, di grazia?
    Chi lo decide? La diretta interessata o qualcun altro? Il punto è tutto qui. Quanto al compiere un'attività così impegnativa (alla faccia dell'eufemismo...) con l'addome e il fondoschiena sedati, guarda che analgesia e anestesia sono cose diverse, non è che gli anestesisti siano un branco di idioti, è chiaro che le modalità indicate per un parto sono diverse da quelle per un intervento chirurgico... questi concetti, banalissimi, la vostra ostetrica privata non ve le ha insegnati?

    RispondiElimina
  79. due cose: una sulla famosa cacca. Mi dispiace defraudare il parto della vena idilliaca e poetica, ma se è pur vero che i buchi da cui escono sono diversi, vi assicuro che ho visto osteteriche lavate di opgni ben di dio, compresa la pipi dei bimbi, ma per fortuna quella è santa. Io ho cagato i miei figli, e finchè non mi sono ricordata di questa parola che nei salotti buoni non si prinuncia non combinavo un tubo. Se ai corsi preparto veniosse detta questa cosa sconcissima insieme alle altre così new age and easy, forse quacuna come si spinge lo avrebbe capito in tempo.
    Seconda: parto in acqua. Bah, conosco personalmente donne anestesiste che ci si sono cimentate per loro stesse. Conosco come si svolge la faccenda. Resta il fatto che siamo animali terrestri, e non anfibi....
    E poi, vi ci mettete davvero tanto volentieri in una vasca appena usata da un'altra (sangue cacca pipi...) bah!
    Ma oggi ho una giornata sversa, lo ammetto.....

    RispondiElimina
  80. Ti confesso che questo articolo e i suoi commenti mi hanno messo paura.
    Sto cercando di avere un figlio e per questo sono reduce da un'isteroscopia diagnostica dolorosissima, infatti sono svenuta durante l'esame e sono stata male per molti minuti dopo. Evidentemente ho una soglia del dolore molto bassa e semmai un giorno dovrò partorire vorrei almeno che mi sia consentito di farlo in modo indolore se non addirittura con parto cesareo (ma questo solo a causa della mia età). Ma la puntura epidurale stessa non è dolorosa quando la si fa?

    RispondiElimina
  81. Grazie Bubbalù. Devo dire che la tua storia mi lascia molto perplesso, ma per correttezza (non conoscendo il caso di persona) non commento.

    Weewe, come si spiegano non uno, ma più medici che sottostimano certi segni clinici?

    Il primo pensiero che mi è venuto è stato che probabilmente la storia era avvenuta in un'epoca nella quale moltissime delle conoscenze attuali dell'ostetricia erano ancora "ipotesi", poi ho riletto ed ho visto che risale a 12 anni fa...e mi pare che non stiamo parlando di 20-30 anni, non so darti una risposta logica.

    La doula offre un supporto che non è in alcun modo alternativo a ostetriche e/o medici.

    Lo so. Il "piccolo problema" è che ci sono doule (che conosco anche di persona) che dicono "ad alta voce" che il parto con loro è sicuro ed a "bassa voce" che lo è quando va tutto bene.
    Il problema è che non sempre va tutto bene.

    E che "aiuto spirituale" (cito il sito che ho trovato) può dare una doula se qualcosa va male?
    Come fa a sapere (e studiare, non intendo solo nei libri) cosa succede durante il parto?
    La doula del sito illustra la sua esperienza: non ha nulla a che vedere con il parto, la gravidanza, il puerperio.
    Non capisco davvero?
    A cosa serve in sala parto una persona (estranea) che non ha alcuna base, nemmeno vaga, di ostetricia, ginecologia, medicina o pronto soccorso?
    Come fa (sempre dal sito) a "ridurre del 50% i cesarei"? Mica li decide la mamma o il bambino...o la doula sostiene spiritualmente anche il ginecologo di guardia?
    Grazie per le eventuali risposte.

    @ oui:

    la tua paura è quella di tutte le donne che partoriscono (anche quelle con "esperienza") e posso garantirti che è umana.
    Anche la "soglia del dolore", in occasione del parto, può assolutamente sorprendere. Ho visto donne ansiosissime partorire sorridendo ed altre "emancipate" soffrire tantissimo.
    Posso ragionevolmente tranquillizzarti.
    :)

    Ma la puntura epidurale stessa non è dolorosa quando la si fa?

    Lo è pochissimo ed in ogni caso si fa in anestesia locale.

    RispondiElimina
  82. Ma la puntura epidurale stessa non è dolorosa quando la si fa?

    Lo è pochissimo ed in ogni caso si fa in anestesia locale.


    LOL Troniter, permettimi le battute:

    1) DUE punture, quindi?

    2) E tu CHE CASPITA NE SAI se l'epidurale è dolorosa, t'è mai capitato di riceverla?

    ilpeyote ogni tanto fa bene scherzare :)

    RispondiElimina
  83. DUE punture, quindi?

    Dipende dalle "punture", puoi farne 10 indolori o una dolorosissima, naturalmente...

    E tu CHE CASPITA NE SAI se l'epidurale è dolorosa, t'è mai capitato di riceverla?

    No, ma la vedo "subire" da centinaia (migliaia?) di donne e vedo che reazione hanno, quasi nulla.


    E non mi chiamare Troniter o dico qual era il tuo nick.
    ;)

    RispondiElimina
  84. I miei due cent sulle doule dal punto di vista di un rozzo troll maschio.

    Sono perplesso e non so esattamente cosa pensare.
    Un aiuto sia pratico-organizzativo sia emotivo, durante e dopo il parto, mi sembra effettivamente molto importante (ripensando in prospettiva a come mia moglie ed io abbiamo vissuto l'arrivo dei nostri due figli).
    Fin qui mi sembra sano buon senso: del resto, anche nella nostra tradizione qui al nord c'era l'uso (ormai perso) di seguire per 40 giorni le donne dopo il parto; l'assistenza anche materiale di persone piu' esperte (e meno coinvolte emotivamente) puo' essere veramente una manna (anche le cose apparentemente piu' banali vanno imparate).
    Non tutte hanno la fortuna di avere madri, sorelle o cognate vicine, quindi l'aiuto "mercenario" mi sembra una buona cosa: e' lo stesso principio degli asili nido.

    Sull'altro piatto della bilancia, penso di capire i timori di WeWee: probabilmente il confine tra il dare una mano alla madre e l'impicciarsi degli aspetti medici e' piuttosto labile e la tentazione di sorpassarlo puo' essere forte.

