lunedì 28 marzo 2011

Raccolte fondi fraudolente

Un caso di cronaca recente ha riproposto all'attenzione pubblica un problema abbastanza diffuso, non solo in Italia: le raccolte fondi per "cure costose".
Il caso è relativo ad una bambina (o meglio alla sua famiglia) che da anni, tramite appelli televisivi, vendita di libri, siti internet, chiedeva un aiuto economico (quantificato in 300.000 euro) per sottoporsi ad un delicato intervento chirurgico da effettuarsi all'estero per curare la sua "rara" malattia che la rendeva in pericolo di vita.
Il problema lo avevo già affrontato qualche tempo fa.
Qui potete vedere il video dell'inchiesta di Luigi Pelazza, delle Iene (trasmissione televisiva italiana) che ha intervistato la mamma della bambina segnalando poi il fatto alla magistratura.
Questo ulteriore e triste episodio di cronaca è abbastanza tipico. Esiste un "business" delle raccolte fondi. Decine di famiglie che soprattutto su internet chiedono l'aiuto del prossimo per raccogliere soldi con la finalità di sostenere "costosissime cure all'estero", centinaia di migliaia di euro giustificati come "spese per le cure", storie drammatiche che hanno come protagonisti, quasi sempre, dei bambini. Può sembrare incredibile (oltre che disgustoso) che esistano persone disposte a lucrare senza ritegno sulla vita dei propri figli ma così è e di casi ne esistono tanti, soprattutto nel campo delle malattie neurologiche (paralisi, sindromi metaboliche, ritardi mentali) e dell'autismo. In maniera popolare e dispregiativa le persone che si prestano a questo tipo di iniziative sono definite "collettari" poichè vivono letteralmente per mezzo della generosità del prossimo.
Un metro di giudizio può essere rappresentato dal fatto che malattie come le paralisi cerebrali, non hanno "cure" nel senso propriamente detto ma necessitano di pratiche come la fisioterapia e la riabilitazione, praticabili (con difficoltà ma questo è un altro discorso) in Italia ed in forma rimborsabile, non vi è quindi alcuna necessità di raccogliere fondi per presunte cure.

Ci sono due elementi che devono mettere in guardia quando leggiamo di raccolte fondi a favore di persone definite "bisognose":
1) Non esistono cure che si effettuano esclusivamente all'estero. L'Italia (per fortuna) è ad un livello sanitario eccellente e praticamente tutte le cure riconosciute sono disponibili in tutti i nostri ospedali. In alcuni casi è possibile che ci si rivolga ad una struttura distante dal luogo di residenza perchè più rinomata, più specializzata, ma non è per nulla necessario rivolgersi all'estero. I luoghi esteri più "citati" in queste raccolte fondi sono "l'America" (spesso è specificata la Florida), la Cina ed Israele. Il termine "America" è spesso generico perchè indica una località lontana che nell'immaginario collettivo rappresenta il progresso.
Quando leggiamo "ha bisogno di soldi per curarsi in America" quindi, accendiamo la lampadina.
2) Tutte le cure riconosciute come efficaci dalla medicina sono interamente rimborsabili dal SSN (compresa l'eventuale presenza di un accompagnatore e di soggiorno in albergo se necessario). Spesso sono necessarie lunghe e complicate pratiche burocratiche, altre volte è dura anche la ricerca dei referenti per portare avanti queste pratiche ma non esiste alcuna terapia salvavita che in Italia non venga riconosciuta e rimborsata interamente dal nostro servizio sanitario nazionale.
Attenzione: anche recarsi all'estero per effettuare un intervento è rimborsabile ma a due condizioni, che la cura sia riconosciuta (niente ciarlatanerie o pratiche alternative quindi) e che non sia disponibile in Italia o che gli standard esteri siano particolarmente superiori a quelli italiani. Il solo fatto quindi di leggere di "cure costosissime da effettuare all'estero" è già un elemento molto sospetto.

Cosa fare quindi se si è colpiti da un appello ed il cuore dice di partecipare economicamente (atto dignitosissimo intendiamoci)?
Chiedere chiarezza: se la malattia è effettivamente presente, è grave, non è curabile (questo è rarissimo) in Italia, chiedere perchè non avvalersi dei rimborsi previsti dalla legge. Quando chi chiede aiuto è vago, non risponde, parla di cure fantascientifiche, diffidiamo e rivolgiamo il nostro altruismo da un'altra parte.
Chi diffonde l'appello non sempre è in malafede. Pensiamo alle vittime dei ciarlatani. Molte famiglie non sanno che le "cure all'estero" che gli hanno proposto per "guarire" il proprio parente dalla sua malattia sono in realtà delle truffe belle e buone: sono anch'esse vittime dell'inganno.

Con sufficiente sicurezza (ho letto moltissimi appelli in questi anni ed un paio di richieste di pubblicità sono arrivate anche a me) posso assicurare che la stragrande maggioranza degli appelli sono falsi o raccolgono fondi per cure da ciarlatani.

C'è poco da aggiungere, come al solito occhi aperti.

Alla prossima.


Segnalo che il 2 aprile è la giornata mondiale dell'autismo (proclamata nel 2007 dall'ONU) e che in diverse località si svolgeranno manifestazioni culturali, scientifiche e di sensibilizzazione. Segnalo un incontro divulgativo che si svolgerà il 3 aprile in provincia di Treviso (a Casale sul Sile) e le fiaccolate organizzate a Roma, Palermo, Napoli, Nuoro, Prato ed in altre città.

mercoledì 23 marzo 2011

Allarme radiazioni?

Non avevo previsto di scrivere qualcosa a proposito del presunto "allarme radioattività" che si sta diffondendo (a torto alle nostre latitudini) ma ho ricevuto molti messaggi con richiesta di chiarimenti o consigli per "proteggersi dalle radiazioni". Il recente e terribile terremoto giapponese che ha causato danni alle centrali nucleari ha suscitato preoccupazione e paure che sembravano dimenticate.
L'argomento è fondamentalmente fuori tema con il mio blog ma qualche cenno forse può essere utile per eliminare qualche timore.
Intanto è bene sottolineare che il "pericolo radiazioni" è attualmente limitato alle zone a stretta vicinanza con il punto nel quale è situato lo stabilimento nucleare giapponese (per "stretta vicinanza" si intende un'area di decine fino a centinaia di chilometri) anche le misurazioni effettuate sul posto mostrano un livello di radioattività potenzialmente pericoloso solo nelle immediate vicinanze dalla città che ospita la centrale. La fonte di radiazioni infatti non è simile a quella che accade in caso di esplosione di ordigno nucleare (non avviene una "fissione") ma è rappresentata dalla dispersione della nube di vapori conseguenti all'enorme calore che si sviluppa attorno al "cuore" della centrale nucleare. Questa nube di vapori trasporta isotopi radioattivi che possono essere "trascinati" anche a distanza vagando assieme alla "nube".

Potrebbero essere due le cause che teoricamente sposterebbero l'allarme fino a casa nostra. Il primo è un improbabile (allo stato attuale) insieme di condizioni climatiche ed ambientali che favorirebbero il trasporto di altissime quantità di materiali radioattivi dal Giappone fino in Italia. Uno scenario (ripeto, attualmente non solo teorico ma molto improbabile) che presupporrebbe non solo un'emissione di radiazioni enorme dai reattori danneggiati (che nel momento in cui scrivo non è ancora avvenuta) ma anche la presenza di movimenti di masse d'aria (vento) o di acqua (pioggia) continui e capaci di trasportare queste radiazioni oltre l'oceano o oltre il continente asiatico per farle arrivare sino a noi, un quantitativo di ioni radioattivi arriverà perchè l'atmosfera è in movimento ed è quindi inevitabile che ciò accada ma come si può capire le distanze rappresentano un'efficace "barriera" alla diffusione ad un livello pericoloso, non vi è quindi alcun motivo per "proteggersi dalle radiazioni" visto che radiazioni attualmente non ce ne sono. Al momento in cui scrivo è previsto l'arrivo in Italia di elementi radioattivi dal Giappone ma la situazione è monitorata continuamente (e se si registrassero variazioni allarmanti verremo avvertiti).

