lunedì 30 agosto 2010

Omeopatia: Abbasso la scienza! Anzi no, evviva (II parte)

Io, scettico, devo convincermi che l'omeopatia non è una pratica da ciarlatani ma una scienza seria ed una medicina efficace che pur non conoscendo perfettamente i meccanismi che la rendono utile contro le malattie, conosce i propri limiti e non pretenderebbe mai di curare malattie gravi, incurabili per la medicina ufficiale e che solo i guaritori da quattro soldi pretendono di curare. L'omeopatia è infatti utilizzata per tutta una serie di piccole patologie non gravi che possono colpire tutti noi. L'omeopatia è una cosa seria, per lo meno onesta, non robaccia da fiera dell'esoterismo quindi.
È così?
Ma anche se non credessi alle teorie omeopatiche, in fondo, che male farebbe assumere un granulo per star meglio quando vi sono piccoli disturbi legati all'ansia, all'ipocondria o allo stress? Se con un po' di acqua crediamo di star meglio ben venga quest'acqua.
Ma le cose non stanno proprio così.
Non faccio molti sconti a pratiche come l'omeopatia perché concedere terreno ad alcune pseudoscienze ritenute "inoffensive" qualsiasi esse siano, vuol dire aprire la porta a tutte, anche a quelle più crudeli e sadiche. Finché una pratica non è scientifica è semplicemente una bufala.
"Scientifico" non vuol dire necessariamente che il meccanismo di funzionamento sia chiaro e spiegato ma che i risultati siano almeno evidenti, ripetibili, misurabili.
Questo non accade con l'omeopatia.
I suoi risultati non sono mai stati dimostrati, mai ripetuti sistematicamente, mai misurati in maniera costante e per essere più precisi se l'omeopatia ha dimostrato qualche effetto, questo non è mai stato superiore a quello che si ottiene con un placebo.
Eppure questa pseudomedicina viene venduta come efficace e le giustificazioni alla mancanza di prove scientifiche sono sempre le stesse e girano attorno ad un concetto: i meccanismi di funzionamento dell'omeopatia non sono misurabili e comprensibili dalla scienza attuale e per questo i ripetuti esperimenti non riescono a percepirne l'efficacia.
Ci sono delle eccezioni. Sono gli esperimenti che questa efficacia presumono di percepirla.
Nasce quindi un controsenso: perché la scienza non può misurare l'omeopatia quando dice che non funziona mentre la misura quando dice il contrario?
Perché gli studi che non notano nessun effetto delle sostanze omeopatiche sarebbero inutili in quanto l'omeopatia non è comprensibile a noi umani di questo secolo, mentre gli studi che notano questi effetti sarebbero rivoluzionari tanto da essere "storici"?
La scienza insomma, è amica o nemica dell'omeopatia?
Per gli omeopati lo è secondo i casi.
L'omeopatia allora cura l'ansia e l'insonnia come un placebo o si spinge pure in patologie come il cancro nelle quali un placebo sarebbe dannosissimo?
Non sarebbe un po' troppo pretenzioso per i granuli con la memoria dell'acqua occuparsi di malattie gravi come i tumori?
Esistono omeopati (medici, abilitati e regolarmente iscritti all'albo professionale) che dicono chiaramente di guarire il cancro con l'omeopatia o di guarire da malattie come la sclerosi multipla o la SLA.
Sono meno ciarlatani di un Simoncini o di un Hamer solo perché... l'omeopatia non fa male a nessuno?
O sono ancora più subdoli perché pur essendo degli imbonitori si vestono da "scienziati"?

Ma gli omeopati e le associazioni omeopatiche che posizione prendono?

È stato pubblicato sull'Internation Journal of Oncology un articolo dal titolo "Cytotoxic effects of ultra-diluted remedies on breast cancer cells" ovvero "Effetti citotossici di rimedi ultradiluiti su cellule di tumore mammario".
In parole povere rimedi ultradiluiti (quindi omeopatici) uccidono (in vitro, cioè in provette non su esseri viventi) cellule tumorali di cancro mammario.
Già il titolo agita un po' lo scienziato medio. Ma come è possibile, bisognerà rivedere tutto ciò che conosciamo? Ricominciare da zero? Possibile che una goccia di acqua senza nemmeno una molecola di principio attivo dentro possa uccidere delle cellule tumorali?
Secondo lo studio sì.
Lo hanno annunciato anche alla stampa: l'omeopatia cura il cancro.

Qui lo studio originale in versione completa, qui l'abstract (il riassunto).

Uno studio di certo "non fa primavera" ma è anche vero che se le conclusioni di questo studio si mostrassero corrette e precise sarebbe un passo decisivo nella rivoluzione di almeno il 70% delle attuali conoscenze in medicina.

Sono state studiate tre linee cellulari di tumore mammario.

In poche parole lo studio evidenzia che nelle tre linee cellulari neoplastiche di tumore mammario messe a contatto con soluzioni ultradiluite (quindi a diluizioni omeopatiche) di rimedi omeopatici (in particolare Carcinosin, Phytolacca, Conium e Thuja, come specificato nello studio) hanno subìto un arresto o un ritardo della crescita (un effetto citotossico quindi, un danno) o addirittura sono morte.
Sono state trovate modificazioni nelle proteine di quelle cellule che regolano proprio la riproduzione e la crescita cellulare e questo dimostrerebbe senza dubbio che i prodotti ad alta diluizione avrebbero un effetto misurabile ed efficace.
In secondo test è stato utilizzato solo il solvente (l'alcol) ma dinamizzato, in un terzo (il gruppo di controllo) solo il solvente senza dinamizzazione.

I rimedi omeopatici quindi sarebbero efficaci contro le cellule tumorali.

Una rivoluzione quindi.
O no?
Sembra proprio di no e non sono il solo a pensarlo.
Uno scienziato statunitense che ha commentato questa ricerca ha definito i referee (la commissione che giudica ed accetta una ricerca da pubblicare in una rivista scientifica) "probabilmente ubriachi".
In generale gli omeopati più "autorevoli" sono molto critici nei confronti delle affermazioni quali "l'omeopatia cura il cancro", affermano infatti che per le malattie gravi bisogna rivolgersi alla medicina standard, un atto di onestà che non può che fare bene ma a quanto pare non sono in buona compagnia.

Questo studio infatti utilizza un "protocollo" di cura contro il cancro sviluppato ed utilizzato in India, il cosiddetto Protocollo Banerji che prevede certi ingredienti che sono poi quelli utilizzati nello studio.
Non è vero quindi che l'omeopatia non si spinge a malattie come il cancro, si spinge tanto da sperimentare protocolli già utilizzati...

E se si tirasse in ballo la storia che l'India è tanto lontana da noi e quindi le sue tradizioni non ci appartengono, vorrei ricordare che questo studio è stato pubblicizzato ed esaltato da Antonella Ronchi (coordinatrice del comitato permanente di consenso per le medicine non convenzionali in Italia):

Una ricerca di laboratorio rigorosa, condotta secondo i migliori canoni della scienza convenzionale.
Ci saremmo aspettati un'eco sui mezzi di comunicazione, non per affermare che l'omeopatia cura i tumori, s'intende, ma per segnalare che quella che viene presentata come semplice acqua fresca ha dimostrato in questo caso un'azione farmacologica misurabile.

Non per affermare che l'omeopatia cura i tumori? E per affermare cosa allora? Questa "cura" esiste già, è usata, applicata, prescritta.
Questa ricerca è attendibile e quindi l'omeopatia cura i tumori o non vale niente e quindi l'omeopatia non li cura?
La ricerca "rigorosa", condotta secondo i canoni della scienza convenzionale ha bisogno di essere studiata un po' meglio.

Si tratta di un continuo susseguirsi di imprecisioni, scorrettezze scientifiche e statistiche e soprattutto di una serie di autogol che costringerebbe un vero omeopata a nascondere in eterno questo studio...
Lo studio, scritto benino è però condotto malissimo. Non è uno studio, è un esperimento da piccolo scienziato delle scuole elementari.
Parte malissimo, gli esperimenti sono stati ripetuti due volte... due.
Per avere una minima (ma proprio minima) parvenza statistica mi sembra tutti possiamo convenire che un esperimento debba essere realizzato almeno tre volte (sono poche eh? Ma almeno quelle facciamole...).
Ma non è nulla in confronto a quello che viene dopo.

In questo studio è evidente che i preparati omeopatici mostrano identica efficacia del solvente (alcool all'87%) senza nessuna molecola di sostanza estranea al suo interno. In pratica se alcool e prodotto omeopatico funzionano 100, l'alcool da solo funziona lo stesso 100.
Questo vorrebbe dire che se metti in un flacone omeopatico bava di lumaca o cannella o nulla, questo funzionerebbe lo stesso ed allo stesso modo.
In parole ancora più povere vorrebbe dire che se somministri invece della bava di lumaca solo l'alcol che impregna il granulo omeopatico il risultato è lo stesso, ovvero l'alcol funziona come la bava di lumaca, la cannella o il nulla.
In pratica ecco dimostrato l'effetto placebo dell'omeopatia: non importa cosa somministri e come, l'effetto più o meno potente c'è lo stesso.

In realtà lo studio è fatto talmente male che non si possono trarre conclusioni né in un senso né nell'altro. Questa ricerca è semplicemente scadente.
Errori ed approssimazioni la invalidano pesantemente e per questo motivo, non è possibile confermare il risultato positivo tanto sbandierato. Quella che dal mio punto di vista è l'anomalia più grave è relativa al solvente, la sostanza cioè utilizzata per diluire i prodotti che poi diventano omeopatici e che, da solo, era utilizzato come "controllo". È stato utilizzato il metanolo, un alcool, ad una concentrazione altissima: ben l'87%.
Questa concentrazione di metanolo è talmente alta che già da sola, in maniera diretta, provoca un effetto molto tossico sulle cellule tanto che non stupisce che lo stesso effetto tossico sia stato ottenuto su cellule cancerose.
Il bello è che nello stesso studio è confermata questa incongruenza: lo stesso effetto "antitumorale" è ottenuto dal prodotto omeopatico (sostanza diluita in metanolo) e dal solvente da solo (metanolo senza sostanza).
Il metanolo è conosciuto per i suoi effetti tossici diretti al cuore della cellula tanto da causare danno al DNA e morte cellulare. Riporto dallo studio:

As shown in Fig. 1A, the solvent reduced the viability of all three cell types; the overall reduction in cells at different doses of solvent was about 30% for MCF-7, 20-30% for MDA-MB-231 and 20% for HMLE cells.

[trad: Come mostrato nella figura 1A, il solvente riduce la sopravvivenza di tutti e tre tipi di cellule ...]

Il solvente da solo quindi riduce lo stesso la vitalità delle cellule neoplastiche.

Umh, questo studio dimostra quindi che è stata trovata una nuova cura per il cancro, l'alcol.

Sciocchezze a parte, basterebbe questo enorme errore (casuale?) per chiudere il discorso ma in realtà è tutta la costruzione dello studio che è sbagliata. Statisticamente per esempio il valore è nullo. Anzi, per essere precisi non esiste elaborazione statistica, è tutto basato su percentuali e tabelle che non dicono nulla, non si riesce spesso nemmeno a capire la differenza tra un composto e l'altro visto che i riferimenti sono esclusivamente grafici. Non si parla di significatività, concetto basilare nell'analisi statistica di dati.
In tutti gli esempi si rimanda alle tabelle e chi legge dovrebbe farsi un'idea in base alle colonne ed ai grafici senza nessun elemento statistico che permetta un paragone corretto tra le sostanze utilizzate.
Per esempio la tabella numero uno: il primo riquadro riguarda l'effetto del solvente sulla vitalità delle cellule neoplastiche, i riquadri seguenti, quelli sotto, analizzano i rimedi omeopatici singolarmente.

Controlliamo la differenza tra solvente e carcinosina (uno dei componenti omeopatici "anticancro") rappresentata nei primi due riquadri della colonna: nel testo si parla di "grande differenza" ma non fornisce percentuali: mi sapete spiegare dalla tabella che differenza vedete tra per esempio la seconda colonna del primo riquadro (quella riferita a 1,25) e la stessa del secondo? Sì, una differenza sembra esserci, ma quanto? Dov'è la "grande differenza"? Di che entità è? È significativa? E rispetto alle altre sostanze (riquadri più in basso) di che entità è (se c'è) la differenza con il solvente?