    Oltre a questo aspetto ce n'e' ancora un'altro piu' "impalpabile" che mi fa scattare dei campanelli di allarme. Prendo un brano da un sito di un'associazione di doule (questo qui):

    "Ma c'è anche un altro significato dell'essere doula, di cui non si parla spesso. Sappiamo che per una donna il parto ha un valore iniziatico, di passaggio da una condizione ad un'altra, dall'essere figlia ad essere madre. Quello che non si dice è che anche assistere ad un parto ha un valore rituale di grande importanza. A livello archetipico evoca la figura della "Vecchia Saggia", di "Colei che sa", di chi detiene i misteri della vita e della morte. Forse, anche per questo motivo, nella nostra ancestrale esperienza il non poter assistere più a questo evento, è per le donne un'iniziazione mancata. Che il mistero del parto oggi venga consumato in ambienti privi di ogni sacralità, asettici e impersonali, toglie alle donne non solo il potere sul proprio parto, ma anche il dono ed il privilegio dei saperi e poteri che derivano dall'assistervi."

    Sara' che, come dicevo, sono troll e maschio, ma parole come "potere" e "iniziazione" mi lasciano perplesso: sara' mica dovuto al fatto che nei riti di iniziazione si soffre a far abbattere del 50% l'uso dell'analgesia a seguito dell'intervento di doule (che poi vorrei vedere queste statistiche: dire "ci sono studi scientifici che ..." e non citarli non mi lascia una bella impressione).

    RispondiElimina
  85. Dallo stesso sito che ho linkato prima.

    Ecco: questo articolo mi pare un'ottimo esempio di cosa probabilmente teme WeWee. E' pieno di informazioni errate, o per lo meno mi paiono errate dal mio punto di vista di profano e uomo della strada.

    Tanto per dire: "Ogni farmaco che ti viene dato durante il travaglio raggiunge il bambino in pochi minuti dalla somministrazione. Ricordati che se anche il dosaggio è adatto a te, siccome il bambino condivide lo stesso sistema sanguigno, riceve lo stesso tuo dosaggio."
    Ma la barriera placentale e' cosi' permeabile a qualunque cosa?
    E poi gli anestesisti sono tutti scemi?

    "I bambini di madri che hanno fatto l’epidurale hanno più problemi respiratori degli altri. Dopo che il bambino è nato dorme di più e sembra letargico."
    Si puo' vedere qualche statistica? E' vero o e' solo terrorismo psicologico?

    RispondiElimina
  86. Terenzio,
    i miei due cent per i tuoi.
    I farmaci che passano la barriera gastrica spesso passano anche quella placentale, a mia conoscenza. Ma la cosa non è così grave come sembra. Supponi che la dose corretta di antibiotico, per trattare una puerpera che "non ha fatto i tamponi" ed è in travaglio, sia di 1 g. Ora tu prendi la madre e gli inietti l'antibiotico endovena. L'antibiotico si distribuisce nel flusso ematico della madre e raggiunge l'adeguata concentrazione terapeutica. Quasi contemporanamente, passa nel flusso ematico del feto... nella concentrazione terapeutica adeguata! Da questo punto di vista, eccoti un altro ottimo motivo per cui l'epidurale è altamente preferibile come metodo analgesico: essendo iniettata nel liquido spinale, raggiunge soltanto in quantità trascurabili il circolo ematico, quindi il feto. Al contrario, un analgesico iniettato endovena raggiunge il SNC di puerpera e feto nelle stesse quantità, con il risultato che il neonato sarà poco reattivo ed insensibile al dolore.

    Personalmente, a tutti quelli che mi dicono che il dolore da parto è fisiologico, rispondo "Anche il mal di denti. Ti fai per caso estrarre i molari senza anestesia?". Non ne ho ancora trovato uno che mi dica di si.

    RispondiElimina
  87. Racconto la mia esperienza. Nelle ultime visite chiediamo alla ginecologa che seguiva mia moglie se era possibile eseguire l'epidurale in ospedale, la questione è stata liquidata velocemente con argomentazioni simili già presentate qua, del tipo che la spinta sotto sedativi poteva essere insufficiente, che l'epidurale non era garantita tutti i giorni eccetera eccetera. Mia moglie, per paura del dolore, ha preferito allora il cesareo, eseguito dalla stessa ginecologa poiché chirurgo presso l'ospedale dove è nato mio figlio. Punto, non c'è altro da dire, se non che bisogna ancora fare molti passi avanti per rendere il parto un'esperienza il più serena possibile, e le associazioni che con motivazioni pseudoscientifiche che fanno terrorismo psicologico verso persone che si trovano in profondo squilibrio emotivo poiché aspettano un bambino non aiutano per nulla in questo senso.

    Del personale medico però ho un ottimo ricordo, quando prossimi al giorno della nascita abbiamo fatto il monitoraggio in ospedale, per qualche motivo non si riusciva a sentire il battito del bambino, e stranamente neppure si muoveva. L'umanità che abbiamo ricevuto in quei momenti ha impedito sia a me che a mia moglie di farci prendere dal panico, e dalle loro facce traspariva sincera preoccupazione e premura per l'evolversi delle cose, mentre ci portavano verso un macchinario per fare un'ecografia accurata. Quando finalmente abbiamo trovato il battito hanno anche loro tirato un sospiro di sollievo, facendomi capire quanto queste persone tenessero al loro ruolo di medici e ai loro pazienti.

    RispondiElimina
  88. Uhm... io non ho esperienza di parto, ma se non fosse stato per un cesareo d'emergenza (sono nato di sei mesi) non sarei qui a scrivere.. e probabilmente non ci sarebbe nemmeno mia madre.

    Sulle anestesie: ho subito una biopsia al quadricipite (a 5 anni) senza anestesia perchè "altrimenti il campione si deteriorava".... e un'altra 10 anni dopo in anestesia locale. Sembra niente ma... non so come facciano le partorienti a non svenire, onestamente.

    RispondiElimina
  89. @ Grezzo: fammi capire, il cesareo l'hanno fatto su richiesta della paziente?

    RispondiElimina
  90. I bambini nati con epidurale sono più sonnolenti etc etc.....

    Sul nostro sito c'è un articolo ad hoc, sugli effetti sul neonato: http://www.novaranestesia.net/2011/11/impatto-sul-neonato.html

    Resta comunque sacrosanto che fare l'epidurale in una partoriente deve essere un equipe qualificata, ed infatti è qui la battaglia, perchè avere anestesisti dedicati alla faccenda è dura come il ferro, e non solo per i chiari di luna e il blocco degli organici.... per questo si dibatte sui piccoli punti nascita: noi facciamo più di 500 analgesie all'anno, e siamo il secondo punto nascita del piemonte come numeri. Ci sono anestesisti che magari si ritrovano a fare 20 epidurali antalgiche all'anno.

    Se poi si va a spulciare nella cosiddetta letteratura, si trovano studi in cui non solo i nati con l'epidurale non sono sonnolenti, ma hanno anche una mortalità ad un anno inferiore agli altri.
    Io dico solo che nessuna donna anestesista ormai si sogna di partorire senza analgesia, a meno che non ci siano controindicazioni scientifiche. Quindi se noi che ci abbiamo passato anni su quei libri riteniamo la tecnica sicura per noi stesse e per i nostri figli.......traete voi le conclusioni....