La seconda fonte di radioattività potrebbe essere rappresentata dall'arrivo in Italia di merci, alimenti o oggetti sottoposti a radiazioni in Giappone e non identificati come pericolosi.
Ma sappiamo cosa sono le radiazioni?
Sono una forma di energia, esattamente come la luce ed il calore. Per le sue caratteristiche fisiche, la radiazione emessa da alcuni elementi (come l'uranio) può danneggiare i tessuti umani. Non deve stupire. I raggi ultravioletti emessi dal Sole (sono radiazioni) danneggiano allo stesso modo i tessuti dell'uomo e basta un'esposizione anche non troppo prolungata per danneggiare fisicamente la pelle o addirittura indurre modifiche al DNA delle cellule e causare ad esempio dei tumori. Le radiazioni provenienti dalle centrali atomiche hanno la stessa capacità.
Per misurare la quantità di radiazioni assorbibili dai tessuti umani esiste il Gray, per misurare il danno sui tessuti, misurando la dose ricevuta in un unità di tempo, c'è il sievert (Sv) che equivale a 1000 millisievert (mSv). Il Gray è indipendente dal tipo di radiazione ricevuta.
La soglia che causa sintomi di tipo ematologico (e quindi danni gravi, "la sindrome radioattiva") per un'esposizione del corpo intero a radiazioni è di 500 mGy (milliGray).

1000 mSv in un'unica contaminazione sono considerati rischio grave, 5000 mSv sono considerati letali. Ogni essere umano assorbe circa 2,4-3,0 mSv annualmente dall'ambiente terrestre in condizioni "normali", mentre una radiografia al torace fa assorbire circa 0,08 mSv, una TAC spirale al cuore circa 25 mSv. Si è calcolato che i liquidatori (gli addetti alla messa in sicurezza) del disastro di Chernobyl (altro grande disastro che ha coinvolto una centrale nucleare) abbiano assorbito poco più di 100 mSv/h. Nei pressi dei reattori giapponesi sono stati calcolati valori di circa 3,6 mSv/h in media tra vari punti lontani fino a 50 chilometri dal centro della contaminazione.
E' come se in quelle zone avessero assorbito in un giorno ciò che normalmente si assorbe in un anno, può sembrare troppo ma in realtà si tratta di valore che, se non costante nel tempo, non rappresenta  un rischio particolare.
Altro metro per giudicare la gravità dell'"allarme" attuale è la constatazione che il numero di tumori, (esclusi quelli tiroidei per i quali c'è stato un aumento significativo ma non particolarmente elevato a carico dei bambini ed adolescenti) aborti spontanei, malformazioni o ritardi di crescita infantile nelle popolazioni più vicine alla centrale di Chernobyl non è stato particolarmente superiore (anche se questo dato ha originato discussioni e pareri discordanti) alla media generale (si è notato qualche danno in animali ma scomparso nelle generazioni successive e negli addetti all'emergenza), la zona dell'incidente di Chernobyl fu molto più contaminata di quella attorno alla centrale giapponese e l'Italia fu raggiunta da elementi radioattivi.

La radioattività può danneggiare l'organismo umano in diversi modi che dipendono dalle modalità di esposizione e soprattutto dalla quantità di radiazioni assorbite. Un'esposizione a distanza ravvicinata e sufficientemente potente causa danni immediati e diretti, vere e proprie ustioni che poi si traducono nella morte delle cellule direttamente colpite e nella successiva trasformazione delle cellule normali in cellule neoplastiche.
Un'esposizione ad un livello di radiazioni superiore al normale e prolungata ma non sufficientemente potente a causare danni diretti come quelli che accennavo prima, causa danni a livello cellulare e negli organi del nostro corpo. Le cellule colpite subiscono danni diretti (distruzione) ed al DNA potendo subire modificazioni genetiche letali o che si traducono in tumori o che possono essere trasmesse alla discendenza. Un altro danno da radiazioni, questo indiretto, è l'aumentata produzione da parte dell'organismo di radicali liberi, il cui aumento sembra legato allo sviluppo di patologie tumorali.

Un'esposizione ad un livello di radiazioni inferiore a quello consentito (che esiste sempre, la crosta terrestre emette radiazioni e tutti noi ne siamo esposti) non causa particolari problemi anche se non è escluso che in alcuni contesti ed in certi ambienti (è il caso dell'emissione del radon negli ambienti domestici, responsabile da solo del 37% della dose media di radiazioni che tutti assorbiamo in un anno) possa essere causa di problemi di salute. Da considerare che tutti noi siamo costantemente investiti da radiazioni emesse dall'ambiente, dalla crosta terrestre e da molti materiali di consumo. Il livello zero di radiazioni praticamente non esiste. I livelli di tolleranza stabiliti per legge attuali sono più che sufficienti a garantire sicurezza.

Possiamo essere colpiti dagli effetti negativi delle radiazioni in due modi, l'esposizione esterna (e quindi la caduta di sostanze radioattive, il cosiddetto "fall out") o l'esposizione interna (ingestione, inalazione, utilizzo di materiali radioattivi).
L'eventuale danno da radiazioni però dipende dalla quantità delle stesse, dalla permanenza della fonte di radiazioni nel nostro ambiente ed anche da fattori soggettivi (età, fattori genetici, predisposizione per alcune malattie), i bambini ad esempio sono più a rischio perchè molti dei loro processi cellulari sono più "attivi" e veloci rispetto a quelli dell'età adulta. Per proteggerci da una fonte radioattiva molto potente e presente per lungo tempo nell'ambiente c'è poco da fare, servirebbero protezioni fisiche valide (tute antiradiazioni), maschere con filtri adeguati, allontanamento dalla fonte radioattiva, tutte misure non sempre sufficienti. Questo scenario in Italia è assolutamente inesistente. Solo nel caso abitassimo vicino (nell'ordine di decine di chilometri) ad una fonte di radiazioni attiva avremmo bisogno di protezioni di questo livello. In questo caso è anche vero che probabilmente avremmo già evacuato la zona inquinata, come è successo in Giappone.
Nel caso di effetti a distanza (quelli di prima, la "nube radioattiva") il possibile danno dipende sempre dalla quantità di radiazioni presenti nell'ambiente.



In molti siti internet qualcuno si è affrettato a dare consigli per "proteggersi dalle radiazioni" riportando ciò che si è fatto in Giappone. La situazione italiana è attualmente assolutamente differente e per sentirci a rischio dovrebbero accadere una serie di avvenimenti a catena difficili da prevedere allo stato attuale.
Ho letto ad esempio della possibilità di premunirsi di pastiglie di ioduro di potassio.
Il consiglio non è campato in aria.
Uno degli organi più esposti al pericolo radioattivo è la tiroide, una ghiandola che produce degli ormoni e che si trova più o meno all'altezza della nostra gola. La tiroide non è molto sensibile alle radiazioni ma lo è allo iodio (visto che quello del nostro organismo si concentra proprio in questa ghiandola) e dato che uno dei principali materiali radioattivi emessi dai reattori è proprio lo iodio, in caso di presenza di questa sostanza proprio la tiroide potrebbe diventare un organo "bersaglio". Assumendo iodio, (quello in pastiglie e non radioattivo naturalmente) si "saturerebbero" i recettori tiroidei per questa sostanza, la tiroide non avrebbe necessità nè possibilità di assorbire iodio e quello radioattivo non troverebbe "spazio" per legarsi al nostro organo, diminuendo così la possibilità di essere captato e causare potenziali danni.
L'assunzione di iodio però non "protegge" in modo assoluto, non è detto cioè che assumendo iodio la nostra tiroide sia del tutto protetta nè che proteggendo la tiroide ci potremmo sentire del tutto esenti da danni da radiazioni verso altri organi, lo ioduro protegge solo la tiroide e questa ghiandola non è l'unico bersaglio delle radiazioni. Naturalmente la protezione è valida solo nei confronti dello iodio radioattivo eventualmente presente nell'ambiente e non per gli altri eventuali elementi radioattivi. Lo ioduro di potassio può essere assunto anche dalle donne in stato di gravidanza e dai bambini (n.d.r.: non assumere questa sostanza di propria iniziativa, consultare in ogni caso il proprio medico curante).
E' importante sottolineare che questa misura precauzionale vale solo quando sono presenti livelli di iodio radioattivo elevati e che quindi non deve essere considerata una protezione valida in una situazione normale, l'assunzione di iodio può causare problemi di salute anche gravi, saranno le autorità che avvertiranno la popolazione dell'eventuale necessità di ricorrere a questa procedura che al momento è inutile e potenzialmente pericolosa.