Stupisce anche l'affermazione che con la cromatografia (un esame che analizza la composizione di determinate soluzioni) non vi è nessuna differenza (nessun picco) tra il solvente "succusso" (agitato, la "succussione" è un principio omeopatico secondo il quale agitare una soluzione ne attiverebbe le proprietà) e quello non succusso. In pratica stanno smentendo un cardine dell'omeopatia, la dinamizzazione dei preparati omeopatici e lo dicono pure.

The chromatogram of the untreated and treated solvents appeared identical, indicating that succussion did not cause chemical changes in the solvent.

[trad: La cromatografia dei solventi trattati e non trattati appare identica, ciò significa che la succussione non provoca cambiamenti chimici nel solvente.]

Ulteriore esempio se non bastassero i precedenti.
Discutono di analisi con microscopio a fluorescenza che dimostrerebbe una danno del DNA in cellule esposte ai rimedi ultradiluiti.
Ebbene affermano di aver testato 200 cellule ma poi non mostrano i risultati (statistici?!) di questi test ma solo delle immagini con 14 (su 200!) cellule del gruppo di controllo o 8 trattate con il rimedio omeopatico con evidenti danni del DNA. E le altre cellule dove sono finite? Hanno avuto danni o no? Perché non se ne parla più? Boh, scomparse...

Bene, ecco quindi che per gli omeopati con questo studio è stata provata l'azione dei granuli per curare il cancro.
Vi fidate?
Cosa facciamo ora con chi diceva che un omeopata che affermi di curare il cancro è un ciarlatano?
Cosa facciamo ora che questo studio conclude con:

Our study demonstrates that the ultra-diluted natural product remedies prescribed in the "Banerji protocol" induce cell cycle delay-arrest with subsequent apoptosis in breast adenocarcinoma cells.

[trad: Il nostro studio dimostra che i prodotti naturali ultradiluiti prescritti nel "Protocollo Banerji" inducono un ritardo-arresto del ciclo cellulare con conseguente apoptosi in cellule di adenocarcinoma mammario.]

Allora: questi omeopati sono ciarlatani o l'omeopatia cura il cancro?
È giunto il momento di avere il coraggio delle proprie affermazioni.
Si parla poi di un'azione farmacologica misurabile? Dov'è? Non l'hanno nemmeno misurata.

La scienza e gli studi servono o no? L'omeopatia è personalizzata o no? I suoi effetti sono misurabili o no?
Basta decidersi.
L'omeopatia deve essere valutata dalla scienza o da chi ha poteri "paranormali"?
Gli omeopati sono sempre più confusi a quanto pare ed annaspano tra improbabili ricerche, controsensi, conclusioni discordanti e giustificazioni non richieste. Sarà forse la sempre più intensa opera di informazione che mette in crisi le industrie omeopatiche?
Probabilmente sì.
Le associazioni omeopatiche sono ormai ridotte ad assumere atteggiamenti insulsi che invece di aumentare il consenso verso le loro idee ne aumentano la diffidenza.

Mi sbaglio o gli omeopati sono entrati in un circolo vizioso dal quale difficilmente riusciranno a tirarsi fuori?

...ma nel frattempo, vicino Grosseto, è stato inaugurato il primo ospedale di medicina complementare, dove i malati verranno curati con la medicina quando è il caso e con altre terapie non scientifiche (agopuntura, omeopatia...) quando invece è "bene" farlo.
Ho l'impressione però che dopo queste figuracce, la scienza che per un attimo è stata riabilitata da parte degli omeopati ma solo perché sembrava dargli ragione, tornerà ad essere loro nemica ed allora gli omeopati dovranno decidere: scienziati o stregoni?.
In realtà nemica dell'omeopatia è pure la ragione e quella non ammette scuse.
Fino a prova contraria.

Ma oggi voglio esagerare: se non fosse bastata la preziosa intervista al Prof. Boiron sull'omeopatia che come "prova di efficacia" si appella al fatto che milioni di persone usano questa pratica, è il momento di giocare in casa, noi italiani con la Francia abbiamo una rivalità storica e le dichiarazioni di Boiron ci fanno un baffo.

Sono farmaci [gli omeopatici, ndr.] che hanno "una valenza di segnale". E questo è possibile perché l'omeopatia interferisce con l'energia, perché la maggioranza di ciò che ci circonda è energia.

"Interferisce con l'energia"? Quale energia? Come interferisce? Come curerebbe interferendo con questa energia? Chi l'ha misurata? Chi e come ha misurato queste "interferenze"?
Favole, sono favole, l'"interferenza con l'energia" è un termine pseudoscientifico che è utilizzato nella vendita dei braccialetti dell'equilibrio e negli anelli dell'immortalità ed ora pure nella spiegazione dell'omeopatia.

Volete sapere chi ha detto queste cose (riassunte in quelle due frasi)?
Un cartomante? Un fachiro?
Massimo Mazzucco?
No.
È stato il presidente della GUNA, maggiore industria italiana di prodotti omeopatici. Tra energie cosmiche e terapie informazionali un altro bell'elenco di temi scientifici.
Ma quali sarebbero alla fine i vantaggi dei prodotti omeopatici sempre secondo il presidente della GUNA?
"Mancanza di effetti collaterali e reazioni allergiche, che è quello che vogliono i pazienti".

Vabbè, ma allora lo fanno apposta!
Il vantaggio dell'omeopatia rispetto alla medicina è che non fa nulla! Lo dice lui qui eh?
Il bello è che lo stesso concetto è stato ribadito dal suo collega Christian Boiron, omologo francesce alla guida della più grande industria di omeopatici al mondo: "I prodotti omeopatici sono utili perché a differenza di quelli standard non hanno effetti collaterali".
Poi qualcuno mi chiede perché non prendo sul serio l'omeopatia...

Come abbiamo visto in questi due articoli (il primo sull'argomento è qui) c'è poco da fare: quando la scienza dimostra che l'omeopatia non funziona non bisogna dargli credito perché è ancora troppo arretrata per capire, quando si fa credere che ci sia un risultato, ecco che questo diventa storico, rivoluzionario e definitivo. Abbasso la scienza o viva la scienza?
Non è che la scienza è valida solo quando sembra dare ragione all'omeopatia?
Un comportamento molto sospetto ma probabilmente sintomatico degli argomenti a sostegno di questa pratica.
Pubblicato lo studio che l'omeopatia sarebbe efficace contro le cellule cancerose ora gli omeopati dichiarino ufficialmente come la pensano: curate l'ansia o il cancro? Perché una medicina non può essere efficace quando conviene o quando cura qualcosa che può passare da sola. La medicina standard dichiara di poter migliorare l'ansia e di riuscire a curare alcuni tipi di cancro e voi omeopati?

A questo punto, visto che l'omeopatia continua ad annaspare tra ricerche improbabili, macchinari fantascientifici e cure per il cancro consiglio di affidarsi ad altro, almeno all'evidenza ad esempio alla prima conferma che l'omeopatia può salvare le vite umane.

Alexa Ray Joel, figlia del cantante Billy Joel, ha tentato il suicidio nella sua abitazione per una delusione d'amore: "voglio morire" ha detto al telefono al suo ex fidanzato. Ingerite numerose pillole di tranquillanti ha chiamato i soccorsi dicendo di avere difficoltà respiratorie.
Giunta in ospedale in apparente buona salute si è scoperto che aveva in realtà ingerito 8 granuli di un "antistaminico" omeopatico.
È stata riaccompagnata a casa in condizioni perfette tra lo stupore del personale del pronto soccorso che ha ben altri problemi da risolvere e sta benissimo naturalmente: quando l'omeopatia evita un suicidio insomma.



Alla prossima.

Ah! Vignetta sottilmente ironica:


Bibliografia e fonti:
  • http://lucmontagnierfoundation.org/montagnier/article-26-electromagnetic-signals-are-produced-by-aqueous-nanostructures-derived-from-bacterial-dna
  • http://www.sciencebasedmedicine.org/?p=2081
  • http://www.quackometer.net/blog/2009/10/why-i-am-nominating-luc-montagnier-for.html


Aggiornamento 31/08/10:

Per un eccezionale evento di sincronia anticiarlatani, anche uno dei più importanti blog sulle pseudoscienze si è occupato oggi della ricerca che ho analizzato. Il testo è in inglese ma vale la pena di leggerlo perché ci sono delle valutazioni aggiuntive davvero interessanti.

L'unica cosa che riporto qui perché ne vale la pena e dimostra cosa ha a che fare l'omeopatia con la scienza sono le parole dell'autore dello studio, Franckel.
Contattato dalla responsabile di un sito web di omeopatia, gli è stato chiesto di spiegare come mai lo studio è così povero di elementi statistici e non ha praticamente nessuna valutazione scientifica dei presunti risultati ottenuti.
La risposta deve essere letta e non vale nemmeno un commento perché si commenta da sola:

The protocol followed the same research protocol done for initial investigation of any chemotherapeutic drug as practiced in any leading cancer research institute, prior to animal studies and clinical trials [...] The statistical analysis was done on each set of experiments; due to lack of space in the journal we could not have elaborated on all the details, but the results were significant and easily noticeable [...]

[trad: ... l'analisi statistica è stata fatta per ogni esperimento: per mancanza di spazio nel giornale non abbiamo potuto elaborare tutti i dettagli ...]

Ohhh, ora è tutto chiaro: nello studio non esiste elaborazione statistica perché era finito lo spazio a disposizione nel giornale.
Domani mando una ricerca dove affermo di aver scoperto "gli occhiali a raggi X". Non inserirò il meccanismo di funzionamento perché troppo lungo e nel giornale non c'è tanto spazio, però dovete credermi tutti sulla parola.
...ma ci sono o ci fanno?

lunedì 23 agosto 2010

Aggiornamenti e notizie

Piccole notizie, aggiornamenti ed appunti.

Continua il baratro di Andrew Wakefield mentre in California i bambini muoiono di pertosse, Simoncini ed il bicarbonato giapponese, aggiornamento sulle teorie di Zamboni sulla sclerosi multipla e Christian Boiron che sta diventando il mio mito. Questo ed altro negli aggiornamenti periodici del blog.


Wakefield sempre più in basso.

Andrew Wakefield, ex medico che diffuse la notizia (falsa) di aver scoperto una connessione tra vaccini ed autismo da qualche tempo ha gettato la maschera.
Dopo la vicenda che lo vide coinvolto e che ne segnò la vita (e la dignità) l'epilogo fu la radiazione dall'albo dei medici britannici e la "radiazione" dalla scienza con il ritiro definitivo del suo studio su Lancet che avrebbe dovuto provare una correlazione tra le vaccinazioni pediatriche e l'autismo ma che si rivelò condotto con metodi eticamente, scientificamente ed umanamente scorretti e disonesti.
Da quel momento Wakefield non ha mai cercato di "rientrare" nell'ambito scientifico ma si è abbandonato totalmente alla ciarlataneria con partecipazioni a programmi di medicina alternativa, trasmissioni di ufologia e cospirazionismo, interviste con gente che parla con i defunti e vede gli UFO.
E persevera. L'ultima "ospitata" ufficiale è stata nella trasmissione di Alex Jones, l'esagitato grande guru del complottismo, uno che vedrebbe un complotto degli uomini in nero anche nel pannolino di suo figlio neonato con gli Illuminati che lo inseguono anche di notte. Wakefield nella sua deriva ufologico-complottista, negli Stati Uniti si è meritato l'appellativo di Darth Wakefield.


Che l'ex medico sia stato scorretto non si discute ma il suo comportamento degli ultimi mesi sta delineando un personaggio ed una personalità che rende ancora più ingenue le centinaia di persone che ancora credono in lui (anche in Italia) e che in nome suo si sono associate nella assurda battaglia contro i vaccini.
Se non serve nemmeno questo a far capire a chi hanno dato fiducia su temi come i vaccini e l'autismo...
Nel frattempo in California è esplosa un'epidemia di pertosse che ha registrato oltre 2500 casi (dato più alto dal dopoguerra) con almeno sette (alcune fonti riportano 6) bambini morti e tra poche settimane inizia la scuola...
Un'altra "vittoria" dei movimenti antivaccino. In fondo 7 bambini morti cosa possono essere in confronto al piacere di ostacolare gli interessi di Big Pharma?

Tullio Simoncini: il cancro è contagioso.