    La puntura non fa male, perchè si infiltra prima con l'anestetico locale e la seconda quindi non si sente. Giurin giuretta, provato sulla mia pelle.

    RispondiElimina
  91. Sulle anestesie: ho subito una biopsia al quadricipite (a 5 anni) senza anestesia perchè "altrimenti il campione si deteriorava".... e un'altra 10 anni dopo in anestesia locale.
    Questa storia la so già. L'hai già raccontata sul Disinformatico? :-)

    RispondiElimina
  92. Posso ragionevolmente tranquillizzarti.
    Grazie 1000 WeeWee, tiro un sospiro di sollievo e spero di raccontarvi presto la mia esperienza :-)

    RispondiElimina
  93. @ Irene, non proprio, la decisione è stata presa dalla ginecologa per la situazione fisica (oltre 40 anni, problemi alla schiena eccetera), ma gli ha spiegato che era comunque possibile un parto naturale, se voleva, ma all'idea di affrontarla senza sedazione l'ha spinta a rinunciare.

    RispondiElimina
  94. Gentile Pina Fantozzi: lo decide l'interessata e lo staff medico che la supporta. Io non sono per bandire l'analgesia ma per un suo uso responsabile da parte di tutti i diretti interessati.

    Ho imparato in questa catena di risposte una cosa che non sapevo: la differenza fra analgesia ed anestesia epidurale. L'ostetrica privata ci ha descritto i "contro" dell'epidurale in un modo tale che mi è venuto spontaneo associarla alla mia esperienza. Parlava proprio di madri che non riuscivano a gestire le spinte perché insensibilizzate dal farmaco e di feti poco reattivi perché parzialmente sedati dal farmaco stesso. A questo punto mi viene il dubbio di aver fatto io stesso una gran confusione, visto che mi dite che l'epidurale non può avere ricadute sul feto...

    Sul fatto che l'affermazione "la gravidanza non è una malattia" possa essere stata ideata da un individuo poco affidabile, penso che la cosa importante sia il messaggio e la sua validità, più che la storia del suo inventore. E ribadisco che in molti casi ci si può sentire trattati come "malati" anche gravi, mentre si sta facendo qualcosa che dovrebbe essere molto naturale.

    RispondiElimina
  95. grazie di cuore per questo articolo.
    Questo commento è solo per raccontare la mia esperienza. Per partorire ho scelto l'ospedale di Siena perché garantiva un'ottimo reparto di terapia intensiva neonatale (non si sa mai...) e perché lì potevo fare l'epidurale. Peccato che le ostetriche ne hanno inventate di turche per non farmela fare (ovviamente la visita con l'anestesista non aveva evidenziato motivo alcuno per non farla). Sono riuscita a farmi visitare dal ginecologo per poter fare l'analgesia solo dopo aver bestemmiato in faccia all'ostetrica che non voleva chiamarlo perché dormiva. Quando il medico ha detto "SUBITO IN SALA PARTO!!" guardando male l'ostetrica, questa si è scusata (con lui, non con me) dicendo "la signora non urlava, non pensavo che fosse già in travaglio".
    Alla fine ho partorito senza epidurale , lacerandomi tutta nonostante avessi chiesto ripetutamente l'episiotomia e, arrabbiata com'ero, ho nemmeno voluto vedere mio figlio appena nato.
    Magari se avessi avuto la mia analgesia avrei avuto un parto più "naturale", dato che forse, non è molto naturale essere così inc..ate da non voler vedere il neonato...

    RispondiElimina
  96. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  97. @oui:
    scusa ma chi è quel mascalzone che ti ha fatto l'isteroscopia " a vivo" senza anestesia?????? e cmq anche con l'anestesia locale (che fa un male della madonna) in genere dolore , e tanto, si sente.

    Mettere un catetere peridurale non è doloroso. Si fa prima sempre un anestesia locale (che brucia per pochi secondi). Poi, in genere, rispetto la sofferenza che le contrazioni ti regalano...il resto viene vissuto come una passaggiata....se non come una benedizione vera e propria.

    RispondiElimina
  98. VALERIA
    Ho letto l’articolo che hai proposto, e ti chiedo:
    -perche’ all’inizio dell’articolo colleghi l’analgesia con l’allattamento al seno?
    -ci sono studi a medio/lungo termine che verificano l’indipendenza/relazione tra il tipo di parto (con epidurale o senza) e caratteri particolari del bambino? Te lo chiedo perche’ non ho capito come mai, se qualche effetto/correlazione ci fosse, si dovrebbe partire dal presupposto che sia negativo/peggiorativo.

    RispondiElimina
  99. @passalento: purtroppo qualcuno sostiene pure che l'analgesia ineterferisce negativamente sull'attaccamento al seno. Nel senso che i bambini nati con analgesia si attaccano meno. Mi sembrano gli australiani i più convinti sostenitori di ciò, ma potrei sbagliare. Per cui, chi fa questo mio mestiere, deve continuamente verificare il suo operato, non solo sul piano dell'andamento del parto (è prolungato o no? aumentono i parti operativi? aumentano i cesarei? aumentano le lesioni perineali? aumentano i bambini con apgar basso?) ma anche: aumentano le difficoltà di allattamento?

    é ovvio che dobbiamo essere sicuri che non andiamo a fare dei danni con un atto medico di per sè "non indispensabile". Mi sembra rigoroso.

    Possiamo anche dire che la scienza va avanti, e che magari tra 50 anni, cose che adesso facciamo, saranno viste come follie. Ma è normale: io sono stata operata 50 anni fa a poche settimane di vita, per un intervento inutile, e qualcuno sostiene che si sapeva già allora.... Mi hanno aperto la pancia, senza anestesia, il dolore, i riflessi non aboliti dall'anestesia, e tutto ina altra paccata di cose che io so, mi fanno pensare di essere quasi "una sopravvissuta" all'ignoranza di medici. Ma cosa possiamo fare? Siamo persone umane, che hanno a che fare con persone umane. Ma, a costo di ripetermi, visti i progressi in medicina, visto che ci possimao permettere cose lussuose (es: interventi estetici, non indispensabili) non vedo perchè dobbiamo ritenere il dolore del parto indispensabile e utile, quando non lo è, e quando abbiamo i mezzi, allo stato attuale delle nostre conoscenze, per lenirlo.
    Inoltre la parto-analgesia non è un invezione di pochi anni: mia figlia ha dieci anni, e sta benone come tutti i bambini nati con peridurale che sappia, e all'estero pernso che le donne nate con peridurale abbiano già cominciato a far figli a loro volta......!

    RispondiElimina
  100. http://www.genitorichannel.it/Gravidanza-e-parto/Verita-sbagliate-sul-parto-sicurezza-cesareo-episio-epidurale-e-altro.html

    Le segnalo questo interessante articolo.