Un altro meccanismo che può causare danni da radiazione è l'ingestione di alimenti contaminati. In questo caso le molecole radioattive si depositerebbero nel nostro organismo diventando una sorte di "fonte stabile" di radiazioni che continuerebbe ad agire praticamente per tutta la vita. L'unico modo per evitare questo problema è non assumere alimenti contaminati. Accertarsi per esempio che ciò che mangiamo provenga da fonti nazionali (è in ogni caso molto difficile che l'alimentazione in Italia provenga dal Giappone). Verdure a foglia larga (come le insalate o gli spinaci che hanno radici poco profonde e quindi assorbono molti elementi presenti sulla superficie del terreno) o le alghe (che hanno una notevole capacità di assorbire le sostanze presenti nell'acqua) ed il latte (che contiene sostanze assunte con l'alimentazione erbivora degli animali che lo producono) sono gli alimenti che presentano quasi sempre livelli di contaminazione più elevati di altri in caso di fall out radioattivo. Anche in questo caso quindi l'eventuale attenzione deve essere concentrata su alimenti che provengono direttamente dalle zone contaminate.

Ulteriore meccanismo di danno radioattivo è l'inalazione di elementi radioattivi. Unica protezione in questo caso sono le maschere adatte e se non le abbiamo a portata di mano, qualsiasi tipo di maschera protettiva sufficientemente filtrante che possa limitare al massimo l'inalazione di sostanza radioattive evitando di sostare in ambienti aperti. E' anche vero che quest'ultima evenienza sarebbe reale solo se arrivassero in Italia quantità di radiazioni tali da rappresentare un serio problema di salute pubblica, evenienza attualmente del tutto lontana.

Tutti gli altri consigli che si leggono in giro (diete, assunzione di bicarbonato, raggi X omeopatici, sali di magnesio) sono assolutamente inutili quando non dannosi.
Se qualcuno ha intenzione di assumere derivati dello iodio si assicuri di non essere allergico alla sostanza e di non avere anomalie tiroidee.
Tutto questo serva come informazione generale perchè allo stato attuale non vi è alcun bisogno di "proteggersi dalle radiazioni" e nemmeno di "prevenire" qualcosa, non vi è quindi necessità di assumere sostanze "protettive" o prendere provvedimenti fuori dal comune. Attendiamo notizie e, se interessa, aggiornerò (solo dal punto di vista medico) l'articolo in presenza di novità rilevanti.
Per il resto direi che si può tranquillamente evitare il panico.

Qui le pagine (in inglese) dell'OMS dedicate alla tragedia giapponese.

Alla prossima.

venerdì 18 marzo 2011

Milioni di mosche non possono sbagliarsi...

...ovvero come compiere un suicidio omeopatico senza assumere nessun granulo.
Sembra un concetto banale che non richiederebbe particolare sforzo per eliminarlo dalle discussioni sull'efficacia di una pratica alternativa.
È l'argumentum ad populum, fallacia tipica di chi non sa argomentare il suo ragionamento.
Usatissimo da ciarlatani ed imbonitori di basso grado, strumento tipico del marketing da supermercato (per vendere prodotti di massa, al contrario i prodotti "in" hanno come slogan l'esclusività, l'uso da parte di pochi eletti), stona quando ad utilizzarlo come grimaldello in una discussione è una persona presumibilmente dotata di cultura ed intelletto e soprattutto a proposito di salute.
Quando leggo però la rubrica de "La Stampa" on line, tenuta da un medico omeopata, non posso che rivoltarmi sulla scrivania (nel senso che non essendo ancora morto non posso ancora rivoltarmi nella tomba) perchè il concetto dell'utilizzo di massa usato come metro di giudizio è abusato. Il prof. Magnetti è a quanto pare una voce "ufficiale" dell'omeopatia in Italia, chiede rispetto per la pratica che egli segue, ma lui il rispetto lo usa nei confronti degli altri? Un rappresentante ufficiale dell'omeopatia che argomenti usa  per spiegare la sua disciplina e come tratta le critiche?

Nella sua rubrica ad ogni obiezione e per ogni critica all'omeopatia, la risposta è sempre la stessa: ma allora tutti i medici omeopati che la prescrivono? Ed i milioni di italiani che la usano? Tutti visionari? Creduloni?
Il medico che gestisce questa rubrica, lancia anatemi verso la medicina ufficiale e pubblicizza l'omeopatia descrivendola come pratica scientifica (omettendo di dire che l'omeopatia è tutto fuorchè scienza) ma si offende ogni volta che qualcuno prova a chiedergli conto e ragione delle cose che scrive. Si risente spesso quindi e chiama insulti e offese semplici constatazioni di lettori che gli fanno notare le contraddizioni di una pratica antiscientifica e primitiva.

Quando qualcuno fa notare al medico omeopata che l'omeopatia va oltre ogni ragionevole ipotesi scientifica citando il concetto basilare del numero di Avogadro, Magnetti tronca in un colpo solo ogni discussione: "ancora con questo numero di Avogadro?" mostrando di non comprendere che sono proprio queste le posizioni che rendono l'omeopatia una pratica sciamanica.
Chiunque vedendo un collega di lavoro a cavalcioni sulla finestra dell'ufficio che invece di afferrarlo per salvarlo gli dicesse "lanciati pure dal quinto piano del palazzo, non ti preoccupare, basta con questa storia della gravità", sarebbe un folle o in alternativa un furbo che vuole eliminare un collega antipatico e nel caso di Magnetti credo proprio che non si possa parlare di follia.

Eppure agli omeopati, invece di arrampicarsi sugli specchi scivolosi di argomenti fallaci o retorica da quattro soldi che non fanno onore ad un medico, basterebbe fornire riscontri scientifici solidi, esperienze evidenti, poche chiacchiere e tanti fatti insomma, qui parliamo di cose serie, mica di occultismo.

Distinguere un granulo omeopatico da uno di zucchero ad esempio, in qualsiasi modo, sarebbe un gioco per loro: non lo fanno, oppure somministrare una pillola contraccettiva omeopatica a 100 donne e chiudersi bene a casa. Non fanno nemmeno questo, comprensibilmente. Se poi tacciano milioni di scienziati nel mondo di incompetenza e chiusura mentale, perchè non curano con l'omeopatia un centinaio di peritoniti acute? Non per forza peritoniti, che si impegnino a guarire una patologia inguaribile per la medicina, lo provino, se funzionasse sarebbe evidente
Sono medici, possono farlo. Non lo fanno. Se hanno "scoperto la verità" mentre tutti gli altri sbagliano in tutte le corsie d'ospedale lo facciano!
Magnetti si faccia estrarre un dente con un'anestesia omeopatica e risponda a tutti gli scettici con i fatti. Non lo fa. Oppure si faccia colpire da radiazioni oltre i limite di tolleranza umana e poi si curi con X-Ray, il prodotto radioattivo omeopatico che protegge dalle radiazioni consigliato ufficialmente dagli omeopati e "sperimentato". Funziona no? Lo faccia.
Non lo fa lui nè gli altri 11999 omeopati italiani.

Parla però proprio dei milioni di utilizzatori, delle migliaia di medici omeopati, dell'acqua informata e della sua esperienza sul campo. Parla ed attacca senza sosta: ce l'ha con la "crociata contro l'omeopatia" senza rendersi conto che la "crociata" è semplicemente l'uso della ragione, della scienza e dell'evidenza ed utilizzando gli argomenti dei guaritori più buzzurri che parlano di "crociata contro le medicine alternative", Magnetti si butta da solo con tutti i piedi nel baratro del paranormale e della stregoneria, il vero "suicidio omeopatico" lo compie lui.
Come quando pubblica il messaggio che definisce il CICAP (associazione di divulgazione scientifica fondata da Piero Angela e formata da volontari) "organismo paragovernativo e prezzolato", Magnetti entra ufficialmente a far parte dei complottisti anti-Cicap: ed ecco che oltre che paranormale, l'omeopatia diventa per mano sua anche complottista, per completare servirebbero gli UFO, attendo con ottimismo.
A proposito del CICAP Magnetti è in preda ad una sorta di agitazione quantistico-vibrazionale che lo sta portando a pubblicare continuamente articoli che trasudano rabbia da tutti i pori da quando il CICAP assieme ad Oggi Scienza si è impegnato in una giornata di divulgazione scientifica sull'omeopatia, non riesce proprio a mandarla giù, tanto da pubblicare "volentieri" (sic) una lettera piena di falsità e diffamazioni giusto per completare l'opera di "informazione corretta" senza nemmeno prendersi la briga di controllare o di chiedere lumi alle parti in causa. Pronta la risposta del CICAP che dimostra su cosa si basa quella rubrica per diffondere notizie sulla salute. "La Stampa" ne tenga conto, i lettori giudichino l'obiettività dell'autore del blog.