Vi avevo avvertito che l'argomento Simoncini sarebbe stato trattato in caso di novità. Questa non è grossa ma aggiunge, se ce ne fosse ancora bisogno, un'ulteriore goccia d'ignoranza e malafede nell'oceano di assurdità propagandate dal guaritore del bicarbonato di sodio.
Lo conoscete vero? Tullio Simoncini è l'ex medico che sostiene di guarire con il bicarbonato i tumori e che gli stessi sono causati dalla candida albicans.
Bene. Ora c'è una novità. Dal sito del suo centro "anticancro" giapponese, apprendiamo che il cancro è contagioso e che chiunque abbia a che fare con persone con questa malattia farebbe bene a vivere in mezzo al bicarbonato.
Ah, naturalmente è inutile comprare il bicarbonato del supermercato, quello non funziona.
Indovinate dove si trova l'unico bicarbonato che funziona perfettamente?
Ma nel centro anticancro di Simoncini, naturalmente dove è in vendita anche il dentifricio al bicarbonato, pagamento cash o con carta di credito. Nemmeno le televendite di Vanna Marchi avevano osato tanto.

CCSVI

Ricordate la storia del Prof.Zamboni, chirugo modenese che ha teorizzato una causa ed una possibile cura per certi casi di sclerosi multipla?
Nell'articolo che scrissi qualche mese fa dichiarai di sostenere gli studi di Zamboni, già per il fatto che questo chirurgo non ha nulla a che vedere con i ciarlatani ed i mitomani, ha ipotizzato qualcosa di plausibile in base ad alcune sue osservazioni ed ha percorso tutta la strada necessaria a validare o smentire la sua teoria.
E' chiaro che non tutte le intuizioni umane, anche le più brillanti e credibili, devono per forza essere confermate, la scienza è questa: hai un'idea, la confermi con degli esperimenti iniziali e preliminari, effettui esperimenti sempre più precisi e poi, se tutto sembra confermarsi, la sottoponi alla comunità scientifica per consentire a tutti gli scienziati del mondo di ripetere la tua esperienza e, se confermata, dichiararla corretta.
Zamboni ha ipotizzato che i sintomi della sclerosi multipla, pesante patologia neuromuscolare per la quale oggi non esiste cura definitiva, potessero dipendere da problemi vascolari (l'insufficienza venosa cerebrospinale, CCSVI) che risolti risolvevano o miglioravano anche la maggioranza di questi sintomi.
La sua osservazione si era diffusa in breve tempo anche grazie ad internet ma già agli esordi di questa storia, come spesso accade, molti cavalcarono la notizia per scopi personali.

Un altro aspetto che ho sottolineato nel precedente articolo è che davanti ad un'ipotesi così rivoluzionaria che avrebbe potuto migliorare la vita di migliaia di persone, il pericolo principale era rappresentato dall'eccessivo "entusiasmo" e dalla fretta che avrebbero potuto creare ostacoli al giusto percorso scientifico e distrarre chi stava studiando la cosa.
Putroppo ciò è avvenuto. Si sono formati centinaia di gruppi spontanei ed organizzati di persone affette da sclerosi che hanno spinto all'inverosimile per l'applicazione di questa tecnica (non ancora confermata) con richieste di sperimentazione selvaggia, raccolte fondi non autorizzate, centralini di ospedali intasati e con atteggiamenti al limite dell'isteria collettiva che non possono che danneggiare il percorso che deve fare una teoria per diventare pratica.
A questo hanno contribuito internet ed i suoi mezzi, i social network come Facebook, personaggi pubblici ed anche persone a volte senza particolari scrupoli ed altri con mentalità talmente distruttiva di gridare al complotto anche in questo caso.
Se da un lato è comprensibile l'entusiasmo di chi è affetto da questa patologia e che intravede una possibilità di cura, dall'altro è assolutamente controproducente far trasformare un'ipotesi in certezza per "volontà popolare".
Zamboni comunque continua con il suo atteggiamento sereno e non ha mai dato adito a polemiche particolari e di questo bisogna rendergliene merito. Chi nella comunità scientifica lo ha criticato ha usato principalmente due argomenti: definire troppo presto "certa" un'ipotesi ancora da provare e diffondere false speranze. Chi appoggia Zamboni ha dalla sua un argomento serio: Zamboni non ha mai sorpassato la valutazione scientifica della sua teoria e si è sempre affidato al giudizio della scienza, chi ha diffuso proclami di vittoria non è stato certo lui.

Ma a che punto è la vicenda?
Le notizie non sono ottime.
Ho seguito la storia da due punti di vista: quello scientifico attendendo ulteriori studi sull'argomento e quello "popolare" seguendo le vicende di chi questa tecnica l'ha provata sulla sua pelle.
Per quanto riguarda i risultati "pratici" mi sembra ci sia da ridimensionare tantissimo le cose. Ho letto decine di testimonianze di persone che si sono sottoposte agli esami diagnostici (ecodoppler vascolari) ed alle terapie legate a questo metodo. Davanti a molti pazienti che non hanno avuto particolari risultati, quelli che dichiarano di averne avuti elencano una serie di miglioramenti che sono compatibili sia con le normali terapie che si affrontano in questi casi (che quasi nessuno ha abbandonato) sia con il normale e conosciuto decorso "variabile" della sclerosi multipla. Questa malattia è caratterizzata infatti da periodi di aggravamento seguiti da fasi di relativo miglioramento fino al benessere temporaneo. Leggendo le testimonianze di molti pazienti queste parlavano di lieve miglioramento nella deambulazione o nell'articolazione della parola seguito da un ritorno allo stato iniziale. Altri dicevano di vedere migliorati alcuni sintomi ma per poco tempo ed altri ancora di non aver notato nessun miglioramento. Non sembrano quindi esserci particolari evidenze di risultati largamente positivi. Ma questo non basta.
Dal punto di vista scientifico il mondo si è interessato alle teorie di Zamboni e finora si è giunti alla conclusione che sono necessari ulteriori studi (e di buon livello) per porre la parola definitiva alla vicenda.

Nel frattempo altri scienziati nel mondo si sono mossi per replicare, confermare o smentire le intuizioni di Zamboni e le ultime ricerche effettuate continuano ad essere discordanti. Molti centri, anche in Italia, hanno cominciato ad applicare le idee di Zamboni per ottenere dei dati che possano chiarire che strada prendere.

Tra i più recenti uno studio svedese non segnala nessuna presenza significativa di insufficienza venosa in un gruppo di malati di sclerosi multipla. Un altro studio, tedesco, conclude la stessa cosa, nessuna presenza significativa di malformazioni venose in gruppi di malati di sclerosi multipla.
Alcuni studi invece notano come una malformazione venosa sia associata a sclerosi multipla.
Nell'ultimo congresso dell'American Academy of Neurology Zamboni ha presentato i suoi lavori ma a quanto pare la relazione non ha convinto la platea di scienziati presenti.
Ma non siamo alla fine della corsa.
Tutti gli studi e le impressioni generali non chiudono definitivamente l'argomento (anche perchè servono ricerche su gruppi molto più ampi) rimandando ad ulteriori approfondimenti per avere un'idea chiara sulla vicenda.
Questa storia è un esempio di come debba avanzare correttamente la ricerca scientifica e di come uno scienziato in buonafede agisca in maniera opposta rispetto al ciarlatano che, con un'ipotesi non dimostrata piagnucola gridando al complotto e vendendo sottobanco acqua fresca quando in realtà non sa nemmeno lui perchè la sua idea debba funzionare.

Un miracolo: chirurgico e di fortuna.

Nicholas Holderman, 20 mesi, giocava con i suoi due fratelli quando, dopo essere inciampato, una chiave dell'automobile del papà si infila nella cavità orbitaria destra per intero, penetrando fino a toccare il cervello. Il bimbo comincia a piangere ed attira l'attenzione dei genitori: che pensavano al solito "incidente domestico" di scarsa importanza. La scena presentatasi è immaginabile e nonostante la paura viene subito allertata l'emergenza sanitaria ed in elicottero il piccolo viene portato in ospedale dove vengono effettuati gli esami radiografici per stabilire l'esatta posizione della chiave:

 L'intervento chirurgico è delicatissimo ma riesce perfettamente. Sei giorni di ricovero senza particolari complicanze. Oltretutto il bimbo ha una ripresa velocissima e poche settimane dopo è in perfetta forma e non ha subito nessun danno nè cerebrale nè alla vista.


Bravi i chirurghi ma è proprio vero che nella vita ci vuole anche una buona dose di fortuna.

Ciak si opera

Ma sapete che legge stanno discutendo in parlamento?

Disegno di legge S.1067 in esame alla 12ma commissione permanente del Senato Igiene e Sanità
Dopo una serie di articoli, alcuni interessanti che hanno l'obiettivo di garantire al paziente controllo ed eventuale risarcimento di errori medici, temi affrontati molte volte, si giunge ad un articolo molto originale:

Articolo 17: Ripresa degli interventi chirurgici.

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, è fatto obbligo per tutte le strutture sanitarie presenti sul territorio nazionale di effettuare riprese audiovisive degli interventi chirurgici.

2. Ai sensi di quanto stabilito dall'articolo 7 del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, le strutture di cui al comma 1 sono tenute a fornire o a consentire la visione all'interessato o a soggetto da questi delegato, di una copia della ripresa audiovisiva del proprio intervento chirurgico.

In poche parole chi di noi sarà sottoposto ad intervento chirurgico avrà tutta la procedura ripresa e potrà rivederla in ogni momento richiedendo la copia dell'intervento.
Credo che la legge sia stata pensata per diminuire l'incidenza degli errori medici ma spero che chi la sta discutendo saprà valutarne pro e contro e saprà renderla efficace.


Due piccole considerazioni:
1) Una legge va rispettata: siamo sicuri che tutte le strutture sanitarie in Italia siano in grado di assicurare un servizio del genere quando ci sono ospedali che non hanno fondi nemmeno per i farmaci, le garze o la cartuccia per la stampante? Hanno idea i formulatori di questo disegno di legge dei costi di un sistema di ripresa audiovisivo in una sala operatoria?

2) La privacy del paziente sarà rispettata? E come?
Non dimentichiamo che quando si opera una persona questa è totalmente inerte e incosciente (nella maggioranza dei casi) e spesso nuda, "riprendere" un corpo non cosciente, è etico ed accettabile?
In più: è il caso di cedere a tutti le riprese o forse è più giusto darle solo a chi ne fa richiesta (esattamente come per le cartelle cliniche)? Inoltre: a chi sarebbe affidata la conservazione delle immagini? Chi può rivederle? Quanti dubbi...

La legge avrebbe quindi come scopo quello di ridurre gli errori medici, di esaminare le procedure e di controllare, in caso di controversia, come si siano svolti realmente i fatti.
Da parte mia sono favorevole a questa possibilità. Intendiamoci, non si tratta di una novità. Tantissime sale operatorie sono già attrezzate e tante riprendono i loro interventi chirurgici.
Per alcune operazioni la conservazione delle immagini è molto agevole. Per esempio negli interventi "endoscopici" che utilizzano telecamere, luci e monitor per visualizzare l'interno del corpo del paziente e svolgere l'intervento, si tratta semplicemente di premere il tasto record del registratore. Qualcuno ha ancora l'obsoleto videoregistratore ma quasi tutti sono ormai forniti di masterizzatore di video digitali di ottima qualità.

La ripresa degli interventi chirurgici quindi non è una novità o una rivoluzione.
Spesso i casi più particolari sono ripresi per poi rivederli, studiarli o "ripassarli" con calma, studiarne i particolari, i passaggi, i tempi chirurgici "a freddo".
Altre volte l'uso è didattico. Si riprende un intervento chirurgico standard per mostrarlo agli studenti o a chi partecipa ad un corso di formazione.
L'uso per la cessione al paziente non è comune...anche se ho conosciuto un collega che ne aveva fatto quasi un business: dopo l'intervento chiedeva ai pazienti se volevano il DVD con le riprese dell'intervento alla modica cifra di cinquanta euro, alla faccia dell'imprenditoria ed aveva anche una discreta richiesta.

In questo caso dunque gli unici problemi sono a mio parere quei due che ho sottolineato: l'organizzazione da parte delle strutture meno "importanti" ed il rispetto della privacy del paziente.
Secondo me, visto che l'uso didattico, educativo e di archivio esiste già da tempo, l'ultima parola spetterebbe a chi potrebbe essere un giorno il soggetto delle riprese: il paziente.
Quindi a questo punto chiedo a voi: vi piacerebbe rivedere l'intervento chirurgico che vi riguarda?
Lo rivedreste volentieri?
Vi sembra una proposta utile? Potrebbe servire a ridurre gli "incidenti in sala operatoria"?
Di sicuro questa è l'unica occasione nella quale non vi auguro assolutamente di essere protagonisti.