    RispondiElimina
  101. Caro WeWee, cerco di rispondere, citandoti: "Il piccolo problema è che ci sono doule che dicono ad alta voce che il parto con loro è sicuro ed a bassa voce che lo è quando va tutto bene.
    Il problema è che non sempre va tutto bene."
    Questa cosa che dici sembrerebbe riferirsi a doule che si propongono in alternativa a personale sanitario. So che esistono, come so che esistono medici che sono braccia rubate all’agricoltura…. Sono entrambi casi personali, non di categoria.
    Mi ripeto noiosamente, vorrei sfatare una volta per sempre questa leggenda metropolitana: le doule non si propongono di assistere al posto di ostetriche o medici.
    Poi mi chiedi: "a cosa serve in sala parto una persona (estranea) che non ha alcuna base, nemmeno vaga, di ostetricia, ginecologia, medicina o pronto soccorso?" Spero che con questo tu non voglia dire che i padri possono essere presenti “per diritto di paternità”. Spero cioè che i padri siano considerati persone che possono essere di conforto e di supporto alla compagna che sta partorendo, e che soprattutto per questo siano presenti. Una donna che sta partorendo, lo so per ripetuta esperienza personale, vive una situazione emotiva e fisica estrema, e avere una persona accanto, che non ti abbandona mai, che è lì per te e solo per te, è di grandissimo conforto.
    "In realtà la cosa che manca a molti medici è proprio questo, la capacità di coccolare il paziente, ma il discorso andrebbe troppo lontano..."
    No, il discorso non va lontano secondo me, il discorso va vicino. E’ questo il punto.
    Sempre per esperienza personale, so anche che tante volte non è la capacità che manca, ma il tempo.
    Perché non può essere contemplata la presenza di una persona “compagna di travaglio”, se la donna apprezza e ne trae giovamento? Perché non può essere considerata alleata di medici, ostetriche, infermiere? E se le partorienti ne traggono giovamento, non è un vantaggio per tutti?
    Recentemente ho assistito una donna in ospedale, per tutto il travaglio e il parto. Il padre non c’era e così non ho avuto problemi (l’ospedale in questione accetta la presenza di una sola persona). Non mi sono qualificata come doula, così sono stata considerata semplicemente un’amica. Tutti hanno apprezzato la mia presenza, e non facevano che dire alla mia assistita com’era fortunata ad avermi accanto. Se mi fossi qualificata come doula sarei stata guardata con sospetto e diffidenza, ne sono certa. Perché?
    Nell’organizzazione degli ospedali tante cose sono cambiate nel corso degli anni. Un tempo gli uomini non avevano accesso alla sala parto, i bambini ricoverati non avevano uno spazio dedicato a loro e a volte neppure la madre, le cure palliative per migliorare la qualità della vita dei malati terminali era pura utopia. Perché non si può parlare della figura della doula senza invocare il rigetto (sacrosanto) della superstizione?
    Ti cito ancora: "Una delle mie ostetriche ogni tanto pratica un massaggio simile alla riflessoterapia durante il travaglio, mica la inseguo con la mannaia lungo il reparto...la lascio fare e se la paziente apprezza...apprezzo anche io."
    Appunto.
    "Che aiuto può dare una doula se qualcosa va male? Lo stesso che può dare se le cose vanno bene." Vicinanza, conforto, ascolto, coccole.
    Un’ultima cosa soltanto. "La scienza non bisogna crederla ma comprenderla." Giusto, ma aggiungerei che bisogna anche “dubitarla”, perché il dubbio è il fondamento della scienza. Correggimi se sbaglio.

    RispondiElimina
  102. Scusa, ho sbagliato a mettere le virgolette... nella frase: Che aiuto può dare una doula se qualcosa va male? la mia risposta è: Lo stesso che può dare se le cose vanno bene.

    RispondiElimina
  103. @ luna:
    era un'isteroscopia diagnostica, prima di me l'hanno fatta altre 5 donne tranquillamente. Io ho sentito dolore perché hanno trovato delle aderenze che hanno dovuto forzare per introdurre l'isteroscopio. Me ne dovranno fare un'altra, questa sì, sotto anestesia, per asportare dei polipetti e le aderenze che mi hanno riscontrato.

    RispondiElimina
  104. @ Marzia Bisognin
    Io non ho assolutamente nulla contro la vostra categoria, dal momento che offrite un sevizio che nessuno, se non è interessato, è obbligato ad acquistare. Però non capisco: cosa fa la doula che non possa fare anche la mamma, la zia, il fratello, l'amica del cuore e qualunque altra persona cara? Che senso ha pagare una persona estranea per avere coccole e conforto? Possibile che una donna non abbia nessuno che le stia vicino con affetto e partecipazione durante il parto, a titolo gratuito? E parlo io che sono un'asociale... Poi ripeto, se a qualcuno la presenza della doula dà conforto e sicurezza, nessun problema, ci mancherebbe altro. Però la mia impressione, sulla base di quello che leggo su internet, è che molte doule, al di là del conforto e della vicinanza, vendano soprattutto fumo new age.

    @ wee wee
    Non riesco a ritrovare la fonte, ma ricordo di aver letto che il clampaggio ritardato del cordone con il conseguente maggior afflusso di sangue potrebbe diminuire il rischio di ittero neonatale. E' possibile? Esistono dati in merito? So che l'ittero non è nulla di grave, ma è comunque una scocciatura, senza contare il fatto che richiedendo giorni in più di degenza per mamma e neonato finisce col pesare sulle casse pubbliche.

    RispondiElimina
  105. @ eli
    l'ospedale di siena c'ha na brutta nomea, tante incompetenze e trattano male i pazienti infatti non ci vado quasi mai; se posso vo a nottola

    RispondiElimina
  106. @Pina, certo, se ti fa piacere essere accompagnata da un'amica o una sorella, se questa persona ha l'esperienza per non sentirsi smarrita, in ansia o inadeguata, se ha l'abitudine di stare tra pancioni e donne che sgravano, se sa offrire coccole e attenzioni....ben venga, magari!
    Non sempre sono cose così ovvie quelle dici però... conosco sorelle che che non hanno mai visto un neonato e che rischiano lo svenimento in sala parto, conosco suocere impiccione che sanno sempre meglio di te cosa è giusto o non è giusto fare, conosco madri impreparate alla fragilità emotiva della figlia, conosco amiche che non saprebbero da che parte incominciare un massaggio alla schiena o che sarebbero sempre lì a suonare il campanello dell'infermiera.
    Come tante professioni che si basano soprattutto sulla capacità di stabilire e curare la relazione, e di dare fiducia, quello della doula può sembrare un lavoro fatto di aria fritta.
    Una doula poi ti segue anche nel post partum...ma siam sempre lì.
    Se fosse così semplice, è evidente che non verremmo mai chiamate. E spesso mi capita anche di essere contattata per avere solo qualche parola via mail.