Attacca poi gli "interessi economici" dei medici che per questo motivo snobberebbero l'omeopatia dimenticando che lui per primo ha interessi economici visto che di omeopatia ci vive. Cita studi (francamente banali) che dimostrerebbero un'azione anticancro dell'omeopatia ma dice che non vuole certo affermare che l'omeopatia curi il cancro (e cosa allora avendoli citati?) e se la prende con chi ha paragonato l'omeopatia ai fenomeni paranormali chiedendosi cosa ci sia di paranormale nella pratica delle diluizioni spinte dimenticando che una pratica non scientifica è paranormale, per definizione.
Il termine paranormale si applica a quei presunti fenomeni (detti anche anomali) che, secondo la scienza sono inesistenti o anti-scientifici nella loro formulazione teorica o, nel caso di fenomeno esistente, comunque spiegabili sulla base delle conoscenze attuali
Ma il prof. Magnetti va oltre e non risparmia l'invocazione "originalissima" agli interessi economici ed agli studi "addomesticati":
Difficilmente troverete una azienda che accetta di finanziare un progetto che le potrebbe recare grave danno finanziario. E’ più verosimile che cominci a finanziare l’affossamento del progetto attraverso il sostegno di lavori scientifici contrari addomesticati o il finanziamento di scettici professionisti in grado di arruolare altri scettici ignari dell’inganno e organizzarli in associazioni e gruppi strutturati all’uopo.
Riecco il complotto, come immaginavo gli alieni sono sempre più vicini.
Presumo che per usare questi argomenti, le aziende omeopatiche accettino ogni giorno di finanziare studi contrari all'omeopatia poichè queste aziende vivono di beneficenza ed opere caritatevoli o che non esistano gruppi di omeopati "organizzati e strutturati all'uopo" per pubblicizzare la loro fonte di reddito, per esempio scrivendo che l'omeopatia ha basi scientifiche su un quotidiano on line. Oppure che non esistano lavori favorevoli all'omeopatia "addomesticati" (Benveniste, chi era costui?).

Magnetti non approfondisce mai, aggredisce e si offende ogni volta che qualcuno gli scrive che l'omeopatia è stregoneria, ha ragione e non vuole sentire ragioni, invoca gli "innumerevoli studi", sorvola sul fatto che l'omeopatia è semplice acqua e si appella sempre al principio retorico dell'utilizzo diffuso: sono 11999 i medici italiani che prescrivono omeopatia (il dodicimillesimo sarebbe lui) e se anche nove milioni di italiani la utilizzano, vuol dire che l'omeopatia funziona, si tratterebbe in caso contrario di allucinazione collettiva.
Il prof. Magnetti taglia (troppo) corto dimenticando che non è contando il numero di utilizzatori che ci convince dell'utilità o dell'efficacia di una pratica, specie se si tratta di pratica che pretende scientificità. Dimentica che i fumatori ed i bevitori sono tanti, milioni e milioni nel mondo eppure nessuno può ragionevolmente sostenere che l'alcol o il fumo siano pratiche salutari o utili all'uomo, nemmeno se a fumare fossero tutti gli abitanti del pianeta: allucinazione collettiva? No: ignoranza, idiozia, scarsa informazione, autolesionismo, edonismo effimero, qualsiasi cosa ma non certo segno di utilità o buon senso.


Se volessimo utilizzare gli stessi (errati) argomenti, il discorso si chiuderebbe in due righe. In Italia i medici sono più di 370.000. Ciò vuol dire che solo la minima parte di essi utilizza l'omeopatia per curare i pazienti ergo i medici non credono all'omeopatia e chi la usa rappresenta solo un'esigua minoranza, meno del 4%, un'inezia. Ma per l'omeopata questo non è importante, certi giochi di logica valgono solo quando portano acqua al proprio mulino.

Sui nove milioni di italiani che si curerebbero con la teoria della memoria dell'acqua i numeri sono ancora più stiracchiati. Tra di loro quanti sono coloro che utilizzano solo omeopatia? Chi si cura con l'omeopatia non usa antibiotici o non va in ospedale? Cura una peritonite con "l'acqua informata"? Queste persone la loro salute la affidano all'omeopatia o si affidano a questa pratica quando non serve alcuna medicina?

Bisognerebbe contare quelli che, tra i nove milioni di "utilizzatori", hanno tratto beneficio reale da questa pratica e vedere cosa hanno curato, se ieri avessi dato un'occhiata all'oroscopo non mi sentirei degno di essere definito un "fruitore di oroscopi".  Gli utilizzatori "reali" di omeopatia sono molto ma molto meno dei "nove milioni", forse poche centinaia, probabilmente ancora di meno e di loro non conosciamo nemmeno i risultati della scelta anzi, dagli studi sappiamo che chi usa l'omeopatia non si cura meglio di come avrebbe fatto con un placebo. Non per niente le farmacie che vendono solo prodotti omeopatici non esistono (non fanno affari d'oro con i 9 milioni di italiani?) e le parafarmacie che ci provano vivono per loro stessa ammissione, male e solo grazie ad altri prodotti (cosmetici, accessori, integratori) non certo per l'omeopatia: dove sono finiti tutti i "milioni di utilizzatori"? Diluiti come un principio attivo nell'acqua?

Vuol dire quindi (vorrebbe dire, secondo il prof. Magnetti) che l'omeopatia non funziona, pochissimi la prescrivono, pochissimi la comprano e la scienza non la considera medicina.

Sempre che ce ne fosse bisogno quindi, anche utilizzando gli strumenti dialettici di Magnetti, l'omeopatia ne esce bastonata ed umiliata (attenzione, non la umilio io ma le stesse parole dell'omeopata) contare quante persone usano la medicina e quante l'omeopatia sarebbe un disastro epocale per Magnetti che però continua a definire insulti tutti i commenti che chiedono chiarezza sugli argomenti fumosi dell'omeopata ma pubblica una lettera (quella citata prima) che definisce "criminali" tutti coloro che negano l'omeopatia.


Egli stesso definisce quasi malato di mente, ancora in tempo per redimersi, ma ai limiti della malattia mentale lo "scettico statico". Dice il professore:
La figura dello scettico statico che non evolve ha poco senso o per lo meno è da considerarsi ai limiti di un quadro patologico. Si possono identificare in una immagine di “fondamentalismo ideologico” dove alla Bibbia o al Corano o altro libro sacro si sostituisce Medline.

L'odio per chi ragiona proviene da un medico che segue una pratica nata più di 200 anni fa e che non è cambiata nonostante i progressi enormi fatti da quei tempi e "statici che non evolvono" sarebbero "gli altri". Strano anche che nonostante questa pratica sia nata quando la medicina non esisteva (non esisteva l'anestesia o la radiologia ma non erano conosciuti nemmeno i batteri e gli antibiotici) chi la applica oggi sulla pelle del prossimo si ritiene pure "evoluto".
Un omeopata che accusa di "staticità" chi non apprezza l'omeopatia, diciamolo, è il colmo.

Sul fondamentalismo potremmo discutere se sia più "estremista" basare i propri mezzi terapeutici su Medline, banca dati internazionale della letteratura scientifica aggiornata in tempo reale o sull'Organon, il libro degli omeopati, pubblicato nel 1810, ancora oggi fonte di sapere per la cura dell'"acqua energizzata". La trave e la pagliuzza, potrebbe essere la risposta a questi misteri.
Gli omeopati in mezzo ai termini fumosi che usano per giustificare la loro pratica "impossibile" compirebbero un atto di onestà dicendo chiaramente che pretendono di curare la gente studiando ed applicando regole del 1810, si scoprirebbe così che il vero "statico che non evolve" non è chi cura con i testi del 2011 ma chi lo fa giurando che l'acqua ha poteri curativi.