Le ricerche scientifiche che tutti aspettiamo

Tra i milioni di studi scientifici archiviati nei database medici ne esistono alcuni davvero singolari ed ho in preparazione un articolo che ne conterrà alcuni curiosi, incredibilmente stuzzicanti ed altri assolutamente inutili. A volte ci si chiede perchè uno scienziato perda tempo per studiare un'idea o un argomento che appare non solo del tutto ininfluente dal punto di vista scientifico ma anche completamente privo di interesse. Eppure anche argomenti che ci sembrano noiosi o non importanti possono servire come "case report", forniscono cioè una descrizione di un caso medico ad esempio, talmente raro che trovarne traccia in una ricerca è già qualcosa.
Se vi dicessi che c'è chi ha studiato i danni che possono subire i mangiatori di spade (già, gli artisti che ingoiano spade in attrazioni da circo o da strada), vi sembra troppo incredibile?
Eppure è successo e lo studio è stato pubblicato nel BMJ (British Medical Journal) che in medicina è tra le riviste più prestigiose ed importanti.
Sono stati intervistati (per studiarne le abitudini, le tecniche e gli incidenti) 46 mangiatori di spade di nazioni diverse, tutti dell'associazione internazionale dei mangiatori di spade (ah...esiste...) ed è emerso che questi artisti corrono diversi rischi reali, soprattutto di lesioni all'esofago, allo stomaco e con un aumento del rischio quando vengono aggiunti "abbellimenti" all'esibizione o quando esiste già un'altra lesione. Questi danni possono essere davvero gravi e mettere a repentaglio la stessa vita e questo è stato documentato da altri studi. A quanto pare però i danni subiti hanno una prognosi migliore ed una guarigione più veloce dei danni provocati da corpi taglienti da persone che non fanno questo lavoro.
E voi credete a questo punto che non esista chi ha studiato i danni di chi ascoltando musica heavy metal agita violentemente la testa con un movimento tipico (in inglese head banging) ?
Esiste eccome.
E' stato visto che il veloce e violento movimento dall'alto verso il basso di molti appassionati di questo genere di musica causa danni alla colonna vertebrale a livello cervicale, la conseguenza più tipica è il dolore ma l'età di chi pratica questa "danza" è tipicamente giovane e quindi il recupero è piuttosto veloce. E' ancora più curioso sapere che uno studio consiglia a chi pratica l'head banging di rallentare i movimenti, muovere la testa ogni due battute invece di una, preferire l'ascolto di musica meno "aggressiva" e di usare protezioni per la colonna cervicale mentre si compiono le "acrobazie".
Interessante eh?
Beh, sicuramente molto più dello studio che ci fa sapere che chi crede di essere posseduto da un demone ed in particolare chi afferma di aver avuto rapporti fisici con il demonio è affetto da cacodemoniomania. Anche questo è un caso riportato in letteratura medica.

Ancora Boiron con l'omeopatia.

Christian Boiron chef dell'omonima industria che rappresenta il leader mondiale nella produzione di prodotti omeopatici non finisce mai di stupirci e comincia a diventarmi simpatico, almeno perchè non ha peli sulla lingua (o li ha, ma sono molto diluiti) ed evita i fumosi ed incomprensibili giri di parole dei suoi colleghi omeopati che parlano tanto ma non spiegano nulla. Lui va al sodo.
Fa capire chiaramente che l'omeopatia non ha nessun motivo di funzionare e non ha nemmeno la certezza, che possa funzionare, eppure tantissime persone la usano.
Sapete che vi dico?
Questa persona mi piace. Non sono ironico.
Vende l'omeopatia per quello che è: un placebo che può far bene a tante persone con malattie psicosomatiche o che non hanno bisogno di alcuna terapia.
Se tutti gli omeopati facessero così, credo non avrei nulla in contrario sulla divulgazione di questa pratica.
Tanto per essere chiari, Boiron ha rilasciato un'intervista nel 2008 che è da rileggere, in quanto in alcuni passi è davvero illuminante.
Una frase come "se prendiamo alcuni medicinali allopatici abbiamo una quasi certezza di azione, mentre con i medicinali omeopatici non abbiamo questa certezza, abbiamo solo una percentuale di chance, di funzionamento" potrebbe essere stata scritta dal più incallito antiomeopata del mondo ed invece sono state pronunciate da Christian Boiron, da notare che "chance" in francese vuol dire anche "fortuna"...come dire, se ti va bene funziona altrimenti no.

Ma anche "la chance dell' omeopatia è che non ci sono quasi mai effetti indesiderabili, la difficoltà è che non siamo mai sicuri dell' efficacia" è una frase da incorniciare.
Dopo aver ammesso che l'unica prova di efficacia dell'omeopatia è il fatto che la usino in tanti ed aver confessato di utilizzare farmaci "veri" per curare le sue malattie, Boiron sembra il più onesto degli omeopati, in fondo con le sue dichiarazioni riesce a spiegare meglio di mille antiomeopati la vera essenza della disciplina hannemanhiana, informazionale, quantistico-vibrazionale, infinitesimale, omeopatica o tradotta in parole povere: acqua.

Bravo.

Alla prossima.

martedì 17 agosto 2010

Ciechi ai cambiamenti

Traduzione dell'interessantissimo articolo di Steve Novella. Si parla di attenzione, percezione e "cecità ai cambiamenti".
Quante volte ci è capitato di non percepire differenze in una scena che è necessariamente diversa da quella che conosciamo?
Un testimone di un fatto delittuoso è attendibile?
Registriamo davvero tutto quello che vediamo?
Quando non focalizziamo l'attenzione in quello che ci interessa, cosa resta nella nostra memoria?
Sono domande interessantissime alle quali molti scienziati tentano di dare una risposta.

Noi esseri umani notiamo più facilmente un oggetto aggiunto o rimosso da una scena o facciamo più caso ai cambiamenti del contesto (colori, luminosità...)? Sono le "teorie del contrario e del sottosopra".

Leggiamo l'articolo di Steve Novella per capirne un po', poi qualche esempio per vedere chi di noi è davvero attento e chi invece è distratto per natura. Molte nostre distrazioni sono "biologicamente" prestabilite perchè il cervello memorizza solo ciò che ci interessa e più facciamo esperienza maggioramente le informazioni memorizzate sono catalogate ed archiviate nei meandri della mente. Quando ricordiamo una scena vissuta tanti anni fa, quasi sempre ne ricordiamo solo gli aspetti importanti e che ci interessano cancellando definitivamente il superfluo o ciò che non è importante ai fini del ricordo in senso stretto.

Cecità ai cambiamenti.

(di Steve Novella MD


Il fatto che non avvertiamo tutto ciò che vediamo non ci dovrebbe sorprendere. Questa esperienza la facciamo tutti regolarmente, c'è una grandissima quantità di informazioni nel nostro campo visivo ma prestiamo attenzione solo ad una sua piccola parte. Se però contemporaneamente qualcosa lampeggia o si muove o cambia abbastanza drasticamente, può catturare la nostra attenzione. È interessante notare che, nonostante la nostra esperienza conosca i limiti della nostra attenzione visiva, le persone tendono a sovrastimare la capacità di avvertire i dettagli ed a volte si sorprendono quando un particolare importante passa inosservato.
Ecco qualche simpatico esempio di quello che i neuroscienziati chiamano cecità ai cambiamenti.

La cecità ai cambiamenti è la mancanza di notare un modifica di ciò che accade nel nostro campo visivo.

Essa è strettamente connessa ma distinta dalla cecità da distrazione, che è la completa incapacità di avvertire un elemento (non specificamente una modifica).

Gli scienziati hanno esplorato la natura della cecità ai cambiamenti.
Per inciso, sono sempre stupìto dall'approfondimento dei dettagli che è possibile trovare in qualsiasi questione strettamente scientifica. Sembra che vi sia quasi sempre un piccolo gruppo di ricercatori che hanno scavato ad incredibile profondità anche il più piccolo problema. E questo è quello che ho trovato in letteratura sulla cecità ai cambiamenti.
Credo di essermi fissato sui temi principali di questa ricerca stimolato da un recente studio che ha usato il computer per aiutare a produrre test più precisi sulla cecità ai cambiamenti.

Al contrario contro sottosopra

Come per tante questioni scientifiche esistono opinioni diverse che contengono tutte una parte di verità.
Nella cecità ai cambiamenti le due opinioni  sono descritte come l'ipotesi del contrario e l'ipotesi del sottosopra, riferendosi a quello che è il cambiamento di una scena che afferra la nostra attenzione.

La teoria "al contrario" riguarda la nostra comprensione del contesto di una scena. Nell'ultimo studio si propone l'esempio della ricerca di un computer in una foto di un ufficio. La nostra attenzione va alla scrivania, perché ci rendiamo conto che è lì che un computer è più probabile che si trovi.
La teoria del "sottosopra" si concentra sulla rilevanza visiva di ciò che compone l'immagine come il contrasto, il movimento e la luminosità, i componenti più elementari del processo visivo.
Sembra che siano coinvolti tutti questi processi. Secondo il nostro obiettivo utilizziamo l'esperienza "al contrario" di ciò che dovrebbe esserci nella scena per cercare qualcosa di interessante. Ma anche in mezzo a una tale ricerca la nostra attenzione può essere attratta da un oggetto ad alto contrasto o qualcosa che inizi a lampeggiare nel nostro campo visivo.
Ciò ha senso da un punto di vista funzionale, abbiamo bisogno di bilanciare la nostra abilità di concentrare la nostra attenzione visuale ma anche di accorgerci di cambiamenti importanti nel campo visivo.
Questo però è anche un compromesso come molte funzioni biologiche.
Più ci concentriamo nei dettagli, meno ci accorgiamo dei cambiamenti, più controlliamo la scena generale meno focalizziamo i dettagli ed il contesto.
Abbiamo risorse visuali e processi cognitivi davvero limitati e li sfruttiamo al bisogno ma non possiamo fare tutto. Di questo probabilmente ce ne accorgiamo nella vita di ogni giorno.
A volte si può essere concentrati in qualcosa ed essere del tutto disattenti rispetto agli eventi attorno a noi, è quella che possiamo chiamare distrazione. Altre volte si può essere in allerta ed attenti a tutto ciò che ci succede attorno.

In ogni caso i ricercatori dibattono sul contributo del "contrario" e del "sottosopra" nella cecità ai cambiamenti. Gli studi recenti forniscono al dibattito due contributi.
Per prima cosa notano che le ricerche che si sono concentrate sul contributo del fattore "al contrario" sono state contaminate involontariamente da quelle "sottosopra". Per esempio, quando un oggetto è rimosso manualmente da un'immagine o scambiato con un altro (e questo è un cambiamento "al contrario"), le caratteristiche dell'immagine (contrasto, eccetera) possono essere state inavvertitamente alterate.
Per questo hanno proposto un algoritmo computerizzato per fare dei cambiamenti ad una scena senza cambiare le caratteristiche ambientali dell'immagine e quindi separare meglio queste due variabili.

Studi al computer

Ciò che è stato fatto era mostrare una scena poi una piccola pausa e di nuovo quella scena con un piccolo cambiamento.
E' un test con un'oscillazione (la pausa, ndt) e la ricerca ha dimostrato che è più difficile notare i cambiamenti in una scena con una pausa in mezzo rispetto ad una senza pausa. L'oscillazione disturba la nostra capacità di notare il cambiamento. Qui c'è un esempio. (nota del traduttore: il cambiamento è piccolissimo ed io non sono riuscito a trovarlo. Arreso, mi sono fatto aiutare ed ora so cosa cambia). Con il perfezionamento del metodo gli autori hanno notato che la gente fa più attenzione all'aggiunta o alla rimozione di un oggetto da una scena piuttosto che al cambiamento di un colore.

Conclusione

I dettagli di questa ricerca sono interessanti e possono portare ad applicazioni pratiche, come alla progettazione di segnali stradali che possano attirare maggiormente l'attenzione dei guidatori. Potrebbero essere usati anche dalle compagnie pubblicitarie per preparare spot ed annunci che richiedono la nostra attenzione e l'attenzione dei consumatori è una merce che le aziende pagano per ottenere.