    RispondiElimina
  107. Do i miei "2 cents".
    Prima figlia, 1993, Ospedale San Giuseppe di Milano. Al momento di spingere, l'ostetrica (peraltro molto brava) mi dice di azionare il perineo o qualcosa di simile, risultato: mi rompo una quantità di capillari nelle spalle e negli occhi (le 2 settimane successive dovevo girare con gli occhiali neri seno facevo paura ai bambini).
    Seconda figlia, 1995, Ospedale Civile di Voghera. L'ostetrica mi esorta: Spinga come per fare la cacca! Risultato: niente capillari rotti, la bambina nasce a razzo :))
    Per quanto riguarda il dolore, effettivamente non è che si tratti proprio di una passeggiata di salute... ma ho notato una differenza con tutti gli altri tipi di dolore, esempio: due mesi dopo la nascita della seconda bimba, ho avuto una colecistite acuta con due giorni due di coliche, e piuttosto avrei preferito ri-partorire! Il dolore "sterile" della colica era ben altro rispetto al dolore da parto (almeno per me).
    Un po' di colpa ce l'hanno anche le madri, che a volte descrivono il proprio parto come un'esperienza devastante, atroce, e chi più ne ha più ne metta: ho conosciuto una ragazza che, saputo di dover fare un cesareo, era tutta contenta perchè "almeno così evito i dolori di mia madre che me l'ha raccontati cento volte ed ogni volta mi si rizzano i capelli in testa!" Io sinceramente non sarei stata così felice di affrontare un intervento chirurgico.
    Quella della placenta che deve rimanere attaccata al neonato non l'avevo mai sentita, ma che schifo!!!

    RispondiElimina
  108. Se mi fossi qualificata come doula sarei stata guardata con sospetto e diffidenza, ne sono certa. Perché?

    Forse perchè (ipotizzo eh?) chi cerca informazioni sulle doule o parla con alcune di loro sente risposte come quelle che dicevo prima, aiuto spirituale, dimensione olistica. Forse perchè non tutte sanno limitarsi alla loro vocazione. Potrei farti un esempio recentissimo che mi è capitato ma il rischio di "farsi prendere la mano" è altissimo quando si crede (come leggo in siti di doule) di conoscere le dinamiche del parto perchè è lo stesso meccanismo mentale di alcuni guaritori che solo per aver letto un'enciclopedia medica si dicono "esperti di medicina". Ad ogni modo io non critico l'esistenza della doula ma l'esistenza di doule che vanno fuori dai loro diritti/doveri.

    @ Pina Fantocci:

    Non riesco a ritrovare la fonte, ma ricordo di aver letto che il clampaggio ritardato del cordone con il conseguente maggior afflusso di sangue potrebbe diminuire il rischio di ittero neonatale. E' possibile?

    Emh, forse la fonte è il mio articolo?
    Il rischio è comunque l'opposto, l'aumento di volume di sangue espone ad un aumentato rischio di ittero neonatale. Copio quello che ho scritto:

    Altra complicanza del clampaggio ritardato del cordone può essere un aumento di casi di ittero neonatale che necessita di terapia con raggi ultravioletti e quindi prolungata ospedalizzazione del neonato.

    RispondiElimina
  109. VALERIA
    Grazie della risposta. Io penso sia davvero importantissima la ricerca di eventuali relazioni tra situazioni/scelte (anche scelte bianco-nero come nel caso dell’analgesia si-no) che riguardano la nascita e la prima infanzia, e tratti caratteriali/comportamentali del bambino nel medio/lungo termine.
    E anche se, per esempio, e come io non escludo affatto, si concludesse che non vi e’ evidenza empirica che sostiene l’ipotesi di correlazioni particolari, direi che anche questo sarebbe di per se un risultato fondamentale, che giustificherebbe le risorse spese per ottenerlo.
    Tutto questo lo dico da non esperto, rendendomi perfettamente conto, come diceva giustamente “gekina 73” piu’ sopra, di quanto sia difficile fare un test affidabile, e di quante variabili entrano in gioco (e dovrebbero essere considerate) in questa materia.
    Mi viene in mente cosi’, per assurdo, un test che dimostri che i nati con l’epidurale abbiano, da adulti, un reddito medio del 20% piu’ alto di chi e’ nato senza epidurale …risultato che sembra eclatante ..ma poi ci si chiede: si, ma quanto era il reddito medio della famiglia delle donne che hanno fatto l’epidurale? Magari si scopre che era piu’ alto addirittura del 30% rispetto alla media; e quindi, come interpretare le evidenze? E questo e’ un ipotetico test basato su dati quantitativi e misurabili (reddito), figuriamoci quando si devono valutare tratti caratteriali, tutto diventa magari ancor piu’ scivoloso.

    RispondiElimina
  110. @Uoi:

    scusa abbi pazienza...ma nel'ospedale dove lavoravo prima facevano la stessa cosa senza anestesia (ovvero senza anestesista) e ti assicuro che molte tra quelle che ne uscivano non tornavano +.....
    Dove lavoro ora, tutte le isteroscopie (diagnostiche o operative) si fanno in sedazione profonda , ovvero 10 minuti di anestesia generale senza intuibazione , e la donna nemmeno sa ciò che ha fatto. Senza 1 dolore nè durante e nemmeno dopo.

    Io sinceramente la vedo molto maschilista e catticeriosa questa cosa, nel senso priva di ogni sensibilità sul dolore che provaca questa procedura. Vorrei veder io mettere su per il pisello , ovvero nell'uretra, un palo di metallo nemmeno troppo sottile senza anestesia. Si, in certe strutture fanno pure questo, ma....so che non destano molta felicità (per chi la subisce).
    Totale indifferenza per chi lo fa ( e non sente male).
    Mah...scusami, forse sarà che per deformazione professionale, non tollero i dolori GRATUITI!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho assistito, come medico, un famoso ginecologo, sottoposto ad un piccolo intervento. Niente a. Spinale. Hanno dovuto farlo in generale, per "mancata collaborazione". Nel decorso postoperatorio mi ha fatto impazzire, non sapevo più come fare. Lui dice che la partoanalgesia non è necessaria...mah!

      Elimina
  111. Sull'epidurale,
    da parte di chi la vede con il fumo negli occhi, vengono dette le cose + abominevoli, non solo riguardo l'allattamento, ma anche su altro. Tipo che i bambini nascono addormentati, che poi avranno probleimi cognitivi a scuola, che la mamma non riesce a legare col bambino (perchè non è stata sufficientemente male durante il parto - leggi : il dolore è fondamentale per instaurare il legame mamma-figlio), che i bambini presentano un rallentamente motorio fin da subito, che sviluperrano il linguaggio tardi, che i feti sentono + dolore durante il parto perchè le loro endorfine vengono abbasate dall'epidurale, ....e via discorrendo.....una marea di cagate, assolutamente non supportate dalla letteratura, ma che risultano essere assai pericolose per chi ci crede e quindi annulla a priori la possibilità di richiedere questa tecnica. E la disinformazione (voluta) io la ritengo peccato da condannare.