Se io definissi Magnetti "ai limiti di un quadro patologico" o "criminale" immagino si offenderebbe ma chi afferma di curare le malattie per mezzo dell'acqua che possiede qualità magiche e poteri sconosciuti è più o meno "al limite di un quadro patologico" di chi afferma di curare con sostanze dotate di azione misurabile, spiegabile, ripetibile e visibile?
Chi è allora il pazzo e chi il saggio?
Chi dice di poter curare il cancro, la malaria o l'AIDS con i granuli di zucchero inventati nel 1810 o chi studia ogni giorno nuovi mezzi terapeutici?

Giustamente qualche lettore fa notare che le parole di Magnetti sono offensive per l'intelligenza umana e che se proporre l'omepatia per quello che è, un placebo, potrebbe servire ad evitare  in certi casi lo spreco di risorse, l'uso indiscriminato di farmaci, l'abuso di sostanze con importanti effetti collaterali potrebbe pure essere accettabile e rappresentare una scelta terapeutica seppur discutibile almeno comprensibile, vendere la pratica ottocentesca come medicina e scienza è davvero immorale, non etico e pericoloso.
Magnetti offende l'intelligenza dei suoi simili ma si offende solo se qualcuno prova a contraddirlo mentre non si rende nemmeno conto che le sue parole sono denigratorie nei confronti della quasi totalità della specie umana (e milioni di esseri viventi, si sa, non possono sbagliarsi...) e soprattutto nei confronti di chi pretende da un medico onestà (almeno) intellettuale.

Questa mancanza di rispetto nei confronti dei consumatori e dei pazienti, Magnetti la estende anche alla stragrande maggioranza dei suoi colleghi medici che non utilizzando l'omeopatia, a suo dire medicina efficace, mentirebbero ai propri pazienti o in alternativa sarebbero degli ignoranti e soprattutto nei confronti dei suoi colleghi omeopati il cui numero continua a citare come valore aggiunto nella dimostrazione di efficacia della sua pratica preferita. Un gesto onesto sarebbe quindi quello di porgere le scuse a tutti i pazienti che si curano con la medicina e non credono all'acqua magica o ai milioni di medici che dalla mattina alla sera si sbattono per dare sollievo a chi sta male con le medicine e sono stati definiti "criminali contro l'umanità" e pure al CICAP sul quale sono state diffuse notizie false, ma forse è pretendere troppo da chi si offende quando qualcuno chiede prove prima di somministrare granuli di zucchero per curare le malattie.
Questa è l'omeopatia in Italia.

Però i medici omeopati sono tanti, insiste Magnetti, diamogli ragione.
Insistendo sul numero dei medici omeopati (11.999 più lui 12.000) come se questo significasse qualcosa nel dibattito sull'efficacia di una medicina, Magnetti sempre per onestà dovrebbe però ricordare che in Italia esistono 14.880 operatori dell'occulto (almeno ufficialmente, raddoppiamo il numero per una cifra più aderente alla realtà), medium, cartomanti ed indovini. Più dei medici omeopati, Magnetti probabilmente con il suo metro, concluderebbe che "la gente" si fida più dei maghi che degli omeopati.
Mi aspetto allora, per coerenza ed onestà, un suo articolo sull'efficacia del pendolino nella diagnosi del cancro e di un giro di tarocchi per la cura dell'alluce valgo o in via alternativa il significato della seduta spritica nella cura della cistite ricorrente. Non abbia limiti, si evolva ed apra la mente, basta con il paradigma interessato della scienza e con questa storia dell'astronomia, Urano nel Leone ha milioni di utilizzatori soddisfatti nel mondo.
Se 12.000 omeopati decidono per partito preso che la scienza ha torto, figuriamoci 15.000 maghi.

Non si dimostri statico e non evoluto definendo i pendolini ed i tarocchi roba da ciarlatani però o sarebbe ai limiti di un quadro patologico ed un fondamentalista.
Se non dimostra coerenza in questa maniera non chieda più rispetto dopo aver insultato i consumatori, i pazienti, i medici e persino gli omeopati. Avercela con il mondo da molti punti di vista non conviene, soprattutto quando si rappresenta l'omeopatia, il collega Magnetti è infatti docente a contratto all'università di Torino, presidente dell’Istituto omeopatico italiano, direttore didattico della scuola medica omeopatica hahnemanniana di Torino, coordinatore regionale della federazione italiana medici omeopatici.
Che si sappia del livello scientifico e di cosa è capace l'omeopatia in Italia, quella seria naturalmente, prima di difenderla come pratica "efficace, dolce e naturale".

Ah, e quando Magnetti desidererà facciamo i conti e vediamo quanti nel mondo usano i granuli di zucchero e quanti le medicine, così decidiamo una volta per tutte chi ha ragione o chi è il "criminale contro l'umanità". Lui lo ha detto.

Alla prossima.

Grazie a D.M.

lunedì 14 marzo 2011

Bad Medicine: Tuskegee, lo studio infame. (4)

Alabama, 1932, storia di idiozia e cinismo.
Negli anni 30 era diffusa una malattia che mieteva vittime in tutto il mondo. L'assenza di terapie utili e la facilità di diffusione la rendevano un incubo.
Sto parlando della Sifilide (detta anche lue), malattia venerea (a trasmissione sessuale o congenita) causata dal  batterio Treponema pallidum.
Nell'uomo l'infezione da Treponema si presenta con sintomi che cambiano secondo lo stadio della malattia, prima un'ulcerazione ai genitali, poi un ingrossamento dei linfonodi, ancora un'eruzione cutanea fino a sintomi neurologici, cardiaci al fegato e generali. Può sopraggiungere anche la morte.
La malattia era molto diffusa nei primi decenni del 1400 (anche se si hanno tracce di epidemie preistoriche e molto antiche) ma l'epidemia più grave di cui vi sia traccia documentata avvenne a Napoli nel 1495 con l'arrivo dalla Francia dell'esercito di Carlo VIII. Il ritorno in patria dei francesi diffuse l'infezione in tutta Europa. Per curioso amor patrio, in Italia la malattia veniva chiamata "il male francese" ed in Francia "il male napoletano". Molte vittime anche tra i componenti della spedizione di Cristoforo Colombo in America. Le cure dell'epoca erano completamente inefficaci ed i contagi si moltiplicavano continuamente, spesso inoltre i rimedi (acido cloridrico, arsenico, decotti di piante) erano peggio del male finendo per intossicare gli ammalati. Essendo inoltre la malattia un vero e proprio spauracchio (chi aveva la sifilide era visto come un pericolo pubblico) pur di tentare la guarigione si usava qualsiasi mezzo ma nonostante questo la guarigione non si otteneva mai tranne nei casi di risoluzione spontanea. Questo fino alla scoperta degli antibiotici. Con la comparsa della penicillina, attiva nei confronti del batterio, la Sifilide scomparve progressivamente fino a diventare oggi una malattia molto rara nei paesi civilizzati.



Fu soprattutto negli anni dell'impegno militare di svariate nazioni del mondo, quindi nel periodo tra le due guerre mondiali, che i vari governi erano alla ricerca spasmodica di un rimedio per questa malattia che decimava i soldati rendendoli invalidi ai combattimenti e talvolta uccidendoli.
Per questo motivo furono diversi gli studi che teorizzavano di aver trovato un rimedio efficace contro il batterio e molti di questi studi si avviarono a diventare sperimentazioni sull'uomo. Ma come per i "farmaci" del 1400, spesso il rimedio era peggio del male e non fu raro che alcuni soggetti coinvolti nelle sperimentazioni ebbero gravi effetti collaterali soprattutto di tipo tossico (avvelenamenti). La scienza però, soprattutto nella lotta a grandi e gravi malattie, spesso ha "bisogno" di vittime.

La penicillina risolse gran parte dei problemi ed anche se soprattutto all'inizio era difficile la diffusione delle cure soprattutto tra le popolazioni più povere ed isolate, vi era la certezza di aver identificato la terapia giusta e quindi era possibile tirare un bel sospiro di sollievo.
Il governo statunitense fu forse il primo che propose la prevenzione di massa nei confronti della malattia, prima con l'identificazione dei casi sospetti e poi con la cura di quelli confermati. Attorno al 1940 negli USA la sifilide poteva essere vista con molta più tranquillità, la penicillina funzionava e non c'era più motivo di temere nè erano giustificati altri studi su terapie sperimentali.