Per molte persone comunque è importante un'immagine appariscente, abbiamo una capacità limitata di focalizzare i dettagli o i cambiamenti in questi dettagli.
Oltretutto ci fidiamo troppo delle nostre possibilità.
Questo si può estendere alla memoria così come all'attenzione dei nostri sensi. Questo eccesso di fiducia causa molti equivoci, come riporre eccessiva attendibilità in un testimone oculare. Contribuisce anche all'evidenza aneddotica che costituisce le argomentazioni di molte credenze paranormali. Quanto la gente vede uno strano oggetto nel cielo ad esempio e pensa sia un'astronave aliena oppure un qualsiasi altro mistero, sono generalmente troppo fiduciosi nella loro capacità di aver notato dettagli tanto importanti che potevano condurli ad una spiegazione più banale.
Comprendere la cecità ai cambiamenti inoltre, è importante per l'umiltà che contraddistingue il punto di vista scientifico e scettico. E' utile anche per tirare fuori dai guai i propri mariti quando non notano il nuovo colore dell'acconciatura della moglie.
Beh, forse no...

==


Ed ora qualche piccolo esempio.
Alcuni di voi li conosceranno in quanto sono abbastanza noti chi non li conosce invece potrà scoprire quanto siamo distratti.
I video sono in inglese ma non è importante ciò che si dice quanto ciò che si vede (e che non si vede).
Tra i più noti la partita di basket ed il trucco della carta che cambia colore ed un terzo video segnalato nei commenti da Riccardo che merita di essere visto. Gli stessi video contengono la "soluzione".  Buona visione.

La partita di basket:
quanti passaggi fanno i componenti della squadra bianca?





Il trucco della carta che cambia colore (da Quirkology): un gioco di prestigio con sorpresa finale.








Chi è l'assassino?
Un video eccezionale che fa barcollare il significato del termine "testimone oculare":








Alla prossima.

Traduzione dell'articolo Change Blindness di Steve Novella pubblicato nel blog Neurologica Blog e tradotto con l'autorizzazione dell'autore.

giovedì 12 agosto 2010

Omeopatia: Abbasso la scienza! Anzi no, evviva (I parte)

Quando si chiede ad un omeopata il motivo della mancanza di importanti riferimenti scientifici a sostegno delle sue teorie gli argomenti utilizzati per rispondere sono principalmente due, l'omeopatia:
  • ha un effetto individuale non generale, personale, differente da una persona all'altra e non è quindi possibile creare gruppi di studio sulla popolazione generale
  • non ha effetti misurabili scientificamente perché funziona tramite concetti non ancora chiari alla scienza o che la stessa non è ancora capace di rilevare con gli strumenti che oggi possiede
Se la scienza non ha mai dimostrato le teorie ed i presunti risultati dell'omeopatia c'è poco da fare, si entra nella leggenda, almeno relativamente alle conoscenze scientifiche odierne. Quando una pratica è indimostrabile ed inspiegabile cos'è se non un fenomeno paranormale?

Qualcuno risponde: mille anni fa anche i fulmini erano "fenomeni paranormali" (tanto da essere visti come manifestazione divina) ma i fulmini esistono, si vedono, hanno un effetto oggettivo.

Se si pensa che l'accostamento omeopatia paranormale sia azzardato, basterà chiedere ad un omeopata proprio questo: come funziona l'omeopatia?
Risponderà con ulteriori domande o ancora peggio, con argomenti irreali (quando non surreali), dalla memoria dell'acqua, all'energia quantica, dalle vibrazioni cosmiche ai campi magnetici, tutti concetti molto esotici ma che in medicina sono pseudoscienza. Si arriva a giustificare l'efficacia dell'omeopatia con frasi come "se la usano tante persone, evidentemente funziona" imitando gli astrologi che così giustificano l'astrologia. Non esistono altri argomenti, provate pure.
Naturalmente la scienza da tutta questa storia ne esce a pezzi.

Che poi si tenti di vendere l'omeopatia con nomi più eleganti o ammiccanti ("terapia informazionale" oppure medicina a dosi imponderabili) cambia poco nella sostanza che è talmente diluita da scomparire completamente.
Ma gli omeopati insistono non si danno per vinti e per loro c'è sempre speranza, (ed in fondo c'è per tutti, se si dimostrasse che una pratica oggi antiscientifica si dimostrasse efficace) nonostante per primi non riescano a capire come funzionino i loro rimedi né perché, nonostante non sappiano distinguere un granulo omeopatico da uno di zucchero ogni tanto esce fuori un nuovo studio rivoluzionario che finalmente dimostra in maniera "incontrovertibile" gli effetti di questa pratica.
Gli omeopati non parlano di scienza, non fanno affidamento sui metodi scientifici e disprezzano la scienza che paragona l'omeopatia al placebo ma al momento di darsi ragione la scienza diventa attendibile, credibile e "rivoluzionaria" finendo per definire "storica" ogni ricerca, ogni studio che sembra appoggiare le teorie omeopatiche. Di studi "storici" e "rivoluzionari" nel tempo ne sono usciti centinaia quindi, ma chissà perché ancora l'omeopatia la sua storia scientifica deve scriverla dall'inizio e resta una pratica da dimostrare.
È curioso come la scienza non conti nulla quando dice che l'omeopatia non esiste mentre conta tutto quando conviene.
In questi mesi di "rivoluzioni" ne sono uscite due.

La prima è nientedimeno opera di Luc Montagnier, premio nobel per aver isolato il virus HIV.
Luc Montagnier ha affermato che, in base a certi suoi esperimenti, poi pubblicati in una rivista scientifica, ha avuto la prova dell'esistenza dei princìpi dell'omeopatia.

Dimostrare l'omeopatia non sarebbe solo una rivoluzione medica ma rivolterebbe come un calzino la chimica, la fisica, la biologia e tutti i campi che funzionano grazie a queste scienze. Più di una rivoluzione: si dovrebbero rivedere le conoscenze di secoli applicate continuamente, conoscenze che ci permettono di vivere, curarci, muoverci, progredire.

Lo studio (aggiornamento: l'articolo è scomparso dall'indirizzo originale, provare qui) si intitola: "Electromagnetic signals are produced by aqueous nanostructures derived from bacterial DNA" cioè "Segnali elettromagnetici prodotti da nanostrutture in acqua derivate da DNA batterico".
In poche parole secondo Montagnier (che ha realizzato degli esperimenti illustrati nel suo studio) batteri patogeni (solo quelli patogeni e solo per l'uomo) "ultradiluiti" in provette piene d'acqua (quindi una sorta di omeopatia) emanerebbero dei segnali (elettromagnetici) che sembrerebbero provenire da "residui" di tali batteri (questi residui sarebbero delle "nanostrutture", quindi strutture piccolissime forse molecole, DNA per Montagnier) dando prova della loro presenza nonostante l'ultradiluizione. Sarebbe, se dimostrato reale, un dato scientificamente molto interessante.
Lo studio è attendibile? Dal nome dell'autore si penserebbe di sì, ma non fermiamoci all'apparenza, andiamo a controllare.

Si tratta della testata: Interdisciplinary Sciences: Computational Life Sciences. Non molto conosciuta (diciamo pure sconosciuta...) a dire la verità... e non è neppure una rivista di medicina...
Si tratta di una pubblicazione che ha base in Cina, strana cosa: la Cina non ha una grossa tradizione scientifica, anzi, diciamo che scientificamente la Cina è in uno stato pessimo, purtroppo il regime in carica non permette la libera circolazione del pensiero scientifico e permette solo ciò che è gradito, tanto che non esistono in Cina pubblicazioni mediche con "fallimenti" o risultati di inefficacia di un farmaco, vanno in stampa solo i successi. Pazienza, l'editore cinese lasciamolo stare anche se Montagnier poteva scegliere di meglio per una ricerca di questa portata.
Controlliamo allora il comitato editoriale, se prestigioso saprà garantire la serietà e l'attendibilità (e l'imparzialità) che richiederebbe un lavoro scientifico di un certo livello (se poi parliamo di rivoluzione della scienza, la serietà e l'attendibilità sono il minimo che ci si aspetti).
Chi è quindi il direttore editoriale della rivista?
Ma... è Luc Montagnier. È lui stesso in persona!
L'arbitro è la stessa persona che gioca la partita insomma...


Lo studio sarebbe stato realizzato dalla fondazione Luc Montagnier, fondazione scientifica che finora ha realizzato in tutta la sua esistenza ben due studi, questo ed uno sull'uso della papaya fermentata per la prevenzione dell'influenza. Umh... quanta approssimazione però.
Anche formale: il contatto del responsabile della ricerca è una mail di Yahoo.
Bah, sembra un articolo di un blog più che una rivoluzione scientifica.

Ma lo studio, prima di essere pubblicato, è stato controllato? Qualcuno ha studiato i particolari, le affermazioni, i metodi?
Tutte le riviste con un minimo di serietà lo fanno (o si rischierebbe di pubblicare una ricerca sugli asini che volano dimostrando che sia possibile) ed in genere questa operazione richiede mesi, tanti mesi (chiunque pubblichi ricerche su buone riviste scientifiche sa che il "tira e molla" per far arrivare uno studio alla pubblicazione è a volte estenuante, passano anche 8-12 mesi prima della pubblicazione, con continui rinvii, richiami, correzioni, appunti... a volte troppo puntigliosi...), insomma, chi ha controllato lo studio, ha controllato bene? A quanto si vede non tanto, visto che dal momento del ricevimento a quello della pubblicazione, sono passati 3 giorni (tre!)... Lo studio inoltre non è per nulla scritto nello stile dei lavori scientifici (che sono divisi in sezioni differenti che elencano i materiali ed i metodi utilizzati, una discussione sul lavoro, i risultati e le conclusioni). Qualcuno mi ha anche fatto notare diversi errori ortografici.

Ma lasciamo perdere per un attimo questi scivoloni "formali" andiamo al sodo. Schematicamente spiego la procedura utilizzata da Montagnier per dimostrare che l'acqua avrebbe una memoria.
Montagnier ha agito così: ha preso una provetta contenente un batterio il Mycoplasma Pirum. Ha filtrato il liquido in modo da ottenere alla fine un liquido sterile, senza Mycoplasma, acqua quindi almeno ufficialmente.

A questo punto però avviene qualcosa di miracoloso: quando l'acqua sterile viene posta in incubazione per 2-3 settimane, ecco ricomparire il batterio.

when the filtrates were incubated for two weeks (100 nM filtrate) or three weeks (20 nM filtrate) with a culture of human activated T lymphocytes, the mycoplasma was recovered in the medium with all its original characteristics as previously observed.

[trad: quando i filtrati sono stati incubati per due settimane (filtro da 100nM) o tre settimane (filtro da 20nM) con una coltura di linfociti T umani attivati, il mycoplasma è stato rinvenuto nel mezzo di coltura con tutte le sue caratteristiche originali osservate precedentemente.]

Sono due le cose: o abbiamo assistito alla creazione della vita dal nulla o in quel liquido "sterile" c'erano ancora batteri che poi si sono riprodotti e quindi l'acqua proprio sterile non era. Oppure, e qui c'entrerebbe la fantomatica "memoria dell'acqua", i batteri non c'erano più ma era rimasta la loro traccia nel solvente. Uno scienziato serio per prima cosa avrebbe cercato di capire il motivo di quella presenza: una contaminazione? Un errore nel metodo? La procedura che in una delle sue fasi non era corretta?
Montagnier non si è posto queste domande ed è andato dritto fino alla "memoria dell'acqua".

L'esperimento procede. Questi due filtrati (che quindi contenevano tracce dei batteri, particelle, che Montagnier identifica come DNA) sono stati utilizzati per testare l'emissione di onde elettromagnetiche.
Diluiti i fluidi e messi in provetta (ed agitati, "dinamizzati", procedura tipica dell'omeopatia) a diluizioni decimali (indicate con il simbolo D) successive (non centesimali, che sono quelle tipiche dell'omeopatia, indicate con il segno C) sempre più alte, fino a 15-20 sono stati posti nel macchinario che doveva misurarne le emissioni.

Avevamo quindi per riassumere delle provette contenenti dei liquidi composti dal filtrato della coltura di Mycoplasma diluito in maniera crescente per ogni provetta (D1, D2, D3, ecc...).

Si procede quindi con la misurazione delle onde emesse dal contenuto delle provette.

Per misurare l'emissione di onde elettromagnetiche da parte del liquido diluito, il medico francese ha utilizzato un macchinario inventato da Jacques Benveniste (che Montagner, suo amico, definisce come il suo maestro).