    RispondiElimina
  112. Dove lavoro ora, tutte le isteroscopie (diagnostiche o operative) si fanno in sedazione profonda

    Siamo fuori tema ma per "dovere di cronaca" informo che le più attuali linee guida e praticamente tutte le società di endoscopia ginecologica raccomandano l'anestesia solo per le isteroscopie operative (quelle cioè nelle quali si "opera", si asporta, un polipo, un mioma, eccetera). Quelle diagnostiche devono essere fatte senza anestesia e si raccomanda anche di non utilizzare pinze, speculum o altri strumenti diversi dall'isteroscopio. Si parlava di questo proprio due giorni fa, nel master più prestigioso al mondo di endoscopia ginecologica.
    Esperienza personale?
    Anche qui tutto molto soggettivo: donne che non hanno alcuna sensazione dolorosa, altre che soffrono o addirittura perdono i sensi per un riflesso vagale. Dipende anche dall'anatomia della paziente. La maggioranza, posso dirlo, non riferisce particolari fastidi.
    Fine OT.

    RispondiElimina
  113. @Patafrulli
    Grazie a te. In realtà non credo di aver avuto una forza d'animo particolare. In tutto il periodo che è seguito non ho avuto un attimo di tempo per deprimermi, mi sono affidata completamente ai pediatri che seguono lo sviluppo dei prematuri con gli altri specialisti. Il protocollo è standard e prevede controlli regolari e frequenti, visite neurologiche, oculistiche, alle anche, prelievi di sangue (forse la cosa più pesante da vedere, poi alle vaccinazioni mia figlia non diceva ah). Si passano delle mezze giornate all'ospedale, ma sul momento non ti rendi conto, fai quello che devi e ringrazi che tua figlia sta recuperando il peso e non si ammala (l'ordine del medico era che non doveva prendersi neanche un raffreddore nei primi 6 mesi, ogni bubu anche piccolo interrompe la crescita ed espone ad un rischio maggiore rispetto agli altri neonati). La cosa che ho notato e apprezzato è stata che tutti questi servizi erano (spero siano ancora) completamente a carico del servizio pubblico, compreso il mese in cui ho vissuto (mangiato, dormito, ecc., in camera con bagno) all'ospedale.

    Eppure molte mamme in situazione come la mia rinunciano all'allattamento per poter tornare a casa, cosa che mi è stata prospettata come un vero delitto, per la questione degli anticorpi del latte materno, anche qui la pediatra responsabile dei prematuri mi ha imposto categoricamente di allattare in modo esclusivo per almeno 6 mesi e prolungare il più possibile. E io l'ho fatto senza discutere, anche se, almeno all'inizio, ero distrutta (la mia camera era adiacente al pronto soccorso pediatrico, lascio immaginare le urla giorno e notte, certi giorni avrei fatto una strage di "innocenti".)
    A WeWee e ai medici presenti chiedo se l'importanza dell'allattamento al seno per i prematuri è ritenuta così importante ancora oggi.

    Sulle doule
    Le mie doule sono state le ostetriche, le infermiere di osteticia e quelle di pediatria, tutte donne estremamente sensibili e gentili, che mi hanno sostenuta per oltre un mese, informandosi spesso sulla salute della bambina, che era diventata quasi una mascotte, in quanto era l'unica prematura ospite per tutto il periodo, dopo il trasferimento dall'ospedale specializzato dotato di reparto di neonatologia. A volte venivano a vederla e a salutarmi anche le infermiere di altri reparti dove eravamo passati per i controlli. Inoltre le ostetriche mi hanno insegnato a lavarla (tutti i giorni doccia nel lavandino, altro che vaschette supertecnologiche), ad attaccarla al seno, a lasciarla piangere senza sensi di colpa quando piangeva, tutte cose che da sola non avrei saputo cavarmela. Per questo non mi sembra così malvagia l'idea di essere assistita durante il travaglio da una donna al di fuori dalla famiglia e dagli affetti personali, con le considerazioni già fatte che si deve fermare al supporto psicologico, senza voler fare il mestiere di medici e ostetriche. Mai avrei voluto marito, mamma, sorella con me durante il parto. Sarebbe stato importante che ci fosse qualcuno all'ospedale, ma sono della vecchia scuola: marito fuori dal reparto a fumare, o mangiarsi una fetta di pizza, e io che faccio le mie cose. Sarà che quando soffro non sopporto di avere intorno familiari che mi vedono, si preoccupano, pontificano su cosa fare o non fare.
    continua ...

    RispondiElimina
  114. Nel mio caso, se le cose fossero andate nel verso giusto, avevo già scelto un ospedale con due camerette tinteggiate di colori pastello, vasca per attenuare il dolore nelle fasi iniziali del travaglio e per partorirci se proprio vuoi (vi assicuro che tra un parto e l'altro la vasca viene svuotata e disinfettata), ostetriche simpatiche che te lo dicono al primo approccio che "partorire è come fare la cacca" e "tu la cacca la fai distesa sulla schiena? se però sei comoda fai pure ..." e che se un po' di cacca vera ti scappa capita e non bisogna vergognarsi. Un ospedale dove le ostetriche, a meno di problemi, fanno tutto da sole, chiamano il pediatra quando il bambino è nato, ma il ginecologo, l'anestesista, ecc. arrivano in un attimo al bisogno e ovviamente la sala operatoria è a disposizione. La cosa che mi piaceva di più è che anche la fase espulsiva lì viene lasciata gestire dalla donna, io immaginavo che sarei stata comoda in ginocchio o accucciata, altre l'hanno "fatto" addirittura nel bidè. Che ne dite, dottori, di questa impostazione? Troppo anarchica secondo voi?

    Sul parto cesareo
    Io l'ho subito come unica possibilità, mai l'avrei scelto, pur sapendo a priori che l'epidurale ai miei tempi e in provincia (temo che le cose non siano cambiate molto) non era possibile. L'unico ospedale che la praticava era, forse, a Torino, troppo lontano anche per una primipara. La cosa che ho vissuto e mi è stata confermata da molte donne (compresa una mia conoscente anestesista) è che non ti sembra di averlo fatto tu il bambino, ma che sia nato sotto un cavolo o portato dalla cicogna. Non rimpiango il dolore del parto, ci mancherebbe, ma mi è mancato quel finale che ogni donna immagina e visualizza, vedere uscire il bambino dal suo corpo e poterlo prendere in braccio. E comunque non è che dopo la spinale sia proprio una passeggiata, soprattutto se da una parte dopo ti riempiono di ossitocina (non una, ma tante tante flebo, lo fanno ancora?) dall'altra ti attaccano ad un tiralatte degli anni '70 che ti massacra le due cose che non ti facevano ancora male. Comunque, dalle informazioni che mi hanno dato degli amici medici, in Piemonte col cavolo che ti fanno il cesareo solo perché hai paura del dolore o hai qualche acciacco non grave, in questi casi ti dicono "si accomodi alla clinica privata". Per diminuire le percentuali di cesarei non necessari lo praticano solo in caso di effettivi rischi per la mamma o il bambino. Nelle altre regioni non so che criterio seguano ...