Ma tra i tanti studi avviati e sospesi con l'avvento della provvidenziale penicillina, uno non venne sospeso. Fu un ricercatore prestigioso (John Cutler) che si battè per non chiudere del tutto la sperimentazione della penicillina ed ebbe la diabolica idea di continuarla con persone che non potevano ribellarsi e che a quei tempi contavano meno di un topolino da laboratorio.
Nessuno fermò le ricerche (che ormai erano pure inutili) ma non era questo l'aspetto peggiore della vicenda.
Si chiamava "Studio Tuskegee", l'esperimento portato avanti dal centro sanitario di Macon County,  dell'omonima cittadina dell'Alabama sede dell'università di Tuskegee. Lo scopo dello studio era quello di analizzare l'evoluzione della sifilide non curata. Per questo motivo furono selezionati 600 agricoltori di colore dei quali 399 affetti da sifilide.
Il fatto che i partecipanti allo studio fossero solo individui di colore non fu casuale, era specificato nello studio  che erano da preferire perchè economicamente e socialmente "sacrificabili". Non stupiamoci, in quegli anni negli Stati Uniti non si andava tanto per il sottile ed un atto che oggi può sembrare incomprensibile, in quegli anni appariva assolutamente normale.
In cambio della partecipazione alla ricerca, i prescelti avrebbero ricevuto assistenza medica gratuita, forniture di alimenti ed eventuali funerali gratuiti.
In una zona degli USA povera e con un altissimo tasso di analfabetismo non fu difficile trovare chi si presentasse spontaneamente per partecipare al progetto.
Lo studio ebbe inizio nel 1932, alle persone contagiate da sifilide veniva iniettato un prodotto per convincerli di essere "sotto cura" del governo americano ma vi era una tremenda realtà che quelle persone non conoscevano: il liquido che veniva loro iniettato una volta alla settimana non era un farmaco ma un placebo. Quelle persone non venivano curate ma erano convinte di esserlo.
Per controllare che tutto procedesse secondo i piani fu arruolata un'anziana infermiera della zona ormai fuori esercizio in modo da non aver grosse possibilità di scoprire che quegli individui non stavano ricevendo in realtà nessuna terapia.
Il dramma dell'assurdità dello studio fu che anche quando si rese disponibile la penicillina per curare la malattia, lo studio proseguì somministrando ancora placebo e quindi negando di fatto ogni possibilità di guarigione ai poveri ammalati. I più "fedeli" venivano addirittura gratificati con certificati di ringraziamento ufficiale.


Questo avvenne fino al 1972 quando un ex componente della commissione sanitaria di Tuskegee confessò ad un giornalista quello che stava accadendo e successivi controlli dimostrarono che era tutto vero. La notizia fece il giro del paese. L'incredulità iniziale delle commissioni governative inviate ad indagare sul fatto crollò definitivamente quando ci si rese conto che gran parte della popolazione nera di Tuskegee era stata infettata dalla sifilide. Gli uomini non curati la contagiarono alle loro mogli e le donne in gravidanza la trasmisero ai loro figli per una catena mortale e causata volontariamente dall'uomo. La sperimentazione fu quindi improvvisamente sospesa e diverse commissioni governative furono inviate in Alabama per capire cosa successe in quegli angoli remoti della provincia americana.

Negli anni successivi vennero fuori altri particolari. Furono accertati 28 individui deceduti per sifilide e circa 100 deceduti per complicanze della malattia. Le donne infette risultavano 40 ed i bambini nati con sifilide congenita erano 19.
La commissione sanitaria di Tuskegee aveva messo al corrente del suo progetto anche quella statale dell'Alabama e nessuno fermò il folle disegno che non aveva oltretutto nemmeno uno scopo. Anzi, l'unico scopo era chiaro: i componenti della commissione di Tuskegee avrebbero mantenuto il loro lavoro ed avrebbero continuato a ricevere le sovvenzioni statali per il finanziamento dello studio. Furono acquisite ulteriori e gravi documentazioni fino a quando nel 1990 la commissione governativa chiuse le indagini definendo la ricerca di Tuskegee "immorale e razzista, mal condotta, di fatto priva di efficacia".


Nel 2006 Tuskegee fu definito "lo studio più infame della storia della ricerca medica americana" e furono creati diversi organismi di controllo delle sperimentazioni mediche sugli esseri umani. Dal dipartimento della salute americano fu redatto anche il rapporto Belmont che indica le "linee guida ed i principi etici per la protezione degli individui partecipanti alle ricerche". Da quel momento le sperimentazioni sugli esseri umani sono diventate molto più restrittive e presentano una serie di regole che non permettono distinzione di razza o appartenenza etnica o religiosa nella scelta di individui partecipanti a sperimentazione di farmaci.

Nel 1994 Bill Clinton, allora presidente degli Stati Uniti d'America, chiese ufficialmente scusa alla nazione ed ai familiari delle vittime di Tuskegee, per l'assurdo ed inconcepibile esperimento, per le vite perse ed a nome dell'intera popolazione degli Stati Uniti.

Episodio sconvolgente ma evidentemente non tanto da diventare un mònito, visto che il segretario di stato degli USA, Hillary Clinton ha nuovamente chiesto scusa come aveva fatto suo marito qualche anno prima per un altro esperimento simile. Dal 1946 al 1948 centinaia di detenuti, malati psichiatrici, prostitute guatemaltechi sono stati infettati a loro insaputa per degli studi sulla sifilide e sulla gonorrea (altra malattia a trasmissione sessuale). Il governo del paese centroamericano era al corrente del fatto ed aveva autorizzato gli esperimenti.
La Clinton ha chiesto:
profondamente scusa per queste pratiche abominevoli: lo studio della trasmissione delle malattie sessuali condotto in Guatemala dal 1946 al 1948 è eticamente inaccettabile
Anche in questo caso sofferenze, morte e persone consapevolmente abbandonate al loro destino in nome di un improbabile esperimento senza logica nè vantaggi per la popolazione.
A questo punto viene da chiedersi: quante volte deve sbagliare l'uomo per fermarsi?

Alla prossima.

martedì 8 marzo 2011

La Supercàzzola

Ok, siamo nel periodo di carnevale e, come si dice, una volta l'anno è lecito andare fuori dagli schemi.
Voi direte: ma che titolo è "Supercazzola"?
Non ci crederete ma è attinente, in maniera sorprendente, con gli argomenti di questo blog.
Ora, lasciatemi ogni tanto sfogare tra un ciarlatano che dice di curare i tumori ed un altro che ruba i soldi alla gente. Anche in questo caso evito di fare nomi per non aiutare queste persone nell'attività di proselitismo e vendita di gadget per la salute.

Una delle caratteristiche degli pseudoscienziati è darsi un'aria seria, anzi seriosa, da scienziati anche quando non lo sono, pseudoscienziati, appunto. Molti profeti della salute, senza nemmeno un titolo di studio o con una formazione assolutamente distante da quella medica, si autoproclamano "ricercatori indipendenti". Il termine "ricercatore" in questo caso è autoreferente. Non vuol dire nulla, anzi vuol dire che cerchi qualcosa ma senza titolo per farlo.
Un corso di meditazione, yoga, Reiki e simili che vuole colpire il potenziale cliente non farebbe un punto affermando che inizierà un ciclo di incontri di rilassamento ed ascolto di musica cantilenante, farà molto più colpo parlando di "corso di integrazione personale e transpersonale tramite l'attivazione dei percorsi esoterici di connessione degli atomi fisici con il Prana, l'elemento che porta vita alla forma".
Che ho detto?
Nulla, ma è una bella presentazione, come una mela regalata avvolta in un foglio di carta rossa lucida ed infiocchettata diventi molto più appetibile della stessa mela avvolta in un foglio di giornale.
La supercazzola è usata in tutti gli ambiti commerciali, non sto qui ad elencarli ma quello gastronomico ad esempio, quello dei ristoranti che vogliono darsi un'aria raffinata ed esclusiva chiamando soupe à l'onion una zuppa di cipolle fatta da una cuoca energumena che proprio di raffinatezza ne ha pochissima è un esempio.
La pseudoscienza di questo trucchetto comunicativo ne fa un uso massicio. Ha pochi altri argomenti da proporre e studiare, punta tutto sull'impatto emotivo, fare colpo. Quando leggete come qualifica "ricercatore indipendente" drizzate le antenne, molto probabilmente si tratta di un ciarlatano, un venditore o un visionario.
Attenzione, anche in medicina la supercazzola ha un suo perchè.
Un medico che non sa cosa dire, che ha perso il contatto con la realtà, invece di dire "signora, lei ha una banale influenza, per questo le cola il naso di continuo...", potrebbe dire, "lei ha una sindrome da rhinovirus che provoca una rinorrea acuta e recidivante con rinolalìa conseguente a flogosi delle mucose". In questo caso però il medico non ha detto una bugia, ha solo utilizzato termini troppo tecnici per spiegare qualcosa che poteva essere semplificato in maniera evidente. Il ciarlatano al contrario tende a non spiegare nulla ed usare termini complicati solo per confondere le idee, mostrare preparazione e sicurezza, ostentare una finta competenza.
Un ricercatore è una persona che compie delle ricerche, certo, ma nel linguaggio comune e nell'immaginario di tutti noi descrive lo studioso, l'uomo di scienza. Dal punto di vista accademico il ricercatore è uno scienziato che lavora (e riceve uno stipendio) per fare ricerca. Lo immaginiamo come un uomo che lavora in un laboratorio, tra provette, libri polverosi ed alambicchi.
Ma il "ricercatore indipendente" no, lui lavora preparandosi su Google, diffonde le sue idee nel suo sito web e regala consigli pseudoscientifici dimostrando di non capire nulla di scienza. Eppure si fa chiamare "ricercatore". Fa figo, non c'è che dire.