Quando si effettuano misurazioni fisiche, soprattutto molto raffinate (come sarebbe richiesto da una ricerca di questo tipo) è bene affidarsi a macchine precise, con bassissima possibilità di errore e con meccanismi altamente affidabili.
Montagnier si è affidato a questo:


Una bobina di filo di rame, un cavetto che la collega ad un amplificatore che a sua volta, tramite un altro cavetto è collegato ad un computer. Un programma di analisi dei suoni registrava le onde elettromagnetiche.

Guardando il "macchinario" si nota subito che si tratta di un vero e proprio "trabiccolo". Cioè, il Nobel Montagnier misura le onde elettromagnetiche emesse dalle sostanze praticamente con una radiolina amatoriale che sembra costruita da un bambino con "il piccolo elettricista"?
Assurdo.
Il bello è che Montagnier ha pure brevettato il macchinario e si sta accapigliando con un altro inventore che dice di essere stato lui il primo ad ideare la macchina che "registra" le onde elettromagnetiche emesse dalle provette. L'ufficio brevetti ha chiesto a Montagnier di inviare spiegazioni e documentazione precisa per quello che sembra un macchinario inutile ed ha respinto la richiesta di registrazione.

Dal punto di vista tecnico (elettronico) lo scienziato ha effettuato una sorta di "taglio" dei disturbi esterni basandosi sulle frequenze delle onde percepite e tutto il resto era (secondo lui) emesso dai liquidi diluiti nelle provette.

Se poi quella bobina di rame percepiva radio Maria o la TV svizzera poco importava, c'erano dei segnali e questi provenivano dal DNA (ipotizza Montagnier) dei batteri.
Montagnier ha concluso quindi in maniera del tutto arbitraria si trattassero di "segnali" inviati dal DNA batterico che era nella provetta prima della filtrazione.

Nello stesso studio Montagnier esegue un altro esperimento (in un solo studio due esperimenti diversi, inusuale...): una soluzione diluita contenente batteri ultradiluiti "trasmette" a distanza (una sorta di "telepatia" chimica) le sue proprietà ad un'altra soluzione non contenente batteri. In pratica ogni sostanza "comunica" con tutto ciò che ha attorno. Non approfondisco anche questo "esperimento" o mi perderei.
In ogni caso questo secondo esperimento di Montagnier ricalca quello di Benveniste che concluse tristemente la sua carriera affermando di poter registrare le emissioni di sostanze in diluizione omeopatica e poi inviarle via mail all'altro capo del mondo dove queste emissioni venivano "avvertite" da altre sostanze.

Torniamo al primo esperimento.
Il computer quindi ha registrato delle onde elettomagnetiche e Montagnier ha concluso che queste provenivano dalle provette contenenti residui di DNA batterico ultradiluito (quindi più o meno una sorta di preparato omeopatico).
Ma andiamo ad analizzare qualche particolare.
Nello studio è scritto che le diluizioni più basse non emettevano segnali e nemmeno quelle più alte. I segnali venivano registrati solo in caso di diluizioni relativamente basse (come la 10-8)

The frst low dilutions were usually negative, showing the background noise only. Positive signals were usually obtained at dilutions ranging from 10-5 to 10-8 or 10-12. Higher dilutions were again negative.

[trad: Le prime diluizioni più basse sono state negative e mostravano solo rumore di fondo. Sono stati ottenuti segnali positivi a diluizioni comprese tra 10-5 e 10-8 o 10-12. Diluizioni più alte sono state nuovamente negative.]

Questi segnali, duravano molte ore, a volte anche 48:

We have studied the decay with time of the capacity of dilutions for emitting EMS, after they have been removed (in mumetal boxes) from exposure to the excitation by the background. This capacity lasts at least several hours, some time up to 48 hours, indicating the relative stability of the nanostructures.

[trad: Abbiamo studiato la durata di tempo dell'emissione di onde elettromagnetiche (EMS) da parte delle diluizioni, dopo essere state rimosse (in contenitori di mumetal) dall'esposizione dell'eccitazione da parte dell'ambiente. Questa capacità dura almeno molte ore, a volte 48, indicando la relativa stabilità delle nanostrutture.]

E qui le prime magagne: la teoria omeopatica afferma che più è alta una diluizione più è efficace il rimedio omeopatico.
Come si vede però (ammesso che quelle onde fossero davvero provenienti dalle provette) le emissioni sparivano appena si testavano le diluizioni più alte.
Potremmo allora concludere che non è vero che le diluizioni più alte sono anche le più attive: primo autogol per l'omeopatia che da questa conclusione viene smentita proprio in uno dei suoi teoremi più basilari.

Si dice nello studio che le emissioni duravano per molte ore, persino a volte 48, poi cessavano. Questo vorrebbe dire che un prodotto omeopatico che venisse consumato dopo le 48 ore non avrebbe nessuna delle sue presunte proprietà. Quanti prodotti omeopatici vengono consumati entro 48 ore dalla loro produzione?
Probabilmente nessuno, per arrivare negli scaffali delle farmacie impiegano giorni o settimane.
Potremmo concludere allora che tutti i prodotti omeopatici in vendita, sono assolutamente inefficaci.
Secondo autogol per l'omeopatia, in base a questa osservazione, tutti i prodotti omeopatici che troviamo in farmacia non sono "attivi".

In realtà non è neanche corretto concludere così. Lo sarebbe se lo studio fosse preciso, ben fatto e metodologicamente di buon livello e non è così.

Lo studio non è certo un esempio di perfezione metodologica o statistica e le conclusioni in un senso o nell'altro sarebbero estremamente imprecise.

Utilizzare una bobina di filo di rame come "antenna" crea sicuramente una montagna di interferenze, riesce persino a captare le onde della televisione e della radio, altro che batteri. E quel segnale lo fai percorrere in due cavetti di rame (non schermati) che lo conducono ad un amplificatore e poi con uno spinotto ad un computer... qui i disturbi sono enormi, impossibile distinguerli uno dall'altro e soprattutto distinguere questi da un fantomatico segnale elettromagnetico dei batteri che erano nella provetta che si presume infinitesimale.
Ci sono moltissimi indizi che le "onde elettromagnetiche" registrate da Montagnier e riferite a fantomatici segnali del DNA batterico siano in realtà interferenze esterne. A quanto pare ad esempio, i segnali si sono ridotti quando il computer è stato alimentato con la propria batteria e non tramite corrente elettrica di rete!
Ma queste cose le sa un elettrotecnico alle prime armi (le so pure io che elettrotecnico non sono...) Montagnier non lo sa? O per un attimo se ne dimentica?
Un fisico ha commentato a proposito di questi errori:

Overall, if this were a lab report from a college junior/senior level physics major lab course (the closest analog), it would rate a D at best. And that would be generous. At the professional level, the complete unconcern with background can only be described as gross incompetence.

[trad: Complessivamente, se questo fosse un compito scolastico di fisica di livello medio/alto, prenderebbe un 4 nella migliore delle ipotesi. Sarebbe pure generoso. A livello professionale, l'assoluta noncuranza dello studio nei confronti del rumore di fondo può essere descritto solo come grossolana incompetenza.]

Quando fai una ricerca scientifica cerchi di ridurre al minimo le interferenze esterne, lo fai addirittura per quelle psicologiche (con il placebo) e non lo fai con i cavetti di rame?
Questi sono errori talmente grossolani che screditerebbero anche la ricerca più accurata.

Ma ammettiamo pure che i risultati dello studio siano validi.
Sorge per l'ennesima volta l'evidenza che questi risultati più che eventualmente appoggiare le teorie dell'omeopatia, le smentiscono, in maniera sconfortante...

Nello studio inoltre è detto che queste "emissioni" si verificavano con batteri patogeni (che causano malattie) per l'uomo e non con quelli non patogeni: che un fenomeno fisico sappia distinguere tra batterio patogeno e non patogeno è davvero poco credibile ed inoltre la memoria dell'acqua funziona solo quando incontra batteri patogeni? E poi, un batterio patogeno per l'uomo può non esserlo per altri esseri viventi e viceversa: forse che la memoria dell'acqua capisce anche quali sono i batteri pericolosi per la specie umana? Questa stranezza è sottolineata nello stesso studio:

A non exhaustive survey of the bacterial species and of their DNA able to display EMS suggests that most of bacteria pathogenic for humans are in this category.
By contrast, probiotic/good" bacteria as Lactobacillus and their DNA are negative for EMS emission.

[trad: Un'incompleta valutazione delle specie batteriche e del loro DNA capace di mostrare onde elettromagnetiche suggerisce che molti batteri patogeni per l'uomo appartengono a questa categoria. Al contrario i probiotici/batteri buoni come il Lattobacillo ed il loro DNA non emettono onde elettromagnetiche.]

Come si vede la "ricerca rivoluzionaria" che dimostrerebbe l'esistenza della memoria dell'acqua fa... acqua da tutte le parti. Se poi vogliamo essere precisi questo esperimento non c'entra nemmeno tanto con l'omeopatia perché quindi portarlo come "prova a favore"?
Tanto per capire le reazioni alla lettura dello studio, qualcuno ha già pensato di proporlo per il premio IgNobel, già vinto da Benveniste.

Io propongo una lettura diversa di questo esperimento, molto più semplice e banale, non sono un premio Nobel e posso permettermi di "pensare semplice" e poi dove ci sono risultati eclatanti prima di tutto dovremmo chiederci se davvero si tratta di una scoperta rivoluzionaria e non di un semplice e comune errore.
I batteri nell'acqua filtrata sono comparsi per una contaminazione ed i "misteriosi" segnali elettromagnetici erano in realtà interferenze che il macchinario, non isolato e poco calibrato percepiva dall'esterno.
Non è così?
Perché?

Questo era il primo studio "rivoluzionario" che secondo molti omeopati ha finalmente dimostrato che qualcosa di vero nella teoria della memoria dell'acqua c'è, il secondo è ancora più... "rivoluzionario"... bisognerà vedere però in che senso.

Alla prossima.

sabato 7 agosto 2010

Io, medico prezzolato

Il post è tra il serio ed il faceto. Un post "estivo", leggero visto che anche io dopo un anno piuttosto stressante dal punto di vista lavorativo, mi sto godendo un po' di relax e di mare e poi dopo articoli che descrivono comportamenti disgustosi che procurano rabbia a chi legge, affrontare un argomento serio con un po' di superficialità può servire a riflettere senza grande impegno.
Poche righe riservate alle battute però, perchè tutto quello che leggerete è frutto dei miei anni da "medico prezzolato", di rappresentante della "medicina ufficiale", di quello che a detta degli "alternativi" in malafede, è il male assoluto: la medicina che incontra chi produce farmaci. Per chi vuole demolire la medicina c'è un tormentone ormai giunto alla noia: i medici che fanno parte del grande complotto con le multinazionali del farmaco.

Nell'immaginario collettivo, la figura del medico che viene riempito di soldi, regali costosi, viaggi regalati per le destinazioni più esotiche che esistano è abbastanza consolidata. Sarà vero? E' solo una ridicola leggenda metropolitana messa in giro per diffondere sfiducia nella figura di chi dovrebbe pensare alla nostra salute?
Un medico che riceve da una casa farmaceutica un regalo costoso (un orologio di marca ad esempio) sarà condizionato nelle sue prescrizioni? Ed uno che riceve una penna di plastica?

Non sono a conoscenza di tutto quello che ricevono in regalo i medici di tutto il mondo ma vi farò entrare tramite la mia esperienza e le mie conoscenze in argomento in un mondo "proibito", quello dei contatti tra case farmaceutiche e medici, quello che molti vedono come una prova della collusione tra produttori e prescrittori.
Io, medico prezzolato, prescrivo quello che mi conviene, non che conviene alla salute del mio paziente.

Vediamo cosa succede quando le multinazionali incontrano i medici.