    @oui
    coraggio, che è passata. Però il prossimo intervento, che da quanto ho capito è "operativo" cambia ospedale come ti hanno consigliato, me lo chiedo sempre anch'io, ma perché soffrire inutilmente se si può evitare senza rischi?

    RispondiElimina
  115. We wee,
    mi dispiace per essere stata ot.
    Credo però che fare prima un'isteroscopia diagnostica (solitamente supportata da un sospetto ecografico) e fare successivamente in un secondo momento una operativa,
    non vorrei dire,
    ma mi sembra tanto un voler raddoppiare il numero degli interventi e quindi i drg.
    Non capisco perchè non si faccia un'unica partendo da una diagnostica e trasformandola in operativa se oppotuno! In un'unica seduta, con una generale e il tutto il 10 , max 15 minuti circa.(ovviamnete previo Concenso informato )
    Davvero certe cose mi sfuggono.

    Chiudo l'ot e mi scuso ancora.

    RispondiElimina
  116. mi sembra tanto un voler raddoppiare il numero degli interventi e quindi i drg

    Un'isteroscopia diagnostica ha un DRG bassissimo (poco più di una visita ginecologica). In ogni caso esistono motivi precisi. L'isteroscopia operativa ha caratteristiche del tutto diverse (a partire dalla strumentazione) da quella diagnostica anche riguardo i rischi. Uno su tutti: la durata dell'intervento è naturalmente maggiore (e lo sarebbe ancora di più se dovessi fare anche la diagnosi) e questo espone al rischio di "intravasazione", in parole povere il passaggio di liquido (quello che si usa per "dilatare" l'utero) dall'utero al circolo sanguino, complicanza alla quale bisogna fare molta attenzione (tanto che si contano i liquidi in entrata ed in uscita alla fine dell'intervento). Fare in un unico intervento diagnosti e terapia è una pratica da evitare per quanto possibile.
    E' vero che in passato (ma anche ai giorni nostri) qualcuno ha proposto questa soluzione ma nella pratica devo dire che nessuno ha mai raggiunto risultati esaltanti.

    RispondiElimina
  117. Allora i nostri ginecologi, che fanno 2 interventi in uno (sempre quando ritengono di passare all'operativo), non hanno capito nulla o non sono competenti.
    Ho perplessità anche sulla durata dell'intervento, che tu definisci "maggiore" come se un'operativa durasse "tanto" di +. E' ovvio che prolunga e hai bisogno di uno strumento operativo, ma tutto dipende anche dalla mano veloce o meno .(come i cesarei che possono durare dai 25 minuti all'ora e mezza)

    Non lo so. Noi non siamo gli unici a fare il doppio intervento, che io sappia. Sui risultati "non esaltanti" , non so che dirti.
    Mai visto alcun alcun problema di nessun genere. I tempi operativi si riducono (per un intervento chirurgico successivo e definitivo ), riferendomi ai casi neoplastici.

    In ogni caso, mi sembra che il dolore che si infligge ad una donna per fare un'isteroscopia senza anestesia sia gratuito (tanto l'operatore non lo sente). Poi, come ci sono donne che partoriscono SENZA alcun dolore, senz'altro ci sono pure quelle che fanno un'istero senza battere ciglio. Su questo non ci piove.

    Ma io non sono ginecologa e parlo solo per quello che vedo , senza competenza specialistica. Quindi chiudo il discorso.

    RispondiElimina
  118. Allora i nostri ginecologi, che fanno 2 interventi in uno (sempre quando ritengono di passare all'operativo), non hanno capito nulla o non sono competenti.

    Questo non l'ho detto.
    A volte per abitudine, mancato aggiornamento, mancanza di voglia di progredire si resta fermi nelle proprie posizioni per sempre. Altre volte è una questione tecnica, di strumentazione. Altre di risparmio e così via.

    E' ovvio che prolunga e hai bisogno di uno strumento operativo, ma tutto dipende anche dalla mano veloce o meno

    Beh, tra "entrare, guardare, uscire" ed "entrare, guardare, operare (entrando ed uscendo più volte), controllare, uscire" qualche minuto in più passa di sicuro.
    Raramente è questione di "mano", una diagnostica ha tempi (in genere) sicuramente molto più brevi di un'operativa e per darti un riferimento, in una mattinata facciamo 3 operative in sala operatoria contro 10 diagnostiche in ambulatorio (senza anestesia), l'operatore è esperto e capace ed è lo stesso in ambedue i casi...

    In ogni caso, mi sembra che il dolore che si infligge ad una donna per fare un'isteroscopia senza anestesia sia gratuito

    Ma come ti ho detto nell'attività di ambulatorio che svolgo in ospedale su 12-13 isteroscopie al giorno forse 1, quando va male 2 riferiscono dolore ed in quel caso ci fermiamo e la rimandiamo per una sedazione.

    Nessuna è obbligata a fare l'esame, se qualcuno preferisce o non sopporta si rimanda all'intervento in sala operatoria ma ti assicuro che sono la stragrande maggioranza dei casi quelli che non lamentano alcun dolore né fastidio.
    L'operativa è sempre un DH con ricovero, esami del sangue, anestesia e se si può evitare la evitiamo.

    Aneddoto finale: anni fa stavo facendo una ricerca che misurava (guardacaso!) proprio il dolore in corso di isteroscopia operativa (stavamo provando un nuovo strumento, molto più piccolo del normale che permetteva di fare l'operativa senza anestesia). Dovevo misurare il dolore con la scala VAS (scala visuale del dolore, da 1 a 10). Avevamo poco più di 50 signore da operare. Tutte riferivano un valore abbastanza basso, due o tre avevano valutato 7 ma la maggioranza 2, 5 eccetera.
    Quasi alla fine dello studio, la coincidenza volle che mia suocera avesse bisogno di un'isteroscopia, la inserìi nello studio.
    Urlò come una forsennata e valutò il dolore come 10.
    Rovinò la media dello studio e lo strumento (dal mio reparto) fu giudicato inservibile ed inutile perchè provocava troppo dolore.
    I danni delle suocere insomma...

    RispondiElimina
  119. @ Wee Wee No, appunto, a riprova che su Internet si trova scritto di tutto, e non è facile per i profani distinguere il grano dal loglio, avevo letto qualcosa che diceva praticamente il contrario.

    Mia suocera parla di "dolore atroce e insopportabile" riferendosi all'ablazione del tartaro...