Mischiare argomenti reali a vere e proprie balle è una tipica abitudine degli pseudoscienziati. Quando devi dare una spiegazione credibile su un argomento assolutamente improbabile o irreale, usa parole difficili, metti in mezzo qualche termine altisonante e vedrai che qualcuno ti prenderà sul serio.
I termini che ultimamente vanno di moda girano attorno al "quantistico": medicina quantistica, fisica quantistica, energia quantistica. E' un termine fondamentalmente scientifico ma che viene usato a sproposito ed in maniera assolutamente fuori contesto. La medicina quantistica ad esempio non esiste, ma dire di praticarla fornisce a chi lo afferma un'aura misteriosa, quasi da santone. Il vocabolario pseudoscientifico ha come ulteriori termini di grido anche parole come energia, vibrazione, olistico, risonanza, fotonico. Parole che in bocca risuonano come cioccolatini dolci e scioglievoli, colpiscono dritto chi li ascolta. Un "ricercatore" di rimedi vibrazionali energizzati di tipo olistico quanto-fisiognomico, è un perfetto ed inutile imbonitore ma si spaccia per grande esperto di pratiche complicate e di sicuro effetto.

Così molti "ricercatori indipendenti" usano confondere le idee di chi li ascolta (o li legge) utilizzando termini senza senso e spesso addirittura senza significato, solo per darsi un contegno, per sembrare colti, in poche parole per imbambolare il prossimo. Questo è usare la supercazzola.

Non si tratta però solo di una caratteristica dei ciarlatani improvvisati. Anche pratiche pseudoscientifiche comuni e diffuse come l'omeopatia usano spesso la supercazzola.
Parlare di memoria dell'acqua è una supercazzola.
Non esiste una memoria dell'acqua, qualcuno dimostri al mondo il contrario.
Per gli omeopati l'acqua è "informata", "energizzata", "succussa", tutti termini infiocchettati da recitare meglio con la voce impostata, che travestono da "scienziato" un semplice venditore di...acqua.
Esempi di supercazzola possiamo trovarne tantissimi e frequentando il mondo dei ciarlatani è bene conoscere e saper distinguere un discorso scientifico da una supercazzola. In un certo senso si tratta di due procedimenti opposti: io, medico, posso spiegare un concetto con termini tecnici e specialistici e non farmi comprendere per nulla. Per arrivare al pubblico ho bisogno necessariamente di "tradurre" il mio linguaggio tecnico in termini semplici, comprensibili, generali.
In poche parole so cosa sto dicendo, spiego concetti reali e scientifici e devo riuscire a comunicarlo al paziente in maniera comprensibile.

Il ciarlatano invece, al contrario, non ha idea di quello che dice, spiega concetti inesistenti e non scientifici ma per arrivare al pubblico ed impressionarlo usa la supercazzola perchè è quello che il suo pubblico cerca da lui: l'incomprensibile. Essere vaghi e complicati è la parola d'ordine.

Nel campo dei "ricercatori indipendenti" la supercazzola è fondamentale, oserei dire un segno distintivo.
Così, nel curriculum vitae di chi vuole colpire il prossimo sui suoi studi sull "acqua informata" (non è un'acqua che si è aggiornata sulle notizie di cronaca, ma omeopatia), si leggerà:
Attualmente studia e applica nella pratica clinica una metodica di analisi basata sulla percezione e la variazione dei riflessi neuromuscolari come risposta ad interrogazioni poste alla memoria inconscia del paziente
Potrei avere il dubbio che si tratti di uno stregone ed invece no, è un dentista, ora omeopata.
Chi sono i suoi assistenti?
Naturalmente un "ricercatore indipendente", un architetto che "svolge ricerche sulle condizioni energetiche e il loro riequilibrio ondulatorio ottimale negli spazi abitativi", un ingegnere che tiene lezioni "sul meccanismo d’azione del rimedio omeopatico e sugli aspetti fisici delle terapie ove non sono in gioco né le alte energie né l’aspetto chimico del rimedio" e tutta una serie di altri professionisti.

Questa foto non rappresenta nulla ma è inserita apposta per trasmettere un messaggio importante e misterioso che in realtà non esiste, è una supercàzzola fotografica

Che c'è di male in tutto questo?
Nulla.
I suddetti stanno semplicemente e sinceramente presentandosi con un po' di supercazzola in maniera da far apparire come scientifici e credibili i loro lavori e pavoneggiarsi un po'.
Poco importa se l'equilibrio ondulatorio degli spazi abitativi è una scemata o se l'acqua informata è una sciocchezza, se l'acqua olografica è un termine da fantascienza, qualcuno rimarrà impressionato da tanto sfoggio di curriculum che ci cascherà.

Cascherà in cosa?
Ma nella terapia che propone il team, perchè ogni supercazzola ha un fine, un interesse, non esiste supercazzola disinteressata, essa è nata per circuire e nel caso del team di ricercatori indipendenti la loro è una cura che:
consiste nella creazione di un rimedio isoterapico, che utilizza informazioni e segnali elettromagnetici provenienti dal soggetto, risultando pertanto altamente compatibile con il suo stesso organismo e rispettoso della sua omeostasi.
Ecco, altra supercazzola. Una terapia che non si capisce come funzioni (è una sorta di omeopatia che usa prodotti del corpo della stessa persona da "curare", per esempio saliva, sudore e peggio ancora...) ed a che cosa possa servire creata da ricercatori indipendenti che non si capisce di cosa si occupano.

Beh, qualcosa la spiegano...usando altre supercazzole, questa fantomatica tecnologia curativa:
è invece in grado di mettere in comunicazione il corpo/mente con l’ambiente in modo “pulito”, cioè non condizionato. Sarà poi l’organismo stesso, ora in grado di “mettersi in fase” o in risonanza con ciò che è presente attorno a lui e con cui è in costante interazione e interdipendenza, a utilizzare, stavolta nel miglior modo possibile, le informazioni ricevute.
Ehy, parliamo di medici ed ingegneri che scrivono queste cose eh? Cose come la spiegazione di questa "incredibile" tecnologia che:
opera sull’asse orizzontale della relazione tra corpo, ambiente e coscienza, favorendo la comunicazione tra il corpo del soggetto e il suo ambiente – esterno o interno che sia. Questo può ovviamente favorire anche un rapporto con la dimensione verticale, ovvero con i contenuti della coscienza. I conflitti e i blocchi prima eventualmente presenti, cioè, possono essere trasformati e la loro risoluzione facilitata anche tramite una modificazione della consapevolezza riguardante questo mutuo interscambio.
L'asse orizzontale? La dimensione verticale??
Ma non solo nell'uomo, anche nell'acqua, perchè in essa, la tecnologia:
produce nell’acqua biologica un effetto di “rifasamento”, ovvero attribuisce all’acqua presente nell’organismo caratteristiche elettrodinamiche e informazioni simili a quelle presenti in un corpo vivente sano.
Queste sono supercazzole d'autore.
Possono servire per distinguere una supercazzola da dilettanti da una seria e di alto livello. La supercazzola seria è quella che usa parole difficili per parlare di argomenti inesistenti e vendere un oggetto, una cura, una stregoneria.
Il "team" di ricercatori, ha inventato ed applica una cura, cioè curano le malattie con un metodo che si chiama "biorisonanza olografica" (nome sempre supercazzolato, qui in maniera eccellente), un termine che non vuol dire nulla, non ha significato scientifico e non esiste in medicina: come fanno a curare con un metodo che non esiste?
In questo caso quindi, tutte quelle supercazzole cosa volevano significare?
Materialmente, questi guaritori, con cosa "curano"?
Con un aggeggio formato da una piastra che serve a preparare i rimedi terapeutici necessari per queste incredibili cure mediante "biorisonanza olografica" ed una...sì, proprio una...mi vergogno a dirlo: una lampadina.
E la lampadina preparata con la tecnologia della biorisonanza olografica, serve a curare le malattie.
Ora, io miscredente, potrei dire che non ha senso vendere una lampadina spacciandola per rimedio terapeutico quando non esistono prove della sua azione. Ma i "ricercatori" hanno una risposta a tutto, non si sa come e perchè ma funziona.