La figura che connette le aziende farmaceutiche ed i medici (quindi il produttore di medicine con chi materialmente le prescrive) è l'informatore scientifico del farmaco, detto anche informatore farmaceutico (qualcuno volgarmente li chiama "rappresentanti di medicinali", definizione che io non trovo comunque offensiva).
Esistono diverse tipologie di informatore: quello altamente professionale, quello "amicone" ed a volte si incontra l'informatore suadente (uomo o donna) che fa del fascino la sua arma e che ha tutta una sua tecnica personale di marketing. L'attività è svolta nella quasi totalità dei casi da laureati in discipline biologico-chimiche (quasi sempre in biologia, ma anche in farmacia o chimica), l'informatore quindi non è uno sprovveduto o un incompetente.
Il lavoro si svolge quasi sempre in due sedi: o in ospedale o presso lo studio privato del medico.
Quasi tutti i medici ed i reparti ospedalieri prevedono dei giorni e degli orari precisi per ricevere gli informatori del farmaco.
Chi ti viene a trovare si presenta con il suo nome e nominando l'azienda di appartenenza. Puoi incontrare chiunque: c'è l'informatore della multinazionale potentissima e conosciuta e quello della piccola azienda locale, quasi tutti sono forniti di materiale informativo e campioncini di farmaci.
L'incontro è in genere informale.
Ci si siede, l'informatore presenta i prodotti della sua azienda, fa conoscere le "nuove uscite", spiega l'azione, i costi, le indicazioni (e le controindicazioni), chiede al medico se ne è a conoscenza, se ha dubbi e se è tutto chiaro.

Dal mio punto di vista il lavoro dell'informatore è preziosissimo ne sono più che convinto. Molti farmaci (i prodotti farmaceutici sono ormai migliaia, è una giungla vastissima) soprattutto le nuove produzioni, sono conosciuti proprio grazie al lavoro di chi viene ad illustrarti i prodotti.
Indicazioni, posologia, meccanismo d'azione non sono semplici da trovare se non si è forniti del materiale che procura l'informatore o se si è pigri e ci si "accontenta" di informazioni generiche. Spesso si mostra anche letteratura medica, si fanno confronti con altri farmaci.
Dipende anche dal rapporto che hai con l'informatore. Se lo conosci da tempo diventi quasi un amico e l'incontro sarà molto più veloce e sbrigativo, in un certo senso ti fidi di lui e di quello che propone. Se invece non c'è conoscenza profonda ci si soffermerà sugli aspetti di un prodotto, sui costi, sulle esperienze di un reparto con quel farmaco eccetera...
Io preferisco di gran lunga l'informatore professionale, quello che viene da te presentandoti il farmaco con tutte le sue caratteristiche, meglio se fornito di letteratura, dati e numeri, breve ma preciso.
Questo perchè esiste anche la figura dell'informatore "amicone", quello che evita di presentarti volumi e dati, statistiche e proiezioni e con una pacca sulla spalla ed un sorriso ti chiede di "dargli una mano" con quel prodotto o con l'altro.
Spessissimo un'azienda ha un farmaco che esiste già e che producono altri. Concorrenza.
In questo senso essendo il prodotto lo stesso, molte aziende puntano proprio a questo: probabilmente la differenza la farà l'informatore scientifico, più medici si conoscono, più riesce a estendere i suoi contatti più possibilità ci saranno di far prescrivere il farmaco rispetto alla concorrenza.
Ultima categoria che quasi sempre appartiene alle piccole aziende che non producono farmaci ma prodotti farmaceutici secondari (integratori, test diagnostici, vitamine) è quella della "femme fatale".
In genere si tratta di ragazze molto giovani ed avvenenti, vestite più da discoteca che "da lavoro": minigonne inguinali e spacchi strategici possono fare la differenza.
Ho visto colleghi sbavare per una vitamina A ed altri saltellare con il rischio di colpo della strega mentre leggevano le indicazioni di una purga alla marmellata di prugne.
Io al contrario, essendo molto timido, fuggo questo tipo di informatore, non riesco a far finta di essere interessato alla marmellata contro le emorroidi quando è chiaro il messaggio reale: "tanto più è profonda la mia scollatura, quanto più prescriverai la mia marmellata". Non riesco proprio, o la marmellata o la scollatura e visto che sono in servizio, preferisco la marmellata.

La storia dei regali favolosi è molto relativa.
Ammettendo esistano dei casi di questo tipo devo dire che mi sembrano molto isolati. Ma molto proprio: casi unici, tanto da suscitare scalpore anche tra colleghi.
Considerando che il mio ingresso nel mondo della medicina è iniziato già prima della laurea, posso dire di lavorare in ospedale da più di 15 anni.
Ho creato in fondo alla pagina di questo blog, una lista di ciò che mi regalano le casa farmaceutiche tramite i loro rappresentanti. La lista è reale. Non ho ricevuto niente oltre a quello che si legge.
I "regali" più gettonati sono le penne. Penne di plastica di tutti i tipi, di scarso valore con stampato il nome del medicinale o dell'azienda; il mio portapenne di cartone pressato che ho in studio (regalatomi da un'industria farmaceutica). contiene penne di tutte le forme, prima o poi le dovrò contare ma a occhio e croce saranno una trentina Seguono i blocchetti di appunti: fogli bianchi a tonnellate.
Quando sei un giovanissimo medico (oppure uno studente o uno specializzando al primo anno), vai alla ricerca dei "gadgets" delle case farmaceutiche: avere nel taschino una penna con il nome del farmaco "come i medici veri" ti fa sentire grande. Quando cresci ed hai sulla scrivania del tuo studio circa 600 penne di plastica che sciogliendole potresti costruirci la Tour Eiffel in versione futuristica non ne puoi più. Le accetti per cortesia ma hai la nausea, delle penne e dei blocchetti di appunti.

Ho uno zio che era medico di famiglia (ormai in pensione da anni). Massimalista, era cioè quello che in gergo aziendale viene detto un "grande prescrittore", uno che riceve file di vecchietti con la lista della spesa per farsi prescrivere decine di farmaci.
Da lui ho frequentato un paio di anni per fare esperienza, quella vera, del contatto con la nonnina ipertesa o con il signore "con la prostata". Ebbene, non ha mai fatto un viaggio regalato dalle aziende e non l'ho mai visto con "beni" preziosi avuti da "Big Pharma". E' un padre di famiglia che si è sempre guadagnato da vivere e se gli chiedessi cos'è "Big Pharma" probabilmente mi guarderebbe allibito.
Così posso dire lo stesso della mia esperienza.

Non ho mai visto un informatore scientifico farmi l'occhiolino allungandomi qualche biglietto da 500 euro nè sussurrarmi di faraonici premi in cambio di una o l'altra prescrizione.
Non mi è mai capitato (nemmeno quando ho fatto l'esperienza di "medico di famiglia") di ricevere da informatori proposte indecenti o pacchi regalo davanti la porta di casa.
I regali favolosi li ricevono tutti gli altri?
Sono io che non conto nulla (eppure sono un medico ospedaliero che vede centinaia di pazienti al giorno) o ho la faccia troppo "pulita" per ricevere queste proposte?

Non credo che la famiglia WeWee sia più onesta o pulita di altre, credo che la storia dei regali faraonici ai medici per convincerli a prescrivere un farmaco piuttosto che un altro sia fondamentalmente una sciocchezza, una sorta di leggenda metropolitana.
I "complotti" sono ben altri ed ad altri livelli.
Eccezioni ce ne saranno, non lo metto in dubbio, ma sono appunto eccezioni, leggerezze commesse da chi, come in qualsiasi altra attività, scambia la propria professione come un'occasione imperdibile per approfittarsene.

In tutti i miei anni di professione ho ricevuto solo due regali "costosi". Il primo fu un pranzo in un ristorantino in riva al mare a due passi dalla mia città. Era uscito un nuovo farmaco e l'informatore invitò alcuni medici del reparto a quel pranzo.
Mangiammo bene.
Il secondo fu un testo scientifico, molto interessante e che cercavo. Devo dire che lo conservo gelosamente e mi è servito tantissimo.
Trovate scandaloso che una casa farmaceutica regali testi scientifici ad un medico?
Io no. Anzi, magari regalassero questo invece di inutili calendari in cartone o temperamatite in legno, i libri sono cultura, sapere, arte ed in fondo vanno anche a vantaggio dei miei pazienti.

Se le mie prescrizioni sono state condizionate da quei "regali"? Non credo, non ricordo nemmeno la casa farmaceutica che offrì il pranzo. Inconsciamente? Boh, direi di no, non posso escluderlo anche se si è talmente bombardati da visite di informatori, proposte, letteratura, informazioni che alla fine scegli quello che vuoi non quello che "si presenta meglio" e ti offre qualcosa.
Oltretutto la maggioranza dei medici ha degli schemi mentali.
Per fare un esempio "neutrale": se da quando faccio questo mestiere ho prescritto il paracetamolo come antifebbrile ed ho avuto buoni risultati, il fatto che mi presentino altri 200 antifebbrili e tutti dicano di essere migliori del paracetamolo (perchè l'informatore naturalmente deve rappresentare la sua azienda)  molto difficilmente mi farà cambiare tipo di prescrizione ed a meno che venga prodotto un nuovo farmaco rivoluzionario continuerò con il mio fedele e caro paracetamolo: efficace, poco costoso, effetto veloce e relativamente sicuro e soprattutto non devo nemmeno fare lo sforzo di ricordare 199 nomi diversi di antifebbrili tutti uguali.
Perchè dovrei cambiare?
E se uno degli informatori mi regalasse un viaggio di piacere mentre mi presenta il suo nuovo antifebbrile che "naturalmente" è meglio del paracetamolo?
Io rifiuterei probabilmente. L'ho fatto spesso.
Ma se proprio dovessi accettare, nessuno mi obbligherà a prescrivere il nuovo antifebbrile e soprattutto non cambierei anni di abitudine e sicurezza per un viaggio che, piacevole quanto vuoi, alla fine passa e si dimentica mentre i pazienti sono sempre lì a chiederti aiuto.
Devo dire che gli informatori che hanno un "regalo" piuttosto importante (le rare volte che capita...e mi riferisco sempre a valori "relativamente" grandi, per esempio l'iscrizione ad un congresso con viaggio pagato, non parlo certo di vacanze alle Maldive, mai offerte da nessuno) lo propongono con molta discrezione, quasi timidamente. Probabilmente sanno che non possono farlo non conoscono inoltre la reazione del medico. Potrebbe offendersi, rimproverarli, si potrebbe ottenere l'effetto contrario della desiderata "buona immagine" tanto ricercata dalle aziende. Questo lo sanno gli informatori. Non solo offrire "regali" costosi è proibito dalla legge ma non è nemmeno detto sia apprezzato dal medico. Molti lo vedrebbero per quello che è, non come un gesto di cortesia ma come un tentativo di influenza.