    RispondiElimina
  120. Il Ministro precisa, infine, che le procedure analgesiche “sono già incluse nei LEA, le Regioni devono garantirne l'erogazione almeno nelle strutture con un numero di parti superiore a un determinato valore (1.200), mentre nelle Regioni ove non risultino presenti punti nascita con tali livelli di attività, si dovrà operare in modo che vi siano una o più strutture che possano assicurare una risposta adeguata”.

    http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=47673&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%275-05901%27+|+%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+IMMEDIATA+IN+COMMISSIONE%27

    Mi domando come possano alcune persone vivere tranquille sapendo che in molti ospedali si garantiscono solo trattamenti di contenimento del dolore (travaglio in acqua ad es) o nulla (regioni come la puglia dove l'analgesia in travaglio di parto gratuita e garantita è praticamente introvabile).

    Come si possa filosofeggiare tanto sul dolore e invocare macumbe e cromoterapia e chakra.

    RispondiElimina
  121. @WeWee:
    Urlò come una forsennata e valutò il dolore come 10.Rovinò la media dello studio e lo strumento (dal mio reparto) fu giudicato inservibile ed inutile perchè provocava troppo dolore.


    Avresti dovuto eliminarla...cioe' non la suocera, ma la misura, come "outlier" oppure prendere in cosiderazione la mediana al posto della media nel caso qualcuno facesse opposizione all'eliminazione...

    RispondiElimina
  122. Ho appena trovato questa barzelletta, non ho resistito a postarla :)

    Hai mal di testa ?

    Anno 2000 A.C. - ...allora mangia questa radice !

    Anno 1000 D.C.- ...la radice e' inutile e non serve.... prega Dio per la tua guarigione !

    Anno 1700 D.C.- ...la preghiera non guarisce e non serve ... fai un salasso !

    Anno 1850 D.C.- ...il salasso debilita e non serve .... prendi questa pozione !

    Anno 1940 D.C.- ...la pozione e' un intruglio e non serve ... prendi questa pillola !

    Anno 1980 D.C.- ...la pillola ha effetti collaterali gravi e non serve... prendi questo antibiotico !

    Anno 1998 D.C...l'antibiotico distrugge le difese del corpo e non serve ... prendi medicine naturali... mangia questa radice !

    RispondiElimina
  123. ho messo lo stralcio che riguarda l'analgesia sul nostro sito. Controlla che ti vada bene, se qualcosa non va, lo aggiusto.
    Ciao e grazie

    RispondiElimina
  124. So di essere parzialmente OT, ma non resisto a chiederlo dato che questo post ha attirato molte persone competenti sull'argomento gravidanze.

    Ma quanto sono vere le storie raccontate nel programma chiamato "non sapevo di essere in incinta!"?

    Non faccio pubblicità alla rete che lo trasmette, ma penso che lo conoscerete in tanti...

    Grazie!

    RispondiElimina
  125. Potrei avere i riferimenti ai casi di infezioni da Lotus Birth?

    RispondiElimina
  126. Non faccio pubblicità alla rete che lo trasmette, ma penso che lo conoscerete in tanti...

    Emh, è la prima volta che lo sento e resto...basito...
    Comunque, la maggioranza delle storie (non del programma, nella realtà) di "gravidanze sconosciute" a mio parere sono inventate per vari motivi, primo tra tutti l'imbarazzo (per motivi personali) nel rivelare uno stato di gravidanza. Anche per esperienza professionale, ne ho incontrate un paio ed eraano davvero poco credibili. L'eccezione può essere una donna con problemi mentali che non ha il controllo della sua vita.

    Potrei avere i riferimenti ai casi di infezioni da Lotus Birth?

    Casi da infezione per Lotus birth sono praticamente sconosciuti in letteratura ma è comprensibile, è una pratica rarissima e non certo tanto diffusa da farne una statistica. Si tratta di buon senso (la placenta, essendo esposta all'esterno, può fare da "vettore" per infezioni, anche queste comunque rare, come ho scritto: la placenta ormai ha solo un collegamento esterno con il neonato). Si è espresso così anche Patrick O'Brien, portavoce RCOG (riferimento europeo per l'ostetricia) ed io sono d'accordo con lui.

    RispondiElimina
  127. Doc, quindi hai una vita sociale migliore della mia!!! ;-)

    Comunque, nel programma si raccontano storie di donne che, dicono, di non avere avuto alcun sintomo tipico della gravidanza, pancia poco cresciuta, magari anche ciclo mestruale, e si trovano un bel giorno ad avere fortissimi crampi che al pronto soccorso riconoscono come un travaglio ormai ben avviato...
    E nel giro di pochi minuti un bel frugoletto tra le braccia... Chiedi a colleghi poi magari mi racconti...

    Effettivamente la maggior parte di ce di praticare come metodo anticocezionale il salto della.. pardon, il coito interrotto...
    Previdenti direi.

    RispondiElimina
  128. @ Patafrulli: dovevano essere donne talmente obese da non riconoscere una pancia, ma soprattutto: che cosa mangiavano di solito per non avvertire i movimenti fetali (verso l'8 mese mia figlia ogni tanto spingeva sul diaframma facendomi mancare il fiato)

    RispondiElimina
  129. Guarda, io quel programma ogni tanto lo vedo, ma mi sembra che siano 1)casi inventati 2)donne che non avevano la minima cura di se stesse (io se a 30 anni avessi avuto una "mancanza" di sette-otto mesi sarei volata dal ginecologo 3)donne che non volevano ammettere con sé stesse di aspettare un bambino.

    RispondiElimina
  130. A proposito di donne che non sanno di essere incinte.
    Questa qui non sembra obesa...
    http://www.youtube.com/watch?v=mqB92Ogdtv4

    Poi magari tutti i giovedì a casa non ce li ha ;-p

    RispondiElimina
  131. Non solo non è giusto ma è pure "illegale". La partoanalgesia fa parte dei LEA (Livelli essenziali di assistenza) ovvero dei servizi che un ospedale deve avere come MINIMO. E' tutto dire...
    però ad Empoli quando è nato mio figlio (2009) l'epidurale non era disponibile con scuse varie (tipo non c'è l'anestesista et similia)

    RispondiElimina

I tuoi commenti sono benvenuti, ricorda però che discutere significa evitare le polemiche, usare toni civili ed educati, rispettare gli altri commentatori ed il proprietario del blog. Ti invito, prima di commentare, a leggere le regole del blog (qui) in modo da partecipare in maniera costruttiva ed utile. Ricorda inoltre che è proibito inserire link o indicare siti che non hanno base scientifica o consigliare cure mediche. Chi non rispetta queste semplici regole non potrà commentare.
I commenti che non rispettano le regole potranno essere cancellati, anche senza preavviso. Gli utenti che violassero ripetutamente le regole potranno essere esclusi definitivamente dal blog.

Grazie per la comprensione e...buona lettura!