Per concludere, è proprio questo lo scopo dei "ricercatori indipendenti", confondere l'ascoltatore, mischiare termini veramente scientifici con altri che di reale non hanno nulla, inserire in un discorso plausibile concetti fantascientifici. E' tutto un caos logorroico e mentale con un unico fine: vendere, a qualsiasi costo ma vendere, anche l'oggetto più incredibile e senza senso del mondo.

In un video su You Tube un ricercatore indipendente, con una bella spennellata di luce (prodotta dalla lampadina a biorisonanza olografica) riesce a modificare il suono di una campana tibetana.
Secondo lui la spennellata di luce rende la campana tibetana capace di emettere un suono diverso (ho anche tagliato il video in modo da confrontare i suoni).

La lampadina del video si vende. A cosa serve? Io non so dirlo (non credo solo a cambiare i suoni delle campane tibetane), uso le parole di chi la pubblicizza:
Le luci White sono utilizzate da medici, soprattutto specialisti, che trovano in esse un grosso aiuto alla loro pratica clinica. La funzione prima del White è di rendere l’acqua molto più fluida, liberandola dall’eccesso d’informazione, dai legami elettromagnetici che l’hanno resa troppo coerente. In termini pratici si tratta di rendere all’acqua la sua natura altamente vibrante in modo che possa tornare a dialogare fortemente con tutta la vita biologica e quindi anche con il corpo umano.
Si chiamano luci White e sono in vendita.


A 600 euro.

Sono lampadine.

Alla prossima.

Grazie a G. per la segnalazione

Gianni Comoretto aveva già trattato l'argomento in un suo articolo qui.


Nota tecnica: in vista delle prossima pubblicazione del dossier dedicato alla "cura Di Bella" ho inserito nella colonna a destra del blog un breve sondaggio conoscitivo (senza naturalmente alcun valore statistico). Com'è percepita la terapia Di Bella in questo momento? L'ideale sarebbe rispondere di getto, senza consultare motori di ricerca o approfondire l'argomento, il sondaggio mi serve proprio così: cosa è rimasto in Italia del "metodo Di Bella"?
E' una mia curiosità.
Sono passati molti anni dal "boom" che sconvolse l'Italia a tal punto da diventare l'argomento del giorno ma molti lettori non ricordano o addirittura non erano nemmeno nati. Rispondendo al sondaggio avrò un'idea di massima di cosa ricorda la gente e di ciò che si percepisce della vicenda a distanza di tanto tempo.
Grazie.

giovedì 3 marzo 2011

Tv canadese: omeopatia, cura o stupidaggine?

Un bel documentario della televisione canadese CBC su ciò che è veramente l'omeopatia.
Si tratta di un dossier realizzato da una giornalista che cura un programma di informazione per i consumatori canadesi e li mette in guardia da sofisticazioni alimentari, truffe, rischi ed anche di far comprendere meglio le etichette, il significato delle sigle, insomma una vera e propria trasmissione di informazione pubblica.
La puntata è presentata nella pagina del programma Market Place e si intitola, traducendo il titolo in italiano: "Omeopatia cura o stupidaggine?".
La giornalista Erica Johnson, si è occupata quindi di omeopatia ed in maniera seria, informandosi su cos'è davvero questa pratica, spiegando i suoi assurdi princìpi, facendo analizzare dei granuli omeopatici e mettendo in guardia dai pericoli che "curarsi con nulla" può provocare alla gente che non sa che l'omeopatia è solo zucchero.

Il programma è fatto bene, si pone dalla parte del consumatore (è nato per questo) e si chiede se la legge del "simile cura il simile" abbia fondamenti (non li ha, come correttamente affermato), si chiede se le "diluizioni spinte" siano ragionevoli o efficaci (non lo sono, come correttamente affermato) e soprattutto si "stupisce" di come una pratica senza alcuna base scientifica sia spacciata come tale.
Interessante il risultato dell'analisi dei due granuli omeopatici curata dal laboratorio AIMS per conto del dipartimento di chimica dell'Università di Toronto, analisi che fornisce il risultato, scontato per chi conosce questa pratica, ma che stupirà chi la usa convinto possa trattarsi di farmaci attivi: contengono zucchero. Niente altro che zucchero.

A proposito di questo, noto sempre più spesso che quando si tocca questo aspetto dell'omeopatia, molte persone non ne sono al corrente. I consumatori in generale sono infatti convinti che il granulo omeopatico sia un farmaco, "leggero e naturale" ma un vero e proprio farmaco, contenente un principio attivo e che ha tutti i canoni per avere un'azione chiara e dimostrata sull'uomo. E' tanto "scioccante" l'affermazione che gli omeopatici non contengano nulla che in molti mi chiedono "ne sei sicuro"?

Un oncologo intervistato durante la tramissione ha definito l'omeopatia "una truffa che non ha alcuna evidenza scientifica" mentre quando la giornalista ha chiesto alla responsabile Boiron spiegazioni sull'assenza di sostanze attive nei granuli omeopatici le risposte sono state le solite: "mistero", "inspiegabile", "però funziona".

La giornalista poi resta a bocca aperta (ok, non legge MedBunker) quando una venditrice di rimedi "olistici" che vende anche omeopatia, le propone le gocce omeopatiche per prevenire la poliomielite o quando una madre rivela che suo figlio è vaccinato per la poliomielite e per il morbillo ma solo con "vaccini omeopatici" (che per la medicina non esistono).
Poi c'è la clinica che cura il cancro con l'omeopatia e promette guarigione entro due settimane e questo viene confermato da un omeopata canadese: "con l'omeopatia curiamo tutti i tipi di cancro".

Ecco cosa vuol dire far passare per "utile" una pratica assolutamente improponibile, ecco perchè non faccio sconti nemmeno alla "banale" omeopatia, perchè poi c'è sempre la mamma che dice "ma io pensavo fosse efficace!" quando non lo è, per nulla.
Certo, ricordiamoci sempre che ci sono "gli omeopati seri", quelli che non curerebbero mai il cancro con l'omeopatia ma la usano solo per malanni banali. Ma se sono "banali" perchè curarli?
Misteri della fede.
Nel frattempo il presidente della società francese di omeopatia è stato condannato per ciarlataneria dall'ordine dei medici di Francia per ricorso a "pratiche non conformi alle conoscenze scientifiche attuali " con riferimento proprio all'omeopatia. Curioso per un paese che gli omeopati definiscono la patria della teoria delle diluizioni spinte.
Sembrano tutte storie già sentite decine di volte, non ci dovrebbe essere bisogno di ripeterle, ma la gente sa davvero cosa c'è dentro quel granulo quando "si cura" con l'omeopatia?
La televisione italiana avrebbe il coraggio di fare un'inchiesta come quella canadese? L'unica volta che l'omeopatia è stata descritta come è in realtà da una trasmissione di Piero Angela, un'associazione di omeopati ha addirittura denunciato il popolare divulgatore scientifico (e questo la dice lunga sugli argomenti scientifici degli omeopati) che poi è stato assolto perchè quello che aveva detto corrispondeva a verità.

Le due parti del documentario (in inglese) sono visualizzabili su You Tube qui e qui.

...e come ha detto qualcuno, "ci sarebbe ancora bisogno nel 2011 di definire senza senso una pratica che non aveva senso già 200 anni fa?".
Alla prossima.