Uno dei "trucchi" che ho notato ultimamente è un vago "tour per visita alle strutture aziendali di fabbricazione" di un determinato farmaco.
La multinazionale tedesca per esempio ti inviterà a visitare la sua sede e le fabbriche in Germania e quella spagnola ti pagherà viaggio, vitto ed alloggio per visitare le sue strutture a Madrid, in 2-3 giorni fai tutto.
Voi accettereste?
Avreste un occhio di riguardo per chi vi offre queste "gite" fuori porta?
Un tipo di "regalo" abbastanza comune è l'iscrizione ai congressi ed ai corsi.
Un medico coscienzioso e serio non può fare a meno di aggiornamento. Se resto fermo a quello che ho studiato nei libri universitari rischierei non solo di applicare una medicina vecchia e stantìa ma di essere pure pericoloso per i miei pazienti. Conoscere nuove linee guida, nuovi protocolli, confrontarsi con altre realtà, altri colleghi, discutere di una terapia, dei risultati, conoscere casi nuovi, interessanti, spettacolari, è fondamentale.
Un congresso (quando organizzato bene) è una fonte di conoscenza ed aggiornamento immensa e fondamentale per tutti i medici.
Forse non tutti sanno che ai congressi non si va gratis. Un buon congresso dura 2-3 giorni in genere (parlo di quelli nazionali, esistono congressi internazionali che durano una settimana). Iscriversi, avere cioè il diritto di partecipare alle sedute, ottenere il materiale, i testi delle relazioni, entrare negli stand, partecipare pienamente cioè, è praticamente obbligatorio. Mediamente iscriversi ad un congresso costa circa 500 euro, se poi si parla di corsi con addirittura sedute di esercitazione pratica (corsi di chirurgia ad esempio o di ecografia) si arriva a cifre molto alte (2000-3000 euro e più).
Mettiamo una media di 1000 euro per un buon congresso. Aggiungiamo le spese di trasporto, vitto ed alloggio, per un congresso si arriva a spendere tranquillamente anche una cifra di 2-3000 euro in media. In un anno in genere si svolgono decine di congressi ma nel mio caso preferisco andare a pochi congressi importanti che sorbirmi decine di piccole riunioni. In un anno in genere riesco a seguire due congressi.
Le case farmaceutiche partecipano attivamente nell'organizzazione dei congressi medici. Finanziano il pagamento delle spese (sale riunioni, albergo per i relatori, traduttori, tecnici, pranzi, materiale, stand...) ed in cambio dispongono di un loro spazio al congresso (per esempio con un'esposizione di prodotti o con una dimostrazione di un'apparecchiatura).
Le case farmaceutiche più grosse inoltre hanno un certo numero di iscrizioni al congresso da "regalare" ai medici.
Liberi di non crederci ma su decine di congressi ai quali ho partecipato ne ricordo solo 2-3 la cui iscrizione fu pagata da aziende farmaceutiche, il resto li ho pagati interamente io.
Il fatto che un medico si aggiorni e partecipi ad importanti congressi, credetemi, è vitale soprattutto per i suoi pazienti.
Sui luoghi scelti per organizzare congressi c'è sempre stata molta polemica (unita anche qui a leggenda). I congressi più importanti sono svolti in città importanti: capitali europee, città d'arte, località turistiche molto note. Fa impressione sapere che un medico parteciperà ad un congresso che si tiene a Capri piuttosto che a Taormina ma dove si dovrebbe organizzare un congresso di una settimana?
In un eremo? Nel deserto dei Gobi?
Le lunghe sessioni congressuali, se sono interrotte da un bel panorama o da una gita la sera, cosa avrebbero di scandaloso?
Un congresso organizzato alla foce delle fogne di Calcutta sarebbe più seguito, interessante, utile?
Non credo.
Cosa dovrebbe fare allora un medico corretto se gli offrissero un congresso "sponsorizzato" da una multinazionale del farmaco?
Se oggi mi offrissero un congresso non credo che rifiuterei, per quale motivo dovrei. Se dovessi pensare io a pagarmi tutti i congressi che mi interessano credo andrei presto sul lastrico. Qualcuno potrebbe anche essere tentato di non partecipare a congressi costosi (leggi importanti) e se da un lato danneggia la sua professionalità dall'altro danneggia chi ha in cura.
Non trovo l'abitudine di finanziare i congressi come qualcosa di scorretto o poco etico. Mi sembra anzi un buon modo per incoraggiare la partecipazione dei medici a questi importanti incontri. Davanti a certe cifre un medico (soprattutto i più giovani) potrebbe evitare di partecipare, molto meglio spenderli in vacanze o per la famiglia che in lunghe ed estenuanti riunioni scientifiche.
Trovare quindi qualcuno che ci pensa mi sembra un buon incentivo.
Ma attenzione, non è corretto che un medico *chieda* ad una casa di pagare il congresso, trovo molto più corretta la formula che applicano alcune aziende: comunicano al responsabile del reparto il numero di posti che sono disponibili ad iscrivere al congresso a loro spese. Sarà poi il direttore o il primario a decidere quanti medici e quali debbano andare al congresso (chi è più interessato, chi ne ha bisogno, chi si occupa di certe cose, eccetera). Ricordiamoci comunque che anche questa pratica è proibita dalla legge e le aziende farmaceutiche in genere la aggirano. Credo ad esempio (è una mia supposizione) che l'azienda non appaia mai ma che sia un privato (in genere l'informatore farmaceutico) che iscrive personalmente i medici "sponsorizzati".

Ecco, vi ho rivelato un segreto di "Big Pharma", fatene ciò che volete.

Naturalmente la "sponsorizzazione" non dovrebbe significare preferenza per una casa farmaceutica rispetto all'altra, ma questo sta all'onestà ed alla sensibilità di ciascun professionista, come per qualsiasi professione.
Di colleghi ne ho conosciuti tanti nella mia carriera e gli esempi di "collusione" che ho incontrato sono stati davvero pochissimi, più unici che rari ed erano tutte persone fondamentalmente isolate dal resto dei colleghi, conosciute per quel "vizietto" di richiedere "bonus" dalle aziende in cambio di prescrizioni.
Bisogna poi vedere se quelle promesse di prescrizione venivano mantenute...anche questo è vero...
D'altra parte non ho mai ricevuto pressioni o "consigli" da parte di primari o di miei superiori per la prescrizione di un particolare farmaco e non mi sono mai sentito in "dovere" (per ricambiare qualcosa o per riconoscenza) di prescrivere un particolare medicinale.

Sull'esistenza di regali faraonici quindi si entra nella leggenda.
Non posso giurare non esistano (anzi, probabilmente qualcuno li riceverà, ma non certo un WeWee qualsiasi), so solo che tra noi medici giovani (quando ero in specializzazione) si vociferava di incredibili regalìe al professore. Uno di noi giurava che il mio prof, appassionato di barca a vela, si era visto recapitare a casa un'intera vela completa di albero e colore personalizzato da un informatore scientifico.
Ora, non so nemmeno se un regalo del genere sia possibile e "normale" (me lo dicano gli appassionati di vela) ma si è sempre trattato di voci, nessuna prova del misfatto.
Così negli anni, in ogni posto di lavoro che ho frequentato, i rispettivi primari erano destinatari dei regali più improbabili e milionari: chi trovava le chiavi di uno scooter nel tavolo della scrivania come omaggio dell'azienda X e chi riceveva un biglietto per due persone alle Maldive. Chi trovava la mattina un quadro di un famoso pittore sulla parete dello studio e chi riceveva a casa un gioiello per la moglie. Voci però, mai un riscontro. Si sussurrava, si diceva, tra un corridoio ed una settimana di ferie non data. Era il complottismo dei reparti di medicina (questa è bella, i medici complottisti...).


In realtà il settore è regolato da leggi molto restrittive, al limite del ridicolo.

I medici non possono ricevere (è proprio proibito per legge!) regali costosi,denaro o qualsiasi altra cosa che superi il valore di...20 euro annui.
è vietato concedere, offrire o promettere premi, vantaggi pecuniari o in natura, salvo che siano di valore trascurabile (non oltre i 20 euro annui per ogni medico) e siano collegabili all'attività del medico o del farmacista
Proprio così. Non si può fare.
La legge è molto restrittiva proprio per evitare "sgarri", mancato rispetto delle regole della correttezza, onestà.
A dire il vero si rischia di entrare nella paranoia. Un esempio sono i regolamenti della regione Puglia, che ricalcano quelli nazionali.

Con molti informatori del farmaco dopo anni di incontri si diventa amici, ci si scambiano pareri, si beve un caffè insieme: possibile che se incontro un informatore amico devo preoccuparmi di non prendere il caffè con lui o qualcuno potrebbe sospettare strani intrighi?

Questo rischio potrebbe diventare reale in Italia nel prossimo futuro.
Negli Stati Uniti lo è già oggi.

Le leggi asfissianti che regolano il rapporto tra aziende farmaceutiche e medici in quel paese, sono in certi casi assurde.
Nei congressi ad esempio se sei un medico rischi di non poter prendere la caramella messa sul tavolo di un'azienda per ricevere i medici presenti per una dimostrazione o per la presentazione di un nuovo farmaco.
Se sei un cardiologo e presentano un nuovo farmaco per il cuore devi stare attento a non prendere nulla dai tavoli a non accettare caffè, dolci, calendari, agende. Non lo dico per dire...è proprio così.

I medici americani sono rimasti allibiti quando all'ultimo congresso dell'ASCO (American Society of Clinical Oncology): i medici provenienti da ogni parte del mondo si fermavano negli stand delle varie aziende farmaceutiche (ognuno ha un tesserino con i dati personali e la nazione di provenienza, nel mio ci sarebbe stato scritto Dott. WeWee, blogger, Italia).
Così al medico islandese assieme alla brochure con tutta la letteratura scientifica riguardante un nuovo anti ipertensivo veniva dato in omaggio un mouse per computer, a quello francese assieme alla lista di farmaci dell'azienda XYZ veniva regalata una penna di plastica, chi era in attesa beveva un caffè e chi voleva poteva prendere un calendarietto in plastica del 2010 regalato dalla nota multinazionale.
Tutti potevano farlo tranne gli statunitensi.
Gli informatori, gentilmente ma fermamente, facevano presenti le nuove regole del mercato americano: ai medici statunitensi non si può regalare niente. NIENTE. Nemmeno una caramella o un caffè. Questo per evitare influenze nelle scelte terapeutiche e per annullare le accuse di collusione tra medici ed aziende farmaceutiche.
Ogni industria inoltre può segnalare in appositi bollettini i nominativi dei medici che hanno accettato senza poterlo fare, degli omaggi dalle altre case farmaceutiche indicando anche il tipo di omaggio.
Un giorno potreste leggere quindi: Dottor Pallino: una caramella alla menta dall'azienda Farmaniente, Dott. WeWee: una tazza di the dall'azienda Farmatutto.

Ma è normale?
A me sembra una paranoia fuori luogo ed asociale. Viviamo in mezzo alle regole certamente, ma che diamine, i rapporti umani, le amicizie, non tutto ciò che cedo lo cedo per interesse e non tutto quello che prendo è fatto per un motivo di lucro.
Siamo esseri umani, posso scambiare due chiacchiere amichevoli con il rappresentante di una terribile multinazionale?
Ok, il complotto plutogiudomassoalienogiudaico, va bene, ma posso rilassarmi con un altra persona che lavora e discutere in tranquillità?

In ogni informatore devo vedere un lavoratore che si guadagna il pane o il diavolo tentatore che è lì per coinvolgermi nel grande complotto?
Se un informatore mi dice che il suo farmaco è meglio di quello della concorrenza sta solo facendo il suo lavoro e sta a me controllare o è un assassino prezzolato al soldo della CIA?

Ma non è questo "il grande fratello"?

Non è l'annullamento dei rapporti umani, il sospetto del prossimo, inculcare l'idea della diffidenza che ci rende automi buoni solo a lavorare e produrre? Perchè un informatore scientifico dovrebbe essere visto come un serpente tentatore e non semplicemente come qualcuno che fa il proprio (onesto, legale ed utile) lavoro?

Posso essere libero di conoscere 100 prodotti e scegliere in base alle mie conoscenze, al mio intuito, a quello che studio ed anche ai dati che mi presentano? Non succede per ogni professione che chi lavora anche grazie a te cerca di "rendersi simpatico"? Se un alunno regala una caramella ad un insegnante è un tentativo di corruzione e l'insegnante è un colluso? Oppure si tratta semplicemente di gentilezza e sta all'insegnante non farsi influenzare? Se il gelataio fa assaggiare il gelato prima dell'acquisto sta corrompendo o sta solo "vendendo" il suo prodotto?
Sarò io l'ingenuo...ma non mi sono mai sentito circondato da corruttori e mi reputo libero di scegliere secondo i miei criteri non influenzabili nè da una penna ma nemmeno da una cena pagata.

Voglio dire: il colluso, il disonesto, leggi o non leggi, restrizioni o libertà, resterà sempre un disonesto e generalmente vuole qualcosa in cambio delle sue "prestazioni" e questo accade (ditemi di no...) in qualsiasi categoria lavorativa.
Un medico onesto (o qualsiasi lavoratore onesto) non si farà certo condizionare da una penna o una gomma da cancellare ma neppure da un lungo viaggio o la proposta di chissà quale avventura.
Questo posso dirlo con sicurezza.
Non dipende nè da Big Pharma nè da improbabili bonus: dipende dalla tua onestà, come per qualsiasi attività.
Dall'altro lato non ho mai incontrato gente vestita di nero con l'auricolare ma brave persone, padri e madri di famiglia, ragazzi che si impegnano e guadagnano il loro stipendio.
Tutto questo dramma della corruzione non è certo nei "piccoli numeri" dei farmaci prescritti dal medico.
La regolamentazione e le leggi sono sacrosante e benvenute ma spero non si arrivi mai a quello che sta succedendo negli Stati Uniti, paranoia.

Io comunque continuerò a pubblicare i regali ricevuti durante il mio lavoro.
Mi era venuta l'idea di scrivere apposta "1 viaggio a Bora Bora", giusto per vedere le reazioni, ma poi ho lasciato stare, rischiavo di passare per colluso, corrotto ed impostore. Sarà strano, ma come medico (e quindi teoricamente componente del grande complotto mondiale) non sono nè milionario nè ho la villa in un'isola esotica del mar dei Caraibi (non ho nemmeno la villa, se è per questo). Come la maggioranza dei medici, sono semplicemente uno che lavora, duro.
E senza fantasiosi complotti e senza aver bisogno di regali inesistenti, continuerò a farlo.

Alla prossima.